LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: L’IRAQ INTERESSATA ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 12, 2014

Bagdad accetta la proposta del Ministro degli Esteri azero, Elmar Maharam Mammadiarov, di esportare carburante iracheno in Italia e nel resto dell’Unione Europea attraverso il Gasdotto Trans Adriatico. La Turchia avvia trattative con l’Iran per la realizzazione di un’infrastruttura che veicola gas iraniano in UE

Iraq e Iran oltre all’Azerbaijan sono altri due esportatori di gas che potrebbero contribuire alla diversificazione delle forniture di energia dell’Europa. Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, l’Iraq ha espresso interesse per l’avvio dell’esportazione del gas iracheno in Azerbaijan, da cui l’oro blu di Bagdad sarà poi inoltrato in Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- ed il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettati rispettivamente da Baku alla Turchia tramite la Georgia, e dalla Grecia all’Italia tramite l’Albania.

Il progetto, concepito su iniziativa del Ministro degli Esteri azero Elmar Maharam Mammadiarov, servirebbe all’economia irachena per risollevare un’economia in profonda crisi per mezzo dell’esportazione in Europa del gas naturale, i cui giacimenti, presenti sopratutto nel nord del Paese, sono ancora sotto sfruttati.

Per l’Unione Europea, il gas dell’Iraq implementa il progetto di diversificazione delle forniture di energia dal quasi monopolio di Russia ed Algeria, concepito dalla Commissione Europea anche su mandato del Parlamento Europeo.

In particolare per l’Italia, che grazie alla TAP diventerà l’hub in territorio UE del gas dell’Azerbaijan, il possibile accordo tra Baku e l’Iraq per l’invio di gas iracheno incrementa la posizione del nostro Paese all’interno dell’Unione sul piano energetico e politico.

Oltre alla proposta di accordo tra Azerbaijan ed Iraq, la Turchia ha avviato le trattative con l’Iran per la realizzazione di un gasdotto per veicolare 5 miliardi di metri cubi di gas iraniano in Europa attraverso il territorio turco.

Il progetto, di cui ha dato notizia la stampa turca, è contrastato però dalle sanzioni imposte dalla Comunità Internazionale sul regime di Teheran per l’infrazione dell’Accordo di Non Proliferazione nucleare, che, ad oggi, vieta all’Iran l’esportazione di risorse naturali, tra cui il gas.

In tale direzione, può aiutare la posizione assunta dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha ventilato un’apertura nei conformi dell’Iran dopo la salita al potere di un nuovo Presidente più moderato, Hassan Rouhani.

Anche il gas israeliano per la TAP

Il ruolo di Obama è importante in Turchia anche per l’avvio dell’esportazione del gas di Israele in Europa: un progetto ancora tutto da realizzare che prevede la realizzazione di un gasdotto che dalle acque territoriali israeliane veicola l’oro blu dei giacimenti marittimi Tamar, Leviathan e Karish direttamente in territorio turco.

Secondo la proposta, resa possibile solo grazie alla mediazione del Presidente USA affinché Tel Aviv ed Ankara riaprissero le relazioni diplomatiche congelate dal 2010 dopo il caso della Freedom Flottilla, una volta in Turchia il gas di Israele confluisce nel gasdotto TANAP e, attraverso la TAP, raggiunge l’Italia, dove viene commercializzato nel resto dei Paesi UE.

Alternativa alla via turca per il gas di Israele esiste anche la possibilità di esportare oro blu in Grecia, e da qui in Italia sempre attraverso la TAP, tramite Cipro: un progetto caldeggiato proprio da Atene, che ha posto la partnership energetica con Nicosia e Tel Aviv tra le priorità della Presidenza di Turno UE greca.

Matteo Cazzulani

ROMANIA E TURCHIA IN PRIMA FILA PER LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FORNITURE DI GAS DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 10, 2013

Il Premier romeno, Victor Ponta, sostiene la necessita di sfruttare i giacimenti del Mar Nero, e di realizzare il Nabucco, per incrementare la posizione di Bucarest nel mercato energetico europeo. Ankara fondamentale per il trasporto in UE dell’oro blu proveniente da Azerbaijan ed Israele,

Il progetto di indipendenza energetica europea parla sempre più romeno e turco, con una punta di americano. Nella giornata di giovedì, 9 Maggio, il Premier romeno, Victor Ponta, ha dichiarato l’intenzione di incrementare il ruolo della Romania nel mercato dell’Energia dell’Unione Europea.

Come riportato da Natural Gas Europe, il Premier Ponta, durante una visita nel Mar Nero, ha dichiarato che lo sfruttamento dei giacimenti marittimi di gas naturale sono fondamentali per garantire a Bucarest l’indipendenza energetica.

Inoltre, il Premier romeno ha anche illustrato l’importanza del Nabucco: conduttura concepita per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan in Austria attraverso Ungheria, Romania e Bulgaria, a partire dalla Turchia.

Proprio la Turchia è il secondo Paese che, insieme a Bucarest, è destinato a ricoprire un ruolo da protagonista per garantire l’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

Oltre che dal trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa attraverso il Nabucco -e prima ancora per mezzo del Gasdotto Trans Anatolico TANAP: conduttura concepita per veicolare l’oro blu azero del Nabucco lungo tutto il territorio turco- Ankara è in prima fila per le forniture in Unione Europea del gas di Israele.

Con lo sfruttamento dei giacimenti Leviathan e Tamar, Israele ha avuto a disposizione un ingente quantità di gas, esportabile in Europa per garantire all’UE un’ulteriore diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Dopo avere invano cercato di stabilire una partnership con Cipro per l’invio del gas dei due giacimenti del Mediterraneo, Tel Aviv si è rivolta ad Ankara per realizzare un gasdotto che, dal territorio israeliano, veicola l’oro blu nel sistema infrastrutturale energetico turco.

Washington con Bruxelles, Giordania, Siria e Russia contro

Il riavvicinamento è stato possibile grazie all’intervento del Presidente USA, Barack Obama, che ha invitato Israele e Turchia a superare una crisi politica legata alla vicenda della Freedom Flottilla.

L’intervento degli USA è stato fondamentale per garantire la possibile realizzazione di un’infrastruttura necessaria per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

Come riportato dall’agenzia UPI, a contrastare il gasdotto da Israele alla Turchia sono Giordania e Siria, che hanno dichiarato la mancata volontà di permettere il transito dell’infrastruttura sul proprio territorio.

Un altro avversario dell’infrastruttura è la Russia, che intende mantenere il ruolo predominanza nel mercato energetico dell’UE.

Ogni progetto concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea è puntualmente contestato da Mosca, che si avvale dell’appoggio delle grandi compagnie dell’Europa occidentale per tutelare i propri interessi in seno all’UE, spesso creando uno scontro tra singoli Stati e Commissione Europea.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA VUOLE IL CONTROLLO DEI GIACIMENTI DI GAS DEL LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 7, 2013

LA RUSSIA VUOLE IL CONTROLLO DEI GIACIMENTI DI GAS DEL LIBANO

Il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, le compagnie Novatek e Lukoil, e la banca del monopolista statale russo del gas, Gazprombank, candidati per lo sfruttamento dei giacimenti energetici libanesi. Tra i contendenti anche i colossi USA ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, la British Petroleum, l’ENI e la francese Total

Il Mare Nostrum è sempre più un pozzo di gas conteso da nuove e vecchie potenze energetiche. Nella giornata di giovedì, 4 Aprile, quattro compagnie russe si sono candidate per lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Libano.

Come riportato da Down Jones Newswires, il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, la compagnia Lukoil, la Novatek e Gazprombank -la banca del monopolista statale russo del gas, Gazprom- hanno richiesto al Dipartimento dell’Acqua e dell’Energia del Libano l’ottenimento dell’appalto per l’esportazione del gas libanese proveniente dal Mediterraneo.

Seppur forte, la candidatura delle compagnie russe dovrà fronteggiare la concorrenza del colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, di quello norvegese Statoil, e della compagnia francese Total.

Come riportato dal Daily Star, alla gara per l’ottenimento dei diritti di sfruttamento partecipano anche il colosso britannico British Petroleum e quello italiano ENI.

Una risposta di Mosca a Israele

La mossa della Russia è una risposta agli sviluppi della questione energetica in Israele, i cui giacimenti di gas ubicati nel Mar Mediterraneo di 7,5 Miliardi di metri cubi di gas, secondo le intenzioni di Tel Aviv, saranno utilizzati per avviare le esportazioni in Europa attraverso la Turchia.

Il progetto ha preso vigore dopo che un intervento del Presidente USA, Barack Obama, ha permesso a Turchia ed Israele di ricucire uno strappo diplomatico originatosi nel 2010 a causa dei fatti legati alla Freedom Flottilla.

La nave, che secondo gli israeliani stava rifornendo di armi il terrorismo palestinese, mentre secondo la Turchia stava veicolando viveri, è stata attaccata dall’esercito di Israele, che ha provocato la morte di 9 cittadini turchi.

Da allora, le relazioni tra Ankara e Tel Aviv si sono arrestate, ed hanno provocato un’impasse anche per quanto riguarda i progetti energetici tra i due Paesi.

Matteo Cazzulani

PACE ISRAELE-TURCHIA: IL CAPOLAVORO DI OBAMA È UN’OPPORTUNITÀ PER L’EUROPA

Posted in Guerra del gas, Uncategorized by matteocazzulani on March 23, 2013

Il Presidente democratico USA vero regista della pacificazione tra Tel Aviv ed Ankara. Washington assume un ruolo da protagonista nella lotta al terrorismo, con conseguenze di carattere geopolitico ed energetico di notevole importanza per l’Europa

Un risultato diplomatico non facile da raggiungere, che apre prospettive importanti per l’Europa e l’Occidente sul piano politico ed energetico.

Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a ricucire lo strappo diplomatico con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

Le relazioni tra Israele e Turchia -due Paesi che hanno sempre collaborato anche in virtù dell’appartenenza di Ankara alla NATO, e della vicinanza di Tel Aviv agli USA- sono congelate dall’attacco militare israeliano del Marzo del 2010 alla ‘Freedom Flottilla’.

L’attacco armato contro le navi, che secondo l’equipaggio della ‘Flottilla’ avrebbe dovuto consegnare viveri in Palestina, mentre Israele ha ritenuto che essa trasportasse munizioni per armare il terrorismo palestinese, ha provocato nove morti di nazionalità turca.

Nella telefonata, Netanyahu ha ritenuto l’agguato un errore dalle conseguenze imprevedibili, ed ha espresso la volontà di riprendere lo smalto del passato nelle relazioni tra Israele e Turchia.

Soddisfazione è stata espressa dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, che ha sottolineato come il Premier Erdogan abbia condiviso la necessità di ripristinare le relazioni diplomatiche tra Tel Aviv ed Ankara.

Il riavvicinamento tra Israele e Turchia è una vittoria diplomatica del Presidente Obama, che consente agli USA di ricompattare il fronte turco-israeliano, necessario per proteggere l’Occidente dalle minacce costituite da Siria e Iran e, più in generale, dal terrorismo fondamentalista.

Con il sostegno al riavvicinamento tra Tel Aviv ed Ankara, e il supporto dato alla costituzione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele, il Presidente democratico ha inoltre corretto definitivamente la linea di politica estera muscolare del suo predecessore repubblicano, George W Bush, nel Mondo arabo, conferendo agli USA un’immagine meno negativa.

Il gas di Israele in Europa attraverso la Turchia, ora si può

Particolare importanza dell’attività diplomatica di Obama è anche legata all’energia, poiché il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia potrebbe portare alla realizzazione del progetto di trasporto del gas israeliano in Europa attraverso il territorio turco.

Israele, che possiede un giacimento di 10 Miliardi di piedi cubi di gas, ha preventivato l’esportazione del carburante in Europa grazie ad una partnership con Cipro che, tuttavia, è stata sospesa in seguito alla situazione critica vissuta da Nicosia.

Per questa ragione, Tel Aviv potrebbe riattualizzare l’ipotesi -congelata da Ankara in seguito alla crisi diplomatica con Israele- della costruzione di un gasdotto verso la Turchia, dove il gas verrebbe immesso nelle condutture che veicolano carburante dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Tale soluzione renderebbe possibile per l’Unione Europea l’importazione di gas da Israele, ed annullare l’azione di disturbo dell’operazione attuata dalla Russia, che sta puntando sul controllo del settore energetico di Cipro per impedire l’importazione di carburante israeliano attraverso Nicosia.

