LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Germania vende parte della RWE a Putin e mette a repentaglio l’Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 26, 2014

Il Governo tedesco da il suo ok alla vendita della compagnia RWE Dea al fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman, nota personalità vicina al Presidente russo. Verdi e CDU contestano la SPD per avere autorizzato un’operazione che mette a repentaglio la sicurezza energetica sia di Berlino che di Kyiv

Una transazione di 5,1 miliardi di euro per una compagnia da cui dipende molto degli equilibri energetici in Europa Centro-Orientale. Nella giornata di venerdì, 22 Agosto, il Governo tedesco ha approvato la cessione della RWE Dea: una controllata del colosso energetico RWE, che secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Economia della Germania sarà acquisita dal fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman.

Come riportato dall’agenzia PAP, la RWE Dea si occupa della commercializzazione del gas non solo in Germania, ma anche in Gran Bretagna, Norvegia ed Egitto: una vasta presenza in diverse aree del Mondo che fa si che la compagnia tedesca ricopra un ruolo fondamentale nel sistema di compagnie controllate dalla RWE.

A conferire ancora più importanza alla RWE Dea è l’importanza che il settore del gas avrà in Germania per via della decisione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di rinunciare al nucleare dopo il disastro di Fukushima, nel 2010.

La vendita della RWE Dea, che è stata accettata dalla RWE per ridurre i debiti societari, ha tuttavia sollevato un vespaio di polemiche per via della sua acquisizione da parte di uno degli uomini più ricchi di un Paese, la Russia, a cui l’Unione Europea ha applicato sanzioni economiche per protestare contro l’aggressione militare all’Ucraina.

A motivare le critiche alla vendita della RWE Dea, avanzate dai Verdi tedeschi e da alcuni esponenti della cristiano democratica CDU -che è pure il Partito di Governo del Cancelliere Merkel- è anche lo stretto legame che sussiste tra il fondo LetterOne e il Presidente russo, Vladimir Putin.

Questo fatto ha avanzato il sospetto che la cessione al fondo russo della RWE Dea sia avvenuto in violazione delle sanzioni UE e, sopratutto, possa mettere a repentaglio la sicurezza energetica della Germania, visto l’effettivo rafforzamento della presenza di capitali della Russia nel mercato tedesco dell’energia.

Pronta è stata la risposta del Ministero dell’Economia tedesco, attorno a quale ha fatto quadrato la SPD -la forza politica socialdemocratica che appartiene alla coalizione di Governo con la CDU- che ha assicurato di avere ricevuto il via libera dell’UE all’operazione.

Il Ministero dell’Economia, guidato dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel -che è anche il Segretario della SPD- ha inoltre argomentato la regolarità della vendita della RWE Dea sostenendo che il fondo LetterOne è registrato in Lussemburgo: uno Stato UE che non è soggetto alle sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia.

Oltre che per il mercato dell’energia tedesco, la cessione della RWE Dea, che funge da preludio ad una vera e propria scalata dei russi alla RWE, ha ripercussioni anche per la sicurezza energetica dell’Ucraina, che per diminuire la dipendenza dal gas della Russia ha avviato l’importazione di oro blu russo proveniente dalla Germania, fornito attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia e Ungheria.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, l’importazione del gas russo da ovest, commercializzato a prezzi convenienti dalla RWE, è destinato a ricoprire il 50% del fabbisogno di gas dell’Ucraina.

In caso di pieno possesso dei russi della RWE, o anche solo della presenza di una cospicua fetta di capitale russo nella compagnia tedesca, l’Ucraina si troverebbe sempre a dovere dipendere dalla Russia, che si avvale del gas come strumento di coercizione geopolitica per fagocitare Kyiv nell’orbita di Mosca.

Anche l’Ucraina punta sui rigassificatori

A confermare i timori legati al possibile, e probabile, incremento della presenza dei russi in Germania sono le parole dello Speaker della Rada ucraina, Oleksandr Turchynov, che, come riportato dalla radio Golos Stolitsi ha proposto di accelerare la costruzione del rigassificatore di Odessa.

Questa infrastruttura, bloccata sotto l’Amministrazione dell’ex-Presidente ucraino, l’autoritario filo-russo Viktor Yanukovych, permetterebbe in Ucraina l’importazione di gas liquefatto da Norvegia, Egitto, Qatar e Stati Uniti d’America.

Grazie alla realizzazione dei rigassificatori, Polonia e Lituania, seguendo una direttiva UE in materia di diversificazione delle forniture di gas, hanno intenzione di avvalersi del gas liquefatto da Qatar e Norvegia per incrementare la sicurezza energetica da possibili ricatti geopolitici e contrattuali da parte dei russi.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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TRA GIAPPONE E INDIA UN’ALLEANZA PER IL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 11, 2013

Tokyo e Nuova Delhi varano un cartello per calmierare i prezzi del LNG e diversificare le forniture di oro blu. L’intesa interessa due dei principali importatori di oro blu liquefatto del Pianeta

Un’intesa strategica per combattere l’aumento dei prezzi per il gas liquefatto. Nella giornata di lunedì, 9 Settembre, Giappone ed India hanno ufficializzato la creazione di un cartello per l’importazione di LNG nelle economie giapponesi ed indiane.

L’alleanza, che ha anche l’obiettivo di diversificare le forniture di gas dei due Paesi, è stata presentata a Tokyo dal Ministro dell’Economia, Commercio e Trasporti giapponese, Toshimitsu Motegi, e dal Ministro per il Petrolio e il Gas indiano, Veerappa Moily.

Come riportato dall’agenzia UPI, ad oggi Giappone ed India pagano tariffe alte per il gas liquefatto perché nel mercato dell’Asia il prezzo dell’oro blu è legato a quello del greggio, la cui vendita è regolata a contratti di lungo termine

L’alleanza tra Giappone ed India costituisce un capitolo importante nella geopolitica energetica mondiale, dal momento in cui il cartello coinvolge due dei principali importatori di gas liquefatto del Mondo.

Il Giappone, il primo importatore di LNG del pianeta, ha preventivato per il 2013 un incremento delle importazioni di gas liquefatto a 72,1 Miliardi di Dollari per compensare la chiusura della centrale nucleare di Fukushima.

Per l’acquisto di gas liquefatto, il Giappone si è rivolto principalmente ad Australia e Russia, produttori rispettivamente di shale ed oro blu naturale.

L’India, che segue il Giappone nel ranking dei Paesi importatori di LNG al quinto posto, dopo Corea del Sud, Gran Bretagna e Spagna, necessita di gas per soddisfare la crescita della popolazione e dell’economia.

A partire dal 2012, compagnie indiane hanno firmato contratti per l’importazione di shale gas dagli Stati Uniti d’America, ed hanno avviato lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di oro blu non convenzionale.

L’Egitto scopre un nuovo giacimento

Oltre a Giappone ed India, a cambiare la geopolitica energetica mondiale è anche l’Egitto, dove la compagnia tedesca RWE ha realizzato la prima estrazione di gas presso il giacimento di Disouq, nel Delta del Nilo orientale.

Come riportato sempre dalla UPI, la RWE ha preventivato lo sfruttamento di 49 Milioni di piedi cubi di gas al giorno di gas.

Il giacimento Disouq è stato scoperto ad inizio settimana dal colosso britannico British Petroleum, dopo che la compagnia rivale British Gas ha abbandonato la ricerca di gas nel Delta del Nilo per via dell’instabilità politica in Egitto.

La mancata individuazione di giacimenti di gas in Egitto ha provocato enormi frustrazioni presso l’entourage dell’ex-Presidente egiziano, Mohamed Morsi, deposto lo scorso Luglio da un colpo di Stato militare.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA INCENTIVA LA RICERCA DI GAS NELL’OCEANO ARTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2013

Il monopolista statale del gas russo appalta 20 concessioni in giacimenti dell’Oceano Artico. Il Giappone come obiettivo per avviare la corsa al controllo dell’Asia contro gli Stati Uniti d’America

L’Europa e l’Asia attraverso l’Oceano Artico e la Siberia sono gli obiettivi strategici della politica energetica della Russia.

Nella giornata di lunedì, 29 Aprile, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha concesso 20 appalti per la collaborazione nello sfruttamento dei giacimenti nel Mare di Barents, in quello di Kara, in quello di Churki e in quello della Siberia Orientale.

Come riportato dall’agenzia Rosnedra, Gazprom vuole sfruttare una zona dell’Oceano Artico finora inesplorata, potenzialmente ricca di gas e greggio.

L’utilità dello sfruttamento dei giacimenti nell’Oceano Artico è dovuta principalmente ad aumentare l’esportazione di gas in Europa, dove Gazprom mantiene il quasi monopolio sulle forniture di gas.

In particolare, i giacimenti dell’Oceano Artico servono ad alimentare il Nordstream: gasdotto progettato per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico.

Secondo i progetti, la Russia punta a prolungare il Nordstream alle coste dell’Inghilterra per rifornire di gas russo anche la Gran Bretagna, e per questo conta sullo sfruttamento supplementare dei giacimenti nell’Oceano Artico.

Oltre all’Europa, la Russia sta guardando anche all’Asia, dove Mosca non mantiene una condizione di predominanza, ed è per questo intenzionata ad ampliare la sua presenza.

Sempre lunedì, 29 Aprile, il Governatore della Regione di Sakhalin, Alexandr Khoroshavin, ha sollecitato il Giappone a cooperare nella realizzazione di un rigassificatore in grado di avviare le esportazioni di gas liquefatto dalla Russia in territorio giapponese.

La Russia considera il Giappone l’unico solido alleato sul piano energetico in Asia, dove Mosca deve fare i conti con la cospicua presenza degli Stati Uniti d’America.

La contesa del mercato asiatico del gas

Grazie allo sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- gli USA si stanno preparando a prendere il primato sulle esportazioni di oro blu in Asia, sopratutto in India, Indonesia, Singapore e Corea del Sud.

Il Giappone considera la Russia un importante fornitore di gas che possa contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal nucleare, dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima.

Matteo Cazzulani

GAS: IL GIAPPONE GUARDA ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 18, 2013

L’Autorità dell’Energia giapponese esprime interesse per le importazioni di LNG russo dal rigassificatore di Vladivostok. È l’inizio della concorrenza in Asia del Cremlino agli Stati Uniti d’America.

Il Giappone è sempre più la prima colonia dell’espansione della Russia nel mercato energetico dell’Asia.

Nella giornata di mercoledì, 17 Aprile, il Direttore dell’Agenzia delle Risorse Energetiche giapponese, Hisayoshi Ando, ha dichiarato interesse per la realizzazione del terminale di Vladivostok.

L’infrastruttura è stata progettata dalla Russia per produrre 15 milioni di tonnellate all’anno di gas liquefatto all’anno per l’esportazione in Asia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, il Giappone, che dal disastro nucleare di Fukushima sta cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ha ritenuto il progetto fondamentale per la sicurezza nazionale.

La manovra della Russia in Giappone è orientata a contrastare il dominio degli USA nel settore del gas in Asia.

Con l’avvio del l’estrazione dello shale gas -oro blu estratto a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- Washington ha avviato i rifornimenti di energia a India, Singapore, Corea del Sud, ed Indonesia.

Interesse allo shale statunitense è stato espresso anche dalla Cina, che, dopo avere a lungo rifiutato contratti con la Russia, è legata al Turkmenistan: il quarto produttore di gas al mondo

Dal punto di vista giapponese, la Russia costituisce una fonte di diversificazione delle forniture di gas liquefatto, rispetto ad Australia e Qatar.

I giapponesi vogliono anche il gas canadese

Un altro mercato su cui il Giappone ha posto attenzione è il Canada, con cui Tokyo ha espresso la volontà di collaborare nel settore energetico per importare gas liquefatto.

Decisiva nella realizzazione del progetto è la posizione della Japan Oil: compagnia con sede a Vancouver, in Canada.

