LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia e Ungheria: l’incontro Kaczyński-Orbán mostra le divisioni interne al governo polacco

Posted in Polonia, Ungheria by matteocazzulani on January 12, 2016

Il leader del principale Partito polacco riceve il Premier ungherese per prendere una posizione comune sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE. Fronte comune contro le critiche dell’Unione Europea e collaborazione energetica le vere tematiche dell’incontro.



Varsavia – La tradizionale carpa natalizia polacca con vino ungherese di eccezione sono stati i piatti forti del menù dell’incontro segreto tra Jarosław Kaczyński e Viktor Orbán, rispettivamente il leader del principale partito della Polonia, Diritto e Giustizia -PiS, la forza politica alla quale appartengono il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, il Premier, Beata Szydło, e tutti i Ministri del Governo polacco- e il Premier dell’Ungheria.

Come dichiarato dagli uffici stampa dei due protagonisti, Kaczyński e Orbán, incontratisi senza comunicazioni alla stampa in una località di villeggiatura presso il confine polacco-slovacco, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio, hanno concordato una posizione comune di Polonia e Ungheria in merito alle condizioni che la Gran Bretagna ha posto all’Unione Europea per restare Paese membro dell’UE.  

In realtà, come dimostra la presenza dell’esperto PiS in materia energetica, Piotr Naimski, Kaczyński e Orbán durante l’incontro, che il Premier ungherese ha descritto come un cordiale incontro tra amici e oppositori del regime sovietico, hanno anche discusso di energia e, più in generale, di politica regionale.

A confermare il presunto ordine del giorno dell’incontro è la necessità per il governo polacco di controbattere alle obiezioni che l’Unione Europea ha mosso alla Polonia per la sostituzione repentina dei giudici della Corte Costituzionale e per l’approvazione di una riforma dei media che sottopone i Direttori delle televisioni statali al controllo delle finanze pubbliche.

Le misure prese dal governo polacco, che hanno portato il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, a parlare di “orbanizzazione” e “putinizzazione” della Polonia, assomigliano a quelle approvate da Orbán in Ungheria nel 2010, all’indomani di una vittoria schiacciante alle elezioni legislative che ha garantito al suo partito, il conservatore Fidesz, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.

Dunque, l’incontro con Orbán sarebbe servito al leader del PiS, che nelle ultime Elezioni Parlamentari, così come Fidesz, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, per creare un fronte comune di Polonia ed Ungheria in nome di euro scetticismo, cattolicesimo patriottico e conservatorismo: i valori che uniscono PiS e Fidesz.

Tuttavia, l’opposizione all’Unione Europea, e sopratutto alle bordate di Schulz, non è l’unica ragione che ha portato all’incontro tra Kaczyński e Orbán. 

Per la Polonia, l’Ungheria è infatti un alleato chiave nella realizzazione dell’Intermarium, alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che il Presidente Duda ha fortemente voluto per contrastare lo strapotere della Germania in seno all’UE e la rinata aggressività militare della Russia.

All’interno dell’Intermarium si può sviluppare infatti una collaborazione di ordine politico ed energetico che Polonia ed Ungheria, ad esempio attraverso il flusso di gas dal rigassificatore polacco di Świnoujście all’Ucraina, potrebbero avviare per agevolare la diminuzione della dipendenza dell’Europa Centro-Orientale dalle forniture di gas dalla Russia.

Politica Jagellonica vs politica dei Kresy all’interno del PiS

Proprio la Russia, tuttavia, rappresenta la seconda ragione per la quale Kaczyński -uno dei politici più fortemente critici nei confronti della Russia in Europa- ha voluto incontrare Orbán, che negli ultimi anni ha instaurato una collaborazione con la Russia sul piano politico ed energetico.

Infatti, Kaczyński deve fare i conti con una fazione interna al suo partito, i sostenitori della “politica dei Kresy”, che vede con favore una collaborazione strategica con la Russia per riprendere il controllo dei territori della Polonia interbellica oggi appartenenti a Ucraina, Bielorussia e Lituania.

A questo gruppo, al quale appartiene il famoso giornalista Mariusz Kolonko, noto per le sue posizioni ucrainofobe e recentemente ingaggiato dalla televisione nazionale polacca TVP attraverso un voto congiunto di PiS e del Movimento Kukiz ’15, forza politica di ispirazione populistica e nazionalistica, si oppone il fronte interno al PiS dei sostenitori della cosiddetta “politica Jagellonica”.

Questa dottrina, che ha come storico promotore Lech Kaczyński, ex-Presidente e fratello-gemello di Jarosław scomparso nella controversa catastrofe di Smolensk nel 2010, prevede l’impegno della Polonia a garanzia della democrazia e dell’integrazione nelle strutture euroatlantiche di Ucraina, Georgia e Bielorussia.

Questa seconda fazione, alla quale appartengono il Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, e il suo vice, Konrad Szymański, resta maggioritaria all’interno del PiS.

Tuttavia, le frange dei giovani militanti del partito di Kaczyński guardano con sempre più interesse ad un’alleanza con i populisti del Movimento Kukiz ’15, che presenta chiari accenti anti-europei ed anti-ucraini.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Szydło premier, Kopacz in minoranza: in Polonia è terremoto politico

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 14, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, nomina la Vicepresidente del Partito conservatore PiS premier del primo Governo monocolore della storia del Paese. Il Ministro degli Esteri nominato Witold Waszczykowski promette un cambio radicale in politica estera esonerando in corsa Ambasciatori ritenuti inefficienti

Varsavia – Cambiare radicalmente gli equilibri della politica polacca in due giorni è possibile, così come dimostrato dai fatti di venerdì, 13 Novembre, giorno nel quale il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha designato nuovo premier Beata Szydło, Vicepresidente del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS, la forza politica che ha ottenuto la maggioranza dei seggi in parlamento nelle scorse Elezioni Parlamentari di Domenica, 25 Ottobre- già coordinatrice della campagna elettorale presidenziale che ha portato Duda alla presidenza lo scorso Maggio.

La Szydło, chiamata a reggere il primo Governo monocolore nella storia polacca dalla caduta del comunismo, ha già anticipato i nomi dei Ministri che faranno parte dell’Esecutivo, e, secondo fonti ben accreditate, è pronta ad esporre in parlamento il suo primo Exposé, necessario per l’ottenimento del voto di fiducia e, di conseguenza, per l’insediamento vero e proprio.

Tra i Ministri nominati, particolarmente attivo è il futuro Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, che, senza aspettare il voto di fiducia, ha preannunciato cambi importanti nella politica estera della Polonia in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Rzeczpospolita.

Nello specifico, Waszczykowski ha preannunciato che le priorità della politica estera polacca saranno incentrate sull’Europa Centro Orientale, in linea con il progetto del Presidente Duda di rendere la Polonia il Paese leader della regione dell’Unione Europea che va dal Mar Baltico al Mar Nero.

Nell’intervista, Waszczykowski ha anche sottolineato l’opposizione della Polonia al raddoppio del gasdotto Nordstream, infrastruttura progettata dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas russo bypassando l’Europa Centro Orientale e rifornendo di gas, attraverso il fondale del Mar Baltico, direttamente la Germania -Paese che più di tutti sostiene il progetto, nonostante esso metta a serio repentaglio la sicurezza energetica e nazionale di Paesi membri dell’UE, quali Polonia, Stati Baltici, Ungheria, Slovacchia e Romania.

Infine, Waszczykowski, dopo avere evidenziato la necessità di rafforzare le relazioni con gli Stati Uniti d’America, sopratutto favorendo la finalizzazione della Partnership Industriale e Commerciale Trans Atlantica -TTIP- ha dichiarato l’intenzione di richiamare alcuni Ambasciatori nominati dal precedente Governo della moderata Piattaforma Civica -PO- in Paesi chiave per il nuovo corso della politica estera polacca, tra cui l’Ucraina.

Tusk il vero sconfitto

Proprio in casa PO, la nomina del Governo Szydło, ed ancor più la sconfitta sonora subita nelle Elezioni Parlamentari, ha portato ad un rimescolamento delle carte interne con la vittoria di Sławomir Neuman nelle elezioni interne per la carica di Capogruppo e leader dell’opposizione in parlamento.

Sconfitta da Neuman nella votazione interna al Gruppo parlamentare della PO, la premier uscente, Ewa Kopacz, ha rinunciato a correre per la guida del Partito, lasciando de facto la strada spianata a Grzegorz Schetyna, ex-Ministro degli Esteri leader della fazione “conservatrice” della PO opposta a quella “riformista” della Kopacz e a quella “centrista” del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

Proprio Tusk, che ha saputo evolvere la Polonia a moderno Paese europeo in 8 anni di Governo -tanto da guadagnarsi la rielezione nel 2011 come unico premier nella storia della Polonia- è il principale sconfitto dalla situazione, in crisi com’è nelle Istituzioni Europee, con l’osteggiato PiS saldamente al potere in Polonia, e il rivale Schetyna ad un passo dal coronare il sogno di guidare la “sua” PO.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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Polonia: presentato il Governo Szydło

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 10, 2015

Il Presidente del Partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, approva la candidatura a Premier della Vicepresidente del Partito. L’atlantista Waszczykowski e il controverso Macierewicz nominati rispettivamente Ministri di Esteri e Difesa

Varsavia – Non sono mancate le sorprese nella formazione del nuovo Governo della Polonia, un Esecutivo monocolore retto dal Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- la forza politica che ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento dopo la storica vittoria nelle Elezioni Parlamentari della scorsa Domenica, 25 Ottobre.

Durante una conferenza stampa, nella giornata di lunedì, 9 Novembre, il Presidente del PiS, Jaroslaw Kaczynski, ha presentato la Vicepresidente del Partito, Beata Szydło, come nuovo Premier della Polonia, così come preannunciato durante la campagna elettorale.

A sua volta, la Szydło ha presentato la rosa dei Ministri del nuovo Governo, tra cui spiccano i Vicepremier Piotr Glinski -Professore di sociologia candidato a più riprese dal PiS come Premier di un Governo tecnico- e Jaroslaw Gowin, leader del Partito conservatore Polonia Insieme -PR- i cui candidati, nelle Elezioni, hanno corso nelle liste del PiS.

La nomina a Vicepremier di Gowin, proposto come Ministro della Difesa durante la campagna elettorale, ha lasciato la porta aperta alla nomina alla guida del Dicastero della Difesa di Antoni Macierewicz, figura controversa impegnata nel chiarimento delle cause della Catastrofe di Smolensk, nella quale, nel 2010, è stato ucciso il Presidente Lech Kaczynski, il fratello gemello di Jaroslaw.

Altra nomina importante è quella a Ministro degli Esteri di Witold Waszczykowski, diplomatico di chiaro orientamento atlantista che, come Vicesegretario alla Difesa, ha negoziato l’accordo per il dislocamento degli elementi dello Scudo Spaziale USA in Europa Centrale nel 2008.

Con la nomina del Professor Glinski a Vicepremier con delega alla Cultura, il nuovo Governo polacco intende porre le tematiche culturali al centro dell’attività di Governo, un aspetto che potrebbe portare sia ad una maggiore riflessione storica sui rapporti con importanti vicini della Polonia come Ucraina e Lituania, che ad un peggioramento delle relazioni con Kyiv e Vilna.

D’altro canto, la nomina di Macierewicz lascia presagire la riapertura del dossier sulla Catastrofe di Smolensk, su cui il Governo della moderata Piattaforma Civica -PO, la forza partitica che ha governato la Polonia negli ultimi 8 anni- ha lesinato ogni indagine approfondita.

Infine, la nomina di Waszczykowski testimonia una svolta in Politica Estera in senso atlantista e più attento a rendere la Polonia il Paese-leader dell’Europa Centro Orientale, dopo anni in cui, sempre sotto i Governi PO, la Polonia ha guardato quasi solo alla Germania come partner strategico per rafforzare la propria posizione in seno all’Unione Europea.

La querelle sul vertice UE

Il Governo Szydło sarà chiamato al voto di fiducia in occasione della prima seduta del nuovo Parlamento, che il Presidente polacco, Andrzej Duda, ha fissato per giovedì, 12 Novembre, una data che coincide con il vertice informale sull’immigrazione convocato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

La scelta della data ha creato una polemica, dal momento in cui il Premier uscente, Ewa Kopacz, formalmente la leader in Parlamento della PO -alla quale appartiene Tusk- non potrà presenziare al vertice europeo.

Dal canto suo, il Presidente Duda ha lamentato di non essere stato informato della convocazione del vertice europeo, pertanto, a suo dire, la scelta di convocare la prima seduta del Parlamento è stata presa in linea con il calendario degli impegni del Governo di cui l’Amministrazione Presidenziale è al corrente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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La Polonia al voto tra incertezze e sicurezze

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 24, 2015

Come confermato da tutti i sondaggi, i conservatori del PiS hanno quasi in tasca la vittoria che pone fine a 8 anni di Governo moderato della PO, ma potrebbero avere problemi nel trovare partner di coalizione. L’assenza di Tusk, la scarsa energia del Premier Kopacz, e il conservatorismo moderno del Presidente Duda le ragioni del cambio di epoca politica

Varsavia – Le elezioni parlamentari polacche di Domenica, 25 Ottobre, sono un cambio di epoca politica annunciato, con però più punti interrogativi che certezze.

Come rilevato da tutti i sondaggi, il principale partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- otterrà la maggioranza dei consensi, superando, per la prima volta dal 2007, la moderata Piattaforma Civica -PO- finora al Governo assieme al partito contadino PSL.

Le ragioni del vantaggio PiS sono legate innanzitutto alla debolezza della PO, che dopo la nomina a Presidente della Commissione Europea di Donald Tusk -unico Premier della storia della Polonia ad avere ottenuto una riconferma nelle urne nel 2011- non ha saputo trovare né nell’attuale Premier Ewa Kopacz, né in nessun altro esponente un leader in grado di portare avanti l’ottimo lavoro finora svolto.

Altro motivo del vantaggio di PiS è la svolta in senso moderato di un partito finora descrivibile come radical-clericale verso un conservatorismo moderno in linea con i Tory britannici, una scelta politica legata al ridimensionamento del ruolo del Capo di PiS Jaroslaw Kaczynski, che ha ben pagato come dimostrato dalla vittoria nelle Elezioni Presidenziali del giovane Andrzej Duda lo scorso Maggio.

Le differenze tra PiS e PO, guidati rispettivamente da Beata Szydło e dal Premier Kopacz, sono inoltre evidenti per quanto riguarda diversi punti, come la politica estera, il rapporto con l’Europa, la politica previdenziale ed il lavoro.

In politica estera, PiS intende rafforzare la posizione della Polonia come leader regionale per garantire la sicurezza della Polonia, e più in generale dell’Europa Centro Orientale, sul piano militare, energetico ed economico all’interno di un’Unione Europea sempre più germanocentrica.

La PO, invece, intende mantenere la Polonia in stretta alleanza con la Germania all’interno di un’UE nella quale, secondo i moderati, Varsavia può contare di più solo se amica di Berlino.

Per quanto riguarda il tema dei migranti, PiS si oppone al sistema di distribuzione automatica dei migranti che la Merkel intende imporre ai Paesi dell’Unione Europea per ricollocare i cosiddetti “profughi politici” che intendono stabilirsi in Unione Europea.

La PO, da parte sua, solo a parole si oppone alla ridistribuzione automatica dei migranti, ma, sotto pressione della Germania, presso il Consiglio Europeo ha votato a favore del piano Merkel.

Sul piano del lavoro, PiS intende incrementare la paga minima, mentre la PO si oppone ai “contratti spazzatura”.

PiS propone l’abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, mentre la PO sostiene politiche per sostenere l’invecchiamento attivo.

Verso la Grande Coalizione

Dal risultato delle Elezioni potrebbe tuttavia originarsi uno scenario che non necessariamente divide PiS e PO in due schieramenti avversi. Secondo gli ultimi sondaggi, PiS, che ingloba in sé altri due Parititi conservatori, Polonia Solidale e Polonia Insieme, non avrà i voti necessari per governare in solitaria.

Tra i possibili partner di coalizione di PiS, dato al 32%, vi sono i movimenti populisti di destra Kukiz 15 e KORWiN, dati entrambi al 6%, ma anche i contadini del PSL, finora in coalizione con la PO, dati al 5%.

Un’altra possibilità è la realizzazione di una coalizione anti-PiS, nella quale oltre alla PO, data al 20%, entrerebbero la Sinistra Unita, data al 9%, il partito di ispirazione Social-liberale Moderna, dato all’8%, ed il PSL.

Tuttavia, una possibilità ben accreditata è la realizzazione di una Grande Coalizione PiS-PO, un’opzione ventilata dalla stretta collaborazione tra il Presidente Duda e il Ministro degli Esteri, Grzegorz Schetyna, influente esponente PO che, dopo la sconfitta annunciata dei moderati, si appresta a prendere le redini del Partito.

La Grande Coalizione tra PiS e PO finirebbe, tuttavia, per favorire l’ascesa delle forze populiste all’opposizione, una situazione che ricorda molto quella italiana, in cui movimenti estremisti -Lega Nord e Movimento 5 Stelle- si presentano come unica alternativa al Governo delle forze moderate -Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, UDC.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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Polonia: Beata Szydlo ed Ewa Kopacz i candidati Premier

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2015

Il principale Partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia, candida la coordinatrice della vittoriosa campagna elettorale del Presidente Eletto, Andrzej Duda. La principale forza di maggioranza, la moderata Piattaforma Civica, conferma la Premier uscente, chiamata ad un duro lavoro dopo i Governi del cambiamento di Donald Tusk



Varsavia – In Polonia sarà un duello rosa, per la prima volta nella storia del Paese. Nella giornata di sabato, 20 Giugno, il principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- e la principale forza partitica di maggioranza, la moderata Piattaforma Civica -PO- hanno presentato le loro candidature a Premier in vista delle prossime Elezioni Parlamentari.

Durante la convention nazionale di PiS, il Partito conservatore ha candidato Beata Szydlo, Vicepresidente della forza partitica a cui appartiene anche il Presidente Eletto, Andrzej Duda, della cui campagna elettorale la Szydlo è stata la coordinatrice.

Nel suo discorso di accettazione della candidatura a Premier, la Szydlo ha dichiarato pieno appoggio al programma elettorale con cui Duda ha vinto le recenti Elezioni Presidenziali battendo il Presidente uscente, il moderato sostenuto dalla PO Bronislaw Komorowski.

Nello specifico, la Szydlo ha sostenuto la necessità di abbassare l’età pensionabile, innalzare la quota esente dalle tasse, erogare un incentivo di 500 Zloty per ogni bambino nato, sostenere istruzione, cultura e sicurezza militare ed energetica.

“Sono sicura che da oggi mi attaccheranno dicendo che non sono una persona libera. Mi chiamo Szydlo, Beata Szydlo. Ho le mie idee e sono capace di ascoltare, ed ascolterò il parere di tutti” ha dichiarato la candidata Premier di PiS.

Poche ore più tardi, sempre nella giornata di sabato, 20 Giugno, durante la convention nazionale della PO, il Premier, Ewa Kopacz, ha accettato la candidatura della forza politica moderata dichiarando il suo impegno per continuare con l’attività di Governo apprendendo dagli sbagli effettuati durante gli ultimi mesi passati alla guida del Paese.

Inoltre, il Premier Kopacz ha attaccato la Szydlo sostenendo la sua falsa indipendenza dal Capo del PiS, l’ex-Premier Jarosław Kaczynski, ed ha invitato ambo gli esponenti del Partito conservatore ad un dibattito televisivo.

“La PO è al governo del Paese da circa 8 anni, abbiamo commesso degli errori ma siamo capaci di riflettere, capirli e porre rimedio. Chiedo scusa a nome di tutto il Partito, e mi dichiaro pronta ad accettare ogni voto di critica” ha dichiarato la Kopacz.

Un tandem con il Presidente Eletto Duda

Secondo i più recenti sondaggi, PiS ha un considerevole vantaggio sulla PO, un risultato legato innanzitutto alla vittoria nelle Elezioni Presidenziali di Duda, giovane politico capace di evolvere Diritto e Giustizia da Partito clerical-radicale a moderna forza conservatrice sullo stile dei Tory britannici. 

Con il suo discorso, la Szydlo ha ben evidenziato come il suo Governo sarà improntato principalmente su una forte intesa con il Presidente Eletto Duda, un tandem di politici nuovi che intendono dare risposta al desiderio di cambiamento espresso dagli elettori.

Inoltre, il parere dei sondaggi è dettato dell’incapacità della Kopacz di replicare i successi ottenuti da Donald Tusk, storico Leader della PO che, dopo avere ammodernato la Polonia come Premier dal 2007 al 2015 -ed essere stato l’unico Capo del Governo nella storia politica polacca ad essere confermato dalle urne alla guida del Paese è stato nominato Presidente del Consiglio Europeo.

Infine, una conferma della correttezza dei sondaggi proviene dal comportamento assunto dalle due candidate Premier. 

Mentre la Szydlo è apparsa combattiva e sicura del programma presentato, la Kopacz ha assunto un tono polemico basato quasi per intero sull’attacco all’avversario senza puntare sui contenuti della sua proposta politica.

Matteo Cazzulani

Analista politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Polonia: rimpasto di Governo a seguito di uno scandalo intercettazioni in salsa russa

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 12, 2015

Il Premier polacco, Ewa Kopacz, dimissiona tre Ministri e Viceministri coinvolti nella seconda ondata di uno scandalo intercettazioni che, nel Giugno 2014, ha colpito il Governo Tusk. Tra le dimissioni eccellenti vi sono anche quelle del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Radoslaw Sikorski, e del Capo dei Consiglieri del Premier, Jacek Rostowski


Varsavia – Un terremoto politico che potrebbe segnare l’ennesimo episodio di un cambiamento oramai in atto in Polonia. Nella giornata di mercoledì, 10 Giugno, il Premier polacco, Ewa Kopacz, ha dimissionato il Ministro della Salute, Bartosz Arlukowicz, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, assieme a tre Viceministri.

Le dimissioni di massa, a cui si sono aggiunte quelle del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Radoslaw Sikorski, e del Capo dei Consiglieri del Premier Kopacz, Jacek Rostowski, sono legate alla pubblicazione sulla pagina Facebook del faccendiere Zbigniew Stonoga degli atti inerenti ad uno scandalo intercettazioni che, nel Giugno del 2014, ha già portato ad un rimpasto di Governo.

Come ha dichiarato il Premier Kopacz, la decisione di dimissionare i Ministri coinvolti nello scandalo intercettazioni -tutti membri della Piattaforma Civica, PO, forza politica moderata di maggioranza nel Paese a cui appartiene la stessa Kopacz e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- è un atto dovuto per garantire serietà e trasparenza verso i cittadini da parte del Governo.

Pronte, alle parole della Kopacz, che ha chiesto scusa ai polacchi in nome di tutta la PO, sono arrivate le dichiarazioni di Tusk che, dopo avere dovuto gestire la prima ondata dello scandalo intercettazioni come Capo del Governo -risolta con una serie di dimissionamenti tra i Ministri dell’allora suo Esecutivo- ha giudicato la scelta del Premier un atto che non esclude affatto rischi seri.

Fortemente critica è stata la reazione del Presidente-Eletto, Andrzej Duda, che ha invitato il Governo a porre fine ad un’ondata di scandali che sta compromettendo l’immagine della Polonia nel Mondo.

Duda, che ha vinto le recenti Elezioni Presidenziali come candidato di Diritto e Giustizia -PiS, il principale Partito dell’opposizione conservatore- ha inoltre chiesto alla Kopacz di astenersi dal forzare cambiamenti costituzionali a colpi di maggioranza negli ultimi mesi prima dello scioglimento del Governo.

La mano della Russia per discreditare la Polonia

La seconda ondata dello scandalo intercettazioni ha comportato alcuni risvolti che, senza dubbio, segneranno da qui in avanti l’evoluzione dello scenario politico polacco. In primis, il Governo Kopacz ha subito l’ennesimo colpo dopo la sconfitta nelle Elezioni Presidenziali di Bronislaw Komorowski -Presidente uscente sostenuto da tutta la PO- che difficilmente potrà essere recuperato in vista delle imminenti Elezioni Parlamentari.

In secundis, una personalità di spessore come Sikorski -Ministro degli Esteri di lungo corso, nonché attivista del dissenso democratico e giornalista di guerra- è costretta ad abbandonare per sempre ogni ambizione politica a livello sia nazionale che internazionale.

Del resto, la prima ondata dello scandalo intercettazioni, che ha coinvolto, tra gli altri, lo stesso Sikorski, allora Ministro degli Esteri, ha de facto bruciato la nomina dell’attuale Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento polacco ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Questa circostanza ha chiaramente fatto trasparire come le intercettazioni siano potute essere state organizzate dai Servizi Segreti russi, interessati a che al posto di Sikorski -noto per la sua posizione dura e chiara nei confronti della Russia e della sua aggressività militare- ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE fosse nominata una personalità più incline al diktat di Mosca come l’attuale Alto Rappresentante, Federica Mogherini. 

In terzo luogo, il Presidente-Eletto Duda ha la possibilità debuttare, prima ancora del suo Insediamento’ come il Capo di Stato chiamato ad amministrare una delle più importanti crisi politiche che la Polonia ha mai vissuto negli ultimi 5 anni.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Tusk: dopo la nomina in Europa, la Polonia è alla ricerca di un nuovo Premier

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 31, 2014

Con l’assunzione della Presidenza del Consiglio Europeo da parte del Premier polacco si apre la corsa alla successione sia alla guida del Governo, che alla Segreteria della cristiano democratica Piattaforma Civica. Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, e il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak, i principali favoriti.

