LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia: rimpasto di Governo a seguito di uno scandalo intercettazioni in salsa russa

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 12, 2015

Il Premier polacco, Ewa Kopacz, dimissiona tre Ministri e Viceministri coinvolti nella seconda ondata di uno scandalo intercettazioni che, nel Giugno 2014, ha colpito il Governo Tusk. Tra le dimissioni eccellenti vi sono anche quelle del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Radoslaw Sikorski, e del Capo dei Consiglieri del Premier, Jacek Rostowski


Varsavia – Un terremoto politico che potrebbe segnare l’ennesimo episodio di un cambiamento oramai in atto in Polonia. Nella giornata di mercoledì, 10 Giugno, il Premier polacco, Ewa Kopacz, ha dimissionato il Ministro della Salute, Bartosz Arlukowicz, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, assieme a tre Viceministri.

Le dimissioni di massa, a cui si sono aggiunte quelle del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Radoslaw Sikorski, e del Capo dei Consiglieri del Premier Kopacz, Jacek Rostowski, sono legate alla pubblicazione sulla pagina Facebook del faccendiere Zbigniew Stonoga degli atti inerenti ad uno scandalo intercettazioni che, nel Giugno del 2014, ha già portato ad un rimpasto di Governo.

Come ha dichiarato il Premier Kopacz, la decisione di dimissionare i Ministri coinvolti nello scandalo intercettazioni -tutti membri della Piattaforma Civica, PO, forza politica moderata di maggioranza nel Paese a cui appartiene la stessa Kopacz e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- è un atto dovuto per garantire serietà e trasparenza verso i cittadini da parte del Governo.

Pronte, alle parole della Kopacz, che ha chiesto scusa ai polacchi in nome di tutta la PO, sono arrivate le dichiarazioni di Tusk che, dopo avere dovuto gestire la prima ondata dello scandalo intercettazioni come Capo del Governo -risolta con una serie di dimissionamenti tra i Ministri dell’allora suo Esecutivo- ha giudicato la scelta del Premier un atto che non esclude affatto rischi seri.

Fortemente critica è stata la reazione del Presidente-Eletto, Andrzej Duda, che ha invitato il Governo a porre fine ad un’ondata di scandali che sta compromettendo l’immagine della Polonia nel Mondo.

Duda, che ha vinto le recenti Elezioni Presidenziali come candidato di Diritto e Giustizia -PiS, il principale Partito dell’opposizione conservatore- ha inoltre chiesto alla Kopacz di astenersi dal forzare cambiamenti costituzionali a colpi di maggioranza negli ultimi mesi prima dello scioglimento del Governo.

La mano della Russia per discreditare la Polonia

La seconda ondata dello scandalo intercettazioni ha comportato alcuni risvolti che, senza dubbio, segneranno da qui in avanti l’evoluzione dello scenario politico polacco. In primis, il Governo Kopacz ha subito l’ennesimo colpo dopo la sconfitta nelle Elezioni Presidenziali di Bronislaw Komorowski -Presidente uscente sostenuto da tutta la PO- che difficilmente potrà essere recuperato in vista delle imminenti Elezioni Parlamentari.

In secundis, una personalità di spessore come Sikorski -Ministro degli Esteri di lungo corso, nonché attivista del dissenso democratico e giornalista di guerra- è costretta ad abbandonare per sempre ogni ambizione politica a livello sia nazionale che internazionale.

Del resto, la prima ondata dello scandalo intercettazioni, che ha coinvolto, tra gli altri, lo stesso Sikorski, allora Ministro degli Esteri, ha de facto bruciato la nomina dell’attuale Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento polacco ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Questa circostanza ha chiaramente fatto trasparire come le intercettazioni siano potute essere state organizzate dai Servizi Segreti russi, interessati a che al posto di Sikorski -noto per la sua posizione dura e chiara nei confronti della Russia e della sua aggressività militare- ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE fosse nominata una personalità più incline al diktat di Mosca come l’attuale Alto Rappresentante, Federica Mogherini. 

In terzo luogo, il Presidente-Eletto Duda ha la possibilità debuttare, prima ancora del suo Insediamento’ come il Capo di Stato chiamato ad amministrare una delle più importanti crisi politiche che la Polonia ha mai vissuto negli ultimi 5 anni.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Voce Arancione riprende: informazione, passione, onestà

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 19, 2015

Dopo uno stop di qualche mese, questo blog riprende, con qualche novità, la sua attività secondo uno stile improntato sull’onestà intellettuale e sul semplice fare informazione. Un particolare ringraziamento alle diverse centinaia di attestazioni di affetto e simpatia pervenute in questi mesi.

Le tante email, le telefonate, i messaggi su Twitter e Facebook, e persino qualche pacca sulla spalla. Non è bastato rifletterci molto dopo diverse centinaia di attestazioni di stima e di inviti a riprendere quello che, negli ultimi mesi, è stato temporaneamente sospeso. 

La Voce Arancione,  Blog che dal Settembre 2010 informa l’opinione pubblica italiana in merito a tematiche legate all’Europa Centro-Orientale, alla geopolitica energetica ed ai rapporti Trans Atlantici, riprende la sua attività con una certa regolarità, seppur con modalità e tempistiche differenti rispetto a quanto avvenuto finora.

Oltre che per le manifestazioni di affetto, alle quali è ancora difficile dare una risposta personale per via dell’alta quantità numerica, la decisione di riprendere l’attività de La Voce Arancione è legata a fattori molteplici. 

In primis, in un’era in cui la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea, se non l’esistenza dell’Unione Europea stessa, è messa a serio repentaglio da minacce globali come l’ISIL e la Russia di Putin, una fonte di informazione concentrata sul fronte orientale -l’Europa Centro-Orientale per intenderci- è fondamentale per tenere informata l’opinione pubblica italiana, tradizionalmente aliena a quanto avviene nella regione per via della scarsa preparazione culturale e della quasi assente obiettività dei principali media.

In secondo luogo, il processo di finalizzazione della ratifica del Partenariato Economico ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- e, più in generale, le farraginose trattative per il rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti sul piano politico, culturale e militare, richiede un’attenzione adeguata. Sempre in Italia, i principali media trattano dell’argomento poco e male, spesso sottolineando gli svantaggi piuttosto che la reale importanza di compattare la Comunità Trans Atlantica per tutelare i valori dell’Occidente dai coltelli dell’ISIL e dai carri armati di Putin.

In terzo luogo, si ritiene necessaria l’esistenza di una Voce in lingua italiana che garantisca informazione e commenti su tematiche globali di stretta attualità attingendo da fonti originali, e non, come invece la maggior parte dei media italiani tende a fare, raccontando, ad esempio, quanto accade in Europa Centro-Orientale avvalendosi prevalentemente di fonti di informazione dalla Russia. 

Così come in passato, per fare Informazione con Passione ed Onestà, La Voce Arancione ritorna a lavorare a pieno ritmo in maniera intellettualmente onesta, con rispetto per chi pensa e scrive diversamente, ma senza alcun timore nei confronti di chi, spesso in malafede, bolla come “fascista” chi, in Italia, osa assumere un punto di vista atlantista, filo occidentale e critico nei confronti della Russia di Putin.

Tuttavia, a cambiare nel nuovo corso de La Voce Arancione è il più stretto legame con l’attività pubblicistica dell’autore: laddove il solo articolo informativo potrebbe non bastare, si farà ricorso ad analisi più dettagliate per offrire ai lettori una chiave di lettura approfondita -ovviamente secondo il modesto punto di vista dell’autore.

A cambiare nella nuova attività de La Voce Arancione sarà anche la tempistica, in quanto gli articoli e le analisi saranno pubblicate con cadenza maggiormente dilatata: non più una volta al giorno, ma ogni qual volta che una notizia degna di interesse ha luogo.

Così come in passato, La Voce Arancione lavorerà in tandem con la sua versione internazionale The Orange Voice ed in collaborazione con alcuni siti di informazione amici presso i quali i post di questo blog vengono spesso pubblicati –Guerra Ucraina, Welfare Network, Lombardi Nel Mondo, LS Blog e altri.

Infine, si permetta nuovamente una nota di gratitudine a tutti coloro che, con i loro messaggi ed attestati di stima, hanno dimostrato attaccamento, simpatia ed affetto a questo blog, ed hanno chiesto all’autore di andare avanti nel suo impegno di informare, commentare e fare riflettere.

È sopratutto grazie a costoro -ancor più che grazie ai commenti dei troll filorussi che, con cadenza quasi giornaliera, accusano La Voce Arancione di essere un organi di informazione della CIA- che si è deciso di non mollare e di andare avanti in nome della Democrazia e della Libertà: i principi dell’Occidente che La Voce Arancione sposa e condivide appieno.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

Politica USA: Romney scende in campo contro Jeb Bush e Hillary Clinton

Posted in USA by matteocazzulani on January 13, 2015

L’ex-candidato repubblicano alla presidenza nel 2012 fronteggia nelle primarie repubblicane l’ex-Governatore della Florida ed esclude la corsa di esponenti di spicco come il Governatore del New Jersey Chris Christie, il Senatore della Florida Marco Rubio e il Rappresentante del Wisconsin Paul Ryan. La sconfitta con Obama nel 2012 e il vantaggio nei sondaggi sull’ex-Segretario di Stato ha convinto Romney a prendere parte alla competizione

Philadelphia – Passione e ragione sono le due motivazioni che hanno portato l’ex-Governatore del Massachusetts Mitt Romney ad annunciare l’intenzione di partecipare nelle primarie presidenziali repubblicane.

Come riportato dal Wall Street Journal, e ripreso dall’autorevole Reuters, Romney, già candidato repubblicano alla Casa Bianca nelle Elezioni Presidenziali del 2012 -vinte poi dal democratico Barack Obama- ha comunicato la sua intenzione di scendere in campo durante una cena di gala in California, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio.

La discesa in campo di Romney, che per due volte, nel 2012 e nel 2008, ha già partecipato alle primarie del Partito Repubblicano, segue quella di Jeb Bush, ex-Governatore della Florida che, con un messaggio su Facebook lo scorso Dicembre, ha dichiarato l’intenzione di esplorare la sua candidatura.

Lo scontro tra Romney e Bush, fratello e figlio rispettivamente degli ex-Presidenti George Bush junior e George Bush senior, è destinato a dividere l’establishment repubblicano, che proprio nell’ex-Governatore del Massachusetts e nell’ex-Governatore della Florida vede i loro candidati naturali.

Inoltre, la scelta di Romney di correre nelle primarie repubblicane porta anche alla riduzione dei potenziali contender che, finora, hanno valutato l’ipotesi di partecipare alla consultazione interna al Partito Repubblicano in assenza di un candidato forte.

La prima personalità che potrebbe rinunciare è il Governatore del New Jersey, Chris Christie, un repubblicano di centro molto apprezzato sia da un elettorato bipartisan che da esponenti dell’establishment repubblicano.

Anche il Senatore della Florida Marco Rubio si trova in difficoltà sia a causa della decisione di Romney di scendere in campo, che dalla presenza nella competizione di Jeb Bush, che proprio in Florida ha consolidato la sua carriera politica.

Chi, invece, ha già gettato la spugna è il Rappresentante del Wisconsin alla Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, che, dopo avere corso come candidato Vicepresidente in ticket con Romney nel 2012, ha dichiarato di non intendere candidarsi alle primarie repubblicane.

Come riportato da Politico, la decisione di Romney di cercare nuovamente l’elezione alla Presidenza è dettata dalla sua voglia di raggiungere un successo a cui egli aspira dopo la bruciante sconfitta nelle Presidenziali del 2012 contro Obama.

Oltre alla motivazione emotiva, a spingere Romney a partecipare alle primarie repubblicane sono anche i sondaggi, che, in caso di vittoria, lo danno per vincente nelle Elezioni Presidenziali sul potenziale candidato presidente democratico, Hillary Clinton.

Corsa meno concitata nel campo democratico

Proprio a proposito del Partito Democratico, la competizione interna non sembra essere così dinamica come quella nel campo repubblicano.

A fronteggiare Hillary Clinton, una democratica di centro che ancora non ha sciolto la riserva se candidarsi o meno alle primarie democratiche, potrebbe essere solamente la Senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, una democratica liberale che, tuttavia, i sondaggi danno molto distante dall’ex-Segretario di Stato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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JANUKOVYCH VUOLE FARE L’EUROPEO: IL “PAPERONE ARANCIONE” DIVENTA SUO MINISTRO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 24, 2012

Il Presidente ucraino nomina a Capo del Dicastero dello Sviluppo Economico e del Commercio il noto imprenditore Petro Poroshenko con l’intenzione risollevare la propria immagine agli occhi degli europei dopo la svolta autoritaria da lui impressa sulle Rive del Dnipro. Il piano di riforme liberali del principale sponsor della Rivoluzione Arancione difficili da attuare in un sistema di potere fortemente accentrato nelle mani del Capo dello Stato

Il Ministro dello sviluppo economico e del commercio ucraino, Petro Poroshenko

Il re della cioccolata passa alla corte di Janukovych. Nella giornata di venerdì, 23 Marzo, il Presidente ucraino ha emanato il decreto di nomina alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio di Petro Poroshenko: uno degli imprenditori maggiormente influenti nel Paese, noto non solo per possedere la rinomata casa dolciaria Roshen, ma, sopratutto, per essere stato il principale finanziatore della Rivoluzione Arancione.

A riportare le motivazioni del perché lo sponsor del processo democratico del 2004 abbia accettato di entrare nella squadra di Governo dell’avversario degli arancioni è la pagina Facebook dello stesso Poroshenko, a cui il re della cioccolata – com’è conosciuto in Ucraina – ha affidato il proprio comunicato ufficiale.

“Le ultime settimane sono state difficili per me – ha dichiarato Poroshenko sul noto social network – sono onorato dell’interesse che molte persone, e molti giornalisti, hanno prestato sulla mia persona. Ho messo su un piatto della bilancia le mie ambizioni personali, e, sull’altro, la difficile situazione dell’economia ucraina. La decisione l’ho presa…”.

Come successivamente rivelato da diverse fonti, Janukovych avrebbe proposto la nomina a Poroshenko da ben un mese, durante il quale il businessman ha avuto il compito di redigere un piano di azioni con cui intende amministrare il Dicastero assegnatogli.

Tra esse, secondo quanto ha dichiarato il neo-Ministro, l’adattamento dell’economia ucraina agli standard europei, uno sviluppo improntato sul rispetto della democrazia e della libera concorrenza, la chiarezza nelle azioni di compravendita da parte di soggoli imprenditori e dell’apparato statale, la divulgazione delle statistiche in merito allo sviluppo del Paese, il sostegno alla crescita nazionale, la difesa dell’imprenditoria dalla pressione dello Stato, la semplificazione nelle procedure di iscrizione di nuove imprese, e la limpidezza dell’azione di governo del suo Ministero.

“Il Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio ha enormi responsabilità – ha dichiarato il Premier, Mykola Azarov, al momento della presentazione ufficiale di Poroshenko – è da esso che sono approvati i provvedimenti che consentono la messa in atto delle manovre del governo. Inoltre, il Dicastero è responsabile della stabilità dell’economia, della sua crescita, e della diminuzione delle bollette per le importazioni energetiche”.

Nell’aria da più di due mesi, la nomina di Poroshenko rappresenta una mossa strategica del Presidente Janukovych per cercare di risollevare la propria reputazione in Occidente: quasi del tutto compromessa in seguito all’ondata di arresti politici che ha colpito la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e un’altra decina di esponenti di spicco del campo arancione come l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Difatti, è di pochi giorni la notizia dell’avvio della fase conclusiva della stesura del testo dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, un documento – la cui firma solenne è stata congelata proprio per il deficit democratico provocato da Janukovych – che prevede il varo di una Zona di Libero Scambio tra Kyiv e Bruxelles: una delle competenze che spettano proprio al Ministero assegnato a Poroshenko.

Tuttavia, è improbabile che il re della cioccolata possa addolcire l’amarezza dell’Unione Europea, che ha dichiarato, a più riprese, come la detenzione di oppositori politici, e la loro esclusione dalla partecipazione alla vita politica, renda impossibile la firma dell’Accordo di Associazione.

Nel contempo, è difficile che Poroshenko arrivi a gestire autonomamente un Ministero in un sistema di Governo che Janukovych ha fortemente accentrato nelle sue mani: dopo avere nominato amministratori di Dicastero a lui fedeli – quasi tutti appartenenti alla sua forza politica, il Partija Rehioniv – e ridotto il Parlamento a un organo quasi consultivo.

A rischio la libertà di stampa

In aggiunta, a essere posta è anche una questione di carattere democratico, dal momento in cui all’impero di Poroshenko appartiene il 5 Kanal: una delle poche televisioni rimaste seriamente indipendenti, apprezzata per la corretta e continua informazione, che con il passaggio del suo maggiore investitore alla corte del Presidente si teme possa subire condizionamenti nella propria linea editoriale.

“Conosco Poroshenko, e questo lo escludo – ha dichiarato il Produttore Generale del 5 Kanal, Jurij Stec’ – la nostra redazione è composta da 50 giornalisti: nessuno di loro sarà convocato per imporre un linea editoriale lontana dall’indipendenza intellettuale che abbiamo sempre contrastato”.

Petro Poroshenko è nato nel 1965 nei pressi di Odessa. Oltre alla Roshen e a 5 Kanal ha posseduto la radio Niko-Fm e la fabbrica automobilistica Luaz. In politica, si è candidato nel 2000 nel Partito Socialdemocratico Unito per poi fondare, nel 2004, il movimento Solidarnist’ in sostengo alla corsa presidenziale del candidato arancione, Viktor Jushchenko, il quale, una volta insediatosi alla guida del Paese, lo ha nominato a capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e di Difesa.

Dopo aver provocato le dimissioni del Primo Governo arancione di Julija Tymoshenko nel 2005, Poroshenko si è riavvicinato all’Anima della Rivoluzione Arancione al momento del suo ritorno alla guida del Governo nel 2007: quando è stato nominato dapprima alla guida della Banca Nazionale Ucraina, poi, nel 2009, del Ministero degli Esteri.

Con la vittoria alle Elezioni Presidenziali del 2010 di Janukovych contro la Tymoshenko, e le dimissioni del Governo della Leader del campo arancione, Poroshenko è stato nominato a capo della Commissione Bilancio, e ha mantenuto la guida del Consiglio dei Revisori dei Conti della Banca Nazionale Ucraina.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA MANETTE PER CHI APPLAUDE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on July 23, 2011

Decine gli arresti tra i manifestanti anti-regime, colpiti anche i giornalisti. Solidarietà ai democratici bielorussi in Polonia ed Ucraina

il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Un silenzio rotto dagli applausi, e poi gli arresti. Questo è lo scenario che, da un mese a questa parte, ha luogo a Minsk, ed in altre città della Bielorussia, dove dimostranti di orientamento liberale, democratico, e filo europeo conducono instancabilmente l’azione Rivoluzione attraverso i Social Network, per protestare contro l’autoritarismo del regime di Aljaksandar Lukashenka.

Nello specifico, i manifestanti, attraverso Facebook, Twitter, e Vkontakte, si danno appuntamento in una delle piazze principali delle città bielorusse e, dopo essersi riuniti in silenzio, esprimono la loro protesta con dei semplici applausi: un gesto tanto antico quanto semplice e spontaneo, che, puntualmente, provoca la dura reazione della milicija, che arresta una media di 40 persone.

Meno pesante, ma solo numericamente, la scure delle autorità mercoledì,20 Luglio, quando l’ennesima edizione della manifestazione pacifica ha visto l’arresto di “soli” 16 dimostranti. Colpiti, tuttavia, anche i giornalisti, rei di essere presenti in loco per testimoniare un evento di rilevante importanza. Traessi, il collega di Jevroradio, Tymofij Skybenko, trattenuto per qualche ora.

Repressione senza pausa

Inoltre, azioni in solidarietà ai democratici bielorussi sono state organizzate dinnanzi alle ambasciate ed ai consolati bielorussi polacchi ed ucraini – nello specifico, a Varsavia, Kyiv, e Leopoli.

Proteste contro il regime di Lukashenka durano ininterrottamente dallo scorso 19 Dicembre, quando il Bat’ka è stato autore di una brutale repressione delle manifestazioni spontanee, originatesi in seguito all’ennesima falsificazione delle elezioni presidenziali, durante le quali i principali avversari del dittatore bielorusso sono stati arrestati.

Condanna all’operato delle Autorità di Minsk sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, e principali ONG internazionali.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LIBERTA’ DI STAMPA ANCORA VIOLATA

Posted in Editoriale, Ukraina by matteocazzulani on June 5, 2011

Il giornalista Mykola Sukhomlyn epurato da Facebook per avere postato un video critico con il Governatore della Oblast’ di Donec’k. Presidio del movimento Stop Cenzuri! Alla residenza del Presidente

 

Il distintivo della campagna contro la censura in Ucraina

Cronaca di ordinaria censura. Nella giornata di mercoledì, Primo di Giugno, il giornalista Mykola Sukhomlyn è stato vittima di un caso di limitazione della Libertà di Stampa. Noto alla comunità per le sue parodie a carico dei politici ucraini, il free-lance ha postato sulla propria pagina Facebook un video, registrato dai media, che ritrae il governatore della Oblast’ di Donec’k, noto per avere invitato i cittadini a contribuire alla spesa per la manutenzione delle strade, a bordo della sua lussuosa automobile.

Nulla di male, si direbbe. Tuttavia, Sukhomlyn è stato invitato dapprima ad eliminare il video, poi, in modalità sempre meno amichevoli, ad interrompere la sua attività di satira a carico di certe autorità. Infine, il suo account Facebook è stato bloccato.

L’Unione Europea si mobiliti

Una notizia preoccupante, ripresa dalla Ukrajins’ka Pravda, e dai maggiori media liberi – ancora per quanto non si sa – del Paese. Su di essa, l’Unione Europea non deve rimanere in silenzio: la Libertà di Stampa è un valore indiscutibile e fondamentale su cui l’UE è stata costruita. Se si è coerenti, il suo mancato rispetto dovrebbe comportare un severo monito da parte di Bruxelles, soprattutto se chi la viola sono autorità che, almeno a parole, si dichiarano interessate ad accordi commerciali e politici.

In Ucraina, c’è anche chi continua a battersi per tale conquista: i giornalisti del movimento Stop Cenzuri! hanno illustrato di voler organizzare un presidio dinnanzi alla tenuta presidenziale di Mezhyhir’ja, per sensibilizzare il Capo dello Stato non solo sullo stato della Libertà di Espressione nel Paese, ma anche nella lotta alla corruzione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: KYIV POST ATTACCATO DALLE AUTORITA.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 16, 2011

Licenziato il Caporedattore del maggiore giornale anglofono del Paese. Ai giornalisti impedito l’accesso alla pagina internet. Libertà di Stampa sempre più a rischio. La solidarietà della Voce Arancione

Il distintivo del Kyiv Post

Sempre più forte la pressione sui media indipendenti. Nella giornata di Venerdì, 15 Aprile, il Caporedattore del Kyiv Post, Brian Bonner, è stato sollevato dall’incarico per aver pubblicato un’intervista scomoda ad esponenti del governo.

Il testo contestato, un’intervista al Ministro dell’Agricoltura, Mykola Prysjazhnjuk, circa il coinvolgimento di esponenti della maggioranza di governo nella compravendita di quote per il grano.

Un affare bollente. Che il Caporedattore del principale organo di stampa anglofono dell’Ucraina ha deciso di pubblicare, malgrado le pressioni dal suo editore, il britannico Muhammar Zakhur.

Sostegno a Brian Bonner da parte dei colleghi. I quali, nessuno escluso, hanno indetto un’astensione dal lavoro di redazione, pur continuando a produrre informazioni per il solo sito internet.

Per nemmeno un pomeriggio. Come riportato da un comunicato da essi firmato sulla pagina Facebook, l’accesso al sito è stato bloccato. Un atto che testimonierebbe le effettive pressioni subite dal Kyiv Post. Non una novità, poiché, sempre secondo il testo, già precedentemente Bonner è stato invitato a prestare attenzione sul contenuto e sui soggetti degli articoli pubblicati.

La risposta del Governo

In seguito, l’intervento del Ministro, che ha negato ogni ingerenza delle Autorità sul lavoro della Redazione. Maggiormente esplicito il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che, con un comunicato, ha accusato Bonner di non aver concordato il testo definitivo con Prysjazhnjuk.

Fondato nel 1995 dallo statunitense Jed Sander, nel 2003 il Kyiv Post è stato acquistato dalla britannica ISTIL Group, di proprietà di Muhammar Zakhur.

Oltre alla professionalità del suo ex-Caporedattore – di cui auspichiamo riassunzione immediata – il giornale rappresenta una fonte di corretta ed equilibrata informazione, a disposizione di chi non conosce né l’Ucraino, né il russo.

Il ripristino della sua attività sarebbe un segno di civile rispetto della Libertà di Stampa. Un valore da tutelare sempre e comunque.

Anche quando ad essere pubblicati sono scomodi reportage.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ALTA LA TENSIONE IN VISTA DEL GIORNO DELLA FRATELLANZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 21, 2011

Patrioti ed Opposizione Democratica chiamano gli ucraini in una delle piazze principali della storia del Paese. Le Autorità valutano l’uso della forza. Giallo ad Uzhhorod

Il vice leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

“Non aspettate che altri risolvano i vostri problemi. Affrontateli ora, insieme agli altri come voi, finché possibile”.

Questo l’invito con cui, sulla sua pagina Facebook, il Vice Leader di Bat’kivshchyna, Oleksandr Turchynov, ha chiamato gli ucraini a commemorare, in piazza, il Giorno della Fratellanza.

L’esponente del principale partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, ha ripreso l’appello della sua Leader, Julija Tymoshenko, a lottare per l’Indipendenza politico-culturale dell’Ucraina, in un periodo di riavvicinamento a Mosca.

Ricordando come, dopo quel 22 Gennaio 1919, in cui fù proclamata l’unione tra Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale, la successiva libera riunione sul Majdan è avvenuta dopo 70 anni.

Un lungo intervallo, durante il quale l’Ucraina è sparita dalla geografia politica, dominata da potenze straniere — russi, polacchi e tedeschi.

Una ricorrenza sentita, dunque. Che, inevitabilmente, ha innalzato la tensione politica. Il Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, ha ipotizzato l’uso della forza, per controllare lo svolgimento del presidio delle forze patriottiche dinnanzi alla Lavra Sofijs’ka.

Pronta la reazione degli organizzatori, che hanno confermato sia la natura non violenta della dimostrazione, che il tentativo, da parte delle Autorità, di vietare la partecipazione ad una delle commemorazioni pubbliche più importanti.

Il Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Anatolij Semynoha, ha denunciato la pressione mentale delle autorità. Il Coordinatore del Comitato pr la Difesa dell’Ucraina, Mykhajlo Ratushnyj, ha invitato il Ministro ad un confronto vis-à-vis.

Invito accolto dal suo vice, Viktor Ratushnjak, che ha negato le affermazioni di Mohyl’ov, comunque assente.

Attesa ad Uzhhorod

Oltre che nella capitale, la tensione è alta anche in altre parti del Paese. Esemplare la vicenda di Uzhhorod, dove l’indiscrezione in merito al divieto di celebrere il Giorno della Fratellanza presso il monumento a Taras Shevchenko — il Poeta Nazionale Ucraino — ha causato un maremoto politico nel Capoluogo della Transcarpazia.

Gli organizzatori locali, giovedì, 20 Gennaio, hanno accusato le autorità cittadine di condotta ucrainofoba, in linea con quella del Ministro degli Interni. Ed espresso delusione, per la mancata reazione della maggioranza in Consiglio Comunale, composta da forze dell’Opposizione Democratica.

Nella serata, dietrofront del Sindaco, Viktor Pohorjelov. Il quale, non solo ha confermato la dimostrazione nel luogo tradizionale, ma ha anche ribadito la sua presenza, per la canonica posa della corona di fiori ai piedi della statua.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: ARRESTATI I COMPETITOR DI LUKASHENKA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 20, 2010

Colpiti anche giornalisti bielorussi ed internazionali. Oscurate le informazioni. Nessuna certezza sui dati dello spoglio. La condanna UE, il silenzio di Obama

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Prima le percosse. Poi, il carcere. Questo il trattamento riservato dal Capo di Stato bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ai candidati delle opposizioni, nel giorno delle elezioni presidenziali.

Il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, principale avversario del bat’ka — come è definito Lukashenka in Patria — il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhoryj Kostusev, il candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskij, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, sono stati picchiati, e portati in ospedale. Da lì, poi, dritti in prigione.

Medesimo canovaccio per il quinto candidato di rilievo, il poeta Valadymyr Njakljajev. Il coordinatore del movimento Di la Vertità si stava recando presso l’edificio del governo, assieme agli altri manifestanti. Diverse migliaia di persone, come riportato da numerose fonti. Che, infuriate per le ennesime consultazioni falsate, si sono radunate nella centrale Piazza dell’Indipendenza.

Pronto l’intervento della polizia. Continue cariche, la reazione alla dimostrazione non violenta.

 

Oltre ai politici, i giornalisti. Contusioni sono state riportate da cronisti di Nasha Niva, Belgazety, Gazetaby.com, BELTA, e della televisione RT. Non sono stati risparmiati nemmeno la Redattrice del sito di opposizione Charter’97, Natalija Radina, il corrispondente del New York Times, John Hill, e la moglie di Njakljajev, Irina Khalip, reporter della russa Novaja Gazeta, il giornale dove ha lavorato Anna Politkovskaja.

In aggiunta, bloccati tutti i servizi per la rasmissione delle informazioni. Twitter, Facebook, Google. Persino il servizio di blog LiveJournal.

Condanna dal Capo del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, che ha commentato l’attegiamento delle Autorità di Minsk come verognoso ed inaccettabile, e commentato le elezioni come presentate al mondo sotto una cattiva luce.

Bat’ka ancora al potere

Il leader del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk

A proposito delle consultazioni, l’unico dato ufficiale è quello dell’affluenza, all’84%. Nulla si sa sui dati dello spoglio, poiché la Commissione Elettorale Centrale ha dichiarato di aver smarrito i contatti con i seggi.

Restano le rilevazioni sociologiche, effettuate dal 99% dei Rappresentanti di Lista di nomina presidenziale, che avrebbero certificato la vittoria di Lukashenka, con il 72,03% dei voti. Primo degli avversari, Sannikov, con il 6% dei consensi.

Quella del Presidente bielorusso è la quarta riconferma alla guida del Paese. Sempre, dal 1994, caraterizzate da attacchi sulle opposizioni, brogli nei seggi, e limitazioni delle libertà di manovra di competitor e stampa libera.

Il tutto, Buzek a parte, dinnanzi al silenzio dell’Europa. E, oggi, anche a quello degli Stati Uniti. Che, in preda al volemose bene universale di Barack Obama, hanno rinunciato a difendere la Democrazia nel Mondo. Anche in questo angolo d’Europa.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: IN SCENA LA SOLITA COMMEDIA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 19, 2010

Brogli, arresti politici, e blocco delle comunicazioni caratterizzano la consultazione. Lukashenka al 72%, Sannikov al 6%. Le opposizioni pronte alla mobilitazione contro l’autocrazia

 

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Come previsto, Aljaksandar Lukashenka ci è ricascato. Puntualmente, per evitare proteste di massa, esponenti delle opposizioni, ed attivisti non governativi sono stati arrestati.

 

Come riferito da Radio Liberty, la prima vittima è il Coordinatore della ONG Fronte Giovanile, Dmitrij Dashkevych. In isolamento, assieme al collega, Artem Dubs’kyj, prelevato dalla propria abitazione.

 

Trattenuti anche due volontari, rispettivamente della campagna del candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskij, e di quella del segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych.

 

Colpita anche la Coordinatrice della sede di Brest del Sindacato Indipendente, Valentina Lazarenkova. Ufficialmente, per possesso di sostanze stupefacenti.

 

Infine,sono stati posti in inattività i siti di informazione vicini all’opposizione Khartija ’97 e Bielorusskij Partyzan. Oscurati anche Twitter, Facebook, Google ed il servizio di blog LiveJournal.

 

La reazione dei competitor

 

Il coordinatore dell'associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov

I principali sfidanti di Lukashenka – il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, il poeta Valadymyr Njakljajev, l’economista liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev, Rymashevskij e Statkevych – hanno esposto protesta alla Procuratura Generale, e segnalato falsificazioni diffuse.

 

Ciò nonostante, la Commissione Elettorale Centrale ha sancito la validità del voto, in virtù dell’affluenza superiore al 50% – condicio sine qua non per il sistema elettorale di Minsk.

 

A corredo, pubblicati gli exit-pools delle ore 13. Lukashenka avrebbe ottenuto il 72,03% dei voti. Secondo classificato, Sannikov, con il 6%. Anche dalle rilevazioni, effettuate dal 99% dei rappresentanti di lista nominati da Lukashenka, la solita commedia.

 

Matteo Cazzulani