Il progetto del Giappone di incrementare gli investimenti in Canada è stato apprezzato dal Ministro dell’Energia canadese, Henry Coleman, che ha definito strategiche le relazioni tra Ottawa e Tokyo.

Matteo Cazzulani

GAS: OBAMA RIFORNISCE DI SHALE ANCHE IL GIAPPONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 3, 2013

Il Dipartimento di Stato USA pronto ad avviare l’esportazione di LNG in Giappone per garantire a Tokyo la diversificazione degli approvvigionamenti e la diminuzione del prezzo delle importazioni di energia. Il Governo giapponese intenzionato a realizzare una Borsa dell’oro blu liquefatto

Un evento di rilevanza nella politica energetica mondiale che consente agli Stati Uniti d’America di rafforzare la propria posizione in Asia. Nella giornata di Venerdì, 29 Marzo, il Dipartimento di Stato USA ha dichiarato l’intenzione di avviare l’esportazione di gas Shale liquefatto in Giappone.

Come riportato da Natural Gas Asia, Washington ha già ricevuto più di venti offerte di cooperazione per l’avvio della partnership energetica con Tokyo, tra cui molte compagnie energetiche giapponesi interessate a stringere i rapporti con gli USA.

Con l’avvio dello sfruttamento dei cospicui giacimenti domestici di Shale -gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking adoperate solo in Nordamerica- gli Stati Uniti d’America hanno incrementato le esportazioni di LNG in Asia.

Forti del prezzo concorrenziale offerto agli acquirenti asiatici, legato alla cospicuità dello Shale posseduto nei giacimenti domestici, gli USA si sono imposti nel mercato di India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Il Giappone costituisce l’ennesimo mercato in cui Washington può avviare le proprie esportazioni per consolidare ulteriormente la propria posizione nel settore energetico asiatico.

Per quanto riguarda il Giappone, l’avvio dell’importazione dello Shale USA rappresenta una soluzione alla drastica riduzione dell’energia nucleare, decisa nel 2011 in seguito al disastro avvenuto presso la centrale atomica di Fukushima.

Inoltre, lo Shale statunitense permette al Giappone di diversificare le fonti di approvvigionamento di LNG, che ad oggi Tokyo importa principalmente da Qatar, Australia e, nei prossimi tempi, anche dalla Russia.

L’interesse del Giappone nutrito nei confronti del gas liquefatto è dato anche dalla decisione del Governo di Tokyo di istituire una Borsa dell’LNG, in cui saranno presenti anche compagnie esperte nella realizzazione di infrastrutture energetiche e termoelettriche.

Come riportato dalla Reuters, lo scopo del Governo giapponese è non solo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, ma anche la rottura degli schemi tariffari vigenti, che ad oggi legano il costo dell’oro blu a quello del greggio.

L’Europa diversifica gli approvvigionamenti grazie alla pax tra Turchia e Israele

Oltre che nel mercato asiatico, gli Stati Uniti d’America sono riusciti a dare una svolta anche alla situazione del gas in Medio Oriente quando, grazie alla mediazione del Presidente USA, Barack Obama, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo collega turco Tayyip Erdogan, hanno posto fine ad una crisi diplomatica pluriennale.

Come riportato dalla Trend, il riavvicinamento tra Israele e Turchia è maturato nella proposta di una partnership energetica tra i due Paesi, per garantire l’esportazione del gas israeliano nel mercato Europeo attraverso il sistema infrastrutturale energetico turco.

Nello specifico, Israele ha proposto l’avvio immediato della realizzazione di un gasdotto per trasportare 16 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia dal giacimento Tamar, ubicato nel Mar Mediterraneo.

Una volta approdato in Turchia, il gas israeliano sarà trasportato in Europa attraverso il Corrodio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan tramite il territorio turco.

Se realizzato, il progetto garantirebbe all’Unione Europea la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria, le cui forniture, ad oggi, coprono circa l’80% del fabbisogno complessivo UE.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA VARA UNA STRATEGIA ENERGETICA COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 29, 2012

I Paesi UE invitati a condividere i dettagli inerenti lo stato delle trattative con enti e compagnie registrati al di fuori dell’Unione Europea. Il provvedimento passa all’esame dei singoli governi, ma la continua espansione della Russia monopolista nel mercato del Vecchio Continente potrebbe rendere il documento un’iniziativa tardiva

I percorsi di Southstream e Nabucco

La messa in comune delle informazioni come antidoto a politiche energetiche di corto respiro. Nella giornata di martedì, 28 Febbraio, la Commissione Europea ha varato un piano che obbliga i singoli Paesi dell’UE a comunicare a Bruxelles i dettagli legati alle trattative intraprese, in campo energetico, con soggetti registrati al di fuori del Vecchio Continente.

Come illustrato dal Commissario all’Energia, Gunther Oettinger, il provvedimento punta alla creazione di un mercato unico europeo anche nel settore dell’energia e, sopratutto, ha lo scopo di consolidare la posizione dei 27 Stati UE nelle trattative intavolate con forti monopolisti, che vedono la compravendita del gas, e la gestione dei gasdotti dell’Europa, come un Eldorado su cui lucrare. Spesso, a discapito degli interessi di Bruxelles.

Il voto della Commissione, tuttavia, non è nulla di definitivo, dal momento in cui ad esso segue una girandola di negoziati con i singoli Paesi per l’approvazione definitiva. Come riportato da diverse fonti del Parlamento Europeo, è forte il timore che alcuni Stati possano anteporre il proprio interesse a quello generale dell’UE, e bloccare l’iter di approvazione di un documento di importanza strategica.

Tra i Paesi indiziati figurano in primis Germania e Francia: legati alla Russia da contratti che consentono al monopolista russo, Gazprom, la gestione diretta, parziale o totale, dei gasdotti dei due Stati più influenti nell’Unione Europea. Inoltre, Berlino ha ottenuto sensibili sconti sul gas importato da Mosca, e ha sostenuto la Russia nella costruzione del Nordstream: gasdotto sottomarino che collega direttamente il territorio russo a quello tedesco, bypassa Paesi politicamente ostili al Cremlino come Polonia e Stati Baltici, e de facto, divide l’UE.

Parigi, dal canto suo, ha ottenuto sensibili ribassi sulla bolletta e compartecipazionicoi russi in diversi progetti energetici nel Mondo: il tutto, in cambio del sostegno politico francese in sede europea alla realizzazione dei piani della Russia, seppur palesemente in contrasto con l’interesse generale di Bruxelles.

All’asse franco-tedesco si è aggiunta, lunedì, 27 Febbraio, anche la Slovenia. Trattative di alto livello, a cui hanno partecipato il Presidente e il Premier sloveni, Danilo Turk e Janez Jansa, ed il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, hanno cementato le relazioni energetiche tra Lubiana e Mosca, e confermato la partecipazione della Slovenia al Southstream.

Questo gasdotto è progettato dal Cremlino sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas direttamente l’Europa Occidentale e saltare, sul modello del Nordstream, Stati che si sono opposti alle politiche monopolistiche della Russia, come Romania, Moldova, e Ucraina.

Oltre al divide et impera dell’Unione Europea, la costruzione del Southstream ha anche lo scopo di costringere i soggetti penalizzati dalla sua realizzazione alla cessione della gestione dei propri gasdotti nazionali a Gazprom, la quale, contando su infrastrutture già realizzate, potrebbe così mantenere l’egemonia sulla compravendita di gas in Europa senza costruire un gasdotto ex-novo.

Accordi in tale direzione, oltre che da Germania e Francia, sono stati firmati da Slovenia, Austria e Slovacchia: fatto che ha gettato in allarme Repubblica Ceca e Italia.

La compagnia ceca Net4Gas, proprietaria dei gasdotti della Repubblica Ceca, si è detta preoccupata dalla possibile decisione da parte della tedesca RWE – da cui la Net4Gas è controllata, e che vanta rapporti stretti con i russi – del controllo parziale sul sistema infrastrutturale energetico di Praga. Una soluzione tutt’altro che peregrina: le condutture ceche sono collegate a quelle slovacche, slovene, austriache, e tedesche che Gazprom ha opzionato.

Il colosso energetico italiano ENI ha riaperto frettolosamente le trattative con Gazprom per la revisione dei contratti. Il rischio è che il monopolista russo rilevi il controllo sull’intera tratta dei gasdotti tramite la quale l’Italia importa la maggior parte del gas proveniente dalla Russia: una situazione da cui Roma non avrebbe scampo, al punto che lo stesso Amministratore Delegato del Cane a Sei Zampe, Paolo Scaroni, ha espresso la necessità di creare un mercato energetico unico europeo. De facto, allineandosi alle linee votate dalla Commissione.

Il nucleare come risposta al monopolio di Gazprom

Dinnanzi allo strapotere della Russia monopolista, differente è stata la risposta dei Paesi dell’Europa Centrale. Come rilevato dal Capo della Direzione Generale della Commissione Europea in materia energetica, Philip Lowe, sono una decina gli Stati UE che, malgrado l’avversione al nucleare finora dimostrata, hanno avviato programmi di sfruttamento dell’atomo per supplire al gas importato dalla Russia.

Nonostante l’ondata di proteste successive al disastro di Fukushima, e non potendo ripiegare sul carbone per non infrangere gli obblighi sottoscritti dall’Unione Europea nell’ambito del Protocollo di Kyoto, molti dei Paesi del Vecchio Continente, Polonia in primis, hanno giustificato la costruzione di reattori come una scelta necessaria per garantire la propria indipendenza energetica e la sicurezza nazionale ad essa collegata, messa a serio repentaglio dall’egemonia quasi incontrastata di Gazprom nel Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: SULLA LEADERSHIP RUSSA LA ZAVORRA CINESE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 27, 2011

Secondo il politologo russo, Andrej Piontovskij, guerra in Libia e terremoto in Giappone hanno rotto gli equilibri mondiali in favore di Mosca. Che, tuttavia, non riuscirà a ripresentarsi come leader mondiale, se non nel breve tempo

Il premier russo, Vladimir Putin

Una politica di corto respiro, che graverà sull’Europa. Questo il parere espresso a Radio Liberty dallo stimato politologo russo, Andrej Piontkovskij. Secondo l’esperto in materia energetica, i recenti fatti di mondo arabo ed Asia giocherebbero a favore dell’economia russia, rafforzandone il ruolo di serbatoio energetico del Mondo.

Piontkovskij pone l’accento sulle recenti dichiarazioni anti-occidentali del primo Ministro, Vladimir Putin, e del programmato aumento dell’estrazione di gas e materie prime, per un’Europa sempre più assetata di energia, e dipendente dall’unico fornitore moscovita.

Una situazione che, secondo il politologo russo, potrebbe sì riportare la Russia ai fasti del 2007, con un’economia ai livelli pre-crisi, ma per un limitato lasso di tempo. A provocarne il collasso, l’impossibilità di soddisfare la crescente domanda proveniente dalla Cina, con cui Mosca ha siglato importanti accordi. Che, oramai, la legano indissolubilmente a Pechino, oltre che a Bruxelles.

“Torneremo al Periodo del 2006-2007 — ha evidenziato a Radio Liberty — ed alla propaganda della Russia come Grande Potenza energetica. E’ un bene per un breve periodo, ma non a lungo”.

Tariffe più care per Bruxelles

Fatto sta che i bombardamenti in Libia, ed il disastro del Fukushima I, hanno messo in ginocchio l’economia mondiale, causato un’incremento delle materie energetiche, e, nel Vecchio Continente, rotto quel già precario equilibrio energetico dato da un ventaglio, nemmeno troppo esteso, di diversi fornitori.

Non a caso, la Russia non solo ha aumentato le esportazioni di Gas in Europa — pagate a caro prezzo — ma invitato compagnie mondiali, anche giapponesi, ad investire sui propri giacimenti in Siberia di oro blu, nafta, e carbone.

Matteo Cazzulani