LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE CAMERON AIUTA PUTIN A CONTRASTARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 8, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom prolunga in Gran Bretagna il Nordstream: gasdotto progettato per contrastare il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea. La rinuncia alla realizzazione della seconda versione del Yamal-Europa alla base della decisione

Non solo in Germania, Olanda e nel resto dell’Europa Centro Occidentale: il gas russo, con tutte le sue implicazioni geopolitiche che indeboliscono l’Europa, arriverà a grande quantità anche in Gran Bretagna. Nella giornata di mercoledì, 5 Febbraio, il monopolista statale russo del gas Gazprom ha dichiarato di avere raggiunto l’accordo per la realizzazione del prolungamento in Inghilterra del Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico nel 2012 per rifornire di gas direttamente la Germania e bypassare Paesi UE osteggiati da Mosca come Polonia, Lituania! Lettonia, Estonia e Svezia.

Come riportato dal giornale russo Vedomosti, Gazprom ha illustrato come il prolungamento alle coste inglesi del Nordstream, che ad oggi rifornisce l’Europa di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, abbia già ottenuto l’imprimatur di Finlandia, Estonia e Francia, che hanno permesso la realizzazione dell’infrastruttura nelle proprie acque territoriali.

Il prolungamento del Nordstream alla Gran Bretagna, che ha ottenuto il supporto politico del Primo Ministro britannico, David Cameron, è stato da tempo progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas dalla Russia, e per bloccare il progetto di diversificazione delle fonti di oro blu varato dalla Commissione Europea.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha sostenuto la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare in Italia dalla Grecia attraverso l’Albania gas dell’Azerbaijan, ed ha supportato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare oro blu liquefatto da Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Gran Bretagna, che deve fare i conti con il decremento dei propri giacimenti di gas e di quelli della Norvegia, rappresenta un mercato importante per la Russia, in quanto Londra è stato il primo Paese ad avviare l’importazione dagli USA di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a produrre in alte quantità e vendere sul mercato mondiale a prezzi stracciati.

A livello europeo, il prolungamento del Nordstream, compartecipato da Gazprom, dalla compagnia tedesca BASF, dalla francese Suez Gaz de France e dall’olandese Gasunie, permette alla Russia anche di dividere ulteriormente l’Europa tra Paesi Occidentali alleati di Mosca e quelli dell’Europa Centro-Orientale colpevoli -si fa per dire- di sostenere la politica di diversificazione delle forniture di gas dal quasi monopolio russo.

Finora, in questa geografia energetica la Gran Bretagna ha sostenuto la posizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Tuttavia, il prolungamento del Nordstream ha provocato un cambio nella politica energetica di Londra che, come dichiarato da ambienti conservatori, considera il gas russo necessario per la diversificazione delle forniture britanniche, senza alcuna attenzione per la situazione complessiva europea.

Come riporta l’autorevole agenzia PAP, oltre a fare emergere come la politica energetica dei Paesi UE sia priva di coordinamento e strategia comune per il bene dell’Europa, il prolungamento del Nordstream rappresenta tuttavia un ripiego dopo la rinuncia da parte di Gazprom alla realizzazione di un gasdotto dalla Russia all’Ungheria attraverso Polonia e Slovacchia.

Secondo i progetti di Gazprom, questa infrastruttura avrebbe dovuto non solo bypassare l’Ucraina -attraverso cui transitano i gasdotti che, ad oggi, riforniscono di gas russo Slovenia, Ungheria, Austria ed Italia- ma anche impedire il transito di gas russo dalla Germania in territorio ucraino attraverso le infrastrutture energetiche polacche, slovacche ed ungheresi.

Questo progetto è stato sostenuto dalle Autorità ucraine per diminuire la dipendenza dal gas della Russia, ma è stato accantonato dopo che Putin ha concesso all’Ucraina uno sconto sulla bolletta come premio per la rinuncia all’integrazione economica di Kyiv in Europa da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Contro lo shale polacco

Nonostante non sia stato realizzato, il gasdotto dalla Russia all’Ungheria -che Gazprom ha presentato come una nuova edizione del Yamal-Europa: infrastruttura che veicola il gas russo in Germania attraverso Bielorussia e Polonia- ha provocato le dimissioni in Polonia dell’allora Ministro del Tesoro, Michal Budzianowski.

Il sollevamento del Ministro Budzianowski è stato deciso dopo che Gazprom ha firmato con la compagnia intermediaria EuRoPolGaz un memorandum per la realizzazione della nuova versione del Yamal-Europa all’insaputa del Governo polacco: fatto che ha provocato le dimissioni anche dell’allora Presidente della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, Grazyna Piotrowska-Oliwa.

Budzianowski è stato uno dei più attivi nel sostenere l’avvio dello sfruttamento di shale in territorio polacco, che, secondo le stime EIA, permetterebbe alla Polonia di porre fine alla dipendenza energetica dell’UE tutta dal gas della Russia.

Matteo Cazzulani

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PUTIN MINACCIA COL GAS LITUANIA, POLONIA ED EUROPA PER IL SOSTEGNO DATO ALL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 31, 2014

La compagnia lituana Lietuvos Dujos espone ricorso per atteggiamento anti-concorrenziale contro il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, sta punendo anche la compagnia polacca PGNiG per il sostegno dato alla causa dei manifestanti ucraini. Anche la Commissione Europea contro Mosca per la politica energetica di Putin

La Lituania e la Polonia, oltre che chiaramente all’Ucraina, sono sempre più nel mirino gasato della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 30 Gennaio, la compagnia energetica lituana Lietuvos Dujos ha avviato un secondo ricorso presso l’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista statale russo Gazprom per l’imposizione di un tariffario per la compravendita del gas ben al di sopra della media di mercato.

