LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

BROGLI ELETTORALI RENDONO VLADIMIR PUTIN ZAR DEL CREMLINO PER LA TERZA VOLTA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 5, 2012

Dissidenti e ONG locali indipendenti – privati di un proprio candidato – denunciano falsificazioni e irregolarità durante e dopo lo spoglio dei voti che, secondo la Commissione Elettorale Centrale, avrebbe confermato il ritorno alla presidenza dell’ex-Premier con il 63% dei consensi. Il neo-eletto Capo dello Stato promette una Russia forte protetta da ogni “provocazione destabilizzante”

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Niente di nuovo in Russia: Vladimir Putin vince le elezioni, i suoi giovani sostenitori occupano i siti nevralgici della capitale per impedire manifestazioni di dissenso, e l’opposizione – priva di un proprio candidato alla corsa presidenziale – denuncia brogli elettorali a dismisura. Sono le 7 del mattino – ora italiana – quando la Commissione Elettorale Centrale, giunta allo spoglio del 99% delle schede, ha certificato il ritorno al Cremlino di Vladimir Putin.

Premier uscente, Putin ha già ricoperto la carica di Capo dello Stato della Federazione Russa dal 2000 al 2008 – quando, per non cambiare la Costituzione, ha rinunciato a un terzo mandato consecutivo occupando la guida del governo, e ha posto sullo scranno presidenziale il suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev.

“E’ una vittoria fondamentale per il nostro Paese, non cederemo a nessuno” ha commentato proprio Medvedev davanti ai militanti di Putin, radunati nella centralissima Piazza del Maneggio già a poche ore dalla chiusura dei seggi. “Ringrazio tutti coloro che hanno detto sì a una grande Russia, e hanno respinto le provocazioni politiche che mirano a distruggere lo Stato russo. Questa variante è irrealizzabile. L’ho detto, e così è stato. Vi ho promesso la vittoria, e abbiamo vinto” ha aggiunto Putin in lacrime.

Secondo le rilevazioni ufficiali, Putin ha ottenuto il 63,74% dei consensi, staccando di molto il comunista Gennadij Zjuganov, secondo con il 17,18%, e l’indipendente businessman Mikhail Prorokhov, terzo con il 7,81%. Lontani anche i rimanenti candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovskij ha ottenuto il 6,23% dei voti, mentre il socialdemocratico Sergej Mironov il 3,85%.

La vittoria, apparentemente schiacciante, è stata contestata dalla reale opposizione la quale, oltre ad avere evidenziato l’assenza di un candidato veramente indipendente dal Cremlino ed espressione diretta del dissenso alla verticale del potere di Putin, ha rilevato un alto numero di brogli elettorali, perpetrati sopratutto a Mosca, Pietroburgo e Jekaterinburg.

Come illustrato dal blogger Aleksej Naval’nyj, solo alle 15:30 i casi di falsificazione sono arrivati a 2712, e verso la chiusura dei seggi sono andati via via ad aumentare fino alla realizzazione della conta dei voti, durante la quale, anche secondo le associazioni indipendenti Golos e Osservatore Civico, il lavoro dei giornalisti e degli osservatori elettorali è stato ostacolato in diverse sezioni elettorali.

Nello specifico, le associazioni hanno denunciato l’organizzazione dei cosiddetti “caroselli” – il trasporto degli elettori da un seggio all’altro per votare più di una volta – la consegna ad alcuni votanti di più di una scheda, e lo spegnimento all’inizio della conta dei voti delle telecamere che il Cremlino ha installato in ogni sezione per consentire ai cittadini di monitorare da sé la “regolarità” delle operazioni.

Di diverso avviso sono la Commissione Elettorale Centrale, che ha registrato solo 36 denunce di irregolarità, e le Autorità cittadine di Mosca, che, dopo avere ridotto il centro della Capitale in stato d’assedio, hanno riservato le principali piazze moscovite esclusivamente per i meeting della gioventù filo-putiniana: de facto costringendo le opposizioni a manifestare solo il giorno successivo.

L’unica nota di colore risulta la protesta delle FEMEN. Le monelle ucraine, note per condurre le loro proteste seminude, si sono presentate presso il seggio dove ha votato Putin e, a torso nudo, hanno contestato la scelta del Premier di ricandidarsi per la terza volta alla presidenza della Federazione Russa. Dopo essere state bloccate senza complimenti dalle forze di polizia, le manifestanti sono state inviate in commissariato: pronte per il rimpatrio in Ucraina e la condanna al pagamento di una multa.

Un pericolo per l’Europa

Certificato un dato elettorale tutt’altro che inaspettato, resta ora da riflettere sul senso che la rielezione di Putin alla Presidenza della Russia ha per gli equilibri geopolitici, sopratutto in relazione all’Occidente. Stando alle promesse pre-elettorali, Putin punta sulla costituzione di una “grande Russia” cementata internamente attorno al nucleo nazionale russo e, sul piano estero, pronta a rilanciare la propria presenza nel Mondo come superpotenza globale.

Per realizzare questa seconda via, Mosca ha intensificato la propria egemonia energetica, e si è fatta promotrice dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione economico-politico con cui il Cremlino – seguendo specularmente il modello della CEE e dell’Unione Europea – intende assoggettare i Paesi dell’ex-Unione Sovietica, e, così, rendere la Federazione Russia un soggetto para-imperiale.

Questo scenario ha particolari risvolti proprio sull’Unione Europea, che Mosca considera il primo avversario da neutralizzare per certificare il re-ottenimento dello status di superpotenza mondiale. Per questa ragione, non c’è da meravigliarsi se la Russia implementerà la propria politica energetica con la continuazione del processo di stipula di contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’UE e, sopratutto, con la rilevazione del controllo totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Di pari passo, il rafforzamento dell’Unione Eurasiatica – a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgystan – e la sua estensione a Paesi dell’Europa Orientale come Ucraina e Moldova sancirà il rafforzamento della connotazione imperiale del Cremlino e, nel contempo, affogherà una volta per tutte le speranze di riscossa per l’Europa: sempre più in preda a una crisi economica, e relegata ai confini di un Mondo oggi dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa – e, per l’appunto, anche da Mosca.

Se non è già troppo tardi, l’unica speranza per risollevare la situazione dell’Unione Europeaè il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti d’America, e la costituzione di un forte blocco occidentale che, ispirato ai principi della democrazia, del libero mercato, della divisione dei poteri, e del rispetto dei diritti umani e della libertà del singolo cittadino – nel pieno rispetto delle minoranze e del pluralismo di opinione – possa concorrere con i colossi economici laddove questi ultimi sono deboli e maggiormente arretrati rispetto all’Occidente.

Per questa ragione, l’unica risposta che gli europei possono dare ai brogli elettorali in Russia è un cambio radicale della propria prospettiva culturale: coniugare uno storico europeismo, che finora ha portato alla costituzione dell’Unione tra stati divisi da secoli di odi e divisioni, con un pragmatico atlantismo, maggiormente aderente al Mondo di oggi, in cui gli equilibri geopolitici non sono più decisi a Washington, Londra o Bruxelles, ma a Pechino, Nuova Delhi, Mosca e Brasilia.

Matteo Cazzulani

ECCO CHI “CONTENDE” A VLADIMIR PUTIN LA PRESIDENZA DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 3, 2012

Con l’esclusione dei candidati liberali e dissidenti, le Elezioni Presidenziali Russe si apprestano a incoronare per la terza volta lo Zar del Gas sullo scranno del Cremlino. Il ritratto dei rivali nella consultazione elettorale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Mosca non è Kyiv, e nemmeno Varsavia. Questa deduzione non è dettata dall’appartenenza o meno all’Europa delle capitali citate – sull’europeicità di Polonia e Ucraina, non solo per motivi calcistici, non ci sono dubbi, mentre è difficile inserire nel Vecchio Continente la Russia eurasiatica – ma dalla modalità con cui La Voce Arancione racconterà ai suoi lettori le Elezioni Presidenziali Russe di Domenica, 4 Marzo: purtroppo, non in diretta dalla Piazza Rossa.

Addentrarsi sull’atteggiamento poco professionale di sedicenti organizzazioni pro-democrazia, a causa del quale La Voce Arancione è rimasta a casa, è esercizio inutile che sottrarrebbe spazio all’analisi di un evento storico che, stando alle premesse, sembrerebbe confermare l’assenza di un sistema democratico in una Russia pronta a re-incoronare Vladimir Putin suo Presidente per la terza volta non consecutiva.

Attuale Primo Ministro, Leader del Partito Russia Unita e del Fronte Nazionale Panrusso – movimento creato ad hoc per sostenere la sua corsa alle elezioni – Putin proviene dalle fila dei servizi segreti URSS di Dresda, succede a Borys Jelcyn alla Presidenza della Federazione Russa nel 2000, e governa indisturbato il Paese fino ad oggi. Nel 2008, non potendosi ripresentare per un terzo mandato, si fa eleggere Primo Ministro, e pone a Capo dello Stato il suo delfino, Dmitrij Medvedev.

Il programma elettorale con cui Putin ambisce al ritorno alla Presidenza è stato illustrato “a puntate” con articoli tematici pubblicati sui principali giornali russi. In ambito interno, è improntato al raggiungimento della stabilità, alla concessione di incentivi alle famiglie con più di tre figli, al blocco dell’incremento dell’età previdenziale, a regole più severe per gli immigrati, alla costituzione di una “nuova nazione russa” che contempli la coesistenza di altre etnie purché cementate attorno al “nucleo etnico russo”, e, infine, a finanziamenti al settore chimico e nano tecnologico.

In politica estera, Putin intende rilanciare il ruolo della Russia come superpotenza a livello mondiale consolidando la propria egemonia nell’ex-URSS, dove Mosca è promotrice dell’Unione Eurasiatica: progetto a immagine e somiglianza dell’Unione Europea con cui il Cremlino intende integrare a sé prima economicamente, e poi politicamente, Kazakhstan, Kyrgystan, Uzbekistan e le altre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica, tra cui le europee Bielorussia, Ucraina e Moldova.

Nel contempo, la Russia intende escludere l’UE dalla competizione mondiale mediante una spregiudicata politica energetica che – complici Paesi consenzienti come Germania e Francia – per mezzo della stipula di contratti per la compravendita di gas, e della presa di possesso dei gasdotti europei, divide l’Europa e contrasta ogni tentativo di autonomia del Vecchio Continente.

In alternativa al vecchio/nuovo presidente, i russi sulla scheda elettorale non troveranno alcun candidato in grado di competere con una personalità di pari carisma e un programma maggiormente evoluto di quello – a tratti sciovinista, nazionalista e post-sovietico – di Putin.

Grigorij Javlinskij – esponente del Partito Jabloko: forza politica di orientamento liberale e filo europeo – è stato escluso dalla competizione elettorale per una imprecisata scorrettezza commessa nella raccolta firme, mentre gli altri esponenti del dissenso russo – tra cui i Leader del movimento Solidarnist’, Borys Nemcov, Il’ja Jashin e Aleksej Naval’nyj – non sono stati ammessi fin dall’apertura della registrazione delle candidature. A rivalizzare con Putin restano, così, politici di medio-basso spessore.

I candidati voluti dal Cremlino

Il primo di essi è Mikhail Prorokhov. Espressione del ceto di quei “nuovi russi” che si sono arricchiti con le fortune accumulate negli anni ’90, la “novità” della politica russa si presenta al voto con un programma improntato sull’innalzamento dell’età previdenziale sopratutto per le donne, incremento delle tasse, parcellizzazione del monopolista energetico Gazprom, semplificazioni nelle procedure per la fondazione dei partiti, e liberalizzazione del sistema elettorale. Secondo i sondaggi, Prorokhov può contare sul 4% dei consensi.

Sostenuto da una percentuale simile, sempre secondo i sondaggi, è Sergej Mironov. Leader del partito socialista “Russia Giusta”, Mironov propone l’introduzione di una “scala mobile” per agevolare i ceti meno abbienti, il blocco delle tariffe per gas ed energia elettrica, e la lotta a povertà e corruzione.

Fortemente nazionalista è, invece, l’abito con cui ambisce al Cremlino, per la quarta volta di fila, Vladimir Zhirinovskij. Capo del Partito Liberal-Democratico Russo, Zhirinovskij è favorevole alla riduzione delle esportazioni di gas all’estero, e alla trasformazione della Russia da Federazione di Stati a Paese suddiviso in governatorati. Noto per la sua vicinanza al Cremlino, e per i proclami sciovinisti, Zhirinovskij propone anche il congelamento delle tasse e degli affitti per i cittadini più poveri e per i pensionati, ma, secondo i sondaggi, non può contare su più del 10%.

Infine, il principale competitor di Putin è il Capo dei comunisti, Gennadij Zjuganov, anch’egli alla quarta corsa alla presidenza. Erede diretto della tradizione URSS, Zjuganov promette la lotta alla destalinizzazione della Russia, la nazionalizzazione di industrie, agricoltura e imprese, gratuità di abitazioni e istruzione per i poveri, e rilancio della Paese in chiave internazionale secondo un programma dalle tinte nazionaliste. Secondo i sondaggi, Zjuganov potrebbe puntare al 20%: pur sempre troppo poco per contrastare un ritorno alla Presidenza di Vladimir Putin che, senza illusioni, è apparso dai primi scampoli di campagna elettorale sempre più certo.

Matteo Cazzulani

VLADIMIR PUTIN PROMETTE IL RIARMO DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 21, 2012

Nel sesto articolo dedicato al programma elettorale del Primo Ministro russo per le prossime elezioni presidenziali pubblicato sulla stampa locale, il principale candidato promette maggiori spese per l’acquisto di armamenti in chiave anti-Occidentale. Le recenti provocazioni nei confronti dell’Occidente e le precedenti promesse elettorali di una Federazione Russia che appare sempre più imperiale e monopolista

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

400 missili balistici intercontinentali, 28 mezzi terrestri, 50 navali, 100 apparati cosmici, 600 aerei, 28 batterie di missili di categoria S-400, e 10 di categoria Iskander-M. Queste sono le cifre che il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha promesso per il rafforzamento militare della Russia in caso di vittoria alle prossime elezioni presidenziali, la quale, stando alla caratura degli avversari, e alla mancata ammissione di candidati seriamente di opposizione, appare sempre più certa.

Nell’articolo “Essere forti – garanzie di sicurezza nazionale per la Russia”, pubblicato sul giornale filo-governativo Rosijskaja Gazeta, Putin ha evidenziato come “la crisi della finanza internazionale abbia rinvigorito la tentazione di risolvere i propri problemi a costo degli altri” e, per questa ragione, Mosca non possa trascurare la sua effettiva debolezza in campo militare.

Secondo il Primo Ministro, già dal prossimo anno le uscite per l’esercito incrementeranno fino a 760 miliardi di dollari: il doppio di quanto stanziato finora a bilancio. A compensare tali uscite, sempre secondo l’articolo di Putin, sarà la professionalizzazione delle Forze Armate, con un taglio progressivo dei soldati assunti a contratto.

Citando le parole di Putin, “la manovra non è da leggere come una militarizzazione del bilancio, bensì come una misura necessaria per mantenere il ruolo da protagonista della Russia nel Mondo, modernizzare il Paese, ed ivi costruire la democrazia”. Per questa ragione, la maggior parte degli armamenti sarà prodotta dall’industria russa, mentre sul mercato estero saranno acquistate solo armi ad alta tecnologia.

Alla pars construens, Putin ha aggiunto l’identificazione della principale minaccia per la Russia nello Scudo Spaziale USA in Europa: un progetto che, tuttavia, ha perso la sua connotazione originale, e che oggi è ridotto ad una struttura innocua: incapace di aggredire alcun bersaglio.

Concepito dall’Amministrazione Bush per preservare l’Occidente da minacce balistiche provenienti da est, il sistema di difesa anti-missilistico ha previsto l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e il dislocamento di una batteria di missili Patriot in Polonia.

Nel 2009, la neo-eletta Presidenza Obama ha revocato gli accordi già firmati con i due Paesi europei, contestualizzato lo Scudo Spaziale nell’ambito della NATO, e varato una nuova versione più soft con postazione radar in Romania e intercettori, privi di testata, posizionati a rotazione in Romania, Polonia e Turchia.

Secondo alcuni esperti russi, le promesse militari di Putin sono difficili da realizzare a causa delle troppo esose somme preventivate. Inoltre, già in passato simili proclami sono stati illustrati a gran voce dallo stesso Putin, senza che ad essi sia seguita un’effettiva attuazione. Tuttavia, occorre sottolineare come di recente si siano verificati casi che certificano la rinata aggressività da parte di Mosca nei confronti dell’Occidente.

Il 23 Novembre, in risposta al varo della versione morbida dello scudo spaziale NATO, il Presidente attualmente in carica, Dmitrij Medvedev, ha proposto la speculare installazione di un radar e il dislocamento di intercettori Iskander – dotati di capacità aggressiva – nell’enclave di Kaliningrad: tra la Polonia e la Lituania.

Il 18 Ottobre 2011, veivoli dell’esercito russo hanno sorvolato lo spazio aereo al confine con Lettonia, Estonia e Finlandia, dove non sono presenti né apparati missilistici, né insediamenti dell’esercito: secondo il codice militare, la manovra è una pura dimostrazione di forza, al punto da aver costretto i caccia dell’Alleanza Atlantica ad innalzarsi in volo per scortare gli aerei russi.

Stabilità, lotta all’immigrazione, maggiore autonomie locali, e sostegno alla procreazione

Quello pubblicato sulla Rosijskaja Gazeta non è che il sesto degli articoli con cui Putin ha esposto le principali linee-guida del suo programma elettorale. Il 16 Gennaio, sulle colonne dell’Izvestija, il Primo Ministro ha sottolineato i progressi raggiunti dalla Russia sotto il suo premierato e le sue precedenti presidenze – dal 2000 al 2008 – ed ha evidenziato come per la Russia sia necessario il raggiungimento della stabilità economica e politica.

Il 23 Gennaio, sulle colonne della Nezavisimaja Gazeta, Putin ha esposto la sua politica nazionale, basata sulla realizzazione di “un blocco multietnico omogeneo cementato attorno al nucleo russo”. Nell’ambito di quello che è stato definito “patriottismo civico”, il Primo Ministro ha preventivato regole più severe per gli immigrati – con tanto di esame obbligatorio di lingua russa – e punizioni per i clandestini.

Il 30 Gennaio, nelle pagine del giornale Vedomosti, è stata la volta della politica economica, tra le cui priorità Putin ha individuato la sfera energetica, spaziale, chimica, nano tecnologica, farmaceutica, chimica e l’aviazione, assieme alla necessità di una lotta alla corruzione e di misure contro il lusso e le disparità.

Il 6 Febbraio, con un articolo pubblicato sul Kommersant”, Putin ha promesso una riforma istituzionale, con la concessione di maggiore autonomia fiscale e l’introduzione dell’elezione diretta dei Presidenti dei singoli Stati della Federazione Russa.

Infine, il 13 Febbraio, sulla Komsomol’skaja Pravda, Putin ha affrontato l’ambito sociale, in cui ha rigettato l’aumento dell’età previdenziale, sottolineato la necessità di valorizzare una “aristocrazia operaia” altamente qualificata, e promesso incentivi alle famiglie con più di tre figli.

Matteo Cazzulani

GASATA, EURASIATICA, E MEDITERRANEA: ECCO LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on January 24, 2012

Il prossimo Presidente, Vladimir Putin, resta senza rivali “scomodi” nella corsa al Cremlino, e presenta un programma basato sulla difesa della nazionalità russa. Sul piano internazionale, Mosca persegue l’espansione imperiale sull’ex-URSS con l’ambizione di riottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’Unione Europea: annichilita tramite il gas, con la connivenza dell’asse franco-tedesco. Si rafforza la presenza russa nel Mediterraneo per mezzo di alleanze con i Paesi arabi

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Sempre più certezze sulla Russia di domani. Nella giornata di lunedì, 23 Gennaio, la Commissione Elettorale Centrale ha messo in discussione la candidatura dell’esponente liberale Grigorij Javlin’skij: nel 23% delle firme in sostegno al Leader del Partito Jabloko sarebbero state riscontare irregolarità tali da non permettergli il riconoscimento dello status di pretendente alla presidenza della Federazione Russa.

Secondo diversi esperti, se confermata, l’esclusione di Javlin’skij indicherebbe la chiara volontà da parte delle Autorità di impedire il ballottaggio nelle prossime elezioni presidenziali – dato per probabile dagli ultimi sondaggi – e, sopratutto, evitare accuse di brogli da parte della comunità internazionale: infatti, sono stati i rappresentanti di lista di Jabloko a certificare il numero più alto di irregolarità nel corso della conta dei voti durante le elezioni parlamentari dello scorso Dicembre.

Certo il vincitore, e certo il suo programma. Vladimir Putin – attuale Primo Ministro e candidato alla presidenza dell’establishment al potere al Cremlino ininterrottamente dal 2000 – in un articolo sulla Nezavisimaja Gazeta ha illustrato quale saranno le priorità della politica interna della sua amministrazione: un “patriottismo civico” teso alla costruzione di una “Forte Russia” etnicamente più omogenea possibile.

Nello specifico, Putin ha rigettato ogni politica nazionalista, ma di fatto ha preventivato un controllo più severo sulle immigrazioni, l’introduzione di un esame di lingua russa obbligatorio per tutti gli stranieri, e la costruzione di una nazione multietnica cementata attorno al “nucleo russo”. Un piano chiaro, su cui da tempo la Russia sta lavorando in maniera scientifica: le recenti tensioni con il Tadzhikistan hanno portato le autorità di Mosca ad espellere centinaia di immigrati provenienti da Dushanbe, e simili trattamenti si sono ripetuti nel recente passato nei confronti di immigrati regolari di provenienza caucasica, sopratutto georgiana.

Proprio la Georgia resta il primo obiettivo di una politica estera che Putin ha già delineato nemmeno troppo velatamente. L’aggressione russa a Tbilisi dell’Agosto 2008 è una partita tutt’altro che chiusa, che potrebbe riaprirsi proprio nei prossimi mesi. Come rilevato da diversi esperti, la congiuntura internazionale – con l’Europa debole, gli USA impegnati nella corsa alla Casa Bianca, e l’attenzione dei media internazionali incentrata sui Giochi Olimpici – è la medesima del periodo in cui i carri armati di Mosca hanno infranto la sovranità territoriale georgiana, e strappato a Tbilisi il controllo di due regioni della Georgia settentrionale: Abkhazija ed Ossezia del Sud.

A fare compagnia alla Georgia potrebbero essere tutti quei Paesi della Comunità di Stati Indipendenti che non accetteranno di buon grado l’integrazione nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, volto a riunificare l’ex-Unione Sovietica attorno alla guida della Russia che, così, riotterrebbe lo status di superpotenza internazionale.

In un Mondo sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, l’orso russo ha come primo obiettivo l’eliminazione dalla scena globale dei banchieri europei e dei cowboy americani: una zampata vigorosa, provata dalla recente politica di Mosca sul fronte europeo ed energetico. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha condotto una politica di revisione dei contratti con le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente, ottenendo il prolungamento della scadenza degli accordi e fedeltà assoluta in cambio di sconti.

Inoltre, Mosca è stata abile ad inserire clausole che consentirebbero ai russi di rilevare la gestione dei gasdotti in diversi Stati europei, seppure in piena violazione della legge UE: il Terzo Pacchetto Energetico, varato dal Parlamento Europeo da più di un anno, prevede l’unificazione e la liberalizzazione delle condutture del Vecchio Continente, e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei. Nell’infrangere la legge, e gli interessi del’Unione Europea, Putin può contare su alleati di peso come Germania e Francia: legati a Mosca, oltre che dalla dipendenza energetica, anche da tradizionali rapporti di cooperazione, che già in passato hanno portato a tragici eventi.

Su espressa richiesta dell’attuale Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha richiesto alla Commissione Europea di ammorbidire il Terzo Pacchetto Energetico: sopratutto, per consentire agli enti non-UE la compartecipazione nella gestione dei gasdotti del Vecchio Continente. Uno sforzo diplomatico coraggioso ed anti-europeo, che alla Merkel è stato ripagato con il rifornimento di gas direttamente dalla Russia. Nel Novembre del 2011 è entrato in funzione il Nordstream: gasdotto sul fondale del Baltico concepito da Mosca per bypassare Paesi UE politicamente ostili al Cremlino – Polonia e Stati Baltici – e, con il benestare di Germania, Francia e Olanda, dividere l’Europa tra Paesi occidentali “buoni” e membri centrali “cattivi” – ovviamente, secondo l’ottica della Russia.

Simile progetto, in via di realizzazione, è il Southstream: gasdotto sul fondale del Mediterraneo progettato per rifornire di gas Grecia, Balcani e Italia, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Slovenia, Serbia e Macedonia. Diversamente dal Nordstream, il Gasdotto Ortodosso – com’è stato rinominato il Southstream – ha un triplice scopo: dividere l’Europa, scoraggiare le ambizioni europee di Ucraina e Moldova – Paesi europei per cultura e tradizione, su cui Mosca ha da tempo rinnovato i propri appetiti imperiali eurasiatici – e cementare l’influenza russa nel Mediterraneo.

Contro Occidente ed Israele

Proprio la presenza di Mosca nel Mare Nostrum è un segnale importante ed attuale. Come riportato dall’autorevole Kommersant”, lunedì, 23 Gennaio, la Russia ha firmato un contratto per la vendita di 36 aerei militari Jak-130 alla Siria: secondo diversi esperti, l’affare sarebbe il primo passo di un’alleanza di ferro tra Mosca e Damasco in chiave anti-occidentale, per cui ad esprimere preoccupazione è anche Israele.

Infatti, Tel Aviv deve ora fare i conti con una Russia in buoni rapporti con tutti i Paesi ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale israeliana. Lunedì, 23 Gennaio, Mosca ha duramente criticato l’embargo della nafta proveniente dall’Iran da parte dell’Unione Europea: deciso da Bruxelles per protestare contro i piani di riarmo nucleare di Teheran. Venerdì, 20 Gennaio, il Presidente dell’Autonomia Palestinese, Mahmud Abbas, ha ottenuto rassicurazioni dalla Russia sul sostegno di Mosca alla causa palestinese, ed ha riconosciuto il Cremlino tra i principali interlocutori e consiglieri nelle trattative con Israele per l’ottenimento dell’indipendenza della Palestina.

Matteo Cazzulani

RUSSIA SUPERPOTENZA MONDIALE: VLADIMIR PUTIN ESPONE IL SUO PROGRAMMA

Posted in Russia by matteocazzulani on January 13, 2012

Lo zar del gas ufficializza la corsa alla presidenza russa con ambizioni geopolitiche di respiro globale, da ottenere con rafforzamento militare, diffusione della cultura nazionale, ed energia. Si riaccende il fronte ucraino sull’oro blu

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Rafforzamento dell’Impero e del prestigio internazionale della Russia. Parla da sé il primo punto del programma elettorale di Vladimir Putin, pubblicato giovedì, 12 Dicembre, sulla pagina ufficiale dedicata alla corsa presidenziale – http://www.putin2012.ru.

Un testo articolato, in cui l’attuale Premier ha messo in chiaro che in caso di suo ritorno al Cremlino – dopo l’interregnum del suo delfino, Dmitrij Medvedev: già designato prossimo Capo del Governo – il Mondo dovrà fare i conti con una Russia dalle rinate velleità imperiali: egemone nello spazio ex-sovietico, e presente in ogni questione di carattere globale.

“Le regole del gioco non potranno essere decise alle spalle della Russia – riporta il documento – negli ultimi anni la Russia si è costruita una posizione di superpotenza mondiale. Ogni passo contrario agli interessi di Mosca – continua il comunicato – provocheranno la nostra ferma risposta unilaterale”.

Obiettivi ben chiari, che Putin – dato per favorito alla consultazione presidenziale del 4 Marzo, e, come da lui dichiarato, libero per questo di astenersi dalla partecipazione ai dibattiti con gli altri candidati durante la campagna elettorale – ha dichiarato di ottenere non solo con la forza, ma anche con armi del tutto pacifiche ed apparente innocue.

Oltre alla riforma delle forze armate – da interpretare come rafforzamento degli armamenti dell’esercito russo -tra i punti del programma ben risalta la volontà di prodigarsi per la massiccia diffusione della cultura russa nel Mondo. In aggiunta, come dimostrato dalla stretta attualità, oltre all’educazione gli altri mezzi per restaurare l’impero russo sono l’economia e l’energia.

Negli ultimi mesi del 2011 proprio Putin è stato artefice dell’Unione Eurasiatica: progetto-fotocopia dell’Unione Europea – con simili strutture ed istituzioni – concepito per integrare l’ex-Unione Sovietica dapprima sul piano economico e, successivamente, anche su quello politico. Finora, ad aderire al progetto putiniano sono stati Bielorussia e Kazakhstan, ma è lecito aspettarsi il prossimo ingresso di Kyrgystan, Uzbekistan ed Ucraina.

Una nuova Guerra del Gas russo-ucraina

Proprio Kyiv è al centro di una riaperta guerra del gas con Mosca. Non in grado di onorare l’acquisto di oro blu russo, le Autorità ucraine hanno chiesto uno sconto sulle forniture, possibilmente con un nuovo accordo. Ottenuto il net di Mosca, l’Ucraina ha deciso unilateralmente di abbassare la quantità di gas importato da 45 miliardi di metri cubi annui a 27: compensando il deficit di oro blu con il ricorso al carbone.

Il contratto attualmente in vigore – ironia della sorte, negoziato dall’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: condannata a sette anni di detenzione in isolamento proprio per avere firmato tali accordi – consente il ritocco delle importazioni a patto che il colosso nazionale ucraino, Naftohaz, avvisi di tale intenzione Mosca con un preavviso di sei mesi.

Secondo quanto riportato dalle Autorità di Kyiv, a riguardo sono state inviate più di dieci comunicazioni, ma il monopolista russo, Gazprom, ha negato categoricamente, e preteso dagli ucraini non solo il pagamento della quantità di oro blu pattuita – anche se non effettivamente importata e consumata – ma anche la cessione della gestione dei gasdotti nazionali a prezzo stracciato.

Per ottenere il possesso di una rete di tubature fondamentali per le esportazioni all’Unione Europea, Gazprom ha minacciato l’Ucraina con la costruzione del Southstream. Questo gasdotto sottomarino è progettato per bypassare l’Ucraina ed altri Paesi, anche membri UE, politicamente invisi al Cremlino – Polonia, Romania, e Moldova – e per contrastare l’accesso ai giacimenti centro asiatici da parte di progetti della Commissione Europea: da tempo impegnata nel varo di una politica energetica continentale il più possibile indipendente dalla Russia.

Noto anche come gasdotto ortodosso, il Southstream transiterà dalle coste russe del Mar Nero fino alla Bulgaria, da cui un ramo sarà diretto in Grecia e Sud Italia, ed un altro verso Macedonia, Serbia, Slovenia e Pianura Padana. Oltre che da Gazprom, l’infrastruttura è compartecipata dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, dalla greca DEPA, e da quelle nazionali di Slovenia, Serbia e Macedonia.

Matteo Cazzulani

CAPODANNO DI ORDINARIA REPRESSIONE IN RUSSIA ED UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 1, 2012

Ottanta arrestati nelle manifestazioni per la libertà di associazione a Mosca e Pietroburgo, tra cui il candidato alle Elezioni Presidenziali, Eduard Limonov. A Kharkiv meeting in solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: detenuta per motivi politici nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj. A Kyiv, il Presidente, Viktor Janukovych, elimina ogni accenno alla Lady di Ferro ucraina, ed anche l’inno nazionale dal tradizionale discorso di fine anno

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, durante il tradizionale messaggio di fine anno. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un silenzio assordante rotto dal tintinnio delle manette e da vuote parole di pura retorica dittatoriale. Così è stato vissuto il Capodanno 2012 in Russia ed Ucraina: due Paesi in cui regimi autoritari hanno sfruttato le distrazioni delle masse, impegnate a preparare i festeggiamenti per l’Anno Nuovo, per dare l’ennesima prova della vera natura di sé.

A Mosca, una settantina di dimostranti è stata arrestata per avere partecipato alla tradizionale manifestazione che, il 31 di ogni mese, raduna in Piazza Triumfal’naja le opposizioni di qualsiasi orientamento – dall’estrema desta ai bolscevichi – per rivendicare la libertà di associazione: diritto garantito dall’Articolo 31 della Costituzione della Federazione Russa, puntualmente calpestato dal Cremlino.

Tra gli arrestati, giornalisti, blogger, attivisti politici ed il Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov. L’esponente del movimento di opposizione liberal-progressista, candidato alle prossime Elezioni Presidenziali di Marzo in concorrenza all’attuale Premier, Vladimir Putin, non ha fatto in tempo nemmeno a scendere dalla propria auto: subito, una manciata di poliziotti lo ha prelevato e caricato su una camionetta diretta al primo commissariato.

Simili manifestazioni anche a San Pietroburgo, dove gli arrestati sono stati “solo” dieci. La cifra è stata riportata da Radio Liberty, e confermata poco dopo dalla direzione regionale della polizia della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la regione di Pietroburgo.

Janukovych impara dal Cremlino

Medesima atmosfera anche in Ucraina, dove le manifestazioni sono state quelle dei sostenitori della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: accampati a Kharkiv presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj in sostegno dell’ex-Primo Ministro. La Lady di Ferro ucraina è stata deportata dal carcere di Kyiv nella mattinata del giorno precedente, nonostante le precarie condizioni di salute che le impediscono la deambulazione per la propria cella.

La Tymoshenko deve scontare sette anni di detenzione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: una sentenza politica, maturata dopo un processo farsa in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti, e le imputazioni montate ad hoc per incastrare l’ex-Primo Ministro.

Inoltre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato inflitto un secondo arresto cautelativo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo del procedimento in cui la Lady di Ferro ucraina è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato dalla Tymoshenko prima della discesa in campo del 1998.

Per questa ragione, la detenuta doc non ha potuto né giovare del menù speciale concesso ai detenuti per Capodanno, né distrarsi con la partecipazione al concerto organizzato dalle Autorità carcerarie: la Tymoshenko è stata costretta ad attendere la mezzanotte sola, in compagnia di un brodo tiepido e di un silenzio gelido.

Ovviamente, della Tymoshenko non si è ricordato il Presidente, Viktor Janukovych, che, altresì, ha sfruttato il tradizionale messaggio di fine anno per annichilire ulteriormente ogni simbolo di indipendenza nazionale ucraina. Dopo avere elogiato il raggiungimento della stabilità, la costruzione di infrastrutture, l’ottenimento degli europei di calcio, e il miglioramento dell’immagine di Kyiv nel Mondo, il Capo di Stato ha concluso gli Auguri con un semplice saluto: senza il tradizionale inno nazionale.

Janukovych si sta rilevando un Presidente autoritario, capace di spazzare ogni conquista democratica, anche simbolica, ottenuta dall’Ucraina degli ultimi anni. Di recente – dopo avere indebolito il Parlamento, falsato le Elezioni Amministrative dell’Ottobre 2010, e concesso il prolungamento dell’esercito russo in Crimea – il Capo di Stato ha abolito con un decreto urgente il Giorno della Libertà – la festa in ricordo della Rivoluzione Arancione – e cancellato altre ricorrenze patriottiche istituite dal suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Il 19 Dicembre, l’Unione Europea ha congelato la Firma dell’Accordo di Associazione: storico documento con cui Kyiv avebbe ottenuto lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera. I Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, non hanno potuto ratificare tale passo dinnanzi al regresso democratico in Ucraina che, oltre alla Tymoshenko, ha portato tra carcere, prigione ed esilio una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – in detenzione preventiva, ancor prima che una sentenza lo abbia condannato per abuso d’ufficio – e l’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – in asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA L’ENNESIMA MANIFESTAZIONE ANTIPUTINIANA. MA LA REPRESSIONE CONTINUA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 25, 2011

Circa 30 Mila dimostranti a Mosca protestano contro i brogli elettorali che hanno garantito al Partito del Potere la maggioranza quasi assoluta in Parlamento, ed invitano a votare contro Putin alle prossime Elezioni Presidenziali. Repressioni ed arresti a San Pietroburgo ed in provincia. Fermi anche in Ucraina

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Se Putin non fosse ortodosso avrebbe buoni motivi per digerire a fatica il panettone. Nella giornata di sabato, 24 Dicembre, a Mosca ha avuto luogo la seconda imponente manifestazione delle opposizioni alla Verticale del Potere: capaci di riempire il Prospekt Sakharov con una folla oceanica.

Secondo gli organizzatori, i dimostranti sarebbero stati cento mila, mentre per le Autorità non si può parlare di più di 30 Mila persone. Ciononostante, l’affluenza è stata ben superiore alla precedente manifestazione di massa del 10 Dicembre, a cui, in Piazza Bolotnaja, hanno partecipato in 20 Mila: numeri da capogiro se si considera il clima di terrore finora imposto dalle autorità russe, che malvolentieri hanno tollerato ogni espressione di dissenso, sia pubblica che privata.

Ai sostenitori dei movimenti di opposizione Solidarnost’ – di orientamento democratico – ed Altra Russia – liberalprogressista – si sono aggiunti militanti di ogni colore, dall’estrema destra alla sinistra, e persino privati cittadini: uniti nel protestare contro i brogli elettorali che, lo scorso 4 Dicembre, hanno garantito la maggioranza quasi assoluta alla Duma al Partito del Potere, Russia Unita.

Dopo i discorsi dal palco dei principali Leader del dissenso politico al Cremlino – il vice-capo di Solidarnost’, Boris Nemcov, l’ex-Ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il campione di scacchi, Garri Kasparov, il blogger Aleksej Naval’nyj, la nota teleconduttrice, Ksenija Sobchak, e l’ultimo Presidente URSS, Mikhail Gorbachev – i manifestanti hanno richiesto una commissione d’inchiesta neutrale per appurare l’effettiva regolarità del voto del 4 Dicembre, ed invitato ogni cittadino russo a partecipare alle Elezioni Parlamentari del prossimo 4 Marzo per votare un candidato qualsiasi al di fuori dell’esponente della verticale del potere, l’attuale Premier, Vladimir Putin.

Janukovych poliziotto di Putin

Oltre a quella di Mosca – che gli organizzatori hanno promesso di replicare nei prossimi mesi – simili manifestazioni si sono svolte in centri di provincia, dove, all’oscuro delle telecamere dei principali network internazionali, si sono registrati arresti e repressioni da parte delle Autorità. A San Pietroburgo, tra i 1500 dimostranti la polizia ha fermato alcuni “provocatori”, mentre a Barnaul ad essere arrestati sono stati i quattro organizzatori della manifestazione locale, a cui hanno partecipato circa 400 persone.

In linea con il regime di Mosca è anche quello di Kyiv, dove il Presidente, Viktor Janukovych, continua a dare prove della svolta autoritaria adottata dalla sua Amministrazione: già responsabile di arresti e processi politici a carico di una decina tra giornalisti indipendenti ed esponenti dell’Opposizione Democratica. La manifestazione in solidarietà agli oppositori russi della Coalizione dei Partecipanti della Rivoluzione Arancione, sul centrale Khreshchatyk, è stata repressa dalla polizia con cinque arresti.

Ufficialmente, la simpatica dimostrazione – organizzata su una giostra – è stata interrotta con la forza per disturbo della quiete pubblica, ma è difficile escludere che, anche sulle Rive del Dnipro, il minimo dissenso inizi davvero a dare fastidio, sopratutto in seguito al congelamento dei rapporti con l’Unione Europea: turbata dinnanzi al rapido regresso della democrazia in Ucraina, con cui Janukovych sta isolando sempre più il suo Paese a livello internazionale.

Un segnale preoccupante, che dimostra come – a differenza di quanto abilmente tollerato a Mosca dalle Autorità: intenzionate a presentarsi al Mondo come realmente democratiche – il puntinismo sia ancora vivo e ben radicato non solo nella sterminata provincia russa, ma anche in Paesi europei, una volta parte dell’Unione Sovietica.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali russe: i liberali hanno un loro candidato

Posted in Russia, Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2011

Grigorij Javlinskij alla terza corsa per il Cremlino alla guida del Partito Jabloko: filoeuropeo e legato alla libera economia. Esclusi dalle Autorità altri candidati indipendenti, ed ostacolata la corsa di pretendenti “extra-parlamentari”

Il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij

59enne economista, attivista politico di lunga data, ed autore di alcuni programmi di riforma dell’economia russa in senso occidentale. Questo l’identikit di Grigorij Javlinskij: candidato ufficiale del partito liberale e filoeuropeo Jabloko alle Elezioni Presidenziali russe del prossimo 4 Marzo.

Una nomina ottenuta a seguito di un congresso convocato ad hoc, in cui il Leader del soggetto politico filoeuropeo, con il voto favorevole di 106 delegati, ha battuto il principale rivale, l’attore Viktor Balabanov – sostenuto solo da 3 consensi – dopo che la candidatura del blogger Aleksej Naval’nyj e stata respinta. Per Javlinskij e il terzo tentativo di una corsa infinita al Cremlino che già lo ha visto quarto nel 1996 e terzo nel 2000, rispettivamente con il 7,43% ed il 5,8%.

Leader di un Partito dal programma fortemente liberale ed improntato all’avvicinamento della Russia all’Occidente, Javlinskij si pone in totale opposizione alla Verticale del Potere Putin-Medvedev, come già dimostrato dalle manifestazioni organizzate dal suo movimento in diverse città del Paese. Solo a Mosca, nella giornata di sabato, 17 Dicembre, 2 Mila dimostranti sono scesi in piazza per protestare contro i brogli nelle elezioni parlamentari dello scorso 4 Dicembre con cui Russia Unita – il Partito del Potere – ha ottenuto la maggioranza quasi assoluta dei seggi.

Democrazia ancora calpestata

Una manipolazione della consultazione democratica che potrebbe ripetersi anche per quanto riguarda le Presidenziali, come dimostrato da prime, inconfondibili avvisaglie. Come ipotizzato, il candidato del movimento di opposizione progressista-liberale Altra Russia, Eduard Limonov, e stato escluso dalle elezioni per raccolta irregolare delle firme necessarie al sostegno della candidatura. Lo scorso 11 Dicembre, il politico e stato costretto a celebrare la kermesse di investitura elettorale su un autobus parcheggiato dinnanzi l’albergo in cui avrebbe dovuto tenersi l’evento: prontamente presidiato dalle forze di polizia per impedirne l’ingresso.

Ad oggi, i candidati ammessi sono il Capo di Russia Unita, l’ex-Presidente ed attuale Premier, Vladimir Putin, il Leader dei LiberalDemocratici – lista connivente col Cremlino – Vladimir Zhirinovs’kij, il Segretario dei comunisti, Gennadij Zjuganov, ed il Leader della socialdemocratica Russia Giusta, Sergej Mironov. Ad essi, si e aggiunto l’oligarga Mikhajl Prorokhov: tuttavia chiamato alla raccolta di 2 Mila firme in aggiunta in quanto candidato di una forza politica non rappresentata in Parlamento.

Medesimo compito che spetta a Javlinskij, in quanto Jabloko, secondo i dati ufficialmente riconosciuti dal Cremlino – malgrado i diffusi brogli, certificati dai più importanti osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa – non e riuscita a superare lo sbarramento necessario per ottenere seggi in Parlamento.

Matteo Cazzulani

PUTIN FA SUL SERIO: UN AGENTE KGB ALLA GUIDA DELLA DUMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 18, 2011

L’ex-Capo dell’Amministrazione Presidenziale, con un passato nei servizi segreti sovietici e negli enti locali di Pietroburgo, proposto dalla Verticale del Potere come Speaker del Parlamento, in cui Russia Unita – il Partito del Cremlino – ha la maggioranza certa. Protesta l’opposizione liberale e filo-europea, sull’onda della condanna dell’Occidente dei brogli perpetrati dalle Autorità durante le ultime Elezioni parlamentari

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Compagno di banco dello zar del gas nella scuola della servizi segreti sovietici prima una carriera profusa perlopiù negli enti locali. Questo è l’identikit del nuovo Speaker della Duma, Sergej Narishkin, eletto in Parlamento come indipendente, ma aperto sostenitore di Russia Unita: il Partito del Potere, guidato dal tandem Putin-Medvedev – rispettivamente ex-Premier e futuro Presidente, ed ex-Presidente e futuro Premier – che, secondo i dati delle elezioni parlamentari del 4 Dicembre riconosciuti dal Cremlino, avrebbe ottenuto la maggioranza quasi assoluta, con il 49% dei voti.

“Sono indipendente, ma appoggio Russia Unita, e sono onorato della scelta dei vertici del Partito” ha commentato Narishkin a seguito della notizia, trapelata nella serata di sabato, 17 Dicembre. Nella conduzione dei lavori del parlamento russo, l’ex compagno di banco del futuro Presidente, Vladimir Putin, potrà contare su un vice-speaker sempre espressione di Russia Unita: in lizza, sono l’ex-Vice Sindaco di Mosca, Ljudmila Shvecova, il Capo dell’esecutivo centrale del partito, Andrej Borobev, ed il Segretario del Consiglio Generale, Sergej Neverov.

Dunque, l’organo legislativo della Federazione Russa resta saldamente nelle mani della Verticale del Potere, che alla Casa Bianca sulle rive della Moscova potrà contare su uomini di propria diretta fiducia ed espressione. Oltre alla parentesi nel KGB condivisa con Putin, Narishkin, classe 1954, ha terminato l’Alta Scuola dei Servizi Segreti URSS di Minsk, si è laureato in economia, padroneggia inglese e francese, ed ha ricoperto cariche importanti nell’amministrazione cittadina di Pietroburgo – sua città natale – ed in quella regionale della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora il circondario di Pietroburgo. Il 3 Marzo 2004 è diventato Capo dell’Apparato del Governo russo col rango di Ministro, e, dal 12 Maggio 2008, nominato Direttore dell’Amministrazione Presidenziale.

Contro l’autoritarismo, anche parlamentare, è tornata a manifestare una parte dell’Opposizione alla Verticale del Potere: più di due mila persone sono scese in piazza per denunciare i brogli elettorali che hanno portato ad una distribuzione dei seggi alla Duma che garantisce a Russia Unita la maggioranza quasi assoluta, “costringendola” al governo di coalizione con i LiberalDemocratici di Zhirinovskij: lista connivente col Cremlino. Simili manifestazioni anche in alcune città di provincia, come Irkuck.

I liberali in piazza per giustizia ed Europa

Non saranno i 20 mila che, Sabato, 10 Dicembre, hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja, dando vita alla più imponente manifestazione anti-putiniana della storia organizzata dalle opposizioni unite, ma il numero dei partecipanti è notevole se si considera che la dimostrazione è stata organizzata solo da Jabloko: Partito liberale e filo-europeo, rimasto senza seggi dopo una consultazione caratterizzata da falsificazioni diffuse,certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa.

“La situazione cambierà il prossimo marzo, con le nuove Elezioni Presidenziali – ha dichiarato il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij – noi ci saremo e combatteremo per una Russia finalmente libera e democratica”.

Lecito ricordare che, lo scorso giovedì, 15 Dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna e preoccupazione per lo svolgimento irregolare della consultazione parlamentare in Russia, accodandosi alle simili proteste espresse dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton. A tali posizioni, l’attuale Presidente, Dmitrij Medvedev, ha risposto senza mezze parole, invitando l’Occidente a non badare agli affari di Mosca.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA GIA’ SI FALSIFICANO LE PROSSIME ELEZIONI PRESIDENZIALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 12, 2011

Ostacolata dalla polizia la raccolta firme del Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov, mentre la Commissione Elettorale Centrale ha già registrato la partecipazione di Vladimir Putin, candidato del Partito del Potere Russia Unita, di e Sergej Mironov, esponente della socialdemocratica Russia Giusta, alle consultazioni del 4 Marzo

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Costretto per strada alla raccolta firme in un giorno di inizio inverno russo. Così il Leader del movimento progressista di opposizione Altra Russa, Eduard Limonov, ha dovuto inaugurare la propria corsa alle elezioni presidenziali del prossimo marzo, nelle quali potrebbe rivelarsi il principale competitor dell’attuale Primo Ministro, Vladimir Putin: candidato del Partito del Potere Russia Unita.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui la kermesse convocata da Limonov per Domenica, 11 Dicembre, non ha potuto svolgersi nel luogo e nell’orario prestabilito: la Direzione dell’hotel Izmajlovo – nella periferia Nord-Est di Mosca – ha revocato l’evento all’ultimo per restauri mai comunicati in precedenza. Una doccia fredda per la direzione dell’Altra Russia, la quale, in assenza di luoghi alternativi, non ha trovato di meglio che organizzare il tutto su un autobus presso l’ingresso dell’albergo: costantemente presidiato dalla polizia in assetto antisommossa.

Ligio il comportamento dei militanti, che, nonostante la location improvvisata, sono accorsi in massa per apporre sui moduli ufficiali le 500 firme necessarie per la presentazione della candidatura di Limonov. Tuttavia, lo staff del Leader dell’Altra Russia resta cauto: la Commissione Elettorale Centrale potrebbe invalidare le sottoscrizioni a causa della differente ubicazione del luogo in cui sono state raccolte rispetto a quanto comunicato. Una possibilità non peregrina, dal momento in cui per simili “irregolarità”, più o meno volute, nel 2008 è stata resa impossibile la candidatura dell’allora Leader del Fronte Civico Unito, Garry Kasparov.

Una corsa già scritta

Dunque, nulla sembrerebbe avere cambiato l’imponente manifestazione con cui, sabato, 10 Dicembre, più di 20 mila dimostranti hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja ed i ponti adiacenti sulla Moscova: determinati nel protestare contro i brogli elettorali che hanno consegnato la maggioranza quasi assoluta alla Duma a Russia Unita. Un’elezione in salsa russa che “costringerà” il tandem Putin-Medvedev a dividere il potere con due liste civetta conniventi col Cremlino: i liberal-democratici di Zhirinovs’kij, e la socialdemocratica Russia Giusta.

Gli stessi soggetti che, senza troppi dubbi, potrebbero essere gli unici protagonisti di una corsa presidenziale di Marzo dalla regolarità sempre più sospetta: finora, la Commissione Elettorale Centrale ha accolto solo le candidature di Putin e del Segretario di Russia Giusta, Sergej Mironov.

Matteo Cazzulani