LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas Ucraina-Russia: l’Europa media

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 6, 2016

Il Vice Presidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, si è detto pronto a mediare la disputa tra la compagnia energetica statale ucraina Naftohaz e il monopolista statale russo del gas Gazprom. La querelle originata dalla decisione di Kyiv di rinunciare alle importazioni di gas da Mosca a seguito dell’annessione della Crimea e dell’occupazione del Donbas



Varsavia – Mediare è quasi sempre positivo, sempre che non i tratti di un equilibrismo fine a sé stesso destinato a mettere a repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di martedì, Primo Marzo, durante il VII Forum Energetico Ucraino, organizzato a Kyiv dall’Instituto Adam Smith, il Vicepresidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, ha dichiarato che l’Unione Europea è pronta ricoprire il ruolo di mediatore nella disputa tra la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz e il monopolista statale russo del gas Gazprom.

La contesa, che verrà analizzata presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, è originata dalla richiesta di Gazprom di un risarcimento di 30 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento da parte di Naftohaz del contratto che le parti hanno firmato per le forniture di gas dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, a partire dal 2016 Naftohaz ha bloccato l’importazione del gas di Gazprom in seguito alla decisione del Governo ucraino di rinunciare totalmente alle importazioni di energia dalla Russia come reazione all’annessione russa della Crimea e all’occupazione del Donbas.

Come pronta risposta alla decisione del Governo ucraino, Gazprom ha messo in discussione la possibilità di continuare ad esportare gas in Unione Europea, accusando l’Ucraina di non essere un partner affidabile per il transito di risorse energetiche tra Russia e UE.

Da parte sua, l’Ucraina ha garantito il transito del gas russo diretto in Unione Europea attraverso il suo Sistema Infrastrutturale Energetico: una rete capillare di gasdotti attraverso i quali Gazprom, da sempre, esporta circa l’80% del gas riservato al mercato UE.


Tra Ucraina e Russia, il gas è sempre stato uno strumento di contesa economico-politica. Da un lato, Mosca si è avvalsa della dipendenza degli ucraini dalle risorse energetiche russe per destabilizzare i Governi filo europei a Kyiv tagliando sistematicamente le forniture di oro blu. 

Così avvenne nel 2006 e nel 2009, quando l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Yushchenko e i Governi “arancioni” di Yulia Tymoshenko decisero di intraprendere il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa.

Dall’altro, Kyiv si è avvalsa dei Diritti di transito del gas russo verso l’Unione Europea per ottenere da Gazprom un tariffario scontato: una posizione di forza che, tuttavia, l’Ucraina ha perso nel 2009. 

Allora, il Governo Tymoshenko fu costretto ad accettare un tariffario stellare a causa dell’inserimento nelle trattative per il rinnovo dei contratti tra Naftohaz e Gazprom della RosUkrEnergo, compagnia energetica posseduta da oligarchi vicini all’ex-dittatore ucraino Viktor Yanukovych appoggiata politicamente dall’Amministrazione Yushchenko.

Oltre all’Ucraina, ad avere avuto problemi contrattuali con Gazprom sono stati anche Paesi membri dell’Unione Europea, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, che hanno lamentato l’applicazione da parte del monopolista russo di tariffari “politici”, più cari rispetto alla media di mercato.

Nel contempo, Gazprom ha valorizzato i Paesi dell’Unione Europea occidentale -maggiormente favorevoli a mantenere strette relazioni con Mosca- concedendo sconti a compagnie francesi, tedesche e italiane in cambio del supporto di Berlino, Parigi e Roma alla realizzazione del Nordstream e del Southstream: gasdotti progettati per veicolare gas dalla Russia direttamente a Germania e Italia, bypassando i Paesi UE dell’Europa Centro Orientale.


Dinnanzi alla questione, la Commissione Europea ha reagito con fermezza aprendo una procedura di infrazione contro Gazprom per l’applicazione di tariffari politicamente motivati ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale. La Commissione Europea ha anche congelato la realizzazione del Southstream per via della sua non conformità al Terzo Pacchetto Energetico Europeo: legge UE che vieta il possesso congiunto di gasdotti e gas da parte di una sola compagnia.

Tuttavia, la Commissione Europea non ha saputo chiudere la partita del Nordstream -il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012- sul quale Gazprom ha avviato un progetto di potenziamento appoggiato da potentati economici tedeschi, francesi, belgi ed olandesi. 

Da un lato, per voce di Ševčovič, la Commissione Europea ha rigettato categoricamente il prolungamento del Nordstream, denunciando il progetto come contrario sia alla legge UE, che al piano di diversificazione delle forniture energetiche che l’Unione Europea ha avviato per diminuire la dipendenza dal gas russo importando oro blu dall’Azerbaijan e LNG da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America. 

La Commissione Europea, e il Vicepresidente Ševčovič nello specifico, ha anche fortemente contestato la volontà di Gazprom di dividere la solidarietà interna all’UE facendo leva sugli interessi dei singoli Paesi membri in materia di energia.

Dall’altro, singoli Paesi membri dell’Unione Europea, come Germania e Francia, non hanno nascosto il loro pieno sostegno al Nordstream malgrado l’incompatibilità con la legge UE. 

Il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, si è fatto portavoce di un fronte pro-Nordstream al quale appartengono molti parlamentari tedeschi, francesi e olandesi, nonché membri dell’Europarlamento fortemente influenzati dalla lobby energetica russa: una delle più attive a Strasburgo.

Considerati i precedenti tra Ucraina e Russia, e tra Russia ed Unione Europea, la disputa energetica tra Naftohaz e Gazprom si preannuncia, dunque, molto delicata.


L’importanza del Sistema Infrastrutturale Energetico ucraino

Dal punto di vista europeo, è auspicabile che la Commissione Europea assuma una posizione ferma e non-negoziabile in merito alla necessità di mantenere l’Ucraina come principale Paese di transito del gas russo nel mercato dell’Unione Europea.

Infatti, la realizzazione di gasdotti che uniscono la Russia a Paesi dell’Europa Occidentale mette a repentaglio la solidarietà interna UE in materia di energia e, più nello specifico, la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: progetto concepito dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per creare un mercato unico UE del gas. 

Inoltre, la realizzazione del Southstream e il prolungamento del Nordstream aumenterebbero la quantità di gas russo importato in Unione Europea, de facto contrastando la politica di diversificazione delle forniture che la Commissione Europea ha varato per garantire la libera concorrenza e, sopratutto, la sicurezza energetica dei Paesi UE.

Dall’altro, è importante che Ševčovič si ricordi che l’Ucraina rappresenta un Paese di transito affidabile e sicuro, grazie ad una rete di gasdotti capillare e in buono stato. 

Teoricamente, il blocco del flusso del gas russo verso l’Unione Europea attraverso l’Ucraina può verificarsi infatti solo in caso di 29 avarie contemporanee in altrettanti punti del sistema infrastrutturale energetico ucraino.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Germania vuole rompere la solidarietà Europea per il Nordstream 

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 3, 2015

Il Vice Cancelliere tedesco Sigmar Gabriel chiede a Putin la regia politica del raddoppio del gasdotto russo-tedesco per forzarne l’approvazione presso la Commissione Europea. L’opposizione dei Paesi dell’Europa Centro Orientale e del Commissario all’Unione Energetica, Maroš Ševčovič.



Varsavia – La solidarietà europea fa comodo quando non tocca gli egoismi nazionali. Nella giornata di venerdì, 20 Novembre, il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, ha dichiarato la volontà da parte della Germania di prendere il controllo politico dell’ampliamento del gasdotto Nordstream II al fine di aggirare la legge europea che, in nome della diversificazione energetica, rende impossibile la realizzazione dell’infrastruttura.

Nello specifico, il Nordstream è un progetto varato dalla Russia per veicolare in Germania 100 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Baltico: un’iniziativa che incrementa la già alta dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di gas russo e bypassa i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale, Polonia, Paesi Baltici, Finlandia e Svezia in primis.

Come dichiarato dal Vice Cancelliere Gabriel durante un incontro con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, la Germania intende assumere la regia politica del Nordstream -il cui primo blocco, dalla capacità di 55 miliardi di metri cubi annui, è già stato realizzato nel 2012- e fare leva sul peso di Berlino all’interno dell’Unione Europea per forzare il Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge UE vieta il controllo congiunto della compravendita del gas e delle infrastrutture da parte del medesimo gestore che, nel caso del Nordstream, è il monopolista statale russo del gas Gazprom. Inoltre, la Commissione Europea è, per lo meno a parole, impegnata nella realizzazione di misure politiche atte a diversificare le forniture di gas al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni di oro blu da Russia ed Algeria.

Pronta all’iniziativa del Vice Cancelliere Gabriel -che in più occasioni si è incontrato con Putin e con i vertici Gazprom per concordare una linea comune riguardo al Nordstream- è stata la risposta di importanti Paesi membri dell’UE, che hanno inviato una lettera al Commissario UE per l’Unione Energetica Europea, Maroš Ševčovič, per richiedere la sospensione dell’iniziativa, in quanto contraria sia alla legislazione europea, che allo spirito di solidarietà europea.

In risposta alla lettera, inviata inviata, tra gli altri, da Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia e Grecia, il Commissario Šefčovič ha garantito il rispetto della legge UE. Ciononostante, l’attivismo della Germania in supporto del Nordstream rappresenta un segnale preoccupante da parte di un Paese che si sta dimostrando pronto a forzare il principio della solidarietà europea pur di realizzare accordi bilaterali con uno Stato extra-UE.

La Polonia in prima fila

Per questa ragione, un particolare attivismo è stato intrapreso dalla Polonia, che ha avviato un pressing politico atto a bloccare il raddoppio del Nordstream e sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni europee in merito alle conseguenze negative che il gasdotto russo-tedesco ha per la sicurezza energetica dei Paesi UE.

Nello specifico, il Presidente polacco, Andrzej Duda, è riuscito a formare una coalizione contraria al raddoppio del Nordstream composta non solo da Paesi membri dell’UE come Polonia, Romania, Paesi Baltici e Slovacchia -e in parte anche da Ungheria e Repubblica Ceca, legate da forti accordi energetici con la Russia- ma anche da Stati extra UE come l’Ucraina.

In secundis, la Polonia ha avviato un lavoro di sensibilizzazione bipartisan presso le Istituzioni Europee che ha portato all’approvazione di un Rapporto che definisce il Nordstream come minaccia per alcuni Paesi dell’UE promosso dall’ex-Europarlamentare conservatore Marek Gróbarczyk -attualmente Ministro dell’Economia Marittima del nuovo Governo polacco- e di un pronunciamento contro al Nordstream da parte del Partito Popolare Europeo -PPE, la principale forza politica del Parlamento Europeo- fortemente voluto dall’Europarlamentare Jacek Saryusz-Wolski.

Infine, il nuovo Governo polacco ha ripristinato il sostegno alla Baltic Pipeline, un gasdotto progettato per veicolare gas proveniente dalla Norvegia dalla Danimarca alla Polonia che, collegando due Paesi dell’Unione Europea e diversificando le forniture di gas dell’UE, risulta molto più in linea con la legislazione UE rispetto che il Nordstream.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Europa Centro Orientale mette in guardia la NATO da Russia, Germania e Nordstream

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on November 9, 2015

Nel Minivertice NATO di Bucarest, Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca ed Ungheria adottano una posizione comune per una maggiore presenza dell’Alleanza Atlantica a difesa della regione. Condannato il raddoppio del Nordstream voluto da russi e tedeschi.



Varsavia – Gli eserciti NATO devono stare laddove serve, senza remore, né ipocrisia. Nella giornata di mercoledì, 4 Novembre, a Bucarest, la capitale della Romania, i Presidenti di Polonia -Andrzej Duda- Romania -Klaus Iohannis- Lituania -Dalija Grybauskaite- Estonia -Toomas Hendryk- Lettonia -Raimonds Vejonis- Slovacchia -Andrej Kiska- Ungheria -Janos Ader- e Bulgaria -Roosen Plevneliev- e il Presidente della Camera Bassa del Parlamento della Repubblica Ceca, Jan Hamacek, hanno sostenuto, in maniera congiunta, la necessità di rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza di una regione fortemente preoccupata dinnanzi all’aggressività militare della Russia in Ucraina.

Durante il vertice, ribattezzato “Minivertice NATO”, e con la presenza del Vice Segretario Generale della NATO, Alexander Vershbow, i Paesi dell’Alleanza Atlantica dell’Europa Centro Orientale hanno sottolineato la necessità di ampliare la Forza di Reazione Immediata, un contingente introdotto nell’ambito dell’ultimo vertice NATO di Newport come reazione in caso di invasione russa in Europa. Inoltre, i Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale hanno auspicato una maggiore collaborazione militare con gli Stati Uniti, ed hanno supportato l’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Balcani, Europa Orientale e Caucaso.

Con la dichiarazione del Minivertice NATO, convocato su iniziativa di Duda e Iohannis, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno finalmente adottato una posizione condivisa, atta a richiedere tutele militari e politiche dinnanzi alla possibile estensione del conflitto ucraino a Paesi dell’Alleanza Atlantica. Un fatto, quello presentato dai Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale, tutt’altro che improbabile, come le ripetute violazioni dello spazio aereo di Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia e Gran Bretagna da parte dell’aviazione militare russa ampiamente dimostrano.

Oltre alla minaccia militare rappresentata dalla Russia di Putin, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno anche condannato il raddoppio del gasdotto Nordstream, un’iniziativa sostenuta da Russia e Germania per raddoppiare la quantità di gas russo inviato direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, bypassando l’Europa Centro Orientale, dai 55 Miliardi di metri cubi di gas annui attuali.

Durante un incontro bilaterale con Iohannis atto a rafforzare i rapporti polacco-romeni, Duda ha descritto il raddoppio del Nordstream, il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012, come un investimento economicamente inutile e politicamente dannoso. Infatti, come ha sottolineato Duda, ad oggi il Nordstream è utilizzato solo per la metà della sua capacità, e il suo raddoppio incrementerebbe la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

Diverso da quello di Duda è il parere del Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che in ben tre occasioni negli ultimi giorni ha incontrato i vertici del monopolista russo statale del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che coordina la realizzazione del raddoppio del Nordstream.

Da parte sua, anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha supportato il raddoppio del Nordstream come un progetto puramente economico che rientra nell’interesse nazionale della Germania.

L’ipocrisia di Berlino tra gas di Mosca e migranti

Con la dichiarazione congiunta conseguente al Minivertice NATO, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno de facto rafforzato un’alleanza per tutelare gli interessi di una regione tradizionalmente poco considerata dai principali stati membri dell’Unione Europea e storicamente stretta e contesa tra Russa e Germania.

L’alleanza dei Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale è la realizzazione del'”Intermarium”, coalizione dei Paesi situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, che Duda ha dichiarato di volere realizzare come principale obiettivo della sua politica estera, seguendo l’esempio del Leader della Polonia interbellica, Jozef Pilsudski, e dell’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski, che proprio nell'”Intermarium” hanno visto una garanzia per la sicurezza nazionale della regione dall’interesse russo e tedesco.

Infatti, l’opposizione di Duda al Nordstream rispecchia quanto l’Intermarium sia necessario oggigiorno, dal momento in cui questo gasdotto è realizzato sulla base di un accordo bilaterale tra Russia e Germania che penalizza l’Europa Centro-Orientale, nonostante sia questa regione, che Berlino appartengano all’Unione Europea.

Dal canto suo, la Germania sostiene il Nordstream per mantenere fede alla svolta verde in politica energetica conseguente alla rinuncia al nucleare -altrimenti nota come Energiewende- per soddisfare gli interessi che tante imprese tedesche hanno con aziende russe, e per evitare che una Russia fiaccata dalle sanzioni economiche, che l’Occidente ha applicato a Mosca in seguito all’occupazione di Crimea ed Ucraina orientale, si rifaccia in Europa con l’uso delle armi.

Tuttavia, la strategia che la Germania intende assumere nei confronti della Russia di Putin mediante il sostegno al Nordstream è sia di corto respiro che contraria alla lezione della storia, che proprio nell’appeasement delle potenze occidentali nei confronti dell’imperialismo militarista di Hitler ci insegna essere una delle cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Inoltre, con l’accordo per il raddoppio del Nordstream la Germania dimostra di non avere affatto a cuore quel concetto di solidarietà europea che, invece, proprio il Governo tedesco ha tanto sbandierato per imporre ai Paesi dell’Europa Centro Orientale -gli stessi penalizzati dalla realizzazione del Nordstream- il meccanismo di collocazione forzata dei migranti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Germania vende parte della RWE a Putin e mette a repentaglio l’Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 26, 2014

Il Governo tedesco da il suo ok alla vendita della compagnia RWE Dea al fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman, nota personalità vicina al Presidente russo. Verdi e CDU contestano la SPD per avere autorizzato un’operazione che mette a repentaglio la sicurezza energetica sia di Berlino che di Kyiv

Una transazione di 5,1 miliardi di euro per una compagnia da cui dipende molto degli equilibri energetici in Europa Centro-Orientale. Nella giornata di venerdì, 22 Agosto, il Governo tedesco ha approvato la cessione della RWE Dea: una controllata del colosso energetico RWE, che secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Economia della Germania sarà acquisita dal fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman.

Come riportato dall’agenzia PAP, la RWE Dea si occupa della commercializzazione del gas non solo in Germania, ma anche in Gran Bretagna, Norvegia ed Egitto: una vasta presenza in diverse aree del Mondo che fa si che la compagnia tedesca ricopra un ruolo fondamentale nel sistema di compagnie controllate dalla RWE.

A conferire ancora più importanza alla RWE Dea è l’importanza che il settore del gas avrà in Germania per via della decisione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di rinunciare al nucleare dopo il disastro di Fukushima, nel 2010.

La vendita della RWE Dea, che è stata accettata dalla RWE per ridurre i debiti societari, ha tuttavia sollevato un vespaio di polemiche per via della sua acquisizione da parte di uno degli uomini più ricchi di un Paese, la Russia, a cui l’Unione Europea ha applicato sanzioni economiche per protestare contro l’aggressione militare all’Ucraina.

A motivare le critiche alla vendita della RWE Dea, avanzate dai Verdi tedeschi e da alcuni esponenti della cristiano democratica CDU -che è pure il Partito di Governo del Cancelliere Merkel- è anche lo stretto legame che sussiste tra il fondo LetterOne e il Presidente russo, Vladimir Putin.

Questo fatto ha avanzato il sospetto che la cessione al fondo russo della RWE Dea sia avvenuto in violazione delle sanzioni UE e, sopratutto, possa mettere a repentaglio la sicurezza energetica della Germania, visto l’effettivo rafforzamento della presenza di capitali della Russia nel mercato tedesco dell’energia.

Pronta è stata la risposta del Ministero dell’Economia tedesco, attorno a quale ha fatto quadrato la SPD -la forza politica socialdemocratica che appartiene alla coalizione di Governo con la CDU- che ha assicurato di avere ricevuto il via libera dell’UE all’operazione.

Il Ministero dell’Economia, guidato dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel -che è anche il Segretario della SPD- ha inoltre argomentato la regolarità della vendita della RWE Dea sostenendo che il fondo LetterOne è registrato in Lussemburgo: uno Stato UE che non è soggetto alle sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia.

Oltre che per il mercato dell’energia tedesco, la cessione della RWE Dea, che funge da preludio ad una vera e propria scalata dei russi alla RWE, ha ripercussioni anche per la sicurezza energetica dell’Ucraina, che per diminuire la dipendenza dal gas della Russia ha avviato l’importazione di oro blu russo proveniente dalla Germania, fornito attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia e Ungheria.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, l’importazione del gas russo da ovest, commercializzato a prezzi convenienti dalla RWE, è destinato a ricoprire il 50% del fabbisogno di gas dell’Ucraina.

In caso di pieno possesso dei russi della RWE, o anche solo della presenza di una cospicua fetta di capitale russo nella compagnia tedesca, l’Ucraina si troverebbe sempre a dovere dipendere dalla Russia, che si avvale del gas come strumento di coercizione geopolitica per fagocitare Kyiv nell’orbita di Mosca.

Anche l’Ucraina punta sui rigassificatori

A confermare i timori legati al possibile, e probabile, incremento della presenza dei russi in Germania sono le parole dello Speaker della Rada ucraina, Oleksandr Turchynov, che, come riportato dalla radio Golos Stolitsi ha proposto di accelerare la costruzione del rigassificatore di Odessa.

Questa infrastruttura, bloccata sotto l’Amministrazione dell’ex-Presidente ucraino, l’autoritario filo-russo Viktor Yanukovych, permetterebbe in Ucraina l’importazione di gas liquefatto da Norvegia, Egitto, Qatar e Stati Uniti d’America.

Grazie alla realizzazione dei rigassificatori, Polonia e Lituania, seguendo una direttiva UE in materia di diversificazione delle forniture di gas, hanno intenzione di avvalersi del gas liquefatto da Qatar e Norvegia per incrementare la sicurezza energetica da possibili ricatti geopolitici e contrattuali da parte dei russi.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: tanta incertezza dietro al “Piano Merkel”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2014

Il Cancelliere tedesco da al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas. Il supporto politico all’integrità territoriale di Kyiv si scontra con la proposta di federalizzazione dell’Ucraina dichiarata, in contemporanea, dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel

Pieno appoggio politico e un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione delle zone colpite dalla guerra, senza contare il significato politico del gesto, che sancisce definitivamente che la Germania è l’unica locomotiva politica dell’Europa. Nella giornata di sabato, 23 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale a Kyiv presso il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a cui ha portato il pieno appoggio politico della Germania all’Ucraina.

Durante la visita, un evento storico e di alto valore simbolico -la visita è avvenuta alla vigilia della Festa dell’Indipendenza ucraina- la Merkel ha anche dichiarato di appoggiare l’integrità territoriale ucraina, e, nel contempo, ha sottolineato la mancata volontà di riconoscere il possesso della Russia sulla Crimea: penisola ucraina annessa militarmente, lo scorso Marzo, dall’esercito di Mosca alla Federazione Russa.

La Merkel, come riportato da una nota dell’Amministrazione Presidenziale ucraina, ha poi promesso a Poroshenko un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas: regione dell’Ucraina ad oggi occupata da miliziani pro-russi finanziati ed armati dalla Russia.

“La guerra non l’abbiamo voluta noi, e per questo siamo grati per il sostegno alla Germania: un amico che si palesa nel momento del bisogno è un vero amico” ha dichiarato Poroshenko, che ha rinominato ‘Piano Merkel’ -in analogia con il ‘Piano Marshall’- l’aiuto economico che il Cancelliere tedesco ha promesso per la ricostruzione del Donbas.

Proprio il ‘Piano Merkel’ rappresenta la vera questione su cui il Cancelliere tedesco fa leva per attuare una strategia di risoluzione della crisi ucraina, che potrebbe seguire tre differenti ipotesi.

La prima delle ipotesi, riportata dall’autorevole Ukrayinska Pravda, pone l’accento sul possibile interesse che la Merkel avrebbe nell’arginare le ripercussioni che la sconfitta militare della Russia in Ucraina potrebbe avere, sul piano economico, per la Germania e anche per l’Unione Europea.

Nello specifico, la Merkel avrebbe invitato Poroshenko a fermare il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa per non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, che, in cambio, il Cancelliere tedesco avrebbe convinto a far ritirare i miliziani pro-russi nel Donbas, e a restituire a Kyiv la Crimea.

La seconda ipotesi, diametralmente opposta dalla prima, parte dal presupposto -proveniente da fonti dirette della CDU, che hanno chiesto l’anonimato- che la Merkel ha deciso di supportare attivamente l’integrazione economica dell’Ucraina in Europa.

A conferma di questo secondo disegno sono sia la decisione di appoggiare politicamente Kyiv con una visita ufficiale alla vigilia della Festa dell’Indipendenza, che le dichiarazioni del Vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che, come riportato dalla Welt, in contemporanea alle trattative tra la Merkel e Poroshenko si è detto favorevole alla federalizzazione dell’Ucraina.

Le dichiarazioni di Gabriel, che si è anche detto contrario alla restituzione della Crimea all’Ucraina, rappresentano la contropartita che Putin è pronto ad accettare in cambio dell’integrazione economica di Kyiv, ossia la frammentazione dell’Ucraina che, con l’indipendenza del Donbas e delle Oblast costiere sul Mar Nero -assieme alla totale rinuncia alla Crimea- finirebbe per diventare uno Stato piccolo e debole.

“Gabriel ha sbagliato a parlare di ‘federalizzazione’ perché non ha tenuto conto che, per gli ucraini, questo termine è sinonimo di ‘perdita di sovranità’. Al contrario, il Governo tedesco fa menzione solo ad una suddivisione amministrativa dello Stato ucraino differente da quella attuale, che non prevede autonomia per le regioni” ha dichiarato la Merkel, come riportato dalla Reuters, cercando di mettere una pezza alle dichiarazioni del suo Vice.

Nonostante la tardiva e raffazzonata giustificazione delle parole di Gabriel -che è anche il Segretario del Partito socialdemocratico SPD: la forza politica che governa assieme alla cristiano democratica CDU della Merkel- l’ipotesi che il Cancelliere tedesco stia spingendo Poroshenko a dure rinunce territoriali è altrettanto plausibile.

La Germania contro USA, Francia e Polonia

Oltre alle due ipotesi sul ‘Piano Merkel’, una terza, avanzata all’autorevole agenzia PAP dal Direttore della Fondazione PAUCI per il dialogo polacco-ucraino, Jan Pieklo, sembra essere altrettanto probabile, in quanto essa sottolinea come, con la visita in Ucraina, la Merkel abbia in realtà voluto surclassare tre avversari geopolitici: Francia, Polonia e Stati Uniti d’America.

Approfittando del solo parziale impegno degli USA nella questione ucraina -va tenuto conto che il Presidente statunitense, Barack Obama, ha spostato dall’Europa all’Asia-Pacifico l’interesse principale della politica estera statunitense- e dei legami militari tra Francia e Russia -testimoniati dalla vendita dei Mistral francesi a Mosca continuata dal Presidente francese, Francois Hollande, nonostante le sanzioni UE- la Merkel ha infatti avuto gioco facile a presentare la Germania come l’unico Paese dell’Occidente amico e alleato all’Ucraina.

Kyiv, per via del fatto che è la Merkel l’unico interlocutore dell’Europa con cui Putin ha finora mantenuto contatti, è portata così a considerare la Germania come il partner europeo prioritario a spese della Polonia, che, per ragioni culturali, storiche e geopolitiche, finora è sempre stata il punto di riferimento dell’Ucraina presso le Istituzioni europee ed internazionali.

Con il superamento di USA e Polonia -due Paesi che hanno ben chiara l’opportunità e l’importanza economica, geopolitica e morale della diffusione della Democrazia e della Libertà in Europa Orientale- l’Occidente ha così appaltato la risoluzione della crisi ucraina alla Germania: un dato di fatto, che nemmeno il nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE sarà in grado di contrastare una volta eletto.

L’aver lasciato in mano alla Merkel e a Gabriel la risoluzione della crisi ucraina lascia aperti tutti gli scenari: da un lato, la Germania potrebbe diventare davvero la locomotiva politica dell’Europa e realizzare le legittime aspirazioni euro-atlantiche di Kyiv.

Dall’altro, però, la Germania potrebbe fare prevalere i suoi rapporti privilegiati con la Russia in ambito finanziario ed energetico, e, come temuto da Pieklo, realizzare, sulla testa di Poroshenko, e a spese dell’Unità politica dell’Europa, un nuovo ‘Patto Molotov-Ribbentrop’ con Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Austria sostiene il Southstream nonostante le sanzioni a Putin dell’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 4, 2014

Il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, sostiene la realizzazione del gasdotto voluto dal Presidente russo per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia. La Francia limita solo parzialmente la cooperazione armata con Mosca, mentre Germania e Italia sospendono progetti militari con il Cremlino

Tutti parlano tanto di Europa, ma quando il discorso si sposta sul gas in Austria sembra prevalere l’interesse del singolo Paese: anche a costo di fare affari con uno Stato militarmente aggressivo dalle rinnovate velleità imperiali come la Russia.

Nella giornata di lunedì, 4 Agosto, il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, ha dichiarato che le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia in reazione all’aggressione militare all’Ucraina non pregiudicano la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal carburante russo, e per bypassare l’Ucraina nell’invio di gas in territorio UE, è progettato fino all’Austria -il cui Governo ha siglato un accordo per la realizzazione del Southstream con il monopolista statale russo del gas Gazprom- attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia ed Ungheria.

“Gli ultimi 50 chilometri del Southstream, progettati in territorio austriaco, vanno realizzati: non ci sono storie a riguardo” ha dichiarato Roiss al giornale Profil in merito al gasdotto russo, che, al contrario, non è ritenuto dalla Commissione Europea un’infrastruttura prioritaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Oltre all’Austria, a non realizzare le sanzioni imposte dall’UE alla Russia lo scorso Primo di Agosto è anche la Francia, che ha fortemente voluto portare a termine la consegna di portaerei Mistral all’esercito russo, secondo un contratto varato nel 2011.

Tuttavia, la Francia, come riportato dall’agenzia Interfax, ha sospeso la realizzazione di sottomarini militari di categoria S1000 destinati all’esercito russo.

La medesima misura è stata poi presa dall’Italia, che, come riportato dall’autorevole Yevropeyska Pravda, ha posto fine alla costruzione congiunta con Mosca degli stessi sistemi navali sottomarini.

Chi, invece, ha aderito con più convinzione alle sanzioni europee alla Russia è la Germania, che, come dichiarato alla Suddeutsche Zeitung dal Ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha sospeso il rifornimento di armamenti per l’addestramento dei soldati russi.

Finora, sulla base di un contratto stipulato sempre nel 2011, la compagnia tedesca Rheinmettall ha addestrato militari russi nel campo di Mulino, ubicato nella Russia sud-occidentale.

La Romania sostituisce Turchia e Cina alla Russia

Una reazione adeguata e coerente rispetto alle sanzioni adottate dall’UE è stata presa dal Premier romeno, Victor Ponta, che, durante un’intervista alla televisione Digi24, ha ritenuto oramai superati i rapporti economici e commerciali con la Russia.

A motivare la posizione di Ponta, come dichiarato dallo stesso Premier romeno, non è stata solamente l’aggressione militare della Russia all’Ucraina orientale e l’annessione armata della Crimea, ma anche la pressione energetica e commerciale esercitata da Mosca sulla Moldova.

La Russia ha infatti minacciato di interrompere le forniture di gas per Chisinau, ed ha anche imposto un embargo sui prodotti agricoli moldavi.

“Non vedo prospettive di miglioramento delle relazioni con la Russia, anzi, ritengo che esse vadano sempre più a peggiorare -ha dichiarato Ponta- Abbiamo per questo deciso di rafforzare le relazioni con nostri nuovi partner strategici, come Turchia e Cina” ha continuato il Premier romeno.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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VERTICE DI JALTA: JANUKOVYCH E’ SEMPRE PIU ISOLATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2012

Dodici Presidenti non parteciperanno al summit dei Paesi dell’Europa Centrale per protestare contro la repressione dell’Opposizione Democratica ucraina, mentre diversi Leader di governo nazionali e continentali hanno dichiarato l’intenzione di boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si giocheranno in Ucraina. L’appello di Adam Michnik per la liberazione dell’anima del dissenso arancione, Julija Tymoshenko, e per il sostegno delle ambizioni europee di Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dai vertici internazionali allo sport, Janukovych avrà molto da riflettere sul perché della sua solitudine politica. Nella giornata di venerdì, 4 Maggio, è salito a dodici il numero dei Presidenti che hanno deciso di non partecipare al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale, organizzato a Jalta, in Crimea, sotto la dirigenza della Presidenza ucraina.

Alle defezioni dei Presidenti di Germania, Joachim Gauck, Austria, Heinz Fischer, Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, Croazia, Ivo Josipovic, Bulgaria, Rosen Plevnelev, Lettonia, Andis Berzins, Estonia, Henryk Ilves, Ungheria, Janos Ader, e Albania, Bamir Topi, si è aggiunta la rinuncia del Capo di Stato della Bosnia Erzegovina, Bagir Izetbegovic

Molte tra le giustificazioni fornite a Kyiv a corredo delle rinunce si sono limitate all’ambito diplomatico, ma in realtà le defezioni sono un segnale di aperta contestazione nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è criticato per le repressioni politiche attuate nei confronti degli esponenti dell’Opposizione Democratica: molti dei quali sono stati arrestati, processati senza diritto di difesa, rinchiusi in carcere senza che un verdetto in merito fosse stato ancora pronunciato, privati dell’assistenza medica, e addirittura picchiati, come avvenuto alla Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Il regresso della democrazia a Kyiv ha provocato una protesta non solo nei confronti del vertice di Jalta, ma anche del campionato europeo di calcio del 2012, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

A favore dell’idea lanciata dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, e del segretario dell’opposizione tedesca, Sigmar Gabriel, di non recarsi negli stadi ucraini per protestare contro le detenzioni politiche si sono dichiarati il Ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Uri Rosenthal, il suo collega Austriaco, Michael Spindelegger, e quello belga, Didier Reynders.

Differente è la situazione interna agli organismi politici UE: il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha sostenuto l’iniziativa della Merkel, e ha invitato tutti gli altri esponenti dell’esecutivo continentale a boicottare la parte ucraina della rassegna sportiva.

Diversamente, il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha evidenziato come il boicottaggio non sia una soluzione che aiuti al miglioramento della situazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, ma nel contempo ha comunicato la sua decisione di unirsi alla linea dei Commissari qualora il Regresso della democrazia in Ucraina continuasse a manifestarsi nella maniera così forte finora registrata.

Infine, una frattura più profonda è apparsa in Danimarca, dove la linea della Merkel è stata appoggiata dall’opposizione di centro-destra, mentre la maggioranza di centro-sinistra si è dichiarata contraria, in quanto essa ha ritenuto che il boicottaggio della manifestazione sportiva è una penalizzazione maggiore per il popolo ucraino più che per il suo Presidente.

L’appello di Michnik per la liberazione di Julija Tymoshenko e l’integrazione europea dell’Ucraina

La posizione di Schulz e della maggioranza danese – che ricopre la Presidenza di Turno dell’Unione Europea – è condivisa da una serie di Paesi del Vecchio Continente, che per ragioni storiche, economiche e geopolitiche affrontano la questione ucraina con maggiore cautela rispetto al punto di vista tedesco.

Il Presidente e il Premier polacco, Bronislaw Komorowski e Donald Tusk, hanno invitato i Capi di Stato dell’Europa Centrale a non disertare il vertice di Jalta, e hanno consigliato ai Leader di governo UE di non boicottare la parte ucraina dell’europeo di calcio per non isolare completamente l’Ucraina dalla comunità Occidentale.

A cogliere l’invito di Varsavia sono stati i Presidenti di Moldova e Slovacchia, Nicoli Timofti e Ivan Gasparovic, che assieme a Komorowski hanno dichiarato l’intenzione di recarsi a Jalta per mantenere le relazioni con l’Ucraina, e per affrontare vis-à-vis con Janukovych la questione del regresso democratico in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

A dare linfa a questa posizione è stato anche lo storico dissidente polacco del sindacato autonomo Solidarnosc, e attuale Redattore dell’autorevole Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, che ha lanciato un appello – aperto alla sottoscrizione pubblica – per richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko e degli altri detenuti politici repressi dal regime autoritario di Janukovych senza boicottare l’euro 2012, né sostenere iniziative atte a isolare l’Ucraina dalla comunità europea.

Come illustrato da Michnik e da diversi politologi, l’allontanamento di Kyiv dall’Occidente, e l’inevitabile conseguente inglobamento dell’Ucraina nella zona di influenza della Russia, mette a serio repentaglio l’indipendenza economica e la sicurezza nazionale di tutta l’Europa.

Il controllo politico dei russi sulle risorse naturali e sulle infrastrutture energetiche ucraine porta a compimento le ancora forti velleità imperiali del Cremlino, e nel lungo-medio temine permette a Mosca di acquisire lo status di superpotenza mondiale, e di relegare ai margini dell’economia mondiale un’Unione Europea sempre più debole e divisa.

Matteo Cazzulani

LE FOTO DI JULIJA TYMOSHENKO E LE BOMBE DI DNIPROPETROVS’K

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 29, 2012

Immagini fotografiche diffuse dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda testimoniano le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ma la notizia viene posta in secondo piano dall’esplosione di quattro ordigni a Dnipropetrovs’k, che hanno provocato 30 feriti. Le teorie su un tragico evento che non solo mette a repentaglio lo svolgimento dei campionati europei di calcio, ma peggiora la già negativa immagine dell’Ucraina nel Mondo 

Le percosse subite dalla Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. FOTO UKRAYINSKA PRAVDA

Le prove di una drammatica situazione che mobilita la comunità internazionale cancellate da un evento di ancora maggiore gravità. Questa è stata la sorte delle foto che hanno provato l’esistenza di ematomi e ferite sul corpo di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ed ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato.

A realizzare le fotografie, pubblicate dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, è stata la Responsabile per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, Nina Karpachova, che nella giornata di mercoledì, 25 Aprile, ha ottenuto un incontro privato con la detenuta.

Gli scatti mostrano presenza di ematomi all’altezza dello stomaco e sulle braccia, proprio come quanto dichiarato dalla Tymoshenko e dai suoi avvocati, che hanno accusato le forze di polizia di avere costretto con la forza la Leader dell’Opposizione Democratica a recarsi su un ambulanza diretta in un ospedale cittadino nella serata di venerdì, 20 Aprile.

A dare credito alle fotografie sono state le stesse Autorità ucraine, che dopo avere accusato la Tymoshenko di simulazione hanno riconosciuto l’entità delle prove. Inoltre, nella giornata di sabato, 28 Aprile, l’attestazione delle lesioni ha spinto il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj a interrompere per un mese il processo in cui l’ex-Primo Ministro è accusata di evasione fiscale e sottrazione indebita di danaro pubblico durante la presidenza del colosso energetico JEESU, che la Leader dell’Opposizione Democratica ha guidato negli anni Novanta.

A porre la notizia in secondo piano nelle testate nazionali ed internazionali è stato lo scoppio quasi contemporaneo di 4 ordigni nella città natale della Tymoshenko, Dnipropetrovs’k, che venerdì, 27 Aprile, ha provocato 30 feriti, tra cui 10 bambini.

Nell’immediato, la città è stata presidiata da forze militari e mezzi anfibi dell’esercito, la rete telefonica è saltata, e il Presidente Viktor Janukovych ha promesso alte ricompense finanziarie a chiunque fornisce informazioni sugli autori di quello è stato definito come un atto terroristico.

Tra prove di golpe e destabilizzazione programmata

Sull’interpretazione dell’accaduto si sono distinte due linee di pensiero sostenute da pubblicisti ed esponenti politici di diverso orientamento. Alcuni hanno posto in rilievo come il presidio della città da parte dell’esercito, e l’interruzione delle comunicazioni cellulari, siano caratteristiche tipiche del Colpo di Stato, che le Autorità avrebbero attuato per giustificare future sospensioni delle libertà democratiche nel Paese.

Altri hanno illustrato la possibile presenza all’interno del Servizi Segreti di una corrente filo-russa, che avrebbe organizzato le esplosioni per destabilizzare la situazione politica interna a un Paese che Mosca ritiene essere una propria colonia.

L’unica certezza in merito è legata al fatto che lo scoppio degli ordigni – che secondo gli esperti possono essere classificati di media-bassa pericolosità se, come accaduto, fatti esplodere in spazi aperti – pone un serio punto interrogativo sullo stato della preparazione dell’Ucraina all’organizzazione del campionato europeo di calcio, che il Paese si appresta ad organizzare con la Polonia: nonostante il tragico evento sia avvenuto in una città nella quale non sarà giocata alcuna partita.

Inoltre, i fatti di Dnipropetrovs’k hanno posto in secondo piano le foto riguardanti le percosse subite dalla Tymoshenko, che oltre a confermare l’effettivo mancato rispetto dei diritti umani in Ucraina, hanno dato ancor più forza alle forti critiche che solamente negli ultimi giorni sono state indirizzate a Janukovych da parte del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, dell’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera e di Difesa, Catherine Ashton, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e delle Autorità canadesi.

Nello specifico, la Merkel ha invitato il Presidente ucraino a permettere alla Tymoshenko di ricevere cure mediche in Germania, mentre il Leader dell’opposizione tedesca, Zigmar Gabriel, ha proposto di boicottare gli europei di calcio, sulla medesima linea di quanto in Italia è stato espresso dal Segretario UDC, Pierfrancesco Casini.

A sua volta, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha espresso il timore che i fatti di Dnipropetrovs’k siano orientati proprio contro l’organizzazione della rassegna sportiva, mentre il Ministro degli Esteri del Canada, John Berd, ha invitato Janukovych a non strumentalizzare lo scoppio degli ordigni per sospendere le libertà fondamentali.

Infine, il Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha evidenziato come l’attuazione di repressioni in un Paese come l’Ucraina sia un fattore che poneun’ombra non solo sull’Amministrazione dello Stato, ma anche sulle persone che sono chiamate a governarlo.

Matteo Cazzulani