LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia: riforme, tradizione ed atlantismo al centro dell’Amministrazione Duda

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 1, 2015

Il Presidente Eletto polacco fa appello alla collaborazione tra tutte le forze politiche, e promette ascolto e realizzazione di un’agenda politica ambiziosa fatta di sostegno a famiglie con figli, agricoltura e imprese polacche e dialogo sociale. Rafforzamento della NATO in Polonia e creazione di un fronte comune dell’Europa Centro Orientale in seno all’Unione Europea le due direttrici principali della nuova Amministrazione Presidenziale polacca in politica estera



Varsavia – Riforme in nome di modernità e tradizione, nonostante la disinformazione di chi, in Europa Occidentale -sopratutto in Italia- lo dipinge come un “nuovo Orban pericoloso per l’Europa”. Questa, in sintesi, l’agenda politica che il Presidente Eletto della Polonia, Andrzej Duda, intende realizzare subito dopo il suo insediamento, programmato per il prossimo 6 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda nella giornata di venerdì, 29 Maggio, durante la cerimonia di consegna dell’attestato di vittoria delle Elezioni Presidenziali svoltesi una settimana prima, il Presidente Eletto della Polonia ha evidenziato come la sua Amministrazione sarà caratterizzata da un costante ascolto dei cittadini e dalla promozione di un confronto tra le varie forze politiche teso alla cooperazione e all’unità.

Le prime dichiarazioni da Presidente Eletto di Duda, effettuate alla presenza del Premier, Ewa Kopacz, e del Vicepremier e Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak -entrambi esponenti della moderata Piattaforma Civica, PO, la principale forza politica di maggioranza in Parlamento- sono state accompagnate dall’invito al Governo a non forzare l’approvazione di alcuna riforma costituzionale prima dell’insediamento della nuova Amministrazione Presidenziale.

Considerata la resistenza che un Parlamento di colore opposto potrebbe riservargli, Duda, che ha vinto le Elezioni Presidenziali da candidato del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS, principale forza politica dell’opposizione in Parlamento- con il suo appello ha dimostrato di avere ben chiare le difficoltà che, almeno nei primi mesi, fino alle prossime Elezioni Parlamentari, l’Amministrazione Presidenziale potrebbe incontrare nel realizzare un’ambiziosa agenda programmatica, improntata principalmente su tematiche di carattere sociale ed economico.

Durante la campagna elettorale, Duda, giovane Europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR, che ha saputo conquistare il voto di centro spostando PiS su posizioni conservatrici moderne -e non più clerical-radicali come nel recente passato- ha infatti promesso l’utilizzo dei Fondi Europei per erogare sostegni alle famiglie con figli, all’agricoltura e alle imprese polacche. 

Il Presidente Eletto, che subito dopo la sua elezione ha rinunciato alla tessera di Partito per garantire l’imparzialità del suo ruolo, ha poi dichiarato la sua totale contrarietà all’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, promettendone un ritocco al ribasso nel corso dei 5 anni della sua Amministrazione.

Duda, in un’intervista rilasciata al quotidiano Rzeczpospolita, ha mantenuto un atteggiamento prudente su tematiche eticamente sensibili come la Fecondazione Assistita, ma, nel contempo, ha illustrato di essere disposto ad avviare un dialogo con le Associazioni LGBT per regolarizzare lo status delle persone affettivamente vicine, pur ribadendo contrarietà assoluta alla legalizzazione delle coppie di fatto dello stesso sesso.

Oltre che sulla politica interna, Duda è all’opera anche per quanto riguarda l’Agenda di Politica Estera che, come il Presidente Eletto ha preannunciato a più riprese, punta a rafforzare sia la presenza della NATO in Polonia che il ruolo della Polonia come leader di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale in seno all’Unione Europea.

Da un lato, l’Amministrazione Duda punta ad ottenere l’istallazione di basi militari permanenti della NATO in Polonia, nonché la pronta realizzazione del sistema di difesa antimissilistico USA, così da rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale da probabili aggressioni militari da parte della Russia e, allo stesso tempo, garantirne la sicurezza nazionale. 

Dall’altro, con la proposta di costituire un fronte comune di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia ed Ungheria, il Presidente Eletto ambisce al rilancio di una moderna Intermarium: progetto politico elaborato nel periodo interbellico dal Capo dello Stato polacco, Jozef Pilsudski, rilanciato, nel 2008, dall’ex-Presidente Lech Kaczynski, esponente di PiS a cui Duda non ha mai nascosto di ispirarsi.

Quasi pronto il Gabinetto del nuovo Presidente

Come riportato da fonti vicine al Presidente Eletto, sull’agenda di Politica Estera e di Difesa -ambito su cui Duda è mediamente ferrato- fondamentale è il lavoro di Krzysztof Szczerski e Witold Waszczykowski. Questi due importanti esponenti PiS sarebbero già all’opera per organizzare la prima visita all’Estero del nuovo Capo dello Stato che, per rimarcare la vocazione atlantista della sua Amministrazione, Duda potrebbe effettuare a Washington o a Bruxelles.

Sempre secondo indiscrezioni ben fondate, a Szczerski, stimato Professore dell’Università Jagellonica di Cracovia, già Sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Esteri nel 2007 ed Europarlamentare del Gruppo ECR, sempre secondo indiscrezioni ben fondate sarà affidata la gestione della politica estera dell’Amministrazione Duda. 

Invece, Waszczykowski, diplomatico di orientamento atlantista, anch’egli già Sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Esteri dal 2005 al 2008, è il candidato principale a Ministro degli Esteri nel caso PiS dovesse vincere le prossime Elezioni Parlamentari.

Un’altra personalità illustre ad entrare nella nuova Amministrazione Presidenziale come responsabile della sfera sociale sarebbe lo storico ed ex-Europarlamentare del Gruppo ECR Pawel Kowal, ora Coordinatore della forza politica Polonia Insieme -PR- che, assieme a PiS, ha sostenuto la corsa di Duda alla Presidenza.

Un altro ex-Europarlamentare del gruppo ECR, il filosofo Ryszard Legutko, potrebbe entrare nell’Amministrazione Duda come consigliere per il settore dell’Educazione, mentre, per le questioni di carattere programmatico, possibile è la nomina del Professor Piotr Glinski, già candidato Premier di PiS durante i due voti di sfiducia costruttivi presentati dalla forza partitica conservatrice in Parlamento negli ultimi anni.

Infine, a Capo dell’Amministrazione Presidenziale potrebbe essere nominato Maciej Lopinski, già Capo di Gabinetto dell’ex-Presidente Lech Kaczynski.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

NUOVO GOVERNO IN POLONIA: MOLTA EUROPA E NOVITA’ CON LA SOLITA FORMULA

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 16, 2011

Il Primo Ministro, Donald Tusk, presenta un esecutivo in continuità con il precedente, ma con importanti innovazioni, come la prima nomina di una donna a Maresciallo del Sejm, e particolare attenzione a tematiche di ambito Europeo. Regolamenti di conti interni alla maggioranza dinnanzi ad un’opposizione divisa sul Crocifisso nei luoghi pubblici

Il premier polacco, Donald Tusk

Una Vecchia Europa sbadata, veterocomunista, e, spesso, in malafede, ce li ha presentati come i più conservatori del continente, attaccati alla difesa del proprio interesse nazionale, delle radici cristiane nel preambolo della Costituzione Europea, fortemente maschilisti e sessisti, arretrati e chiusi ad ogni apertura di carattere etico ed infrastrutturale: menzogne nei confronti di un Paese del cuore dell’Europa ora con un nuovo Parlamento che, una volta per tutte, si spera metta a tacere le malelingue, e convinca gli occidentali ad apprezzare un popolo che molto ha dato, e darà, per il bene dell’Europa.

Nella giornata di giovedì, 13 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha annunciato la formazione di un nuovo governo in seguito alla vittoria nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 9 Ottobre, ed alle seguenti consultazioni del Presidente, il suo collega di Partito, Bronislaw Komorowski, con i capolista delle forze politiche che hanno superato la soglia del 5%. Nulla cambia per quanto riguarda la sostanza della coalizione, formata ancora dalla liberale Piattaforma Civica – PO, in cui militano Tusk e Komorowski – e dal partito contadino PSL che, stando agli accordi, dovrebbe mantenere i tre Ministeri finora amministrati: Agricoltura, Lavoro ed Energia.

Tuttavia, proprio da questo ultimo Tusk ha ventilato l’ipotesi di estrapolare alcune competenze di peso come Energia e Politica Ambientale, da affidare ad un nuovo Ministero a guida PO. Una scelta che, ovviamente, non piace ai partner minori di coalizione, che Tusk ha giustificato con l’importanza strategica che essi ricoprono in ambito UE: oggi presieduta proprio dalla Polonia.

A creare malumori all’interno della coalizione è anche la nomina a Maresciallo del Sejm – Presidente della Camera Bassa – di Ewa Kopacz: già Ministro della Sanità, prima donna posta alla Seconda Carica dello Stato nella storia della Polonia. A non gradire la storica decisione è sopratutto il dimissionato Grzegorz Schetyna, Capo della corrente interna alla PO avversaria di Tusk e Komorowski, con cui spesso è entrato in polemica, anche pubblicamente. Tuttavia, per lui sarebbe già pronto un Ministero di peso o, addirittura, il vicepremierato.

Ad applaudire ai cambiamenti minimi che lasciano nei Ministeri chiave gli stessi uomini – “premiati dal voto dei polacchi che hanno scelto per la continuità”, come ha illustrato Tusk – il principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia – PiS – attento nel comprendere l’importanza di una continuità di governo nel mentre di una delicata presidenza di turno dell’Unione Europea. Difatti, è vivo il ricordo di quando, nel 2009, la Repubblica Ceca ha vissuto una crisi di governo proprio durante la sua Presidenza di turno, ponendo problemi all’amministrazione dell’Unione.

Tuttavia, se la forza politica di Jaroslaw Kaczynski – fratello gemello di Lech: l’ex-Capo di Stato scomparso nell’incidente aereo di Smolensk del 10 Aprile 2010 – ha rimandato il confronto con il governo, non ha lesinato critiche di merito alla nomina della Kopacz – attaccata in quanto pessimo Ministro di un settore, la Sanita, su cui PiS ha insistito molto in Campagna Elettorale -e, sopratutto, ai radicali del Movimento di Palikot: vera e propria sorpresa delle urne con un 10% ottenuto dal nulla con un programma che prevede aperture alle coppie di fatto, fecondazione assistita, legalizzazione delle droghe leggere, ed eliminazione dei simboli religiosi dagli edifici pubblici.

La battaglia del Crocifisso e le emergenze UE

Proprio sul Crocifisso nell’aula del Parlamento si è scatenato un aspro dibattito, con il dandy della politica polacca – ex-PO – deciso nel richiederne la sostituzione con il simbolo statale, ed i Deputati di Diritto e Giustizia pronti alla battaglia per la sua difesa già nelle prime sedute di un Sejm in cui, sempre grazie a Palikot, comparirà per la prima volta anche un transessuale.

 

Dal canto suo, Tusk ha illustrato di non intendere stingere alleanze di alcun tipo con l’ex-collega di partito, apostrofato come l’alleato più pericoloso che si possa accettare in una squadra di governo, e, nel corso della conferenza stampa di presentazione, dichiarato come il nuovo-vecchio esecutivo continuerà a lavorare senza alcuna sosta per raggiungere gli obiettivi promessi non solo agli elettori, ma al resto dell’Unione Europea.

In primis, la lotta alla crisi per mezzo di privatizzazioni ed interventi in linea con le direttive comunitarie, seguita dal rafforzamento dell’integrazione europea con il varo di una comune politica energetica, e dall’allargamento ad Est dell’UE per la sicurezza di tutto il Continente, con la sigla dell’Accodo di Associazione con una seppur autoritaria Ucraina, e l’avvio di simili percorsi con Stati maggiormente maturi come Moldova e Georgia: europei per storia e tradizione, ma non ancora membri dell’Unione Europea per via di una politica del gas fino ad oggi gestita dai singoli Paesi – pronti a negoziare migliori condizioni con la Russia – e non, con una voce sola, da Bruxelles.

Matteo Cazzulani