LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CONFERMATE LE TORTURE SU BULATOV: YANUKOVYCH RISCHIA UN PROCESSO ALL’ONU

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 5, 2014

Dopo la conferma delle torture sul Leader della protesta Automaidan, la Lituania valuta di denunciare il Presidente ucraino per la violazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura. Il Vicepresidente USA Joe Biden si appella a porre fine alle violenze su oppositori, manifestanti e giornalisti.

Picchiato, torturato e crocefisso: tutto confermato dalle Autorità mediche lituane che, nella giornata di martedì, 4 Febbraio, hanno operato nuovamente il dissidente ucraino Dmytro Bulatov, l’organizzatore della protesta Automaidan organizzata per mobilitare gli automobilisti in opposizione al regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Come riportato da un bollettino medico ufficiale, Bulatov presenta sul suo corpo segni di perdurata tortura e persino un incipit di annegamento: una descrizione che conferma le parole dello stesso Bulatov che, dopo essere stato ritrovato vivo in un campo ghiacciato alla periferia di Kyiv lo scorso 30 Gennaio, ha dichiarato di essere stato rapito da agenti dei servizi segreti ucraini, malmenato a più riprese, amputato di un orecchio e persino crocefisso.

Pronta la presa di posizione del Ministero degli Esteri della Lituania che ha chiesto alle Autorità ucraine l’immediata apertura di un’inchiesta per il trattamento riservato non solo a Bulatov, ma anche alle diverse centinaia di feriti ed arrestati tra i manifestanti che, dal 21 Novembre scorso, dimostrano pacificamente per l’integrazione dell’Ucraina in Unione Europea e contro il regime autocratico del Presidente Yanukovych.

Nello specifico, il Ministero degli Esteri lituano ha dichiarato che il referto medico di Bulatov dimostra come l’Ucraina non abbia rispettato la Convenzione delle Nazioni Unite contro le Torture, le a repressioni ed altri trattamenti disumani, ed ha ventilato l’ipotesi di una denuncia all’ONU contro Yanukovych.

Dura è anche la posizione degli Stati Uniti d’America che, mercoledì, 5 Febbraio, per voce del Vicepresidente Joe Biden ha invitato l’Amministrazione Presidenziale ucraina a porre fine alle violenze su manifestanti, oppositori e giornalisti, che, finora, ha portato ad almeno sette morti accertate tra i dissidenti.

Biden ha dichiarato che solo il ritorno al dialogo tra l’Amministrazione Presidenziale e l’opposizione, la formazione di un nuovo Governo che abbia la fiducia degli ucraini, e la fine di ogni uso della forza sono le condizioni che possono portare l’Ucraina ad uscire dalla crisi politica in cui è precipitata.

Yanukovych persona non grata a Praga

Anche la Repubblica Ceca ha preso una posizione ferma contro Yanukovych con la decisione da parte del Sindaco di Praga, Tomas Hudecek, di vietare al Presidente ucraino di atterrare nell’aeroporto della Capitale Ceca, che porta il nome del Primo Presidente del Paese, Vaclav Havel: uno dei più illustri difensori dei Diritti Umani nel mondo ex-sovietico.

Il giovane Primo Cittadino ha dichiarato che è incomprensibile permettere la presenza nell’aeroporto dedicato al Presidente Havel a un Capo di Stato responsabile della violazione della Democrazia e del mancato rispetto dei Diritti Umani.

Hudecek, che pone così in forse la presenza di Yanukovych al prossimo vertice della Eastern Partnership UE, ha anche dichiarato che il Comune di Praga invierà aiuti per un totale di 500 Mila Corone Ceche agli oppositori ucraini.

Simili aiuti, soprattutto fisici ed alimentari, sono stati inviati ai dissidenti ucraini dalla Polonia, ma sono stati bloccati e sequestrati dalle forze speciali di polizia ucraine.

Matteo Cazzulani

Advertisements

OBAMA DURO CON YANUKOVYCH MENTRE VAN ROMPUY SI ARRENDE A PUTIN

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 29, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America mette in guardia il Capo di Stato ucraino dal mancato rispetto della libertà, mentre anche il Canada impone sanzioni sulle Autorità ucraine che non rispettano Democrazia e Diritti Umani a Kyiv. Il Presidente del Consiglio Europeo accorda consultazioni con il Capo di Stato russo per permettere accordi bilaterali tra Bruxelles e i Paesi dell’Europa Orientale, ed autorizza al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di non rispettare le Leggi dell’Unione in materia di concorrenza.

Un Leader democratico che prende posizioni coraggiose oltreoceano e un Capo politico conservatore che si arrende alle pretese dello zar del gas. Nella giornata di martedì, 28 Gennaio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha dichiarato che gli USA sostengono il Diritto del popolo ucraino alla libera espressione e alla libera decisione delle sorti del proprio Paese.

Le parole di Obama, pronunciate durante il discorso sullo Stato della Nazione, sono state anticipate dal Vicepresidente, Joe Biden, che durante una conversazione telefonica ha messo in guardia il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dalla tentazione di imporre lo Stato di Guerra in Ucraina, ed ha invitato a varare un’amnistia per tutti i detenuti politici che sono stati arrestati durante i due mesi di manifestazione pacifica da parte dell’opposizione.

Gli USA sono stati il primo Paese ad avere imposto sanzioni su quelle Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani e la Democrazia: una decisione che, nella serata di martedì, 28 Gennaio, ha preso anche il Canada che, come dichiarato dal Ministro dell’Immigrazione, Chris Alexander, ha così inteso reagire alla violenza con cui la polizia di regime Berkut ha represso i manifestanti, portando negli ultimi giorni ad almeno sette vittime tra i manifestanti.

Differente è stato il comportamento dell’Unione Europea che, sempre martedì, 28 Gennaio, nel corso del Vertice UE-Russia, ha dato solo l’impressione di volere contestare il Presidente russo, Vladimir Putin, per avere imposto pressioni politiche ed economiche affinché Yanukovych rinunciasse alla firma dell’Accordo di Associazione con Bruxelles.

Come riportato da Euractiv, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha concordato periodiche consultazioni con la Russia per armonizzare gli accordi di Partenariato Orientale che l’UE ha firmato ed intende firmare con i Paesi dell’Europa Orientale, tra cui l’Ucraina, che, lecito ricordare, sono Stati indipendenti e sovrani -e non un protettorato personale di Putin.

Inoltre, come riportato da Gazeta Wyborcza, i vertici UE avrebbero dato l’ok alla gestione totale da parte del monopolista statale russo del gas Gazprom del gasdotto OPAL, che veicola in Repubblica Ceca dalla Germania 36 Miliardi di metri cubi di gas provenienti dal Nordstream: conduttura costruita dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas il territorio tedesco bypassando Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La gestione totale del OPAL è contraria alle Leggi UE che impediscono la gestione totale di un gasdotto ad enti monopolisti che controllano anche la compravendita del gas. Tuttavia, l’operazione ha ottenuto l’avvallo del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, così, ha dato via libera a Putin nel suo disegno di espansione energetica in Europa.

La debolezza UE autorizza Putin ad aumentare pressioni sul nuovo Premier ucraino

Le decisioni dei vertici UE mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale ed energetica europea, in quanto, da un lato, autorizzano a Gazprom -longa manus del Cremlino- a non rispettare le Leggi dell’Unione e, dall’altro, impediscono a Bruxelles di attuare una politica estera indipendente e sovrana senza dovere negoziare ogni passo con Putin.

Le consultazioni con Mosca sui patti tra UE e Paesi della Eastern Partnership -Ucraina, Moldova, Georgia, Bielorussia ed Azerbaijan- rafforzano il potere contrattuale della Russia, che proprio nell’area ex-sovietica intende realizzare l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale alternativo ed avversario all’Europa che lo stesso Putin ha a più riprese dichiarato di volere costituire per indebolire la già poco forte Unione Europea.

La resa dell’UE nei confronti della Russia ha già comportato la prima presa di posizione di stampo imperialistico sull’Ucraina da parte di Mosca che, secondo indiscrezioni ben informate, ha messo in dubbio l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari dopo le dimissioni del Premier ucraino, Mykola Azarov.

Il prestito era una misura -scarsa- che Putin ha concesso a Yanukovych come ricompensa per la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Forse è anche per questo che il Presidente ucraino, anziché restituire la parola agli elettori in elezioni finalmente libere e democratiche, ha concesso l’interim della guida del Governo al Vice di Azarov, Serhiy Arbuzov: personalità nota per realizzare alla lettera le direttive autoritarie di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

UE E GEORGIA FIRMANO LA ZONA DI LIBERO SCAMBIO. I LATI POSITIVI DELL’ACCORDO

Posted in Georgia, Unione Europea by matteocazzulani on July 22, 2013

Tbilisi firma con la Commissione Europea l’importante documento che accelera l’Accordo di Associazione. Il Governo georgiano vuole stringere i tempi

17 mesi e sette round per integrare la Georgia nell’Unione Europea sul piano economico. Nella giornata di lunedì, 22 Luglio, il governo georgiano e la Commissione Europea hanno concluso le trattative per il varo di una Zona di Libero Scambio UE-Georgia.

L’accordo de facto apre ai prodotti georgiani il mercato europeo, introduce parametri igienico-sanitari e regole comuni tra Bruxelles e Tbilisi, rafforza la possibilità di investimenti in UE e Georgia, e facilita l’approvazione di politiche integrate per la tutela del clima e dell’ambiente.

Sul piano politico, la Zona di Libero Scambio favorisce l’integrazione della Georgia nell’UE: un passo che sarà realizzato con il varo dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Tbilisi.

Auspicio a tal proposito è stato espresso durante una visita in Lituania, Paese che detiene la Presidenza di turno dell’Unione Europea, dal Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze.

Il Ministro Panjikidze ha dichiarato il desiderio di concludere le trattative per la firma dell’Accordo di Associazione durante il Summit della Eastern Partnership di Vilna.

Per la Georgia, l’Unione Europea è il primo partner commerciale, mentre, per l’UE, Tbilisi rappresenta un solido alleato nel Caucaso, nonché un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni, che, da molto tempo, ha espresso la volontà di attuare l’integrazione politica nella famiglia europea.

L’UE divisa, Kyiv lontana

Favorevoli all’integrazione politica della NATO nell’UE sono la Commissione Europea e i Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Romania, Ungheria, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria.

Contrari alla presenza di Tbilisi in Europa sono Paesi tradizionalmente filorussi, come Francia, Belgio e Paesi Bassi.

Oltre alla Georgia, anche la Moldova è vicina al varo dell’Accordo di Associazione con l’UE, mentre l’Ucraina ha visto congelare la pratica a causa del regresso democratico impresso nel Paese dal Presidente, Viktor Yanukovych.

