LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TAP E NABUCCO: L’EUROPA FORSE S’È DESTA!

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2013

Redatta la lista delle infrastrutture per diversificare gli approvvigionamenti di gas finanziate dalla Commissione Europea. Oltre al Gasdotto Trans Adriatico e al Nabucco, inseriti nella lista anche ITGI, IAP e Gasdotto Trans Baltico.

Sia la TAP che il Nabucco si faranno, con buona pace della Russia e della politica energetica imperialistica del Cremlino. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, la Commissione Europea ha inserito una serie di gasdotti nella lista delle infrastrutture che riceveranno fondi UE per la loro realizzazione.

Come riportato dalla Reuters, la lista contiene innanzitutto il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’unica infrastruttura che ha ottenuto il diritto di veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Altro gasdotto inserito nella lista della Commissione Europea è il Nabucco, progettato -ma poi scartato perché ad esso è stata preferita la TAP- per veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Secondo indiscrezioni, tra i progetti finanziati dall’UE ci sarà anche il connettore ITGI -Turchia, Italia, Grecia- un progetto, parallelo alla TAP, concepito per veicolare gas in Italia dalla Turchia transitando attraverso le coste della Grecia del Mar Egeo.

Altre infrastrutture potrebbero essere il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP, che dal tratto in Albania della TAP veicolerà 5 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Croazia attraverso Montenegro e Bosnia Erzegovina- e il Gasdotto Trans Baltico.

Quest’ultima infrastruttura è progettata per veicolare LNG importato in Polonia, presso il rigassificatore di Swinoujscie, in Lituania, ed aiutare così il Paese Baltico a diminuire la forte dipendenza dalla Russia.

Nella lista non è stato inserito il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la quantità di gas russo esportata in UE attraverso un’infrastruttura dalle coste della Federazione Russa, il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia, fino in Austria.

Dalla lista dei finanziamenti della Commissione Europea, si evince innanzitutto il pieno sostegno di Bruxelles alla TAP che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere prolungata dall’Italia a Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Il mantenimento in auge del Nabucco è un’importante notizia, perché comporta l’aumento dell’importazione di gas dall’Azerbaijan per diminuire la forte dipendenza energetica dalla Russia dei Paesi dell’Europa Centrale, che oggi soffrono l’utilizzo del gas come strumento politico da parte di Mosca.

La presenza dell’ITGI presuppone inoltre la realizzazione del progetto di importare gas da Cipro e Israele, che di recente hanno avviato lo sfruttamento di consistenti giacimenti di oro blu nelle proprie acque territoriali.

La notizia più rassicurante è l’esclusione del Southstream, che, come più volte ripetuto dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, lede al progetto di diversificazione delle forniture di energia dalla Russia che l’UE ha, faticosamente, avviato.

La politica russa ostruisce l’UE

Vincere il Southstream è però impresa difficile, a causa della forte lobby filorussa che, sulla stampa e nei corridoi della politica, difende la politica energetica imperiale della Russia di Putin sopratutto in Francia, Germania, Italia ed altri Paesi UE fortemente filorussi.

La politica energetica russa fa però molto male all’Europa, che, sotto la pressione del Cremlino, resta divisa e senza un unico piano d’azione.

In particolare, lo scopo della Russia è quello di bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas UE, e di mantenere la totale egemonia sopratutto in Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

GAS: ESTONIA E LETTONIA DICONO NO AL RIGASSIFICATORE DI GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2013

Tallinn e Riga contrarie alla realizzazione di un terminale LNG realizzato dal monopolista statale russo in Finlandia. Favorevoli invece ai tre rigassificatori progettati dall’Unione Europea per diminuire la dipendenza dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale dall’egemonia della Russia.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Sì all’indipendenza energetica del Baltico e dell’Europa, no all’infiltrazione della Russia nei progetti che garantiscono l’emancipazione di Stati UE dal gas di Mosca. Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, Estonia e Lettonia hanno espresso forte contrarietà al coinvolgimento del monopolista statale russo del gas, Gazprom, nella realizzazione di un rigassificatore atto a consentire ai Paesi Baltici la diminuzione della dipendenza dagli approvvigionamenti di gas della Russia -che ad oggi coprono circa il 90% del fabbisogno nazionale estone, lettone e lituano.

Nello specifico, il Ministro dell’Economia estone, Juhan Parts, ha criticato il progetto di costruzione di un terminale LNG a Inkoo, in Finlandia, da parte di due compagnie energetiche controllate da Gazprom: la finlandese Gasum e la estone Vorgutenuus.

“Tallinn vuole rendersi indipendente dal monopolista che, ad oggi, controlla la totalità degli approvvigionamenti di gas estoni -ha dichiarato Parts- si tratta di un obiettivo nazionale strategico”.

Concorde con il collega estone è il Ministro dell’Economia lettone, Daniels Pavljuts, che, come riportato dalla Reuters, ha posto l’attenzione sulla necessità di realizzare i due altri progetti di rigassificatori che, con il sostegno dell’Unione Europea, non prevedono la compartecipazione di Gazprom: il terminale LNG di Tallin, e quello di Klaipeda.

Il rigassificatore di Inkoo -compartecipato da Gazprom- deve essere collegato con la città di Paldiski, in Estonia, tramite un gasdotto che veicola il gas dalla Finlandia ai Paesi Baltici.

