LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Elezioni Polonia: Duda batte Komorowski e diventa il nuovo Presidente

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 24, 2015

Il candidato conservatore davanti al Presidente moderato uscente secondo le rilevazioni sociologiche nazionali. Il Presidente eletto: “Non resterò chiuso nel Palazzo”

Varsavia – Una vittoria che cambia la politica polacca e rappresenta una pagina di storia per la Polonia. Secondo gli Exit-Poll nazionali, Andrzej Duda, candidato del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- ha sconfitto il Presidente uscente, Bronislaw Komorowski, appoggiato dalla moderata Piattaforma Civica -PO, la forza politica a cui appartengono, tra gli altri, il Premier, Ewa Kopacz, e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

Secondo gli Exit Poll, Duda, europarlamentare del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR- ha ottenuto il 54% dei consensi, mentre Komorowski, sostenuto dall’intero Governo, si è fermato al 47%

“Sarò il Presidente di tutti i polacchi, non mi rinchiuderò nel Palazzo, ma voglio che i polacchi tra 5 anni mi ricorderanno come il Presidente che ascolta il suo popolo” ha dichiarato Duda.

Da parte sua, Komorowski ha riconosciuto fin da subito la sconfitta, anche se, non sportivamente, ha poi definito Duda come il candidato dell’odio e della divisione della società polacca.

La vittoria di Duda è legata principalmente a tre fattori. In primis, la capacità del giovane europarlamentare di attrarre voti di centro portando PiS su posizioni più moderne, simili a quelle dei Tory britannici, e meno clericali come quelle finora assunte dal Capo del suo Partito, Jaroslaw Kaczynski.

In secondo luogo, Duda è il candidato che meglio ha saputo interpretare il desiderio di rinnovamento dei polacchi, che votandolo, hanno voluto dare un segnale di cambiamento ad una classe politica che, senza particolare ricambio di volti, governa il Paese da circa 10 anni ininterrottamente.

Infine, la vittoria di Duda è dovuta alla condotta di Komorowski, dapprima troppo sicuro della vittoria tanto da non fare per nulla campagna elettorale durante il Primo Turno e, successivamente, autore iniziative di campagna disordinate, dettate dal panico più che dalla razionalità.

La vittoria di Duda apre un nuovo capitolo della politica polacca in attesa delle prossime Elezioni Parlamentari, in cui la PO, seppur dopo 8 anni di buongoverno grazie a Tusk, rischia di perdere la maggioranza in Parlamento.

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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Dibattito Duda-Komorowski: un pareggio che lascia tutto come prima

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 18, 2015

Il candidato conservatore favorevole all’abbassamento dell’età pensionabile e al sostegno ad agricoltura, aziende polacche e famiglie con figli. Il Presidente moderato uscente promette continuità in crescita ed europeizzazione, e misure in supporto all’invecchiamento attivo



Varsavia – Un pareggio con squadre schierate sulla difensiva, poco fair play e tanto agonismo. Così si è svolto il dibattito televisivo tra il candidato conservatore Andrzej Duda e il Presidente uscente di orientamento moderato, Bronislaw Komorowski, trasmesso in diretta dalla televisione pubblica polacca TVP nella giornata di Domenica, 17 Maggio. 

Il dibattito, il primo dall’inizio della campagna elettorale per il ballottaggio delle Elezioni Presidenziali polacche, de facto non ha cambiato le carte in tavola, dal momento in cui i due contendenti si sono limitati a compattare il proprio elettorato.

Questa situazione -che vede i rapporti di forza precedenti al voto tra i due candidati totalmente invertiti- favorisce Duda, in testa al Primo Turno con il 34% dei consensi, e costringe Komorowski, fermo al 33% nel primo round della consultazione elettorale, ancora ad inseguire.

Duda, giovane Parlamentare Europeo del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR- che ha saputo evolvere il suo Partito Diritto e Giustizia -PiS- da posizioni fortemente clericali ad un conservatorismo più moderno sullo stile di quello dei Tory britannici, ha avuto un avvio incerto, ma ha poi saputo rimettersi in corsa dimostrando di avere un contatto diretto con l’elettorato. 

Inoltre, Duda, che ha sottolineato come Komorowski abbia finora evitato ogni confronto pubblico, ha guardato sempre negli occhi l’avversario, costringendolo a cadere nella sua provocazione e ad alzare i toni di un dibattito che tutti i media avevano previsto essere tranquillo e pacato.

Komorowski, sostenuto dalla Piattaforma Civica -PO, la principale forza politica del Paese di orientamento moderato a cui appartengono il Premier, Ewa Kopacz, e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- è riuscito a cancellare l’immagine di sé come politico poco attivo in campagna elettorale, ma non ha saputo spiegare adeguatamente quanto fatto durante la sua Amministrazione, né cosa il suo programma elettorale preveda per i prossimi 5 anni in caso di rielezione.

Punzecchiato dall’accusa dell’avversario di essere un ‘politico di palazzo’ lontano dalla gente, Komorowski, inoltre, ha più volte accusato Duda di essere dipendente da Jarosław Kaczynski, il Capo di PiS.

Nonostante il considerevole agonismo politico tra i contendenti, nel corso del dibattito è emersa una sostanziale differenza di vedute tra i due candidati.

Duda ha sostenuto incentivi per le famiglie con figli, sostegno alle imprese polacche, abbassamento dell’età pensionabile, supporto all’agricoltura -settore chiave dell’economia polacca- e contrarietà ad una fecondazione assistita sregolata.

Komorowski, da parte sua, ha dichiarato di volere replicare 5 anni di crescita economica, ha promesso misure per sostenere l’invecchiamento attivo, così da sostenere l’innalzamento dell’età pensionabile, ed ha promesso misure finanziarie per arginare l’emigrazione giovanile.