Matteo Cazzulani

Gas: Lituania, Estonia e Lettonia adottano una strategia comune

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 1, 2012

I Presidenti Dalija Grybauskaite, Henrik Ilves e Andris Berzins pianificano la comune politica energetica dei Paesi baltici in vista della Presidenza di turno UE di Vilna. Progettata l’unificazione dei gasdotti con la Polonia

Una politica energetica comune per tre Paesi dell’Unione Europea in cerca dell’indipendenza energetica. Nella giornata di venerdì, 30 Novembre, a Kaunas, ha avuto luogo un summit tra i presidenti di Estonia, Lettonia e Lituania per concordare una comune strategia energetica dei tre Paesi Baltici.

Estonia, Lettonia e Lituania sono accomunati dalla fortissima dipendenza dal gas della Russia, che rifornisce i Paesi Baltici di più del 90% del loro fabbisogno energetico.

Come riportato dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, i tre Paesi hanno concordato su azioni comuni volte a collegare il sistema infrastrutturale energetico di Lituania, Estonia e Lettonia con quello della Polonia.

La misura e coerente con la politica energetica della Commissione Europea, che per diminuire la dipendenza dalla Russia del Vecchio Continente – pari al 40% del fabbisogno continentale – ha programmato la liberalizzazione del mercato UE del gas con la libera commercializzazione dell’oro blu tra i 27 Paesi dell’Unione.

Oltre ai punti condivisi, alcune tematiche sono rimaste irrisolte. Estonia, Lettonia e Lituania hanno programmato la costruzione di un rigassificatore in ciascuno dei tre Paesi.

Il più avanti nel progetto e I’Estonia, che grazie alla partnership con la compagnia finlandese Gasum, ha pianificato un gasdotto che collega il territorio estone alla Finlandia, dove Sara realizzato un terminale LNG.

Simile progetto e stato varato dalla Lituania, che ha avviato la realizzazione di un rigassificatore a Klaipeda per l’importazione di gas da Qatar e Norvegia.

Lo scontro sul nucleare

Altro punto di divisione riguarda l’energia nucleare. I Presidenti di Estonia e Lettonia, Toomas Hendrik Ilves e Andris Berzins, hanno espresso preoccupazione per il piano della Lituania di costruzione di una centrale atomica a Visaginas.

Il Presidente lituano Grybauskaite e favorevole al progetto, ma il nuovo governo socialdemocratico ha dichiarato la volontà di rivedere il progetto.

Nel 2013, la Lituania assume la presidenza di turno UE. Tra le priorità Vilna ha posto il varo di una politica energetica comune per l’Unione Europea volta alla diminuzione della dipendenza dalla Russia, e l’implementazione del Partenariato Orientale con Bielorussia, Ucraina, Georgia, Moldova, Azerbaijan ed Armenia.

Matteo Cazzulani

TRA SVEZIA E BIELORUSSIA E’ CRISI DIPLOMATICA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 4, 2012

Cacciato l’Ambasciatore svedese a Minsk, Stefan Ericsson, noto per il fluente bielorusso ed il ruolo attivo profuso nel rafforzamento dei rapporti bilaterali nel campo della cultura, della musica. Un’iniziativa svedese in sostegno della libertà di stampa la causa che avrebbe spinto il dittatore Alyaksandar Lukashenka ad allontanare il Diplomatico

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Via l'”Ambasciatore letterato” per il suo sostegno alla cultura bielorussa e alla libertà di stampa. Nella giornata di venerdì, 3 Agosto, l’Addetto del Ministero degli esteri bielorusso, Andrej Savinykh, ha comunicato la decisione inerente all’allontanamento dalla Bielorussia dell’Ambasciatore della Svezia, Stefan Ericsson: ritenuto dalle Autorità di Minsk persona non grata.

In particolare, il Ministero degli Esteri bielorusso ha specificato che nei confronti di Ericsson non è stato applicato alcun provvedimento di espulsione. Bensì, Minsk ha ritenuto opportuno non prolungare l’accredito dello svedese presso il corpo consolare di Stoccolma dopo sette anni di onorato servizio.

In effetti Ericsson ha passato sì sette anni in Bielorussia, ma durante i primi tre, dal 2005 al 2008, ha lavorato presso il Consolato di Minsk. Successivamente, egli è stato promosso al rango di Ambasciatore, e, in soli 4 anni, si è distinto per lo straordinario impegno profuso nello sviluppo dei rapporti tra Svezia e Bielorussia.

Ericsson è stato tra i più vivi sostenitori del Partenariato Orientale dell’Unione Europea, varato da Bruxelles, su iniziativa polacca e svedese, per avviare il processo di integrazione nell’UE dei Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Ucraina, Moldova, Azerbajdzhan, Armenia e, per l’appunto, Bielorussia.

Infine, l’Ambasciatore della Svezia è stato l’unico esponente di un corpo diplomatico del’UE a padroneggiare fluentemente – e senza accento – la lingua bielorussa, al punto da consacrare il tempo libero alla traduzione in svedese di opere letterarie di autori molto noti, come Vasyl Bukau e Uladzimir Arlou. Inoltre, Ericsson ha promosso a Stoccolma l’organizzazione di concerti di bande rock provenienti da Minsk.

Come riportato su Gazeta Wyborcza da Andrzej Poczobut – giornalista che in più di un’occasione è stato vittima di arresti da parte delle Autorità bielorusse per via della sua professione – a provocare l’allontanamento di Ericsson è stato l’episodio legato al volo organizzato dalla compagnia svedese Studio Total.