Una nomina storica per la Polonia, che dopo 15 anni di libertà ha visto finalmente riconosciuto il ruolo da protagonista che le dovrebbe già da tempo spettare in Unione Europea, ed anche per l’Europa, che grazie alla guida del Consiglio Europeo da parte di un polacco appare oggi meno ‘carolingia’ e sicuramente più moderna e attenta ai suoi membri della parte centro-orientale del Continente, finora troppo colpevolmente trascurati.

La nomina del Premier polacco, Donald Tusk, alla guida del Consiglio Europeo ha rappresentato uno dei rari casi in cui l’UE ha saputo prendere una decisione in maniera unanime e decisa: a favore della guida del Consiglio da parte del Premier polacco si sono infatti espressi sia il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, sia il Primo Ministro britannico, David Cameron, che il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

La guida del Consiglio Europeo a Tusk è anche un meritato riconoscimento ad un ex-giovane esponente del movimento democratico polacco dell’era di Solidarnosc nonché all’unico Premier della Polonia che ha saputo essere riconfermato alla guida del Governo dal voto popolare, grazie a sette anni di buona amministrazione del Paese.

Oltre ad avere mantenuto in Polonia un buon tasso di crescita e sviluppo nonostante la concomitante forte crisi che ha colpito il resto dell’Europa, Tusk ha anche il merito di aver saputo ‘europeizzare’ la Polonia stringendo buone relazioni con la Germania senza sacrificare nel contempo lo storico impegno dei Governi polacchi a sostegno della democrazia e della libertà in Ucraina e nel resto nell’Europa Orientale.

Oltre al prestigio per la Polonia, la dipartita del Premier in Europa lascia un clima di incertezza nello scenario politico polacco, nel quale due importanti posizioni dovranno essere riempite a breve: la guida dell’Esecutivo e il ruolo di Segretario della cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica fondata da Tusk che oggi governa in coalizione con il Partito contadini PSL.

L’ipotesi più probabile per la successione a Tusk al premierato è quella di Ewa Kopacz: Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, nota non solo per essere una personalità estremamente fedele al Premier, ma anche personale amica del neo-nominato Presidente del Consiglio Europeo.

Il passaggio del premierato alla Kopacz darebbe anche la possibilità al Governo di continuare sia con il programma di riforma del settore previdenziale, che con gli altri punti dell’agenda di Governo che Tusk, pochi giorni prima della sua nomina europea, ha esposto in Parlamento per rilanciare l’attività dell’esecutivo dell’esecutivo per il nuovo anno legislativo.

Tuttavia, alla Kopacz potrebbe essere preferito il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak. Questa decisione porterebbe alla guida del Governo una personalità più tecnica rispetto alla Kopacz che, così, assieme agli altri vertici di Partito sarebbe libera di preparare con più calma la candidatura a Premier per le prossime Elezioni Parlamentari.

La nomina del giovane Siemoniak a Premier potrebbe tuttavia essere dettata anche da contingenze esterne, quali la crescente minaccia militare della Russia del Presidente, Vladimir Putin, che, secondo fonti di intelligence, dopo l’Ucraina potrebbe presto aprire un fronte anche nei Paesi Baltici e in Polonia.

Sulla base di quest’ultima motivazione prende quota anche la nomina a Premier di Radoslaw Sikorski: Ministro degli Esteri, dotato di una lunga e rispettabile esperienza, che ha saputo dapprima co-realizzare la sistemazione delle relazioni tra Polonia e Germania dopo gli anni ‘bui’ dei Governi del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Lo scorso Febbraio, Sikorski ha poi saputo dare un forte contributo sia all’abbattimento del regime dittatoriale di Viktor Yanukovych in Ucraina, che alla firma da parte di Georgia e Moldova -oltre che dell’Ucraina- dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla carica di Premier, resta aperta la corsa alla successione a Tusk per quanto riguarda anche la guida della PO, che è legata a stretto filo con la corsa al premierato.

Qualora la Kopacz non dovesse ottenere la guida del Governo, per il Presidente della Camera Bassa del Parlamento si aprirebbe la possibilità di guidare il Partito: una carica alla quale aspirano anche l’attuale Vice-Premier, Elzbieta Bienkowska, e il leader della corrente alternativa a Tusk interna alla PO, Grzegorz Schetyna.

La guida della PO rappresenta un nodo fondamentale per garantire alla forza di Governo cristiano democratica il mantenimento della maggioranza in Parlamento, messa in seria discussione dal crollo di consensi registrato nei recenti sondaggi.

Secondo il Professor Norbert Maliszewski dell’Università di Varsavia, la decisione di Tusk di accettare la guida del Consiglio Europeo è motivata dalla necessità di dare una spinta propulsiva all’attività di Governo della PO. Una scelta, quella di Tusk, che sarebbe simile per logica alla decisione di Matteo Renzi di diventare Premier a pochissimi mesi dalla sua elezione alla guida del Partito Democratico.

Secondo l’opinionista Renata Grochal di Gazeta Wyborcza, la decisione di Tusk di andare in Europa è invece destinata ad indebolire la PO che, priva del suo carismatico leader, sarebbe così destinata a consegnare le redini del Paese al PiS del conservatore Jarosław Kaczynski: ex-Premier famoso per la sua retorica euroscettica ed anti-tedesca.

In UE scoppia il ‘caso Vysehrad’

A parte i dilemmi di Governo e di Partito, Tusk, che ha dichiarato la necessità di adottare misure risolute per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, si troverà fin da subito a dovere risolvere un problema ben più grande legato alla posizione contraria all’inasprimento delle sanzioni UE nei confronti della Russia espressa dai suoi più strenui sostenitori alla nomina a Presidente del Consiglio Europeo: Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato dal Financial Times, questi tre Paesi dell’Europa Centrale -che assieme alla Polonia fanno parte del Quartetto di Vysehrad- hanno invitato l’Europa a non adottare misure restrittive nei confronti di Putin nonostante la Russia, come oramai ampiamente confermato e documentato, ed in piena violazione del Diritto Internazionale, abbia invaso militarmente l’Ucraina.

Nello specifico, il Premier ungherese, Viktor Orban -che è legato alla Russia da interessi di carattere privato e bilaterale- si è detto pronto a capeggiare una coalizione pro-Putin all’interno dell’UE alla quale devono aderire tutti quei Paesi dell’Europa che non condividono l’inasprimento delle relazioni con la Russia.

L’invito di Orban è stato raccolto dal Premier slovacco, Robert Fico, che, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uso del diritto di veto qualora le sanzioni dovessero rivelarsi dannose per la Slovacchia.

Peggiore è stata la posizione del Presidente ceco, Milos Zeman, che ha pubblicamente affermato che il processo democratico in Ucraina è stato realizzato non solo dai democratici ucraini, ma anche da nazionalisti di estrema destra.

Quella dei ‘fascisti in Ucraina’ è una menzogna, fabbricata dalla propaganda del Cremlino per discreditare il movimento democratico in Ucraina, a cui, tuttavia, il Capo di Stato della Repubblica Ceca ha creduto.

“Con l’invasione militare dell’Ucraina, che sta per ratificare l’Accordi di Associazione con l’UE, Putin ha inteso dichiarare guerra all’Europa, e non a Kyiv” è stato il commento del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, in risposta alla posizione dei tre Capi di Stato e di Governo filorussi dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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POLONIA, TERMINATO LO SPOGLIO: CONTINUA IL GOVERNO LIBERAL-CONTADINO

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 11, 2011

La Piattaforma Civica aumenta il vantaggio sui conservatori di Diritto e Giustizia, e può mantenere la coalizione con PSL, senza ricorrere all’ausilio dei socialdemocratici, fuori dal Senato, al congresso straordinario dopo la sconfitta. Il Movimento di Palikot resta ago della bilancia. Nessun cambiamento nella politica interna ed estera

Cartelli della campagna elettorale polacca Ora è ufficiale: in Polonia nessun terremoto politico, ma una continuità piatta, che lascia nelle mani dei liberali la chiave per battere la crisi. Alle ore 15 di lunedì, 10 Ottobre, il 99% delle schede scrutinate ha confermato la vittoria della Piattaforma Civica – PO – con il 39,19% dei consensi per la forza di orientamento liberale, a cui appartengono il Premier, Donald Tusk, il Presidente, Bronislaw Komorowski, e gli Speaker di Sejm e Senato.

Rispetto agli exit-poll, pubblicati ad urne chiuse, il divario dal principale Partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia – PiS – è addirittura aumentato alla doppia cifra, dal momento cui la forza politica di Jaroslaw Kaczynski – fratello-gemello dell’ex-Presidente Lech: scomparso nella tragedia aerea di Smolensk del 10 Aprile 2010 – non ha superato il 29,88%.

Esultano anche il partito contadino – PSL – ed il Movimento di Palikot – RP. Il primo, per un buon 8,36% che gli consente di restare unico partner di coalizione della Piattaforma Civica nel prossimo governo. Il secondo, per un sorprendente 10% ottenuto dal nulla, grazie ad un programma basato su anticlericalismo, legalizzazione delle droghe leggere, e diritti alle coppie di fatto.

Se Janusz Palikot – dandy della politica polacca fuoriuscito dalla PO – ha vinto con l’innovazione, chi ha perso sono senza dubbio i socialdemocratici di SLD, solo quinti con l’8,25% dei voti: un risultato misero, che ha spinto il Segretario, Grzegorz Napieralski, a rassegnare le dimissioni, e convocare un congresso straordinario per raddrizzare le sorti di una sinistra che, secondo le rilevazioni sociologiche, ha perso voti a favore di tutte le altre forze politiche.

Chiara anche la formazione del prossimo Senato, dove, differentemente che per il Sejm – eletto con un proporzionale puro – si è votato in collegi uninominali che, malgrado la formula differente, hanno confermato gli equilibri della Camera Bassa: 63 Senatori per PO, 31 per PiS, 1 per PSL, altri indipendenti, e nessun socialdemocratico. L’affluenza definitiva si è attestata al 48%.

La Polonia sceglie la continuità

A dati consolidati, è già iniziata la girandola delle consultazioni per la formazione di un nuovo Governo. Il Presidente Komorowski ha convocato i capolista delle forze entrate al Sejm, ma già sarebbe avvenuto un incontro tra Tusk ed il Capo dei contadini, Waldemar Pawlak, per la nomina dei Ministri di un esecutivo che, come dichiarato, continuerà con il lavoro svolto nell’ultimo mandato, secondo un programma basato su liberalizzazioni in chiave europea ed austerity per mantenere la Polonia fuori dalla crisi economica mondiale.

Nulla di nuovo anche per quanto riguarda la politica estera: più sforzi per accentuare l’Integrazione interna di un’Unione Europea presieduta negli ultimi mesi, dialogo con la Russia, e, nel contempo, pragmatico, ma deciso, supporto delle aspirazioni euroatlantiche dei Paesi dell’Europa Centrale, la cui Indipendenza e libertà sono condicio sine qua non per la prosperità della Polonia e, più in generale, dell’UE tutta.

Secondo quanto comunicato da Tusk durante gli ultimi giorni di campagna elettorale, l’unica novità sarebbe un rimpasto dei Titolari di Dicastero, con l’ingresso di volti nuovi e forze fresche, eccezion fatta per alcuni posti sicuri, come quello di Radoslaw Sikorski: certo della conferma alla guida del Ministero degli Esteri.

Matteo Cazzulani

GIORNATA UNICA E COLLEGI UNINOMINALI AL SENATO: LA POLONIA VOTERA’ COSI

Posted in Polonia by matteocazzulani on July 26, 2011

La Corte Costituzionale stabilisce le norme per le elezioni parlamentari polacche del prossimo ottobre. Fa discutere la nuova modalità di scelta della Camera Alta

Un seggio di Varsavia

Nonostante siano ancora incerte sul risultato, seppur non totalmente in bilico, le prossime elezioni parlamentari polacche faranno la storia per la loro modalità di esecuzione. Nella giornata di mercoledì, 20 Luglio, la Corte Costituzionale di Varsavia ha stabilito le regole definitive del voto di ottobre, in cui i cittadini polacchi saranno chiamati a rinnovare il Parlamento in un unico turno e, per quanto riguarda il Senato, in collegi uninominali. Inoltre, il Giudice, Andrzej Rzeplinski, ha stabilito fuori legge il divieto all’utilizzo di manifesti elettorali superiori ai 2 metri quadrati, e reso, così, la campagna elettorale quantomai vivace e combattuta.

Esulta il principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia – PiS – autore del ricorso alla precedente proposta di legge elettorale, che prevedeva una votazione spalmata su due giornate – come il modello adottato dal sistema italiano -che la Corte ha ritenuto possibile in Polonia solo per le elezioni europee ed amministrative. In realtà, per la forza politica dell’ex-Primo Ministro, Jaroslaw Kaczynski, si tratta di una vittoria di Pirro, dal momento in cui la maggior parte delle sue richieste de facto sono state respinte, come il divieto di votazione da parte di persone terze per i portatori di Handicap, l’emissione di spot radio e televisivi a pagamento, e la cancellazione dei collegi uninominali al Senato alla inglese, a cui il PiS ha proposto il modello misto maggioritario-proporzionale alla tedesca.

Canta vittoria, seppur parzialmente, anche la Piattaforma Civica – PO, la forza politica di maggioranza, a cui appartengono il Presidente, Bronislaw Komorowski, e la maggior parte dei membri del Consiglio dei Ministri – che, tuttavia, ha proposto il fair-play elettorale, invitando i propri candidati a non utilizzare i manifesti elettorali e, come richiesto dal primo Ministro, Donald Tusk, a non abusare della propaganda a pagamento, sopratutto in un periodo di crisi in un continente che il partito liberale è chiamato a governare in quanto presidente di turno dell’Unione Europea.

Tra businessman ed attori in Senato

Parzialmente soddisfatta anche l’opposizione minoritaria socialdemocratica, il cui Capo, Grzegorz Napieralski, ha promesso battaglia parlamentare, con la presentazione immediata delle decisioni della Corte Elettorale in Senato per la loro ratifica. Discordi con tale risoluzione, invece, gran parte degli esperti, allarmati sopratutto sui collegi uninominali che, dando risalto alla persona, e non alla forza politica, rischiano di “oligarchicizzare” la competizione, e permettere la vittoria a candidati non provenienti dal mondo della politica, ma forti dal punto di vista finanziario.

Se il Senato si trasformerà in una loggia di paperoni ancora non è certo, ma di sicuro la Camera Alta del Parlamento polacco sarà ricca di star del piccolo e grande schermo: in uno dei quattro collegi in cui è stata suddivisa la Capitale – dove una vittoria è segnale di prestigio politico – l’attrice Izabella Cywinska-Michalowska sarà candidata dalla Piattaforma Civica contro l’attrice di serial Katarzyna Laniewska, scelta da Diritto e Giustizia. In quello di Praga – il quartiere est di Varsavia – è con un anchor man che il Partito Popolare Contadino PSL, attuale partner di governo della PO, intende battere sia il Senatore di lungo termine Marek Borowski, supportato da Piattaforma Civica e SocialDemocratici, che l’attuale vice-Maresciallo del Senato Zbigniew Romaszewski, sostenuto dal PiS.

Differente la scelta del partito Polska Jest Najwazniejsza – composto da fuoriusciti dal PiS, contrari alla linea troppo dura della forza politica di Kaczynski – che per la Camera Alta ha deciso di sostenere i candidati del movimento “Cittadini per il Senato”, varato dai sindaci di alcune delle maggiori città, tra cui quello di Wroclaw, Rafal Dutkiewicz.

Matteo Cazzulani