LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Indipendenza energetica europea: e corsa a due Nabucco e Gasdotto Transadriatico per diminuire il ruolo della Russia monopolista

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 3, 2012

Il consorzio per lo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz ha reso noto i nomi dei due progetti che si contenderanno l’appalto per il trasporto del gas centro-asiatico senza transitare per il territorio Russo Oltre all’oro blu dell’Azerbajdzhan, in auge l’utilizzo di oro blu anche da Turkmenistan ed Irak

Austria, Ungheria e Romania da una parte contro Norvegia, Svizzera e Italia con Gran Bretagna, ed Azerbajdzhan arbitri di una contesa per l’indipendenza esegetica europea. Nella giornata di Domenica, Primo di Luglio, il consorzio per lo sfruttamento del bacino centro-asiatico Shakh Deniz – composto dalla compagnia britannica British Petroleum e da quella azera Socar – ha dichiarato il Nabucco un valido concorrente per il trasporto di gas estratto dall’Azerbajdzhan in Europa.

Il progetto dalla verdiana denominazione e un gasdotto concepito dall’Unione Europea, e compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella ungherese MOL, da quella romena Transgaz, e da quella tedesca RWE, per importare oro blu azero dal centro-Asia senza transitare per la Russia e, così, diminuire la forte dipendenza dal monopolista russo, Gazprom, a cui oggi l’UE e fortemente soggetta.

Il Nabucco ha così superato la concorrenza dal Gasdotto Europeo Sud Est – SEEP – un progetto parallelo della British Petroleum che avrebbe dovuto essere costituito tramite la messa in comunicazione delle infrastrutture già esistenti. Nonostante il possibile conflitto di interessi in seno al colosso energetico britannico, il consorzio azero-britannico per lo sfruttamento del giacimento Shakh-Deniz ha scartato la SEEP, e ha ritenuto Nabucco un progetto più convincente e sicuro.

Ora, il gasdotto dalla verdiana denominazione per ottenere l’appalto del trasporto del gas azero in Unione Europea e chiamato a superare la concorrenza del Gasdotto Transadriatico – TAP: un progetto compartecipato dalle compagnie norvegese Statoil, elvetica EGL, e tedesca E.On, concepito per trasportare l’oro blu centro-asiatico dalla Turchia all’Italia Meridionale passando per Grecia ed Albania.

L’Italia entra in gioco nella politica di indipendenza energetica europea

Secondo il parere di diversi esperti, la TAP – nella quale l’Enel ha dichiarato la volontà di entrare con una quota di partecipazione – partirebbe favorita: se così fosse, almeno dal punto di vista geografico l’Italia sarebbe destinata a ricoprire un ruolo decisivo per la politica di diversificazione delle forniture energetiche dell’Unione Europea.

A conferma dello svantaggio con cui partirebbe Nabucco vi e la notizia della ricerca da parte del gasdotto dalla verdiana denominazione di fonti di approvvigionamento alternative a quelle azere. Come dichiarato in una nota ufficiale, Nabucco e infatti interessato a trasportare in Europa gas proveniente da Turkmenistan, Irak, e da altri giacimenti ubicati in Azerbajdzhan.

Matteo Cazzulani

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INDIPENDENZA ENERGETICA UE: AL VIA IL GASDOTTO TRANSANATOLICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 28, 2012

Ad Ankara, Turchia e Azerbajdzhan firmano l’accordo per l’avvio della costruzione di un’infrastruttura che consentirà il trasporto del gas dai giacimenti del Mar Caspio all’Europa senza transitare per la Russia, che ad oggi mantiene il monopolio sulle forniture di oro blu al Vecchio Continente. In risposta, Mosca rafforza la pressione sull’Ucraina per ottenere il controllo dei gasdotti di Kyiv e continuare la politica di espansione politica in Europa Orientale

Il sistema energetico della Turchia

Se l’Ucraina cede alla Russia, l’Europa guarda ad Anatolia, Caucaso e Mar Caspio per assicurarsi la propria indipendenza energetica. Questo è il quadro emerso nella giornata di mercoledì, 27 Giugno, durante il quale due sono stati gli episodi significativi che muteranno gli equilibri geopolitici nel Vecchio Continente.

Ad Ankara, con la presenza del Primo Ministro turco Tajip Erdogan e del Presidente Azero, Il’ham Alijev, Turchia e Azerbajdzhan hanno firmato l’accordo definitivo per la costruzione del Gasdotto Transanatolico – TANAP. Questa conduttura – compartecipata per l’80% dal colosso energetico azero SOCAR e per il restante 10% dalle compagnie turche BOTAS e TPAO – è progettata per trasportare 16 Miliardi di metri cubi l’anno di gas proveniente dall’Azerbajdzhan dal confine turco-georgiano alla Turchia Occidentale.

Oltre che per la portata – dai 16 miliardi di metri cubi di gas annui è previsto un ampliamento fino a 29 – la TANAP è importante dal punto di vista geopolitico, in quanto consente un collegamento diretto tra i gasdotti già costruiti per trasportare il gas azero in Turchia e quelli previsti dalla Commissione Europea, ma non ancora realizzati, per collegare la penisola anatolica al Vecchio Continente.

“L’Europa è un passo più vicina alla sua meta: l’importazione diretta di gas dall’Azerbajdzhan – ha dichiarato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger – La diversificazione delle forniture è indispensabile per la sicurezza dell’Unione Europea”.

Tra i progetti concepiti dall’UE come prolungamento della TANAP verso ovest, da tempo è in corso una concorrenza tra tre soggetti. Il primo di essi è il Nabucco Occidentale: gasdotto compartecipato dalla Compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara Ven, dalla tedesca RWE, e dall’ungherese MOL, progettato per trasportare il gas azero dalla Turchia in Austria secondo un itinerario che passa per Romania, Ungheria e Austria.

La seconda alternativa, che riguarda l’Italia, è il Gasdotto Transadriatico – TAP. Questo gasdotto è progettato per unire la Turchia all’Italia Meridionale passando per la Grecia e l’Albania. Esso è compartecipato dalla compagnia norvegese Statoil, da quella elvetica EGL e dalla tedesca E.On. Con tutta probabilità, al consorzio si aggiungerà anche l’azienda italiana Enel.

Infine, la terza ipotesi europea è il Gasdotto Europeo Sud Est – SEEP: esso è compartecipato dal colosso britannico British Petroleum e dalla SOCAR, e si caratterizza per la messa in comunicazione delle infrastrutture energetiche già esistenti con lo scopo di trasportare il gas azero in Europa secondo un percorso parallelo a quello del Nabucco Ovest.

Oltre che per l’indipendenza energetica europea, la TANAP è fondamentale anche perché coinvolge nella politica del gas del Vecchio Continente il Turkmenistan. Questo Paese centro-asiatico sta cercando nuovi mercati ove collocare il gas e gli idrocarburi di cui è ricco, e l’Europa, cronicamente assetata di energia, rappresenta il cliente più appetibile.

Non è un caso se la notizia dell’avvio della TANAP è stata accompagnata da una dichiarazione del Presidente turkmeno, Gurbanuli Berdymukhamedov, che ha ventilato l’ipotesi di un accordo a tre tra il suo Paese, l’Azebajdzhan e l’UE per la sicurezza energetica europea.

“L’UE apprezza e sostiene il ruolo del Turkmenistan per la sicurezza delle forniture di gas -riporta una nota della Commissione Europea – Il mezzo con cui essa va ottenuta è la diversificazione delle forniture, attingendo dai giacimenti di provenienza centro-asiatica”.

La via anatolica è una soluzione quasi obbligata per l’Europa, dal momento in cui la Russia – che ad oggi detiene il controllo diretto ed indiretto del controllo delle forniture di oro blu al Vecchio Continente – continua ad avvalersi del monopolio sul gas come mezzo per portare a termine disegni di natura politica.

Dalla Russia niente sconti all’Ucraina

Ne è un esempio quanto accaduto, sempre mercoledì, 27 Giugno, durante la seduta della Commissione intergovernativa Russia-Ucraina. Aleksej Miller, il Capo del monopolista russo del gas, Gazprom, ha dichiarato che Mosca non concederà a Kyiv alcun ribasso delle tariffe per la compravendita di oro blu.

Di pari passo, il Cremlino si è detto pronto a concedere al colosso energetico ucraino Naftohaz un prestito di danaro per permettere all’Ucraina di acquistare il gas dalla Russia e di garantirne il transito verso l’Europa Occidentale.

Ad oggi, l’Ucraina paga il gas alla Russia secondo un tariffario molto più alto rispetto a quello applicato da Gazprom a Germania e Francia, e per questa ragione ha ipotizzato una sensibile riduzione delle importazioni di oro blu russo per potere acquistare carburante da altri fornitori – Turchia, Azerbajdzhan e Turkmenistan – a un prezzo inferiore.

L’altro prezzo imposto dal Cremlino a Kyiv è frutto di un preciso disegno politico, che mira a costringere l’Ucraina a cedere ai russi il possesso dei propri gasdotti. Dinnanzi ai progetti di diversificazione delle forniture varati dalla Commissione Europea, la Russia, pur di mantenere l’egemonia energetica in Europa, sta rilevando la gestione parziale e totale dei sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Paesi UE e di quelli appartenenti alla Comunità Energetica Europea come, per l’appunto, l’Ucraina.

L’ulteriore realizzazione di questo scenario avrebbe conseguenze pesanti per la sicurezza nazionale dei Paesi UE, poiché essi si troverebbero fortemente condizionati dalle decisioni politiche di un solo Stato, che, peraltro, si sta ripresentando sulla scena internazionale con una forte connotazione imperiale.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA UE: LA SEEP AVANTI SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2012

In merito al gasdotto dalla verdiana denominazione, critiche sono espresse dalla British Petroleum: uno degli enti che gestisce il giacimento azero Shakh Deniz. Dalle possibilità per il Gasdotto Europeo del Sud-Est di ottenere il permesso di trasportare in Europa in gas dall’Azerbajdzhan potrebbe trarre vantaggio anche l’Italia.

I percorsi della TAP e del Nabucco

L’importante è il fine, non i mezzi con cui esso viene raggiunto. Questo è il parere espresso dalla Rappresentante della Commissione Europea, Marlene Holzner, dinnanzi alla crisi del Nabucco: un gasdotto progettato dall’Esecutivo di Bruxelles per trasportare in Europa gas naturale proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, in Azerbajdzhan, con il fine di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia

Come riportato dall’autorevole Reuters, nella giornata di venerdì, 25 Maggio, la conduttura dalla verdiana denominazione è stata oggetto di una forte critica da parte del colosso energetico British Petroleum, che, assieme alla compagnia azera DNKAR e a quella norvegese Statoil, controlla il giacimento Shakh Deniz, il cui oro blu avrebbe dovuto riempire i tubi del Nabucco.

L’esponente della BP Ian Conn ha dichiarato alla stampa di non ritenere il Nabucco un progetto economicamente sostenibile in grado di trasportare dall’Azerbajdzhan all’Austria, con una conduttura di circa 4 mila chilometri, 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Inoltre, Conn ha espresso forti dubbi anche dinnanzi ad un possibile ridimensionamento del gasdotto dalla verdiana denominazione che, con il nome Nabucco Ovest, al posto dell’oro blu azero potrebbe trasportare in Europa gas proveniente da Irak, Iran e Turkmenistan.

Nonostante il parere dell’ente britannico, il Nabucco resta in gara per l’assegnazione della licenza che consente il trasporto dell’oro blu del Mar Caspio. A sostegno del progetto restano infatti la compagnia austriaca OMV, la romena Transgaz, la bulgara Ven, la tedesca RWE e l’ungherese MOL.

Tuttavia, gli ultimi due enti energetici hanno espresso forti perplessità in merito alla loro permanenza nel Nabucco, e, nel caso dei magiari, hanno sospeso addirittura per qualche tempo la loro partecipazione nel progetto.

Il gasdotto dato per favorito dai principali esperti nella corsa all’eldorado energetico dell’Azerbajdzhan è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP: un progetto elaborato dalla British Petroleum, e compartecipato dai partner dello Shakh Deniz – la compagnia azera DNKAR e quella norvegese Statoil.

Oltre che per il maggiore peso politico degli enti che finanziano questo secondo gasdotto, la SEEP ha il vantaggio di costare molto meno rispetto al Nabucco, in quanto la sua costruzione è prevista tramite lo sfruttamento di condutture già esistenti: un elemento che ha attratto l’interesse della Commissione Europea che, in un periodo di crisi economica, vede con favore la razionalizzazione dei costi per realizzare progetti di strategica importanza.

Inoltre, la possibile assegnazione della licenza dello sfruttamento dei giacimenti azeri potrebbe giovare anche all’Italia. La coalizione energetica britannico-norvegese sostiene la necessità di collegare la SEEP con il Gasdotto Transadriatico: una conduttura progettata per collegare la Grecia all’Italia tramite l’Albania, compartecipata dalla Statoil, dalla compagnia tedesca E.On, e dall’elvetica EGL, sulla quale di recente ha espresso interesse l’italiana Enel.

La Russia mette a repentaglio i piani dell’Unione

La concorrenza tra i progetti candidati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan può tuttavia nuocere all’interesse dell’Europa, in quanto la Russia ha già avviato la propria risposta con la costruzione del Southstream. Questo gasdotto è progettato per bypassare Paesi ritenuti ostili da Mosca come Romania, Moldova, e Ucraina, e per costruire una seconda via – oltre a quella terrestre già esistente – per rifornire il Vecchio Continente di gas russo.

Se realizzato, il Gasdotto Ortodosso – come è anche noto il Southstream – aumenterebbe in maniera esponenziale la dipendenza dell’Europa dalle forniture energetiche della Russia, e neutralizzerebbe ogni tentativo approntato dalla Commissione Europea di diversificare le proprie forniture di gas ricorrendo ai giacimenti azeri e turkmeni.

La realizzazione del progetto di Mosca non solo porterebbe l’Europa a perdere la propria indipendenza energetica, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un alto numero di Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.

Ciò nonostante, a sostegno del Southstream, oltre al monopolista energetico Gazprom, si sono schierati in maniera attiva il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca e francese Wintershall e EDF, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

GAZPROM MARCIA VERSO IL CENTRO DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2012

Il monopolista del gas russo dichiara la realizzazione della seconda diramazione terrestre del Nordstream verso Germania Occidentale, Benelux e Francia. Allo stesso tempo, conferma la costruzione del Southstream per collegare Italia e Balcani direttamente alla Russia. I tentativi dell’Unione Europea nel contrastare l’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente e il consolidamento dell’alleanza tra Grecia, Cipro e Israele

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Due lunghe tenaglie per soffocare energicamente l’Europa stanno per essere realizzate nel breve tempo, senza che Bruxelles abbia le armi adeguate per potersi difendere. Nella giornata di giovedì, 15 Marzo, il Direttore Generale del consorzio russo-energetico Wingas, Hans-Georg Engelkamp, ha dichiarato l’avvio dei lavori per il prolungamento del Nordstream nel continente europeo.

Costruito, su iniziativa della Russia, per bypassare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino – come Polonia e Stati Baltici – il Nordstream è un gasdotto che transita lungo il fondale del Mar Baltico, e rifornisce direttamente di gas russo la Germania. Arrivata a Greifswald, la conduttura si divide in due diramazioni: la OPAL, verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria, e la NEL, la quale, ancora da realizzare, è diretta in Renania, Olanda, Belgio,e Francia.

Secondo quanto riportato dal Kommersant”, la Russia tiene molto alla realizzazione di questi due gasdotti terrestri, da un lato per mantenere un rapporto diretto con i Paesi dell’Europa Occidentale e, dall’altro, per realizzare nel Vecchio Continente due condutture direttamente controllate non solo sul piano delle forniture, ma anche su quello amministrativo.

Infatti, sia nella OPAL che nella NEL, il monopolista russo Gazprom, per mezzo di compagnie da esso controllate, mantiene più del 50% del possesso di questi due gasdotti, ma l’Unione Europea è riuscita a rallentare i progetti della Russia grazie al Terzo Pacchetto Energetico UE: una legge che vieta a società extra-europee la gestione in regime di monopolio delle condutture sul suolo dell’Unione.

Per quanto riguarda la NEL, la Wingas – controllata da Gazprom – è costretta a rinunciare al 51% del controllo del gasdotto, e a cedere almeno il 35% delle azioni o a un nuovo ente, oppure alle compagnie già presenti nell’infrastruttura: la compagnia tedesca E.On, l’olandese Gasunie, e la belga Fluxys.

Secondo diversi esperti, la questione potrebbe portare solamente a un ritardo nella costruzione di un gasdotto, che sarà comunque realizzato per soddisfare le richieste dei Paesi del Benelux e della Francia, con uno sguardo attento verso la Gran Bretagna. All’indomani della sua terza rielezione, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato Londra a compartecipare al Nordstream o in una delle sue diramazioni sul suolo europeo, tuttavia, senza ottenere risposta alcuna da parte della Autorità britanniche.

Di pari passo, sempre giovedì, 15 Marzo, la Russia ha comunicato l’avvio della realizzazione anche del Southstream: gasdotto che, similmente al Nordstream, è stato progettato sul fondale del Mar Nero per isolare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Romania, Moldova e Ucraina – e rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e l’Italia.

Nel corso dei colloqui con il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, avvenuti a Mosca giovedì, 15 Marzo, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha illustrato come il Gasdotto Ortodosso – ossia il Southstream – sia sul punto di essere avviato con la collaborazione delle compagnie energetiche di Italia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, Francia, Germania, e Grecia.

Proprio la Grecia, tuttavia, è protagonista di un gioco su due fronti. Da un lato, è tra i principali partner della politica energetica russa, ma, dall’altro, si è candidata come principale garante di una soluzione con cui la Commissione Europea – nonostante l’opposizione dell’asse franco-tedesco e di altri Paesi apertamente filo russi -sta cercando di diminuire la dipendenza di Bruxelles dal gas russo.

Come dichiarato dal Capo Esecutivo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, Atene sarebbe pronta a collaborare con Israele e Cipro per trasportare l’oro blu dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar fino alla Grecia, per poi servire la Bulgaria attraverso l’Interconnetore Grecia-Bulgaria – IGB – e l’Italia tramite l’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia – il quale, attraverso i Mari Egeo e Ionio, arriva fino ad Otranto.

Sempre secondo il parere di diversi esperti, la realizzazione del piano greco-cirpiota-israeliano è poco probabile per tre motivi. In primo luogo, ad oggi manca la tecnologia necessaria per realizzare un gasdotto dal Mediterraneo orientale alla penisola greca, e l’ubicazione geografica dei due giacimenti israeliani è troppo vicina ad aree politicamente instabili, come Siria e Libano.

Infine, incombe l’incognita sull’esito della privatizzazione della DEPA: necessaria algoverno greco al fine di risanare il bilancio statale. Secondo varie indiscrezioni, tra gli interessati alla scalata al colosso energetico di Atene ci sarebbe proprio Gazprom che, così, eliminerebbe sul nascere un potenziale concorrente ai propri piani egemonici sull’Europa.

Torna in auge il Nabucco

Per l’Unione Europea, dunque, non resta che puntare sull’importazione diretta di gas dall’Asia Centrale, per il cui acquisto la Commissione Barroso ha già firmato accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan. Tuttavia, problemi permangono sulla modalità del suo trasporto diretto nel Vecchio Continente, per il quale si stanno fronteggiando due progetti concorrenti.

Il primo è il Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP – che punta a unificare il Gasdotto Transanatolico – TANAP, che collega l’Azerbajdzhan alla Turchia – con il Gasdotto Transadriatco – TAP, che va dalla Grecia alla città italiana di Brindisi transitando per l’Albania.

Ad esso, concorrente è il Nabucco West: revisione del “Grande Nabucco” – il quale, originariamente, avrebbe dovuto partire direttamente dal territorio turco – che collega il Gasdotto Transanatolico al terminale di Baumgarten, in Austria, per mezzo del territorio di Bulgaria, Romania, e Ungheria. Su di esso, sempre giovedì, 15 Marzo, ha espresso sostengo l’Azerbajdzhan.

Matteo Cazzulani

CAMBIANO GLI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 6, 2012

Il sostegno della Turchia al Gasdotto Transanatolico, e il supporto delle compagnie Shell e British Petroleum al Gasdotto Europeo del Sud Est, costringono il Nabucco, progettato dall’Unione Europea, ad un sensibile ridimensionamento. Le differenti infrastrutture chiamate in causa nella corsa UE all’eldorado energetico azero, e i tentativi della Russia di impedire tale disegno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP)

Turchia, Italia e Ucraina, con Unione Europea e Russia dietro le quinte: questi sono gli attori principali destinati a influenzare la realizzazione di un’infrastruttura per consentire a Bruxelles lo sfruttamento dei giacimenti di gas della regione del Mar Caspio. Un’operazione da tempo supportata dalla Commissione Barroso, la quale, dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto di oro blu dal giacimento Shakh-Deniz, ha preventivato la realizzazione di un fascio di gasdotti in cui rientrano interessi nazionali, geopolitici ed energetici di diversa natura e provenienza che, ad oggi, hanno impedito a Bruxelles l’elaborazione un progetto unico.

Chiave di svolta è stata, il 27 Dicembre 2011, la decisione da parte della Turchia di sostenere il Gasdotto Transanatolico (TANAP). L’infrastruttura, progettata lungo tutta la penisola anatolica per trasportare gas dall’Azerbajdzhan al Bosforo, è sostenuta non solo da un accordo politico tra Ankara e Baku, ma anche da un consorzio compartecipato delle compagnie nazionali di Turchia e Azerbajdzhan, BOTAS e SOCAR, dell’olandese Shell, e della britannica British Petroleum.

Secondo i piani di questo consorzio, il gasdotto Transanatolico dovrebbe rappresentare il primo tratto del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP): una lunga infrastruttura che consentirà il trasporto dell’oro blu di provenienza azera ai Paesi centrali e occidentali del Vecchio Continente tramite lo sfruttamento di una delle due infrastrutture già esistenti.

La prima è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI), posseduto dal consorzio Poseidon, in cui rientrano la BOTAS, la compagnia greca DESFA, e l’italiana Edison. Questo gasdotto collega la penisola anatolica ad Otranto, passando per la Grecia e i Mari Egeo e Ionio. Come ammesso dal suo Presidente, Elio Ruggeri, l’infrastruttura vanta modeste dimensioni, ma può contare sull’appoggio politico dell’Azerbajdzhan: confermato, lo scorso 2 Febbraio, dall’incontro tra i vertici della SOCAR e il vice-Ministro allo sviluppo economico italiano, Claudio de Vincenti.

Insidia al’ITGI è la Trans-Adriatic Pipeline (TAP) che è compartecipata dalla compagnia elvetica EGL, dalla norvegese Statoil, e dalla tedesca E.On. Questo gasdotto collega la Grecia a Brindisi passando per l’Albania e, come dichiarato dal suo Direttore delle Relazioni Internazionali, Michael Hoffman, può garantire il trasporto di una quantità di gas superiore a quella attuale in caso di accordo con il consorzio Transanatolico.

L’ultima parola spetta all’Azebajdzhan, che, al momento della firma dei pre-contratti con la Commissione Europea, ha promesso di decidere in tempi brevi su quale itinerario energetico puntare per onorare i propri obblighi di Paese fornitore. Tuttavia, a complicare questa scelta è la presenza di altri due progetti alternativi al Gasdotto Europeo del Sud-Est.

Il primo è il Nabucco: gasdotto progettato lungo i Balcani per raggiungere i giacimenti azeri senza transitare per il territorio della Russia: dalle cui forniture l’UE già dipende quasi in toto. Riconosciuto progetto di primaria importanza per Bruxelles, il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia – e consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania e Ungheria – ed economicamente dalle compagnie energetiche bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL e austriaca OMW.

Dato inizialmente per favorito, il Nabucco ha perso prestigio in seguito alla fuoriuscita della BOTAS e della SOCAR – che hanno sostenuto il Gasdotto Transanatolico – e ai ripensamenti della compagnia tedesca RWE, il cui Presidente, Stefan Judisch – preso atto che la decisione dei governi turco e azero ha complicato la situazione – ha proposto un ridimensionamento del progetto ad una sorta di Nabucco Occidentale: da considerare come il prolungamento in territorio europeo del Gasdotto Transanatolico alternativo a ITGI e TAP.

La Russia cerca di bloccare l’indipendenza energetica dell’Unione Europea

Finora, il Nabucco non ha ancora adottato contromosse. Come dichiarato dal suo Presidente, Kristian Dolezan, il consorzio continua a ritenere la Turchia un partner privilegiato, malgrado il sostegno concesso da Ankara al Gasdotto Trasnanatolico e, ancor prima, all’accordo con la Russia per il transito nelle acque territoriali turche del Southstream.

Questa infrastruttura è l’ultimo attore della guerra dei gasdotti nell’Europa Centro-Orientale e Meridionale. Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream rappresenta il tentativo da parte del Cremlino di impedire all’Unione Europea la corsa all’eldorado azero. L’accesso diretto di Bruxelles ai giacimenti del Mar Caspio comporterebbe non solo un brusco ridimensionamento della dipendenza energetica dell’UE da Mosca, ma metterebbe anche in crisi i piani di egemonia della Russia sul Vecchio Continente, che, come dimostrato dai recenti eventi, il Cremlino intende realizzare con l’arma del gas e dei gasdotti.

Cruciale per la realizzazione del Southstream è la situazione in Ucraina, poiché è da tempo che Mosca ambisce al controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino: passo fondamentale per collegare i gasdotti russi a quelli di Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia e Italia, ossia i Paesi con cui il monopolista russo, Gazprom, ha già firmato accordi e pre-accordi per la gestione totale o parziale delle condutture nazionali.

Oggi, l’indipendenza dei gasdotti dell’Ucraina è garantita dai contratti firmati tra Kyiv e Mosca nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko – attualmente, in seguito a un’opera di repressione politica, detenuta in isolamento proprio per avere firmato quegli accordi – ma presto il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, sarà costretto a cedere alle richieste del Cremlino: isolato com’è sia sul piano internazionale – per via della sua condotta autoritaria – sia su quello energetico.

Difatti, il Southstream è concepito anche per bypassare – e minacciare – l’Ucraina, rifornendo gli acquirenti del Mediterraneo occidentale per mezzo di un percorso alternativo a quello dipendente dai gasdotti ucraini: dal fondale del Mar Nero, il Gasdotto Ortodosso raggiungerà la Grecia, da dove una diramazione sarà orientata verso l’Italia meridionale, e, un’altra, verso Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia, e Pianura Padana.

Il Southstream è un progetto costoso, che la Russia stessa preferirebbe non realizzare per non impiegare troppe risorse finanziare. Tuttavia, in questo progetto Mosca è supportata da una cordata molto influente sul piano economico: oltre a Gazprom, quote di partecipazione del Southstream sono possedute dal colosso energetico italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro.

Sul piano politico, il Gasdotto Ortodosso è sostenuto attivamente non solo dalla Russia, ma anche dai governi di Francia e Germania, i quali, in diverse occasioni, hanno sostenuto apertamente gli interessi energetici di Mosca in sede europea: a prescindere dal palese contrasto con l’interesse generale di Bruxelles nel diversificare le fonti dal quasi unico fornitore russo e, de facto, dalla messa a serio repentaglio della sicurezza energetica dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA TURCHIA ABBANDONA IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 31, 2012

Ankara dichiara prioritario il gasdotto Transanatolico per la propria politica energtica. La decisione influisce sui piani di sicurezza energetica dell’UE 

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est

Sullo stretto del Bosforo, il bello e cattivo tempo dell’indipendenza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 30 Gennaio, il Ministero dell’Energia turco ha dichiarato che tra, le priorità strategiche di Ankara, il gasdotto Transanatolico ha superato il Nabucco.

Secondo quanto riportato da una nota, la Turchia preferisce sfruttare infrastrutture già esistenti, piuttosto che finanziare la costruzione di nuove condutture, progettate per il medesimo scopo: l’accesso da parte dell’Unione Europea alle risorse di gas del Bacino del Caspio.

“Il gasdotto Transanatolico trasporterà 16 miliardi di metri cubi annui di gas dall’Azebajdzhan attraverso condutture già in funzione – riporta la nota del Ministero – La costruzione del Nabucco potrebbe altresì incentivare la ricerca da parte di Bruxelles di nuove fonti di approvvigionamento , e realizzare una ancor maggiore diversificazione di quella inizialmente prevista”.

La posizione della Turchia ricopre una fondamentale importanza per l’Unione Europea: intenta nella non semplice realizzazione di una politica energetica quanto più indipendente dalle forniture di gas della Russia: da cui il Vecchio Continente dipende quasi in toto.

Oltre alle influenti Francia e Germania – sostenitrici della politica energetica del Cremlino e dei suoi progetti infrastrutturali atti a dividere l’Europa e mantenere l’egemonia energetica sul Vecchio Continente – l’iniziativa della Commissione Barroso deve fare i conti anche con la concorrenza interna tra due progetti infrastrutturali concepiti per trasportare oro blu centro-asiatico in territorio UE, senza transitare per quello russo.

Il primo è il Nabucco: gasdotto di 4 Mila chilometri di lunghezza ubicati in parte sul fondale del Mediterraneo, e in parte sulla terraferma nella sua tratta lungo i Balcani e la Penisola Anatolica. Dalla portata prevista di 31 Miliardi di metri cubi, il gasdotto di verdiana denominazione è supportato politicamente dall’Unione Europea e dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania ed Ungheria – e economicamente dalla compagnia austriaca OMW, dalla romena Transneft, dalla ungherese MOL e dalla bulgara Bulgargaz.

Concorrenti al Nabucco sono altri tre gasdotti, i cui consorzi, di recente, hanno deciso di unirsi nel Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – per offrire una valida alternativa a costo di gran lunga inferiore. Il primo è il già citato gasdotto Transanatolico: compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, azera SOCAR, olandese Shell e britannica British Petroleum, è forte di un accordo recentemente siglato tra la Turchia e l’Azerbajdzhan per l’importazione di oro blu proveniente dal giacimento di Shakh Deniz ad Ankara.

Secondo progetto è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – gestito dall’operatore Poseidon, in cui rientrano la compagnia turca BOTAS, la greca DEPA, e l’italiana Edison. Dalla penisola anatolica, l’ITGI trasporta l’oro blu fino ad Otranto sul fondale dei Mari Egeo e Ionio. Infine, il terzo gasdotto è la TAP – Trans-Adriatic-Pipeline – progettata per trasportare gas dalla Grecia a Brindisi attraverso l’Albania ed il Mare Adriatico, compartecipata dalle compagnie di Svizzera EGL, Norvegia, Statoil, e Germania E.On.

Vince la Russia con il suo divide et impera energetico

Seppur positiva in termini di risparmio economico, la rivalità tra il Nabucco e le singole condutture del Gasdotto Europeo Sud-Est favorisce solo il Southstream: progetto sottomarino voluto della Russia sul fondale del Mediterraneo per rifornire di gas direttamente l’Europa, mantenere il Vecchio Continente dipendente da Mosca, e bypassare Paesi politicamente invisi al Cremlino come Ucraina, Polonia, Moldova, e Romania.

Il Gasdotto Ortodosso – come è altrimenti noto il Southstream – in via di realizzazione, è compartecipato dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche, francese e greca, Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia e Slovenia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: SPUNTA UN NUOVO GASDOTTO PER LA SICUREZZA ENERGETICA EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 28, 2011

Il Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – punta al trasporto dell’oro blu centro asiatico in Europa in alternativa al Nabucco, sfruttando le condutture già esistenti. Sostenuto dalle compagnie energetiche azera e turca, con la compartecipazione di Shell e British Petroleum, potrebbe diventare l’infrastruttura principale del Corridoio Meridionale: progetto dell’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est

Utilizzare quello che si ha è meglio che costruire ex-novo: è tutto più economico, ecologico, e facile da realizzare, resta solo la volontà politica. Questa la scommessa lanciata dalle compagnie energetiche azera e turca, SOCAR e BOTAS, che, coadiuvate dall’olandese Shell e dall’inglese British Petroleum, hanno progettato un nuovo gasdotto per rifornire l’Europa di gas centro asiatico.

Il Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – è un progetto che mira al trasporto dell’oro blu dal giacimento azero Shakh Deniz all’Austria, sfruttando il più possibile le infrastrutture già esistenti. Una vera e propria alternativa che, se realizzata, neutralizzerebbe il Nabucco: gasdotto concepito sul fondale del Mediterraneo per rifornire di gas centro asiatico l’Europa evitando il transito in Russia – ed il ricatto politico di Mosca – su cui la Commissione Europea ha puntato tutto per diversificare le forniture di oro blu di un Vecchio Continente oggi dipendente quasi in toto dal gas del Cremlino.

Come sottolineato dal consorzio SEEP, il nuovo progetto sarebbe più conveniente del gasdotto di verdiana denominazione, dal momento in cui il tratto balcanico-europeo – ancora da realizzare – includerebbe anche la Croazia: nuovo membro dell’Unione Europea in cui il Nabucco non prevede di passare. L’unico interrogativo resta la portata: basandosi sui gasdotti già realizzati, il SEEP non supererebbe i 10 miliardi di metri cubi annui, contro i 31 preventivati per il Nabucco.

Al via il Gasdotto Transanatolico

Ciò nonostante, i lavori per la realizzazione del nuovo progetto sono già iniziati. Nella giornata di martedì, 27 Dicembre, Azerbajdzhan e Turchia si sono accordati definitivamente per la costruzione del Gasdotto Transanatolico: trasporterà gas dal Shakh-Deniz ai Balcani lungo la penisola turca. Come dichiarato a corredo della firma del contratto, l’infrastruttura punta a diventare uno dei gasdotti-cardine del Corridoio Meridionale: progetto di unificazione dei gasdotti del Mediterraneo, di cui, oltre al Nabucco – SEEP permettendo – faranno parte anche l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – ed il Gasdotto Transadriatico – TAP.

Lecito ricordare che tale politica dei gasdotti è resa necessaria non solo dall’egemonia energetica della Russia, ma anche da un progetto, simile al Nabucco, concepito dal monopolista russo, Gazprom, per rifornire direttamente l’Europa Occidentale di proprio oro blu, bypassando Paesi – anche appartenenti all’Unione Europea – politicamente invisi al Cremlino, come Romania, Polonia, Stati Baltici, Ucraina, e Moldova.

Battezzata Southstream, la conduttura russa, nonostante contrasti l’interesse generale europeo, è compartecipata dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.On, dalla francese EDF, dalla greca DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia e Serbia.

Matteo Cazzulani