LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: RUSSIA E CINA FUORI DALLA LIBIA DEGLI INSORTI

Posted in Guerra del gas, Mondo Arabo by matteocazzulani on April 8, 2011

Mosca e Pechino escluse dalla politica energetica libica del dopo regime. Tripoli verso contratti con Francia, Italia, e Gran Bretagna

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Italia e Francia sì, Russia e Cina no. Chiaro il messaggio dell’ex-Ministro dell’Energia libico, Omar Fati Ben Shatwan. Il quale, mercoledì, 7 Aprile, ha evidenziato la politica energetica che, una volta al potere, l’opposizione libica intende adottare.

Penalizzati il monopolista russo del gas, Gazprom, il colosso tataro del greggio, Tatnafta, e le compagnie cinesi, con cui Tripoli romperà i contratti in essere. Motivazione, il mancato appoggio ricevuto da Mosca e Pechino, altresì a favore del dittatore Muammar Gheddafi.

Rubinetti di nafta aperti, invece, per Parigi, Londra, e Roma, in prima fila nel sostenere gli insorti. Musica per le orecchie delle compagnie Suez-Gaz de France, British Petroleum, ed ENI, che già intravedono la possibilità di nuovi, vantaggiosi contratti.

La fine di un idillio energetico

A confermare le parole del politico, riportate dall’autorevole RBK, la stessa Gazprom, che ha rinunciato a commissioni e progetti a Tripoli. Tra essi, oltre al 48% delle concessioni C96 e C97, anche il rilevamento del 50% dell’infrastruttura Elephant dall’ENI. Stretto in Febbraio, ma rinviato a data da definirsi alla vigilia dei bombardamenti.

I rapporti tra la Libia di Gheddafi e la Russia di Vladimir Putin sono stati ottimali. Nel 2005, Tatnafta ha investito in Libia 260 Milioni di Dollari per lo sfruttamento del sito Gadamis. Nel 2006, ha ottenuto l’imprimatur per quello di Syrta.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: OFFENSIVA CECO-FRANCESE ALL’OLEODOTTO SOVIETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 25, 2011

Praga e la Total progettano l’unificazione dei due rami occidentali dell’oleodotto Druzhba, di eredità URSS. Ma Gazprom espande il monopolio dell’approvigionamento all’UE anche dalla Libia

Il percorso dell'oleodotto Druzhba

Uno schiaffo all’Amicizia di Mosca. Come riportato dall’agenzia Chech Position, la Repubblica Ceca ha progettato l’unificazione dei due rami europei dell’oleodoto Druzhba — Amicizia, in russo.

Una delle pesanti eredità lasciate dall’URSS, per legare energeticamente negli anni a venire l’Europa Centrale alla Russia.

Ad aiutare Praga, la compagnia francese Total, disposta alla costruzione di una conduttura tra la Sassonia — ex-DDR — e Lytvynov — ex Cecoslovacchia.

Un asse nord-sud. Che, secondo i progetti della compagnia energetica statale di Praga, Mego, potrebbe estendersi di qualche chilometro, unendo il porto polacco di Danzica, a quello italiano di Trieste.

La linfa all’infrastruttura, oltre che dalla Total, proverrà anche dalle importazioni di petrolio via mare, che approdano proprio nelle città casciuba e giuliana.

La Repubblica Ceca, come altri Paesi dell’Europa Centrale, sta cercando di allentare la dipendenza dalla Russia, sia per quanto riguarda l’oro nero, che per quello blu.

Una contromossa, ai rinnovati accordi energetici del Cremlino con le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente.

Ed ai gasdotti sottomarini Nordstream e Southstream, progettati per dissetare l’Euopa Occidentale, bypassando aversari politici, come Paesi Baltici, Polonia, Moldova, Romania, ed Ucraina.

L’elefante di Troia del Cremlino

A tal proposito, nella giornata di giovedì, 26 Febbraio, Mosca ha ribadito l’attualità delle due infrastrutture sui fondali di Baltico e Mediterraneo, dinnanzi alla crisi libica.

A dichiararlo, a margine di un meeting Russia-UE, il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin, reduce dall’approvazione di un bilancio che lega la Federazione Russa alla compravendita di gas e petrolio, per il 50% delle sue entrate.

Una politica energetica a tutto campo. Che ha portato Mosca a legarsi persino con Gheddafi.

Lo scorso 17 Febbraio, il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato dall’italiana ENI il 50% del gasdotto italo-libico Elephant, progettato per l’approvvigionamento energetico del Belpaese da sud.

Matteo Cazzulani