LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI UCRAINE: KLICHKO STA CON POROSHENKO, YATSENYUK CON TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2014

Il ‘Paperone Arancione’, ottenuto l’appoggio del Partito moderato UDAR, promette l’integrazione dell’Ucraina in Europa nel 2025 e invita ad avvalersi della pressione internazionale per riprendere possesso della Crimea. L’ex-Premier, candidata dalla sua forza partitica social-popolar-democratica Batkivshchyna e supportata dall’attuale Capo del Governo, ritiene necessaria la modernizzazione dell’esercito e l’integrazione ucraina nelle strutture difensive dell’Occidente

Il duello tra i due principali partiti del campo democratico ucraino era stato ampiamente preannunciato e, dinnanzi ai primi movimenti per le Elezioni Presidenziali ucraine, ha dato già vita a coalizioni ampie che potranno cambiare gli assetti politici del Paese. Nella giornata di sabato, 29 Marzo, la Commissione Elettorale Centrale ucraina ha registrato le candidature di 26 personalità, tra cui, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, a concorrere per il posto di Presidente ucraino sono però soltanto l’oligarca arancione Petro Poroshenko e l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, già Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico in diversi Governi, Poroshenko, altrimenti noto come ‘paperone arancione’ per avere sostenuto nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, può godere del favore dei sondaggi e, sopratutto, del sostegno del Partito di ispirazione moderata UDAR, guidato dal pugile convertitosi alla politica Vitaly Klichko.

Durante il Congresso di UDAR, Klichko, che in cambio ha ottenuto da Poroshenko il via libera a correre per diventare Sindaco di Kyiv, ha ritenuto necessario appoggiare il candidato con il più alto rating per unire le forze che hanno dato vita alla protesta pacifica sul Maydan contro la Dittatura dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Poroshenko, candidato in grado di intercettare sia il voto moderato che quello progressista, in un’intervista sul suo 5 Kanal ha dichiarato l’intenzione di portare l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea entro il 2025, ed ha proposto di utilizzare l’appoggio internazionale per portare la Russia, anche per mezzo di sanzioni, a restituire all’Ucraina la Crimea.

La principale avversaria di Poroshenko è Yulia Tymoshenko: ex-Premier, già eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche di Yanukovych, che, durante il congresso del suo Partito di ispirazione social-popolar-democratica, ha dichiarato la necessità di potenziare l’esercito ucraino per non concedere ai russi nemmeno un centimetro del territorio nazionale ucraino.

La Tymoshenko, che ha deciso di candidarsi malgrado gli inviti provenuti da diversi ambiti della politica ucraina che la vede come incapace di intercettare la domanda di novità proveniente dall’elettorato ucraino -ed anche da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che sostiene Klichko- ha inoltre ritenuto necessario integrare l’Ucraina nelle strutture difensive Occidentali, ed ha invitato la Comunità Internazionale ad intensificare le sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

A sostenere l’eroina della Rivoluzione Arancione è stato in maniera moderata il Premier, Arseniy Yatsenyuk, che a lungo è stato Leader in pectore di Batkivshchyna durante la detenzione della Tymoshenko, e che, pur sottolineando la sua neutralità istituzionale in quanto Capo del Governo, ha illustrato di avere l’intenzione di procedere nel cammino comune con Lady Yu.

Il duello ‘arancione’ tra Poroshenko e Tymoshenko, che si fa sulla carta sempre più probabile, ha tutte le carte in regola per mutare l’assetto politico ucraino dalla storica divisione tra ovest ed est -divisione solamente elettorale e NON tra filo europei e filorussi, come certa stampa vorrebbe invece presentare- ad un sistema del tutto simile a quelli dell’Europa Centrale, oppure simile a quelli dell’Europa Occidentale con una destra cristianodemocratica ed una sinistra socialdemocratica.

Con l’accordo tra Poroshenko e Klichko, si potrebbe rafforzare una piattaforma creata sulla base di un Partito, UDAR, che riprende i principi della cristiano-democrazia tedesca -non a caso la forza partitica di Klichko è appoggiata dalla Merkel, ed ha firmato con la polacca Piattaforma Civica del Premier Tusk un Accordo di Collaborazione- con un candidato in grado di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’ vicina al grande business.

La Tymoshenko, venuto meno il sostegno della Merkel, si trova ora a scegliere se recuperare il suo passato socialdemocratico dei tempi in cui era esponente di spicco del Partito Hromada -una scelta che potrebbe implicare l’avvicinamento al Partito dei Socialisti Europei- o se portare Batkivshchyna -che come UDAR è osservatore del Partito Popolare Europeo- ad assumere posizioni più conservatrici simili a quelle dei polacchi di Diritto e Giustizia.

Quest’ultima scelta potrebbe consentire alla Tymoshenko di disinnescare la minaccia anti-europea caratterizzata dai Candidati di estrema destra Oleh Tyahnibok, Capo del Partito Svoboda, e Dmytro Yarosh di Pravy Sektor. La decisione, invece, di spostare Batkivschyna più a sinistra consentirebbe di attingere ad un potenziale bacino elettorale che potrebbe guardare al candidato dei comunisti Petro Symonenko.

Altri candidati senza speranza

Tra i candidati dati senza particolari possibilità di vittoria ci sono gli esponenti del Partito delle Regioni di Yanukovych Mykhaylo Dobkin e Serhiy Tihipko: il primo, indagato per brogli elettorali e incitamento alla sommossa contro lo Stato, ha ottenuto la nomination ufficiale della forza partitica, forte anche dell’appoggio delle oligarchie della metallurgia di Donetsk capitanate da Rinat Akhmetov.

Il secondo, Tihipko, rappresenta invece gli interessi degli oligarchi del settore chimico ed energetico, tra cui Dmytro Firtash: già principale finanziatore di Yanukovych nell’ultimo periodo di attività politica dell’ex-Presidente.

Altri candidati già registrati sono l’ex-Ministro della Difesa Anatoliy Hrytsenko per conto del Partito Posizione Civica, e l’ex-Sindaco di Leopoli Vasyl Kuybida per conto dello storico Narodny Rukh di ispirazione liberale

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
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POROSHENKO AVANTI SU TYMOSHENKO E KLICHKO: ECCO COME CAMBIA LA GEOGRAFIA ELETTORALE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2014

Tutti i sondaggi danno per favorito nella corsa alla presidenza ucraina il ‘paperone arancione’ che potrebbe creare un ticket con il Leader di UDAR: ex-pugile in difficoltà dopo la destituzione della dittatura nel Paese. In crisi anche l’ex-Premier, che non riesce a compattare il sostegno del suo partito Batkivshchyna, mentre il Partito della Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych è alle prese con il regolamento di conti interno.

Il 1153esimo uomo più ricco del mondo, proprietario di una nota dolciaria, già Presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa e Capo della Banca Nazionale Ucraina sotto la Presidenza Yushchenko, Ministro degli Esteri nel secondo Governo Tymoshenko, e Ministro dello Sviluppo Economico sotto il regime di Yanukovych. Questo potrebbe essere l’identikit del prossimo Presidente ucraino che, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, sembra proprio essere Petro Poroshenko.

Oltre ai numeri dei sondaggi, che lo danno in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro competitor, a testimoniare la forza politica del ‘paperone arancione’ d’Ucraina -Poroshenko è stato uno dei più importanti sostenitori della Rivoluzione Arancione del 2004, e si è distinto nel 2013-2014 durante la recente rivoluzione nonviolenta contro il regime del dittatore Yanukovych- sono anche gli umori della gente, che vedono in Poroshenko una personalità competente in grado di porre un taglio netto con la politica di un passato caratterizzato da instabilità e corruzione.

Poroshenko non solo sa catturare la voglia di cambiamento degli ucraini, ma è anche l’unico esponente politico che, ad oggi, gode di un consenso ampio e trasversale, che parte dalla città natale di Vynnitsya -in cui ha sempre investito molto per migliorare servizi e decoro urbano- per arrivare sia al resto dell’Ucraina Occidentale, finanche alle regioni russofone -ma non russofile- dell’Oriente del Paese.

Inoltre, Poroshenko ha dalla sua il mezzo televisivo del 5 Kanal: emittente che, negli ultimi anni, fin dalla Rivoluzione Arancione, ha saputo guadagnarsi larga stima tra gli spettatori ucraini grazie alla sua continua opera di informazione.

La principale vittima della candidatura di Poroshenko, sondaggi alla mano, sembra essere l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche attuate da Yanukovych tra il 2010 e il 2014 che, liberata dalla detenzione dopo la destituzione di Yanukovych, ha dichiarato l’intenzione di candidarsi alle prossime Elezioni Presidenziali.

La scelta della Tymoshenko, formalmente sostenuta dal Partito di ispirazione social-popolar-democratico Batkivshchyna da lei fondato nel 2001, è stata tuttavia osteggiata da alcuni esponenti della sua medesima forza politica, che hanno consigliato all’ex-Premier di tenere conto di come diverse rilevazioni sociologiche abbiano indicato un basissimo tasso di gradimento nei suoi confronti.

La Tymoshenko è vista dalla maggior parte degli ucraini come un politico appartenente ad un’epoca che la rivoluzione pacifica contro Yanukovych ha voluto cancellare: corruzione, gestione personalistica del potere e populismo sono le principali accuse che vengono mosse all’ex-Premier da ucraini spesso dimentichi di come la Tymoshenko abbia comunque rappresentato per l’Ucraina il ‘meno peggio’ e sia stata l’unico rappresentante politico su cui l’Europa abbia potuto sempre e comunque trovare uno stabile e serio interlocutore.

A testimoniare il basso gradimento goduto oggi dalla Tymoshenko -di cui tuttavia non bisogna sottovalutare la stragrande capacità mediatica- sono non solo il passaggio del ‘mago dei numeri e della sociologia’ di Batkivshchyna, Ihor Hryniv, alla corte di Poroshenko, ma anche i recenti colloqui tra il Premier, Arseniy Yatsenyuk -che è il Leader in pectore di Batkivshchyna- e il ‘paperone arancione’, avviati nonostante la Tymoshenko abbia promesso di mantenere l’attuale Primo Ministro alla guida del Governo in caso di vittoria alle presidenziali.

Altro grande sconfitto dalla discesa in campo di Poroshenko sembra essere il Leader del Partito di ispirazione moderata UDAR, Vitaliy Klichko: pugile convertitosi alla politica che durante la rivoluzione pacifica del Maydan contro Yanukovych era dato come certo vincitore delle elezioni presidenziali.

A pagare per Klichko è stata l’uscita di scena di Yanukovych, a cui l’ex-pugile si è sempre contrapposto, facendo leva sul suo passato da cittadino tedesco e sull’appoggio esplicito datogli dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Partito Popolare Europeo.

Così come la Tymoshenko, anche Klichko, con la destituzione di Yanukovych, ha esaurito buona parte del suo appeal presso gli elettori ucraini, che oggi sembrano preferire il più rassicurante Poroshenko come prossimo Presidente. Per questo, l’ex-pugile ha avviato consultazioni con il ‘paperone arancione’ per realizzare un ticket potenzialmente vincente.

Secondo l’intesa politica, Poroshenko supporterebbe la corsa di Klichko a Sindaco di Kyiv contro l’ex-Ministro degli Interni Yuri Lutsenko -altra vittima esemplare della repressione di Yanukovych e membro di Batkivshchyna- in cambio del sostegno di UDAR in Parlamento, dove il ‘paperone arancione’, che non ha una sua forza politica, è alla ricerca di parlamentari a lui fedeli per potere formare un Governo alleato in caso di vittoria alle Elezioni Presidenziali.

Oltre che nel campo democratico arancione, acque agitate sono anche nello schieramento del Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych, ora alle prese con un regolamento dei conti interno tra correnti che rappresentano gli interessi di differenti clan di oligarchi dell’est del Paese.

Nel congresso di venerdì, 28 Marzo, il Partito delle Regioni ha deciso di candidare alla presidenza del Paese Mykhaylo Dobkin: ex-Governatore della Regione di Kharkiv, accusato di avere falsificato le Elezioni Amministrative del 2010, con cui ha vinto sull’attuale Ministro degli Interni Arsen Avakov di Batkivshchyna, che rappresenta gli interessi di Rinat Akhmetov, oligarca della metallurgia e proprietario della nota squadra di calcio Shakhtar Donetsk.

Sconfitta è stata la posizione dell’ex-Ministro degli Interni, Serhiy Tihipko, rappresentante degli interessi del settore chimico ed energetico di Dmytro Firtash che, dopo essere stato per gli ultimi anni del suo potere il principale finanziatore di Yanukovych, sembra ora perdere il controllo del Partito delle Regioni.

L’Ucraina va forse verso un sistema politico che guarda all’Europa

Se il Presidente russo, Vladimir Putin, dovesse decidere di non invadere l’Ucraina, come invece le ultime notizie sembrano confermare con un ampio margine di sicurezza, lo scenario politico ucraino potrebbe forse vedere un’importante maturazione verso un sistema più europeo, che comporta il superamento della storica divisione elettorale tra l’Ovest e l’est del Paese.

Sia Poroshenko che la Tymoshenko, ed anche Klichko, sono infatti capaci di raccogliere consensi in più aree geografiche del Paese: per questo, la competizione potrebbe essere giocata su un piano più esclusivamente programmatico, in cui un candidato più progressista -Poroshenko- che ha le potenzialità di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’,ossia vicina agli imprenditori, si fronteggia con un centro social-popolare -Tymoshenko- ed un candidato decisamente più moderato -Klichko- che ricopre le posizioni della cristiano-democrazia tedesca.

Matteo Cazzulani
Analista politico dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale
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TRA UCRAINA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 16, 2013

Le Autorità ucraine riducono sensibilmente la quantità di gas russo importata dopo le minacce di sanzioni da parte di Mosca. La situazione simile a quella del 2009, quando l’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, ha impedito una crisi energetica in Unione Europea

L’Europa resta forse senza gas, ma, questa volta, non può contare su un Governo alleato in Ucraina. Nella giornata di martedì, 12 Novembre, l’Ucraina ha ridotto l’importazione di gas dalla Russia -utilizzato sia per soddisfare il fabbisogno ucraino che quello dell’Unione Europea- in maniera drastica, passando da 104 Milioni di Metri Cubi al giorno a solo 9 Milioni.

La decisione è stata presa dopo che il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha minacciato l’Ucraina di tagliare le forniture di gas se la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz non dovesse provvedere al pagamento immediato del debito di circa 2 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento delle forniture pregresse.

Pronta è stata la risposta del Vicepremier ucraino, Yuri Boyko, che ha ordinato l’importazione della quantità minima di gas necessaria a soddisfare il fabbisogno di Kyiv, e di arrestare quella del ‘gas tecnico’ -oro blu necessario per mantenere la capacità dei gasdotti dell’Ucraina di veicolare carburante dalla Russia all’UE.

La decisione ha posto l’Ucraina in una situazione di emergenza che riguarda anche l’UE, in quanto la Russia ha ventilato la possibilità di sospendere l’invio del gas riservato ai clienti europei se Kyiv non provvederà all’immediato pagamento del debito.

Con il ricatto energetico, Mosca intende impedire la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento, che sia Kyiv che Bruxelles vogliono firmare, che integra il mercato ucraino in quello economico comune dell’Unione.

L’utilizzo del gas come arma politica nei confronti dell’Ucraina da parte della Russia ricorda lo scenario del Gennaio 2009, quando, per destabilizzare il Governo pro-europeo di Yulia Tymoshenko, Mosca ha tagliato le forniture di dirette in territorio ucraino e, poi, in UE.

Allora, la situazione è stata risolta con un intervento della Tymoshenko che, per non lasciare al freddo i suoi concittadini, e, sopratutto, per tenere fede ai patti con l’UE, ha accettato condizioni contrattuali onerose imposte dai russi pur di ripristinare il flusso di gas dalla Russia.

Differentemente da allora, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych -che ha fatto incarcerare la Tymoshenko dopo un processo irregolare in cui l’ex-Premier è stata condannata proprio per la firma degli accordi con Mosca nel Gennaio 2009- non ha considerato gli obblighi contrattuali con l’UE, ed ha reagito in maniera istintiva al ricatto energetico della Russia.

Dopo avere ridotto al minimo le importazioni di gas dalla Russia, Yanukovych ha varato contratti a tempo per l’importazione del gas russo da Ovest, anziché da Est, tramite i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che consentono l’invio in Ucraina del carburante che Mosca veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico.

Inoltre, il Presidente ucraino ha incrementato l’utilizzo di greggio e carbone, e, così, ha ritardato in maniera sensibile l’applicazione delle misure previste dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti.

La presenza degli intermediari

Così come nel 2009, un fattore importante nella Guerra Energetica tra Ucraina e Russia è la presenza di RosUkrEnergo: compagnia posseduta al 50% da Gazprom e al 50% dall’oligarca Dmytro Firtash -il principale sponsor di Yanukovych, sostenuto anche dall’ex-Presidente Viktor Yushchenko- che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ha costretto lo Stato ucraino al pagamento di un’ammenda per presunta sottrazione indebita di gas.

Nel 2009, la RosUkrEnergo si è introdotta nelle trattative tra Mosca e Kyiv per alzare le già onerose clausole contrattuali che la Russia ha concesso all’Ucraina, con lo scopo di impedire una vittoria politica alla Tymoshenko, e favorire nello schieramento democratico la ricandidatura dell’allora Capo di Stato Yushchenko alle Elezioni Presidenziali ucraine del 2010.

Kyiv non può non scegliere tra Bruxelles e Mosca

Per l’Ucraina, l’unica soluzione al ricatto dei russi è l’integrazione economica in Europa, che prevede anche la creazione di un mercato comune energetico, tramite la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Questo passo è però difficile da realizzare a causa della mancata volontà da parte di Yanukovych di garantire la liberazione temporanea della Tymoshenko per cure mediche urgenti in Germania: conditio sine qua non che l’UE ha posto per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Yanukovych, Presidente di un Paese che, per via della sua collocazione geopolitica, non può mantenersi neutrale tra UE e Russia, è così chiamato ad una scelta importante: accettare il rispetto dei diritti umani e della democrazia con una precisa scelta di campo pro-europea, oppure abbandonarsi ad una condotta autoritaria destinata giocoforza a portare Kyiv tra le braccia di Mosca.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH HA SEMPRE PIU POTERI: IL CAPO DEI SERVIZI SEGRETI NOMINATO MINISTRO DELL’ECONOMIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2012

L’oligarca Valerij Khoroshkovs’kyj, legato agli sponsor del Presidente ucraino, posto alla guida delle finanze. Logiche interne, gas, e situazione internazionale alla base di una decisione che aumenta a dismisura il controllo del Capo dello Stato sull’apparato del potere

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dal formaggio alle Finanze, passando per banche, televisioni e Servizi Segreti. Questo il ritratto del nuovo Ministro dell’Economia, Valerij Khoroshkovs’kyj, nominato da un decreto firmato mercoledì, 18 Gennaio, dal Presidente in persona, Viktor Janukovych. Una decisione importante per gli assetti politici sulle Rive del Dnipro, con cui a rafforzarsi è sopratutto la figura del Capo dello Stato: ora, con pieni poteri anche sulla politica finanziaria del Paese.

