LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Medyka-Shehyni: la frontiera della vergogna dopo Euro 2012

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on July 17, 2012

Al confine tra Polonia ed Ucraina lunghe file di attesa a causa del comportamento della polizia polacca. Luci ed ombre sulla motivazione di una condotta che nuoce all’immagine dell’Unione Europea

L’Europa sembra essere governata da due leitmotiv. Il primo, fissato nelle varie Costituzioni del Vecchio Continente e ribadito in ogni vertice UE – ma ben lungi dall’essere attuato – e “uniti nella diversità”. Il secondo, invece, potrebbe suonare così: “chi si trova più a est e sempre svantaggiato”. Il condizionale e d’obbligo dal momento in cui questo secondo motivo e una regola non scritta in nessuna carta ufficiale UE che, tuttavia, viene applicata con estremo rigore in ogni fase della storia dell’integrazione europea.

Per verificare con mano questa cruda realtà basta recarsi alla frontiera di Medyka-Shehyni. Ubicata a pochi minuti di minibus dalla stazione ferroviaria di Przemysl, essa divide la Polonia dall’Ucraina, e deve la sua paternità al dittatore sovietico Stalin, che agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale, durante la Conferenza di Teheran, ha imposto ai Leader di USA e Gran Bretagna, Theodore Roosevelt e Wiston Churchill, l’attribuzione all’Unione Sovietica di territori storicamente multiculturali, prevalentemente abitati da ucraini e polacchi.

Oggi la frontiera di Medyka-Shehyni non e solo il confine tra i due Paesi che di recente hanno ospitato il campionato europeo di calcio, ma e anche il limes che divide l’Unione Europea (la Polonia) dagli stati extra-Shengen (l’Ucraina). Un muro difficile da valicare, che, tuttavia, ogni giorno e attraversato da migliaia di persone: turisti in cerca di riposo sui monti Carpazi o di compere a buon mercato a Leopoli, ma anche pazienti di dentisti ucraini – oltre Shengen l’odontoiatria costa meno – e, dall’Ucraina alla Polonia, gente comune in cerca di lavoro nell’Unione Europea, pronta ad affrontare 4 ore di fila sotto il sole per mettere piede nell’UE.

“Durante Euro 2012 tutto andava meglio – racconta Karolina, studentessa polacca di cultura ucraina pronta per una quindicina di giorni di full immersion linguistica tra Leopoli e i luoghi natii di Shevchenko sulle Rive del Dnipro (Taras, il poeta nazionale ucraino) – al controllo polacco per entrare in Ucraina c’erano tre file di poliziotti: una più celere peri tifosi con biglietto, una altrettanto veloce per i turisti, e un’altra lenta per i lavoratori”.

Tutta un’altra storia rispetto alla situazione che Karolina, come un’altro centinaio di persone in attesa di entrare in Ucraina, e costretta a sopportare in un caldo pomeriggio di meta Luglio: finita la kermesse sportiva, e spenti i riflettori dei media, la frontiera polacca di Medyka ha ripreso la regolare attività. Al controllo passaporti c’è un solo poliziotto, e i viaggiatori sono costretti ad attendere circa due minuti per ciascuna persona chiamata dal doganiere presso il gabbiotto di vetro del piccolo edificio nero per l’esibizione dei documenti.

“Sono così lenti perché non sono soddisfatti della paga che ricevono – ci spiega Oxana, badante ucraina in Italia abituata a valicare il muro di Shengen almeno due volte l’anno per tornare dalla famiglia rimasta in Ucraina- eppure per molti non c’e scelta: in autobus il viaggio e più costoso, per questo e meglio in treno fino a Przemysl, frontiera a piedi, e marshrutka per Leopoli fino alla stazione ferroviaria. L’attesa val bene il risparmio”.

In effetti, i lavori all’interno della stazione di frontiera di Medyka procedono a rilento. Due sono i gabbiotti per il controllo dei passaporti, ma ad essere aperta e solo quello riservato a “tutti i passaporti”: quello per i cittadini UE resta chiuso, e pazienza se esso e dedicato ai cittadini dell’Unione Europea che chiedono di uscire dall’Area Schengen.

A lavorare con estrema attività e invece la sezione adiacente a quella per il controllo passaporti, isolata dal resto del piccolo edificio da un muro. Di tanto in tanto, la porticciola si apre per consentire a un poliziotto polacco di condurre fuori dal perimetro qualche ucraino sprovvisto delle carte necessarie per approdare in Europa. “Gli manca il timbro, la riporto di la” dice un alto e robusto poliziotto polacco con una signora anziana ucraina nei confronti dell’unico collega impegnato nel controllo passaporti, costretto ad arrestare le già lente procedure per aprire la porta di sicurezza.

Se la situazione e molto critica per chi dall’Unione Europea intende abbandonare l’Area Schengen, di gran lunga peggiore e il trattamento riservato ai malcapitati che dall’Ucraina desiderano rientrare in Polonia. Le persone in fila superano le mille unita: lungo il corridoio a cielo aperto che conduce al solito nero edificio della polizia di frontiera polacca esse si dispongono in una lunga fila, intervallata di tanto in tanto da una manciata di metri di spazio vuoto, realizzata per evitare il sovraffollamento.

A mantenere l’ordine sono gli habitué della frontiera: ucraini in perenne viaggio da Shehyni a Medyka, che durante le ore di attesa si trasformano in forze di polizia locale attenta a mantenere il rispetto della distanza tra i blocchi nella fila avvalendosi dei carrelli posati in terra come una sorta di dissuasore mobile.

Oltrepassare la lunga coda e un’impresa al limite dell’impossibile. I primi a ribellarsi alla persona che ha fretta di passare il confine per non perdere il treno a Przemysl – di cui ha spesso già acquistato il biglietto – sono gli stessi “poliziotti” della coda ucraini. Si può passare, ma solo se si paga un obolo per il pedaggio.

Superato questo primo ostacolo, per il viaggiatore intento a non perdere il convoglio ferroviario le peripezie non sono ancora terminate. I “blocchi” della fila si possono oltrepassare con la forza del denaro, ma una volta giunti alla sbarra che delimita la fine del corridoio con l’ingresso nella dogana polacca – un edificio nero a forma di parallelepipedo – le speranze di convincere i poliziotti si rivelano essere vane.

“Forse bisogna pagare anche loro – sostiene, visibilmente arrabbiato, Andrzej, che ha appena accompagnato la fidanzata in Ucraina dal dentista – e sempre la solita storia: si entra quando lo vogliono i doganieri, e guai a protestare. Loro possono prendersela comoda, non importa se hai fretta”.

La climax della tragica situazione la si raggiunge quando la sbarra posta alla fine del corridoio viene sollevata, e ciascun blocco umano e autorizzato ad entrare nel territorio della dogana polacca. Una fiumana di persone si riversa con una forza inaudita verso l’ingresso con spintoni e mosse di ogni tipo. La poliziotta polacca incaricata di regolare il traffico riceve sostegno dal suo robusto collega: il muratore Oleh – fisico da pugile e sguardo glaciale – e l’ultimo autorizzato ad entrare, mentre la signora Olena, visibilmente sulla cinquantina, resta in terra lamentando lividi e la sparizione del suo bagaglio, che poco dopo le viene restituito dalla doganiera. Spinta dalla forza umana, la valigia, a differenza della sua proprietaria, era riuscita ad entrare al controllo passaporti.

Rispettata la fila, e superata l’onda umana, all’interno della frontiera polacca la situazione e la medesima rispetto a quella vissuta dai viaggiatori diretti oltre Schengen. L’unica differenza e la presenza di un secondo doganiere addetto al controllo bagagli per i soli turisti, costretti tuttavia ad assorbirsi l’intera coda assieme ai lavoratori e ai frontalieri. Lo stile con cui si lavora alla dogana di Medyka, come ci dicono, e tipico di chi non e soddisfatto del proprio mestiere ed approfitta di un margine minimo di potere posseduto per dimostrare tale disagio lavorativo. In polacco lo chiamano lo “sciopero italiano” e, a quanto pare, l’Italia e davvero molto popolare presso la frontiera di Medyka.

“Italiano? Berlusconi e bunga bunga – si rivolge il doganiere al viaggiatore del BelPaese, sorpreso di notare un cittadino dell’Italia in un posto del Mondo così disperso e cercando, invano, di attirare la sua simpatia – vada vada, evviva il limoncello” si congeda al termine di un rapido controllo.

Il passaporto italiano, così come quello polacco e di altri Paesi dell’Area Schengen, in questi casi si rivela essere un privilegio per chi lo possiede: i controlli sono infatti nettamente più blandi rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli ucraini, costretti, dopo la lunga attesa, a disfare e rifare la valigia più di una volta. I doganieri polacchi sembrano cercare sempre qualche prodotto irregolare, convinti che il muratore ucraino diretto a Varsavia per lavorare sia per forza un bandito o un malfattore. In realtà, il signor Danylo può essere anche una brava persona, ma se non convince il poliziotto di turno può anche vedersi negato l’ingresso in Europa per le più disparate ed incomprensibili ragioni.

Il comportamento della polizia polacca alla frontiera tra Polonia e Ucraina e un pessimo biglietto da visita che l’Unione Europea mostra a chi vede nell’UE una meta in cui realizzare i sogni di una vita o, più semplicemente, tentare l’avvio di una carriera dignitosa. Queste persone cercano una via d’uscita da un Paese colpito da una regresso della democrazia e del benessere sociale a causa delle politiche dell’Amministrazione Presidenziale di Yanukovych, e cronicamente devastato da una corruzione diffusa in quasi ogni ambito della società, che rende impossibile ogni forma di meritocrazia.

La Polonia e un grande Paese, a cui l’Europa deve moltissimo, sopratutto oggi. Dal punto di vista economico, la stabilita e la prosperità dell’economia di Varsavia e un toccasana per un Vecchio Continente devastato da una delle peggiori crisi monetarie degli ultimi secoli, mentre sul piano storico-culturale il popolo polacco e quello che, più di tutti, nel secolo XX ha combattuto contro ogni forma di totalitarismo, comunismo e nazismo.

Varsavia ha inoltre dimostrato come l’appartenenza alla comunità euro-atlantica non sia solo un’opportunità strategica, ma una scelta utile per costruire un’Europa più forte, sicura, e consapevole delle sue radice legate ai valori del liberalismo e della cristianità.

Per queste ragioni, la condotta della polizia di frontiera polacca non può che lasciare molto perplessi a riguardo dell’immagine che l’Europa da di se a chi desidera farne parte. Si tratta di un comportamento illogico, irragionevole, e se si vuole per certi versi anche razzista: chi non appartiene all’Area Schengen e predestinato ad un trattamento “di Serie B” rispetto a chi ha avuto il dono dal Signore di nascere nella benestante Europa.

La ratio del comportamento dei doganieri polacchi e legata a due motivazioni che, per certi versi, consentono di spezzare una lancia in favore dei poliziotti della frontiera di Medyka. La prima e la presenza di un alto numero di contrabbandieri che, ogni giorno, abilmente si mescola alla folla di viaggiatori per condurre attività illegale. Essi sono sopratutto ucraini che fanno la spola tra Ucraina e Polonia per esportare merci non dichiarate, ma ci sono anche venditori abusivi che, negli ultimi metri di territorio polacco, vendono prodotti alcolici, alimentari e vestiari di origine ucraina senza pagare le dovute imposte.

Circa il 30% delle persone in coda per il controllo dei passaporti presso l’edificio nero di Medyka la si rincontra al di la del confine dietro a banchetti improvvisati di vodka, scarpe, maglioni e tessuti. Come sia loro possibile portare la merce attraverso i controlli non e dato saperlo, ma la presenza di un così alto numero di furbetti giustifica la lentezza e la durezza con cui i doganieri polacchi sono portati a trattare ogni cittadino ucraino.

In secondo luogo, esiste una spiegazione psicologica: il comportamento alla frontiera con l’Ucraina dei polacchi e del tutto simile a quello adottato dai doganieri della Germania nei confronti dei viaggiatori provenienti dalla Polonia quando ancora Varsavia non apparteneva all’Unione Europea e all’area Schengen. Nello stile di controllo dei bagagli e nel cinismo adottato per espellere chi non e in regola, i doganieri polacchi hanno avuto modo di imparare bene dai colleghi tedeschi, che per molti anni nella seconda meta del Novecento hanno adottato il medesimo metro di giudizio nei confronti di chi da est della vecchia Cortina di Ferro, desiderava approdare in UE per migliorare la propria vita.

Quest’ultima riflessione suscita un auspicio positivo per il futuro delle relazioni tra Europa ed Ucraina. Oggi, infatti, la Polonia e pienamente integrata nell’Unione Europea, e, grazie all’operato di abili politici – come Bronislaw Geremek, Aleksander Kwasniewski, Donald Tusk e Radoslaw Sikorski – in ambito continentale e riuscita a cementare una solida alleanza con la Germania che vede spesso Varsavia e Berlino compatte in fronte ideologico comune in molti dei punti all’ordine del giorno del dibattito politico interno all’UE.

La normalizzazione delle relazioni polacco-tedesche ha richiesto tempo e ingenti sforzi, ma alla fine ha portato a buoni frutti, nonostante ingenti difficoltà e incomprensioni, come la condotta dei poliziotti di Berlino nei confronti degli emigranti da Varsavia. La speranza e che, un domani, lo stesso possa essere scritto a riguardo dei rapporti tra Polonia e Ucraina, e che gli ucraini siano finalmente liberi di valicare un frontiera solo simbolica, in nome della fratellanza e della comune appartenenza all’Europa.

Solo eliminando spiacevoli teatri come quello di Medyka, il Vecchio Continente potrà davvero dimostrarsi un’entità sovranazionale che include anziché escludere, e che, al pari degli Stati Uniti d’America, e davvero in grado di fornire a ciascun essere umano la possibilità di diventare un suo cittadino, e di contribuire alla benessere collettivo con il proprio mestiere egli sforzi lavorativi.

Matteo Cazzulani

20120717-092551.jpg

20120717-092557.jpg

EURO 2012: KOMOROWSKI DA LEZIONE A NAPOLITANO E MONTI SUI DIRITTI UMANI

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on July 1, 2012

Il Capo di Stato polacco assisterà alla partita finale del campionato europeo di calcio accanto al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, ma prima incontrerà gli esponenti dell’Opposizione democratica per esprimere il suo sostengo alla sua Leader, Julija Tymoshenko, e all’altra decina di esponenti del campo arancione detenuti per motivi politici. Nulla da fare per il Presidente e il Premier italiano, che correranno alla corte del despota di Ucraina alcun incontro con i dissidenti arancioni

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Una volta era “solo” l’economia che spingeva i politici ad adottare la realpolitik nei confronti di regimi autoritari, ma anche il calcio in questi tempi di crisi sembra avere il medesimo potere del danaro. Nella giornata di Domenica, Primo Luglio, presso lo Stadio Olimpico di Kyiv, in Ucraina, avrà luogo la finale del campionato Europeo di Calcio tra le rappresentative nazionali di Italia e Spagna. Come di consueto, dagli spalti dell’impianto sportivo della capitale ucraina assisteranno all’evento ospiti d’eccezione di alta caratura politica, che saranno invitati a sedere accanto al Presidente padrone di casa, Viktor Janukovych.

Il cliché non sarebbe per nulla strano, se non fosse che in Ucraina è in corso un’evidente involuzione della democrazia, e il Presidente Janukovych è il primo responsabile dell’intensificarsi del controllo del potere politico sui media, della sottrazione di poteri al parlamento, e dell’uso del sistema giudiziario per realizzare scopi personali come l’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Sugli spalti, Janukovych può senz’altro godere di buona compagnia grazie alla presenza del dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenka, responsabile di sistematici arresti nei confronti dei dissidenti, controllo sulla stampa, messa al bando di ogni forma di opposizione, e di recente anche dell’arresto del corrispondente polacco di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut. La nazionale della Bielorussia non ha preso parte alla fase finale dell’europeo, ma il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – si è precipitato a fare compagnia al collega Janukovych durante la manifestazione di chiusura di Euro 2012.

Accanto ai Presidenti degli unici due regimi autoritari dell’Europa, a presenziare alla partita finale del campionato di calcio sarà una nutrita schiera di capi di Stato e di Governo di Paesi dell’Unione Europea dove, a differenza che in Ucraina e Bielorussia, la democrazia e i diritti umani sono valori imprescindibili. Tuttavia, salvo poche eccezioni, nessuno degli esponenti degli Stati UE ha programmato azioni di protesta nei confronti della svolta autoritaria che, per via della sua violenza e rapidità, sta portando Kyiv lontano da Bruxelles e sempre più vicino all’orbita della Russia.

La personalità di maggior spessore che ignorerà la detenzione della Tymoshenko e dell’altra decina di oppositori è il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha dichiarato sin dalle prime ore successive alla vittoria della squadra azzurra in semifinale la volontà di sostenere la nazionale italiana dagli spalti dello Stadio Olimpico di Kyiv, senza tuttavia avere il buon senso di organizzare una visita né presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv – dove la Tymoshenko è detenuta in isolamento in gravi condizioni di salute, né presso il Carcere Luk’janivs’kyj della capitale ucraina, dove è detenuto, sempre in isolamento, il Ministro degli Interni dei governi arancioni Jurij Lucenko.

Nulla di strano per chi ha ancora difficoltà a riconoscere l’intervento dei carri armati sovietici in Ungheria del 1956 come una brutale repressione di un processo democratico, si potrebbe dire per “giustificare” Napolitano. Peccato che l’amnesia nei confronti del regresso democratico in Ucraina abbia toccato anche il Primo Ministro italiano, Mario Monti.

Infatti, persino il Super Mario nazionale – titolo conteso con il centravanti della Squadra azzurra, Mario Balotelli – ha dichiarato la presenza a Kyiv durante la partita, ma, similmente a Napolito, non ha ritenuto opportuno recarsi in visita dalla Tymoshenko, o, come sarebbe stato forse più opportuno, approfittare dell’occasione per esprimere al Presidente Janukovych la ferma condanna del Parlamento italiano, che con una risoluzione nel mese di maggio ha chiaramente condannato le Autorità di Kyiv per l’arresto politico degli esponenti arancioni.

Lezioni di realpolitik saranno date anche dalla Spagna, rappresentata dal Principe delle Asturie, Juan Pablo Alfonso, e dal Primo Ministro, Mariano Rajoy. Se l’amnesia dell’erede al trono di Spagna – Alto Rappresentante di un Paese che, similmente all’Italia, vive di calcio e moto – non fa quasi notizia, a preoccupare è l’atteggiamento del Capo del Governo di Madrid. Egli è infatti uno dei personaggi di spicco del partito Popolare Spagnolo: forza politica che, in Europa, collabora con Bat’kivshchyna, il soggetto di Julija Tymoshenko.

Non è chiaro se la decisione di non incontrare l’eroina della Rivoluzione Arancione da parte di Rajoy sia una decisione dettata davvero dalla Realpolitik, ma il fatto che nemmeno i legami interpartitici abbiano retto alla ragion di stato del Primo Ministro spagnolo non possono che gettare un’ombra di amarezza e di profonda preoccupazione.

Chi invece darà il buon esempio a Napolitano, Rajoy e compagnia è la Polonia: Paese co-organizzatore della rassegna calcistica, che accanto a Janukovych sarà rappresentata dal Presidente, Bronislaw Komorowski. Nell’interesse geopolitico della Polonia risiede la necessità di mantenere eccellenti rapporti con l’Ucraina, e di agire in ogni maniera per integrare Kyiv nell’Unione Europea ed evitarne lo scivolamento nell’orbita della Russia, per questa ragione la presenza di Komorowski sugli spalti dello Stadio Olimpico di Kyiv è da leggere come un gesto di alta professionalità ed estrema coerenza.

Tuttavia, prima dell’incontro il Presidente polacco ha convocato i rappresentanti dell’Opposizione Democratica presso l’ambasciata della Polonia per dialogare con essi, raccogliere le loro ragioni e, secondo una nota ufficiale, esprimere la piena e totale solidarietà a Julija Tymoshenko e agli altri dissidenti arancioni arrestati dall’ondata di repressione politica scatenata da Janukovych.

A dare una conferma della maturità delle Autorità polacche, e della loro poca volontà di apparire in mondovisione in compagnia di due dittatori come Janukovych e Lukashenka, è la posizione presa dal Primo Ministro di Varsavia, Donald Tusk. Con una nota, il Capo del Governo della Polonia ha dichiarato l’impossibilità di partecipare alla cerimonia i chiusura di Euro 2012 per obblighi famigliari quali la cura dei nipoti e il desiderio di assistere alla partita assieme alla famiglia.

Napolitano e Monti pensino prima ai terremotati dell’Emilia, del Mantovano e del Veronese

Forse, l’esempio di Tusk poteva essere fatto proprio da Napolitano e Monti, che meglio avrebbero fatto a rinunciare al viaggio a Kyiv per tifare la squadra azzurra assieme alle popolazioni terremotate dell’Emilia, del Mantovano e del Basso Veronese. In questo modo, con un solo gesto avrebbero assunto una presa di posizione molto intelligente, sopratutto in un periodo di antipolitica come quello attuale.

Essi avrebbero infatti nel contempoprotestato contro la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina, rendendo così onore al lavoro del Parlamento, avrebbero risparmiato denaro pubblico per l’acquisto dei biglietti andata e ritorno per Kyiv, e, sopratutto, avrebbero dato forza e morale alle popolazioni terremotate, a cui l’approdo in finale della nazionale italiana non potrà portare la sicurezza dell’avvio delle attività produttive e il ripristino dell’agibilità di scuole, Uffici Pubblici e Chiese entro l’inizio dell’autunno.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH ACCUSA LA TYMOSHENKO DI OMICIDIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 14, 2012

In un’intervista alla Bloomberg, il Presidente ucraino ritiene la Leader dell’Opposizione Democratica implicata nell’assassinio del Deputato Shcherban, avvenuto nel 1996. La difesa dell’eroina della Rivoluzione Arancione nega le accuse ed illustra come ad avvantaggiarsi del crimine siano stati il Capo di Stato e i grandi imprenditori a lui vicini

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Incompetente, ladra, e adesso anche omicida. Questa è l’escalation di accuse addossata alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, ad oggi detenuta nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv: a pochi passi da uno degli stadi dove si sta disputando il campionato europeo di calcio.

Nella giornata di mercoledì, 13 Giugno, in un’intervista all’autorevole Bloomberg, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha negato di essere il mandante dell’arresto della sua principale concorrente politica, e ha ritenuto la Tymoshenko responsabile di condotta antistatale, abuso d’ufficio, e gestione fraudolenta del denaro statale: le imputazioni per le quali la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata ed è ancora sotto processo.

Inoltre, Janukovych ha accusato la Tymoshenko per l’omicidio del deputato Jevhenij Shcherban, avvenuto nel novembre 1996 presso l’aeroporto di Donec’k. Sulla questione, la Leader dell’Opposizione Democratica è considerata dai giudici solo una testimone, ma da tempo la Procuratura Generale sta raccogliendo prove per certificare il coinvolgimento della Tymoshenko nella sparatoria.

“I crimini per cui la Tymoshenko è stata incolpata sono avvenuti in sua presenza, compreso l’omicidio di Shcherban – ha dichiarato il Presidente Janukovych alla Bloomberg – Voglio che le persone guardino al caso Tymoshenko da un punto di vista legale, evitando di sollevare pressioni sull’Ucraina”.

Pronta la risposta del Partito di Julija Tymoshenko, Bat’kivshchyna, che, con una nota, ha ritenuto le parole di Janukovych la conferma dell’inesistenza in Ucraina di una magistratura indipendente dalla politica. Secondo il comunicato, il Presidente ucraino ha già pronunciato il verdetto di colpevolezza a carico della Leader dell’Opposizione Democratica.

Contestazioni sono pervenute anche dall’avvocato della Tymoshenko, Serhij Vlasenko, che ha costantemente rigettato l’implicazione della sua assistita nell’omicidio Sherban. Inoltre, Vlasenko ha aggiunto che a guadagnare dall’omicidio del deputato è stato lo stesso presidente Janukovych.

Egli, 4 mesi dopo il tragico evento, è riuscito infatti ad ottenere la nomina a governatore della Oblast’ di Donec’k, e, assieme al circolo di grandi industriali a lui vicini, ha preso possesso dei beni immobili del deputato assassinato.

“Shcherban non avrebbe mai consentito a Janukovych di diventare governatore, e le case del deputato sono finite nelle mani dell’attuale Capo di Stato e dei businessman a lui vicini – ha dichiarato Vlasenko all’agenzia LIHABiznesInform – Le dichiarazioni testimoniano che il Capo di Stato è al corrente dell’iter procedurale di un processo che non è stato ancora aperto, e dimostrano che Janukovych dirige l’offensiva giudiziaria contro la sua principale avversaria politica”.

Freedom House paragona Janukovych a Putin

Il caso di Julija Tymoshenko – ex-Primo Ministro arrestata per avere firmato accordi energetici sconvenienti per le casse dello Stato durante l’ultimo anno passato alla guida del Governo – è ritenuto dalla comunità internazionale un episodio con il quale il Presidente Janukovych ha inteso eliminare un’insidiosa avversaria politicae, allo stesso tempo, vendicarsi per il ruolo-guida da lei esercitato nel 2004 durante la Rivoluzione Arancione.

Dinnanzi all’assenza di progressi in senso democratico da parte dell’Amministrazione presidenziale, l’Unione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione e il varo della Zona di Libero Scambio tra l’UE e l’Ucraina.

Inoltre, con ben cinque risoluzioni, il Parlamento Europeo ha richiesto l’immediata liberazione della Tymoshenko e dell’altra decina di esponenti di spicco del campo arancione, e ha contestato il regresso democratico impresso al Paese dalla Presidenza Janukovych.

Una dura condanna è arrivata anche dall’autorevole ONG internazionale Freedom House, che ha evidenziato come Janukovych abbia perso l’occasione dello svolgimento dei campionati europei di calcio nel suo Paese per apportare i cambiamenti in senso democratico richiesti dall’Europa per mantenere in vita il processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE.

“Sia in Ucraina che in Russia governano regimi che non osservano i diritti umani e la democrazia, che non rispettano le opposizioni e incarcerano i dissidenti politici – ha dichiarato il Capo di Freedom House, David Kramer, in un’intervista a Voice Of America – Spero che l’Ucraina non cada definitivamente al livello della Russia. Nelle nostre rilevazioni, Kyiv è un Paese parzialmente libero, ma la situazione sta peggiorando”.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO: PER ALEKSANDER KWASNIEWSKI L’UCRAINA E’ AL BIVIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2012

L’ex-Presidente polacco, inviato dal Parlamento Europeo per monitorare il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, riconosce la difficile situazione internazionale di Kyiv per via dell’arretratezza del suo sistema giudiziario. Incontri con il Presidente, Viktor Janukovych, e con esponenti del campo arancione

L’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski

In Ucraina la situazione è difficile e il Presidente Viktor Janukovych non deve scherzare ma mantenere le promesse. E’ così che nella giornata di lunedì, 11 Giugno, l’ex-Capo di Stato polacco, Aleksander Kwasniewski, ha commentato le prime ore della visita a Kyiv della missione del Parlamento Europeo incaricata di monitorare il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, Kwasniewski, che fa parte delle delegazione dell’Esecutivo di Strasburgo assieme all’ex-Presidente Parlamento Europeo, Pat Cox, ha ritenuto che la soluzione del problema legato al deficit di democrazia in Ucraina non è risolvibile nel breve termine. Inoltre, ha ritenuto la magistratura ucraina non pienamente indipendente, e per questo ha riconosciuto la necessità di eseguire un lavoro molto attento.

“L’Ucraina si trova in momento chiave per quanto riguarda il processo di integrazione nelle strutture europee – ha dichiarato Kwasniewski – Se mi si chiede di poter risolvere la situazione nell’immediato, rispondo che non è possibile. Il sistema ucraino richiede formule precise che vanno osservate. Ci saranno molte consultazioni e il lavoro non sarà facile”.

La missione del socialdemocratico polacco e del liberale irlandese, scelti dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, per osservare un caso politico a causa del quale il processo di integrazione europea dell’Ucraina è stato congelato, consiste nella presa di possesso delle carte del processo Tymoshenko e delle informazioni relative alla condanna, inflitta in appello e in primo grado, alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina.

Inoltre, Kwasniewski e Cox hanno incontrato sia il Presidente Janukovych – ritenuto dal dissenso ucraino e dalle principali cancellerie dell’Occidente il vero mandante dell’arresto della Tymoshenko – sia l’entourage degli avvocati e degli esponenti politici del Partito dell’eroina della Rivoluzione Arancione.

“Oggi abbiamo parlato con Janukovych. Gli abbiamo ricordato che è importante tenere vivo il processo di integrazione europea di Kyiv per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – ha dichiarato Kwasniewski – Auspico che il Presidente ucraino mantenga le promesse in merito alla riforma del sistema giudiziario fatte in passato all’Occidente e a me personalmente”.

Da parte dell’Amministrazione Presidenziale non è pervenuta alcuna dichiarazione ufficiale: solo uno scarno comunicato in merito all’incontro tra Janukovych e Kwasniewski, prima che il Capo di Stato ucraino si preparasse per recarsi allo stadio Olimpico per seguire il vittorioso debutto della rappresentativa dell’Ucraina ai campionati europei di calcio.

Chi invece ha relazionato sull’incontro avuto con Kwasniewski e Cox sono stati gli esponenti dell’Opposizione Democratica. Il Vice-Capo di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – Hryhorij Nemyr’ja ha evidenziato come i due esponenti del Parlamento Europeo abbiano messo in chiaro che l’Ucraina è al bivio, e che la liberazione della Leader del campo arancione, e degli altri dieci dissidenti incarcerati per ragioni politiche, è una questione indispensabile per ridare linfa al vettore occidentale della politica estera di Kyiv.

Kwasniewski vuole incontrare la Tymoshenko

“Per noi, la missione del Parlamento Europeo è la continuazione della risoluzione con cui nel mese di Maggio l’Emiciclo di Strasburgo ha severamente condannato il comportamento del Presidente Janukovych, e richiesto la liberazione di tutti i detenuti politici, tra cui mia madre, che i due inviati UE hanno espresso la volontà di incontrare in carcere” ha dichiarato Jevhenija Tymoshenko, la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica.

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per la firma durante l’ultimo anno speso alla guida del Governo ucraino di accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

La condanna, maturata in seguito a un processo dalla dubbia regolarità, e confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre, è stata contestata da Stati Uniti d’America, Unione Europea, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Freedom House, Amnesty International e dalle altre principali ONG internazionali indipendenti.

Questi organismi hanno evidenziato come la condanna inflitta all’eroina della Rivoluzione Arancione sia esclusivamente di carattere politico e miri all’eliminazione dalla competizione elettorale del principale avversario del Presidente Janukovych.

Matteo Cazzulani

UNA NUOVA RIVOLUZIONE ARANCIONE A KHARKIV PER JULIJA TYMOSHENKO. SENZA ANGELA MERKEL

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on June 11, 2012

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, conferma il boicottaggio del suo governo alla parte ucraina di Euro 2012, mentre i sostenitori olandesi supportano la loro nazionale con tinte arancioni e magliette inneggianti la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Violenze dei supporter russi a danno dei polacchi.

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel

Come previsto fin dall’inizio gli stadi ucraini non avranno l’onore di ospitare il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ma potranno contare della presenza molto evidente dei supporter olandesi. Nella giornata di venerdì, 8 Giugno, una nota del governo di Berlino ha confermato l’assenza del Cancelliere e di ogni altro Ministro agli incontri della fase a gironi della rappresentativa teutonica, che la Germania giocherà a Leopoli e a Kharkiv.

Nel contempo, la Merkel ha mantenuto aperta l’ipotesi della sua presenza a uno degli incontri della fase eliminatoria, a patto che la nazionale tedesca si qualifichi e, sopratutto, che la situazione in Ucraina migliori per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

Il Cancelliere tedesco è stata la prima in Europa a proporre il boicottaggio della parte ucraina del campionato europeo di calcio per il caso di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica arrestata per ragioni esclusivamente politiche – secondo un articolo del codice penale di diretta origine sovietica – oggi detenuta in isolamento in condizioni disumane in una colonia penale di massima sicurezza.

All’appello della Merkel, che fino al comunicato ufficiale non ha tuttavia assunto una posizione chiara, hanno aderito le Autorità politiche di Francia, Gran Bretagna, Austria e Belgio.

A sostenere il boicottaggio della rassegna calcistica sono stati inizialmente anche i vertici dei Paesi Bassi. Tuttavia, una nota del Consiglio dei Ministri olandese ha reso noto che, in caso di approdo in finale della rappresentativa nazionale, il Primo Ministro Mark Rutte, presenzierà a Kyiv.

A compensare il dietrofront dei Paesi Bassi sono stati i suoi tifosi. In occasione della prima partita della loro nazionale – avvenuta contro la Danimarca nello stadio di Kharkiv: a pochi chilometri dal carcere dove è detenuta la Tymoshenko – molti dei supporters hanno indossato una maglietta inneggiante alla liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, la maggior parte di essi non era al corrente della situazione della Tymoshenko, ma la T-shirt con il volto della Leader dell’Opposizione Democratica accostata alle parrucche e ai vessilli arancioni – i colori della rappresentativa olandese – ha giocoforza ravvivato i ricordi del 2004, quando la carismatica politica ha guidato sul Majdan Nezalezhosti di Kyiv la pacifica Rivoluzione Arancione.

A differenza di Germania, Francia e Inghilterra, i Paesi UE che hanno deciso di non boicottare la parte ucraina della manifestazione calcistica, oltre ai Paesi Bassi, sono Polonia e Danimarca.

I supporter russi vogliono rievocare l’occupazione comunista di Varsavia

Chi ha voluto fare sentire la propria presenza sono stati anche i supporter della nazionale russa, che, sempre nella giornata di venerdì, 8 Giugno, a Wroclaw, al termine della partita Russia-Repubblica Ceca hanno aggredito i volontari del servizio di sicurezza polacco, provocando quattro feriti gravi e l’apertura da parte dell’UEFA di un’inchiesta urgente.

Oltre che per i fatti di Wroclaw, i tifosi russi hanno fatto parlare di se per avere comunicato l’intenzione di inscenare una marcia nel centro di Varsavia alla vigilia della partita tra la Polonia e la Russia, con stendardi di epoca sovietica e striscioni inneggianti alla grandezza dell’URSS.

L’iniziativa ha un carattere apertamente provocatorio, poiché rievoca pagine tristi della storia polacca del Novecento, quando la capitale della Polonia fu occupata e presidiata dai militari dell’Armata Rossa.

Nonostante gli inviti al buon senso, i tifosi russi non hanno rinunciato alla loro rievocazione storica, al punto che i supporter polacchi hanno promesso barricate per le strade di Varsavia per garantire il rispetto della sensibilità culturale dei padroni di casa.

Matteo Cazzulani

EURO 2012: ANCHE CAMERON E IL SUO ESECUTIVO BOICOTTANO JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 8, 2012

Il governo britannico comunica l’assenza di ogni suo esponente alle partite del campionato europeo di calcio che si svolgeranno negli stati ucraini per protestare contro la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. In forse anche la presenza del Cancelliere tedesco, Angela Merkel

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

In Polonia si, in Ucraina no. Questa è la scelta del governo della Gran Bretagna che, nella giornata di giovedì, 7 Giugno, ha dichiarato per via ufficiale l’intenzione di boicottare il campionato europeo di calcio in Ucraina.

Come dichiarato dall’ufficio stampa di Downing Street, e riportato dall’autorevole Guardian, l’esecutivo britannico ha motivato l’assenza di suoi rappresentanti alle partite di Euro 2012 che si giocheranno negli stadi ucraini in segno di protesta nei confronti della deriva autoritaria che ha portato all’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

“Il Governo appoggia la squadra nazionale inglese, ma nessun Ministro sarà presente alle partite della fase a gironi – riporta la nota del Governo – la partecipazione di esponenti dell’esecutivo alle seguenti partite dipenderà dal Paese in cui saranno giocate, e dallo stato della democrazia in Ucraina”.

La notizia del boicottaggio è stata comunicata alla vigilia del calcio d’inizio della rassegna sportiva continentale, ospitata in quattro stadi polacchi e in altrettanti impianti ucraini. Oltre alla Gran Bretagna, a optare per il boicottaggio di Euro 2012 in segno di protesta per il regresso democratico in atto a Kyiv sono stati anche i vertici politici di Francia, Belgio, Paesi Bassi e, sopratutto, della Commissione Europea.

Incerta è la posizione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, nonostante abbia per prima avanzato l’ipotesi di boicottare Euro 2012 per richiedere la liberazione della Tymoshenko e il ripristino della democrazia in Ucraina, non ha ancora deciso se recarsi o meno presso gli stadi ucraini.

Janukovych invita la Merkel a Kyiv

A poche ore dalla notizia del boicottaggio tedesco, la Merkel ha ricevuto l’invito ufficiale da parte del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che ha proposto alla Merkel di assistere alla partita conclusiva della rassegna sportiva, in programma a Kyiv.

In Germania, chi non ha dubbi è il Capo dello Stato, Joachim Gauck, che per primo ha sostenuto l’idea di boicottare l’europeo di calcio. Posizione altrettanto chiara, ma differente da quella del Presidente teutonico, è quella della Polonia, i cui vertici politici hanno considerato come impropria e pericolosa l’idea di non partecipare alla rassegna sportiva.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha evidenziato come l’assenza delle Autorità europee possa comportare l’insuccesso della manifestazione, e, a colloquio con la Merkel, ha illustrato come sia la stessa Julija Tymoshenko a non apprezzare il boicottaggio del campionato europeo di calcio nel suo Paese.

Il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, ha sollevato a più riprese la questione del rispetto della democrazia e dei diritti umani in Ucraina, ma ha anche sottolineato il pericolo che una rottura diplomatica con Kyiv, e il suo totale isolamento dal’UE che ne conseguirebbe, ha per la sicurezza nazionale ed energetica di tutta l’Europa.

Julija Tymoshenko è uno dei circa dieci esponenti dell’Opposizione Democratica arrestati per motivi politici dalla salita al potere del Presidente Janukovych. Ella è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

A sua volta, il Capo di Stato ucraino Janukovych ha accentrato nelle sue mani ampi poteri sottratti al Parlamento, ha avviato un forte controllo sulla stampa, e ha falsificato l’esito delle elezioni amministrative.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA CRITICA L’UCRAINA ALLA VIGILIA DELL’EUROPEO DI CALCIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 5, 2012

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, riceve il Capo in pectore dell’Opposizione Democratica ucraina, Arsenij Jacenjuk. Secondo i commentatori, l’evento è un chiaro segnale di protesta inviato da Varsavia nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, in seguito all’arresto dell’eroina della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di dissidenti politici

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, sostegno allo svolgimento di elezioni libere e democratiche in Ucraina, supporto alla ripresa del processo di integrazione europea di Kyiv, e impegno affinché il campionato europeo di calcio porti vantaggi a polacchi e ucraini.

Queste sono le promesse che il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, ha comunicato al Capo in pectore dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk.

Ex-Speaker della Rada, già Ministro degli Esteri ed economista di formazione, Jacenjuk è stato nominato Comandante del listone unitario del campo arancione alle prossime elezioni parlamentari, dopo che la sua naturale Leader, Julija Tymoshenko, è stata imprigionata per ragioni politiche insieme ad un’altra decina di esponenti del dissenso.

Un ruolo non facile quello del politico arancione, dal momento in cui, come egli stesso ha dichiarato a Komorowski, il rischio di falsificazioni del risultato elettorale da parte dell’amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, è molto alto.

Per questa ragione, e per protestare apertamente contro la detenzione dei politici dell’Opposizione Democratica, Jacenjuk ha chiesto al Presidente polacco di sollevare la questione con il suo collega ucraino nel corso dell’incontro tra i due a Varsavia, in programma in occasione della partita inaugurale dell’Europeo di calcio.

“Non sono un sostenitore del boicottaggio dell’Europeo di calcio, ma sostengo il boicottaggio da parte dei politici europei delle Autorità del nostro Paese – ha dichiarato Jacenjuk – Chiedo che non si dia la mano a Janukovych, e che con lui ci si comporti in maniera risoluta. Capisco le difficoltà del Presidente Komorowski, che comunque dovrà seguire un protocollo. Chiedo a lui di attenersi alla prassi, senza andare oltre”-

Come illustrato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, la visita di Jacenjuk in Polonia è un chiaro segnale politico lanciato da Varsavia a Kyiv. L’organizzazione di un incontro ufficiale tra il Presidente polacco e il capo effettivo dell’Opposizione Democratica ucraina a pochi giorni dall’inizio dell’europeo di calcio è infatti un chiaro messaggio di disapprovazione che Komorowski ha lanciato a Janukovych.

Del resto, già negli scorsi mesi si sono ripetuti gli appelli da parte del Capo di Stato polacco al suo collega ucraino affinché a Kyiv fosse ripristinato il rispetto della democrazia, della libertà di stampa e dei diritti umani.

La violazione di questi principi ha congelato le trattative per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, che la Polonia – tradizionalmente schierata a favore dell’integrazione ucraina nell’UE – sostiene in quanto esso concede a Kyiv lo status di partner privilegiato di Bruxelles oggi riconosciuto a Norvegia, Islanda e Svizzera.

Si complicano i rapporti con Vilna

Se sul lato ucraino i polacchi stanno cercando di superare evidenti problemi, nuove complicazioni sono emerse nei rapporti tra la Polonia e la Lituania.

In un’intervista al settimanale Veidas, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ha comunicato la necessità di arrivare a una sospensione dei rapporti diplomatici con Varsavia in seguito alle recenti frizioni inerenti la trascrizione ufficiale dei cognomi della minoranza polacca residente in Lituania.

Le autorità di Varsavia hanno richiesto a più riprese la concessione ai polacchi di Lituania il permesso di adottare la trascrizione originale polacca, ma Vilna ha ritenuto la posizione della Polonia un’intromissione indebita negli affari interni lituani.

“La Lituania deve essere saggia, e amministrare la propria linea di politica estera in base alla situazione geopolitica ai suoi confini, che è cambiata rispetto al passato – ha dichiarato la Grybauskaite – Per questo ritengo opportuna un pausa nelle relazioni con alcuni Paesi, tra cui la Polonia”

VIKTOR JANUKOVYCH CRITICATO UFFICIALMENTE DALL’UNIONE EUROPEA. PER LA QUINTA VOLTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 25, 2012

Approvata una risoluzione bipartisan del Parlamento Europeo che critica il regresso della democrazia in Ucraina, ed invita al rispetto della democrazia e dei diritti umani per mantenere attivo il processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles. Il caso di Julija Tymoshenko come banco di prova per le Autorità ucraine

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

17 tirate d’orecchie a Janukovych e un rapporto con l’UE messo a serio repentaglio. Nella giornata di giovedì, 24 Maggio, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna all’Ucraina condivisa da tutte le forze partitiche dell’Emiciclo di Strasburgo.

Il documento, composto di 17 punti, inizia con la conferma della volontà da parte dell’Unione Europea di mantenere buone relazioni con l’Ucraina, ma riconosce che la mancata tutela dei diritti umani, l’uso politico della magistratura per reprimere gli esponenti dell’Opposizione Democratica, e il non rispetto della democrazia impossibilitano la firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv.

L’Unione Europea ha riconosciuto come causa di questa impasse la poca volontà delle autorità ucraine di compiere riforme in senso democratico, e ha invitato la Commissione di Venezia, il Consiglio d’Europa, e le altre Istituzioni UE ad aiutare Kyiv a compiere un’evoluzione in senso democratico e occidentale.

Particolare attenzione è stata dedicata al caso della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e degli altri esponenti del dissenso ucraino arrestati per motivi politici, di cui l’UE ha chiesto l’immediata scarcerazione. Inoltre, l’Emiciclo di Strasburgo ha evidenziato come, in Ucraina, il Parlamento debba tornare ad essere l’organo legislativo che controlla l’attività del Governo mediante la dialettica democratica, e non un mero organo consultivo che prende atto delle decisioni del Presidente, Viktor Janukovych.

Sulla Tymoshenko, l’Unione Europea ha dichiarato di riservare particolare attenzione allo svolgimento della seduta della Cassazione, presso la quale gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno esposto ricorso contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento che, l’11 Ottobre 2011, è stata sentenziata dopo un processo dalla palese irregolarità.

Oltre alla Tymoshenko, l’UE ha richiesto la garanzia dei diritti giudiziari per gli altri detenuti politici: l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Vice-Ministro della difesa, Valerij Ivashchenko. Inoltre, ha invitato le Autorità ucraine a garantire assistenza medica ai detenuti, e ad analizzare con particolare cura i ricorsi contro le torture subite in carcere esposti dalla Tymoshenko.

La risoluzione ha invitato Kyiv a creare una Commissione Internazionale per individuare ogni possibile infrazione nel rispetto delle libertà fondamentali commesse nei confronti dei detenuti politici, e a tal riguardo ha giudicato in maniera positiva l’esito del recente incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, dal quale è maturata la decisione di inviare osservatori UE in materia di diritto presso le sedute dei processi aperti a carico della Tymoshenko.

Il Parlamento Europeo ha poi posto il corretto svolgimento delle Elezioni Parlamentari come l’ultima possibilità per l’Ucraina di dimostrare interesse nei confronti dell’integrazione con Bruxelles, e come un segnale di credibilità per confermare a Kyiv la Presidenza di turno dell’OSCE.

Infine, la risoluzione invita i Leader politici del Vecchio Continente a non boicottare le partite del campionato europeo di calcio, ma a cercare, durante il soggiorno in Ucraina, momenti per visitare i detenuti politici e cogliere l’occasione per esprimere pubblicamente la contrarietà dinnanzi al trattamento illiberale riservato ai dissidenti politici.

Janukovych fa orecchie da mercante

Al documento non è pervenuta alcuna reazione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: il vero oggetto delle critiche che, per la quinta volta nel giro di pochi mesi tra dichiarazioni delle Alte Autorità UE e risoluzioni simili a quella approvata, ha unito le forze politiche del Parlamento Europeo in una forte condanna nei confronti di un regime che, a causa dell’incarceramento degli esponenti dell’Opposizione e della privazione dell’indipendenza del Parlamento nei confronti dell’Amministrazione del Capo dello Stato, è oggi molto simile alla Bielorussia autoritaria di Aljaksandar Lukashenka.

A rispondere alle critiche UE è stato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha rilevato nella risoluzione aspetti positivi come il mantenimento delle porte aperte nel dialogo con l’Ucraina, e ha fornito alle Autorità un incentivo a riformare il proprio sistema giudiziario. Nel contempo, ha criticato l’eccesso di emotività dimostrato da alcuni Partiti del Parlamento Europeo nei confronti di Julija Tymoshenko e della situazione degli esponenti del’Opposizione ucraina.

Durante il dibattito sulla risoluzione di martedì, 22 Maggio, tutte le forze partitiche – con l’eccezione della Sinistra Europea – hanno riconosciuto il carattere repressivo dell’atteggiamento di Janukovych. Il Partito Popolare Europeo e i Verdi Europei hanno invitato l’Unione Europea ad applicare sanzioni nei confronti del Presidente Janukovych, mentre l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei ha ribadito l’intenzione di interrompere il rapporto di collaborazione strato con il Partija Rehioniv – il partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, e quasi tutti i Ministri.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO ALL’EUROPA: “NON BOICOTTATE EURO 2012”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 20, 2012

A colloquio con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, nella camera dell’ospedale in cui è ricoverata, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina invita i politici UE a mantenere un atteggiamento scrupoloso nei confronti delle Autorità di Kyiv per non favorire la propaganda del regime durante i campionati di calcio. L’esponente di Bruxelles espone preoccupazione per le condizioni di psichiche dell’eroina arancione

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Si all’invio di osservatori europei al processo e al trasferimento temporaneo all’estero per le cure mediche, no al boicottaggio del campionato europeo di calcio e al sostegno alla propaganda del regime di Kyiv. Questo è quanto emerso dall’incontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, avvenuto sabato, 19 Maggio, presso la camera dell’ospedale di Kharkiv in cui l’eroina arancione è ricoverata.

Come comunicato da Protasiewicz alla radio pubblica polacca, Julija Tymoshenko ha espresso preoccupazione per la situazione del suo Paese e per il rallentamento del processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea. Ciò nonostante, la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato i politici UE a non boicottare il campionato di calcio che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Nello specifico, Julija Tymoshenko ha evidenziato come la mancata partecipazione alla rassegna calcistica per Kyiv sia un fattore negativo, ma, nel contempo, ha ritenuto saggia la decisione presa da diversi esponenti politici del Vecchio Continente di dosare la loro presenza sugli spalti degli stadi ucraini.

“Julija Tymoshenko si è appellata affinché i Leader europei non si facciano utilizzare dalla propaganda delle Autorità ucraine – ha dichiarato Protasiewicz a Polskie Radio – Inoltre, ha sostenuto che l’integrazione europea non è una priorità del Presidente, Viktor Janukovych. Per questo, ha ritenuto utile che l’Unione Europea appronti una politica dura nei confronti di Kyiv, come già dimostrato con il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”

In seguito, la Tymoshenko ha accettato la proposta del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in merito all’invio di esperti europei per monitorare l’andamento del processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per evasione fiscale, e del ricorso in Cassazione contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nell’ultimo anno passato alla guida del Governo, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Infine, la Leader dell’Opposizione Democratica ha apprezzato le cure mediche, che ha deciso di iniziare solo dinnanzi alla pressione internazionale, ma ha lamentato la presenza nella sua camera di telecamere installate dalle Autorità carcerarie per sorvegliarla giorno e notte. Per questa ragione, si è detta favorevole all’ipotesi di trasferimento fuori dall’Ucraina per terminare i trattamenti sanitari in un ambiente meno ostile, a patto che la soluzione abbia carattere temporaneo.

“Julija Tymoshenko si trova in uno stato psichico difficile – ha dichiarato Protasiewicz – il disagio può influire negativamente sulla riuscita delle cure mediche che sta affrontando. Si è detta favorevole al trasferimento all’estero, ma solo per qualche mese: non ha intenzione alcuna di emigrare. Ciò nonostante, è consapevole che la legislazione ucraina impedisce il ricovero di un detenuto fuori dal Paese”.

La clinica tedesca disposta ad accogliere la Tymoshenko a Berlino

In serata, è giunto l’invito della clinica tedesca Charité, da cui proviene il medico di fiducia della Tymoshenko incaricato di dirigere i trattamenti sanitari in Ucraina. Con una nota, ripresa dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, il Primario della struttura ospedaliera berlinese ha ritenuto che in Ucraina non vi sono le condizioni per terminare le cure mediche, e ha auspicato che le Autorità di Kyiv possano permettere il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica in Germania.

“La Tymoshenko soffre da tempo di un’ernia al disco- riporta la nota della Charité – lamenta dolori che sono stati trascurati dalle Autorità carcerarie per tutto l’arco della sua detenzione in isolamento [iniziata il 5 Agosto 2011, n.d.a.]. L’hanno accusata di mentire, ma la sua sofferenza ha un fondamento medico. Spero che Kyiv prenda una decisione saggia, umana, e politicamente ragionevole”.

Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, l’11 ottobre 2011 dopo un processo costruito su prove irregolari – alcune delle quali datate addirittura il 31 Aprile! – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, compreso quello di convocare testimoni per sostenere l’innocenza dell’assistita.

Dopo questo verdetto, che è stato confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre 2011, e che attende il pronunciamento della Corte di Cassazione, sul conto della Leader dell’Opposizione Democratica è stato aperto un secondo processo per fatti risalenti alla metà degli anni Novanta.

La comunità internazionale – Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Canada, Australia, Freedom House, Amnesty International – a più riprese ha criticato il trattamento riservato alla Tymoshenko, e ha richiesto invano al Presidente Janukovych garanzie sullo svolgimento di processi regolari e sul riconoscimento dei diritti dell’imputata.

L’Opposizione Democratica ha illustrato la connotazione politica dei processi organizzati a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di dissidenti politici, e ha accusato il Capo di Stato ucraino di essere il mandante di un’operazione mirata all’eliminazione dalla competizione partitica interna al Paese di ogni personalità di spicco del campo arancione.

Matteo Cazzulani

IL PARLAMENTO ITALIANO HA DECISO: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 11, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una mozione bipartisan – non appoggiata solo dalla Lega Nord – ha impegnato il Primo Ministro, Mario Monti, a sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, e ad attivarsi per il riconoscimento del Premio norvegese all’eroina della Rivoluzione Arancione. Il Deputato Enrico Farinone: “I diritti umani sono una priorità, non potevamo restare silenti”

Da correttore dei conti del Paese, come è stato presentato al momento del suo insediamento, Mario Monti sarà anche l’alfiere della democrazia in Ucraina. Nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento italiano ha approvato una mozione che obbliga il Presidente del Consiglio ad attivarsi con ogni misura possibile in campo diplomatico per sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione arrestati dalla salita al potere del Presidente oggi in carica, Viktor Janukovych.

Successivamente all’incontro con la figlia della Tymoshenko, Jevhenija, e al numero crescente di iniziative in favore della liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica – tra cui l’appello de Il Legno Storto sottoscritto da centinaia di lettori, e la battaglia combattuta da portali di informazione popolari nella comunità degli italiani all’estero, come Lombardi Nel Mondo – ciascuna delle forze politiche della Camera dei Deputati ha presentato una propria risoluzione sulla questione.

Tra le proposte, quella di maggiore rilievo è stata la mozione redatta da Gianni Vernetti, dell’Alleanza Per l’Italia, sostenuta da PDL, PD, IDV, UDC e Gruppo Misto. In nome della volontà del popolo italiano, essa impegna il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ad attivarsi per la liberazione di Julija Tymoshenko, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko,e degli altri dieci detenuti politici dell’Opposizione Democratica ucraina.

Altresì, essa obbliga il Capo del Governo a esercitare pressione affinché la Tymoshenko possa ricevere le visite di esponenti dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale, contrariamente a quanto finora concesso dalle Autorità Carcerarie.

Inoltre, il documento invita Mario Monti a sostenere con tutti i mezzi possibili la candidatura di Julija Tymoshenko al conseguimento del Premio Nobel per la Pace, in quanto la Leader arancione è una figura attiva nella democratizzazione dell’Ucraina e nell’integrazione tra le diverse componenti della società del suo Paese.

“Quello di Julija Tymoshenko è un caso di emergenza europea che ci ha scosso – ha dichiarato Enrico Farinone, Deputato del Partito Democratico, membro del gruppo di lavoro che ha redatto il documento – non potevamo rimanere silenti, nemmeno in un periodo in cui la crisi economica e l’esito delle amministrative dettano ben altre priorità: i diritti umani vanno prima di tutto”.

Dal Majdan allo sciopero della fame

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premierato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse statali.

A questa prima condanna, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e l’imputata incarcerata preventivamente dal 5 Agosto, si è sommato un secondo procedimento in cui la Tymoshenko è accusata di evasione fiscale e gestione fraudolenta del denaro statale.

Impossibilitata ad incontrare famigliari e avvocati, la Leader dell’Opposizione Democratica soffre di un’ernia del disco che, trascurata dalle Autorità carcerarie, le rende impossibile la deambulazione. Inoltre, il 20 Maggio la Tymoshenko è stata picchiata nella sua cella, e ha riportato evidenti ematomi all’altezza dello stomaco e su gambe e braccia.

Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica ha intrapreso uno sciopero della fame, mentre la comunità internazionale ha apertamente protestato contro il Presidente Janukovych disertando il vertice di Jalta dei Paesi dell’Europa Centrale, e ventilando l’ipotesi di boicottare il campionato europeo di calcio, che l’Ucraina organizzerà assieme alla Polonia.

Matteo Cazzulani