La decisione della Lietuvos Dujos, di cui Gazprom possiede circa il 37% delle quote, è stata sostenuta dalla compagnia tedesca E.On, che possiede il 38,9% delle azioni della compagnia nazionale lituana, e dal Governo lituano, che controlla l’11% del pacchetto dell’ente energetico.

Fondamentale è stato il ruolo del Premier lituano, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, che, dopo avere inviato cercato un compromesso con Gazprom, ha dato il via al secondo ricorso nei confronti del monopolista statale russo, accusato già dal precedente Governo di centro-destra dell’ex-Premier Andrijus Kubilijus, di essere uno strumento di pressione geopolitica nelle mani del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

A confermare i sospetti della Lituania è il prezzo che Mosca ha imposto per l’acquisto del gas russo di 500 Dollari per Mille metri cubi: la cifra più in alta in assoluto, a cui Vilna, che dipende al 99% dalle importazioni di oro blu dalla Russia, non ha potuto rinunciare.

I ricorsi della Lituania non sono gli unici ad essere motivati contro i prezzi sleali imposti da Gazprom: per la stessa motivazione, ricorso è stato presentato, e vinto, anche da parte della stessa E.On, della compagnia tedesca RWE, di quella slovacca SPP e della polacca PGNiG.

A Proposito della Polonia, anche contro Varsavia Gazprom ha accentuato la pressione politica paralizzando il funzionamento della compagnia EuRoPolGaz, deputata al controllo del funzionamento dei gasdotti polacchi.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Gazprom, che controlla metà della compagnia polacca, assieme alla PGNiG, non ha ancora nominato i membri presso il Consiglio di Amministrazione di EuRoPolGaz.

Oltre che da parte delle singole compagnie, Gazprom deve affrontare un ricorso esposto dalla Commissione Europea, che ha contestato il monopolista russo per avere imposto in Europa Centro-Orientale tariffari ben più alti rispetto a quelli applicati alle compagnie dei Paesi dell’Europa Occidentale.

Come riportato dalla Commissione Europea, la condotta di Gazprom mira a ottenere il sostegno dei Paesi dell’Unione Europea Occidentale e, sopratutto, intende dividere l’UE tra Paesi alleati di Mosca a Ovest e Stati avversari al Centro.

In Ucraina ritrovato Bulatov: è stato torturato e versa in condizioni disperate

La condotta di Gazprom è inoltre un chiaro segnale della politica imperialistica della Russia di Putin, che intende punire i Paesi dell’Unione Europea che più di tutti si stanno impegnando in sostegno della causa dell’Ucraina, in cui il Presidente, Viktor Yanukovych, ha rigettato le aperture promesse all’opposizione, ed ha mantenuto il presidio armato della polizia sui manifestanti.

Sempre giovedì, 30 Gennaio, è stato ritrovato in stato disperato, ma ancora vivo, Dmytro Bulatov: organizzatore della protesta Automaidan -in cui autisti cercano di convincere altri automobilisti a mobilitarsi contro il regime dittatoriale del Presidente Yanukovych- scomparso dal 22 Gennaio scorso.

Bulatov è stato prelevato da agenti con forte accento russo -indiscrezioni ben informate confermano che si trattano di Spetsnaz russi che soccorrono la polizia ucraina di regime Berkut nella guerriglia contro i dimostranti- è stato torturato, gli è stato tagliato un orecchio, ed è stato persino crocefisso.

Quanto accaduto a Bulatov ricorda il trattamento riservato a Yuri Verbytsky: una delle sette vittime tra i manifestanti finora accertate che, una volta ferito, è stato prelevato dall’ospedale dai Berkut, torturato, ucciso e lasciato in un campo ghiacciato nei pressi della capitale Kyiv.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA ATTACCA LA POLONIA COL GASDOTTO YAMAL-EUROPA II

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 3, 2013

Il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, intima al Governo polacco la costruzione di un’infrastruttura concepita per contrastare il progetto di diversificazione delle forniture di oro blu per la Polonia. Pronta la risposta negativa del Governo di Varsavia

Il gasdotto s’ha da fare perché la Russia vuole mantenere il monopolio energetico e geopolitico nei Paesi dell’Unione Europea Centrale. Nella giornata di venerdì, 28 Giugno, il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato la necessità di lavorare alla realizzazione del Gasdotto Yamal-Europa II.

Il Capo di Gazprom -de facto una diretta emanazione del Cremlino- ha sottolineato come le forniture di gas che la Russia invia in Unione Europea attraverso la Bielorussia siano, secondo l’ottica di Mosca, le più sicure ed affidabili.

Inoltre, Miller ha invitato il Governo polacco a rispettare gli accordi firmati dalla compagnia EuRoPolGaz -controllata da Gazprom e dal colosso nazionale energetico polacco PGNiG- per la realizzazione del Yamal-Europa II, che prevede il transito del gas russo dalla Bielorussia alla Slovacchia attraverso la Polonia.

Pronta è stata la risposta del Ministro del Tesoro polacco, Wlodzimierz Karpinski, che ha ribadito come la Polonia non intenda per nulla procedere nella realizzazione del progetto, come, peraltro, dichiarato a più riprese dal Premier Donald Tusk.

La firma dell’accordo tra Gazprom e la EuRoPolGaz è avvenuto lo scorso 5 Aprile, a San Pietroburgo, alla totale insaputa del Governo polacco, tanto che lo stesso Premier Tusk ha dichiarato di essere venuto a conoscenza del fatto dalla lettura dei giornali.

Nonostante la posizione critica nei confronti dell’infrastruttura, l’allora Ministro del Tesoro, Mykolaj Budzanowski, e il Capo di PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, sono stati rimossi dal loro incarico.

Un’infrastruttura geopolitica

Concepito per veicolare gas russo dalla Bielorussia in Slovacchia attraverso la Polonia, il Yamal-Europa II contrasta con il progetto di diversificazione delle forniture di gas attuato dal Governo polacco per importare oro blu -proveniente sempre dalla Russia, ma commercializzato da compagnie UE- da Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Il Governo polacco ha puntato molto sulla realizzazione del mercato unico del gas UE, che prevede la messa in comunicazione dei Sistemi di Trasporto del Gas di tutti i Paesi dell’Unione.

Questo progetto è concepito dalla Commissione Europea per favorire la diversificazione delle forniture di Stati che, come la Polonia, sono fortemente dipendenti dagli approvvigionamenti dalla Russia.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA IMPEDISCE I PIANI DI ESPANSIONE ENERGETICA IN POLONIA DELLA RUSSIA MONOPOLISTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 19, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ritiene che il gasdotto Yamal 2, concepito dai russi per veicolare oro blu dalla Bielorussia alla Slovacchia attraverso il territorio polacco, deve rispettare la Legge dell’Unione. Tutelati i progetti di diversificazione delle forniture di gas di Bruxelles

La Polonia non è la provincia russa, e la Russia non ha alcun diritto di rivendicare le sue ambizioni di stampo imperiale sui Paesi dell”Europa Centrale. Nella giornata di martedì, 18 Giugno, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato che la realizzazione del gasdotto Yamal 2 è impossibile senza il rispetto delle leggi dell’Unione Europea.

Il Commissario ha sottolineato come il gasdotto, progettato dalla Russia per veicolare 15 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno da Kobrynie, in Bielorussia, a Veeke Kapusany, in Slovacchia, deve essere gestito da un ente differente da quello incaricato della compravendita del gas trasportato dalla conduttura, come dichiarato dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Oettinger ha illustrato come il Yamal 2 non rappresenti la continuazione del Yamal 1, come invece sostenuto dalla Russia per permettere al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di controllare sia il gasdotto, che la compravendita di gas in Unione Europea.

Il Yamal 1, meglio noto come Yamal-Europa, è un gasdotto realizzato nel 1993 per veicolare gas russo dalla Bielorussia alla Germania attraverso la Polonia.

Ad oggi, il gasdotto è controllato dalla EuRoPolGaz: una joint venture compartecipata da Gazprom e dalla compagnia energetica polacca PGNiG.

Lo scorso Aprile, i Vertici EuRoPolGaz hanno firmato con la Russia l’accordo per la realizzazione del Yamal 2, senza però che il Governo polacco fosse informato.

Con la posizione della Commissione Europea, la realizzazione dello Yamal 2 è bloccata, anche perché la Russia non ha ancora presentato alla Commissione Europea alcun progetto riguardo alla realizzazione del gasdotto.

Lo scopo della Russia è quello di aumentare il flusso di gas esportato in UE per mantenere l’egemonia sul mercato energetico dell’Unione Europea, e contrastare i tentativi di diversificazione delle forniture di gas pianificati dalla Commissione Europea.

Mosca vuole Yerevan nell’Unione Doganale

L’utilizzo del gas come strumento geopolitico funziona pero in Armenia, dove la Russia ha proposto l’ottenimento del controllo totale della compagnia energetica armena ArmRosgazprom in cambio di uno sconto sulle forniture di oro blu.

La proposta è avvenuta a margine di un incontro tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Ministro dell’Energia armeno, Armen Movsisyan.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Armenia, per diversificare le forniture di gas, ha pensato di avviare l’importazione di oro blu dall’Iran.

La Russia è invece intenzionata a integrare l’Armenia nell’Unione Doganale: progetto di integrazione economica dei Paesi ex-URSS progettato da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

All’Unione Doganale già hanno aderito Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Ucraina -come membro osservatore, mentre interesse è stato manifestato dal Vietnam.

Matteo Cazzulani

POLONIA: LA RUSSIA PROVOCA DIMISSIONI DEL MINISTRO PRO-SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 22, 2013

Il Premier polacco, Donald Tusk, dimissiona il Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzianowski, per il mancato controllo sulla compagnia nazionale PGNiG durante la firma tra l’ente russo-polacco EuRoPolGaz ed il monopolista statale russo Gazprom di un contratto per la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa. In pericolo l’indipendenza energetica in Europa dal quasi monopolio del Cremlino.

Una questione complicata che ha portato ad una bufera politica nella capitale dello shale gas in Europa. Nella giornata di giovedì, 17 Aprile, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dimissionato il Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzianowski, per mancato controllo sulla compagnia energetica nazionale PGNiG.

La decisione di Tusk è stata presa in seguito all’esame di un rapporto preparato dal Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, sulla firma di un accordo tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la compagnia russo-polacca EuRoPolGaz -compartecipata al 50% ciascuno da PGNiG e Gazprom- per la realizzazione del secondo tratto del Gasdotto Yamal-Europa.

Dal rapporto si evince che il Ministro Budzianowski non è stato informato sulla stipula di un preaccordo che getta le basi per la costruzione di un’infrastruttura destinata ad incrementare il peso della Russia nel mercato energetico dell’Unione Europea -che dipende dalle forniture di Mosca per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

La seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa è progettata per veicolare 15 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Bielorussia all’Ungheria tramite Polonia e Slovacchia.

Se realizzata, l’infrastruttura non solo aumenta la quantità di gas russo trasportata in UE, ma blocca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud è stato progettato dalla Commissione Europea per collegare il rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, con quello di Krk, in Croazia, concepiti per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’UE dal monopolio della Russia attraverso la ricezione di oro blu liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia, e Stati Uniti d’America.

Il Premier Tusk ha dichiarato che la mancanza di informazioni di Budzianowski ha caratterizzato un rischio per la sicurezza energetica della Polonia, tanto da sollevare dal l’incarico il Ministro.

Budzianowski, autore di una carriera fulminea nel giro di poco tempo, già in passato ha avuto posizioni discutibili in determinate questioni di sua competenza, come la gestione della situazione della compagnia aerea di bandiera polacca LOT.

Budzianowski è stato tuttavia uno dei più accesi sostenitori dell’avvio dello sfruttamento in Polonia del gas Shale: oro blu ubicato a bassa profondità estratto mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Secondo diverse stime, la Polonia possiede il giacimento di shale più ricco d’Europa, il cui sfruttamento consentirebbe a Varsavia di azzerare la dipendenza dall’importazione di gas naturale dalla Russia.

Mosca, che ad oggi rifornisce l’82% del fabbisogno dell’economia polacca, sta conducendo una campagna contro l’estrazione di gas non-convenzionale in Europa, anche sostenendo movimenti ambientalisti ed una campagna di disinformazione sia sulle potenzialità, che sulle procedure di sfruttamento dello shale -che ha portato gli USA ad affermarsi nel mercato dell’Asia a discapito proprio dei piani di espansione di Mosca.

Il siluramento di Budzianowski, che ha caldeggiato l’avvio immediato dell’estrazione di shale in Polonia, rappresenta dunque un colpo ai progetti di indipendenza energetica di Varsavia, e più un generale dell’Unione Europea, dalla Russia.

Il nuovo ministro del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, ha dichiarato che la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa non rientra tra le iniziative del Governo polacco, che, in ambito energetico, mantiene l’intenzione di diversificare gli approvvigionamenti di energia dal monopolio della Russia.

La posizione poco chiara degli alleati di Governo di Tusk

Il Premier Tusk ha dichiarato il varo di un apposito Ministero dell’Energia per affrontare la questione in maniera attenta ed accurata.

La guida del nuovo Dicastero sarà concordata tra la Piattaforma Civica -PO, la Forza Politica di orientamento cristiano-democratico del Premier Tusk- e gli alleati di Governo del Partito contadino -PSL.

Proprio al PSL è legato un sospetto sulla questione che ha portato al dimissionamento di Budzianowski, in quanto la firma del memorandum tra Gazprom ed EuRoPolGaz per la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa è stata anticipata da un incontro tra il Capo PSL, Janusz Piechocinski, e il Direttore della compagnia russo-polacca, Miroslaw Dobrut.

Già in passato, esponenti del PSL si sono dimostrati inclini ad accettare ricatti energetici imposti dalla Russia alla Polonia, come il contratto per l’acquisizione del controllo dei gasdotti polacchi nel 2010-firmato dall’ex-Vicepremier, Waldemar Pawlak, poi bloccato dalla Commissione Europea- e la realizzazione del primo tratto del Gasdotto Yamal-Europa, nel 1993 -voluto dal PSL, allora membro di una coalizione di governo con i Socialdemocratici del SLD.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA ATTACCA LA POLONIA CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 6, 2013

LA RUSSIA ATTACCA LA POLONIA CON UN GASDOTTO

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, firma una lettera di intenti con la compagnia EuRoPol Gaz per la realizzazione della seconda tratta del Gasdotto Yamal-Europa da Russia e Bielorussia a Slovacchia ed Ungheria attraverso il territorio polacco. A Varsavia, il Premier, Donald Tusk, e il Ministro del Tesoro, Michail Budzanowski, su due fronti

La Russia costruisce il gasdotto e divide l’Europa e la Polonia. Nella giornata di venerdì, 5 Aprile, il monopolista statale del gas russo, Gazprom, e la compagnia EuRoPol Gaz -controllata da Gazprom e dal colosso energetico polacco PGNiG- hanno firmato una lettera d’intenti per la realizzazione di un gasdotto che collega Russia e Bielorussia a Slovacchia ed Ungheria attraverso la Polonia.

Come riportato da una nota del Capo di Gazprom, Alexei Miller, il progetto, preventivato per veicolare 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è strategico per Mosca, in quanto permette alla Russia di incrementare le forniture di oro blu russo in Europa Centrale.

La notizia ha scosso il colosso polacco PGNiG, che ha dichiarato di non sapere nulla della firma della lettera d’intenti da parte dei suoi rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione della EuRoPol Gaz.

Inoltre, la PGNiG ha evidenziato come la strategia aziendale del colosso energetico polacco preveda la realizzazione di infrastrutture unicamente orientate allo sfruttamento e al trasporto di gas proveniente da giacimenti situati in Polonia.