Il rigassificatore di Tallinn, in fase avviata di realizzazione, è compartecipato dalle compagnie Elering AS, Talina Sadam e Vopak LNG Holding.

Quello di Klaipeda, in Lituania, è stato concepito sulla base di un pre-accordo tra il Governo lituano e la compagnia norvegese Hoeg LNG.

Ai due progetti va aggiunto il rigassificatore polacco di Swinoujscie, concepito dalla Polonia, sempre con il sostegno della Commissione Europea, per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Dalla Pomerania -regione dove si trova Swinoujscie- il gas sarà poi inviato in Lituania e Lettonia per mezzo del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura sostenuta apertamente sempre dalla Commissione Europea.

Una risposta al divide et impera del Cremlino in Europa

Il bisogno di diversificare le forniture di gas da parte dei Paesi Baltici è dovuto all’utilizzo dell’energia da parte della Russia per la realizzazione di scopi di natura geopolitica, come il mantenimento dell’egemonia di Mosca sull’Europa, e il contrasto alla creazione di un’Unione Europea veramente forte e unita sul piano estero ed energetico.

Dimostrazione del comportamento della Russia è data dalla realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania.

Questa infrastruttura, compartecipata da Gazprom e da alcune tra le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente come la tedesca E.On, la francese Suez Gas de France, e l’olandese Gasunie, bypassa Paesi Baltici e Polonia, e impedisce una comune iniziativa in ambito energetico da parte dell’UE.

Il Nordstream infatti stabilisce un rapporto privilegiato tra il Cremlino e i Paesi dell’Europa Occidentale, ed obbliga gli Stati dell’Europa Centro-Orientale a sottostare al diktat energetico di Mosca, accettando tariffari onerosi pur di soddisfare il fabbisogno di gas per case private ed industrie.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA DA FORZA AL GASDOTTO TRANS BALTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 19, 2013

Il progetto è concepito per veicolare il gas liquefatto dal rigassificatore polacco di Swinoujscie a Lituania e Lettonia. In forse la realizzazione del terminale LNG lituano a Klaipeda.

L’unità europea contro l’isolamento energetico dettato dagli egoismi nazionali. Nella giornata di martedì, 12 Febbraio, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha rilanciato il progetto del Gasdotto Trans Baltico: conduttura che collega il sistema infrastrutturale energetico della Polonia con quello di Lituania e Lettonia.

Nello specifico, il Gasdotto Trans Baltico consente ai Paesi Baltici di importare gas dal rigassificatore di Swinoujscie, che la Polonia sta costruendo in Pomerania -nord ovest del Paese, vicino al confine con la Germania- per importare oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Supporto all’iniziativa è stato confermato dal Premier della Lettonia, Valdis Dombrovskis, che ha sottolineato come, per la costruzione del Gasdotto Trans Baltico, i tre Paesi coinvolti nel progetto possano contare sui finanziamenti della Commissione Europea.

Il Gasdotto Trans Baltico risponde infatti appieno ai criteri del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che prevede la creazione di un mercato unico del gas mediante la liberalizzazione delle tariffe, la distinzione tra il settore della compravendita del carburante e quella delle forniture, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Sostegno al progetto è stato dato anche dalla Lituania, il cui Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, ha posto la realizzazione dei principi del Terzo Pacchetto Energetico UE in cima alle priorità del suo Governo di centrosinistra.

Tuttavia, alla Lituania il sostegno al Gasdotto Trans Baltico potrebbe costare la rinuncia alla costruzione del rigassificatore di Klaipeda: progetto preventivato dai precedenti governi di centrodestra, e ancor oggi sostenuto dal Presidente, Dalija Grybauskaite, per diminuire la dipendenza di Vilna dalle forniture di oro blu della Russia, da cui il fabbisogno lituano dipende per l’89% del totale nazionale.

A favorire l’abbandono del terminale di Klaipeda è anche la posizione della Comunità Internazionale in sostegno al rigassificatore di Tallinn: struttura che, secondo le previsioni, consente all’Estonia di garantire anche a Lituania e Lettonia una cospicua diminuzione della dipendenza dal gas della Russia.

Secondo i progetti della Commissione Europea, per diversificare le fonti di approvvigionamento i tre Paesi Baltici devono puntare su un rigassificatore, e, tramite la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi UE prevista dal Terzo Pacchetto Energetico, importare oro blu anche dal terminale polacco di Swinoujscie.

Una risposta alla Russia di Putin

La realizzazione del Gasdotto Trans Baltico è necessaria per porre fine all’isolamento energetico provocato in Europa Centrale e nei Paesi Baltici dalla costruzione da parte di Russia e Germania del NordStream.

Questo gasdotto sottomarino, ubicato lungo il fondale del Mar Baltico, è stato costruito nel 2012 per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dal territorio russo a quello tedesco.

Bypassando Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, il NordStream risponde al disegno politico della Russia di Putin di dividere l’Europa e, nel contempo, aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca, da cui il Vecchio Continente dipende per il 40% del suo fabbisogno totale.

Nonostante lo scetticismo dimostrato dalla Commissione Europea, e le proteste di Varsavia, Vilna, Riga e Tallinn, il NordStream è stato sostenuto politicamente da Germania, Francia, Olanda e Belgio: Paesi che hanno anteposto l’interesse nazionale alla costruzione di un’Europa forte e davvero unita anche nel settore energetico.

Matteo Cazzulani