LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH ACCUSA LA TYMOSHENKO DI OMICIDIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 14, 2012

In un’intervista alla Bloomberg, il Presidente ucraino ritiene la Leader dell’Opposizione Democratica implicata nell’assassinio del Deputato Shcherban, avvenuto nel 1996. La difesa dell’eroina della Rivoluzione Arancione nega le accuse ed illustra come ad avvantaggiarsi del crimine siano stati il Capo di Stato e i grandi imprenditori a lui vicini

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Incompetente, ladra, e adesso anche omicida. Questa è l’escalation di accuse addossata alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, ad oggi detenuta nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv: a pochi passi da uno degli stadi dove si sta disputando il campionato europeo di calcio.

Nella giornata di mercoledì, 13 Giugno, in un’intervista all’autorevole Bloomberg, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha negato di essere il mandante dell’arresto della sua principale concorrente politica, e ha ritenuto la Tymoshenko responsabile di condotta antistatale, abuso d’ufficio, e gestione fraudolenta del denaro statale: le imputazioni per le quali la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata ed è ancora sotto processo.

Inoltre, Janukovych ha accusato la Tymoshenko per l’omicidio del deputato Jevhenij Shcherban, avvenuto nel novembre 1996 presso l’aeroporto di Donec’k. Sulla questione, la Leader dell’Opposizione Democratica è considerata dai giudici solo una testimone, ma da tempo la Procuratura Generale sta raccogliendo prove per certificare il coinvolgimento della Tymoshenko nella sparatoria.

“I crimini per cui la Tymoshenko è stata incolpata sono avvenuti in sua presenza, compreso l’omicidio di Shcherban – ha dichiarato il Presidente Janukovych alla Bloomberg – Voglio che le persone guardino al caso Tymoshenko da un punto di vista legale, evitando di sollevare pressioni sull’Ucraina”.

Pronta la risposta del Partito di Julija Tymoshenko, Bat’kivshchyna, che, con una nota, ha ritenuto le parole di Janukovych la conferma dell’inesistenza in Ucraina di una magistratura indipendente dalla politica. Secondo il comunicato, il Presidente ucraino ha già pronunciato il verdetto di colpevolezza a carico della Leader dell’Opposizione Democratica.

Contestazioni sono pervenute anche dall’avvocato della Tymoshenko, Serhij Vlasenko, che ha costantemente rigettato l’implicazione della sua assistita nell’omicidio Sherban. Inoltre, Vlasenko ha aggiunto che a guadagnare dall’omicidio del deputato è stato lo stesso presidente Janukovych.

Egli, 4 mesi dopo il tragico evento, è riuscito infatti ad ottenere la nomina a governatore della Oblast’ di Donec’k, e, assieme al circolo di grandi industriali a lui vicini, ha preso possesso dei beni immobili del deputato assassinato.

“Shcherban non avrebbe mai consentito a Janukovych di diventare governatore, e le case del deputato sono finite nelle mani dell’attuale Capo di Stato e dei businessman a lui vicini – ha dichiarato Vlasenko all’agenzia LIHABiznesInform – Le dichiarazioni testimoniano che il Capo di Stato è al corrente dell’iter procedurale di un processo che non è stato ancora aperto, e dimostrano che Janukovych dirige l’offensiva giudiziaria contro la sua principale avversaria politica”.

Freedom House paragona Janukovych a Putin

Il caso di Julija Tymoshenko – ex-Primo Ministro arrestata per avere firmato accordi energetici sconvenienti per le casse dello Stato durante l’ultimo anno passato alla guida del Governo – è ritenuto dalla comunità internazionale un episodio con il quale il Presidente Janukovych ha inteso eliminare un’insidiosa avversaria politicae, allo stesso tempo, vendicarsi per il ruolo-guida da lei esercitato nel 2004 durante la Rivoluzione Arancione.

Dinnanzi all’assenza di progressi in senso democratico da parte dell’Amministrazione presidenziale, l’Unione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione e il varo della Zona di Libero Scambio tra l’UE e l’Ucraina.

Inoltre, con ben cinque risoluzioni, il Parlamento Europeo ha richiesto l’immediata liberazione della Tymoshenko e dell’altra decina di esponenti di spicco del campo arancione, e ha contestato il regresso democratico impresso al Paese dalla Presidenza Janukovych.

Una dura condanna è arrivata anche dall’autorevole ONG internazionale Freedom House, che ha evidenziato come Janukovych abbia perso l’occasione dello svolgimento dei campionati europei di calcio nel suo Paese per apportare i cambiamenti in senso democratico richiesti dall’Europa per mantenere in vita il processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE.

“Sia in Ucraina che in Russia governano regimi che non osservano i diritti umani e la democrazia, che non rispettano le opposizioni e incarcerano i dissidenti politici – ha dichiarato il Capo di Freedom House, David Kramer, in un’intervista a Voice Of America – Spero che l’Ucraina non cada definitivamente al livello della Russia. Nelle nostre rilevazioni, Kyiv è un Paese parzialmente libero, ma la situazione sta peggiorando”.

Matteo Cazzulani

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CASO TYMOSHENKO: PER ALEKSANDER KWASNIEWSKI L’UCRAINA E’ AL BIVIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2012

L’ex-Presidente polacco, inviato dal Parlamento Europeo per monitorare il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, riconosce la difficile situazione internazionale di Kyiv per via dell’arretratezza del suo sistema giudiziario. Incontri con il Presidente, Viktor Janukovych, e con esponenti del campo arancione

L’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski

In Ucraina la situazione è difficile e il Presidente Viktor Janukovych non deve scherzare ma mantenere le promesse. E’ così che nella giornata di lunedì, 11 Giugno, l’ex-Capo di Stato polacco, Aleksander Kwasniewski, ha commentato le prime ore della visita a Kyiv della missione del Parlamento Europeo incaricata di monitorare il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, Kwasniewski, che fa parte delle delegazione dell’Esecutivo di Strasburgo assieme all’ex-Presidente Parlamento Europeo, Pat Cox, ha ritenuto che la soluzione del problema legato al deficit di democrazia in Ucraina non è risolvibile nel breve termine. Inoltre, ha ritenuto la magistratura ucraina non pienamente indipendente, e per questo ha riconosciuto la necessità di eseguire un lavoro molto attento.

“L’Ucraina si trova in momento chiave per quanto riguarda il processo di integrazione nelle strutture europee – ha dichiarato Kwasniewski – Se mi si chiede di poter risolvere la situazione nell’immediato, rispondo che non è possibile. Il sistema ucraino richiede formule precise che vanno osservate. Ci saranno molte consultazioni e il lavoro non sarà facile”.

La missione del socialdemocratico polacco e del liberale irlandese, scelti dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, per osservare un caso politico a causa del quale il processo di integrazione europea dell’Ucraina è stato congelato, consiste nella presa di possesso delle carte del processo Tymoshenko e delle informazioni relative alla condanna, inflitta in appello e in primo grado, alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina.

Inoltre, Kwasniewski e Cox hanno incontrato sia il Presidente Janukovych – ritenuto dal dissenso ucraino e dalle principali cancellerie dell’Occidente il vero mandante dell’arresto della Tymoshenko – sia l’entourage degli avvocati e degli esponenti politici del Partito dell’eroina della Rivoluzione Arancione.

“Oggi abbiamo parlato con Janukovych. Gli abbiamo ricordato che è importante tenere vivo il processo di integrazione europea di Kyiv per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – ha dichiarato Kwasniewski – Auspico che il Presidente ucraino mantenga le promesse in merito alla riforma del sistema giudiziario fatte in passato all’Occidente e a me personalmente”.

Da parte dell’Amministrazione Presidenziale non è pervenuta alcuna dichiarazione ufficiale: solo uno scarno comunicato in merito all’incontro tra Janukovych e Kwasniewski, prima che il Capo di Stato ucraino si preparasse per recarsi allo stadio Olimpico per seguire il vittorioso debutto della rappresentativa dell’Ucraina ai campionati europei di calcio.

Chi invece ha relazionato sull’incontro avuto con Kwasniewski e Cox sono stati gli esponenti dell’Opposizione Democratica. Il Vice-Capo di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – Hryhorij Nemyr’ja ha evidenziato come i due esponenti del Parlamento Europeo abbiano messo in chiaro che l’Ucraina è al bivio, e che la liberazione della Leader del campo arancione, e degli altri dieci dissidenti incarcerati per ragioni politiche, è una questione indispensabile per ridare linfa al vettore occidentale della politica estera di Kyiv.

Kwasniewski vuole incontrare la Tymoshenko

“Per noi, la missione del Parlamento Europeo è la continuazione della risoluzione con cui nel mese di Maggio l’Emiciclo di Strasburgo ha severamente condannato il comportamento del Presidente Janukovych, e richiesto la liberazione di tutti i detenuti politici, tra cui mia madre, che i due inviati UE hanno espresso la volontà di incontrare in carcere” ha dichiarato Jevhenija Tymoshenko, la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica.

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per la firma durante l’ultimo anno speso alla guida del Governo ucraino di accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

La condanna, maturata in seguito a un processo dalla dubbia regolarità, e confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre, è stata contestata da Stati Uniti d’America, Unione Europea, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Freedom House, Amnesty International e dalle altre principali ONG internazionali indipendenti.

Questi organismi hanno evidenziato come la condanna inflitta all’eroina della Rivoluzione Arancione sia esclusivamente di carattere politico e miri all’eliminazione dalla competizione elettorale del principale avversario del Presidente Janukovych.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO: PAT COX E ALEKSANDER KWASNIEWSKI GLI INVIATI UE AL PROCESSO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 7, 2012

L’ex-Presidente irlandese del Parlamento Europeo e l’ex-Capo di Stato polacco scelti per sorvegliare sul rispetto degli standard democratici in Ucraina durante il processo alla Leader dell’Opposizione Democratica. Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, accusato di autoritarismo da Commissione Europea e Freedom House.

Immagine di Julija Tymoshenko rimossa da un poliziotto

Saranno due ex-Presidenti a sorvegliare sul rispetto dei diritti umani e civili nei confronti dell’ex Premier ucraina. Nella giornata di mercoledì, 6 Giugno, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha reso noto la nomina del suo predecessore alla guida dell’Emiciclo di Strasburgo, Pat Cox, e del Capo di Stato Emerito polacco, Aleksander Kwasniewski, come inviati speciali dell’Unione Europea al processo di Julija Tymoshenko.

I due osservatori d’eccezione sono chiamati a verificare per conto dell’UE il rispetto delle regole durante la conduzione del procedimento giudiziario condotto a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Appena giunti a Kyiv, Cox e Kwasniewski incontreranno le Autorità ucraine e intratterranno colloqui con gli avvocati e i famigliari della Tymoshenko. In seguito, essi parteciperanno alla seduta di Cassazione.

L’invio di emissari dell’Unione Europea del calibro del liberale irlandese e del socialdemocratico polacco – che già sono stati protagonisti delle relazioni diplomatiche intrattenute dall’Europa con l’Ucraina durante il periodo buio dell’Amministrazione Kuchma – testimonia la totale assenza di fiducia che Bruxelles nutre nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è infatti considerato il vero responsabile di un’ondata di arresti effettuati per ragioni politiche a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti del dissenso arancione.

A conferma del parere dell’UE sono state le dichiarazioni del Commissario Europeo all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, a margine della nomina dei due emissari.

L’esponente politico di Bruxelles ha accusato Janukovych di avere preferito cedere alla tentazione di eliminare i suoi avversari politici interni piuttosto che attenersi ai principi occidentali che avrebbero garantito a Kyiv la continuazione del processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE con la firma dell’Accordo di Associazione.

“Riteniamo logico firmare accordi con partner che riteniamo essere in grado di rispettarle le clausole sottoscritte – ha dichiarato Fule – l’Ucraina ha violato la sovranità del diritto e altri aspetti che sono alla base dell’Accordo”.

Freedom House: L’Ucraina di Janukovych è una dittatura post-sovietica

In linea con Fule sono le conclusioni del rapporto Nations in transit 2012, stilato dall’autorevole ONG internazionale indipendente Freedom House sulla base dei progressi compiuti dai Paesi del Mondo in materia di rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Il parere formulato sull’Ucraina non lascia spazio a dubbi: Freedom House ha considerato la condotta di Janukovych una “putinizzazione” dell’Ucraina, e ha contestato in particolare l’utilizzo sistematico della corte costituzionale da parte del Capo di Stato ucraino per accrescere i poteri dell’Amministrazione Presidenziale a spese di quelli del Parlamento.

Inoltre, Freedom House ha denunciato la capillare infiltrazione dei Servizi Segreti in diversi ambiti della vita sociale del Paese, e il forte controllo esercitato dalle Autorità sulla stampa.

Infine, l’autorevole ONG ha riconosciuto il totale regresso democratico dell’Ucraina che, sotto la presidenza Janukovych, è passata dall’appartenere alle democrazie europee – risultato ottenuto in seguito al processo democratico del 2004 passato alla storia come Rivoluzione Arancione – alla categoria dei regimi semi-autoritari post-sovietici.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO ALL’EUROPA: “NON BOICOTTATE EURO 2012”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 20, 2012

A colloquio con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, nella camera dell’ospedale in cui è ricoverata, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina invita i politici UE a mantenere un atteggiamento scrupoloso nei confronti delle Autorità di Kyiv per non favorire la propaganda del regime durante i campionati di calcio. L’esponente di Bruxelles espone preoccupazione per le condizioni di psichiche dell’eroina arancione

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Si all’invio di osservatori europei al processo e al trasferimento temporaneo all’estero per le cure mediche, no al boicottaggio del campionato europeo di calcio e al sostegno alla propaganda del regime di Kyiv. Questo è quanto emerso dall’incontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, avvenuto sabato, 19 Maggio, presso la camera dell’ospedale di Kharkiv in cui l’eroina arancione è ricoverata.

Come comunicato da Protasiewicz alla radio pubblica polacca, Julija Tymoshenko ha espresso preoccupazione per la situazione del suo Paese e per il rallentamento del processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea. Ciò nonostante, la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato i politici UE a non boicottare il campionato di calcio che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Nello specifico, Julija Tymoshenko ha evidenziato come la mancata partecipazione alla rassegna calcistica per Kyiv sia un fattore negativo, ma, nel contempo, ha ritenuto saggia la decisione presa da diversi esponenti politici del Vecchio Continente di dosare la loro presenza sugli spalti degli stadi ucraini.

“Julija Tymoshenko si è appellata affinché i Leader europei non si facciano utilizzare dalla propaganda delle Autorità ucraine – ha dichiarato Protasiewicz a Polskie Radio – Inoltre, ha sostenuto che l’integrazione europea non è una priorità del Presidente, Viktor Janukovych. Per questo, ha ritenuto utile che l’Unione Europea appronti una politica dura nei confronti di Kyiv, come già dimostrato con il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”

In seguito, la Tymoshenko ha accettato la proposta del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in merito all’invio di esperti europei per monitorare l’andamento del processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per evasione fiscale, e del ricorso in Cassazione contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nell’ultimo anno passato alla guida del Governo, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Infine, la Leader dell’Opposizione Democratica ha apprezzato le cure mediche, che ha deciso di iniziare solo dinnanzi alla pressione internazionale, ma ha lamentato la presenza nella sua camera di telecamere installate dalle Autorità carcerarie per sorvegliarla giorno e notte. Per questa ragione, si è detta favorevole all’ipotesi di trasferimento fuori dall’Ucraina per terminare i trattamenti sanitari in un ambiente meno ostile, a patto che la soluzione abbia carattere temporaneo.

“Julija Tymoshenko si trova in uno stato psichico difficile – ha dichiarato Protasiewicz – il disagio può influire negativamente sulla riuscita delle cure mediche che sta affrontando. Si è detta favorevole al trasferimento all’estero, ma solo per qualche mese: non ha intenzione alcuna di emigrare. Ciò nonostante, è consapevole che la legislazione ucraina impedisce il ricovero di un detenuto fuori dal Paese”.

La clinica tedesca disposta ad accogliere la Tymoshenko a Berlino

In serata, è giunto l’invito della clinica tedesca Charité, da cui proviene il medico di fiducia della Tymoshenko incaricato di dirigere i trattamenti sanitari in Ucraina. Con una nota, ripresa dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, il Primario della struttura ospedaliera berlinese ha ritenuto che in Ucraina non vi sono le condizioni per terminare le cure mediche, e ha auspicato che le Autorità di Kyiv possano permettere il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica in Germania.

“La Tymoshenko soffre da tempo di un’ernia al disco- riporta la nota della Charité – lamenta dolori che sono stati trascurati dalle Autorità carcerarie per tutto l’arco della sua detenzione in isolamento [iniziata il 5 Agosto 2011, n.d.a.]. L’hanno accusata di mentire, ma la sua sofferenza ha un fondamento medico. Spero che Kyiv prenda una decisione saggia, umana, e politicamente ragionevole”.

Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, l’11 ottobre 2011 dopo un processo costruito su prove irregolari – alcune delle quali datate addirittura il 31 Aprile! – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, compreso quello di convocare testimoni per sostenere l’innocenza dell’assistita.

Dopo questo verdetto, che è stato confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre 2011, e che attende il pronunciamento della Corte di Cassazione, sul conto della Leader dell’Opposizione Democratica è stato aperto un secondo processo per fatti risalenti alla metà degli anni Novanta.

La comunità internazionale – Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Canada, Australia, Freedom House, Amnesty International – a più riprese ha criticato il trattamento riservato alla Tymoshenko, e ha richiesto invano al Presidente Janukovych garanzie sullo svolgimento di processi regolari e sul riconoscimento dei diritti dell’imputata.

L’Opposizione Democratica ha illustrato la connotazione politica dei processi organizzati a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di dissidenti politici, e ha accusato il Capo di Stato ucraino di essere il mandante di un’operazione mirata all’eliminazione dalla competizione partitica interna al Paese di ogni personalità di spicco del campo arancione.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’ITALIA SI ALLEA CON LA POLONIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 13, 2012

Il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha discusso con il suo omologo polacco, Radoslaw Sikorski, in merito allo stato della democrazia e al rispetto dei diritti umani in Ucraina, e ha comunicato a Varsavia l’adozione di forme di protesta ufficiali. Roma in prima fila per il sostengo della liberazione dell’eroina della Rivoluzione Arancione

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una conversazione telefonica ha costituito un fronte unico dal Baltico al Mediterraneo per la difesa dei diritti umani e della democrazia. Nella serata di sabato, 12 Maggio, il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha conferito con il suo collega polacco, Radoslaw Sikorski, in merito alla situazione politica in Ucraina.

Come riportato dal servizio stampa del Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana, e confermato da fonti appartenenti al Ministero degli Esteri polacco, Terzi ha espresso profondo rammarico e preoccupazione dinnanzi alla detenzione e alle condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Inoltre, il Capo della Diplomazia italiana ha informato Sikorski di avere consegnato una nota di protesta ufficiale dall’Ambasciatore ucraino in stanza a Roma.

“I Ministri di Italia e Polonia ripongono grandi speranze affinché da Kyiv provengano segnali inerenti al fatto che le Autorità ucraine dimostrino pieno sostegno e rispetto dello stato di diritto e della democrazia” ha riportato una nota emanata dalla Farnesina.

La creazione di un fronte comune italo-polacco porta l’Italia in prima fila tra i Paesi dell’Unione Europea che, come la Polonia, stanno prodigando ingenti sforzi per affrontare l’emergenza democratica ucraina, seppur con modalità differenti.

Il Vice-Ministro degli Esteri, Marta Dassù, ha comunicato l’intenzione di organizzare una missione diplomatica italiana per visitare la Tymoshenko presso la cella della colonia penale in cui la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina è detenuta.

Nella giornata di Mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento ha approvato una mozione bipartisan – sostenuta da PDL, PD, UDC, IDV e Gruppo Misto – che obbliga il Premier, Mario Monti, a sostenere la candidatura della Tymoshenko al Premio Nobel per la Pace 2012, e impegna il governo italiano a non ratificare l’Accordo di Associazione UE-Ucraina fino a quando la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina non sarà liberata.

Una notevole mobilitazione del mondo politico e intellettuale italiano è stata registrata anche sul piano culturale e locale. Immediatamente dopo l’arresto della Tymoshenko – avvenuto l’11 Ottobre 2011, in seguito a un processo celebrato in maniera palesemente irregolare – il giornale Il Legno Storto ha lanciato un appello per la liberazione dell’eroina della Rivoluzione Arancione e per il rispetto della Democrazia in Ucraina, sottoscritto da diverse centinaia di cittadini.

A sostenere la battaglia per la liberazione della Tymoshenko è stato anche il portale di informazione Lombardi nel Mondo, grazie al quale, il 30 marzo 2012, il Consigliere Regionale della Lombardia, Carlo Borghetti, ha richiesto al Governatore della principale Regione d’Italia, Roberto Formigoni, l’organizzazione di una missione diplomatica per verificare le condizioni di salute di uno dei principali esponenti politici di un Paese europeo strategicamente importante per la sicurezza energetica italiana.

Più cauta, ma non meno risoluta, è stata la posizione assunta dalla Polonia, che agli appelli al boicottaggio delle Autorità ucraine e delle manifestazioni sportive organizzate in Ucraina – come il campionato europeo di calcio – sostenuti dalla Germania e da altri Paesi dell’Europa Occidentale, ha preferito perseguire la via del confronto diplomaticoper cercare di convincere le Autorità di Kyiv al rispetto degli standard democratici: necessario per proseguire nel percorso di integrazione nell’UE.

Secondo la posizione di Varsavia, il rischio di una posizione troppo dura da parte dell’Unione Europea nei confronti di Kyiv rischia di isolare l’Ucraina dalla comunità occidentale, e di favorire l’inserimento nella sfera di influenza della Russia di questo Paese europeo per storia, cultura e tradizioni. Altresì, l’Ucraina è fondamentale per la sicurezza energetica del Vecchio Continente, in quanto è attraverso il suo territorio che transita l’80% del gas che l’Europa importa proprio da Mosca.

L’allarme di Kwasniewski: “A Occidente non è chiaro cosa sia l’Ucraina”

Ciò nonostante, sulla questione ucraina l’Unione Europea non è stata in grado di prendere una posizione unica. Come illustrato dall’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, in un’intervista alla rivista Wprost, l’appartenenza dell’Ucraina alla comunità europea è riconosciuta solamente dai Paesi dell’Europa Centrale e scandinavi, ma non da quelli della parte occidentale del Vecchio Continente, secondo il cui punto di vista Kyiv non rappresenta una realtà culturale e storica autonoma dalla Russia, bensì una colonia di Mosca.

“Più si va ad ovest, più a prevalere è un punto di vista filo-russo – ha dichiarato l’ex-Capo di Stato socialdemocratico – persino il profondo sud del Vecchio Continente, come Spagna e Portogallo, è convinto che l’Ucraina come entità statale autonoma non sia mai esistita”.

Il caso Tymoshenko e la repressione politica in Ucraina

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato in Ucraina nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premieranno, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali.

Imputata in altri due processi, iniziati sempre per ragioni politiche, la Tymoshenko soffre di un’ernia del disco sistematicamente trascurata dalle Autorità carcerarie. Inoltre, lo scorso 20 Aprile l’ex-Primo Ministro è stata aggredita fisicamente presso la sua cella, e da allora ha iniziato, per protesta, uno sciopero della fame che l’ha portata a un vertiginoso dimagrimento di dieci chili in poche settimane.

Oltre alla Tymoshenko, un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica sono stati arrestati dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Vice-Ministro dell’Ambiente, Hryhorij Filipchuk, e l’ex-Vice-Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko. L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr, sono stati costretti all’esilio in Repubblica Ceca, dove hanno ottenuto Asilo Politico.

L’Opposizione Democratica ha ritenuto il Presidente janukovych il vero responsabile dell’ondata di repressione politica. Simili condanne sono state espresse a più riprese anche da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, Canada, Australia, Svizzera, Federazione Russa, Freedom House ed Amnesty International.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO DI NUOVO IN CARCERE DOPO DUE GIORNI DI RICOVERO FORZATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, nel corso del fine settimana, trasferita forzatamente in una struttura medica e subito ricondotta nel carcere dove è detenuta. Secondo le Autorità avrebbe rifiutato le cure, ma i suoi avvocati hanno illustrato come l’eroina arancione non riponga alcuna fiducia in un personale medico nominato dal Presidente Viktor Janukovych

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un week-end in ospedale per interrompere una detenzione duratura. Nella giornata di Domenica, 22 Aprile, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, è stata prelevata dall’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv e ricondotta presso la Colonia Penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, dove è reclusa per scontare una condanna a sette anni di reclusione in isolamento.

Secondo quanto riportato dall’autorevole agenzia Interfax-Ukrajina, la Tymoshenko è stata portata su di una barella all’interno di un veicolo della polizia intorno all’una del pomeriggio, dopo che le forze dell’ordine hanno presidiato la zona per garantire la realizzazione dell’operazione.

La modalità con cui la Leader dell’Opposizione Democratica è stata prelevata ha ricordato quella del suo trasferimento dal carcere all’ospedale, avvenuta venerdì, 20 Aprile, nel cuore della serata.

Le Autorità carcerarie hanno motivato il ricovero urgente con la volontà espressa dalla Tymoshenko di ricevere le cure mediche speciali – di cui la Leader arancione ha bisogno per combattere l’ernia al disco di cui è affetta – dopo che un pool di medici tedeschi ha espresso parere favorevole circa le strutture dell’ospedale dei ferrovieri.

A smentire questa versione è stato l’avvocato della Tymoshenko, Serhij Vlasenko, che in un’intervista rilasciata all’autorevole televisione TVi ha illustrato come la sua assistita non abbia dato alcun assenso a ricevere cure da parte di dottori nominati d’ufficio, e come, al contrario, ella abbia sempre espresso la volontà di essere visitata solo dal suo medico di fiducia, il Dottor Mykola Polishchuk.

“Ci hanno mostrato strutture ospedaliere adeguate, ma non ci fidiamo del personale del Ministero della Salute, che è diretta emanazione del Presidente Viktor Janukovych – ha dichiarato Vlasenko – Costui ha tutto l’interesse a eliminare la Tymoshenko dalla vita politica, per questo riteniamo che ad attuare le cure necessarie non debba essere una persona nominata dalle Autorità”.

Una modifica alla spiegazione originale del trasferimento è stata data anche dalle Autorità Carcerarie, che hanno ammesso come la Tymoshenko abbia rinunciato espressamente a ricevere cure sanitarie presso l’ospedale dei ferrovieri. Come ha aggiunto il Vice-Ministro della Salute, Rajisa Moisejenko, il ritorno in carcere è stato necessario dopo che la Leader dell’Opposizione Democratica ha rifiutato per due volte nella giornata di Domenica l’assistenza medica.

Tra le sbarre, il reparto, e il Tribunale

A dare una propria versione dell’accaduto è stato il braccio destro della Tymoshenko, il Vice-Capo del Partito Bat’kivshchyna, Oleksandr Turchynov, secondo il quale il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica in ospedale nel cuore della notte è stato uno stratagemma per fabbricare una documentazione falsa atta a garantire la sua presenza in aula durante il processo.

Il giorno precedente al ricovero forzato della Tymoshenko è stato aperto il secondo procedimento giudiziario a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, in cui costei è imputata per evasione fiscale e sottrazione di danaro statale ai tempi della presidenza del colosso energetico JEESU. Un referto medico del pool di dottori tedeschi ha certificato l’impossibilità per la Tymoshenko di presenziare in aula, ma il giudice, Kostjantyn Sadovs’kyj, ha preteso la presenza della Leader dell’Opposizione Democratica.

L’11 Ottobre 2011 Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato con la Russia nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato – ma che hanno garantito sia all’Ucraina che all’Unione Europea la ricezione del gas russo che Mosca ha precedentemente tagliato per destabilizzare la situazione politica interna a Kyiv.

La condanna è stata emanata dopo un procedimento condotto in maniera irregolare, con la Tymoshenko arrestata preventivamente già il 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a sostegno dell’accusa fabbricate ad hoc, alcune delle quali addirittura datate il 31 Aprile.

Il trattamento subito da Julija Tymoshenko è stato contestato da Unione Europea – tra cui a più riprese da Germania, Svezia, Francia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Polonia e Danimarca – Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Federazione Russa, e dalle principali ONG internazionali indipendenti, come Freedom House e Amnesty International.

Matteo Cazzulani

JURIJ LUCENKO: AL VIA IL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 18, 2012

L’esponente dell’Opposizione Democratica ucraina ha esposto ricorso presso il Tribunale UE contro l’arresto a suo carico inflittogli dalle Autorità ucraine nell’ambito di un’ondata di processi politici che, oltre a lui, ha colpito un’altra decina di personalità di spicco del campo arancione. Peggiorano le condizioni di salute di Julija Tymoshenko

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Lussemburgo, Svezia, Repubblica Ceca, Irlanda, Germania, Francia, Slovenia e addirittura il piccolo Lichtenstein. Questi sono i Paesi di provenienza del collegio dei magistrati che, nella giornata di martedì, 17 Aprile, ha avviato l’analisi presso la Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo del ricorso presentato dall’oppositore ucraino Jurij Lucenko.

Il politico, noto per avere guidato il Ministero degli Interni tra il 2005 e il 2009, e per essere stato uno dei Leader del processo democratico ucraino del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, si è rivolto alla Corte Europea per contestare la condanna a quattro anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, che gli è tata sentenziata il 27 Febbraio 2011.

Come illustrato da Valentyna Telychenko, l’avvocato difensore dell’ex-Ministro degli Interni, le Autorità giudiziarie ucraine sono accusate di avere manipolato le norme processuali per discreditare ed escludere dalla vita politica del Paese un esponente di spicco dell’Opposizione Democratica che, una volta costretto al carcere, per legge non può guidare alcun partito per le prossime elezioni parlamentari.

Contrario il parere delle Autorità ucraine, che hanno sottolineato come il procedimento a carico di Lucenko non abbia infranto alcuna delle norme della Convenzione per i Diritti Umani. Secondo la rappresentante di Kyiv, Valerija Lutkovs’ka, in merito al politico arancione sussistono le condizioni per l’arresto, e lo status di guida di uno dei principali soggetti partitici in Ucraina non consente all’esponente dell’Opposizione Democratica alcuna forma di immunità.

Ascoltate le parti, la giuria si è riunita in camera di consiglio a porte chiuse, e, sopratutto tenendo conto delle precarie condizioni di salute di Lucenko, ha promesso l’emanazione di un verdetto in tempi brevi. Ciò nonostante, è difficile che il parere della Corte Europea per i Diritti Umani possa modificare la sentenza del Tribunale ucraino, né modificare una tendenza autoritaria che, negli ultimi due anni, ha portato a Kyiv all’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui, oltre a Lucenko, anche la sua Leader, Julija Tymoshenko.

Peggiorano le condizioni di salute di Julija Tymoshenko

Proprio riguardo all’ex-Primo Ministro, nella giornata di sabato, 14 Aprile, un pool di medici tedesco – che nel mese di Febbraio ha già visitato la Tymoshenko in carcere assieme ad un’équipe di dottori canadesi – ha riscontrato un peggioramento dello stato di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, ed ha escluso la possibilità che ella possa prendere parte in prima persona alle sedute dei processi che ancora si stanno celebrando a suo carico.

L’11 Ottobre 2011, Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato. Il Verdetto, confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre, è maturato dopo un processo celebrato in maniera irregolare: con l’imputata detenuta preventivamente in carcere, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove a sostegno dell’accusa montate ad hoc – addirittura datate il 31 Aprile.

Condanne al trattamento subito da Julija Tymoshenko – per il quale la Leader dell’Opposizione Democratica ha ritenuto responsabile direttamente il Presidente, Viktor Janukovych, sono state espresse da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Consiglio d’Europa, Canada, Australia, e dalle principali ONG internazionali indipendenti come Freedom House ed Amnesty International.

Preso atto della mancata imparzialità della magistratura ucraina, anche gli avvocati di Julija Tymoshenko, similmente a quelli di Jurij Lucenko, hanno deciso di esporre ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo per ottenere giustizia presso le istituzioni dell’UE.

Matteo Cazzulani

OPPOSITORE UCRAINO ARRESTATO IN ITALIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2012

A Frosinone la polizia italiana ha arrestato Arsen Avakov, Segretario della federazione regionale di Kharkiv di Bat’kivshchyna – il principale Partito del campo arancione – in nome di un mandato di arresto internazionale emanato dalle Autorità di Kyiv. L’ennesimo arresto politico, dopo quelli esemplari dei due Leader della Rivoluzione Arancione del 2004, Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko, e l’appello all’Italia a concedere l’asilo politico, e a seguire l’esempio della Repubblica Ceca nei confronti dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e del marito della Tymoshenko, Oleksandr

Il segretario regionale di Kharkiv di Bat'kivshchyna, Arsen Avakov

Segretario della federazione della Oblast’ di Kharkiv del Partito Bat’kivshchyna, ex-Presidente della Regione, e candidato, sempre per conto del principale soggetto politico dell’Opposizione Democratica, nelle elezioni comunali della Capitale dell’Ucraina sovietica sconfitto dopo una riconsiderazione dei conteggi che, inizialmente, lo hanno visto vittorioso. Questo è l’identikit di Arsen Avakov, esponente del campo arancione ucraino che, martedì, 27 Marzo, è stato arrestato in Italia, a Frosinone, sulla base di un mandato internazionale per abuso d’ufficio nel corso del periodo speso al governo della Oblast’ di Kharkiv e sottrazione al bilancio statale dei ricavi della vendita di una cinquantina di ettari di terreni demaniali.

La polizia locale di Frosinone ha comunicato di avere arrestato Avakov dopo un controllo di routine in pieno centro e, una volta emerso il mandato di cattura internazionale, non ha potuto fare altro che trattenere il politico ucraino, e sottoporre il suo procedimento alla Corte d’Appello di Roma.

Una volta ottenuta la conferma della notizia, subito è scattata la corsa alla documentazione: con il Ministero degli Interni intento a richiedere con urgenza l’estradizione del politico, e i suoi colleghi di Partito pronti a invitare l’Italia a non compiere un passo che, a loro avviso, consegnerebbe l’ennesima vittima di un processo politicamente motivato nelle mani di un regime autoritario.

Secondo quanto riportato dall’esponente del Dicastero degli Interni, Jurij Bojchenko, le carte richieste sono già state preparate da tempo: è da dopo l’apertura dei procedimenti a suo carico, il 26 Gennaio, che Avakov è stato inserito tra i latitanti ricercati dalla polizia ucraina.

“Così come gli altri detenuti politici, Avakov è processato per via di un articolo del Codice Penale che risale all’epoca sovietica, per mezzo del quale qualsiasi persona può essere incarcerata per il non precisato reato di abuso d’ufficio – ha dichiarato al 5 Kanal l’esponente di Bat’kivshchyna, Volodymyr Bondarenko – è tra le personalità più attive del principale soggetto politico di opposizione. Per questa ragione, abbiamo chiesto alle autorità italiane di non consegnarlo alla magistratura ucraina”.

L’appello a Monti: non contribuire al regresso della democrazia in Ucraina!

L’arresto di un esponente dell’Opposizione Democratica nel nostro Paese pone l’Italia dinnanzi ad un’enorme scelta di responsabilità, in quanto la consegna di Avakov alle autorità di Kyiv significherebbe la matematica condanna dell’ennesimo politico del campo arancione sulle Rive del Dnipro. A dimostrare questa amara certezza è il trattamento subito da una decina di suoi colleghi, tra cui la Leader di Bat’kivshchyna, e dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Costoro sono stati condannati a una lunga reclusione, a cui sono stati aggiunti diversi anni di obbligo di astensione dalla vita politica, dopo un processo celebrato nel pieno dell’irregolarità: con gli imputati già preventivamente incarcerati, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a supporto dell’accusa montate ad hoc.

Un esempio che l’Italia potrebbe fare proprio potrebbe essere quello della Repubblica Ceca, che ha concesso l’asilo politico a due altri esponenti di spicco del campo arancione, costretti all’esilio per sfuggire agli arresti politici: l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito di Julija Tymoshenko, Oleksandr Tymoshenko.

L’Opposizione Democratica ucraina ha ritenuto responsabile dell’ondata di processi politici il Presidente, Viktor Janukovych, il quale, secondo essa, avrebbe organizzato una campagna mirata all’eliminazione dei principali suoi competitor sull’onda di un sentimento di vendetta personale.

La reclusione di Julija Tymoshenko e di Jurij Lucenko, e, più in generale, il trattamento riservato agli esponenti del campo arancione da parte delle Autorità ucraine – di cui Avakov non è che l’ennesima vittima – è stato criticato a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Canada, Australia, Federazione Russa, Nuova Zelanda, Freedom House, ed Amnesty International.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO ANCORA DAVANTI AI GIUDICI: RIPRESO IL PROCESSO JEESU

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 10, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina costretta entro il 28 Marzo alla presa visione di 71 faldoni contenenti i capi d’accusa del secondo processo in cui è  imputata per evasione fiscale nel corso della presidenza del colosso energetico guidato prima della discesa in politica. Secondo il suo avvocato, Serhij Vlasenko, la seduta è stata convocata ad insaputa della difesa: per questa ragione assente in Tribunale

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Nuovo processo, vecchi metodi, medesima irregolarità, ed una corsa contro il tempo impossibile da realizzare. Nella giornata di giovedì, 9 Febbraio, è ripreso il secondo processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Alla seduta, avvenuta presso il Tribunale Kyjivs’kyj di Kharkiv, hanno preso parte il giudice e la Pubblica Accusa, ma non l’imputata e la difesa: la Tymoshenko è detenuta in isolamento nella colonia penale Kachanivs’kyj e, secondo gli atti esposti dal magistrato, si sarebbe rifiutata di prendere parte all’udienza per protesta, mentre il suo avvocato difensore, Serhij Vlasenko, è stato avvisato della seduta solo quando è arrivato in carcere per il colloquio giornaliero con la sua assistita.

Dopo due ore dedicate alla lettura di atti e documenti, la Corte ha riconosciuto la Tymoshenko colpevole di rallentare le operazioni di esame delle accuse e, per questa ragione, ha anticipato al 28 Marzo il termine per la presa visione dei capi di imputazione su cui la Leader dell’Opposizione Democratica è chiamata a rispondere nel corso del processo: 71 faldoni da 300 pagine ciascuno, che, se non esaminati entro la deadline stabilita dal giudice, saranno comunque considerati come letti e conosciuti.

“E’ una richiesta assurda, matematicamente impossibile da realizzare – ha dichiarato Vlasenko, una volta appresa la decisione della Corte – fisicamente, non basta il tempo per esaminare tutti quei tomi. Sopratutto, se si considera che mi è permesso comunicare con la mia assistita solo 5 ore al giorno – ha continuato – al posto delle 8 lavorative che, normalmente, spettano ad ogni avvocato. Ho saputo della seduta appena arrivato presso il carcere – ha ultimato – ossia 15 minuti dopo il suo inizio: senza alcun preavviso”.

La Tymoshenko è accusata di evasione fiscale per 45 Mila euro, mancato pagamento dell’IVA per 2 Milioni e 350 mila euro, ed omissione del pagamento di altri contributi all’erario statale pari a 64 mila euro. Questi reati sarebbero stati commessi durante la presidenza della JEESU: il colosso energetico guidato, tra il 1996 e il 1998, dalla Leader dell’Opposizione Democratica, prima della sua discesa in politica.

Il caso Tymoshenko e i rapporti tra l’Ucraina e l’Unione Europea

La prima udienza del processo si è svolta in una situazione al limite del macabro: con giudice e Pubblica Accusa seduti nella cella del carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv attorno al letto in cui la Tymoshenko era costretta a giacere a causa di precarie condizioni di salute – continuamente ignorate dalle autorità carcerarie.

Nonostante la Leader dell’Opposizione Democratica fosse già stata condannata a sette anni di isolamento per avere firmato accordi onerosi per il rinnovo delle forniture di gas con la Russia nel Gennaio 2009, il magistrato l’ha ritenuta soggetto pericoloso per il proseguo delle indagini sul caso JEESU, e, per questo, le ha inflitto un secondo arresto per via cautelativa.

Successivamente alla deportazione della Tymoshenko dalla prigione della Capitale alla Colonia penale femminile Kachanivs’kyj, la conduzione del processo è stata affidata al Tribunale Kyjivs’kyj di Kharkiv. Monitorata giorno e notte presso la nuova cella, e in condizioni di salute che, a detta del suo legale, sono sempre più gravi, la Tymoshenko ha diritto a una sola visita giornaliera da parte del suo avvocato, e a due incontri settimanali con la figlia, Jevhenija.

Condanna e preoccupazione per lo stato di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, e per la repressione politica di cui, assieme a un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, la Tymoshenko è oggi vittima, è stata espressa da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Stati Uniti, e dalle principali ONG internazionali indipendenti, tra cui Freedom House e Amnesty International.

La mancata risposta da parte del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, agli appelli per la liberazione della Tymoshenko, e, più in generale, per il rispetto delle regole democratiche sulle rive del Dnipro, ha comportato il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Matteo Cazzulani

A MILANO C’E’ CHI DICE NO ALL’UCRAINA AUTOCRATICA E ALLA RUSSIA IMPERIALE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on February 5, 2012

L’Associazione “Radicali senza fissa dimora” si mobilita a Milano per richiedere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, ed il ripristino della democrazia a Kyiv. Il Segretario Di Salvo: “un caso di deficit democratico e di emergenza energetica su cui l’Italia sbaglia a restare inerte”

L'immagine di Julija Tymoshenko attaccata presso la bandiera ucraina in Piazza Cordusio, a Milano

“Julija Tymoshenko libera, Ucraina democratica!”. E’ questo lo slogan con cui sabato, 4 Febbraio, l’Associazione “Radicali Senza Fissa dimora” ha organizzato un presidio, in pieno centro a Milano, per richiedere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina dalla detenzione in isolamento. Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di galera – più tre di interdizione dalla vita politica – nell’ambito di un’ondata di repressione del dissenso che, oltre a lei, ha colpito un’altra decina di esponenti del campo “arancione” filo-europeo.

Come evidenziato dal Segretario di “Radicali Senza Fissa Dimora”, Marco Di Salvo, il deficit democratico in Ucraina ha raggiunto livelli preoccupanti, su cui la comunità italiana non può non riflettere. L’arresto di un esponente dell’Opposizione, a prescindere dal suo passato più o meno pulito, non può essere tollerata se motivata per scopi politici, come accaduto alla Tymoshenko: vittima di un preciso piano organizzato per eliminare la principale avversaria dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

“In Ucraina la guida del dissenso è stata condannata alla detenzione in isolamento in un carcere periferico, dopo un processo, a dir poco irregolare, in cui la difesa è stata privata di ogni diritto. La questione della giustizia e dei diritti dei carcerati sta a cuore alla nostra associazione, in Italia come altrove: per questo motivo siamo profondamente turbati per la situazione a Kyiv, esemplificata dal caso Tymoshenko” ha dichiarato Di Salvo.

Pieno appoggio all’iniziativa è stato espresso dal portale giornalistico “Lombardi nel Mondo”, il cui direttore, Daniele Marconcini, ha sfidato ritardi ferroviari e gelo invernale per dimostrare, con la propria presenza, sensibilità e attenzione circa lo stato della democrazia in Ucraina. Venuto a conoscenza dei dettagli del caso Tymoshenko, Marconcini ha preso a cuore la situazione della Leader dell’Opposizione Democratica non solo in quanto cittadino lombardo, italiano ed europeo, ma sopratutto come editore di un portale giornalistico che, proprio sul rispetto della libertà di stampa e di espressione, fonda il proprio lavoro.

“Ho appoggiato sempre le cosiddette “minoranze attive”, come lo sono oggi l’Opposizione Democratica ucraina, la Signora Tymoshenko sua Leader, e l’organizzazione di questa manifestazione: atta a sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su un caso che è molto più legato all’Italia di quanto si percepisca” ha dichiarato Marconcini.

Il perché di questa vicinanza è stato illustrato da Matteo Cazzulani: giornalista free-lance, ed unico reporter italiano a seguire il processo Tymoshenko, nel pieno dell’estate di Kyiv, direttamente dall’aula di tribunale. Oltre che dalla comune appartenenza all’Europa per motivi storico-culturali, Italia e Ucraina sono legate dal fattore energetico, poiché la principale rete di gasdotti che rifornisce il Belpaese direttamente dalla Russia – dal cui gas Roma dipende fortemente – attraversa tutto il territorio ucraino.

“Il Presidente Janukovych ha perso il sostengo dell’Europa, e presto sarà costretto a cedere i gasdotti ucraini alla Russia: libera, così, di un baluardo che, fino ad oggi,anche grazie al carisma di Julija Tymoshenko, ha impedito l’espansione diretta di Mosca nel mercato energetico europeo. La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata per avere firmato accordi onerosi, con cui, il 19 Gennaio 2009, ha tuttavia salvaguardato l’indipendenza energetica dell’Ucraina, garantito al suo popolo un inverno al caldo, e permesso all’Europa l’afflusso di gas. Per questa ragione, non è assurdo definire la Tymoshenko una “paladina dell’indipendenza energetica europea”, e quindi anche dell’Italia” ha dichiarato Cazzulani.

La manifestazione di Milano del 4 Febbraio 2012 per la liberazione di Julija Tymoshenko e la democrazia in Ucraina

La tematica energetica è stata il leit motiv anche degli interventi successivi, da cui è emerso che un’Ucraina indipendente, democratica e sovrana entro i propri confini è garanzia per la sicurezza energetica dell’Europa, in quanto rende impossibile alla Russia la realizzazione della propria politica imperiale. Con l’arma del gas, Mosca punta sia al mantenimento della propria egemonia nella compravendita dell’oro blu, sia al possesso totale o parziale dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Europea: per i quali il monopolista russo del gas, Gazprom, ha già firmato accordi con Francia, Germania, Slovenia e Slovacchia.

Per il Cremlino, il controllo del sistema infrastrutturale ucraino diventa così un passo fondamentale per unire le condutture russe a quelle già ipotecate nel Vecchio Continente: una soluzione che inasprisce la dipendenza dell’Europa dalla Russia, e pone a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei singoli Paesi dell’UE, tra cui l’Italia.

Per questa ragione, molti tra gli intervenuti si sono detti concordi nel ritenere la mancata adesione di associazioni e privati cittadini attivi nella difesa dei diritti umani in altre parti del Mondo come un gesto di noncuranza nei confronti dell’interesse nazionale dell’Italia. Ciò nonostante, preso atto dello stretto collegamento tra la situazione energetica del Belpaese e quella politica di Kyiv, i presenti si sono detti convinti che alla prossima manifestazione pubblica in sostegno di Julija Tymoshenko e della democrazia in Ucraina il numero degli aderenti, anche solo in via formale, incrementerà.

Dichiarazioni in sostegno alla manifestazione sono pervenute dall’insigne ucrainista dell’Università “La Sapienza” di Roma, Oxana Pachlovska, e dal giornalista e saggista Massimiliano Di Pasquale: impossibilitati a raggiungere Milano per via delle condizioni climatiche, e dei conseguenti ritardi ferroviari.

Julija Tymoshenko

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Nota per la bionda treccia e per aver guidato il processo democratico in Ucraina passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata, l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso della firma dei contratti per le forniture di gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

La sentenza, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità ed imparzialità – con la Tymoshenko rinchiusa preventivamente in carcere, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e le prove fabbricate ad hoc: addirittura datate il 31 Aprile! – è stata confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre 2011.

Prima di questo, la Leader dell’Opposizione Democratica, già in galera, ha subito un secondo arresto perché ritenuta potenzialmente pericolosa per il proseguo delle indagini in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU: il colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

Questa seconda sentenza è stata emanata dopo una sentenza celebrata al limite del macabro: con giudice e Pubblica Accusa nella cella del’ex-Primo Ministro, seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko era costretta a giacere per via delle precarie condizioni di salute – costantemente trascurate dalle Autorità carcerarie.

Il 30 Dicembre, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata deportata nella colonia penale Kachanivs’kyj di Kharkiv: allontanata dal centro della politica e dagli affetti famigliari alla vigilia di Capodanno – Festività che in Ucraina ha il medesimo valore del Natale cattolico: con le famiglie riunite per trascorrere assieme la ricorrenza.

Appelli per la liberazione della Tymoshenko e per la garanzia di cure sanitarie da parte di medici indipendenti alla Leader dell’Opposizione Democratica sono stati lanciati a più riprese – sempre invano – da parte di Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti, Canada, NATO, OSCE, e principali ONG internazionali indipendenti, tra cui Freedom House ed Amnesty International.

Contatti: tymoshenkolibera@gmail.com