Come rilevato da diversi politologi, Khoroshkovs’kyj – finora Capo dei Servizi Segreti, proprietario di banche, industrie metallurgiche e casearie, e di una catena di televisioni – è personalità legata al Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Serhij L’ovochkin, e, sopratutto, all’oligarca Dmytro Firtash: il principale sponsor di Janukovych, leader nel settore del gas e della chimica.

Ad avvalorare la teoria dell’accrescimento dei poteri da parte di Janukovych è anche il fatto che il Ministro dimissionato, Fedir Jaroshenko, è esponente della corrente del Partija Rehioniv – il Partito egemone nel Paese, a cui appartengono Presidente, Ministri, e principali Autorità ucraine – che fa Capo al Primo Ministro, Mykola Azarov: contro cui il Presidente avrebbe ordinato una “purga” interna per assumere il controllo totale dell’apparato statale.

Del resto, in più occasioni lo stesso Azarov ha dichiarato piena fiducia a Jaroshenko, ed evidenziato che in caso di sue dimissioni avrebbe rassegnato le proprie dalla Guida del Consiglio dei Ministri. Allo stato delle cose, la rinuncia alla carica di Premier è, per Azarov, una questione di tempo ed onore.

Tymoshenko e gas dietro la nomina

Tuttavia, il cambio alla guida del Ministero dell’Economia è collegato anche con due urgenze a cui Kyiv deve dare al più presto una risposta: la crisi con la Russia per il rinnovo delle forniture di gas, ed il caso Tymoshenko.

Con Mosca, le trattative sono arenate, ma nulla esclude che la parte ucraina sarà costretta a cedere il controllo dei propri gasdotti al monopolista statale russo, Gazprom: come finora richiesto dal Cremlino, in cambio del tanto desiderato sconto a Kyiv sull’importazione di gas.

Come ipotizzato da Radio Liberty, la nomina a Ministro dell’Economia di un uomo di Firtash consente al gruppo di businessman che finanzia Janukovych il pieno controllo delle finanze: una sorta di scialuppa di salvataggio per garantire gli interessi degli oligarchi in caso ripercussioni sul bilancio statale ucraino legate alle trattative con Mosca.

Per quanto riguarda il caso Tymoshenko, la nomina di Khoroshkovs’kyj al Ministero dell’Economia rappresenta nel contempo un tentativo di pulizia esterna ed una promozione dell’organizzatore materiale del processo, e del successivo incarceramento, della Leader dell’Opposizione Democratica.

Da Capo dei Servizi Segreti, proprio Khoroshkovs’kyj ha preparato la documentazione con cui la Tymoshenko è stata dapprima obbligata ad interrogatori giornalieri, poi incarcerata in misura cautelativa, ed infine processata in maniera sommaria – con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove costruite ad hoc: addirittura datate il 31 Aprile. Il tutto, fino alla condanna definitiva a sette anni di isolamento – che l’Anima della Rivoluzione Arancione sta scontando in una colonia penale periferica: malgrado le gravi condizioni di salute.

Con la rimozione del responsabile del processo Tymoshenko, Il Presidente potrebbe avere concesso una timida apertura dopo le accuse di mancato rispetto della democrazia lanciategli da diversi schieramenti, persino da ex-alleati politici. D’altro canto, occorre però riconoscere il ruolo finora ricoperto da Khoroshkovs’kyj in incarichi spesso delicati, fatto che porta a leggere la sua nomina al Ministero dell’Economia come una promozione per “merito”.

Il 42enne oligarca ha esordito in Parlamento nel 1998 a Capo della Commissione Bilancio, nel 2002 è diventato Vice-Capo dell’Amministrazione Presidenziale di Kuchma e, poco più tardi, Ministro dell’Integrazione Europea nel primo governo Janukovych.

Dopo la Rivoluzione Arancione, ed il primo governo di Julija Tymoshenko – nel 2005 – Khoroshkovs’kyj non ha ricoperto incarichi, ma è riabilitato nel 2006 alla vice-presidenza del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale dall’allora Presidente, Viktor Jushchenko: d’accordo con il nuovo/vecchio Premier, Viktor Janukovych.

Durante il secondo e terzo governo Tymoshenko – dal 2007 al 2010 – Khoroshkovs’kyj è Capo del Controllo di Frontiera, ed entra in contrasto con la carismatica Premier in seguito agli accordi per il gas del gennaio 2009 da lei firmati con il suo collega russo, Vladimir Putin. Per tutelarne la carriera, Jushchenko lo nomina Vice-Capo dei Servizi Segreti: carica da cui viene promosso nel 2010 dal nuovo Presidente, Viktor Janukovych.

Posto alla guida degli 007 ucraini, Khoroshkovs’kyj, con la protezione di Janukovych, dapprima ha tutelato i propri interessi televisivi e, successivamente, avviato l’iter processuale a carico della rivale politica: divenuta, nel frattempo, Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

PER JULIJA TYMOSHENKO UN PARTITO TRANSNAZIONALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2012

Il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, in asilo politico in Repubblica Ceca, internazionalizza Bat’kivshchyna, con lo scopo di salvare la moglie – in pericolo di vita – e sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sul regresso democratico in Ucraina. Chieste sanzioni per il Presidente, Viktor Janukovych, e le principali Autorità

La milicija rimuove un adesivo in sostegno a Julija Tymoshenko sul blindato su cui e costretta a viaggiare COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una “Patria” internazionale per salvare Julija Tymoshenko e la democrazia in Ucraina. Questa la motivazione che, nel Dicembre 2011, ha portato il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, a chiedere asilo politico in Repubblica Ceca.

Ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico il 6 Gennaio 2012, a Praga il consorte della Tymoshenko ha reso noto di avere registrato l’Organizzazione Internazionale Bat’kivshchyna: versione transnazionale del Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – che tradotto dall’ucraino significa “Patria” – privato del suo vertice da quando la Tymoshenko è reclusa in isolamento, lontano dalla Capitale.

Come dichiarato dallo stesso Oleksandr Tymoshenko a Radio Liberty, Bat’kivshchyna internazionale ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sul regresso democratico in Ucraina, stabilire contatti maggiormente diretti con la stampa europea, e coordinare dall’estero la formazione di uno schieramento politico in grado di scalzare dal potere il Presidente, Viktor Janukovych.

Il Capo di Stato ucraino, concordemente con diversi pareri espressi da insigni personalità di tutto il Mondo libero, è ritenuto il principale responsabile dell’ondata di processi ed arresti politici a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, oltre alla Tymoshenko, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento dal 26 Dicembre 2010, senza che un verdetto lo abbia condannato per abuso d’ufficio.

“Sono venuto in Repubblica Ceca per chiedere al Mondo intero di liberare Julija Tymoshenko dal carcere e dalla tortura impostale dal regime – ha dichiarato il marito della leader dell’Opposizione Democratica – invito i Leader mondiali a capire che a Janukovych non serve una Tymoshenko viva”.

Una denuncia seria, con cui Oleksandr Tymoshenko ha giustificato l’asilo politico in Repubblica Ceca: Paese ritenuto coerentemente a favore alla lotta del dissenso contro l’autocrazia in ogni parte del Mondo. Da un anno, a Praga è attivo anche l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn: altra vittima della repressione di Janukovych, costretto alla fuga nel Paese centro-europeo.

“Le carceri sono piene di prigionieri politici – ha continuato il marito della Leader dell’Opposizione Democratica – mentre Janukovych, Firtash, L’ovochkyn, Khoroshkovs’kyj e Kuzmin [rispettivamente il Presidente, il suo principale sponsor, il Capo della sua Amministrazione, il Direttore dei Sevizi Segreti, ed il Vice-Procuratore Generale] schiavizzano il popolo ucraino. Chiedo alla Comunità Internazionale sanzioni per queste persone – ha concluso – responsabili della repressione politica. Julija Tymoshenko è stata condannata per avere salvato l’Europa dalla carenza di gas nel Gennaio 2009”.

Una dura detenzione

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas russo del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Maturata in seguito ad un processo farsa – con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove irregolari, addirittura datate il 31 Aprile – la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello il 23 Dicembre.

Inoltre, l’8 Dicembre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato decretato un secondo arresto perché ritenuta elemento potenzialmente pericoloso per il proseguo del procedimento in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

Il processo-lampo è avvento in un’atmosfera macabra: con giudici e pubblica accusa seduti nella cella attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è stata costretta da un forte mal di schiena, trascurato dalle Autorità penitenziarie.

Seppur obbligata da ben due arresti alla reclusione nel carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv, il 30 Dicembre la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj, a Kharkiv: allontanata da politica e famiglia in occasione del Capodanno – Festività solenne, che in Ucraina ha la medesima importanza del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA AL BIVIO TRA EUROPA E RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 13, 2011

Kyiv chiamata alla scelta tra l’Accordo di Associazione con l’UE, la Zona di Libero Scambio CSI voluta dai russi, ed una politica di isolamento controproducente in un Mondo sempre più globalizzato. Le difficoltà interne a Kyiv ed in seno a Bruxelles

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un piede in due scarpe, anzi, in tre. Questa è la situazione della politica estera di un’Ucraina che, sempre più isolata a livello internazionale, sta disperatamente cercando una ricollocazione geopolitica senza, tuttavia, riuscire con convinzione ad imboccare una via che, malgrado pregi e difetti ancora da verificare, collocherebbe Kyiv sullo scenario internazionale con maggiore certezza.

Nella giornata di venerdì, 11 Novembre, è stata comunicata la fine dell’ultimo round di trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento importante, con cui Kyiv otterrebbe il medesimo status di partner dell’Unione Europea oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Ad intralciarne il varo – previsto per il prossimo 19 Dicembre – la delicata situazione interna al Paese, dove un’ondata di repressioni politiche ha portato all’arresto a sette anni di isolamento della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ed all’apertura di processi politici a carico di una decina di esponenti del campo arancione, basati su prove oscure e processi non conformi agli standard democratici – con la Difesa spesso privata dei propri diritti.

Pur non mettendo la mano sul fuoco sull’innocenza di esponenti politici – sopratutto in un Paese ad alto tasso corruzione – la messa alla gogna di avversari elettorali è un segnale di regresso democratico che sta allontanando il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, da Bruxelles, che, concordemente alla legislazione continentale, esige il rispetto di certi parametri di civiltà per il varo di ogni accordo politico.

Di pari passo, il Vecchio Continente ha bisogno di includere nella propria sfera di influenza un Paese – europeo per cultura, storia e tradizioni – dalle enormi potenzialità agricole ed industriali sia per superare la grave crisi economica, sia per neutralizzare la minaccia proveniente da una Russia che, con il certo ritorno alla presidenza dell’attuale Premier, Vladimir Putin, è pronta ad intraprendere un progetto eurasista con l’obiettivo non solo di restaurare una totale egemonia sull’ex-URSS – inglobando Ucraina e gli altri Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Bielorussia, Moldova e Bielorussia – ma anche di eliminare l’Unione Europea, vista come primo ostacolo per il conseguimento di status di superpotenza mondiale.

Oltre che con l’arma energetica, Mosca ha approntato una Zona di Libero Scambio tra i Paesi della Comunità di Stati Indipendenti – organizzazione che raccoglie gli ex-stati dell’Unione Sovietica, con alcune eccezioni come Ucraina, Tadzhikistan, e Georgia – che il governo ucraino non solo ha pre-firmato, ma, come dichiarato dal Premier, Mykola Azarov, e dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è pronto per essere approvato alla Rada. Un vero e proprio controsenso rispetto alle trattative con Bruxelles che, malgrado le rassicurazioni ucraine sulla compatibilità tra i due progetti, Unione Europea e Russia hanno dichiarato essere alternativi l’uno con l’altro.

Dunque, l’Ucraina è chiamata ad una scelta di campo difficile, in primis, per il Presidente Janukovych. Da un lato, egli deve rispondere ad un elettorato fortemente filo-russo, perlopiù ubicato nelle regioni orientali del Paese, ma, dall’altro, la Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea – prevista dall’Accordo di Associazione – è vista come indispensabile da parte dei suoi sponsor: businessman del settore metallurgico – come il Presidente dello Shakhtar Donec’k, Rinat Akhmetov – e chimico – Dmytro Firtash, che temono la concorrenza con la Russia.

Per ora, Kyiv ha risposto con la riapertura delle relazioni con l’area danubiana: un vertice tra Janukovych ed il suo collega serbo, Boris Tadic, ha portato al riavvio delle relazioni con un’altro Paese che aspira all’ottenimento dell’accquis comunitarie in poco tempo. Di pari passo, il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, ha incontrato il suo collega romeno per rafforzare la collaborazione con Bucarest, travagliata da questioni delicate come rivendicazioni territoriali di zone di frontiera, e tutela della reciproche minoranze. Ovviamente, le parti non sono giunte ad alcun accordo, ma, è paticolarmente significativo l’appoggio alle aspirazioni europee dell’Ucraina esternato dal Capo della Diplomazia romena, Teodor Baconschi.

Se i segnali dati sul Danubio sono da leggere come volontà da parte dell’Ucraina di avvicinarsi ad Occidente è difficile dirlo, ma, di certo, non bastano per colmare difficoltà che, oltre al deficit democratico sulle Rive del Dnipro, investe lo stesso Parlamento Europeo, diviso sul da farsi con Kyiv. Gli esponenti del Partito Popolare Europeo – ad esclusione dei parlamentari polacchi – incalzati dall’asse franco-tedesco, chiedono il congelamento delle relazioni con l’Ucraina fino alla liberazione di Julija Tymoshenko. Invece, SocialDemocratici e Conservatori, sostenuti dalla Polonia presidente di turno UE, dal resto dei Paesi dell’Europa Centrale e dalla Gran Bretagna, reputano l’Accordo di Associazione un mezzo per costringere le Autorità ucraine al rispetto di standard democratici: una volta firmato il documento, ed ottenuto evidenti benefici economici, Kyiv sarà costretta a rispettare.

Lecito ricordare che il Parlamento Europeo già si è pronunciato con una risoluzione in condanna della repressione politica, in cui ha invitato l’Ucraina a risolvere il problema per poter varare al più presto il rafforzamento delle relazioni diplomatiche. Inoltre, a richiedere la firma dell’Accordo di Associazione è stata, dal carcere, la stessa Julija Tymoshenko, che, con una lettera all’agenzia Associated Press, ha illustrato come l’interruzione dei negoziati sospenderebbe per sempre un cammino verso Bruxelles utile al popolo ucraino più che ai suoi governanti.

Matteo Cazzulani

Julia Tymoshenko al processo: “finiro in galera per certo, ma solo l’Accordo di Associazione UE può salvare la democrazia in Ucraina”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 2, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica evidenzia la sua innocenza, contro la gestione di un procedimento politico voluto della mafia del gas e dallo stesso Presidente, contrari alla desovietizzazione del Paese.

Altro che Bettino Craxi, Julija Tymoshenko e molto Sakharov, Balcerowycz, Spinelli e, se si vuole, anche un po’ Saviano. Nella giornata di giovedì, 29 Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica ha finalmente avuto diritto di parola nell’ambito dei dibattiti: l’ultima fase di un processo politico in cui l’ex-Primo Ministro e imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnie, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas nel Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un discorso con cuore, passione, grinta, rabbia, e qualche lacrima, con cui la Leader dell’Opposizione Democratica ha difeso se stessa, ribaltato le accuse – definite un teatro dell’assurdo – e, sopratutto, si e appellata all’Unione Europea con una richiesta di vitale importanza per il Paese.

“La firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina e l’unica via per sconfiggere l’autoritarismo, e costringere il Presidente, Viktor Janukovych, a rispettare la democrazia nel suo Paese – ha dichiarato. Con il mio processo, e la futura reclusione, sta cercando di sabotarla. Il suo scopo e quello di escludere gli avversari politici con l’arma della magistratura politicizzata – ha continuato – e tenere il Paese in una posizione di isolamento internazionale, sopratutto da Europa e Russia – ha ultimato – per sfruttare le risorse del Paese per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor”.

Un messaggio chiaro, tanto quanto nomi e cognomi degli amichetti del Presidente, che Julija Tymoshenko ha pazientemente ricordato nel corso della ricostruzione della questione del gas per cui e condannata.

“Il primo e il clan L’ovochkin-Khoroshkovs’kyj-Firtash: oggi rispettivamente Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Capo dei Servizi Segreti, ed oligarca del gas – ha evidenziato. Loro hanno fabbricato prove false nei miei confronti, per vendicarsi dell’esclusione dal mercato dell’oro blu del Paese della compagnia RosUkrEnergo: intermediario tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso nazionale ucraino, Naftohaz a
– ha ultimato – eliminato dall’accordo con Putin”.

La seconda cricca con cui la La Leader dell’Opposizione Democratica si e scagliata e quella composta dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, l’ex-Primo Ministro, Jurij Jekhanurov, e l’ex-Capo del Dipartimento Presidenziale alla Difesa, Valerij Ivashchenko: alleati di un tempo durante la Rivoluzione Arancione, passati poi dalla parte dell’ex-avversario comune Janukovych, a cui, nel 2006, hanno concesso l’inclusione nel mercato energetico del Paese proprio della RosUkr – posseduta a meta da Firtash e Gazprom –

“Durante il mio vicepremierato nel 2001, e primo premierato nel 2005, ho assicurato forniture di gas turkmeno ed uzbeko, in alternativa a quello russo – ha evidenziato Julija Tymoshenko – dopo il mio dimissionamento, voluto da Jushchenko, l’esecutivo Jekhanurov ne ha consegnato la gestione alla RosUkrEnergo, la mafia di Firtash”.

Il piano – e la colpa – di Julija Tymoshenko: desovietizzare il Paese per portarlo in Europa

Sempre a riguardo del gas, la Leader dell’Opposizione ha illustrato come gli accordi del 2009 abbiano si innalzato il prezzo per il carburante importato, ma, come certificato da un rilevamento dell’autorevole Ernst and Young, solo per i primi anni. Una terapia shock all’ucraina, necessaria per trasformare definitivamente l’Ucraina in un’Economia di mercato, dopo una lotta alla corruzione necessaria in uno Stato in cui l’eredita URSS e ancora molto forte.

“Secondo i miei calcoli, nel 2009 sarebbero stati necessari tre anni per battere la corruzione postsovietica – ha illustrato Julija Tymoshenko – per poi trasformare il Paese in un’entita europea, sul modello di Paesi Baltici, Georgia, e Polonia – ha continuato. Tuttavia, Vilna, Riga, Tallinn, Tbilisi, e Varsavia sono riusciti. Kyiv, con il ritorno al potere di Janukovych, e restata sotto il controllo degli oligarchi – ha terminato – ed e sempre più lontana da Bruxelles e Washington”.

Infine, la Leader dell’Opposizione Democratica ha confutato anche l’accusa di abuso d’ufficio, presentata dalla Pubblica Accusa sulla base di documenti falsi – addirittura datati il 31 Aprile – e ripetendo come sia compito del Capo del Governo prendere decisioni in situazioni di emergenza nazionale, come lo e stata la crisi del gas del Gennaio 2009, con la Russia pronta alla chiusura dei rubinetti, e l’Europa allarmata per l’interruzione del flusso di oro blu.

Come dichiarato dall’Ambasciatore UE in Ucraina, Jose Manuel Pintu Teixeira, con gli accordi per cui e ora incriminata Julija Tymoshenko ha salvato da un inverno al freddo sia il suo popolo che l’Europa. La quale, se vuole ringraziarla, oltre a seguirne il preciso invito di firmare l’Accordo di Associazione – e garantire la democrazia in un Paese la cui indipendenza ed europeicita e condizione necessaria per la prosperità dell’Unione tutta – ha la possibilità di fare sentire la propria voce, sopratutto in Italia: la firma all’appello lanciato da Il Legno Storto e una possibilità concreta che, come garantitoci dall’Addetta Stampa della stessa Julija Tymoshenko per le relazioni con l’estero, Natalija Lysova, e stato recepito, apprezzato, e comunicato alla Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

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JULIJA TYMOSHENKO SCAGIONATA ANCHE DA WIKILEAKS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2011

Un giornalista russo arrestato a Simferopoli forse perché in possesso di documenti utilizzabili per ulteriori incriminazioni alla Leader dell’Opposizione Democratica. Rivelazioni Wikileaks confermano l’appoggio USA alla politica energetica dell’ex-Primo Ministro, orientata all’eliminazione di oscuri intermediari

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Dall’arancione del campo politico di appartenenza della decina dei politici repressi ed arrestati, ed al nero delle condizioni in cui versano alcuni di loro, il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si tinge anche di giallo. Nella giornata di sabato, 27 Agosto, all’aeroporto di Simferopoli è stato arrestato il Capo-Redattore della testata russa The Monitoring News: impossibilitato a partire per Mosca ufficialmente per alto tasso di ubriachezza che, secondo l’equipaggio del velivolo, avrebbe compromesso la sicurezza del volo.

Una versione che, come riportato dalla BBC, non corrisponde con quella diffusa dai media russi ed alcune forti indiscrezioni, secondo cui il giornalista – il cui nome resta ancora top secret – sarebbe stato in possesso di preziosi documenti utili per formulare nuove incriminazioni ai danni di Julija Tymoshenko, sempre a riguardo degli accordi del gas del Gennaio 2009, in cui l’ex-Primo Ministro ucraino è imputata per abuso d’ufficio nel corso delle trattative con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ma non è solo la storia dal sapore poliziesco a gettare sale su una giornata di pausa nel processo Tymoshenko: anche Wikileaks ha contribuito ampiamente, con la pubblicazioni di materiali inediti che scagionerebbero l’anima della Rivoluzione Arancione anche dall’insinuazione di accordi svantaggiosi per l’Ucraina. Secondo una nota dell’8 Gennaio 2008, l’ex-Ambasciatore USA, William Taylor, avrebbe informato in Patria circa l’enorme svantaggio addotto alle casse statali dalla presenza nella compravendita del gas tra Kyiv e Mosca delle compagnie RosUkrEnergo ed UkrHazEnerho: fastidiosi intermediari – voluti dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, e posseduti da sponsor dell’attuale Capo di Stato, Viktor Janukovych, ritenuto il vero e proprio organizzatore della repressione politica a Julija Tymoshenko – che l’allora Capo del Governo a più riprese aveva dichiarato di voler eliminare dalle trattative tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz.

Secondo la nota del Diplomatico USA, RosUkrEnergo – joint venture registrata in Isvizzera, ma posseduta per metà da Gazprom, e per l’altra dall’oligarca Dmytro Firtash – era responsabile dell’incremento dei prezzi per l’importazione di gas dalla Russia, mentre UkrHazEnerho, a cui spettava l’esclusiva per le forniture alle industrie, non concedeva alcuna percentuale di guadagno a Naftohaz – compagnia di proprietà dello Stato – malgrado appartenesse ad essa per il 50%. Lecito ricordare che è stato proprio con gli accordi del Gennaio 2009 che Julija Tymoshenko ha eliminato ogni intermediario dalle trattative con la Russia, accettando in cambio un tariffario calibrato su standard europei ma, nel contempo, assicurando un inverno finalmente al caldo al suo popolo.

Julija Tymoshenko è innocente, ma il processo continua

Nell’ambito del processo a cui giornalmente è sottoposta, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata spesso accusata di accordi svantaggiosi per le casse statali, ma anche scagionata dall’accusa di aver imposto gli accordi senza l’avvallo del Consiglio dei Ministri: vero e proprio pallino del procedimento che l’ha vista dapprima confinata in patria, poi sottoposta ad udienze giornaliere, e, infine, addirittura arrestata, e reclusa in isolamento.

Oltre alle forze politiche dell’Opposizione Democratica – unitesi nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed installatesi presso il Tribunale Pechers’kyj in una tendopoli abitata da 200 manifestanti – a richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko, e la fine di un processo politico sono stati Unione Europea, Consiglio d’Europa, USA, Principali Rappresentanze Diplomatiche del Mondo Libero Occidentale, Maggiori ONG internazionali indipendenti, persino la Federazione Russa, ed i Capi delle Chiese e delle confessioni prosseneti in Ucraina.

Come rilevato dal Legno Storto, ed altri media ucraini, europei, ed americani, Julija Tymoshenko è in gravi condizioni di salute, malata, debole, e, malgrado questo, privata non solo della liberazione – a più riprese richiesta dalla difesa – ma anche della possibilità di ricevere visite mediche dai suoi medici di fiducia presso il Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj, dove, dallo scorso venerdì, 5 Agosto, è detenuta in isolamento.

Matteo Cazzulani

Julija Tymoshenko resta al fresco: niente candeline per la madre giunta da Dnipropetrovs’k

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 12, 2011

Il giudice, Rodion Kirejev, respinge sia la richiesta di liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, sia quella di imputazione per il Ministro dell’Energia e del Capo dei Servizi Segreti, accusati di corruzione.

Non sono bastati gli appelli delle Autorità spirituali, degli uomini della cultura ucraina ed europea, dei giornalisti indipendenti, e di alcune NGO – persino dal Donbas che vota Janukovych – nemmeno quelli della comunità internazionale, a cui si sono aggiunti Gruppo di Vyshehrad e Consiglio d’Europa: Julija Tymoshenko resta in carcere.

Così ha sentenziato il giovane giudice, Rodion Kirejev, al termine di una lunga seduta – dalle 9 alle 18:30 – aperta con la continuazione dell’interrogatorio ad Oleksandr Turchynov, il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica. Il quale, schivando le poche insidie di un’accusa piuttosto sprovvista di argomenti, ha risposto andando all’attacco, prendendosela con l’attuale capo dei servizi segreti, Valerij Khoroshkovs’Kyj – sollevato da Capo di Controllo di frontiera dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e rinominato vice-Capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko – e col ministro dell’Energia, Jurij Bojko – già Capo del colosso nazionale Naftohaz – entrambi accusati di corruzione, e danno agli interessi dello Stato in favore della RosUkrEnergo, di proprietà del businessman Dmytro Firtash.

La compagnia energetica – ufficialmente registrata in Svizzera – di uno dei principali sponsor del Presidente, Viktor Janukovych, ha agito da intermediario nella compravendita del gas tra Russia ed Ucraina, dal 2006 fino ai famosi accordi del Gennaio 2009, con cui gli allora Capi di Governo, Julija Tymoshenko, e Vladimir Putin, l’hanno eliminato: un capitolo della storia ucraina per cui l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica e processata, e detenuta in isolamento, con l’accusa ufficiale di abuso d’ufficio. Un’imputazione respinta da quasi tutti i testimoni comparsi finora nel processo, sopratutto da quelli convocati dai PM dell’accusa.

Alla fine, il magistrato ha negato alla Difesa sia la convocazione tra gli imputati di Bojko e Khoroshkovs’Kyj, sia – dopo una stretta pausa per il pranzo, e la larga continuazione dell’interrogatorio a Turchynov – la richiesta di liberazione per l’anima della Rivoluzione Arancione.

Otre alle adesioni eccellenti, tra le motivazioni a supporto del rilascio dell’imputata l’avvocato difensore, Mykola Siryj, ha aggiunto l’esagerazione dell’arresto come risposta alle imputazioni, l’assenza di reali
prove a sostegno di esse, ed il compleanno della madre dell’anima della Rivoluzione Arancione, giunta appositamente da Dnipropetrovs’k, per stare accanto alla figlia.

Ancora in isolamento

“Vi ringrazio per essere venuti – sono state le uniche parole concesse dalle forze di polizia rivolte ai presenti: giornalisti ucraini, eccetto il Legno Storto, e Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna – non molleremo. Gloria all’Ucraina”.

A cogliere il suo invito, gli stessi difensori dell’ex-Primo Ministro, che hanno deciso per il ricorso in Appello alla mancata Liberta dell’anima della Rivoluzione Arancione.

La quale, anche stasera, e stata mestamente “rincasata” nella prigione di massima sicurezza “Lukjanivs’ka”, a bordo di una grigia camionetta che, malgrado la presenza dell’esercito, ha faticato a rompere il muro dei 200 dimostranti, accampati giorno e notte presso il Tribunale Pechers’kyj in sostegno della loro guida.

Matteo Cazzulani

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Julija Tymoshenko non colpevole per gli ex-vertici di Naftohaz

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 30, 2011

Altri testimoni convocati dall’accusa scagionano la Leader dell’Opposizione Democratica, ancora priva dell’avvocato difensore. Rivelati alcuni retroscena delle trattative per il gas.

Continuare a segnare in inferiorità numerica, nonostante la partita sembri già decisa. Nella giornata di venerdì, 29 Luglio, per l’ennesima volta, i testimoni dell’accusa hanno scagionato da ogni imputazione la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro sotto processo per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo omologo russo, Vladimir Putin.

Tra le personalità convocate dai sette procuratori dell’accusa – che l’anima della Rivoluzione Arancione e costretta a fronteggiare da sola, dopo il diniego da parte del giovane giudice, Rodion Kirjejev, di reintegrare i suoi avvocati, costretti alla rinuncia per lo scarso tempo messo loro a disposizione per la presa visione delle imputazioni – Oleh Dubyna, ex-Capo della compagnia energetica nazionale, Naftohaz, che ha confermato come la decisione di firmare gli accordi con Mosca sia pervenuta dall’allora Capo del Governo, in pieno rispetto delle regole istituzionali.

L’affaire RosUkrEnergo organizzato da Mosca

Inoltre, Dubyna ha evidenziato come la decisione di caricare sull’ente da lui allora gestito il debito della compagnia intermediaria, RosUkrEnergo – che gli accordi del 2009 hanno eliminato in quanto causa di incremento dei prezzi – sia provenuto dal monopolista russo, Gazprom, proprietario del 50% dell’ente che, sempre secondo l’ex-Direttore, oltre ad essere posseduto da Dmytro Firtash, principale sponsor dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, e stato appoggiato dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko.

Tra gli altri testimoni, l’ex-Vice Capo di Naftohaz, Ihor Didenko, e l’ex-Vice Primo Mimistro, Ivan Ratushnjak, hanno confermato l’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica, al pari dei teste comparsi giovedì, 28 Luglio.

Contro quello che e stato definito un processo politico si sono schierati Consiglio d’Europa, USA, PPE, e principali ONG internazionali indipendenti. Con un’apposita risoluzione, il Parlamento Europeo ha richiamato ad interrompere il procedimento a carico di Julija Tymoshenko, in quanto potrebbe compromettere la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e la relativa Zona di Libero Scambio tra Bruxelles e Kyiv, ambita dai grandi oligarchi, sponsor di Janukovych, ed attenti all’importanza dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani