LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI SCARICANO JANUKOVYCH: “BASTA PARTNERSHIP CON UN ILLIBERALE”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 15, 2012

In esclusiva per La Voce Arancione, l’Europarlamentare austriaco Hannes Swoboda analizza il caso di Julija Tymoshenko e commenta la situazione politica in Ucraina. L’immaturità democratica del Capo di Stato non solo ha provocato congelamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv – e l’avvicinamento di quest’ultima alla Russia – ma porterà alla rottura tra i socialdemocratici europei ed il Partito del Capo di Stato ucraino: finora legati da un accordo di collaborazione

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

L’Ucraina non è un Paese democratico e il suo Presidente, Viktor Janukovych, compie un grosso errore nel condurre iniziative illiberali. E severo il giudizio sulla situazione politica ucraina dell’Europarlamentare austriaco, Hannes Swoboda, che, per conto dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE: il gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene – ha seguito l’evolversi dell’ondata di arresti politici avvenuti in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica, con particolare attenzione al procedimento contro la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Intervenuto a un’assemblea pubblica a Milano sabato, 14 Gennaio, il politico di origine ceco-ungherese – e per questo di vedute mitteleuropee – ha accettato di commentare per La Voce Arancione quanto accade sulle Rive del Dnipro, rilasciando dichiarazioni di importanza considerevole per il destino europeo di Kyiv.

“Janukovych sbaglia a condurre la faccenda come una vendetta personale – ha dichiarato Swoboda, riferendosi al processo Tymoshenko – l’avvenimento è chiaramente stato condotto al di fuori delle regole della democrazia. Per questa ragione non escludo che la partnership tra i socialdemocratici europei ed il Partija Rehioniv [la forza politica di Janukovych a cui, oltre al Presidente, appartengono il Premier, Mykola Azarov, ed la maggioranza dei membri del Consiglio dei Ministri] sarà rivista ed interrotta al più presto. Un gruppo dell’Europarlamento non può collaborare con chi non rispetta la libertà”.

Il rosso diretto a Janukovych è destinato a pesare nella politica interna di Kyiv. Stretto nel Novembre 2010, l’accordo di collaborazione con i socialdemocratici europei è stato utilizzato da Janukovych in chiave propagandistica per presentarsi dinnanzi all’opinione pubblica ucraina come ben accetto in Europa al pari di Julija Tymoshenko: il cui Partito, Bat’kivshchyna, è invece legato al Partito Popolare Europeo. Privato dell’alleanza con l’APSDE, il Presidente ucraino resta ora senza argomenti per giustificare la riluttanza con cui è visto a Bruxelles.

Una volta congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – proprio a causa dell’immaturità democratica delle Autorità ucraine, Janukovych ha optato repentinamente per l’adesione alla Zona di Libero Scambio CSI. Questo progetto di integrazione economica dell’ex-Unione Sovietica è sostenuto da Mosca per tornare superpotenza mondiale, a discapito proprio dell’Unione Europea.

“Janukovych sbaglia a ricattare l’Europa con l’avvicinamento alla Russia – ha continuato Swoboda – almeno per due motivi. Da un lato, si inimica anche chi in Europa è disposto a soprassedere alla sua condotta illiberale pur di integrare l’Ucraina nell’UE. Dall’altro, non rispetta la volontà del popolo ucraino e degli industriali suoi sponsor: decisamente favorevoli all’integrazione europea piuttosto che al vettore eurasiatico”.

Il caso Tymoshenko è un problema europeo

Come illustrato dall’europarlamentare austriaco, il caso Tymoshenko è da considerarsi un problema europeo, di cui è bene che tutte le strutture UE si occupino con la dovuta attenzione: a prescindere dalle appartenenze partitiche e dagli interessi delle singole nazioni.

L’Ucraina è situata in una zona geopoliticamente calda, tra l’Unione Europea e la Russia: due vicini tra i quali, per ragioni di equilibri energetici e militari, Kyiv non può mantenersi equidistante, ma è chiamata compiere una scelta di campo tra la Bruxelles democratica e la Russia illiberale.

“Non so se la Tymoshenko è colpevole o innocente, ma il suo caso è un problema Europeo – ha evidenziato l’Europarlamentare austriaco – si parla tanto di politica estera UE nel Mediterraneo, ma è bene non dimenticare i confini orientali, dove Bruxelles deve fare i conti con una Russia non democratica. L’Ucraina deve compiere la sua scelta tra l’Unione Europea e quella Eurasiatica – ha continuato – ma a farlo deve essere il popolo sovrano, e non solo il suo Presidente. Nel Vecchio Continente parliamo tanto di diminuzione della democrazia al nostro interno – ha concluso – ma non dimentichiamoci che senza un’Ucraina democratica non avremo mai un’Europa veramente libera”.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto – maturato in seguito ad un processo farsa: con la difesa privata di ogni diritto e prove montate ad hoc, datate addirittura il 31 Aprile – è stato confermato il 24 Dicembre dalla Corte d’Appello.

Reclusa nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv – senza alcuna assistenza sanitaria – la Tymoshenko ha subito un secondo arresto: ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il proseguo del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

Questa seconda sentenza è stata pronunciata in circostanze al limite del macabro: con PM e pubblica accusa nella cella della Tymoshenko, seduti attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è costretta a giacere da un forte mal di schiena trascurato dalle autorità carcerarie.

Il 30 Dicembre, la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, separata dal centro della vita politica e dei famigliari alla vigilia di Capodanno: festività che in Ucraina ha lo stesso significato del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

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JANUKOVYCH CONTRO I GIORNALISTI: “NON HO TEMPO DI GODERE DELLE COMODITA'”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 22, 2011

Nella conferenza stampa di fine anno, il Presidente ucraino promette stabilità e benessere, ed evita le domande scomode, con velate minacce ai loro autori. Impasse nelle trattative per il rinnovo delle forniture di gas, per il quale la Russia avrebbe imposto condizioni gravose  all’Ucraina

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Tante promesse, poca attenzione allo stato del Paese, ed un siparietto raggelante. La conferenza stampa di fine 2011 del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, è stata dominata da un analisi fumosa di quanto accaduto sulle Rive del Dnipro in un anno particolarmente difficile. Apertosi sulla scia delle elezioni amministrative falsificate nell’Ottobre 2010 e dell’arresto dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’anno che passa è stato caratterizzato dall’inasprimento delle condizioni economiche, e dall’intensificarsi della pressione su media indipendenti e politici dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko.

Arrestata il 5 Agosto, prima ancora che un verdetto la condannasse, l’11 Ottobre, a 7 anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative del gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, la Leader dell’Opposizione Democratica ha simboleggiato il regresso politico sulle Rive del Dnipro. Per questa ragione, il 19 Dicembre, è stata congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico, che avrebbe integrato economicamente Kyiv a Bruxelles.

Di tutto questo poco è emerso nell’exposé del Presidente, che, altresì, ha illustrato l’innalzamento di paghe sociali ed uscite previdenziali, sostenuto la cospicua crescita nel settore industriale ed agrario, e lodato il raggiungimento della stabilità. Sul caso Tymoshenko, il Capo dello Stato ha ribadito l’estraneità della sua Amministrazione dal procedimento, e si è detto favorevole alla liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, purché le leggi in vigore non vengano infrante.

Come sottolineato da diversi esperti,è difficile credere nella buonafede di Janukovych, sopratutto alla luce della natura del processo a cui Julija Tymoshenko è stata sottoposta: un vero e proprio autodafé politico, costruito su prove irregolari – addirittura datate il 31 Aprile – senza diritti per la difesa, culminato con la condanna della Leader dell’Opposizione Democratica secondo un articolo del codice penale ereditato dall’epoca sovietica.

Accanto a tutto questo, Janukovych non è stato in grado di dare risposte convincenti a domande scomode. Ne è un esempio quella sollevata dal noto pubblicista della Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Najem, che ha chiesto spiegazioni sugli investimenti faraonici spesi per la costruzione della residenza presidenziale Mezhyhir’ja e la realizzazione della pista di atterraggio dell’elicottero del Capo di Stato a Kaniv: appaltata all’azienda del figlio, Oleksandr Janukovych.

“Tutto quello che Lei dice mi interessa poco – ha risposto, in russo, il Presidente ucraino – Ho davvero poco tempo per godere di queste dolcezze della vita – ha continuato, cercando di trattenere un sogghigno sempre più apparente – Ieri, sono tornato alle tre della notte, ed alle sei mi sono già svegliato. L’altro ieri, ancor prima. Non so di quali comodità Lei parla – ha ultimato con tono serioso – ma le posso dire che non la invidio. Ci conosciamo bene, e siamo intesi”.

Kyiv sempre più succube di Mosca

Una replica che ha raggelato diversi analisti, che nelle parole del Capo di Stato hanno letto una minaccia diretta. Certo è che di vero resta l’orario del sonno di Janukovych: fino alla tarda serata del giorno precedente, il Capo di Stato ucraino è stato impegnato in serrate trattative con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, per il rinnovo del contratto per le forniture di gas. Una questione spinosa, in cui a tenere il pallino del gioco è la Russia: decisa a non concedere regali sotto l’albero, salvo pesanti concessioni che aumenterebbero la sottomissione politica di Kyiv a Mosca.

Secondo indiscrezioni, il Cremlino avrebbe collegato lo sconto sul prezzo dell’oro blu a tre clausole: cessione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, ingresso dell’Ucraina dell’Unione Eurasiatica – progetto di integrazione dell’ex-URSS ideato dalla Russia per tornare superpotenza mondiale copiando le strutture dell’UE – ed uscita di Kyiv dalla Comunità Energetica Europea – che, proprio pochi giorni or sono, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha ritenuto il risultato più alto raggiunto nel processo di integrazione europea dell’Ucraina.

Condizioni pesanti, a cui Janukovych difficilmente potrà scampare: sopratutto in seguito al congelamento dell’Accordo di Associazione, che, de facto, ha precluso a Kyiv l’alternativa europea per controbilanciare le mire imperialistiche di Mosca.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani

WROCLAW CAPITALE DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA DI OGGI E DI DOMANI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 17, 2011

Incontro dei Presidenti polacco, tedesco ed ucraino in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Università del capoluogo slesiano, segnato dalle barbarie staliniane del secondo dopoguerra. La firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina al centro dei colloqui. La Russia fissa la data per il varo dell’Unione Eurasiatica

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La città slesiana ferita delle barbarie del Novecento come ultimo bastione per la difesa di un’Europa libera, democratica ed allargata da una Russia dalle rinate velleità imperiali. Nella giornata di martedì, 15 Novembre, i Presidenti di Polonia, Germania, ed Ucraina – Bronislaw Komorowski, Christian Wulff, e Viktor Janukovych – si sono incontrati a Wroclaw per celebrare l’anniversario di fondazione dell’Università Statale della città polacca.

Figlia della tradizione dell’Ateneo tedesco del periodo prebellico e di quello polacco di Leopoli – entrambi chiusi dopo la seconda guerra mondiale, quando, concordemente con gli accordi di Jalta, Stalin ordinò la deportazione dei polacchi del capoluogo galiziano in quello di una Slesia svuotata dell’elemento tedesco e restituita alla Polonia Popolare satellite dell’URSS – la struttura oggi non solo conserva il ricordo di un passato doloroso e tormentato, ma è uno dei centri più attivi per l’integrazione europea e la promozione del suo allargamento ad est: sopratutto ad una realtà appartenente di diritto al Vecchio Continente per storia, cultura, e tradizioni, ma ancora esclusa dall’unione politica di Bruxelles, come l’Ucraina.

Però, sul futuro europeo di Kyiv si addensano ancora troppe nubi: non solo quelle naturali, che hanno costretto l’aereo di Viktor Janukovych a posticipare l’atterraggio a Wroclaw, ma sopratutto quelle politiche, legate ad un’ondata di repressione a danno di giornalisti ed esponenti dell’Opposizione che, tra gli altri, ha portato alla condanna a sette anni di isolamento per la Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko.

Un macigno sulle trattative per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera – dal momento in cui il rispetto degli standard di libertà è una delle prerogative essenziali per la conclusione dei negoziati con l’Unione.

A conferma di tale problema, il contemporaneo pronunciamento del Parlamento ucraino a sfavore della decriminalizzazione dell’articolo 365 del Codice Penale ucraino, che avrebbe consentito la scarcerazione della Tymoshenko – condannata per abuso d’ufficio e gestione fraudolenta del bilancio statale durante il suo ultimo premierato, dal 2007 al 2010.

“Spero che le nubi si diradino non solo sulla Slesia, ma anche su un’Ucraina che ancora deve dimostrare di rispettare i principi democratici – ha dichiarato Wulff in seguito alla notizia – l’esempio è quello della Polonia che, liberatasi dal giogo sovietico, è oggi parte della casa europea”.

Pronta la risposta di Janukovych che, nei colloqui a tre del primo pomeriggio, ha rigettato ogni responsabilità sull’affare Tymoshenko, circoscritto l’evento alla lotta contro la corruzione – che finora ha interessato solo i suoi avversari politici – ed addossato ogni responsabilità ad una magistratura che, alla luce della modalità di conduzione dei processi agli esponenti del campo arancione – senza il rispetto dei diritti della Difesa, e basati su prove sommarie, prive di fondamento, persino datate il 31 di Aprile – è davvero difficile ritenere imparziale ed indipendente.

Sulla medesima linea di Wulff, il padrone di casa, Bronislaw Komorowski, che, nel corso dei colloqui privati con il collega ucraino, durati fino a tarda serata, ha invitato le Autorità di Kyiv a dare un chiaro segnale in controtendenza con quanto dimostrato nella mattinata dal Parlamento, e ribadito a Janukovych l’importanza della presidenza di turno polacca dell’Unione Europea: una delle poche a supportare pienamente le ambizioni occidentali dell’Ucraina.

Infatti, è proprio la Polonia è il Paese che, più di tutti, capisce l’importanza della ratifica dell’Accordo di Associazione per la sicurezza e la prosperità futura di un’Europa sempre più provincia in un Mondo dominato da tigri asiatiche ed orsi russi. L’integrazione dell’Ucraina e degli altri Paesi dell’Europa Orientale – Moldova, Georgia e Bielorussia – è condizione indispensabile per scongiurare il ripristino da parte di Mosca di una riedizione dell’Unione Sovietica in salsa sciovinista, fortemente propagandata dal Primo Ministro, Vladimir Putin, certo del ritorno sullo scranno presidenziale.

L’Eurasia di Putin la nuova URSS

Oltre ad un programma di politica estera espressamente rivolto all’eliminazione dell’Unione Europea, considerata il primo nemico da abbattere per riconquistare il rango di superpotenza perso con il crollo dell’URSS, lo zar del gas è passato ai fatti, con la costituzione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka e della Zona di Libero Scambio CSI: progetti di integrazione economica, da evolvere quanto prima anche sul piano politico con il varo dell’Unione Eurasiatica.

Come dichiarato dallo stesso Putin, proprio poche ore prima del vertice di Wroclaw, il nuovo progetto – in cui è previsto l’ingresso di tutte le ex-Repubbliche sovietiche, tra cui l’Ucraina ed altri Paesei europei – è più che un ipotesi: retta da Commissari, e non da Presidenti e Ministri, sarà presentata simbolicamente il prossimo 25 Dicembre: anniversario del crollo di un’URSS di cui l’Eurasia putiniana si ritiene la legittima erede.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA SI ESPRIME IN CHIAROSCURO SU CASO TYMOSHENKO, ACCORDO DI ASSOCIAZIONE UE-UCRAINA, E RAPPORTI CON LA RUSSIA.

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 3, 2011

La Segretaria della Commissione Esteri della Camera, Micaela Biancofiore, critica la condanna alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, apre alla maggiore integrazione di Kyiv con Bruxelles, e offre pericolosamente la spalla ai progetti eurasisti di Putin, che mira all’annichilamento dell’Unione Europea per tornare superpotenza a livello mondiale

La segretaria della Commissione Affari Esteri e Comuntari della Camera dei Deputati, Micaela Biancofiore

Nell’Europa Centro-Orientale ci sono due modi perché un lancio di agenzia sul Belpaese compaia in evidenza sui principali portali di informazione: o una vittoria calcistica in qualche competizione internazionale, oppure una presa di posizione in politica estera che parte bene e finisce laddove è rischioso andare a parare. Nella serata di martedì, Primo Novembre, le maggiori agenzie russe ed ucraine hanno riportato una dichiarazione del Segretario della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati, Micaela Biancofiore, secondo cui la Repubblica Italiana è favorevole all’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e pronta a ratificarlo malgrado la situazione si sia terribilmente complicata in seguito alla condanna a sette anni di detenzione in isolamento alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – che, de facto, esclude Kyiv dalla lista dei paesi liberi e democratici.

Una posizione, come più volte illustrato, che va nella giusta direzione: l’Ucraina è un grande Paese con risorse agricole, industriali, ed energetiche che consentirebbero ad un’Unione Europea sempre più in crisi di risalire la china, e tornare a competere nell’economia mondiale. Inoltre, quello ucraino è un popolo culturalmente e storicamente europeo, la cui sorte, a prescindere da chi lo governa, merita molto di più rispetto ad un nuova sottomissione alla Russia: un ripristino dell’epoca sovietica che le recenti decisioni del Presidente, Viktor Janukovych – prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042, ingresso nella Zona di Libero Scambio CSI, e dichiarazioni favorevoli all’integrazione di Kyiv nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – stanno non solo confermando, ma drasticamente accelerando, spingendo un angolo d’Europa sempre più verso il Cremlino.

A lasciare perplessi è, però, il resto dell’analisi della Biancofiore, che ha evidenziato come l’Unione Europea dovrebbe ritenere parte d’Europa non solo l’Ucraina, ma anche la Russia, e, proprio con Mosca, unire le forze su ogni fronte per contrastare l’emergere delle economie cinese ed indiana su scala globale: un inno all’Eurasia che, se di primo acchito può apparire sensato e condivisibile, in realtà rappresenta un errore che il Vecchio Continente non deve correre. Proprio di recente il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha presentato la propria candidatura ad una sicura terza presidenza con un programma dai toni fortemente imperialisti, mirante alla costituzione di una Comunità Economica Eurasiatica da evolvere anche sul piano politico secondo il modello della CEE e dell’UE, ma sempre sotto la regia ed il controllo della Russia.

Un piano già avviato con l’inserimento di Ucraina, Moldova, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia, e Tadzhykistan nella Zona di Libero Scambio CSI, l’allargamento dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka al Kyrgyzstan, ed una politica energetica basata sul rinnovo di contratti a lungo termine per mantenere dipendenti dal Cremlino le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente e, sopratutto, evitare il varo di una politica comune dell’Unione Europea: primo avversario che la rinata URSS ha necessità di eliminare per iniziare la scalata al dominio dell’economia mondiale.

A sostegno di tale direzione, le prove di forza di Mosca anche sul piano militare, con il ripristino dei voli di aerei dell’esercito russo a pochi chilometri dal confine con Estonia, Lettonia, e Finlandia e – proprio poche ore prima del comunicato della Biancofiore – la minaccia dell’uso della forza contro la NATO, espresso dal Ministro della Difesa di Mosca, Sergej Lavrov, in un’intervista all’autorevole giornale serbo “Vecherne Novyne”, con cui il Cremlino ha risposto duramente all’installazione dello scudo antimissilistico in Romania e Turchia – progettato dall’Alleanza Atlantica per prevenire minacce balistiche dirette contro l’Occidente.

La Russia non è l’Europa

Dinnanzi a tali fatti, resta difficile credere nell’esistenza di comuni interessi tra Unione Europea e Russia che, piaccia o meno, restano due concorrenti distinti in un Mondo globalizzato dove il Nord del Pianeta sta per essere relegato in una posizione sempre più marginale. Per restare a galla, e ritrovare la spinta per tornare a correre, l’Europa non può limitarsi a guardare Cina ed India, e sperare di evitare uno scenario argentino, ma deve osservare – e saper leggere – quanto accade ai suoi confini orientali, e comprendente che la restaurazione di una forte Russia con ambizioni imperiali è un pericolo dapprima per l’UE.

Trovare una soluzione non è facile, ma basterebbero pochi, piccoli – ma decisi – passi. In primis, abbandonare l’idea franco-tedesca di voler dividere l’Europa tra i Paesi Euro e quelli non: l’Europa a due velocità non è la risposta alla crisi economica che sta affossando Grecia, Spagna, ed Italia, sopratutto se ad essere esclusi dal club degli eletti sono i Paesi dell’Europa Centrale – gli unici a registrare un PIL in crescita e, in qualche modo, a contribuire alla tenuta a galla di una barca UE sempre più alla deriva – ed una Gran Bretagna che, seppur tradizionalmente tacciata di anti-europeismo, è da anni in prima fila nel proporre una seria liberalizzazione dei mercati interni all’Unione. Questa sarebbe stata la risposta adeguata che la Diplomazia italiana avrebbe dovuto alle risate di Merkel e Sarkozy, dimostrandosi davvero europeista, e mettendo in silenzio un’opposizione interna incapace di contribuire alla soluzione della crisi se non con vane richieste di dimissioni.

In secondo luogo, Bruxelles dovrebbe al più presto dare ascolto a Commissione Europea e presidenza di turno polacca: da un lato, varare una comune politica energetica che, a costo di gasdotti sottomarini ed accordi con Paesi centro asiatici – Azerbajdzhan e Turkmenistan – renda l’UE il meno dipendente possibile dal gas russo. Dall’altro, concludere i negoziati per l’Accordo di Associazione con l’Ucraina, ed integrare al più presto i restanti Paesi dell’Europa Orientale – Moldova, Georgia, e Bielorussia – nelle strutture Occidentali: lo scivolamento di Chisinau, Tbilisi e Minsk nell’orbita di Mosca è una vittoria per la Russia, ed una sconfitta per l’Europa.

Matteo Cazzulani

IN KYRGYSTAN “VINCE” IL CANDIDATO GRADITO ALLA RUSSIA

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on November 2, 2011

Il Primo Ministro Alzambek Atambajev in testa ad una consultazione dominata da brogli ed irregolarità, ritenuta dagli osservatori internazionali parzialmente regolare. Le proteste dell’opposizione ed una prospettiva geopolitica che vede Mosca sempre più protagonista a livello mondiale

Il Presidente kyrgyzo, Alzambek Atambajev

Un voto, con i soliti sospetti di brogli e la coda di proteste, ha riportato Bishek nell’orbita russa. Nella giornata di lunedì, 31 Ottobre, la Commissione Elettorale Centrale Kyrgyza ha attribuito la vittoria nelle consultazioni presidenziali del giorno precedente ad Almazbek Atambajev: 55enne candidato filo russo, fino ad oggi Primo Ministro, che, con il 63,2%, avrebbe staccato Adakhan Madumarov, Leader del Partito di Opposizione Butun Kyrgystan – Kyrgystan Unito – e Kamchybek Tashyjev, esponente di Ata Zhurt – Patria, forza politica nella coalizione di governo – fermi rispettivamente al 14,7% e 14,2%.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui accuse di brogli ed irregolarità sono state fin da subito lanciate al vincitore non solo da parte dei principali avversari, ma anche dagli osservatori internazionali dell’OSCE e del Parlamento Europeo, che hanno definito la consultazione non pienamente regolare, ed espresso delusione per il mancato superamento di una prova che avrebbe fatto del Kyrgystan l’unica democrazia di una regione politicamente instabile.

Già in seguito alla proclamazione dei risultati, Madumarov – ex-capo della sicurezza sotto la Presidenza Bakijev – ha preannunciato ricorso, e, così come Tashyjev – ex-Ministro delle Emergenze, e pugile amatoriale – ha mantenuto la promessa di portare in piazza centinaia di sostenitori per protestare contro un voto falsificato, sopratutto ad Osh: capitale del sud maggiormente fedele all’opposizione, in un Paese elettoralmente diviso, e, sopratutto, reduce da duri conflitti etnico-politici che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno provocato fino a 500 vittime.

Tutto è iniziato nel Maggio del 2010, quando un colpo di stato ha instaurato al potere l’esponente filo russa Roza Otumbajeva, e rovesciato Kurmambek Bakijev: Leader della Rivoluzione dei Tulipani – protesta non violenta, simile alla Rivoluzione delle Rose in Georgia del 2003, e a quella Arancione in Ucraina del 2004, con cui nel 2005 il Kyrgystan si è liberato della precedente autocrazia post-sovietica – colpevole di avere dissipato un ampio sostegno popolare a causa di un’Amministrazione quinquennale caratterizzata da corruzione diffusa e scandali di ogni genere. Un rovesciamento politico che, nel contempo, ha comportato l’esplosione del conflitto etnico, con la minoranza uzbeka costretta ad abbandonare il Paese per fuggire a violenze e rastrellamenti.

A cessare le ostilità, l’intervento della Russia, unilateralmente impostasi come mediatore, che ha confermato la Otumbajeva Presidente ad interim incaricata di formare un nuovo governo poi affidato ad Atambajev, il quale, da un lato ha varato una nuova Costituzione – con cui il Kyrgystan è diventato una repubblica parlamentare-presidenziale – dall’altro, ha riavvicinato Bishek a Mosca, con l’aperto sostegno alla Zona di Libero Scambio CSI, l’ingresso nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – progetti con cui il Cremlino sta ripristinando la propria egemonia politico-economico-militare sull’area ex-URSS – e persino l’indizione di una votazione parlamentare urgente per dedicare la montagna più alta del Paese a Vladimir Putin: Primo Ministro russo, e certo prossimo Presidente.

Una vittoria per l’Eurasia di Putin

In molti tra gli esperti hanno ritenuto le consultazioni appena concluse un’evento chiave non solo per il Kyrgystan, ma per la politica mondiale: concordemente con le promesse pre-elettorali, Atambajev intende reagire alla pressione economica cinese ed alla debolezza militare USA – che a Bishek mantiene una base aerea che il nuovo Capo di Stato ha promesso di smantellare al più presto, ben prima del termine del 2014, fissato per la dipartita dei soldati di Washington – stringendo i legami con una Russia vista come garanzia di stabilità ancor più strettamente di quanto fatto finora sotto l’interim Otumbajeva.

Il ritorno di Bishek nell’orbita di Mosca lascia un’interrogativo nel sud del Paese fedele all’opposizione, dove, sopratutto ad Osh, non è escluso che la tensione possa innalzarsi nuovamente. Inoltre, segna l’ennesima vittoria sullo scacchiere internazionale di una Russia dalle rinate velleità imperiali, decisa nel perseguire una politica eurasista pericolosa non solo per l’indipendenza dei Paesi un tempo già sottomessi al Cremlino nell’ambito dell’Unione Sovietica, ma sopratutto per un’Unione Europea che, con il riemergere di una superpotenza ai suoi confini – e la conseguente perdita di Paesi cruciali per la propria sicurezza come Ucraina, Moldova, Georgia, e Bielorussia: europei per storia, cultura, e tradizione, ma sempre più in preda ad uno slittamento verso Mosca – è destinata ad un ruolo subalterno in un Mondo sempre più globalizzato, in cui a dettare le regole sono sempre meno fari della democrazia – oggi governati dal volemose bene obamiano e dai sorrisetti meschini dell’Eliseo – e sempre più tigri emergenti ed orsi del gas.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA SI E ESPRESSA SU JULIJA TYMOSHENKO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 29, 2011

Il Parlamento Europeo condanna il mancato rispetto di democrazia e stato di diritto in Ucraina, ma invita alla continuazione dei negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione e la creazione della Zona di Libero Scambio tra Kyiv e Bruxelles. L’errata percezione da parte delle forze politiche ucraine, e le spiegazioni dell’importanza della risoluzione per gli assetti geopolitici dell’UE

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un’acrobazia diplomatica per tutelare i diritti fondamentali e tenere viva la speranza di un futuro più sicuro per la comunità europea tirata per i capelli dal destinatario. Questa la sintesi politica della risoluzione del Parlamento Europeo che, giovedì, 26 Ottobre, ha approvato un documento di condanna dell’Ucraina per aperte violazioni della democrazia e dello stato di diritto che, nel contempo, lascia la porta aperta per la firma di un Accordo di Associazione con cui Kyiv può avvicinarsi all’integrazione con Bruxelles.

Nello specifico, la mozione – frutto di un compromesso tra tutte le forze politiche, compatte a favore, senza distinzioni – richiede processi d’Appello secondo gli standard occidentali, e la partecipazione alla vita politica per la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: lei condannata a sette anni di carcere per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso dei negoziati per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – dopo un processo farsa in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – lui, invece, recluso in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, prima ancora che una sentenza ne abbia accertato la colpevolezza – sempre per abuso d’ufficio.

Nel contempo, l’Europarlamento ha ribadito il diritto alla partnership UE per l’Ucraina in quanto Paese europeo – con preciso riferimento all’articolo 49 dell’Atto Fondativo dell’Unione – ed ha invitato la Commissione ad indire una nuova riunione per la continuazione delle trattative ad alto livello in merito all’Accordo di Associazione con il Presidente, Viktor Janukovych. La precedente, fissata per lo scorso 20 Ottobre, è stata cancellata in seguito al verdetto nel processo Tymoshenko, ed alla svolta filo russa del Capo di Stato di Kyiv, che ha firmato con Mosca il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un preciso progetto politico di Putin per ristabilire l’egemonia della Russia nel Mondo ex-URSS.

Soddisfatto della risoluzione il Vice-Capo di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – e responsabile dei rapporti internazionali, Hryhorij Nemyrja, che ha evidenziato come essa rappresenti l’ultima chiamata per un regime, quello di Janukovych, reo di avere infranto il rispetto di democrazia e diritti umani: valori imprenscindibili se si vuole l’integrazione con l’Unione Europea.

“La mozione è stata appoggiata da tutte le forze politiche, dunque è il parere all’unanimità di Bruxelles – ha dichiarato Nemyrja – auspico che sia osservato dalle Autorità di Kyiv, e che le repressioni politiche a carico di diversi esponenti dei governi precedenti siano interrotte quanto prima”.

Reazione positiva anche dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha sottolineato come il documento lasci in vigore la chiusura della trattative per l’Accordo di Associazione ed il varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina.

“E’ un successo della diplomazia ucraina – ha illustrato addirittura il Deputato Vasyl’ Kysel’ov – in quanto il processo di integrazione di Kyiv non è stato interrotto, e Bruxelles si è limitata a raccomandare riforme strutturali della nostra [ucraina, n.d.a.] giustizia. Per Julija Tymoshenko la questione non è ancora chiusa – ha continuato, intervistato dal canale TVi – ci sono ancora Appello e Cassazione”.

Peccato che l’esponente del Patito del Potere abbia dimenticato l’apertura di nuovi fascicoli a carico della Leader dell’Opposizione Democratica – che, oltre ad escludere definitivamente la carismatica guida del campo arancione, conferma il regresso della democrazia ucraina sanzionato dalla risoluzione – così come il fatto che ogni Forza politica abbia presentato come un proprio successo internazionale una mozione necessaria per il futuro dell’UE e dell’Ucraina.

La rilevanza geopolitica della risoluzione

A spiegarne la ratio, l’eurodeputato bulgaro del Partito Popolare Europeo, Andrej Kovachev, il quale ha sottolineato come il popolo ucraino non debba pagare per i propri governanti, e vedersi negare un Accordo di Associazione che, prevedendo anche l’abbattimento del Regime dei Visti Schengen, è destinato a migliorarne la condizione di vita.

“Le porte sono aperte, ma Kyiv deve garantire il rispetto dello stato di diritto nei processi a carico di Julija Tymoshenko ed altri esponenti dell’Opposizione Democratica – ha dichiarato il Deputato a nome di tutti i gruppi del Parlamento Europeo – i rapporti tra UE ed Ucraina sono difficili, occorre che non lo diventino ancora di più, e che gli accordi in fase di negoziazione vengano firmati al più presto”.

Lecito aggiungere che l’Unione Europea si trova in una situazione internazionale molto delicata, non solo per la crisi dell’Euro, ma anche dinnanzi al rinato imperialismo di una Russia che, sotto la guida di Putin – alla sua terza presidenza certa – ambisce a progetti eurasistici orientati in primis contro Bruxelles. L’integrazione ed il rafforzamento della partnership con Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova, Georgia e Bielorussia – ed il mantenimento della loro Indipendenza da Mosca sono le uniche carte che l’UE può giocare per contrastare un processo che, se attuato, non solo vedrà la Russia politicamente egemone su popoli europei per storia, cultura, e tradizione, ma condannerà il Vecchio Continente, in un Mondo sempre più globalizzato, ad una posizione subalterna in campo economico ed energetico.

Matteo Cazzulani

LIBERTA DI JULIJA TYMOSHENKO E DEMOCRAZIA IN UCRAINA: LA FIRMA E NECESSARIA SOPRATUTTO ORA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 15, 2011

Nonostante la condanna della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, la battaglia de Il Legno Storto non si ferma, ma procede con ancora più forza sopratutto ora che la fase inizia ad essere decisiva non solo a Kyiv, ma anche in Unione Europea. Gli scenari per la possibile liberazione dell’ex-Primo Ministro, ed il perché l’Occidente non deve abbandonare l’Ucraina alla Russia di Putin

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Battere il ferro finche è caldo, sopratutto se si tratta dell’arma con cui – pacificamente – si cerca di difendere la democrazia in un angolo d’Europa. Il Legno Storto non si ferma, e va avanti chiedendo un maggiore sforzo da parte di tutti nel sottoscrivere e, sopratutto, diffondere la lettera aperta per la liberazione di Julija Tymoshenko, Leader dell’Opposizione Democratica, e, nel 2004, guida della Rivoluzione Arancione, simbolo di quella libertà ed europeicità che in Ucraina oggi sta scomparendo sempre più velocemente.

Abbiamo riflettuto a lungo sull’eventualità di ritirare la lettera aperta alle Autorità europee ed italiane per la liberazione di Julija Tymoshenko, ora che l’iter del processo farsa – che, unici in Italia, abbiamo raccontato direttamente dal campo – è finito, e la Leader dell’Opposizione Democrazia passerà sette anni di galera, più tre di interdizione alla vita politica. Una decisione che, de facto, la estromette dai giochi elettorali, e lascia il Presidente, Viktor Janukovych, libero di operare senza la carismatica avversaria: mollare dinnanzi a sibille scenario sarebbe l’errore da non commettere.

Innanzitutto, per Julija Tymoshenko ci sono ancora alcune speranze di riacquistare la libertà. In primis, un Appello, a cui gli avvocati difensori hanno comunicato di voler ricorrere a breve, che, secondo diverse fonti, potrebbe essere esaminato nell’immediato, sopratutto grazie al fatto che in gioco non ci sono solo gli equilibri di politica interna, ma anche, e soprattutto, le pressioni internazionali di un’Unione Europea che ha chiesto chiaramente un passo indietro a Kyiv, ed una Russia che già ha fatto sapere di non valutare l’arresto dell’ex-Primo Ministro come pretesto per rivedere al ribasso gli accordi del gas firmati nel Gennaio 2009.

La seconda via d’uscita potrebbe essere la decriminalizzazione dell’articolo 365, per cui la Tymoshenko è stata condannata: una voce del Codice Penale istituita in epoca sovietica che, con il medesimo stile di allora, è ancora applicato da Autorita – che proprio nel brezhnievismo vedono le proprie radici ideologiche – come machete politico per eliminare gli oppositori più fastidiosi. Un biglietto da visita impresentabile se con l’Europa si vuole dialogare ed integrarsi – anche solo sul piano economico – a cui già si sta cercando di porre rimedio: alla Rada sono stati presentati diversi Disegni di Legge a riguardo, e, sempre secondo fonti autorevoli, non è escluso che lo stesso Janukovych possa accellerarne l’approvazione, sopratutto in un Parlamento a lui fedele.

La terza exit-strategy dalla figuraccia mondiale, tuttavia meno probabile, è l’amnistia: un decreto presidenziale che Janukovych sarebbe disposto a concedere, ma la Tymoshenko per nulla disposta a controfirmare, in quanto la sigla del documento significherebbe l’ammissione di un reato da lei non commesso – come confermato in sede giudiziaria dalla maggioranza dei testimoni, e dall’inconsistenza della documentazione su cui si è retta la pubblica accusa per formulare l’imputazione: imprecisa, fotocopiata, e datata persino il 31 Aprile – e l’implicita creazione di un debito morale nei confronti del Capo dello Stato, senza il cui intervento l’ex-Primo Ministro non avrebbe ottenuto la libertà.