La questione del gasdotto dei russi ha provocato in Polonia anche ripercussioni di carattere politico, in quanto Miller ha dichiarato di avere negoziato l’investimento con il Viceministro del Tesoro polacco, Janusz Piechocinski.

Pronta è stata la risposta del Premier polacco, Donald Tusk, che ha illustrato di non essere stato informato della questione.

Secca è stata la reazione anche del Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzanowski, che ha riportato come la lista di intenti firmata da Gazprom ed EuRoPol Gaz preveda solo la regolamentazione della collaborazione su questioni di carattere tecnico.

Mosca attacca l’Europa

La proposta della costruzione del gasdotto dalla Bielorussia alla Slovacchia attraverso la Polonia è stata avanzata dal Presidente russo, Vladimir Putin, per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas di Mosca.

L’infrastruttura, che rappresenta la seconda tratta del Gasdotto Yamal-Europa -conduttura realizzata nel 1999 per veicolare 33 miliardi di metri cubi di gas russo dalla Russia in Germania attraverso Bielorussia e Polonia- incrementa infatti la quantità di gas inviata da Mosca in UE- che ad oggi dipende dal Cremlino per il40% del fabbisogno continentale.

Il gasdotto progettato da Gazprom permette inoltre alla Russia di bloccare la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: infrastruttura progettata dalla Commissione Europea per unificare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk attraverso il territorio ceco, slovacco ed ungherese.

Entrambe le infrastrutture, in via di realizzazione, sono progettate per importare in Unione Europea gas proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, diversificare le forniture di oro blu dell’UE dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AGGIRATA DALLA RUSSIA, LA POLONIA SI RIFUGIA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 5, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, interrompe l’invio di oro blu nei gasdotti polacchi per costringere Varsavia a cedere il totale controllo del suo sistema infrastrutturale energetico a Mosca, ma la compagnia Gazprojekt ottiene la possibilità di sfruttare i progetti di indipendenza energetica dell’Unione Europea

Il Premier polacco, Donald Tusk

La politica energetica comune europea come ancora di salvataggio dall’imperialismo gasato russo. Nella giornata di lunedì, 3 Aprile, l’ente monopolista per la compravendita del gas russo, Gazprom, ha annunciato l’intenzione di ridurre al minimo il transito di oro blu destinato alla Germania attraverso il territorio polacco.

La decisione di chiudere i rubinetti alla Polonia è stata dettata dalla volontà di Varsavia di rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: la legge dell’Unione Europea che, per liberalizzare il mercato del gas, vieta la gestione dei gasdotti agli enti che si occupano anche della compravendita dell’oro blu, sopratutto se registrati al di fuori del Vecchio Continente, come Gazprom.

Questo provvedimento UE ha avuto particolari ricadute per quanto riguarda il gasdotto Jamal-Europa, di cui la Russia si è finora servita per trasportare il gas a Germania e Francia. Esso attraversa da est a ovest la Polonia, è posseduto dalla società EuRoPolGaz, controllata da Gazprom, ma, in seguito alla direttiva europea, è gestito dall’ente statale polacco Gaz System, che è deputato al controllo dell’intero sistema infrastrutturale energetico del territorio della Polonia.

I russi hanno cercato a più riprese di ottenere il pieno controllo dei gasdotti polacchi: dapprima, inserendone la completa cessione nel corso delle trattative per l’accordo energetico del 2010, poi, considerata l’impossibilità di infrangere la legge UE, hanno impugnato una clausola di un accordo tra Mosca e Varsavia risalente al 2005, secondo la quale la Russia ha il diritto unilateralmente di limitare l’invio di gas alla Polonia.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, i russi potrebbero avere la meglio sui polacchi, in quanto negli accordi tra Unione Europea e Russia è stabilito che i regolamenti UE non possono in alcun modo interferire con i contratti energetici firmati prima del 1995. Del resto, una conferma è pervenuta anche dal Primo Ministro della Polonia, Donald Tusk, secondo il quale Varsavia è legata a Mosca da trattati per il gas firmati prima dell’ottenimento dello status di candidato alla membership continentale.

L’accerchiamento della Polonia sembra quindi essere destinato a compiersi, anche perché Gazprom ha già iniziato a trasferire la quota di gas, che finora è transitata per il Jamal-Europa, al NordStream: gasdotto costruito dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire direttamente la Germania, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Lituania.

Tuttavia, per la parte polacca una soluzione all’accerchiamento russo-tedesco, e alla politica del divide et impera con cui la Russia sta estendendo il suo monopolio energetico e politico nel Vecchio Continente, potrebbe essere la realizzazione del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti che l’Unione Europea ha in cantiere per importare gas di provenienza centro-asiatica e, così, diminuire la dipendenza dal Cremlino.

Come riportato dall’autorevole Trend, nella giornata di martedì, 3 Aprile, la compagnia polacca Gazprojekt ha ottenuto l’appalto per la costruzione del Gasdotto polacco-slovacco: un’infrastruttura che permetterà alla Polonia di importare gas dal Corridoio Meridionale, e che costituirà uno dei rami principali del Corridoio Nord-Sud, un’altro progetto dell’UE concepito per rafforzare la sicurezza energetica di Bruxelles.

La Bulgaria passa al Nabucco

A proposito del Corridoio Meridionale, importante è la presa di posizione della Bulgaria che, mercoledì, 4 Aprile, ha concesso lo status di progetto di interesse nazionale al Nabucco: una delle due infrastrutture che potrebbero essere scelte dall’Azerbajdzhan per veicolare gas centro-asiatico in Europa.

L’altra infrastruttura è il Gasdotto Trasadriatico – TAP – il quale, a differenza del progetto dalla verdiana denominazione, potrebbe importare l’oro blu azero e turkmeno direttamente in Italia, più precisamente in Puglia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: PERCHE’ E’ IMPORTANTE NON CEDERE I GASDOTTI DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2012

Per reagire al monopolio della Russia sulla compravendita di gas, l’Ucraina ipotizza l’importazione di oro blu dalla Germania e lo sfruttamento in senso inverso delle proprie condutture. Il precedente della Polonia rende difficile la realizzazione del progetto, e l’egemonia del monopolista russo, Gazprom, sul Vecchio Continente, adesso forte anche nella Danimarca presidente di turno UE, mette a serio repentaglio l’indipendenza politica e la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, con l’Italia in primo luogo

La rete dei gasdotti tra Russia, Ucraina e Polonia

Invertire il flusso dei gasdotti per ribaltare gli equilibri nelle trattative per il gas. Questa sarebbe la tattica approntata dall’Ucraina per cercare di ottenere uno sconto sulle tariffe per l’acquisto dell’oro blu dalla Russia, riportata dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja nell’edizione di Domenica, 11 Marzo.

Secondo la ben informata fonte, il colosso energetico nazionale di Kyiv, Naftohaz, avrebbe ipotizzato lo sfruttamento dei propri gasdotti, che finora hanno trasportato il gas dalla Russia ai Paesi dell’Europa Occidentale, in senso inverso, ossia da ovest verso est. Ad avvalorare l’idea, sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnja, sarebbe la stipula di un pre-accordo tra l’Ucraina e la compagnia tedesca RWE per l’importazione di oro blu dalla Germania.

Il progetto sulla carta appare sensato e realizzabile, sopratutto se mirato al rafforzamento della posizione contrattuale dell’Ucraina nei confronti della Russia. Tuttavia, come dimostra la situazione europea sul piano energetico, per la sua completa realizzazione potrebbe non bastare il solo accordo con RWE per l’acquisto del gas.

In cambio della concessione di uno sconto sulle forniture di oro blu, Mosca sta cercando di ottenere dall’Ucraina la cessione della gestione totale o parziale della rete dei gasdotti di Kyiv al monopolista energetico russo, Gazprom. Inoltre, la Russia da circa un anno ha attuato una campagna di rinnovo dei contratti con i maggiori enti europei, ai quali, in cambio del ritocco al ribasso delle tariffe, ha imposto opzioni sul controllo delle infrastrutture di diversi Paesi UE.

Finora, oltre che in Francia, i russi sono riusciti a realizzare questo piano in Germania, Slovacchia, Austria, e Slovenia: ossia in quei Paesi da cui il gas venduto dai tedeschi deve transitare per raggiungere l’Ucraina che, così, si troverebbe sempre a dover dipendere dal monopolista russo. Inoltre, la Russia ha avviato l’espansione contrattuale anche in Danimarca: Presidente di turno dell’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Domenica, 11 Marzo, Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con la compagnia danese Dong Energy: leader nel settore dell’energia eolica, presente in diversi progetti energetici, oltre che a Copenaghen, anche in Svezia, Gran Bretagna, e Olanda. A margine dell’accordo, il Capo del monopolista russo, Aleksej Miller, ha sottolineato che il Cremlino è interessato alla partnership non solo con enti deputati alla compravendita di gas naturale, ma anche con compagnie impegnate nell’elaborazione di altre forme di energia, tra cui l’elettrico e l’eolico.

A testimoniare quanto è importante controllare i gasdotti, e rendere poco attuabile il piano dell’Ucraina, è il recente precedente polacco. Costretta a pagare la bolletta più alta per l’importazione del gas russo rispetto agli Paesi dell’UE, anche la Polonia ha deciso di acquistare oro blu dalla Germania e di trasportarlo nel proprio territorio per mezzo dello sfruttamento inverso del gasdotto Jamal-Europa.

Tuttavia, la compagnia EuRoPolGaz, padrona della conduttura e direttamente controllata da Gazprom, ha vanificato la convenienza dell’operazione con l’imposizione ai polacchi di una tassa di transito che ha vanificato la convenienza dell’affare con i tedeschi.

La situazione dell’Italia

Come dimostrato dai casi polacco e ucraino, per controllare la compravendita di gas nel Vecchio Continente spesso non basta mantenere il possesso delle materie prime, ma è utile anche la gestire le infrastrutture deputate al loro trasporto. Questa situazione interessa in primo luogo il nostro Paese, il quale, fortemente dipendente com’è dal gas russo, riceve l’oro blu acquistato da Mosca proprio attraverso l’itinerario slovacco-sloveno-austriaco.

Quando, per forzare le trattative con l’Ucraina per ottenere da Kyiv la cessione dei suoi gasdotti nazionali, la Russia, lo scorso Febbraio, ha tagliato l’invio di gas verso l’Europa Occidentale – per Mosca il controllo delle condutture ucraine è un passo fondamentale per collegare le proprie condutture a quelle già gestite in Slovacchia – l’Italia, a dispetto di quanto si è creduto, non è riuscita a compensare il deficit del carburante di Gazprom con le importazioni dall’Algeria.

Un rimedio alla totale dipendenza dell’Europa da un unico fornitore – situazione che mette a serio repentaglio non solo l’indipendenza politica, ma anche la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, con l’Italia in prima fila – sarebbe il piano di indipendenza energetica concepito dalla Commissione Barroso per importare gas dal Bacino del Mar Caspio con infrastrutture che non sono controllate da Gazprom.

Pur avendo già raggiunto accordi con Azerbajdzhan, Turkmenistan, Georgia e Turchia per l’acquisto e il trasporto di oro blu dal Centro-Asia, il progetto UE è contrastato da Germania e Francia, le quali, all’interesse generale di Bruxelles, preferiscono condurre una politica energetica autonoma, e assecondare la Russia monopolista con la sua politica di divide et impera, mirato a mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente.

In questo, anche l’Italia ha le sue responsabilità, in quanto, nonostante la forte dipendenza dall’unico fornitore russo, il colosso nazionale ENI è il principale partner di Gazprom nella realizzazione del Southstream: un gasdotto progettato sul fondale del Mar Nero per rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e la nostra Penisola, che ha lo scopo di neutralizzare la corsa dell’Unione Europea alle risorse del Centro-Asia e, così, impedire a Bruxelles la diversificazione le proprie forniture di gas naturale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA RUSSIA DI PUTIN MOSTRA IL SUO VERO VOLTO ANCHE SUL LATO ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 7, 2012

Con il possesso indiretto dei gasdotti polacchi, il monopolista russo Gazprom si intromette in accordi energetici tra la Polonia e la Germania per mantenere alto il prezzo pagato da Varsavia per l’oro blu. Per assicurarsi forniture a lunga durata nel tempo, Mosca stringe accordi con i Paesi dell’Asia centrale tra cui l’Afghanistan: presto evacuato dalle truppe NATO

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Controllare gasdotti nuovi e vecchi, giacimenti di gas, e compravendita di oro blu per mantenere l’egemonia energetica – e quindi anche politica – in diverse aree del pianeta, l’Europa in primo luogo. Questa è la tattica assunta da tempo dalla Russia: principale esportatore di oro nel Vecchio Continente, costruttrice di nuove infrastrutture per il trasporto dell’oro blu, e autrice di una campagna acquisti delle condutture di diversi Stati europei con la quale, finora, Mosca ha rilevato il controllo parziale o totale dei gasdotti di Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia e Austria.

Questa situazione – realizzata grazie al sostegno politico di Paesi alleati della Russia, come l’asse franco-tedesco – rende impossibile ogni tentativo di indipendenza energetica dell’Unione Europea, consolida il monopolio “gasato” del Cremlino, e favorisce le politiche di divide et impera nei confronti dell’UE adottate da Mosca: intenzionata a “punire” quei Paesi storicamente avversi alle sue tendenze imperiali mediante l’imposizioni di condizioni onerose per l’acquisto del gas.

Il caso più evidente è quello della Polonia: Paese dipendente all’89% dall’oro blu russo, che, dalla costruzione del Nordstream – gasdotto realizzato sul fondale del Mar Baltico per collegare direttamente la Russia alla Germania, e Bypassare Paesi invisi al Cremlino, come Polonia e Stati Baltici – è stato pure isolato energicamente.

Per risolvere pragmaticamente questa soluzione, Varsavia è riuscita persino a negoziare l’acquisto di oro blu dalla Germania a prezzi inferiori rispetto a quelli imposti dalla Russia, ma l’entrata in vigore dell’accordo energetico con Berlino è stato bloccato dalla compagnia EuRoPolGaz: ente, controllato dal monopolista statale russo, Gazprom, che gestisce la rete dei gasdotti polacchi.

In particolare, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, EuRoPolGaz ha proposto tariffe supplementari per lo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Jamal-Europa: la conduttura che attraversa l’intero territorio polacco, finora utilizzata dalla Russia per esportare il proprio gas verso l’Europa Occidentale. Come risultato, l’importazione di oro blu dalla Germania costerà due volte tanto rispetto a quello che Varsavia già è costretta ad acquistare da Mosca a prezzi di molto superiori a quelli imposti da Gazprom agli altri Paesi dell’Unione Europea – sempre per ragioni politiche.

Il caso della Polonia è dimostrazione di come la gestione dei gasdotti UE sia l’arma vincente su cui la Russia punta tutto per mantenere a sé dipendente l’Unione Europea: sopratutto in vista dell’esaurimento dei giacimenti di gas situati nel territorio della Federazione Russia. Tale scenario – che secondo gli esperti potrebbe verificarsi a breve – ha indotto Gazprom ad avviare, con successo, una politica di espansione commerciale nell’Asia centrale: un territorio con la più alta concentrazione al Mondo di bacini di idrocarburi ancora tutti da sfruttare.

Negli ultimi mesi, Mosca ha stretto accordi con Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tadzhikistan, e anche con l’Afghanistan. Con un documento, firmato Domenica, 4 Marzo, a Kabul, Gazprom ha ottenuto il permesso di verificare la presenza di giacimenti e il possibile trasporto di carburante attraverso la repubblica islamica centro asiatica, presto “libera” dalle truppe della NATO. Come rilevato da autorevoli esperti, questo accordo potrebbe garantire al Cremlino la gestione di un serbatoio di gas in grado davvero di supplire alle carenze dei giacimenti ubicati in territorio russo.

Con l’esportazione all’UE dell’oro blu dai nuovi giacimenti asiatici attraverso gasdotti direttamente controllati, la Russia avrebbe gioco facile a mantenere la propria egemonia energetica sull’Unione Europea. Inoltre, con un’Europa incapace di contare su diverse fonti di energia e di approvvigionamento, i russi potrebbero competere indisturbati come superpotenza mondiale con Cina, India e Brasile, e relegare l’Unione Europea ai margini dell’economia di un Mondo sempre più globalizzato.

Rigassificatori e Mediterraneo la contromossa UE

Nonostante il quadro quasi desolante, in Europa c’è chi cerca soluzioni alternative al monopolio indisturbato della Russia. Oltre al piano avviato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente in Europa gas acquistato da Azerbajdzhan e Turkmenistan – per il quale Bruxelles ha già firmato accordi con Baku e Ashgabat, ma che è ostacolato da interessi di varia natura: spesso sostenuti dai russi – ad essersi mossa è stata la Lituania, la quale, sabato, 4 Marzo, ha firmato un accordo con la Norvegia per il noleggio in leasing del terminale mobile Hoegh.

La nave, capace di convertire 3 miliardi di metri cubi annui di gas liquido allo stato aeriforme ed immetterlo nel sistema dei gasdotti della Lituania, sarà affittata dalla compagnia lituana Klaipedos Nafta al costo di 680 Milioni di Dollari per dieci anni, dopo i quali Vilna avrà il diritto a rilevarne la proprietà. Come illustrato dal Ministro dell’Energia lituano, Arvidas Sekmokas, l’accordo con la Norvegia è fondamentale per diminuire la quasi totale dipendenza energetica dalla Russia, da cui, parimenti alla Polonia, la Lituania è obbligata ad acquistare il gas a prezzi ben superiori alla media UE.

Rilevante è anche la proposta della Romania, che, dopo la scoperta di un giacimento di gas naturale nel Mar Nero dalla capienza di 43 Miliardi di metri cubi, ha progettato non solo il suo utilizzo per diminuire le importazioni dalla Russia, ma anche la sua esportazione agli altri paesi dell’Unione Europea. Dinnanzi alla conferma della natura del serbatoio sottomarino, martedì, 6 Marzo, il Presidente romeno, Traian Basescu, ha dichiarato che Bucarest si presenterà non solo come Stato autosufficiente, ma anche come garanzia per le forniture al resto dell’UE.

Infine, sempre il 6 Marzo, Grecia, Israele e Cipro hanno preventivato la firma di un memorandum per la cooperazione in campo energetico. Secondo il progetto, Atene, Tel Aviv e Nicosia intendono unire gli sforzi per lo sfruttamento dei bacini israeliani, ed il trasporto del gas dal Mar Mediterraneo orientale fino al Vecchio Continente. Secondo le stime degli esperti, la questione potrebbe riguardare nel complesso 284 Milioni di barili.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: POLONIA E RUSSIA ANCORA CONCORDI

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 18, 2010

Varsavia annuncia la nuova intesa con Mosca, concorde con il proprio fabbisogno ed i parametri europei. Ancora ignoti i dettagli

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Presto un nuovo contratto tra Mosca e Varsavia. A comunicarlo, il ministero dell’economia polacco, che, nella giornata di lunedì, 18 ottobre, ha dichiarato il raggiunto nuovo accordo tra le compagnie EuRoPolGaz, Gaz-System ed il monopolista russo Gazprom.

Come riportato dalla nota, l’intesa garantirà alla Polonia una fornitura costante di oro blu, ed un inverno sicuramente al caldo. Ciò nonostante, sui dettagli nessun indizio, dal momento in cui il contratto dovrà essere esaminato, e ratificato, dai governi interessati. E, prima ancora, annunciato dai rispettivi presidenti.

Un incontro storico

L’occasione potrebbe essere la visita del Capo di stato russo, Dmitrij Medvedev, al collega polacco, Bronislaw Komorowski, in programma, a Varsavia, il prossimo 6 dicembre. Un evento di altissima rilevanza, dal momento in cui, per la prima volta, un inquilino del Cremlino si recherà nella capitale polacca espressamente per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi, dopo anni contrassegnati da rapporti tesi e sgarbi reciproci.

Nel presentare il meeting alla stampa, lo stesso Komorowski ha sottolineato l’importanza del riavvicinamento a Mosca, ottenuto grazie al nuovo corso della politica estera polacca, più attenta alle richieste russe. E, spesso, anche in contrasto con quelle europee.

L’UE sempre attenta

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Esempio di ciò, proprio il contratto per il gas. Una prima versione, redatta nel gennaio 2010, è stata fortemente contestata dell’Unione Europea, che ha invitato la Polonia a rivederne le clausole, e ad adattarle alla legislazione continentale, che prevede il libero accesso alle infrastrutture energetiche dei Paesi membri.

In particolare, a preoccupare Bruxelles è stata, in cambio di oro blu fono al 2045, la concessione a Mosca dell’esclusiva gestione del gasdotto Jamal. Con la sua capacità di 30 miliardi di metri cubi di gas annui, la conduttura è una delle arterie nevralgiche per l’importazione di oro blu russo nel Vecchio Continente. Ad oggi, essa è controllata dalla compagnia EuRoPolGaz, di cui Gazprom è proprietaria per il 48%.

Matteo Cazzulani