LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: UNA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO RIAPRE LA CONTESA SUL MAR CASPIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 29, 2011

La condanna all’occupazione russia in Georgia dell’emiciclo di Strasburgo sostenuta dall’Azerbajzhan per rafforzare la propria posizione nel conflitto energetico con la Russia per il controllo delle risorse e dei gasdotti centro asiatici. L’opposizione di Mosca all’asse azero-turkmeno-georgiano per la garanzia delle forniture all’Europa resa ancora più aspra dalla perdita del mercato cinese

L'europarlamentare polacco, Krzysztof Lisek

Spesso anche provvedimenti tardivi possono dare risultati concreti. Lo scorso 17 Novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna dell’occupazione russa di Abkhazija ed Ossezia del Nord: regioni georgiane strappate da Mosca per mezzo della guerra-lampo dell’Agosto 2008, con cui l’esercito del Cremlino ha infranto la sovranità territoriale di Tbilisi, e riconosciuto univocamente l’indipendenza delle due provincie di frontiera.

Il testo, redatto dal Parlamentare polacco del Partito Popolare Europeo, Krzystof Lisek, e votato a larga maggioranza dall’emiciclo di Strasburgo, ha riconosciuto ad Abkhazija ed Ossezia del Sud lo status di territori occupati, dai quali L’Unione Europea ha chiesto ufficialmente il ritiro dei soldati russi. Una delle clausole fondamentali degli accordi di pace negoziati, a conclusione del conflitto, dal Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e dal suo collega francese, Nicolas Sarkozy – allora presidente di turno dell’UE – ad oggi non ancora rispettate da Mosca: costantemente sul territorio con propri contingenti armati.

Quella di Lisek sarebbe potuta essere l’ennesima dichiarazione a vuoto di un Europarlamento spesso impossibilitato ad agire in maniera incisiva, tuttavia ha ottenuto il sostegno – tanto forte quanto inaspettato – del Ministro degli Esteri dell’Azerbajdzhan, Elmar Mammadiarov, che ha espresso deciso supporto all’integrità territoriale della Georgia. Una mossa motivata da molteplici fattori.

In primis, dalla tradizionale amicizia che lega Baku a Tbilisi, la quale, a sua volta, non ha mai nascosto di sostenere la parte azera nella contesa con l’Armenia per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh. In linea con le tendenze dell’area, alla motivazione politica si è sommata quella energetica: sia Azerbajdzhan che Georgia sono unite da un comune progetto di trasporto di gas e nafta all’Unione Europea per aggirare il territorio della Russia, da cui Bruxelles vuole rendersi il meno dipendente possibile, attingendo oro blu e nero da Stati in cerca di nuovi mercati ove collocare le proprie risorse naturali.

Basi militari e forniture all’estremo oriente

Una questione tanto scottante da aver alzato decisamente la temperatura anche sul piano militare: Baku ha rigettato la richiesta da parte russa di sconto sull’affitto della stazione radar di Gabali, proponendo, altresì, un rincaro del canone corrisposto dal Cremlino per un’installazione extra-territoriale di importanza strategica, mantenuta dal crollo dell’URSS per mezzo di complicati trattati speciali, simili a quelli con cui Mosca riesce tutt’oggi a mantenere basi, arsenali, e Flotte in altri Paesi ex-sovietici.

Inoltre, Russia ed Azerbajdzhan – a cui si sono aggiunti Turkmenistan, Iran, e Kazakhstan – hanno riaperto il contenzioso sulla gestione del Mar Caspio: bacino ricco di giacimenti naturali, e sede di progetti infrastrutturali da cui dipende anche il futuro dell’Europa. Appoggiata da Teheran ed Astana, Mosca ha preteso la creazione di un organismo collegiale dei cinque Paesi in cui decidere ogni questione legata al territorio, mentre Baku ed Ashgabat hanno proposto una divisione del bacino in acque territoriali, in cui ciascuna delle parti è indipendente e sovrana.

 

Sullo sfondo della contesa – tutt’ora in stallo – c’è la costruzione del Gasdotto Transcaspico proprio tra Azerbajdzhan e Turkmenistan: un’iniziativa destinata a confluire nel sistema infrastrutturale energetico europeo, che la Russia vuole boicottare a tutti i costi per mantenere l’UE dipendente dalle sue forniture, e, di conseguenza, politicamente soggetta al Cremlino.

Una necessità resa ancor più forte dopo che Mosca ha perso l’ambito controllo del mercato della Cina. Lo scorso 23 Novembre, Pechino ha rinunciato ai servizi del monopolista russo, Gazprom, e deciso di soddisfare il 60% del proprio fabbisogno proprio dal Turkmenistan, con cui sono stati firmati contratti per l’importazione di 65 Miliardi di metri cubi di gas,e l’ampliamento del gasdotto Cina-Asia Centrale, necessario per il suo trasporto.

Matteo Cazzulani

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