LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina e Crimea: Grillo e Berlusconi ascoltino Obama e Pittella anziché la Russia di Putin

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on May 5, 2014

Il Sommo Poeta ci invitava a non curarci di loro, ma a guardare e passare. Vero e giusto, tuttavia certe dichiarazioni illustrano quanto la Patria di Dante sia provinciale e cieca nel comprendere che il comportamento della Russia di Putin in Ucraina è la più grande minaccia alla pace globale dalla fine della Guerra Fredda.

Negli ultimi giorni, le attività di destabilizzazione politica dell’Ucraina da parte di agenti infiltrati dell’esercito russo si sono espanse dalle regioni ucraine orientali fino a quelle meridionali, nella città di Odessa, dove, per ora, la resistenza di Kyiv ha sventato il tentativo delle milizie cosiddette separatiste di prendere il controllo della città.

Il piano di Putin, come confermano tutti i più accreditati Think-Tank, è oramai chiaro: dopo l’annessione militare della Crimea, Mosca intende controllare una lingua di territorio da Donetsk alla Transnistria che isola l’Ucraina dal mare, mettendone in ginocchio l’economia, incrementa la pressione armata sulla Moldova e su Paesi dell’Unione Europea come Romania, Ungheria, Slovacchia e Polonia.

Anche altri Paesi UE sono a rischio, come Estonia, Lettonia e Lituania, dove Putin ha già iniziato a porre i presupposti per scatenare politiche di destabilizzazione, facendo leva sulla volontà di Mosca di tutelare le minoranze russofone che vivono al di fuori della Federazione Russa.

Questa argomentazione già usata nei confronti dell’Ucraina, e prima ancora da Adolf Hitler per giustificare l’Anschluss dell’Austria e l’annessione di Cecoslovacchia e Danzica, che tuttavia è priva di fondamento, dal momento in cui né il Governo ucraino, né quelli UE estone, lettone e lituano, hanno mai discriminato alcun russo.

Malgrado la gravità della politica di Putin, che compatta l’opinione pubblica domestica contro un’Europa presentata come la Patria della perversione, c’è chi in Italia ha giustificato pubblicamente la condotta del Presidente della Federazione Russa, come l’ex-Premier Berlusconi, che, durante la trasmissione In Mezz’Ora, ha sottolineato come Mosca abbia favorito nella penisola ucraina l’autodeterminazione dei popoli.

La posizione di Berlusconi, fatta propria precedentemente dal Capo del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, è stata sostenuta da certa stampa italiana, che ha sistematicamente presentato gli ucraini come nazisti, ha paragonano Kyiv al regime di Assad in Siria, ed ha dipinto i fatti dell’Est Ucraino come la legittima aspirazione di una fetta della popolazione ucraina russofona di fare parte della Russia.

L’annessione armata della Crimea è stata invece una palese violazione del Diritto Internazionale, sopratutto del Memorandum di Budapest, che sanciva l’inviolabilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia all’arsenale nucleare da parte dell’esercito di Kyiv.

Inoltre, riesce difficile considerare un movimento spontaneo di autodeterminazione quello che sta avvenendo in Ucraina orientale, dove i cosiddetti separatisti sono ben armati ed equipaggiati di armamenti di tutto rispetto -missili terra-aria e mitragliatori- che non possono essere stati forniti loro da nessun altro se non dal crescente numero di divisioni dell’esercito russo che, come dimostra il Washington Post, si sono accalcate ai confini ucraini, pronte a sferrare l’attacco definitivo nei confronti di Kyiv.

In Ucraina, i veri fascisti sono chi occupa le sedi delle Amministrazioni Locali bruciando le bandiere ucraine ed europee ed avviando la caccia all’ucraino, e non chi protesta per tre mesi al freddo sul Maydan a Kyiv per ottenere Democrazia e Libertà dal regime pseudofascista di Viktor Yanukovych.

Le prese di posizione di Berlusconi e di certa stampa, che favoriscono l’accettazione da parte dell’opinione pubblica e di una considerevole fetta dell’elettorato della politica estera dei piani neo-imperiali di Putin -noto per la sistematica repressione del dissenso e dei giornalisti indipendenti- dipingono quanto in Italia ci sia una preoccupante disinformazione in merito alle questioni ucraine.

Per risolvere l’impasse, una soluzione potrebbe essere, come ha sottolineato l’Advisor per la politica estera del Presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, l’adozione per l’Ucraina dello status Finlandese: un Paese dell’UE, che non fa parte della NATO e che mantiene buone relazioni con la Russia.

Per l’Ucraina, l’adesione all’UE è impossibile almeno per i prossimi 25 anni: troppe sono le riforme da compiere sia da parte del Governo di Kyiv che da parte dell’Unione Europea, che ancora deve darsi una struttura politica solida, robusta ed unitaria in grado di integrare, oltre a quella ucraina, anche altre economie dell’Europa Orientale, come quella moldava e georgiana.

Un rapido avvicinamento dell’Ucraina all’Europa sul piano commerciale e politico, mediante la firma dell’Accordo di Associazione e l’integrazione anche parziale di Kyiv in alcune delle Istituzioni europee, è possibile e necessario, così come è necessario provvedere al sostegno degli ucraini da parte della NATO nel caso Putin dovesse continuare con la sua politica imperialista.

Come ha dato da intendere lo stesso Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, gli USA sono pronti a creare un fronte comune con l’Europa per la difesa dell’integrità territoriale ucraina, per evitare che l’escalation della politica imperiale di Putin accenda altri focolai di tensione persino in Paesi membri dell’UE.

Questa necessità è innanzitutto geopolitica, dal momento in cui è proprio dall’esistenza di un’Ucraina autonoma ed indipendente che è garantita la sicurezza nazionale dei Paesi UE e, più in generale, la Pace e la Libertà nel continente europeo.

Ecco perché è opportuno che anche in Italia si capisca qual’è la vera natura della crisi ucraina, come già hanno dimostrato alcune personalità di spicco della politica italiana, come il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, il Ministro del Turismo, Dario Franceschini, e l’ex-Premier Massimo D’Alema.

Essi hanno dipinto una posizione attenta e ragionevole: l’Europa deve mantenere con Mosca il dialogo aperto, senza però mai rinunciare ai valori fondanti dell’Europa: Pace, Democrazia, Diritti Umani e Progresso.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centrale ed Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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UCRAINA: PUTIN ANNETTE LA CRIMEA E MARCIA SULLA TAURIDE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 12, 2014

Il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina ha dichiarato l’indipendenza sotto la pressione delle armate russe, mentre spie di Mosca sono state arrestate a Kherson, nell’Ucraina meridionale. L’Europa impone nuove sanzioni mentre la NATO rafforza la difesa dell’Unione Europea

Uno scenario a lungo temuto e negato, ma che alla fine è avvenuto: la Russia ha annesso la Crimea e, ora, punta dritto al resto dell’Ucraina per cancellare lo Stato ucraino dalle cartine geografiche per dare all’Occidente una prova di forza tipica di un’era che comunemente si credeva essere chiusa.

Nella giornata di martedì, 11 Marzo, il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina di Crimea, controllato da forze militari russe, ha emanato la Dichiarazione di Indipendenza da Kyiv ed ha richiesto l’annessione della penisola alla Federazione Russa tramite un referendum il cui svolgimento sarà controllato sempre dall’esercito inviato da Mosca.

La dichiarazione di indipendenza della Crimea è l’ultimo atto di un’occupazione militare russa che, dopo il rovesciamento del regime di Viktor Yanukovych a causa della protesta pacifica del Maidan, ha visto il Presidente russo, Vladimir Putin, intervenire con proprie armate per tutelare gli interessi della popolazione russofona della penisola che si affaccia sul Mar Nero.

Il giorno successivo, mercoledì, 12 Marzo, spie russe sono state fermate dalla polizia ucraina nei pressi di Kherson, nel sud dell’Ucraina, oltre i confini della Crimea. Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, le spie stavano compiendo un inventario della preparazione dell’esercito ucraino, con particolare attenzione alla capacità di resistenza e alle strutture difensive.

Pronta è stata la riposta dell’Europa, che, per voce del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha condannato l’annessione di una regione dell’Ucraina da parte della Russia. L’Unione Europea ha poi dato il via ad una seconda ondata di sanzioni personali nei confronti di Mosca, ed ha congelato la realizzazione di alcune infrastrutture energetiche, come il Southstream, concepite per accrescere la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas della Russia.

Una forte reazione è provenuta anche dalla NATO, che già martedì, 11 Marzo, ha rafforzato la difesa aerea presso i confini di Polonia e Romania con l’Ucraina, ed ha posizionato alcune portaerei statunitensi al largo delle coste romene con una chiara mossa di carattere difensivo.

L’Europa per la democrazia, l’Italia per la pace

I fatti di Crimea avvalorano l’ipotesi che Putin intenda annichilire l’Ucraina, con un’invasione militare che parte dalla Crimea per toccare anche il resto del Paese, per dimostrare all’Occidente che la Russia è una superpotenza militare che bisogna temere, sopratutto nella sua vocazione imperialista che guarda all’Europa.

Le avvisaglie del comportamento aggressivo di Putin datano già all’Agosto del 2008, quando l’esercito russo, approfittando dell’apertura delle Olimpiadi di Pechino, ha invaso alcune regioni della Georgia -Abkhazia ed Ossezia del Sud- sempre con la scusa di tutelare le popolazioni autoctone russofona.

Dinnanzi ai fatti di Crimea, ben fa l’Europa a condannare l’accaduto. L’occupazione militare russa della penisola è una piena violazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione dell’intero suo arsenale nucleare, si è vista riconosciuta la sua indipendenza ed integrità territoriale da Russia, USA e Gran Bretagna.

Opportuna è stata anche la proposta avanzata dal Premier polacco Donald Tusk al Cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo cui l’UE deve diminuire la dipendenza energetica dalla Russia attraverso la realizzazione di gasdotti per importare gas naturale da Azerbaijan, Turkmenistan ed Israele e rigassificatori per acquistare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia ed USA.

Su questo, ben si è mossa anche l’Italia, che per volere dell’allora Premier Enrico Letta e dell’allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha supportato con forza la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare gas dell’Azerbaijan in Salento, e, così, rendere il nostro Paese l’hub europeo dell’oro blu azero.

Un ruolo attivo può essere giocato anche dalla NATO, che ha già iniziato a mobilitare le sue truppe in difesa dei confini dell’UE, con particolare attenzione a Polonia, Romania e Paesi Baltici: gli Stati verso i quali, nemmeno troppo velatamente, Putin ha sempre inviato pretese di carattere espansionistico.

Oltre a manovre difensive, la NATO sta valutando cin da subito di integrare al suo interno Georgia, Moldova ed Ucraina. Questi Paesi sono stati mantenuti fuori dall’Alleanza Atlantica per paura di irritare la Russia che, come dimostrato dai fatti ucraini, alla fine ha tuttavia mostrato il suo vero volto violento, a prescindere dall’appeasement dell’Europa.

Dopo la Georgia e la Crimea, è sempre più alta la preoccupazione che la Russia di Putin possa allargare il conflitto ad altre zone dell’Ucraina, se non ad altri Paesi dell’Europa: come ha dichiarato Putin a più riprese sopratutto durante l’ultima campagna elettorale, Mosca ritiene che l’Europa sia il principale avversario della Russia, che il Cremlino deve eliminare il prima possibile dalla competizione internazionale per recuperare lo status di superpotenza imperiale.

In questo, ben fa l’Italia a mantenere, per ragioni culturali ed economiche, una posizione equilibrata per cercare fino all’ultimo una soluzione pacifica del conflitto attraverso il dialogo con tutti.

L’Europa, dal canto suo, deve mantenere una posizione ferma in sostegno della pace, della democrazia, dei diritti umani e del progresso: valori su cui val bene la pena di sacrificare qualche goccia di gas.

Matteo Cazzulani

LA TAP TRASPORTERÀ IL GAS DELL’AZERBAIJAN ANCHE IN BULGARIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 8, 2014

Il Consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico firma un accordo di collaborazione con quello per la creazione dell’Interconnettore Grecia Bulgaria. L’infrastruttura transadriatica rafforza la sicurezza energetica dell’Europa e rende l’Italia l’hub europeo del gas azero.

Diversificare le forniture di gas per l’Europa per rendere l’Unione Europea più forte e sicura: un progetto di cui, anche l’Italia, è protagonista. Nella giornata di lunedì, 6 Gennaio, il Consorzio incaricato di costruire il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- ha firmato un accordo di cooperazione con il Consorzio che costruirà l’Interconnetore Grecia Bulgaria -IGB.

L’accordo prevede lavori in cooperazione tra i due Consorzi per prolungare anche in Europa Sud-Orientale la TAP -che sarà realizzata per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania ed il fondale del Mar Adriatico- così da garantire la diversificazione delle forniture di oro blu ad una regione europea fortemente dipendente dalla Russia.

La TAP è un progetto promosso dalla Commissione Europea -che prevede anche la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Egitto e Norvegia e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America- per ridurre la dipendenza da Algeria e Russia: superpotenze dell’energia che, come dimostrato a più riprese dai russi in Ucraina, spesso si avvalgono delle risorse energetiche come mezzo per la realizzazione di obiettivi geopolitici a spese di Paesi terzi.

Per l’Italia, la TAP ha un significato importante non solo perché contribuisce a diversificare le forniture di gas -e, di conseguenza, a decrementare la bolletta dell’energia per industrie e utenti privati- ma anche perché rende il nostro Paese l’hub in Europa dell’oro blu azero: una posizione che aumenta il peso politico di una nazione che, oggi, ha bisogno di risollevare la propria posizione in campo europeo ed internazionale.

Per questa ragione, oltre che dal Premier Letta e dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, la TAP è stata sostenuta fortemente in maniera bipartisan da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, mentre Enel ed Hera hanno firmato accordi per l’acquisto agevolato del gas azero.

Il gas azero anche in Croazia, Bosnia e Montenegro

Oltre alla Bulgaria, la TAP intende raggiungere anche Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia tramite la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- progettato per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas dall’Albania lungo i Paesi dei Balcani Occidentali.

La realizzazione della IAP, possibile solo dopo che la quantità di gas inviato dall’Azerbaijan sarà incrementato, permetterà di rifornire, in una seconda fase, anche Ungheria e Slovacchia: due Paesi che, così come la Bulgaria, dipendono quasi interamente dalla Russia.

Matteo Cazzulani

TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA CAMBIA VERSO: LA TAP APPROVATA IN PARLAMENTO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on December 6, 2013

Votato alla Camera il Trattato per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico che veicola nel nostro Paese il gas dell’Azerbaijan. Decisiva la posizione di Letta e Franceschini e il sostegno di PD, SC, NCD, FI e Socialisti

In Italia c’è chi lavora a favore del rafforzamento della sicurezza nazionale e dell’alleggerimento delle bollette per gli italiani, e chi, invece, adotta un’opposizione ideologica senza sé e senza ma contro tutte -ma proprio tutte- le forme di progresso.

Nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato la ratifica dell’Accordo Internazionale tra Italia, Grecia ed Albania per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, fortemente voluta dal Premier Letta, concepita per veicolare in Italia 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan attraverso li territorio greco e quello albanese.

Come sottolineato a ragione dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, la TAP è un progetto di interesse strategico che rafforza la sicurezza nazionale del nostro Paese, poiché permette all’Italia di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal quasi monopolio oggi esercitato sul nostro mercato da Russia ed Algeria che, insieme, esportano nel nostro Paese circa il 70% del totale del fabbisogno di energia italiano.

La questione della diversificazione è fondamentale, sopratutto considerato il decremento dell’invio di gas dalla Libia e del le direttive in materia di politica energetica della Commissione Europea, che proprio attraverso la realizzazione della TAP, di altri gasdotti, e di rigassificatori, vuole decrementare la dipendenza da due soli fornitori di gas -Russia ed Algeria- importando oro blu sotto forma di LNG da Qatar, Norvegia, Egitto, e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Sempre in ambito internazionale, la TAP, che de facto rende l’Italia l’hub europeo del gas azero, rafforza la posizione del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea come uno dei principali Paesi che garantiscono la sicurezza energetica UE e la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture voluta dalla Commissione: un vantaggio politico di cui il nostro Paese, spesso bistrattato da Germania, Francia e Nordeuropa, ha estremo bisogno.

La TAP infine, pur non veicolando un’alta quantità di gas, permette comunque un decremento della bolletta energetica per utenti privati ed industrie: un fatto non da poco, sopratutto in un periodo di crisi, tanto che Enel ed Hera hanno già firmato accordi per l’acquisto del carburante trasportato dall’infrastruttura.

Concordemente con le ragioni a favore della TAP, voto favorevole alla ratifica dell’accordo internazionale è stato espresso dalle forze politiche della Maggioranza -Partito Democratico, Scelta Civica e Nuovo Centro Destra- e da due Gruppi della Minoranza, come Forza Italia e i Socialisti.

Contro, invece, si sono schierati Lega Nord, Fratelli d’Italia, Sinistra Ecologia e Liberta e Movimento 5 Stelle: una coalizione del no al progresso che ha argomentato il suo voto negativo per l’assenza di interessi particolari da parte di compagnie energetiche italiane -LN e FDI, nonostante Enel ed Hera abbiano già firmato accordi per importare il gas della TAP- e per pregiudiziali di carattere paesaggistico -SEL e M5S.

L’opposizione alla TAP favorisce Putin

Con la loro opposizione, che i grillini hanno dimostrato con un ostruzionismo cieco, perfino occupando i banchi del Governo per sospendere forzatamente la seduta, le forze politiche dell’arco parlamentare di orientamento populista ed estremista hanno perso l’occasione per dimostrare un tratto di discontinuità con la politica dell’era Berlusconi.

L’ex-Premier si è infatti sempre opposto ad ogni iniziativa in ambito energetico della Commissione Europea, in quanto ha preferito condurre una politica unilaterale basata sulla sua amicizia personale con il Presidente russo Putin, che ha portato l’Italia ad incrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia.

Esempio di questa politica è il Southstream: gasdotto, che la Russia ha concepito dalle coste meridionali russe in Austria attraverso Paesi Balcanici ed UE, tra cui l’Italia, per incrementare la quantità di gas esportata in Europa e, così, rafforzare la dipendenza degli europei dalle forniture di Mosca.

La natura della strategia di Putin, che, come dimostrato a più riprese in Ucraina, si avvale del gas arma di costrizione geopolitica, è stata compresa dalla Commissione Europea, che, proprio mercoledì, 4 Dicembre, ha dichiarato illegali rispetto alla legge UE il Southstream e gli accordi bilaterali per la realizzazione del gasdotto firmati dalla Russia con Bulgaria, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Oltre che da Berlusconi, la strategia energetica e geopolitica della Russia di Putin non sembra essere stata compresa da chi, per presunti dubbi di carattere ambientale, si è opposto alla ratifica di un Trattato che garantisce all’Italia sicurezza energetica, affrancamento dalla schiavitù energetica di Mosca, e bollette meno care.

Il voto sulla TAP dimostra chi ha davvero a cuore il bene del Paese, a prescindere da slogan populistici atti solo a rastrellare voti in maniera semplice ed immediata.

Un plauso in particolare va al PD, che grazie al Premier Letta, al Ministro Franceschini, all’Europarlamentare Toia e a Parlamentari come Casati e Peluffo hanno fortemente difeso la TAP.

Una nota di demerito va invece a grillini, leghisti, estremisti di destra ed estremisti di sinistra che, con l’opposizione al Gasdotto Trans Adriatico, hanno testimoniato come Putin possa ancora contare in Italia su tanti amici dopo Berlusconi.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA RITIENE ILLEGALE IL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2013

Il Direttore dei Mercati Energetici UE, Klaus Dieter Borchardt, evidenzia come gli accordi bilaterali firmati tra la Russia ed alcuni Paesi UE per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso non siano conformi al Terzo Pacchetto Energetico UE. L’infrastruttura russa, pianificata da Putin e Berlusconi, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea.

Bulgaria, Serbia, Ungheria, Grecia, Slovenia Croazia ed Austria non rispettano la legge UE in tema di energia: l’Italia è avvertita. Nella giornata di mercoledì, 4 Dicembre, il Direttore dei Mercati Energetici della Commissione Europea, Klaus-Dieter Borchardt, ha dichiarato illegali i patti bilaterali tra la Russia ed alcuni Paesi dell’Unione Europea e della Comunità Energetica Europea per la realizzazione del Southstream.

Come riportato durante un’udienza pubblica presso il Parlamento Europeo, Borchardt ha dichiarato che la Russia ha infranto il Terzo Pacchetto Energetico UE: Legge che vieta il possesso dei gasdotti da parte dell’ente che già controlla il gas che da esso viene trasportato.

Nello specifico, l’esponente della Commissione Europea ha anche rilevato come il Southstream -posseduto dal monopolista russo statale del gas Gazprom, che realizza il gasdotto per incrementare le esportazioni in Europa del suo blu- non sia un progetto aperto alla compartecipazione di altre compagnie: de facto esso resta un’infrastruttura nelle mani di Mosca in pieno territorio UE.

Le ragioni per cui la Commissione Europea si è opposta al Southstream sono anche di carattere geopolitico, poiché l’infrastruttura -ribattezzata Gasdotto Ortodosso- è stato concepito appositamente dal Presidente russo Putin per incrementare la quantità di gas che la Russia esporta nei Paesi UE, con lo scopo di mantenere l’Europa fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Il Southstream, pianificato nel 2009 con un accordo tra Gazprom e il colosso italiano ENI, fortemente voluto da Putin e Berlusconi, è progettato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia meridionale fino in Bulgaria, per poi continuare in Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Se realizzato, il Southstream contrasta con il piano di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha approntato per garantire ai cittadini UE una bolletta del gas meno cara e, sopratutto, forniture sicure senza dipendere prevalentemente da una sola fonte, quella russa, come invece fatto finora.

Per complementare le importazioni di gas russo, la Commissione Europea ha varato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e la costruzione di alcuni gasdotti per veicolare oro blu naturale da Azerbaijan ed Israele.

I russi vanno avanti

La condanna della Commissione Europea è un vero e proprio monito per la Bulgaria, che, durante una cerimonia fastosa, ha avviato la realizzazione del Southstream sul suo territorio.

Il medesimo atteggiamento, la Commissione lo ha tenuto nei confronti della Serbia, che pur non appartenendo ancora all’UE, è Stato membro della Comunità Energetica Europea: una sorta di CEE del gas che comprende Paesi extra UE come Moldova ed Ucraina.

La posizione dell’UE ha messo in una situazione di difficoltà anche i Paesi che, in questi mesi, hanno firmato con la Russia accordi bilaterali per la realizzazione del Southstream, come Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Quella sul Southstream non è la prima presa di posizione della Commissione Europea per difendersi dalla politica espansionistica di Putin per mezzo del gas. Nel Settembre 2012, Bruxelles ha aperto un’inchiesta su Gazprom per comportamento atniconcorrenziale nei mercati energetici di alcuni Paesi UE fortemente dipendenti dal gas della Russia, come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Romania e Bulgaria.

Presente al discorso di Borchardt presso il Parlamento Europeo, il Vice Capo di Gazprom, Aleksander Medvedev, ha dichiarato l’intenzione di procedere con la realizzazione del Southstream, mentre il Vice Ministro dell’Energia russo, Anatoly Yankovsky, ha dichiarato che il gasdotto russo deve essere escluso dalla legislazione UE perché non interamente posto in territorio europeo.

L’Italia approva la TAP

Differente la posizione dell’Italia, che, sebbene sia stata tra i principali sponsor del Southstream durante l’era Berlusconi, non ha ancora formato alcun accordo bilaterale con la Russia per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso in territorio italiano.

Al contrario, nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato il trattato internazionale per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan attraverso Grecia ed Albania.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già fissato accordi, è una delle infrastrutture concepite dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e garantire ai Paesi coinvolti la sicurezza energetica nazionale: un piano UE a cui il Premier Letta e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, hanno fortemente voluto tenere fede.

Matteo Cazzulani

Julia Tymoshenko libera: presentata la mozione in Parlamento

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 15, 2012

Intervistato da un autorevole portale, il parlamentare Dario Franceschini ha rivelato l’avvio di una forte iniziativa bipartisan alla Camera per richiedere alle Autorità ucraine garanzia di cure sanitarie e di partecipazione alla vita politica di Kyiv per la Leader dell’Opposizione Democratica, ad oggi detenuta in isolamento dopo una condanna dalla dubbia regolarità. Anche Javier Solana contesta il regresso democratico in un Paese europeo.

Dopo gli appelli del mondo occidentale – tra cui quello del Legno Storto – l’Italia finalmente si mobilita a livello istituzionale per la democrazia in Ucraina. Nella giornata di Sabato, 14 Aprile, il parlamentare Dario Franceschini ha rivelato la presentazione presso la Camera dei Deputati di una mozione bipartisan che richiede al governo un impegno forte per risolvere al più presto la questione di Julija Tymoshenko.

Intervistato dal portale “Lombardi Nel Mondo” a Cortona – dove il politico ferrarese ha preso parte all’Assemblea nazionale di Area Democratica – Franceschini ha riconosciuto la violazione dei principi democratici in Ucraina come un problema di primaria importanza per l’Italia e l’Europa, e ha presentato la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica come una situazione inaccettabile a cui occorre rispondere a prescindere dalle logiche di partito.

“In Parlamento abbiamo incontrato la figlia della Signora Tymoshenko, che ci ha testimoniato una situazione tragica su cui l’Italia non può non esprimersi in maniera compatta e incisiva – ha dichiarato Franceschini – E stata redatta una mozione firmata da tutti i gruppi parlamentari che Sara dibattuta alla Camera in Maggio”.

Di condanne da parte di parlamentari italiani – seppur poche – alla detenzione della Tymoshenko in passato e stata data notizia, ma le dichiarazioni del deputato ferrarese rappresentano una novità di ampio rilievo che, tuttavia, e stata finora trascurata dai media.

Secondo indiscrezioni, con il documento le forze politiche del Parlamento italiano chiedono al Governo di agire in sede internazionale per garantire alla Tymoshenko cure sanitarie in base a quanto prescritto dall’unica equipe di medici internazionale che ha potuto visitare in carcere la Leader dell’Opposizione Democratica, la sua liberazione, e la possibilità per l’eroina della Rivoluzione Arancione di prendere parte alla vita politica.

Nella medesima giornata, importante e stata anche la condanna espressa dall’ex-Alto Rappresentante UE alla politica estera e di difesa, Javier Solana, che, a Radio Liberty, ha espresso il proprio rammarico per l’involuzione democratica a cui e stata soggetta l’Ucraina dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, e per il conseguente congelamento del processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles.

“Sono deluso dalla presenza di una classe politica di un livello più basso della media accettabile – ha evidenziato Solana – sono stato uno dei mediatori che ha risolto l’impasse politica precedente alla Rivoluzione Arancione, ma la parentesi democratica e durata troppo poco. Il Presidente di allora, Viktor Jushchenko, e l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, hanno iniziato presto a litigare: attualmente il primo dei due e fuori dalla vita politica, mentre la seconda e detenuta in carcere”.

Un’emergenza democratica

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, e stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di carcere, più altri tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali ucraine.

Il 5 Agosto del 2011 – prima che fosse condannata – la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina e stata incarcerata preventivamente, ed e stata isolata dai suoi avvocati durante un processo a suo carico celebrato nel pieno dell’irregolarità: con prove montate ad hoc, e la difesa privata della possibilità di convocare testimoni.

A contestare il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a Julija Tymoshenko – che ha individuato nel Presidente Janukovych il mandante del suo arresto per realizzare una vendetta politica e personale – e a un’altra decina di esponenti del campo arancione sono stati a più riprese importanti Paesi come Germania, Francia, Svezia, Polonia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Olanda, Stati Uniti d’America, Canada, e Cina, e anche ONG internazionali indipendenti come Amnesty International, e Freedom House.

L’Unione Europea ha congelato il processo di firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico con cui Kyiv avrebbe ottenuto un’integrazione economica nell’UE, e il riconoscimento dello status di partner politico privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svezia.

In Italia, la mobilitazione del Legno Storto, che dopo avere lanciato un appello ha raccolto le firme di diverse personalità del mondo accademico e politico italiano, e di molti privati cittadini, per richiedere al governo di Roma una presa di posizione forte e chiara per la liberazione della Tymoshenko e la democrazia in Ucraina.

Matteo Cazzulani