Essa, con un aereo partito da Vilna, è riuscita ad eludere la sorveglianza delle forze dell’aviazione bielorusse e, giunta su Minsk, ha riversato tra la gente volantini inneggianti la libertà di stampa e il diritto alla libera espressione.

Tanto sarebbe bastato per portare il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka, a decretare la cacciata dell’Ambasciatore svedese e, più in generale, l’apertura della crisi politica tra Bielorussia e Svezia. A Minsk, il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – mal digerisce l’attività dei giornalisti non controllati dal regime, al punto da ricorrere in maniera sistematica ad arresti e repressioni di ogni genere nei confronti degli operatori della stampa e delle televisioni.

Un esempio è il trattamento riservato alla Belsat: televisione libera, promossa dal Governo polacco per dare una voce al dissenso e per rompere il monopolio delle emittenti filo-governative, che è stata più volte oscurata e privata, per mezzo di espulsioni, dei suoi corrispondenti in Bielorussia.

La crisi è anche con l’Europa

Il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha promesso una pronta risposta da parte delle Autorità della Svezia. Già due diplomatici bielorussi sono stati espulsi dalla Svezia, ed altre simili iniziative potrebbero seguire. “Lukashenka ha deciso di cacciare il nostro Ambasciatore – ha scritto Bildt sulla sua pagina Twitter – il regime in Bielorussia mostra il suo vero volto”.

Il caso legato ad Ericsson può trasformarsi presto in una questione diretta tra la Bielorussia e l’Unione Europea. La Svezia è uno dei più accesi promotori del progetto di Partenariato Orientale, e il ruolo diplomatico di Stoccolma a Minsk è fondamentale per lo sviluppo delle relazioni euro-bielorusse.

I rapporti tra Unione Europea e Bielorussia sono notevolmente peggiorati dal Dicembre 2010, quando, nel corso delle Elezioni Presidenziali, Lukashenka ha fatto arrestare, e in molti casi anche picchiare, i suoi concorrenti.

Tra essi, il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikau, l’esponente del liberale Partito Civico Unito, Yaroslau Romanchuk, il poeta confidato dell’Associazione “Di la verità”, Uladzimir Nyaklyayeu, ed il segretario del partito scialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych.

Matteo Cazzulani

INTEGRAZIONE UE DI GEORGIA E MOLDOVA AL PRIMO PASSO.

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 13, 2011

Bruxelles avvia le trattative con Tbilisi e Chisinau per il varo della Zona di Libero Scambio, primo step per la firma dell’Accordo di Associazione. Previste simili aperture per Armenia ed Azerbajdzhan. Negoziati in stallo con l’Ucraina per via del caso Tymoshenko e della repressione politica

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Non solo i Balcani, ma anche l’Europa Orientale rappresenta la priorità della politica estera dell’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 12 Dicembre – a tre giorni dall’ammissione della Croazia – l’UE ha iniziato le trattative per la zona di libero scambio con Georgia e Moldova: una parte importante del successivo Accordo di Associazione, con cui Tbilisi e Chisinau riceveranno lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi riconosciuto ad Islanda, Norvegia e Svizzera.

Un patto indispensabile per ambo le parti, sia sul piano economico che politico-energetico. Gli scambi commerciali tra UE e Georgia si aggirano attorno ad 1,7 Miliardi di Euro, mentre quelli con la Moldova toccano i 2,1: cifre considerevoli per le economie dei due Stati dell’Europa Orientale, che da tempo hanno comunicato chiaramente di volere l’Europa per rompere con un passato di dominazione russa e scacciare la minaccia – sempre più reale – di un rigurgito imperiale di Mosca.

In particolare, la Moldova di recente ha richiesto aiuto proprio all’UE per la conduzione di difficili trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il monopolista russo, Gazprom: longa manus del Cremlino per mantenere l’Europa quanto più divisa e dipendente dalla Federazione Russa.

A certificare l’importanza del documento, la presenza del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski – nelle vesti di Presidente di turno dell’Unione Europea – del Commissario UE al Commercio, Karel de Gucht, e dei Primi Ministri dei due Paesi, Nika Gilauri e Vlad Filat. Come illustrato dal Capo della Diplomazia polacca, la chiusura dei negoziati richiede riforme strutturali da parte dei Paesi coinvolti: chiamati a garantire stabilità, rispetto delle regole del libero mercato, trasparenza ad ogni livello, applicazione delle norme igienico-sanitarie e protezione dei diritti di proprietà.

“I prossimi accordi riguarderanno l’abbattimento del regime dei visti – ha evidenziato Sikorski al termine della firma dei trattati – l’Europa è sempre interessata alla realizzazione del Partenariato Orientale: per questo simili passi saranno compiuti anche con Armenia ed Azerbajdzhan, così come oggi stanno per essere concluse le trattative con l’Ucraina”.

Negoziati con Kyiv sempre più difficili

In realtà, per quanto riguarda Kyiv esistono seri problemi. Nonostante la conclusione delle trattative sul piano tecnico e politico, la firma dell’Accordo di Associazione, prevista per il 19 Dicembre, potrebbe non avvenire a causa dell’ondata di repressioni politiche attuate dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, contro esponenti dell’opposizione democratica: tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko.

L’ex Primo-Ministro, incarcerata in isolamento già durante il processo-farsa a cui è stata sottoposta – senza diritti per la difesa, privata della possibilità di presentare propri testimoni e di contestare le prove irregolari alla base delle imputazioni – l’11 Ottobre è stata condannata a sette anni di galera per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. In aggiunta, l’8 Dicembre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta, ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per la prosecuzione delle indagini sui reati di evasione fiscale ed accollo al bilancio statale dei debiti del colosso energetico JEESU – presieduto prima della discesa in campo del 1998. Quest’ultimo processo è stato condotto direttamente nella cella dell’ex-Primo Ministro: impossibilitata persino ad alzarsi dal letto a causa di forti dolori alla schiena.

A cercare di salvare la trattativa, sempre lunedì, 12 Dicembre, è stato il Commissario all’Allargamento, Stefan Fule. A colloquio con Janukovych, il Diplomatico UE ha illustrato l’importanza dell’Accordo di Associazione per il popolo ucraino, ed invitato il Capo di Stato di Kyiv ad una condotta responsabile finalizzata alla conclusione dei negoziati. Terminato l’incontro, Fule si è recato presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj dove, a sorpresa, è stato il primo esponente politico a poter incontrare la Tymoshenko: finora costretta ad interloquire solamente con figlia ed avvocati.

Matteo Cazzulani

EURONEST DIVISA SULLE PRIORITA ORIENTALI DELL’UE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 1, 2011

Moldova favorevole ad un’integrazione politica, Azerbajdzhan ed Armenia interessate solo a quella economica, mentre la Georgia invita ad inserire la garanzia dell’integrità territoriale. Il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, supporta l’apertura dei mercati di Bruxelles in cambio del rispetto degli standard democratici. L’arresto di Julija Tymoshenko mette sempre più in forse l’Associazione dell’Ucraina all’Unione Europea

Il presidente dell

Uniti nella diversità non è solamente il motto che ha fatto l’Europa, ma anche la sintesi con cui si è conclusa la prima sessione dell’Euronest. Nella giornata di giovedì, 15 Dicembre, a Strasburgo si è riunita l’assemblea dei Paesi dell’Unione Europea e del Partenariato Orientale – da cui, al momento del varo, la scorsa primavera, è stata esclusa la Bielorussia, per via delle repressioni politiche sui dissidenti – con lo scopo di delineare gli obiettivi da proporre al successivo Summit della Eastern Partnership.

Un documento che, tuttavia, non è riuscito ad emergere, dal momento in cui la sessione si è trasformata in una babele di proposte ed opinioni divergenti, che nemmeno l’instancabile mediazione dei due Presidenti della seduta, l’ex-Ministro degli Esteri dei governi arancioni ucraini, Borys Tarasjuk, e l’eurodeputata bulgara, Kristina Vigenina, sono riusciti a conciliare.

Da un lato, la Moldova, forte delle seppur misere prospettive aperte da Bruxelles, ha posto l’accento sull’accelerazione dell’integrazione nell’UE dei Paesi del partenariato orientale, con la richiesta di aiuti per la realizzazione di riforme politiche necessarie per l’adattamento agli standard del Vecchio Continente.

Sul fronte opposto, Azerbajdzhan ed Armenia hanno circoscritto il discorso al solo fattore economico, sostenendo come priorità del Summit l’apertura dei mercati di Bruxelles, a cui Baku e Jerevan ambiscono per collocare i propri prodotti, sopratutto energetici.

Opinione condivisa dalla Georgia, che, tuttavia, ha richiesto un chiaro messaggio in sostegno dell’integrità territoriale dei Paesi del partenariato orientale, e – memore dell’aggressione militare subita dalla Russia nell’Agosto 2008 – di condanna di ogni tentativo di invasione da parte di Paesi terzi.

Fondamentale per il raggiungimento di un accordo di massima sulle linee guida principali è stata la mediazione del Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, che ha sintetizzato le diverse richieste dei Paesi dell’Europa Orientale in quattro priorità: in primis, l’apertura dei mercati, tuttavia ottenibile solo previo raggiungimento, e rispetto, degli standard democratici, senza i quali nessun accordo con l’UE può essere stretto in materia di partnership. Terzo step, l’abbattimento delle frontiere e l’eliminazione dei visti, a cui segue l’intensificazione degli scambi studenteschi, così da consentire fin da ora la crescita di una nuova generazione europea negli Stati che si avviano alla membership con Bruxelles.

La questione Ucraina in forse

Sullo sfondo della riunione, il caso dell’Ucraina, Paese vicino alla firma di un Accordo di Associazione con l’UE sempre più in forse a causa dell’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dei processi politici che hanno colpito un’altra decina di esponenti del campo arancione. Nel corso dell’Assemblea, Kyiv si è allineata sia alla posizione moldava – sostenendo una pronta integrazione sul piano politico – che a quella caucasica, sottolinenando l’importanza prioritaria dell’apertura dei mercati.

Nel contempo, a frenare le sue ambizioni europee è stato il Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, infuriato per non essere stato ammesso nel carcere di massima sicurezza dove è detenuta Julija Tymoshenko da un’ordinanza della Corte. In una conferenza stampa, il Leader del centrodestra europeo ha ricordato alle autorità di Kyiv che l’Accordo di Associazione con l’UE è sempre stato supportato dal PPE, ma il mancato rispetto dei diritti umani e civili da parte delle attuali Autorità – di cui il caso di Julija Tymoshenko è esempio – rende impossibile la sua firma, almeno fino a quando i processi politici non saranno interrotti, e la Leader dell’Opposizione Democratica liberata.

“L’ho comunicato al Presidente in persona, Viktor Janukovych – ha dichiarato Martens – senza la partecipazione dei Leader dell’opposizione, le prossime elezioni Parlamentari non possono essere ritenute libere”.

In risposta, il parlamentare Vadym Kolesnichenko del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il Primo Ministro, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha accusato l’Occidente di ingerenza negli affari interni ucraini, ed invitato ad ignorare le dichiarazioni di Martens, in quanto provenienti dal Leader di un Partito a cui appartiene anche Bat’kivshchyna, la forza di Julija Tymoshenko.

“E’ una forma di manipolazione dell’opinione pubblica – ha dichiarato il più simpatico dei Deputati ucraini, che ritiene il Legno Storto un giornaletto di raccoglitori d’uva, ed il redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova – e di inserimento nelle questioni ucraine dell’Occidente. Un tentativo di pressione sulle Autorità ucraine – ha aggiunto a Radio Liberty – che caratterizzano simili messaggi politici”.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RICORRE IN APPELLO. LE AUTORITA’ APRONO NUOVI PROCEDIMENTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 26, 2011

Il documento degli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica contrastato da nuove imputazioni da Parte della Procura Generale. La protesta dell’Unione Europea dinnanzi al regresso democratico di Kyiv ignorata dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che a Bruxelles preferisce l’Avana, Brasilia e Mosca.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un mare di accuse contro un singolo appello, e l’Ucraina è sempre più lontana dall’Europa e vicina a Cuba e Russia. Nella giornata di lunedì, 24 Ottobre, gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, hanno presentato il ricorso in Appello per la condanna a sette anni di carcere, più tre di interdizione dalla vita politica, con cui l’ex-Primo Ministro è stata reclusa in definitiva nel carcere di assima sicurezza Luk’janivs’kyj con l’accusa – “appurata” dopo un processo farsa, in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – di gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

A dare l’annuncio è stato l’avvocato, Serhij Vlasenko, ma ad attirare l’attenzione dei legali della Tymoshenko è stata la quasi concomitante dichiarazione della Procura Generale dell’apertura di 4 nuovi procedimenti a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, inerenti l’acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, la gestione dei fondi percepiti per rispettare il protocollo di Kyoto, e l’accollo al bilancio statale dei debiti della compagnia JEESU, presieduta dall’ex-Primo Ministro prima della sua discesa in politica.

Proprio in merito all’ultima imputazione, le Autorità non hanno perso tempo, rigettando in Cassazione la sentenza con cui la Tymoshenko è già stata assolta nel 2005, richiedendo un’indagine interna sull’operato del PM di allora, ed aprendo un fascicolo per abuso d’ufficio a carico del magistrato Mykola Zamkovenko, responsabile della scarcerazione della Leader dell’Opposizione Democratica dalla prima sua detenzione – sempre nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj – nel 2001 per insufficienza di prove.

Un’escalation di provvedimenti che ha ulteriormente allarmato l’Europa, ferma nel condannare un’accanimento giudiziario contro la carismatica guida del campo arancione – secondo indiscrezioni sempre più gravi condizioni di salute – capitolo di un regresso democratico che rende impossibile la firma dell’Accordo di Associazione con cui l’Ucraina avrebbe potuto avvicinarsi all’integrazione con l’Unione Europea.

“Julija Tymoshenko è stata condannata per decisioni politiche, questo è inaccettabile in UE – ha dichiarato il Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens – è come se Tony Blair fosse portato in Tribunale per l’entrata in guerra contro l’Irak, o la Merkel, una volta terminato il periodo alla guida della Germania, chiamata dinnanzi ai giudici per gli aiuti finanziari alla Grecia. Le scelte di un Capo di Governo – ha continuato il Leader del maggiore soggetto politico dell’Europarlamento – devono essere valutate in sede parlamentare ed elettorale. Ogni intromissione della magistratura è una chiara violazione della divisione dei poteri”.

Una posizione forte, così come quella ufficiale dell’Unione Europea, che, nella seduta del Consiglio Europeo di Domenica, 23 Ottobre, ha ribadito come il rispetto della democrazia sia condizione imprescindibile per il progresso dei negoziati con i Paesi dell’Europa Orientale, senza il quale alcuna iniziativa del Partenariato Orientale UE – come gli accordi di associazione e le Zone di Libero Scambio, in merito ai quali Bruxelles sta negoziando con Ucraina, Moldova e Georgia – può essere realizzata.

“Il percorso e l’approfondimento dell’integrazione politica ed economica con l’Unione dipende dal rispetto nel paese candidato dello Stato di Diritto e dei principi democratici – riporta una nota UE a chiusura del summit – principi fondamentali su cui Bruxelles basa le sue partnership”.

Mosca dietro al raffreddamento diplomatico tra Kyiv e Bruxelles

Tuttavia, l’ennesimo campanello d’allarme non sembra preoccupare il Presidente, Viktor Janukovych: dopo avere rifiutato la decriminalizzazione dell’articolo del Codice Penale con cui Julija Tymoshenko è stata condannata – il 365 – ha rafforzato i rapporti con la Russia con l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI – un progetto politico di Putin per ristabilire l’egemonia di Mosca sull’ex-URSS, a spese della sicurezza e competitività futura dell’UE – e un nuovo round di negoziati per il rinnovo dei contratti per il gas che, secondo esperti, si annunciano particolarmente gravosi per l’Ucraina.

Successivamente, ha risposto alla cancellazione della visita a Bruxelles con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso – programmata per discutere lo stato dei negoziati per l’Accordo di Associazione e, con esso, della democrazia in Ucraina – rimpiazzandola con una tournée in Brasile e Cuba, durante la quale ha ottenuto l’abbattimento del regime dei visti con Brasilia, e si è felicitato per la calorosa accoglienza riservatagli dal dittatore comunista, Fidel Castro.

Lecito ricordare che l’Ucraina ha concluso le trattative per un Accordo di Associazione con l’UE che difficilmente sarà ratificato dal Parlamento Europeo a causa della condanna a Julija Tymoshenko e dei procedimenti a carico di una decina di altri esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: dallo scorso 26 Dicembre anch’egli detenuto in isolamento prima che una sentenza ne abbia certificato la condanna – che escludono Kyiv dal rispetto dei parametri democratici.

In molti tra gli esperti hanno evidenziato come la repressione politica in Ucraina giochi a favore della Russia: pronta ad approfittare dell’impasse diplomatica tra Kyiv e Bruxelles per estendere il proprio dominio economico e politico su un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, la cui indipendenza da Mosca ed europeicità sono condicio sine qua non per la sicurezza e la prosperità di un’Unione Europea che, in un periodo di crisi dei mercati, necessita un pronto ritorno a livelli di competitività su scala mondiale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: VIA ALL’INTEGRAZIONE ENERGETICA UE DI BALCANI ED EUROPA ORIENTALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 18, 2011

Albania, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Serbia, Ucraina e Moldova accettano l’adozione del sistema di regolamentazione UE del mercato energetico, e si proiettano verso l’Europa. Successo della presidenza di turno della Polonia e della Commissione Europea: impegnata nella corsa al gasdotto per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Laddove la politica non può arrivare, ci pensa l’arma energetica: proprio come fanno i russi. Lo scorso 6 Ottobre – ma la notizia è stata ufficializzata qualche giorno più tardi – i Paesi firmatari del della Comunità Energetica Europea hanno dato il via libera all’allargamento ai Balcani e ad alcuni Stati del Partenariato Orientale UE del Terzo pacchetto Energetico: documento che prevede l’adozione di regoli comuni per la tutela dei consumatori, il rafforzamento dell’indipendenza di organismi di controllo del mercato, la liberalizzazione della gestione dei gasdotti e degli oleodotti, e l’impossibilità da parte di enti terzi di rilevarne il controllo, se non in una minima percentuale.

Una decisione di straordinaria importanza, dal momento in cui Albania, Croazia, Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo, Ucraina, e Moldova hanno accettato di conformarsi ai regolamenti UE già a partire dal 2015: un buon inizio, in vista di un’integrazione politica che, altresì, prevede tempi molto più lunghi.

Come evidenziato da diversi esperti, grande ruolo è stato giocato dalla Polonia Presidente di turno dell’Unione Europea: fortemente favorevole all’estensione dei regolamenti europei agli Stati candidati alla membership, sia prossima che futura, confinanti ad est. L’obiettivo è quello di non lasciare Paesi europei per storia, cultura e tradizione in balia della Russia che, visti i recenti proclami all’eurasismo e a simili iniziative di stampo imperialistico, considera tali Stati propria sfera di influenza, da controllare a tutti i costi: una prospettiva rischiosa per la sicurezza e la prosperità dell’UE tutta.

Tuttavia, l’adozione del Terzo Pacchetto Energetico è anche una decisione favorevole sopratutto per gli stessi Stati candidati alla partnership politica con l’Unione Europea. Per i Balcani significa un passo in avanti nella modernizzazione delle proprie strutture secondo il modello di Bruxelles e, soprattutto, un chiaro segnale circa la volontà di far parte della famiglia UE, dopo un recente passato di guerre e divisioni da chiudere una volta per tutte. Per Ucraina e Moldova, invece, la scelta è stata quasi obbligatoria, per salvare dal controllo russo la rete dei propri gasdotti – che nell’area significa controllo politico.

Difatti, la compagnia statale di Chisinau, Moldovagaz – che gestisce le infrastrutture energetiche del Paese – è controllata dal monopolista russo, Gazprom: fortemente interessata a simile posizione anche sull’ucraina Naftohaz. L’entrata in vigore del Terzo Pacchetto Energetico renderebbe impossibile la presenza dei russi, come, proprio grazie al documento UE, sta avvenendo in Lituania, dove il governo è impegnato in una lotta a carte bollate per eliminare Gazprom dalla gestione dei propri gasdotti.

Il Turkmenistan supporta il Nabucco

Dunque, un’Europa che, grazie alla guida polacca, ed al ruolo della Commissione Europea di José Manuel Barroso, sta conducendo una politica energetica incentrata sulla diversificazione delle forniture, per evitare, sopratutto nel settore del gas, di dipendere dall’unico esportatore russo. Proprio la Polonia ha ricevuto finanziamenti per la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, sul Mar Baltico, per ricevere oro blu acquistato da Norvegia, Qatar ed Irak trasportato via nave. Inoltre, simili terminali sono in programma in Lituania ed Estonia.

Sul fronte meridionale, l’UE ha ottenuto l’adesione del Turkmenistan al progetto Nabucco: gasdotto sottomarino, progettato per trasportare oro blu centro asiatico – principalmente azero – senza transitare per il territorio russo, e, così, sottostare al diktat energetico del Cremlino. A rafforzare il progetto di verdiana denominazione l’appoggio politico del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e contratti già siglati con Baku per lo sfruttamento di ricchi giacimenti di gas. A contrastarlo, invece, sono le singole compagnie energetiche di una Vecchia Europa Occidentale cronicamente intimorita di irritare Mosca, e pronta sacrificare gli interessi comunitari – e con essi, tutti i valori di democrazia e diritti umani su cui l’Unione Europea è stata fondata – per proprio singolo tornaconto.

A dimostrazione, il progetto, sempre sul fondale del Mediterraneo, del Southstream: concepito da Gazprom, in collaborazione con il colosso italiano ENI, la compagnia tedesca BASF, e quella francese EDF, per rifornire l’Europa dell’Ovest di gas, bypassando Paesi ostili al Cremlino come Romania, Ucraina, e Moldova. Paritetico a quello che è stato definito Gasdotto Ortodosso, il NordStream: conduttura, sul fondale del Mar Baltico, costruita di recente da un consorzio composto da Gazprom, dalle tedesche E.On e Wintershall, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Alla faccia dello stentato europeismo di certa sinistra europea al caviale, a presiedere l’organismo deputato alla realizzazione di tale infrastruttura, concepita per aggirare Polonia, Stati Baltici e Bielorussia, è stato nominato l’ex-Cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerard Schroder.

Matteo Cazzulani

ANCHE IL GRUPPO DI VYSEHRAD SCARICA JANUKOVYCH: UCRAINA SEMPRE PIU VICINA ALLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 17, 2011

I Paesi dell’Europa Centrale criticano la condanna della Leder dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, al punto da chiudere ogni prospettiva di Accordo di Associazione UE-Ucraina. Il Presidente ucraino nomina una Commissione per l’integrazione nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, de facto condannando il Paese alla sottomissione a Mosca, come accaduto in Bielorussia

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’isterico ripiego alle radici sovietiche dopo la bacchettata sulle mani e la cacciata dalla compagnia. Questa la situazione con cui le Autorità ucraine hanno reagito alla rottura del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria: una vera e propria notizia, dal momento in cui proprio i Paesi dell’Europa Centrale hanno supportato fino all’ultimo le ambizioni europee dell’Ucraina, cercando di convincere i riluttanti membri occidentali della necessità, per la sicurezza europea, di tenere la porta aperta ad un regime, seppur sempre più simile alla Bielorussia di Lukashenka.

“Siamo giunti alla conclusione di continuare a supportare le ambizioni occidentali dell’Ucraina, ma non a queste condizioni – ha dichiarato il Primo Ministro ceco, Petr Necas, padrone di casa del summit dei quattro Stati del cuore dell’Europa – non fino a quando Julija Tymoshenko starà in carcere, e non potrà partecipare ad elezioni libere e regolari”.

Una posizione forte, condivisa anche dal primo Ministro polacco, Donald Tusk, nonostante sia stata proprio la Polonia a cercare a tutti i costi di mantenere in vita le prospettive di integrazione di Kyiv con Bruxelles, riuscendo, con un ottimo ruolo diplomatico, a convincere lo scettico asse franco-tedesco nel corso del summit del Partenariato Orientale UE.

Ora, anche per Varsavia la misura è colma, sopratutto dopo che la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ex-Primo Ministro, è stata condannata a sette anni di carcere, più tre di interdizione alla vita politica, per gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: accuse costruite su documentazioni falsate, imprecise, addirittura datate il 31 Aprile, e negate persino dalla maggior parte dei testimoni chiamati alla comparsa in un processo farsa in perfetto stile sovietico.

“I negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina sono a buon punto, ma non per questo siamo disposti ad accettarne la sigla dinnanzi a quanto avviene a Kyiv – ha illustrato Tusk – ci sono certi valori che vanno rispettati: regole a cui nell’Unione Europea tutti, membri ed associati, devono attenersi”.

Lo scenario bielorusso, con Mosca pronta a vincere

Una vera doccia fredda per il popolo ucraino – secondo un recente sondaggio, favorevole al partenariato con l’UE, anche solo sul piano economico – ma non per il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che non ha perso tempo, e nominato una commissione di lavoro per la preparazione dell’integrazione nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una tentazione, quella di Mosca, da dove Putin, non ha mai nascosto il desiderio di prendere l’Ucraina sotto la propria sfera d’influenza per dare linfa alle ambizioni imperiali con cui la Russia punta a tornare superpotenza mondiale a spese dei vicini, ergo dell’Europa.

A testimoniare la reale convinzione di Janukovych, la nomina a capo della Commissione di colui che fino ad oggi ha trattenuto i rapporti con l’UE in preparazione della firma dell’Accordo di Associazione: il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko. Un segnale chiaro di rinuncia all’Europa che, tuttavia, diversi esperti leggono anche in chiave isolazionista: la Commissione non sarebbe altro che uno spauracchio per convincere Mosca a concedere condizioni favorevoli a Kyiv, tra cui un partnership separata, che lasci all’Ucraina una maggiore autonomia.

Infatti, non sono pochi tra gli esperti a rilevare nella condotta di Janukovych una similitudine con quella del dittatore bielorusso, Aljaksandar Lukashenka: dopo avere tentato di negoziare con la Russia alla pari, il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – ha dovuto arrendersi, e, sempre più isolato dall’Unione Europea per via delle continue repressioni ai danni dell’opposizione, cedere al Cremlino autonomia economica, politica ed energetica. Da ultimo, l’intero pacchetto azionario che controlla i gasdotti di Minsk.

 

Matteo Cazzulani