LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Finlandia si allontana dalla NATO dopo le elezioni

Posted in Finlandia, NATO by matteocazzulani on April 20, 2015

La vittoria del Partito di Centro del multimilionario Juha Sipila raffredda le possibilità di integrazione nella NATO, sostenuta dalla Coalizione Nazionale del Premier uscente, Alex Stubb. L’economia il tema principale della consultazione elettorale

Se Atene -intesa come la Comunità Trans Atlantica- piange, Sparta -la Russia di Putin- non ride. Questo è il bilancio delle Elezioni Parlamentari in Finlandia che, nella giornata di Domenica, 19 Aprile, hanno visto trionfare il Partito di Centro. Questa forza di orientamento liberal-democratico ha ottenuto 49 seggi sui 200 messi in palio nel Parlamento monocamerale finlandese.

Come seconda forza, quasi a sorpresa, si è affermato il Partito dei Finnici, movimento nazionalista, populista ed antieuropeo che ha basato la sua campagna elettorale su un’aspra critica all’Unione Europea, riuscendo ad ottenere ben 38 seggi.

Come riportato dall’autorevole Reuters, solamente terza, anche se staccata di poco con 37 seggi, si è posizionata la Coalizione Nazionale del Premier uscente Alexander Stubb, una forza moderata e conservatrice che ha pagato il prezzo di una crisi economica sempre più forte nel Paese.

Come dichiarato dal Leader del Partito di Centro, Juha Sipila, la nuova coalizione di governo vedrà i liberal-democratici condividere la guida del Paese con i populisti del Partito dei Finni, il cui Capo, Timo Soini, ha già dichiarato di accettare la responsabilità di fare parte della maggioranza.

Secondo quanto riportato da El Pais, all’opposizione, di sicuro, si posizionerà la Coalizione Nazionale, sopratutto dopo che il Segretario del Partito SocialDemocratico, Antii Rinne, ha dichiarato di non volere utilizzare i suoi 36 seggi per dare la possibilità a Stubb di mantenere il ruolo di Premier a Capo di una Grande Coalizione simile a quella tedesca.

Nonostante il tema principale della campagna elettorale sia stato l’economia, la politica estera ha ricoperto un ruolo importante, dal momento in cui, dopo la ripresa dell’attività bellica della Russia, la sicurezza nazionale della Finlandia si trova oggi particolarmente a repentaglio.

Dopo le ripetute violazioni dello spazio aereo finlandese da parte di velivoli militari dell’aviazione russa, il Premier Stubb ha rafforzato la cooperazione militare con Svezia, Danimarca e Norvegia, ed ha ventilato l’ipotesi di integrare la Finlandia nella NATO.

L’opinione del Premier Stubb, il politico più atlantista dello scenario finlandese, è stata contrastata da Sipila, che, in linea con la tradizionale posizione di neutralità predicata dal suo Partito -che deve molto del suo programma all’ideologia neutralista dell’ex-Presidente Urho Kekkonen- si è detto contrario all’ingresso della Finlandia nella NATO.

Tuttavia, il Leader del Partito di Centro non ha chiuso totalmente la questione dell’appartenenza di Helsinki all’Alleanza Trans Atlantica, sostenendo, a poche ore dalla fine del conteggio dei voti, che un dibattito sull’ingresso della Finlandia nella NATO è comunque necessario.

Per Putin un risultato agrodolce

Con la sconfitta di Stubb, la Comunità Trans Atlantica perde uno dei Capi di Governo più atlantisti in Europa che, come riportato dal Helsinki Times, ha avuto la lungimiranza di considerare la NATO come l’unica soluzione possibile per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea dall’aggressività della Russia.

Tuttavia, l’apertura di Sipila alla questione dell’ingresso di Helsinki nell’Alleanza Atlantica dimostra come, nonostante le divergenze interne, la politica estera della Finlandia potrebbe non registrare cambiamenti per quanto riguarda il lento, ma inesorabile avvicinamento alla NATO.

A preoccupare, tuttavia, resta anche l’ottimo risultato del Partito dei Finni che, così come gli altri Partiti euroscettici ed antieuropei -basti pensare al Front National in Francia, allo UKIP in Gran Bretagna, alla Lega Nord e al Movimento 5 Stelle in Italia- sostiene posizioni molto vicine, se non addirittura collimanti, con la propaganda di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

Europee: il voto dell’Europa Centrale spinge il PPE a destra

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 26, 2014

Pareggi che penalizzano le forze governative avvengono in Polonia, Repubblica Ceca e Lituania, mentre in Croazia ed Austria avvengono ribaltoni. Conferme alle forze di Governo in Ungheria, Slovacchia e Romania.

Tanti pareggi dal sapore di sconfitta per le forze governative, alcuni cambiamenti di fronte netti e chiari e qualche conferma destinata a pesare nello scenario politico europeo. Questo è il quadro del voto europeo nei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, da dove, nonostante la bassa affluenza, è provenuto un apporto decisivo al Partito Popolare Europeo PPE, che ha vinto le elezioni europee staccando il Partito dei Socialisti Europei PSE di soli quattro punti percentuali: 28% a 24%.

In Polonia, i conservatori di Diritto e Giustizia -affiliati al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR- hanno superato la cristiano democratica Piattaforma Civica -membro PPE- con il 32% dei consensi contro il 31%: un risultato che sancisce un sorpasso, seppur minimale, del più importante Partito di opposizione alla principale forza di Governo, rappresentata dal Premier, Donald Tusk.

Terza, sempre in Polonia, si è classificata, con il 9% dei consensi, la coalizione socialdemocratica SLD-UP, appartenente al Partito dei Socialisti Europei.

Ad entrare al Parlamento Europeo, con il 7% dei voti, sono poi i contadini del PSL -membri del PPE e partner di governo della Piattaforma Civica- e la Nuova Destra: formazione euroscettica che ha ottenuto il 7% dei consensi.

Un pareggio che sa di sconfitta è anche quello subito in Repubblica Ceca dal Partito SocialDemocratico ceco CSSD, che, con il 14% dei consensi, si è visto superare dai Partner di coalizione del moderato ANO, primo con il 16%, e dalla forza Liberal-Conservatrice di opposizone TOP09, seconda con il 15% dei consensi.

Oltre ad ANO, TOP09 e CSSD -che appartengono rispettivamente all’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ALDE e al PSE- entrano in Parlamento Europeo anche i comunisti -membri della Sinistra Unita Europea, quarti con il 10% dei voti, i cristianodemocratici -membri PPE, quinti con il 9% dei consensi- e i conservatori del Partito Democratico Civico -membri ECR, sesti con il 7% dei voti.

Altro Pareggio che penalizza le forze di governo è avvenuto in Lituania, dove l’Unione per la Patria, forza politica conservatrice che appartiene al PPE, ha superato di poco, con il 19% dei consensi, il Partito SocialDemocratico Lituano del Premier Algirdas Butkevicius, appartenente al PSE.

Terzo, sempre in Lituania, il Movimento Liberale Lituano -membro ALDE, con il 16% dei voti- seguito dai conservatori del Partito Ordine e Giustizia -membro ECR, quarto con il 14% dei voti- dal Partito del Lavoro -membro PSE, quinto con il 12% dei consensi- e dall’Azione dei Polacchi in Lituania -membro ECR, sesto con l’8% dei voti.

Un ribaltone politico è invece avvenuto in Croazia, dove i popolari della Comunità Democratica Croata -membro PPE- hanno superato il Partito SocialDemocratico Croato del Premier Zoran Milanovic, membro PSE, 41% a 29. Terzi, sempre in Croazia, i verdi, con il 9%, seguiti dall’estrema destra euroscettica con il 7%.

Uno sconvolgimento politico che favorisce il PPE è avvenuto anche in Austria, dove il Partito Popolare Austriaco ha superato, con il 28% dei consensi, i partner di Governo del Partito Socialdemocratico Austriaco: membro PSE, secondo con il 23% dei voti.

Al terzo posto, sempre in Austria, si sono poi classificati gli euroscettici del Partito della Libertà Austriaco che, con il 19% dei consensi, confluiranno nel Gruppo delle forze anti europee guidato dal Front National francese di Marie Le Pen.

Chi schiaccerà l’occhio alla Le Pen sarà sicuramente la delegazione degli Europarlamentari dell’Ungheria, dove il Partito di maggioranza Fidesz del Premier, Viktor Orban, appartenente al PPE ma fortemente conservatore, ha ottenuto una riconferma con il 51% dei consensi.

A seguire, in Ungheria, si è classificato il partito ultra nazionalista Jobbik, con il 15% dei voti, mentre il Partito SocialDemocratico Ungherese, membro PSE, è slittato al terzo posto con solo l’11% dei consensi.

Conferma alle forze di Governo, ma di colore differente, è arrivata anche in Slovacchia, dove il Partito socialdemocratico SMER del Premier, Robert Fico, ha vinto di dieci punti percentuali sui cristiano democratici, portando, così, il PSE ad accorciare le distanze sul PPE.

Altra conferma che sorride al PSE proviene dalla Romania, dove l’Unione Social Democratica del Premier, Victor Ponta, ha vinto, con il 41% dei consensi, sul Partito Nazional Liberale: membro ALDE, fermo al 14%.

Terzo, con il 12%, si è classificato il Partito Democratico Liberale, che è membro del PPE, mentre alle sue spalle si è posizionata la seconda forza del centrodestra romeno, il Movimento Popolare, con il 6%.

Ponta contende a Renzi la leadership del Gruppo PSE

Se paragonato con il risultato europeo, dove, nonostante la vittoria netta del PPE, si prospetta la creazione di una Grande Coalizione con il PSE e l’ALDE per superare l’opposizione degli euroscettici, il dato dell’Europa Centro-Orientale è destinato ad influire non poco sulla politica europea per due ragioni,

In primis, nel PPE viene meno il peso dei polacchi della Piattaforma Civica, che tradizionalmente è più vicina a istanze sociali e liberali, mentre cresce quello degli ungheresi di Fidesz, molto più conservatori.

Nel PSE, invece, il buon risultato dell’Unione Social Democratica romena porta la compagine di Budapest a contendere al PD di Renzi, la leadership interna al secondo gruppo politico per importanza del nuovo Parlamento Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140526-154311-56591008.jpg

ROM: BRUXELLES DURA CON PARIGI

Posted in Francia by matteocazzulani on September 14, 2010

La Commissione Europea procede contro la Francia, accusata di infrazione delle leggi UE. La Commissaria: “Adesso basta”. Il ministro dell’interno: “Siamo stupiti”.

Il commissario europeo per la giustizia e l'integrazione, Viviane Reding

Bruxells dura con Parigi. La Commissione Europea ha annunciato l’intenzione di intraprendere una procedura di infrazione a carico della Francia , accusata di violazione del diritto continentale a seguito della decisione di rimpatriare i Rom in Bulgaria e Romania.

A renderlo noto, martedì, 14 settembre, il Commissario per la Giustizia e per i Diritti dei Cittadini, Viviane Reding, che ha accusato Parigi di mancato rispetto della libertà di circolazione dei cittadini UE, principio garantito da un apposito decreto.

“Ora basta – ha dichiarato – l’atteggiamento Francese è una vergogna. Avvieremo una procedura presso la Corte Europea di Giustizia di Lussemburgo. La sentenza – ha spiegato alla stampa – sarà espressa entro due settimane”.

A nulla è servito l’intervento del ministro dell’interno, Brice Hortefeux, che lo scorso lunedì ha eliminato ogni riferimento all’appartenenza etnica dal testo della circolare contestata, con la quale l’Eliseo aveva preventivato l’evacuazione di 300 installazioni abusive, con priorità a quelle dei rom.

“Siamo stupiti – riporta una nota ministeriale – dinnanzi alle dichiarazioni della signora Reding. Non crediamo che tale atteggiamento possa migliorare la situazione dei rom, che abbiamo a cuore”.

Reazioni immediate anche dal mondo politico francese. Il capogruppo dell’UMP – il principale partito di maggioranza, Jean-François Copé, ha assolto le autorità statali, sottolineando come esse si siano fatte carico di una questione tanto scomoda quanto imminente come quella della lotta contro l’immigrazione clandestina.

“Il governo – ha dichiarato all’agenzia AFP – si è assunto le proprie responsabilità, ed ha agito secondo la legge e le promesse elettorali. Sono davvero dispiaciuto che a votare contro Parigi siano stati anche gli europarlamentari francesi eletti nelle liste del Partito Socialista e del Fronte Nazionale [il partito nazionalista di Jean Marie Le Pen, n.d.a.]”.

Soddisfatta l’opposizione, in particolare il vice segretario del partito Socialista, Harlem Désir. L’autore materiale della richiesta di avvio della procedura di infrazione a carico dell’esecutivo francese ha ribadito la propria convinzione secondo cui nel Paese i rom, cittadini UE, sono vittime di un trattamento indegno.

Dura, e meno ideologica, la posizione del presidente del MoDem, François Bayrou. “In Francia – ha dichiarato il leader del movimento centrista – lo stato non rispetta più quel minimo di equilibrio che ci si aspetterebbe in una Repubblica”.

Ciò nonostante, Parigi continua sulla strada intrapresa. Nel pomeriggio, sempre martedì, 14 settembre, sessanta nove rom sono stati rimpatriati con un volo diretto a Bucarest. All’imbarco erano ne erano attesi un centinaio. E’ il quarto volo dall’inizio del 2010. Nel 2009, i rimpatri erano stati cinque.

“Non si tratta di rimpatri – ha spiegato il direttore dell’ufficio francese di immigrazione, Alain Testot – ma di un umano ritorno al proprio Paese, in osservanza della legge francese”.

Matteo Cazzulani