Matteo Cazzulani

TURCHIA E ISRAELE ROMPONO LE RELAZIONI DIPLOMATICHE ED ENERGETICHE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 18, 2013

Il Governo turco sospende i progetti di collaborazione nel settore del gas fino a quando le Autorità israeliane non ricompenseranno le vittime dell’attacco alla Freedom Flottilla del 2010. I rifornimenti di gas all’UE alternativi alla Russia la ratio del contrasto.

Il Premier turco, Tayyip Erdogan

Il Premier turco, Tayyip Erdogan

Una commistione tra politica ed energia che che riguarda l’Europa molto da vicino. Nella giornata di venerdì, 15 Febbraio, la Turchia ha posto il suo diniego all’avvio del progetto di esportazione di gas da Israele in Europa per motivazioni politiche.

Come riportato dalla Trend, il Ministro dell’Energia della Turchia, Taner Yildiz, ha motivato la posizione risoluta di Ankara con le mancate scuse da parte di Israele per l’uccisione di nove cittadini turchi durante l’attacco alla Freedom Flottilla nel 2010.

Il Ministro Yildiz ha posto come condicio sine qua per il rinnovo della cooperazione energetica con Tel Aviv anche l’erogazione di compensazioni alle famiglie delle vittime turche dell’attacco militare al cargo navale -che per i turchi trasportava aiuti in Palestina, mentre secondo gli israeliani riforniva di armi i terroristi palestinesi- e l’immediato sgombero da parte di Israele della Striscia di Gaza.

Un preludio al dissidio tra i due Paesi si è avuto nel Settembre 2012, quando il Premier turco, Tajip Erdogan, ha richiamato in Patria l’Ambasciatore a Tel Aviv, ed ha posto i rapporti diplomatici con Israele su un secondo piano rispetto a quelli con altri Paesi del Medioriente.

Tuttavia, l’inasprimento dei rapporti turco-israeliani è dettato anche dalla concorrenza tra i due Paesi per garantire all’Unione Europea fonti di approvvigionamento di gas alternative a quelle della Russia.

Per diminuire la dipendenza da Mosca -da cui l’UE dipende per il 40% del fabbisogno continentale di gas- la Commissione Europea ha progettato l’importazione diretta di oro blu da fonti alternative, Azerbaijan e Turkmenistan, mediante la costruzione di un sistema di gasdotti che transitano attraverso la Turchia.

Negli ultimi mesi del 2012, la scoperta di un cospicuo giacimento di gas al largo delle coste israeliane del Mar Mediterraneo ha però reso Tel Aviv una possibile fonte di approvvigionamento di gas alternativa alla Russia, che avrebbe finito per ridimensionare l’importanza della Turchia per l’UE.

I turchi restano favoriti

A giocare a favore della Turchia sono i progressi registrati nel progetti di importazione diretta del gas dall’Azerbaijan.

In partnership con le Autorità azere, il Governo turco ha avviato la realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP: conduttura concepita per veicolare il gas proveniente dall’Azerbaijan dalla Georgia alla Turchia Occidentale.

Da qui, due condutture, il Nabucco e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- sono state progettate dalla Commissione Europea per trasportare il gas azero rispettivamente in Austria attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria, e in Italia attraverso Grecia e Albania.

Al contrario, il trasporto del gas israeliano in Europa è ancora privo di un progetto organico e ben definito.

Oltre al varo di una partnership tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto diretto del gas in UE – da cui non è derivato ancora nessun piano concreto- Tel Aviv ha preventivato l’invio del carburante estratto dal Mar Mediterraneo in Europa attraverso la Turchia, mediante la costruzione di un apposito gasdotto dalle coste israeliane al territorio turco.

Il congelamento delle relazioni diplomatiche ed energetiche tra Ankara e Tel Aviv ha però sospeso la realizzazione del progetto, lasciando insoluta la questione dell’esportazione del gas israeliano verso il Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani