LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia e Ungheria: l’incontro Kaczyński-Orbán mostra le divisioni interne al governo polacco

Posted in Polonia, Ungheria by matteocazzulani on January 12, 2016

Il leader del principale Partito polacco riceve il Premier ungherese per prendere una posizione comune sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE. Fronte comune contro le critiche dell’Unione Europea e collaborazione energetica le vere tematiche dell’incontro.



Varsavia – La tradizionale carpa natalizia polacca con vino ungherese di eccezione sono stati i piatti forti del menù dell’incontro segreto tra Jarosław Kaczyński e Viktor Orbán, rispettivamente il leader del principale partito della Polonia, Diritto e Giustizia -PiS, la forza politica alla quale appartengono il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, il Premier, Beata Szydło, e tutti i Ministri del Governo polacco- e il Premier dell’Ungheria.

Come dichiarato dagli uffici stampa dei due protagonisti, Kaczyński e Orbán, incontratisi senza comunicazioni alla stampa in una località di villeggiatura presso il confine polacco-slovacco, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio, hanno concordato una posizione comune di Polonia e Ungheria in merito alle condizioni che la Gran Bretagna ha posto all’Unione Europea per restare Paese membro dell’UE.  

In realtà, come dimostra la presenza dell’esperto PiS in materia energetica, Piotr Naimski, Kaczyński e Orbán durante l’incontro, che il Premier ungherese ha descritto come un cordiale incontro tra amici e oppositori del regime sovietico, hanno anche discusso di energia e, più in generale, di politica regionale.

A confermare il presunto ordine del giorno dell’incontro è la necessità per il governo polacco di controbattere alle obiezioni che l’Unione Europea ha mosso alla Polonia per la sostituzione repentina dei giudici della Corte Costituzionale e per l’approvazione di una riforma dei media che sottopone i Direttori delle televisioni statali al controllo delle finanze pubbliche.

Le misure prese dal governo polacco, che hanno portato il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, a parlare di “orbanizzazione” e “putinizzazione” della Polonia, assomigliano a quelle approvate da Orbán in Ungheria nel 2010, all’indomani di una vittoria schiacciante alle elezioni legislative che ha garantito al suo partito, il conservatore Fidesz, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.

Dunque, l’incontro con Orbán sarebbe servito al leader del PiS, che nelle ultime Elezioni Parlamentari, così come Fidesz, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, per creare un fronte comune di Polonia ed Ungheria in nome di euro scetticismo, cattolicesimo patriottico e conservatorismo: i valori che uniscono PiS e Fidesz.

Tuttavia, l’opposizione all’Unione Europea, e sopratutto alle bordate di Schulz, non è l’unica ragione che ha portato all’incontro tra Kaczyński e Orbán. 

Per la Polonia, l’Ungheria è infatti un alleato chiave nella realizzazione dell’Intermarium, alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che il Presidente Duda ha fortemente voluto per contrastare lo strapotere della Germania in seno all’UE e la rinata aggressività militare della Russia.

All’interno dell’Intermarium si può sviluppare infatti una collaborazione di ordine politico ed energetico che Polonia ed Ungheria, ad esempio attraverso il flusso di gas dal rigassificatore polacco di Świnoujście all’Ucraina, potrebbero avviare per agevolare la diminuzione della dipendenza dell’Europa Centro-Orientale dalle forniture di gas dalla Russia.

Politica Jagellonica vs politica dei Kresy all’interno del PiS

Proprio la Russia, tuttavia, rappresenta la seconda ragione per la quale Kaczyński -uno dei politici più fortemente critici nei confronti della Russia in Europa- ha voluto incontrare Orbán, che negli ultimi anni ha instaurato una collaborazione con la Russia sul piano politico ed energetico.

Infatti, Kaczyński deve fare i conti con una fazione interna al suo partito, i sostenitori della “politica dei Kresy”, che vede con favore una collaborazione strategica con la Russia per riprendere il controllo dei territori della Polonia interbellica oggi appartenenti a Ucraina, Bielorussia e Lituania.

A questo gruppo, al quale appartiene il famoso giornalista Mariusz Kolonko, noto per le sue posizioni ucrainofobe e recentemente ingaggiato dalla televisione nazionale polacca TVP attraverso un voto congiunto di PiS e del Movimento Kukiz ’15, forza politica di ispirazione populistica e nazionalistica, si oppone il fronte interno al PiS dei sostenitori della cosiddetta “politica Jagellonica”.

Questa dottrina, che ha come storico promotore Lech Kaczyński, ex-Presidente e fratello-gemello di Jarosław scomparso nella controversa catastrofe di Smolensk nel 2010, prevede l’impegno della Polonia a garanzia della democrazia e dell’integrazione nelle strutture euroatlantiche di Ucraina, Georgia e Bielorussia.

Questa seconda fazione, alla quale appartengono il Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, e il suo vice, Konrad Szymański, resta maggioritaria all’interno del PiS.

Tuttavia, le frange dei giovani militanti del partito di Kaczyński guardano con sempre più interesse ad un’alleanza con i populisti del Movimento Kukiz ’15, che presenta chiari accenti anti-europei ed anti-ucraini.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Europee: il voto dell’Europa Centrale spinge il PPE a destra

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 26, 2014

Pareggi che penalizzano le forze governative avvengono in Polonia, Repubblica Ceca e Lituania, mentre in Croazia ed Austria avvengono ribaltoni. Conferme alle forze di Governo in Ungheria, Slovacchia e Romania.

Tanti pareggi dal sapore di sconfitta per le forze governative, alcuni cambiamenti di fronte netti e chiari e qualche conferma destinata a pesare nello scenario politico europeo. Questo è il quadro del voto europeo nei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, da dove, nonostante la bassa affluenza, è provenuto un apporto decisivo al Partito Popolare Europeo PPE, che ha vinto le elezioni europee staccando il Partito dei Socialisti Europei PSE di soli quattro punti percentuali: 28% a 24%.

In Polonia, i conservatori di Diritto e Giustizia -affiliati al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR- hanno superato la cristiano democratica Piattaforma Civica -membro PPE- con il 32% dei consensi contro il 31%: un risultato che sancisce un sorpasso, seppur minimale, del più importante Partito di opposizione alla principale forza di Governo, rappresentata dal Premier, Donald Tusk.

Terza, sempre in Polonia, si è classificata, con il 9% dei consensi, la coalizione socialdemocratica SLD-UP, appartenente al Partito dei Socialisti Europei.

Ad entrare al Parlamento Europeo, con il 7% dei voti, sono poi i contadini del PSL -membri del PPE e partner di governo della Piattaforma Civica- e la Nuova Destra: formazione euroscettica che ha ottenuto il 7% dei consensi.

Un pareggio che sa di sconfitta è anche quello subito in Repubblica Ceca dal Partito SocialDemocratico ceco CSSD, che, con il 14% dei consensi, si è visto superare dai Partner di coalizione del moderato ANO, primo con il 16%, e dalla forza Liberal-Conservatrice di opposizone TOP09, seconda con il 15% dei consensi.

Oltre ad ANO, TOP09 e CSSD -che appartengono rispettivamente all’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ALDE e al PSE- entrano in Parlamento Europeo anche i comunisti -membri della Sinistra Unita Europea, quarti con il 10% dei voti, i cristianodemocratici -membri PPE, quinti con il 9% dei consensi- e i conservatori del Partito Democratico Civico -membri ECR, sesti con il 7% dei voti.

Altro Pareggio che penalizza le forze di governo è avvenuto in Lituania, dove l’Unione per la Patria, forza politica conservatrice che appartiene al PPE, ha superato di poco, con il 19% dei consensi, il Partito SocialDemocratico Lituano del Premier Algirdas Butkevicius, appartenente al PSE.

Terzo, sempre in Lituania, il Movimento Liberale Lituano -membro ALDE, con il 16% dei voti- seguito dai conservatori del Partito Ordine e Giustizia -membro ECR, quarto con il 14% dei voti- dal Partito del Lavoro -membro PSE, quinto con il 12% dei consensi- e dall’Azione dei Polacchi in Lituania -membro ECR, sesto con l’8% dei voti.

Un ribaltone politico è invece avvenuto in Croazia, dove i popolari della Comunità Democratica Croata -membro PPE- hanno superato il Partito SocialDemocratico Croato del Premier Zoran Milanovic, membro PSE, 41% a 29. Terzi, sempre in Croazia, i verdi, con il 9%, seguiti dall’estrema destra euroscettica con il 7%.

Uno sconvolgimento politico che favorisce il PPE è avvenuto anche in Austria, dove il Partito Popolare Austriaco ha superato, con il 28% dei consensi, i partner di Governo del Partito Socialdemocratico Austriaco: membro PSE, secondo con il 23% dei voti.

Al terzo posto, sempre in Austria, si sono poi classificati gli euroscettici del Partito della Libertà Austriaco che, con il 19% dei consensi, confluiranno nel Gruppo delle forze anti europee guidato dal Front National francese di Marie Le Pen.

Chi schiaccerà l’occhio alla Le Pen sarà sicuramente la delegazione degli Europarlamentari dell’Ungheria, dove il Partito di maggioranza Fidesz del Premier, Viktor Orban, appartenente al PPE ma fortemente conservatore, ha ottenuto una riconferma con il 51% dei consensi.

A seguire, in Ungheria, si è classificato il partito ultra nazionalista Jobbik, con il 15% dei voti, mentre il Partito SocialDemocratico Ungherese, membro PSE, è slittato al terzo posto con solo l’11% dei consensi.

Conferma alle forze di Governo, ma di colore differente, è arrivata anche in Slovacchia, dove il Partito socialdemocratico SMER del Premier, Robert Fico, ha vinto di dieci punti percentuali sui cristiano democratici, portando, così, il PSE ad accorciare le distanze sul PPE.

Altra conferma che sorride al PSE proviene dalla Romania, dove l’Unione Social Democratica del Premier, Victor Ponta, ha vinto, con il 41% dei consensi, sul Partito Nazional Liberale: membro ALDE, fermo al 14%.

Terzo, con il 12%, si è classificato il Partito Democratico Liberale, che è membro del PPE, mentre alle sue spalle si è posizionata la seconda forza del centrodestra romeno, il Movimento Popolare, con il 6%.

Ponta contende a Renzi la leadership del Gruppo PSE

Se paragonato con il risultato europeo, dove, nonostante la vittoria netta del PPE, si prospetta la creazione di una Grande Coalizione con il PSE e l’ALDE per superare l’opposizione degli euroscettici, il dato dell’Europa Centro-Orientale è destinato ad influire non poco sulla politica europea per due ragioni,

In primis, nel PPE viene meno il peso dei polacchi della Piattaforma Civica, che tradizionalmente è più vicina a istanze sociali e liberali, mentre cresce quello degli ungheresi di Fidesz, molto più conservatori.

Nel PSE, invece, il buon risultato dell’Unione Social Democratica romena porta la compagine di Budapest a contendere al PD di Renzi, la leadership interna al secondo gruppo politico per importanza del nuovo Parlamento Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ungheria: la vittoria di Orban e degli euroscettici di Jobbik allerta l’Europa

Posted in Ungheria by matteocazzulani on April 7, 2014

La coalizione di destra del Premier ungherese uscente conferma la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, mentre allarma il buon risultato dell’estrema destra anti-Unione Europea. L’opposizione di centro-sinistra migliora il suo risultato, mentre anche i verdi superano lo sbarramento del 5%

Cronaca di una vittoria annunciata che pone l’Europa in una situazione di apprensione alla vigilia di delicate Elezioni Europee. Nelle Elezioni Parlamentari ungheresi di Domenica, 6 Aprile, la coalizione di destra del Premier ungherese Viktor Orban, formata dal Partito cristiano-conservatore Fidesz e dal Partito Cristiano-Democratico ungherese KDNP -de facto un soggetto politico satellite del Capo del Governo- ha ottenuto il 44,6% dei consensi.

Questa percentuale, che è di molto inferiore al 52% ottenuto nella precedente tornata elettorale, secondo la Legge Elettorale locale garantisce tuttavia ad Orban la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, con 133 mandati su 199 totali.

Al secondo posto, con il 25,74% dei voti, si è classificata la coalizione di centro-sinistra Unione, formata dal Partito Socialista di Ungheria -MSZP- dal Partito Liberale di Ungheria -MLP- dal movimento progressista Insieme 2014 e dalla Coalizione Democratica -DK, che ha candidato il Segretario dei socialisti Attila Mesterhazy come alternativa ad Orban.

Come terza forza partitica si è rafforzato il Partito nazionalista euroscettico Jobbik che, grazie al 20,65% dei consensi, ha portato per la prima volta in Ungheria un partito che fa della battaglia all’Europa con toni xenofobi a superare la soglia psicologica del 20%.

Quarta forza politica che entra in Parlamento sono infine i verdi del movimento La Politica Può Essere Differente, che hanno ottenuto il 5,3% dei consensi.

A commento dei risultati, il Premier Orban ha sottolineato come gli ungheresi abbiano voluto dare un preciso segnale di come l’Ungheria debba rimanere in Europa facendo contare sempre di più la forza del governo nazionale di Budapest.

A cantare vittoria è stato anche il capo di Jobbik, Gabor Vona, che ha sottolineato come il suo movimento sia il primo in Europa per forza politica grazie ad una vittoria storica che ha a sancito una disaffezione sempre crescente tra l’elettorato ungherese nei confronti dell’Europa.

Infine, un mea culpa è stato recitato dalle opposizioni di centro-sinistra, che, pur avendo incrementato i consensi grazie alla lista comune, non sono state in grado di presentare una valida alternativa allo strapotere di Orban nel Paese.

Il Premier può incrementare il controllo dello Stato sul Paese

La riconferma di Orban, la seconda non consecutiva, è stata dettata dalle riforme che il Premier ungherese ha potuto facilmente approntare nel Paese grazie al possesso della maggioranza assoluta in Parlamento.

Oltre ai discussi mutamenti della Costituzione e alla riforma della Banca Centrale Ungherese, che ha posto esponenti di Fidesz nei centri di controllo del Paese, Orban, sempre con decisioni approvate in istantanea di alta popolarità, ha anche incrementato la tassazione sulle banche, nazionalizzato circa 14 miliardi di Euro di fondi pensionistici privati, abbassato la bolletta dell’energia approntate dal Premier ed escluso lavoratori emigrati all’estero dall’albo degli occupati ungheresi.

Durante il nuovo mandato, Orban può facilmente implementare controllo dello Stato sull’economia e, sul piano estero ed energetico, portare l’Ungheria sempre più vicina alla Russia di Putin, con cui, nonostante la contrarietà della Commissione Europea per via delle sanzioni imposte a Mosca per l’annessione militare della Crimea, il Premier ungherese ha firmato accordi per la realizzazione di una nuova centrale nucleare a Paks e del gasdotto Southstream.

Sia la centrale, per cui Putin ha promesso un’investimento immediato di 10 Miliardi di Euro, che il gasdotto, progettato da un accordo politico tra il Presidente russo e Berlusconi per incrementare la quantità di gas esportato dalla Russia in Europa, sono due iniziative realizzate grazie ad ingenti investimenti russi che, se nell’immediato danno respiro alle casse ungheresi, alla lunga mettono però a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa.

L’UE sta infatti cercando di diversificare la forte dipendenza dalle forniture di gas della Federazione Russa, di cui Mosca, come dimostrato in Ucraina, ma anche in Paesi UE come Lituania, Lettonia, Estonia, Grecia, Polonia e Bulgaria, spesso si avvale come strumento di pressione geopolitica.

Oltre all’atteggiamento di Orban, che pur dichiarandosi fedele all’UE de facto agisce contro le poche direttive dell’Europa, a preoccupare in chiave europea è il crescente consenso che i nazionalisti di Jobbik sono stati in grado di costruire con una retorica fortemente euroscettica.

Questo fatto suona come campanello d’allarme, sopratutto per quei Paesi come Francia, Gran Bretagna ed Italia, in cui forze politiche che fanno della critica all’Europa senza sé e senza ma sono determinate e ben organizzate.

Resta infine una riflessione sull’opposizione di centro-sinistra, che troppo tardivamente ha trovato l’unità in una comune lista elettorale dopo anni di divisioni interne e scontri che hanno fortemente minato la credibilità dell’Unione.

Per battere un gigante politico come Orban occorre una posizione politica compatta e solida che nel corso degli anni, con pazienza e coerenza, sia in grado di costruire un’alternativa di governo valida e credibile a quella della destra magiara.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale
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UNGHERIA: PER ORBAN UNA VITTORIA ANNUNCIATA

Posted in Ungheria by matteocazzulani on February 16, 2014

Il Partito conservatore-moderato Fidesz del Premier ungherese potrebbe confermarsi forza di maggioranza assoluta nel Parlamento magiaro anche senza bisogno di una Colazione di Governo con il Partito Cristiano Democratico Popolare. La sinistra divisa ed indebolita dal buon risultato del partito nazionalista Jobbit

Per il Premier ungherese, Viktor Orban, è cronaca di una vittoria annunciata che non lascia spazio a speranze per un’Opposizione debole e divisa. Nella giornata di sabato, 15 Febbraio, è iniziata ufficialmente la Campagna Elettorale per le Elezioni Parlamentari ungheresi, nelle quali, secondo tutti i sondaggi, il Partito conservatore-moderato Fidesz del Premier Orban dovrebbe mantenere saldamente il Governo del Paese, e rischierebbe persino di non avere bisogno di una colazione con il Partito Cristiano Democratico Popolare -KDNP- per avere la maggioranza assoluta in Parlamento.

Nello specifico, le stime sulle intenzioni di voto danno Fidesz avanti di ben 20 punti percentuali sul principale partito di opposizione, il Partito Socialista Ungherese -MSzP- e sul movimento elettorale di centro-sinistra Insieme 2014, mentre il Partito nazionalista Jobbit otterrebbe, sempre secondo i sondaggi, ben 12 seggi: un risultato che frammenterebbe la minoranza e renderebbe ancora più forte la coalizione conservatrice-moderata oggi al Governo.

A motivare la vittoria annunciata di Orban, che ha fatto approvare a colpi di maggioranza riforme della Corte Costituzionale, della stessa Costituzione e della Banca Centrale ungherese in una maniera descritta dall’opposizione come autoritaria, è la campagna elettorale che Fidesz ha deciso di incentrare su proposte di carattere economico a conferma dei buoni risultati ottenuti finora dalla coalizione di governo.

In particolare, Orban, che secondo altre stime è tra i primi politici più apprezzati del Paese insieme al Presidente della Repubblica, Janos Ader, e al Parlamentare Antal Rogan -entrambi di Fidesz- promette di diminuire la disoccupazione, di aumentare il PIL del Paese, e di abbassare il costo dell’energia, sopratutto del gas.

A rendere possibile questa proposta è la politica energetica unilaterale che Orban ha avviato con il Presidente della Russia, Vladimir Putin, con cui ha concordato la realizzazione in Ungheria del Southstream: gasdotto, concepito da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo, contestato dalla Commissione Europea, che ha aperto sul monopolista statale russo del gas Gazprom un’inchiesta per atteggiamento anti concorrenziale nei mercati energetici dell’Unione Europea.

Orban e Putin hanno anche concordato la realizzazione della centrale nucleare di Paks grazie all’erogazione di un ingente credito da parte della Russia: una decisione che lega Budapest a Mosca, e pone a serio repentaglio l’indipendenza dell’economia ungherese dalle ingerenze russe.

Dal canto suo, il MSzP contesta la politica energetica di Orban come incoerente e pericolosa, e critica Fidesz per essersi avvalsa della maggioranza assoluta in Parlamento per approvare provvedimenti di riforma istituzionale del Paese senza tenere conto del parere dell’Opposizione, come, invece, dovrebbe avvenire secondo le pratiche della democrazia.

In UE probabile anche una vittoria degli euroscettici

Secondo le stime, il medesimo risultato delle Elezioni Parlamentari ungheresi dovrebbe ripetersi anche nelle Elezioni Europee, dove le frequenti polemiche del Premier Orban alla Commissione Europea, ed i forti accenti euroscettici dei nazionalisti di Jobbit, rischiano di portare in Ungheria all’elezione di un alto numero di Parlamentari anti-europei.

Tale scenario rischia di frenare il necessario processo di rafforzamento politico delle istituzioni UE, come la concessione al Parlamento Europeo di poteri appieno legislativi.

Matteo Cazzulani

ORBAN SI, JANUKOVYCH NO: LA MESCHINITA DELL’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 9, 2012

Il Premier ungherese criticato per i provvedimenti che hanno compromesso l’apparato giudiziario, informativo e Costituzionale dello stato magiaro. Altresì, nessuna  contestazione per la condotta del Presidente ucraino, che ha incarcerato esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, accresciuto i propri poteri a dismisura, posto a capo della magistratura persone di fiducia, e falsato le elezioni amministrative

Il Premier ungherese, Viktor Orban

“Dittatore”, “Fascista”, “Violatore dei diritti umani”. Questi alcuni degli epiteti che stampa ed associazioni italiane hanno rivolto ad un nuovo autocrate, reo di avere ristabilito in Europa un vero e proprio regime illiberale. Peccato che ad essere imprecisi sono i tempi ed il destinatario di tali feroci attacchi.

Dipinto come il nuovo Mussolini è Viktor Orban: Premier ungherese, accusato per una serie di riforme discutibili con cui il partito di maggioranza, Fidesz, de facto ha aumentato a dismisura i suoi poteri nella vita interna della Repubblica magiara.

Sia chiaro, per Orban poche scuse. La nuova Costituzione magiara entrata in vigore il Primo di Gennaio – in cui il Partito Socialista, la principale forza dell’Opposizione, è etichettata come erede diretta della dittatura comunista – il diritto del Premier di nominare membri influenti della Banca Centrale Ungherese e del Consiglio Superiore della Magistratura, ed il controllo dei media critici con la maggioranza sono provvedimenti contrari alle regole UE e lesivi dell’assetto giudiziario, bancario e democratico di Budapest.

Legittima ogni critica, e comprensibile anche la gogna mediatica che ha portato Orban a dichiarare in fretta e furia di essere pronto a colloqui con Bruxelles per risolvere la questione secondo i consigli dell’Unione Europea, nella quale l’Ungheria vuole permanere, pur non essendo intenzionata ad adottare la moneta unica.

Tuttavia, stupisce come tale mobilitazione internazionale, particolarmente feroce in Italia, non si sia registrata dinnanzi a quanto accade in Ucraina: Paese europeo – ma non ancora membro UE a causa della sudditanza alla Russia dell’asse franco-tedesco alla guida dell’Europa – in cui negli ultimi mesi si è registrata un’involuzione della democrazia ben peggiore di quanto avvenuto in Ungheria.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, non ha definito l’Opposizione Democratica “erede del fascismo”, ma ha provveduto ad una feroce repressione, coninterrogatori, processi, e persino arresti dei maggiori esponenti dello schieramento a lui avverso.

Tra essi, la Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: deportata in un penitenziario periferico a Kharkiv per scontare lontano da politica e famigliari la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Tale verdetto è maturato dopo un processo-farsa, in cui la difesa è stata sistematicamente privata di ogni diritto, e le accuse sono state costruite su prove montate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile: il tutto, con la Tymoshenko già reclusa in isolamento in misura cautelativa.

Condotta possibile in Ucraina, dove Janukovych ha provveduto anche alla sostituzione dei vertici della magistratura con persone a lui fedeli, mutato la Costituzione con un colpo di mano – accrescendo a dismisura i propri poteri a scapito di una Rada oggi priva di significato – e permesso brogli nelle elezioni amministrative dell’Ottobre 2010.

Non se la passano in maniera idilliaca nemmeno giornalisti e media indipendenti. La televisione 5 Kanal – di proprietà di Petro Poroshenko: il maggiore finanziatore della Rivoluzione Arancione – è stata oggetto di attacchi da parte delle Autorità, intenzionate a sottrarle diritti di emissione a favore delle televisioni del Capo dei Servizi Segreti, Valerij Khoroshkovs’kyj.

Inoltre, il colonnista dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Najem è stato minacciato in diretta tivù da Janukovych per avere posto domande sull’utilizzo di denaro pubblico da parte del Capo di Stato per i propri interessi di famiglia.

Due pesi, due misure

Dinnanzi a tale quadro, lecito chiedersi che cosa spinge gli italiani a mobilitarsi in presidi, campagne, e pezzi al veleno contro Orban e ad ignorare Janukovych. Dopotutto, sulle rive del Danubio non si è arrivati a spostare la politica dal Parlamento alle aule di tribunale – quando non alla prigione – come invece sulle Rive del Dnipro. Si spera, che sia tutto legato ad un’assenza di informazione, e non sia una presa di posizione politica, tanto meschina quanto politicamente disonesta.

Orban è Leader di Fidesz, partito di destra alleato in Europa solo con i Tory inglesi, i cechi del Partito Democratico Civico, ed i conservatori polacchi di Diritto e Giustizia. Pochi amici, spesso aspramente criticati non solo dalla destra moderata, ma sopratutto dalla sinistra al caviale, che di frequente adotta questi tre soggetti come nemico comune da attaccare per distogliere l’attenzione dai propri problemi interni.

Altresi, Janukovych è a capo del Partija Rehioniv: questo Partito – a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri -è egemone nel Paese, finanziato dagli oligarchi dell’Est dell’Ucraina, e, in Europa, è legato da un patto di collaborazione con i Socialisti Europei: schieramento dell’Europarlamento che raccoglie le principali forze della sinistra del Vecchio Continente, tra cui i socialisti francesi, la SPD tedesca, ed il Partito Democratico di Bersani.

La difesa della democrazia e dei diritti umani dovrebbe essere un principio apartitico ed indipendente da ogni logica di politica interna. Pertanto, è auspicabile ritenere che chi oggi si schiera contro Orban, e non fa nulla per richiedere la liberazione della Tymoshenko ed il ripristino delle libertà occidentali in Ucraina, è solo vittima di una scorretta informazione: complici i media del Belpaese, che, spesso, non sanno nemmeno dell’esistenza dell’Ucraina e del crollo dell’Unione Sovietica.

Altresì, sarebbe davvero mortificante constatare come la vicenda ungherese venga strumentalizzata per un mero calcolo basato sulle logiche interne a Palazzo Chigi, e come insigni movimenti per la difesa della democrazia nel Mondo – e, più nello specifico, di gente onesta e con tanto cuore e sincera passione – finiscano per essere pedine di un gioco sporco e disonesto.

Matteo Cazzulani

L’UNGHERIA VARA UN BILANCIO CORAGGIOSO

Posted in Ungheria by matteocazzulani on December 11, 2010

Discussioni sulla riforma del sistema pensionistico. Il governo alla ricerca di fondi per estingure i debiti con il FMI

Il primo ministro ungherese, Viktor Orban

Una politica lacrime e sangue in salsa ungherese. Nella giornata di mercoledì, 8 dicembre, il governo del conservatore Viktor Orban ha varato il bilancio 2011. Una manovra importante, che abbraccia diversi ambiti dell’economia, anche quelli più delicati, con lo scopo di evitare una deriva greco-irlandese.

Il settore più contestato, su cui si basa l’intero budget, quello del sistema pensionistico. Il governo ha previsto la migrazione di tutte le pensioni private — obbligatorie nel Paese — nel fondo statale di previdenza sociale. Un inedito per un esecutivo di centrodestra, giustificato dalla necesità di reperire 1 miliardo di euro, per estinguere i debiti finora accumulati.

Infatti, i precedenti governi hanno fatto largo ricorso a prestiti del Fondo Monetario Internazionale, e di altre banche mondiali. Una scelta pesante. Che, ad oggi, costa ad ogni ungherese circa 10 miliardi di Dollari.

Budapest alla prova internazionale

Ad attaccare il budget, oltre, ovviamente, all’opposizione socialdemocratica — responsabile della difficile situazione in cui versano le casse di Budapest — anche il Wall Street Journal, preoccupato per la gestione troppo imprenditoriale del Paese.

In risposta, il Ministro dell’Economia, Djerd Matolcsy, ha assicurato che Budapest ha agito conconrdemente con la legislazione europea. E, che, la riforma del sistema previdenziale consentirà nel 2012 il varo di un budget meno arduo.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA VIA UNGHERESE PER L’INDIPENDENZA DA GAZPROM

Posted in Guerra del gas, Ungheria by matteocazzulani on December 4, 2010

AGRI, Nabucco, e siti di stoccaggio. Così Budapest è energeticamente più sicura

Il primo ministro ungherese, Viktor Orban

Essere indipendenti dal gas russo si può, anche nel cuore dell’Europa. A dare l’esempio, l’Ungheria, il cui overno di centrodestra è stato abile nell’approntare misure alternative al gas russo, che hanno garantito una significativa autonomia energetica da Mosca.

Negli ultimi mesi, il Primo Ministro, Viktor Orban, ha concordato un piano di cooperazione con Romania ed Azerbajdzan per lo sfruttamento dei giacimenti di oro blu del bacino del Caspio. E portato Budapest, assieme a Bucarest, Baku Tbilisi, tra i fondatori dell’AGRI, il consorzio incaricato del trasporto di gas centroasiatico in Europa attraverso il Nabucco — gasdotto che aggira il territorio della Federazione Russa, transitando per Georgia, Turchia e fondale del Mediterraneo.

Inoltre, il governo moderato è riuscito a concodare con la vicina Austria lo sfruttamento dei siti di stoccaggio di Vienna, da cui l’oro blu è acquistato a prezzi di gran lunga migliori rispetto a quelli imposti dal monopolista russo del gas, Gazprom.

Una politica energetica vincente

Altra soluzione, l’aumento delle riserve. Come spiegato dal Segetario del Consiglio dei Ministri per le questioni energetiche, Janos Bencik, anch’egli del partito conservatore Fidesz, Budapest ha in programma la costruzione di serbatoi sotterranei, in cui accumulare il gas inutilizzato.

In questo modo, l’Ungheria non solo sarà in grado di affrontare possibili interruzioni del flusso di carburante da Mosca. Ma anche, a sua volta, rifornire altri Paesi europei, e rafforzare il proprio ruolo geopolitico nel cuore del Vecchio Continente.

Difatti, il governo ha in programma la costruzione di gasdotti comuni con la Romania, e di altre condutture dirette in Slovenia, Serbia e Croazia. Un progetto consistente. Che, oltre all’oro blu, coinvolgerà anche la sfera dell’energenia elettrica, con l’esportazione di 400 chilowatt alla vicina Bosnia-Hercegovina.

Fortemente dipendente dal gas russo, dal 2009, a seguito dell’ultima guerra del gas tra Russia ed Ucraina, l’Ungheria ha intrapreso un programma mirato al ragiungimento della massima autonomia energetica.

Grazie a tale piano di azioni, fortemente voluto dal governo di centrodestra, Budapest ha diminuito la dipendenza dall’oro blu di Gazprom di un cospicuo 30%. E fornito un esempio per tutti gli altri Paesi UE.

Matteo Cazzulani