In tutti gli scenari possibili, resta una certezza: l’immagine di Kyiv è rovinata, e la sua maturità democratica posta in serio dubbio. Una situazione che pesa come un macigno sui negoziati per la Firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e, di conseguenza, su quelle legittime ambizioni occidentali per cui la stessa Tymoshenko ha sempre lottato, portando, nel 2008, il Paese ad un nulla dall’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

La Democrazia in Ucraina per la sicurezza dell’Europa

Proprio per questa ragione è importante la voce dell’occidente, anche e sopratutto dei lettori di un giornale che, per la sua coerenza nel difendere certi valori, è apostrofato dagli avversari della Leader dell’Opposizione Democratica come un giornaletto di campagna redatto da uno studentello di Padova. La consapevolezza della gravità della situazione in Ucraina da parte del popolo italiano è un mezzo con cui davvero si può cambiare qualcosa, se non altro perché, udita da Kyiv, ogni presa di posizione dell’Europa davvero ricopre grande spazio in tutti i media locali: per questa ragione, ritirarsi ora che si gioca il rush finale anche a Bruxelles – l’Unione Europea si sta chiedendo se continuare o meno i negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – sarebbe illogico e controproducente per l’ottenimento del risultato sperato in una battaglia che Il Legno Storto sta conducendo con energia da più di un mese.

Opportuno anche incordare il perché bisogna battersi con fermezza per la democrazia in Ucraina. Il Paese, come Bielorussia, Moldova, e Georgia, è europeo per storia, cultura, e tradizione, ma non è ancora parte dell’Unione Europea per motivi di geopolitica gasata, che ha sempre visto i Paesi dell’Europa Occidentale – Francia e Germania in primis – scettici dinnanzi ad ogni forma di allargamento ad est. Tuttavia, la democrazia, l’indipendenza, e la libertà di questi Stati è condizione fondamentale per il mantenimento della prosperità e della sicurezza nell’ UE, sopratutto ora che una forte crisi sta mettendo in ginocchio il sud del Vecchio Continente e, con il certo ritorno al Cremlino di Vladimir Putin, la Russia ha dato nuova linfa a tendenze imperialistiche ed illiberali: mai abbandonate dall’epoca del Granducato di Moscovia, in un continuum che passa per l’epoca zarista e, sopratutto, per il periodo sovietico. Una realtà spaventosa che, complice la debolezza degli USA di Obama, potrebbe riportare Mosca al rango di superpotenza nell’areale euroasiatico: il tutto, ovviamente, a spese dell’Europa.

Ecco perché anche una semplice firma in calce ad una lettera aperta può cambiare qualcosa. Convincere le Autorità Europee ed Italiane che quella per la democrazia in Ucraina – e non solo per la libertà di Julija Tymoshenko – è una battaglia per la nostra sicurezza futura che va combattuta oggi è un dovere morale per tutti coloro che, davvero, sostengono i valori dell’Occidente, e non quelli delle autocrazie mascherate sotto effigi di aquile bicipiti.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DALLA RUSSIA NUOVO INVITO NELL’UNIONE DOGANALE EUROASIATICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 14, 2011

Mosca rilancia sull’ingresso di Kyiv nella CEE russo-bielorusso-kazaka. Il Presidente, Viktor Janukovych, ancora indeciso

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Una scelta importante, tra Oriente ed Occidente. Nella giornata di sabato, 12 Febbraio, la Federazione Russa ha rinnovato l’invito all’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka.

Come dichiarato dal Segretario della Commissione del progetto, Sergej Glaz’ev, gli ucraini avrebbero molto più da guadagnare dalla soluzione di Mosca, Minsk, ed Astana, piuttosto che da un accordo con l’Unione Europea. Con cui Kyiv sta trattando il varo di una Zona di Libero Mercato.

“L’Ucraina — ha spiegato Glaz’ev — sarà membro a pari diritto. Tutte le imposte doganali saranno eliminate. Un netto miglioramento per i commerci”.

Versione euroasiatica dell’allora CEE, l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka è stata varata il primo di Gennaio del 2010. Previsti, un’ulteriore rafforzamento della sinergia tra le economie degli Stati membri. E, nel caso di Ucraina ed Armenia, l’ingresso di nuovi.

Aperture all’adesione al progetto euroasiatico, lo scorso Novembre, dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, tradizionalmente favorevole ad un riassetto della politica estera ucraina in direzione di Mosca.

Tuttavia, il Capo di Stato ha continuato anche le trattative con Bruxelles per la Zona di Libero Mercato. Ovviamente, alternativa all’Unione Doganale.

A raffreddare la marcia verso Occidente, il Premier, Mykola Azarov. Pochi giorni fa, il Capo del Governo ha interrotto i colloqui, dinnanzi alla richiesta dell’Unione Europea di approntare quote sulla produzione dell’economia ucraina.

Prima il progresso, poi la scelta

Diversi i pareri degli esperti. Secondo il Direttore degli Studi di Analisi Politica ed Internazionale, Serhij Tolstov, Kyiv, entro breve, deve scegliere tra partnership UE, o russa.

Una decisione che, in ogni caso, non rappresenta l’ideale per l’Ucraina, i cui rapporti economici sono egualmente suddivisi tra Vecchio Continente, e Mondo ex-sovietico.

Più concreto, il Direttore dell’Istituto di Economia dell’Accademia Nazionale Ucraina delle Scienze, Valerij Hejec’.

“Prima di associazioni con Paesi terzi, l’Ucraina deve puntare alla modernizzazione della sua economia. Unioni Doganali e Zone di Libero Mercato sono solo uno strumento di ausilio per una crescita, da adottare in un secondo tempo”.
Matteo Cazzulani