Duda per NATO ed Intermarium, Komorowski per UE e Germania

Anche per quanto riguarda la politica estera e di difesa, una certa differenza tra i due candidati è emersa in maniera quasi chiara.

Da un lato, Duda ha sostenuto una maggiore collaborazione con NATO e Stati Uniti d’America, ed ha evidenziato la necessità di stringere una stretta alleanza interna all’Unione Europea con Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Svezia: un nuovo Intermarium di Paesi accomunati da una medesima storia e comunanza di interessi spesso poco o non del tutto compresi da Bruxelles.

Inoltre, Duda si è detto favorevole ad armare l’esercito ucraino, ed ha dichiarato che lo scopo dell’azione diplomatica della Polonia, sopratutto presso le Istituzioni UE, deve essere il pieno ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Dall’altro lato, Komorowski ha condiviso una maggiore collaborazione con la NATO, ma ha ritenuto necessario integrare ulteriormente Varsavia nell’Unione Europea per rendere la Polonia un Paese-chiave dell’UE accanto a Germania e Francia, seguendo la rotta tracciata dai Governi Tusk.

In aggiunta, Komorowski si è detto favorevole all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, ma ha negato l’opportunità di inviare aiuti militari per permettere a Kyiv di difendersi dall’aggressione militare della Russia di Putin.

La relazione degli interventi del dibattito, pubblicata in diretta sul canale Twitter @MatteoCazzulani , è riportata in seguito all’analisi.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani


Parte Prima – Politica estera e di difesa

#Komorowski : Aiutare #Ucraina in seno a Unione Europea ma no ad aiuto militare a #Kyiv #DibattitoPolonia 

#Duda : #Ucraina deve entrare in #UnioneEuropea. Agire presso UE e #NATO per ottenere questo scopo #DibattitoPolonia

#Duda : Sí a basi polacco-americane per rafforzare fianco orientale #NATO. Errore non implementare scudo spaziale USA #DibattitoPolonia

#Komorowski : Sicurezza Polonia si costruisce anche in #UnioneEuropea. Contiamo solo su noi stessi #DibatittoPolonia

#Komorowski : Più fondi per esercito successo della mia Amministrazione per garantire sicurezza #Polonia. #DibattitoPolonia

#Duda : Esercito #Polonia in stato pessimo. Responsabilità è di chi ha governato finora #DibattitoPolonia 

#Duda : #Polonia deve rivitalizzare contatti con Gruppo Vysehrad, Baltico, Svezia: Paesi con una storia comune alla nostra #DibattitoPolonia

#Komorowski : Polonia deve essere più integrata in #UnioneEuropea per contare di più. Elezione #Tusk a Consiglio UE successo importante #DibattitoPolonia

Parte Seconda – Politica interna

#Duda : Includere tutte le fasce della popolazione su questioni sociali, come politica pro-famiglia #DibattitoPolonia

#Komorowski : Il dialogo tra tutte forze politiche unica via per risolvere questioni sociali #DibatittoPolonia

#Komorowski : Continuare a creare posti di lavoro per i giovani con aiuti da fondi statali per arrestare emigrazione #DibatittoPolonia

#Duda : Riportare speranza, opportunità e certezze per i giovani, costretti così ad emigrare, favorendo le imprese polacche #DibattitoPolonia

#Duda : Elezioni importanti per cambiamento, innovare l’economia polacca sulla base di maggiore liberalizzazione #DibatittoPolonia

#Komorowski : Non occorre rinnovare economia polacca, ma continuare con crescita #DibattitoPolonia 

#Komorowski : Giusto innalzare età pensionabile e pensare a invecchiamento attivo perché #Polonia ha crisi demografica #DibattitoPolonia

#Duda : Folle fare lavorare polacchi fino alla morte. Ascoltiamo la gente e abbassiamo l’età pensionabile #DibattitoPolonia

#Duda : Da tempo sostengo riforma Costituzione per restituire sovranità alla #Polonia #DibattitoPolonia

#Komorowski : Non occorre cambiamento Costituzione, ma cambiamenti in alcune sue parti #DibattitoPolonia

Parte Terza – Confronto diretto

Nelle domande dirette #Duda attacca su Agricoltura e Sanità. #Komorowski contrattacca contestando appartenenza partitica dell’avversario #DibattitoPolonia

#Duda pone domande dirette guardando negli occhi avversario. #Komorowski legge le sue da foglio preparato #DibattitoPolonia

#Duda : #Komorowski responsabile per contratti costosi per acquisto gas da #Russia e decarbornizzazione imposta da UE #DibattitoPolonia

#Duda : Rappresento meglio io la #Polonia come Parlamentare Europeo che un #Komorowski sempre assente a #Bruxelles #DibattitoPolonia 

#Komorowski : Promesse #Duda irrealizzabili perché non hanno copertura finanziaria #DibattitoPolonia

#Komorowski : Chi è contro fecondazione assistita è retrogrado. #Duda: sono padre e sono per la vita seguendo San Giovanni Paolo II #DibattitoPolonia

#Komorowski : Mio avversario cambia troppo spesso idee. #Duda : Presidente promette tutto per recuperare voti #DibattitoPolonia

#Komorowski : Prometto #Polonia che include, garantisce concordia, si rafforza in #UnioneEuropea #DibattitoPolonia

#Duda : Prometto più lavoro, difesa interesse #Polonia in UE e nel Mondo, politica finalmente credibile vicina alla gente, difesa industria polacca #DibattitoPolonia

Andrzej Duda come Matteo Renzi: un paragone tutt’altro che azzardato

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 12, 2015

Cambiamento, modernità e sguardo verso i voti di centro sono gli elementi che hanno permesso al candidato conservatore alle Elezioni Presidenziali polacche di ottenere la maggioranza relativa al Primo Turno. Così come realizzato dal Premier italiano, il consenso ottenuto dall’esponente del Partito Diritto e Giustizia -PiS- può portare ad un rinnovamento radicale della politica anche in Polonia



Varsavia – C’è chi presso la stampa italiana lo ha descritto come un “pericoloso nazionalpolulista euroscettico e clericale di destra” la cui vittoria metterebbe addirittura in crisi l’Unione Europea. In realtà, Andrzej Duda, candidato conservatore capace, inaspettatamente, di ottenere la maggioranza relativa dei consensi nel Primo Turno delle Elezioni Presidenziali di Domenica, 10 Maggio, è invece il personaggio che potrebbe rinnovare la politica della Polonia.

Il risultato di Duda -avvocato di circa 43 anni, laureato presso l’Università Jagellonica di Cracovia, la sua città natale- è stato possibile grazie ad una campagna ben preparata sui social media e trascorsa per intero tra la gente, sia nelle grandi città che nei piccoli centri di campagna. 

Una ricetta vincente che, a dispetto dei sondaggi che lo davano per sicuro secondo, gli ha consentito di scavalcare, anche se per un solo punto percentuale, il Presidente uscente, il moderato Bronislaw Komorowski.

Nella sua breve carriera politica, Duda è stato esperto in materia legislativa presso il Gruppo Parlamentare del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- poi Viceministro della Giustizia, e, dal 2006 al 2010, Sottosegretario di Stato presso la Cancelleria dell’allora Presidente, Lech Kaczynski.

In seguito, dopo una sconfitta nelle Elezioni Amministrative di Cracovia nel 2010, Duda è diventato Parlamentare e Addetto Stampa del suo Partito nel 2011. Infine, con più di 97 Mila preferenze, Duda, nel 2013, è stato eletto Parlamentare Europeo: carica che tutt’oggi mantiene tra le file del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR.

Dopo avere ottenuto l’investitura ufficiale a Candidato Presidente della Polonia, Duda ha puntato fin da subito ai voti di centro, ed ha avviato una campagna elettorale con contenuti talmente nuovi da rendere PiS espressione di un conservatorismo moderno “giovane” ed aperto alla società, di gran lunga più simile ai Tory di Cameron in Gran Bretagna che al vecchio PiS di Jarosław Kaczynski: una formazione profondamente di destra legata a doppio filo con le Gerarchie Ecclesiastiche più reazionarie.

Oltre che ad un successo inaspettato, la “ricetta Duda” -che ha come piatto forte l’utilizzo dei Fondi Europei per la creazione di nuovi posti di lavoro, per la costruzione di più case e per l’erogazione di incentivi per le famiglie con figli, oltre che la realizzazione di una Polonia totalmente sicura militarmente ed indipendente energeticamente in un’Europa dove la presenza della NATO è più forte- sta portando alla realizzazione dell’impresa, per nulla facile, di rinnovare una politica vecchia, arcaica e non più al passo coi tempi come quella polacca.

L’impresa di Duda in Polonia -impresa che ha ancora da compiersi con la vittoria al Secondo Turno delle Elezioni Presidenziali- è paragonabile a quanto realizzato in Italia da Matteo Renzi: attuale Premier arrivato a Palazzo Chigi forte di un sostegno popolare guadagnato dapprima come Sindaco di Firenze e, successivamente, come “rottamatore” della vecchia classe dirigente del suo Partito Democratico.

Così come fatto da Renzi con la “Ditta” di Pierluigi Bersani, anche Duda sta riuscendo nell’impresa di pensionare un Partito vecchio, al limite del reazionario, come il PiS di Kaczynski spostando la forza politica verso posizioni più centriste. 

Inoltre, sempre come realizzato dal Premier italiano nello scenario della politica italiana, Duda è considerato come un volto “nuovo” e “giovane” capace di mandare finalmente a riposo una classe politica che oramai da troppi anni, seppur con buoni risultati -ovviamente solo per quanto riguarda la Polonia- sta governando il Paese.

Il cambiamento e il discredito

Certo, per Duda la vittoria non sarà facile, anche perché dopo la sua vittoria al Primo Turno il rivale Komorowski si è ricordato di essere il Presidente uscente, ed ha ravvivato una campagna elettorale finora affrontata con leggerezza e superficialità.

All’apparentamento affrettato di Komorowski, che è appoggiato dalla moderata Piattaforma Civica -PO, la principale forza politica del Paese a cui appartengono il Premier Ewa Kopacz e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- con l’elettorato di sinistra, suggellato nella giornata di lunedì, 12 Maggio, da una conferenza stampa con il suo predecessore Aleksander Kwasniewski, Duda ha risposto con costanza e decisione, continuando ad incontrare associazioni sui territori ed invitando il suo rivale, per l’ennesima volta, ad un dibattito televisivo.

Seppur differente nelle modalità e nella tempistica, ed anche per quanto riguarda il posizionamento ideologico, l’epopea di Duda possiede la medesima forte carica di innovazione e rinnovamento che, dal 2012 al 2014, ha portato Matteo Renzi alla guida prima del PD, e poi del Governo italiano dopo una “rottamazione” di vecchie personalità e vecchi Partiti.

Per questo, non è affatto azzardato paragonare Duda a Renzi, né lo è affermare che la parabola politica del candidato conservatore polacco è destinata ad entrare nella storia della politica polacca. 

Questo, nonostante la disinformazione realizzata in Italia da chi, probabilmente senza conoscere a fondo il personaggio, né forse nemmeno il background politico della Polonia, sulle pagine di uno dei principali giornali italiani paragona Duda al Premier ungherese, il reazionario Viktor Orban.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

La Polonia risponde a Putin: Duda avanti al primo turno nelle Elezioni Presidenziali

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 11, 2015

Il candidato conservatore, a sorpresa, sorpassa il Presidente uscente, il moderato Bronislaw Komorowski. Già avviata la caccia agli apparentamenti da parte di ambo i candidati in vista del secondo turno



VARSAVIA – Il risultato più sorprendente al termine di una delle campagne più noiose della storia della politica dell’Europa Centro-Orientale. Nelle Elezioni Presidenziali polacche di Domenica, 10 Maggio, Andrzej Duda, candidato del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- ed Europarlamentare del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR- ha vinto il primo turno con il 34,8% dei consensi davanti a Bronislaw Komorowski, il Presidente uscente sostenuto dal Partito moderato Piattaforma Civica -PO, la forza politica del Premier Ewa Kopacz che controlla la maggioranza del Parlamento- fermo al 32,2%.

Dopo Duda e Komorowski, che si fronteggeranno al secondo turno, si è classificato Pawel Kukiz, musicista indipendente capace di raccogliere un sorprendente 20,3%. Al quarto posto si è classificato il libertario Janusz Korwin-Mikke con il 4,4%, seguito dalla giornalista Magdalena Ogorek, candidata indipendente sostenuta dal Partito socialdemocratico SLD, con il 2,4%.

A commento del risultato, Duda ha dichiarato di essere pronto a riprendere il dialogo con l’associazionismo e la società civile per compattare il suo elettorato. Inoltre, Duda ha reiterato l’invito al suo rivale Komorowski a confrontarsi in un dibattito televisivo per dare ai polacchi la possibilità di scegliere tra due proposte differenti per amministrare il Paese.

Infine, Duda ha lanciato un’invito a Kukiz, definito “un patriota che ha saputo sollevare temi che stanno a cuore ai polacchi”, a sostenere la sua corsa alla Presidenza supportando l’introduzione di un sistema elettorale con collegi uninominali: il punto di forza del programma elettorale del musicista terzo classificato.

Da parte sua, Komorowski ha dichiarato di essere pronto a rivolgere “proposte nuove” per correggere il suo programma elettorale e, così, intercettare nuovi voti. Il Presidente uscente, che ha accettato l’invito di Duda a partecipare al dibattito televisivo, ha anche invitato l’elettorato deluso a compattarsi attorno alla sua candidatura per evitare la vittoria dei conservatori.

Infine, Komorowski ha lodato la capacità di Kukiz di raccogliere consensi e, similmente al suo rivale conservatore, ha invitato l’elettorato del musicista polacco a confluire sulla sua candidatura per dare al Paese moderazione e concordia.

L’esito del primo turno rappresenta una vera e propria sorpresa, dal momento in cui tutti i sondaggi pre elettorali hanno dato a Komorowski un vantaggio tanto rassicurante da mettere in discussione lo svolgimento di un secondo turno. 

Tuttavia, con la vittoria inaspettata di Duda le carte in tavola sono nettamente cambiate, dando al candidato conservatore un vantaggio in termini di voti, e di morale, che potrebbe facilmente portarlo alla vittoria qualora, come molto probabile, l’elettorato di Kukiz e di Korwin-Mikke dovesse confluire sulla sua candidatura.

Il voto di centro e la bassa affluenza a decidere sul risultato

Le motivazioni della vittoria di Duda sono legate innanzitutto alla capacità del candidato conservatore di assumere un profilo più moderato rispetto a quello finora assunto dal Capo del Partito PiS, Jarosław Kaczynski: un’abilità che ha spostato voti di centro verso l’Europarlamentare ECR.

Inoltre, Duda ha saputo incarnare un immagine di politico “giovane” e “nuovo” in grado di porre un tratto di discontinuità con una classe politica che, anche in Polonia, tra troppo tempo manca di un ricambio generazionale.

Infine, Duda ha saputo dare una risposta più rassicurante alla crescente domanda di  sicurezza da parte dei polacchi, sempre più allertati dall’aggressività militare della Russia di Putin in Ucraina e, sopratutto, dalle continue provocazioni di Mosca a Paesi dell’Unione Europea come Estonia, Lettonia, Lituania, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna e, per l’appunto, Polonia.

Non è un caso che la vittoria di Duda sia arrivata nella medesima giornata in cui il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, durante un incontro con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha definito come “storicamente necessario” il Patto Molotov-Ribbentropp: l’accordo, stretto tra Stalin ed Hitler nel 1939 per spartire il territorio della Polonia, che ha portato allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Per quanto riguarda Komorowski, il Presidente uscente, noto per il suo scarso carisma, paga innanzitutto la scelta di non avere preso parte al dibattito televisivo tra i candidati: un’occasione in cui l’esponente sostenuto dalla Piattaforma Civica ha dimostrato di non sapere mettersi in gioco.

In aggiunta, Komorowski soffre l’assenza dallo scenario politico polacco di Donald Tusk: carismatico e competente ex-Premier, attuale Presidente del Consiglio Europeo, capace di compattare ed ampliare i consensi della PO presso l’elettorato cristiano-democratico, moderato e liberale.

In ultimo, il Presidente uscente ha pagato una bassa affluenza, che, secondo i dati definitivi, si è attestata attorno al 49,4%.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Europa: Juncker promette l’Unione Energetica Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 16, 2014

Appena eletto, Il nuovo Presidente della Commissione Europea preannuncia anche interventi per trasporti, nuove tecnologie, sviluppo e occupazione. Promesso il rafforzamento della Zona Euro.

422 a 250: questo è il risultato con cui l’ex-Presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha ottenuto dal Parlamento Europeo la nomination a Presidente della Commissione Europea.

Juncker, candidato alla carica più prestigiosa dell’Europa per conto del Partito Popolare Europeo -PPE- è stato sostenuto dai voti del gruppo dei Socialisti e Democratici -S&D- e dall’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- mentre il gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR-, i Verdi europei, la Sinistra Europea -GUE- e gli euroscettici di estrema destra dell’Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta -ELDD- non hanno appoggiato l’ex-Premier lussemburghese.

Nel suo discorso al Parlamento, Juncker ha evidenziato la necessità di rafforzare la Zona Euro, per evitare che, all’interno dell’Unione Europea, si presentino, sopratutto per via della forte crisi economica, guerre monetarie tra i Paesi che ancora non hanno adottato la divisa unica europea.

Juncker, che ha poi promesso interventi per 300 Miliardi di euro nei settori dei trasporti, delle nuove tecnologie e dell’energia, ha anche dichiarato l’interesse ad approntare misure in sostegno della crescita e dell’occupazione: due prerogative che gli S&D hanno posto come condizione al PPE per il loro sostegno all’ex-Premier lussemburghese.

Proprio l’energia ha ricoperto un ruolo centrale nel discorso di Juncker, che ha sostenuto la necessità di creare al più presto l’Unione Energetica Europea: progetto, varato dal Premier polacco Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, e prima ancora concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, che prevede la creazione di un mercato unico europeo del gas e la diversificazione delle forniture di greggio e oro blu.

“Dinnanzi alla crisi ucraina, l’Europa ha bisogno di essere forte, e di potere trattare con una voce sola con gli Stati fornitori di energia -ha dichiarato Juncker- L’Europa deve anche essere campione nella lotta al surriscaldamento climatico per mezzo dello sviluppo delle fonti di energia pulite e rinnovabili”.

Il Parlamento Europeo sta con l’Ucraina

Oltre all’elezione di Juncker, il Parlamento Europeo ha anche dibattuto sulla questione ucraina, sulla quale, a sostegno dell’Ucraina, oltre alla maggioranza composta da PPE, S&D e ALDE, si sono schierati anche ECR e Verdi.

Come dichiarato dal PPE Jacek Saryusz-Wolski, dopo avere contestato la presenza dell’esercito russo in Ucraina, il Consiglio Europeo ben fa ad approvare fin da subito sanzioni nei confronti della Russia, mentre il Parlamento Europeo e le Assemblee Legislative nazionali dei Paesi UE devono a ratificare fin da subito l’Accordo di Associazione firmato tra l’UE e l’Ucraina.

“La Russia è totalmente responsabile di quello che sta avvenendo in Ucraina -ha dichiarato l’S&D Knut Fleckenstein- Il Parlamento Europeo deve sapere che è necessario sostenere il Governo ucraino per garantire pace e stabilità”.

A sua volta, l’ALDE Johannes Van Baalen ha lamentato le continue provocazioni attuate dal Presidente russo, Vladimir Putin, sopratutto sul piano energetico, attraverso l’imposizione all’Ucraina di un tariffario ingiusto per l’acquisto di gas.

“Putin ha riattivato una politica imperialista per ripristinare il controllo della Russia nello spazio ex-sovietico -ha dichiarato la ECR Anna Fotyga- Le sanzioni a Mosca sono necessarie al più presto”.

A sostegno dell’Ucraina si è detta anche la verde Rebecca Harms, che ha invitato a porre fine all’erogazione di sostegno alla Russia sul piano economico e militare come alcuni Paesi, come Germania, Francia e Italia, stanno facendo nonostante l’UE abbia imposto a Mosca sanzioni per l’aggressione attuata in Ucraina.

Contrario al sostegno all’Ucraina si è invece detto l’ELDD Mike Hookem, che ha sostenuto la necessità di non esasperare i rapporti con Putin per non compromettere i legami energetici tra l’Europa e la Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europa: sul Presidente della Commissione regna ancora l’incertezza

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 31, 2014

Il Consiglio Europeo da mandato al suo Presidente Herman Van Rompuy di nominare il capo della coalizione di maggioranza del Parlamento Europeo. Al nome di Juncker sono accostati quello del Premier popolare finlandese Katainen e di quello socialista danese Thorning Schmidt.

Un gioco di nomine in una maggioranza troppo risicata rischia di non considerare il parere degli elettori per la nomina del Presidente della Commissione Europea. Nella giornata di giovedì, 27 Maggio, il Consiglio Europeo ha dato mandato esplorativo al suo Presidente, il popolare belga Herman Van Rompuy, di individuare un candidato alla Presidenza della Commissione Europea in grado di trovare una maggioranza solida in Parlamento.

Il primo interlocutore di Van Rompuy sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese, candidato Presidente della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo PPE: la forza politica di centro-destra uscita vincitrice dalle Elezioni Europee.

Sulla carta, Juncker ha i numeri per potere governare grazie ad una grande coalizione tra il PPE, che conta su 213 seggi in Parlamento, e il Partito dei Socialisti Europei PSE: la seconda forza politica, con 191 seggi in Parlamento, che, come dichiarato dal suo capogruppo, Hannes Swoboda, sostiene convintamente la nomina a Presidente della Commissione del candidato del Partito uscito vincitore dalle Elezioni.

La grande coalizione tra PPE e PSE -nella quale il candidato Presidente della Commissione del PSE, Martin Schulz, dovrebbe ottenere la carica di Vicepresidente con delega agli Affari Economici e Monetari- sarebbe già fatta se non fosse per l’opposizione alla nomina di Juncker di alcuni capi di Governo, come il Premier britannico conservatore, David Cameron, il Premier ungherese popolare, Viktor Orban, e quello svedese popolare, Frederik Reinfeldt.

L’opposizione di Cameron, Orban e Reinfeldt alla nomina di Juncker ha riaperto il totonomine sul prossimo Presidente della Commissione, che, su ammissione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, potrebbe anche non essere scelto tra i candidati indicati dai Partiti europei durante le ultime Elezioni.

Tra i sostituti di Juncker, circolano i nomi del Premier popolare finlandese, Jyrki Katainen, e di quello socialdemocratico danese, Helle Thorning Schmidt: due nomi che riceverebbero un endorsement più ampio di quello riscosso da Juncker.

Legato al totonomine per la presidenza della Commissione Europea è anche la conformazione della maggioranza al Parlamento Europeo: la Grande coalizione di popolari e socialisti supera di poco il 50%, e per questo è ipotizzabile un suo allargamento all’Alleanza dei Liberali e Democratici ALDE con l’appoggio esterno dei verdi, proprio come ipotizzato da Juncker.

In alternativa alla Grande Coalizione di popolari e socialisti, possibile, seppur solo sulla carta, è anche una maggioranza di destra, composta da PPE, ALDE, dal gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR, e dal gruppo dell’Europa per la Libertà e la Democrazia EFD: formazione euroscettica capitanata dagli ultraconservatori britannici dello UKIP e dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Meno probabile, ma fattibile stando i numeri, resta poi una maggioranza di sinistra composta da PSE, ALDE, Verdi e dal gruppo della Sinistra Europea Unita GUE.

Sicuro, invece, è il posizionamento all’opposizione dell’Alleanza Europea per la Libertà -EAF: gruppo euroscettico, alternativo all’EFD, formato dal Fronte Nazionale di Marie Le Pen e dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Sikorski, D’Alema e Pittella per la comune politica estera UE

Oltre che sul nome del prossimo Presidente della Commisisiome, aperta resta anche la nomination del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea: una posizione per la quale, nella giornata di venerdì, 30 Maggio, il Premier polacco, il popolare Donald Tusk, ha ufficialmente candidato il suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski.

Sikorski, come ha piegato Tusk, ha dimostrato sul campo di meritare la guida della politica estera UE: è stato proprio Sikorski, infatti, a dare un forte contributo alla caduta del regime di Viktor Yanukovych in Ucraina e a favorire l’avvicinamento all’Europa di Georgia e Moldova.

A rendere complicata la nomina di Sikorski è però il possibile insediamento di un candidato popolare alla Presidenza sia della Commissione che del Consiglio Europeo: un fatto che implicherebbe la nomina di un esponente del PSE alla guida della politica estera UE.

Tra i possibili candidati PSE alternativi a Sikorski, circolano i nomi di due italiani, grazie sopratutto all’ottimo risultato elettorale ottenuto in Italia dal Partito Democratico di Matteo Renzi che, assieme al PSD romeno di Victor Ponta, rappresenta la componente più forte all’interno del PSE.

Tra gli italiani in corsa per la guida della Politica Estera comune dell’UE c’è l’ex-Premier, Massimo D’Alema, anche se non è esclusa la nomina del PD Gianni Pittella: Vicepresidente uscente del Parlamento Europeo che, sul piano estero, ben si è mosso sopratutto sulla questione ucraina, sulla comune politica UE per l’immigrazione, sull’avvicinamento all’UE di Albania e Serbia, e sul caso dei Marò italiani detenuti in India.

Sia in caso di nomina di Sikorski che di Pittella, ma per certi versi anche di D’Alema, l’Europa potrebbe contare su due dei principali sostenitori dello sviluppo pacifico della Democrazia e dell’integrità territoriale dell’Ucraina: un risultato che, se ottenuto, potrebbe contribuire alla fine dell’aggressione militare russa in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Europee: il voto dell’Europa Centrale spinge il PPE a destra

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 26, 2014

Pareggi che penalizzano le forze governative avvengono in Polonia, Repubblica Ceca e Lituania, mentre in Croazia ed Austria avvengono ribaltoni. Conferme alle forze di Governo in Ungheria, Slovacchia e Romania.

Tanti pareggi dal sapore di sconfitta per le forze governative, alcuni cambiamenti di fronte netti e chiari e qualche conferma destinata a pesare nello scenario politico europeo. Questo è il quadro del voto europeo nei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, da dove, nonostante la bassa affluenza, è provenuto un apporto decisivo al Partito Popolare Europeo PPE, che ha vinto le elezioni europee staccando il Partito dei Socialisti Europei PSE di soli quattro punti percentuali: 28% a 24%.

In Polonia, i conservatori di Diritto e Giustizia -affiliati al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR- hanno superato la cristiano democratica Piattaforma Civica -membro PPE- con il 32% dei consensi contro il 31%: un risultato che sancisce un sorpasso, seppur minimale, del più importante Partito di opposizione alla principale forza di Governo, rappresentata dal Premier, Donald Tusk.

Terza, sempre in Polonia, si è classificata, con il 9% dei consensi, la coalizione socialdemocratica SLD-UP, appartenente al Partito dei Socialisti Europei.

Ad entrare al Parlamento Europeo, con il 7% dei voti, sono poi i contadini del PSL -membri del PPE e partner di governo della Piattaforma Civica- e la Nuova Destra: formazione euroscettica che ha ottenuto il 7% dei consensi.

Un pareggio che sa di sconfitta è anche quello subito in Repubblica Ceca dal Partito SocialDemocratico ceco CSSD, che, con il 14% dei consensi, si è visto superare dai Partner di coalizione del moderato ANO, primo con il 16%, e dalla forza Liberal-Conservatrice di opposizone TOP09, seconda con il 15% dei consensi.

Oltre ad ANO, TOP09 e CSSD -che appartengono rispettivamente all’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ALDE e al PSE- entrano in Parlamento Europeo anche i comunisti -membri della Sinistra Unita Europea, quarti con il 10% dei voti, i cristianodemocratici -membri PPE, quinti con il 9% dei consensi- e i conservatori del Partito Democratico Civico -membri ECR, sesti con il 7% dei voti.

Altro Pareggio che penalizza le forze di governo è avvenuto in Lituania, dove l’Unione per la Patria, forza politica conservatrice che appartiene al PPE, ha superato di poco, con il 19% dei consensi, il Partito SocialDemocratico Lituano del Premier Algirdas Butkevicius, appartenente al PSE.

Terzo, sempre in Lituania, il Movimento Liberale Lituano -membro ALDE, con il 16% dei voti- seguito dai conservatori del Partito Ordine e Giustizia -membro ECR, quarto con il 14% dei voti- dal Partito del Lavoro -membro PSE, quinto con il 12% dei consensi- e dall’Azione dei Polacchi in Lituania -membro ECR, sesto con l’8% dei voti.

Un ribaltone politico è invece avvenuto in Croazia, dove i popolari della Comunità Democratica Croata -membro PPE- hanno superato il Partito SocialDemocratico Croato del Premier Zoran Milanovic, membro PSE, 41% a 29. Terzi, sempre in Croazia, i verdi, con il 9%, seguiti dall’estrema destra euroscettica con il 7%.

Uno sconvolgimento politico che favorisce il PPE è avvenuto anche in Austria, dove il Partito Popolare Austriaco ha superato, con il 28% dei consensi, i partner di Governo del Partito Socialdemocratico Austriaco: membro PSE, secondo con il 23% dei voti.

Al terzo posto, sempre in Austria, si sono poi classificati gli euroscettici del Partito della Libertà Austriaco che, con il 19% dei consensi, confluiranno nel Gruppo delle forze anti europee guidato dal Front National francese di Marie Le Pen.

Chi schiaccerà l’occhio alla Le Pen sarà sicuramente la delegazione degli Europarlamentari dell’Ungheria, dove il Partito di maggioranza Fidesz del Premier, Viktor Orban, appartenente al PPE ma fortemente conservatore, ha ottenuto una riconferma con il 51% dei consensi.

A seguire, in Ungheria, si è classificato il partito ultra nazionalista Jobbik, con il 15% dei voti, mentre il Partito SocialDemocratico Ungherese, membro PSE, è slittato al terzo posto con solo l’11% dei consensi.

Conferma alle forze di Governo, ma di colore differente, è arrivata anche in Slovacchia, dove il Partito socialdemocratico SMER del Premier, Robert Fico, ha vinto di dieci punti percentuali sui cristiano democratici, portando, così, il PSE ad accorciare le distanze sul PPE.

Altra conferma che sorride al PSE proviene dalla Romania, dove l’Unione Social Democratica del Premier, Victor Ponta, ha vinto, con il 41% dei consensi, sul Partito Nazional Liberale: membro ALDE, fermo al 14%.

Terzo, con il 12%, si è classificato il Partito Democratico Liberale, che è membro del PPE, mentre alle sue spalle si è posizionata la seconda forza del centrodestra romeno, il Movimento Popolare, con il 6%.

Ponta contende a Renzi la leadership del Gruppo PSE

Se paragonato con il risultato europeo, dove, nonostante la vittoria netta del PPE, si prospetta la creazione di una Grande Coalizione con il PSE e l’ALDE per superare l’opposizione degli euroscettici, il dato dell’Europa Centro-Orientale è destinato ad influire non poco sulla politica europea per due ragioni,

In primis, nel PPE viene meno il peso dei polacchi della Piattaforma Civica, che tradizionalmente è più vicina a istanze sociali e liberali, mentre cresce quello degli ungheresi di Fidesz, molto più conservatori.

Nel PSE, invece, il buon risultato dell’Unione Social Democratica romena porta la compagine di Budapest a contendere al PD di Renzi, la leadership interna al secondo gruppo politico per importanza del nuovo Parlamento Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Europee: Polonia e Repubblica Ceca vanno al PPE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 25, 2014

Nelle Elezioni Europee polacche vittoria su misura della Piattaforma Civica sui conservatori di Diritto e Giustizia, mentre nelle consultazioni ceche i moderati di ANO superano i partner di Governo socialdemocratici della CSSD.

Il Partito Popolare Europeo in vantaggio nel cuore dell’Europa: era prevedibile, ma non così scontato.

Nelle Elezioni Europee in Polonia, secondo gli Exit-Pool, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, appartenente al PPE- ha vinto con il 32% dei consensi: un punto in più rispetto ai conservatori di Diritto e Giustizia -PiS, appartenenti al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ERC- dati finora per favoriti.

Al terzo posto stupisce sia il basso risultato, con il 9% dei consensi, della coalizione socialdemocratica SLD-UP -che appartiene al Partito dei Socialisti Europei- che l’ottimo risultato della Nuova Destra, con il 7% dei voti.

Ultimo partito ad avere superato la soglia di sbarramento sono i contadini del PSL -affiliati anch’essi al PPE.

Sotto la soglia di sbarramento si trovano, invece, i progressisti di Europa Plus -alleati del PSE- e i conservatori di Polonia Insieme -PR, appartenenti al gruppo dell’Europa della Libertà e della Democrazia, EFD.

Risultato positivo per i popolari europei è anche quello proveniente dagli Exit-Pool della Repubblica Ceca, dove i moderati di ANO -probabili alleati del PPE- hanno ottenuto il 22% dei consensi, seguiti dai socialdemocratici del CSSD -appartenenti al PSE- con il 16% dei consensi.

Al terzo posto si sono classificati, con l’11% dei consensi, i Liberal-Conservatori del TOP09, mentre ultimo Partito ad entrare in Parlamento è il comunista KSCM, con il 10% dei voti.

Fuori dall’Europa restano i conservatori del Partito Democratico Civico -ODS, appartenenti all’ECR- e i cristiano democratici del KDU-CSL -membri del PPE.

Se dovesse essere confermata la stima degli Exit-Pool, per la Polonia la vittoria della PO sarebbe una conferma della principale forza di Governo, che ha saputo ben recepire i numerosi fondi che l’Unione Europea ha messo a disposizione dell’economia polacca.

In Repubblica Ceca, il risultato degli Exit-Pool incerte i rapporti di forza tra le due compagini di Governo: con i socialdemocratici del CSSD scavalcati dai partner di coalizione moderati di ANO.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande fa discutere i Partiti in Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 21, 2014

Popolari e Socialisti e Democratici accolgono con favore la proposta del Premier polacco. Contrari ad un progetto che permette all’Europa di parlare con una voce sola in tema di energia Conservatori e verdi

Comuni negoziati per l’importazione di gas, prezzi parificati per tutti i Paesi dell’Unione Europea, nuove infrastrutture, miglioramento della solidarietà interna all’UE in caso di crisi energetiche, migliore sfruttamento delle fonti di gas europee, come lo shale e le rinnovabili, e un’unica contrattazione delle tariffe per le importazioni da Paesi terzi.

Questi sono i filari dell’Unione Energetica Europea: un progetto, proposto dal Premier polacco Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, su cui l’UE sta lavorando in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo.

Sulla materia, nonostante la Campagna Elettorale per le europee sia ancora in corso, si è già aperto il dibattito tra le forze politiche del continente. Herbert Reul, del Partito Popolare Europeo, ha ritenuto la proposta di Tusk utile affinché l’Europa inizi a parlare finalmente con una voce sola in materia di energia.

Parere favorevole è stato espresso dal capogruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, che, tuttavia, ha sottolineato come la paternità dell’Unione Energetica Europea appartenga all’ex-Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, e non a Tusk.

“Il progetto dell’Unione Energetica Europea manca di praticità ed è troppo generico” ha commentato, negativamente, Konrad Szymanski, dei Conservatori e Riformatori Europei.

Critiche sono state espresse anche dal Verde Claude Turnes, che ha ritenuto il progetto un’escamotage per agevolare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, di cui la Polonia è uno dei Paesi più ricchi.

L’Unione Energetica Europea acquisisce particolare importanza sopratutto dopo la firma di un maxicontratto tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia nazionale cinese CNPC, che avvia le forniture di gas dalla Russia alla Cina per i prossimi 30 anni.

L’accordo tra Mosca e Pechino, che apre alle esportazioni russe il mercato cinese, è utile al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, come arma di ricatto per l’Europa, che finora è stato l’importatore di energia più importante per la Russia.

La strategia di Putin ha già avuto i primi frutti: il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, poche ore dopo la firma del contratto tra Mosca e Pechino, ha dichiarato che le sanzioni che l’UE imporrà alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina non interesseranno il settore dell’energia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale

WELFARE IN EUROPA: È GELO TRA POLONIA E GRAN BRETAGNA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 9, 2014

Il Premier polacco, Donald Tusk, contesta le affermazioni del Primo Ministro britannico, David Cameron, contro il riconoscimento dell’assistenza sociale per i figli dei lavoratori provenienti dalla Polonia. Londra si scusa ma non intende ritornare sui suoi passi

Non solo a New York, il gelo, quello politico, è arrivato anche sull’asse Varsavia-Londra, e nemmeno una calda linea telefonica è riuscita a rendere più tiepide le relazioni tra Polonia e Gran Bretagna. Nella giornata di mercoledì, 8 Gennaio, il Premier polacco, Donald Tusk, ha contestato direttamente all’interessato le affermazioni in merito all’intenzione di limitare i diritti socio-assistenziali per i polacchi in Gran Bretagna pronunciate dal Primo Ministro britannico, David Cameron.

Come riportato dalla Cancelleria del Premier polacco, la telefonata tra i due -avviata da Cameron per valutare possibili azioni comuni in difesa dello sfruttamento del gas shale in Europa- ha visto Tusk protestare con il collega britannico per più di 40 minuti.

“Rispettiamo ogni decisione sovrana degli altri Paesi -ha riportato le parole di Tusk il Ministro per gli Affari Europei, Piotr Serafin- ma non possiamo accettare misure restrittive nei confronti dei figli di lavoratori polacchi onesti che arricchiscono la Gran Bretagna, che sono contrarie ai regolamenti e all’idea di Europa unita e libera”.

Domenica, 5 Gennaio, il Primo Ministro Cameron ha dichiarato l’intenzione di rivedere l’assistenza sociale fornita ai figli dei lavoratori polacchi residenti in Gran Bretagna come uno dei punti dei negoziati per la permanenza di Londra nell’Unione Europea.

Durante il colloquio con Tusk, il Premier britannico ha dichiarato di non avere avuto l’intenzione di stigmatizzare l’immagine dei polacchi come, in passato, fatto da alcuni Stati dell’Europa Occidentale, come Francia e Belgio.

Tuttavia, il caso politico è aperto, come dimostrato dalla reazione che ha avuto anche il Capo del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- Jaroslaw Kaczynski, i cui Parlamentari Europei fanno parte dello stesso Gruppo parlamentare dei Tory di Cameron.

Traballa il Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei

In una sua telefonata, Kaczynski ha espresso la sua contrarietà alle dichiarazioni di Cameron sui polacchi, ma ha ribadito la collaborazione di PiS con i Tory nell’ambito del Gruppo del Conservatori e Riformatori Europei.

Pronta la risposta di Cameron, che ha illustrato di non avere alcun preconcetto nei confronti dei polacchi, ma ha evidenziato come intenda rimanere fermo sulla sua decisione di limitare l’assistenza sociale per i figli dei lavoratori polacchi in Gran Bretagna.

La reazione di Kaczynski è stata motivata dalla richiesta di interrompere la collaborazione con Cameron da parte del Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e del Vicepremier, Janusz Piechocinski, che appartengono rispettivamente alla cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito di Tusk- e al Partito contadino PSL.

In risposta all’invito delle due componenti della coalizione di Governo, Kaczynski ha confermato la collaborazione con i Tory, come richiesto a lui personalmente da Cameron.

Inoltre, Il Capo di PiS ha criticato PO e PSL per appartenere al Partito Popolare Europeo ed avere così, a suo dire, assunto una posizione troppo vicina a quella del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e della Germania, che il partito conservatore giudica ancora uno dei principali avversari della Polonia, molto più pericolosi delle derive euroscettiche della Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani