LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO CONFINATA IN PATRIA. GIJA GONGADZE ANCORA SENZA GIUSTIZIA. FRIZIONI NELLA MAGGIORANZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 31, 2011

Vietato il summit PPE a Bruxelles alla leader dell’Opposizione Democratica. Esecutore dell’omicidio del giornalista georgiano ancora assolto. Istruzione e pensioni scuotono la maggioranza

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Giochi di palazzo e repressione politica. Nella giornata di lunedì, 31 gennaio, la Procura Generale ha confermato il divieto di espatrio per la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

L’anima della Rivoluzione Arancione è costretta a saltare il summit del Partito Popolare Europeo – di cui è partner – di Bruxelles, a cui è stata invitata di persona dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek.

L’ex-Primo Ministro è accusata di uso improprio dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini, 27 autoambulanze, e 100 automobili veloci, per i medici di campagna.

Così, la Lady di Ferro ucraina è stata confinata in Patria. Rea, per così dire, di avere pagato le pensioni, e provveduto alla sanità, in un periodo di crisi economica.

Sempre la Procura Generale ha chiuso le indagini a carico di altri esponenti dell’Opposizione Democratica. Ovviamente, tutti rinviati a giudizio.

Tra gli altri, incolpato di abuso d’ufficio – ed altre futili imputazioni, che illustrano la natura puramente politica dell’operazione – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko. I cui fratello e figlio sono stati convocati dai giudici. Con la minaccia, poi non attuata, di denuncia, per Oltraggio a Pubblico ufficiale.

Giustizia lontana per Gija

Oltre a Lucenko, un’altra decina di esponenti dei governi arancioni sono in prigione. Chi, invece, ne è fuori, i responsabili dell’omicidio di Gija Gongadze. Giornalista libero, assassinato, nel 2000, per la sua strenua opposizione all’allora Presidente, Leonid Kuchma.

La Corte competente di Kyiv ha confermato l’innocenza dell’ex-Generale del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach. Considerato l’esecutore di un’esecuzione ordinata dall’allora ministro, Jurij Kravchenko, poi suicidatosi nel 2005.

L’avvocato della famiglia del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, parte lesa, ha preannunciato ricorso in Appello. Ed espresso sconcerto, dinnanzi al reiterarsi dell’ingiustizia nei confronti di un omicidio politico, come testimoniato da diverse prove.

Oltre alla cronaca di giornaliera repressione del dissenso, primi cedimenti nella maggioranza Un migliaio gli universitari ed i liceali che, lunedì, 31 Gennaio, ha manifestato contro incremento delle rette e limitazione dell’autonomia degli Atenei.

Tanto è bastato per uno scontro tutto interno alla maggioranza. Con la Vice Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Hanna Herman, che ha invitato il ministro dell’istruzione, Dmytro Tabachnyk, a rivedere il suo progetto di riforma.

Non l’unica crepa. A minare la stabilità interna, anche il Segretario della Federazione dei Sindacati Ucraini, Vasyl’ Khara, che ha annunciato il suo voto contrario alla riforma delle pensioni.

A turbarlo, l’innalzamento dell’età pensionabile. Un provvedimento inaccettabile per il Capo della CGIL ucraina, Parlamentare del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel aese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, la Herman, Tabachnyk, e quasi tutti gli altri membri del Consiglio dei Ministri.

Teatro dello scontro, la seduta preparatoria delle plenarie della Rada. Lo Speaker, Volodymyr Lytvyn, si è detto certo dell’abbonante vantaggio numerico della maggioranza – ben al di sopra del quorum dei 300 Deputati – per la modifica della Costituzione.

Tra le modifiche in programma, la data delle prossime elezioni, da posticipare al 2012 per le parlamentari, ed al 2015 per le presidenziali.

Chi, sicuramente, voterà contro è l’Opposizione Democratica. A dichiararlo, il vice-Presidente del Parlamento, Mykola Tomenko, del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: JANUKOVYCH PUO ELIMINARE I SINDACATI INDIPENDENTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 6, 2011

Approvata la Legge sul Dialogo Sociale, che esclude le sigle indipendenti da rappresentanza e risorse statali. Il Presidente chiamato al veto

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Discriminati i lavoratori non sovietici. Duro il giudizio dei sindacati indipendenti ucraini. Che, con una nota, hanno esortato il Presidente, Viktor Janukovych, a porre il veto sulla Legge del Dialogo Sociale.

Il provvedimento entrerebbe in contrasto con l’Organizzazione Mondiale del Lavoro, e con la legislazione europea, per riservare l’accesso alle risorse statali, ed ai suoi organismi di dirigenza, alle sigle della Federazione dei Sindacati Ucraini.

Nota anche come FPU, è stata creata in epoca sovietica. Ed oggi, governata dalla medesima mentalità di allora, è politicamente vicina al Partija Rehioniv — il partito, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Secondo le stime del Vice Capo dei Sindacati Democratici Ucraini, Oleksij Kljashtornyj, oltre a monopolizzare la rappresentanza dei lavoratori, la FPU avrà libero accesso ai fondi dell’assicurazione sociale. Diversi miliardi di Hryvnje, a cui vanno agiunte le quote prelevate dai lavoratori per la tessera della categoria. Spesso, senza il loro consenso.

A turbare è anche la modalità con cui le Autorità selezioneranno i sindacati. Un’apposita Commissione, nominata dal Governo, stabilirà quali tra le sigle hanno diritto di rappresentanza.

Appello all’unità

Molti tra gli esperti hanno contestato una legge progettata ad hoc per la sigla vicina al Partija Rehioniv. E, per questo motivo, hanno consigliato ai sindacati minori di unirsi, per cercare di superare la Federazione, in quanto a numero di tessere.

Rigetta le accuse il cofirmatario della legge, l’ex-Parlamentare del Partija Rehioniv, Mykhailo Papijev, oggi Capo dell’Amministrazione Statale della regione di Chernivci, che ha garantito la partecipazione di tutte le sigle ad ogni consultazione.

Approvata in seconda lettura dalla Rada, lo scorso 31 Dicembre, per entrare in vigore, la Legge sul Dialogo Sociale necessita della firma del Presidente.

Difficilmente Janukovych la rinvierà al Parlamento.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LYTVYN FIRMA IL CODICE FISCALE. JANUKOVYCH DA MEDVEDEV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2010

Lo Speaker della Rada approva il contestato sistema di tassazione nel mezzo di un vacuum istituzionale. Presidente e Premier rispettivamente in Russia ed Emirati Arabi

lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn

Finta calma sul Majdan. L’indomani della seconda manifestazione nazionale di 10 mila persone contro il Codice Fiscale, sulla piazza principale della Capitale, trasformata in tendopoli, sono rimasti un centinaio di dimostranti. Imprenditori e lavoratori che, a turno, alimentano il presidio permanente. Fino a quando il Presidente, Viktor Janukovych, non porrà il veto su un provvedimento contestato da ampi strati della società ucraina.

Seppur non siano in programma azioni di alcuna sorta, i dimostranti restano sul chivalà. A ragione, dal momento in cui, nella tarda mattinata, il Codice Fiscale è stato firmato dalla seconda carica dello Stato, lo speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. A comunicarlo, la sua addetta stampa, Ol’ha Chorna, che ha preannunciato anche la prossima sigla del responsabile dell’Amministrazione Presidenziale.

In aggiunta, la notizia, trapelata nella mattinata, secondo cui le Autorità starebbero approntando una contromanifestazione, da dirigere sul Majdan contro la tendopoli degli imprenditori.

A comunicarlo, il Forum Nazionale dei Sindacati Ucraini, che ha denunciato pressioni di esponenti governativi su dirigenti di alcuni settori per costringere i propri tesserati a sollevarsi in favore del Codice fiscale. In particolare, ad essere coinvolti sarebbero gli operai dell’aviazione ed i carpentieri.

Una situazione surreale, dal momento in cui a protestare contro Janukovych è persino la Federazione dei Sindacati ucraini, diretta da un membro del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

L’assenza delle Autorià

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ad innervosire i manifestanti, anche la non curanza delle Autorità, assenti dal Paese dall’inizio della protesta, lo scorso martedì, 22 novembre. Dopo il vertice UE-Ucraina di Bruxelles, e, a domicilio, la visita del Presidente israeliano, Shimon Perez, Janukovych è volato a Mosca per un incontro col suo collega russo, Dmitrij Medvedev. La decima negli ultimi tre mesi. Azarov, invece, è impegnato in un safari diplomatico, tra Africa del Nord e Penisola Arabica.

Lecito ricordare che l’oggetto della protesta è l’approvazione del Codice Fiscale. Un documento iniquo, che compensa sgravi per i grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv, con l’incremento delle imposte su piccola e media impresa.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio della sua attività, ed il divieto per i sindacati di riunirsi in azioni comuni.

Pur rispettandone l’apartiticità, la manifestazione è appoggiata dall’Opposizione Democratica. La cui Leader, l’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ha fornito aiuto logistico, per mantenere attiva la tendopoli, e per raccogliere le firme per le dimissioni del governo. Altro obiettivo della protesta.

Inoltre, la Lady di Ferro ucraina ha promesso battaglia anche alla Rada, con la presentazione, da parte dei Deputati del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, di un progetto alternativo, che prevede la creazione di una polizia speciale contro l’evasione, la costituzione di un fondo pensionistico, ed agevolazioni per piccola e media impresa.

Un settore da sempre, coerentemente, tutelato dal BJuT-Bat’kivshchyna. Cruciale per una ripresa economica fondamentale nel Paese, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani