LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAZPROM REAGISCE ALL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 6, 2012

Il monopolista russo reagisce alla decisione della Commissione Europea di aprire un’inchiesta sul suo conto per condotta anti-concorrenziale dichiarandosi fuori dall’UE. Intanto, Mosca fa valere la sua presenza nel WTO per eliminare il Terzo Pacchetto Energetico Europeo, e, così, impossibilitare i piani di diversificazione delle forniture di gas messi a punto da Bruxelles

Il presidente russo, Vladimir Putin

Il monopolista russo è registrato al di fuori dall’UE, e la Russia appartiene al WTO: pertanto, Mosca non può essere contrastata nella sua politica energetica in Europa. Nella giornata di mercoledì, 5 Settembre, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha reagito alla decisione della Commissione Europea di aprire un’inchiesta per condotta anti-concorrenziale sul suo conto.

Dopo avere visionato i contratti firmati tra Gazprom e le singole compagnie di Paesi dell’Europa Centro-Orientale, Bruxelles ha accusato Mosca di impossibilitare la diversificazione delle forniture di oro blu da parte dell’UE, e di ostacolare la libera circolazione del gas nel Vecchio Continente.

“Siamo fuori dalla giurisdizione UE, in quanto registrati in Russia – ha dichiarato con una nota Gazprom – riteniamo che la nostra posizione debba essere valutata secondo le regole del mercato mondiale. Siamo una società controllata dallo Stato che realizza gli interessi russi”.

Al comunicato, va aggiunto che dall’entrata della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Gazprom fa leva sull’appartenenza di Mosca nel WTO per cercare di aggirare il Terzo Pacchetto Energetico UE.

Questa legge europea, varata per garantire la sicurezza energetica del Vecchio Continente, vieta ad enti monopolisti il controllo unico della compravendita di gas in Europa e, sopratutto, impedisce a compagnie registrate fuori dall’UE la gestione diretta ed indiretta dei gasdotti dei Paesi della Comunità Energetica Europea – a cui, oltre ai 27 Stati UE, fanno parte anche Ucraina e Moldova.

Dal comunicato di Gazprom si evincono alcuni elementi che sostengono le ragioni della Commissione Europea. Il monopolista russo è infatti un ente registrato al di fuori dell’UE che mira al controllo totale dei rifornimenti di gas in Europa e al controllo dei gasdotti europei.

Ne sono esempio i contratti stabiliti con le compagnie energetiche del Vecchio Continente condannati dalla Commissione Europea, ai quali si evince che Gazprom rifornisce l’Europa Centrale per più della metà del loro fabbisogno – la Lituania e la Bulgaria al 100%, la Slovacchia al 91%, l’Estonia al 90%, la Repubblica Ceca all’85%, la Lettonia al 74%, la Polonia al 60%, e l’Ungheria al 56%.

Inoltre, Mosca ha concesso sconti alle compagnie dei Paesi dell’Europa Occidentale – Germania, Francia e Italia – in cambio del loro sostegno economico e politico ai piani energetici di Gazprom nel Vecchio Continente.

Questo divide et impera che ha assicurato al monopolista russo la costruzione del Nordstream – gasdotto sul fondale del Mar Baltico costruito per rifornire di gas direttamente la Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centrale – ed il controllo parziale o totale dei gasdotti nazionali in Germania, Francia, Slovacchia e Slovenia.

La Commissione Europea ha deciso di avviare l’inchiesta – che potrebbe comportare una multa a Gazprom pari al 10% del suo fatturato – anche in virtù del fatto che la Russia ostacola il piano varato da Bruxelles per trasportare nel Vecchio Continente gas di provenienza azera e turkmena senza transitare per il territorio russo, né dipendere da infrastrutture controllate da Mosca.

Del resto, non è la prima volta che Bruxelles avvia simili provvedimenti nei confronti di enti monopolistici. Nel 2004, ad essere sanzionata di una multa pari a 497 Milioni di Euro – aumentata cinque anni più tardi a 899 Milioni di Euro – è stata l’azienda statunitense Microsoft: condannata per condotta monopolistica.

Restando all’ambito energetico, la Commissione Europea ha punito anche le compagnie energetiche tedesca E.On Ruhrgas e francese Suez Gaz de France con un’ammenda pari a 553 Milioni di Euro per avere impedito, nel 2008, l’accesso ad altre compagnie al controllo dei gasdotti provenienti dalla Russia.

Vietato manifestare contro Gazprom

Oltre che all’azione difensiva della Commissione Europea, Gazprom ha dovuto fare fronte anche all’offensiva dell’Organizzazione Internazionale Ecologista Greenpeace, che sempre mercoledì, 5 Settembre, ha organizzato un picchetto presso la sede centrale del monopolista russo di protesta contro i piani di sfruttamento dei giacimenti di gas e greggio nell’Oceano Artico.

Dopo avere indossato maschere da orso polare, sparso neve artificiale, ed installato tende in piazza, i manifestanti sono stati contrastati dalle forze di polizia. Dieci di loro sono stati arrestati e portati nel più vicino commissariato.

Non è la prima volta che Gazprom utilizza la forza contro i manifestanti di Greenpeace. Alla fine di Agosto, i militanti dell’organizzazione internazionale ecologista hanno preso d’assalto una stazione del monopolista russo nell’Oceano Artico. Allora, il commando di manifestanti è stato accolto con getti di aria gelata ed aggressioni fisiche, che hanno costretto Greenpeace ad abbandonare la protesta.

Matteo Cazzulani

Gazprom mantiene saldamente la leadership energetica in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 20, 2012

Secondo il rapporto dell’autorevole agenzia Interfax, il monopolista russo lega le tariffe del gas ai rapporti politici tra la Russia e i Paesi dell’UE. Premiati francesi, tedeschi, slovacchi e turchi, puniti Polonia, Lituania e Ucraina.

La carota per chi e accondiscendente, il bastone per chi ricorre a vie legali per la risoluzione delle controversie. Nella giornata di martedì, 19 Giugno, l’autorevole agenzia Interfax ha diffuso un report inerente alla politica energetica in Europa del monopolista russo, Gazprom.

Secondo il documento, Gazprom mantiene saldamente una posizione di leadership nel Vecchio Continente grazie al controllo delle forniture di gas che, in attesa dell’avvio dei progetti di sfruttamento dei giacimenti centro-asiatici della Commissione Europea – ad oggi soddisfano più della meta del fabbisogno energetico europeo.

Nel report, particolare attenzione e stata prestata alle tariffe imposte dal monopolista russo agli acquirenti europei. Esse sono strettamente correlate alla natura dei rapporti delle singole compagnie con Gazprom, e riflettono lo stato delle relazioni che a livello politico intercorrono tra gli Stati dell’Europa e la Russia.

Il migliore trattamento e riservato alle compagnie dei Paesi che hanno accettato la costruzione del Nordstream: gasdotto sottomarino, realizzato da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi politicamente osteggiati da Mosca come Polonia, Lituania e Lettonia, che permette ai russi di esportare il gas direttamente in Europa Occidentale. Al progetto hanno partecipato la compagnia francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Bene anche la posizione delle compagnie nazionali dei Paesi che hanno accettato di collaborare per la realizzazione del Southstream: progetto simile al Nordstream concepito da Gazprom per isolare Romania, Ucraina e Moldova e trasportare oro blu direttamente in Europa Meridionale.

Nei confronti della compagnia turca Botas, il monopolista russo ha concesso un sensibile sconto sulle forniture di gas dopo che la Turchia ha dato il via libera alla costruzione del Southstream nelle proprie acque territoriali.

Secondo il report Interfax, la medesima politica può essere adottata nei confronti della compagnia grava DEPA, con cui Gazprom ha in corso trattative per il transito del Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto Southstream.

Ottimi sono i rapporti tra il monopolista russo e la compagnia nazionale slovacca SPP. Essi sono notevolmente migliorati dopo che Bratislava ha rinunciato a ricorrere in tribunale contro Gazprom per ottenere risarcimenti in seguito alla crisi energetica del Gennaio 2009, quando la Russia ha chiuso i rubinetti del gas per destabilizzare la coalizione arancione al governo in Ucraina.

La Bielorussia ha ottenuto un sensibile sconto sulle forniture di oro blu russo fino al 2014, ma non a gratis: nel Novembre del 2011, Minsk ha accordato la cessione a Mosca della compagnia energetica nazionale Beltransgaz e del controllo del sistema infrastrutturale energetico bielorusso.

Polacchi e lituani i più penalizzati

In cima alla lista dei nemici di Gazprom figura la Polonia, che, secondo le ultime previsioni, nel 2012 pagherà il gas ai russi secondo un tariffario superiore a quello degli altri Paesi europei.

Nel Novembre 2011, la compagnia nazionale polacca PGNiG si e rivolta alla’Arbitrato Internazionale di Stoccolma per ottenere dal monopolista russo il ribasso del prezzo del gas a parametri di mercato, tuttavia senza ottenere da Mosca alcuna concessione.

Delicata e anche la situazione della Lituania. Esso e uno dei Paesi più fortemente dipendenti dalle forniture russe che, per evitare il totale controllo di Mosca nel settore energetico lituano, ha deciso di applicare la legge europea espellendo Gazprom dalla gestione dei gasdotti nazionali.

Vilna ha pagato la sua scelta liberale ed europea con l’applicazione di un tariffario salato, che obbliga la compagnia nazionale, Lietuvos Dujos, a notevoli esborsi economici.

Alto e anche il prezzo imposto al maggiore importatore tedesco E.On Ruhrgas, che ha avviato con Gazprom un ricorso presso l’Arbitrato Internazionale per ottenere la revisione al ribasso delle tariffe contrattuali.

Differente invece l’atteggiamento assunto dal monopolista russo nei confronti di un’altra compagnia energetica della Germania, la Wingas, che per evitare tensioni con Mosca ha avviato i lavori per la creazione di una joint-venture con il monopolista russo per la compravendita e il trasporto di gas sul territorio tedesco.

Difficile risulta la situazione dell’Ucraina, che ad oggi paga il gas della Russia a un prezzo di poco più basso rispetto a quello imposto alla Polonia. Gazprom sta cercando di rilevare il controllo dei gasdotti ucraini, e Mosca, a livello politico, e intenzionata a sottrarre Kyiv dalla sfera europea per inglobarla nei propri progetti di integrazione eurasiatica.

Il monopolista russo si e così avvalso dell’aumento tariffario per costringere il colosso energetico ucraino Naftohaz a cedere alla volontà politica del Cremlino.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA LITUANIA DA IL BENSERVITO A GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 31, 2011

Vilna fissa per il 31 Ottobre 2014 l’esclusione del monopolista russo dal proprio sistema infrastrutturale energetico, forte di una legislazione UE che vieta ad enti non-europei il possesso dei gasdotti del Vecchio Continente. Azerbajdzhan e Turchia trovano l’accordo per le forniture di oro blu all’Europa, ma la Grecia alza la competizione interna al Corridoio Meridionale

Il ministro dell'energia lituano, Arvidas Sekmokas

Una vera e propria cacciata da casa propria in nome dell’Europa e della difesa degli interessi continentali. Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, il governo lituano ha fissato per il 31 Ottobre 2014 il termine entro cui il monopolista russo, Gazprom, deve abbandonare ogni azione della compagnia statale Lietuvos Dujos.

La decisione è stata presa in seguito a trattative tra le Autorità lituane ed esponenti della compagnia tedesca, E.On Ruhrgas – alla quale appartiene il 38,9% della Lietuvos Dujos – a cui non ha partecipato alcun rappresentante di Gazprom, proprietaria del 37,1% dell’ente nazionale lituano che, oltre alla compravendita di gas per la Lituania, è responsabile della gestione delle infrastrutture energetiche del Paese. Un boccone appetitoso per il monopolista russo che, coadiuvato dall’alleato tedesco, ha de facto controllato la Lietuvos Dujos fino ad oggi, ponendone alla presidenza il suo Vice-Capo, Valerij Golubjev: più volte accusato dal governo lituano di condotta antinazionale in quanto responsabile di un’oneroso tariffario ancor oggi applicato da Mosca a Vilna.

A cambiare le carte in tavola il varo, nel 2009, da parte della Commissione Europea, del Terzo Pacchetto Energetico: una legge che stabilisce la liberalizzazione del mercato del gas, vieta la gestione in regime di monopolio dei gasdotti del Vecchio Continente – sopratutto ad enti non-UE – ed impone la messa in comunicazione delle condutture di gas e nafta dei 27 Paesi dell’Unione con l’intento di creare un unico sistema infrastrutturale. Manna dal cielo per la Lituania che, legittimata dalla legislazione di Bruxelles, ha potuto iniziare una manovra per ristabilire la propria indipendenza energetica, allentando la presenza dei russi nel proprio mercato.

Da un lato, Vilna ha programmato la costruzione di una serie di rigassificatori, in sintonia con gli altri Paesi Baltici e con la Polonia – impegnati in simile iniziative, con il medesimo scopo di diminuire la dipendenza da Mosca – dall’altro, ha programmato il riassorbimento forzato della Lietuvos Dujos, il suo scorporo in due compagnie – incaricate rispettivamente della gestione dei gasdotti e della compravendita di gas – e l’immediata vendita delle loro quote all’azionariato lituano ed europeo. Artefice di tale politica è stato il Ministro dell’Energia, Arvidas Sekmokas, deciso nell’applicare fino in fondo la legge UE, anche a costo di mozioni di sfiducia – proposte dall’opposizione socialdemocratica, vicina ai russi, ma respinte dalla maggioranza conservator-liberale a cui appartiene – e ricorsi all’Arbitrato Internazionale.

Atene Cavallo di Troia di Mosca

Una svolta per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea è arrivata anche dal fronte meridionale. Mercoledì, 26 Ottobre, Azerbajdzhan e Turchia hanno firmato un accordo per il transito nella penisola anatolica di 10 Miliardi di metri cubi annui di gas dal giacimento azero di Shakh Deniz verso il Vecchio Continente, pronto a riceverlo per mezzo del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti sul fondale del Mediterraneo, progettata per evitare l’importazione di oro blu attraverso il territorio della Russia e, con esso, il ricatto energetico di Mosca.

La principale conduttura di tale sistema di gasdotti dovrebbe essere il Nabucco, concepito dalla Commissione Europea, sostenuto politicamente dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – ed economicamente dalle compagnie nazionali di Austria, Romania, Turchia, Azerbajdzhan, e Bulgaria. Tuttavia, di recente si è rafforzata la candidatura dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia: gasdotto compartecipato dalla compagnia italiana Edison, dalla statale turca Botas, e dalla greca DESFA, la quale – maggiore sponsor del progetto – ha offerto al consorzio per la gestione di Shakh Deniz l’ampliamento della portata dell’ITGI a 24 Miliardi di metri cubi annui dagli attuali 10.

La manovra greca è stata accolta con sospetto da parte di diversi esperti, in quanto non solo proveniente da un Paese in piena crisi economica, ma, sopratutto, stretto alleato di Gazprom nella costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, sul fondale del Mar Nero, progettato dal monopolista russo – in collaborazione con l’italiana ENI, le tedesche Wintershall ed RWE, la francese EDF, la greca DESFA, e le compagnie nazionali macedone, serba, e slovena – per contrastare la politica di indipendenza energetica della Commissione Europea, ed aggirare Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Stati Baltici, e Romania – a cui si aggiungono Moldova ed Ucraina. La candidatura dell’ITGI in alternativa al Nabucco non solo innalzerebbe la posta da offrire a Baku per l’ottenimento delle forniture, ma garantirebbe tempo a Mosca per realizzare il Gasdotto Ortodosso – com’è chiamato il Southstream – prima che l’UE riesca a garantirsi l’Indipendenza da Mosca com la conduttura di verdiana denominazione.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: E.ON A RISCHIO BANCAROTTA PER COLPA DI GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 10, 2011

Il colosso energetico tedesco ricorre all’Arbitrato Internazionale per rinegoziare onerosi accordi col monopolista russo, causa di un dissesto di bilancio, che rende inevitabili tagli ai posti di lavoro e chiusura di stabilimenti. La reazione di Mosca ed il precedente italiano

Il logo della E.On

Non solo gli USA sull’orlo di una sonora bancarotta. Nella giornata di martedì, 2 Agosto, il colosso energetico tedesco, E.On, ha preannunciato licenziamenti di massa, e la probabile chiusura di filiali storicamente, e strategicamente, importanti, se i conti non tornano in ordine a breve. Una delle motivazioni, secondo molti esperti la principale, l’oneroso contratto per le forniture di gas stretto nel 2010 con il monopolista russo, Gazprom: un accordo a lungo termine, che, se da una lato ha consentito ad E.On di affermarsi nel mercato teutonico come unico intermediario tra Mosca e le altre compagnie tedesche nella compravendita di oro blu, dall’altro l’ha legata al Cremlino per un lasso di tempo troppo ampio, a condizioni sconvenienti.

A dimostrazione, la decisione di ricorrere all’Arbitrato Internazionale per raggiungere un qualsiasi tipo di rinegoziazione, dopo il fallimento delle trattative degli ultimi mesi con Gazprom, per ottenere un ritocco al ribasso delle tariffe necessario come l’aria. Il monopolista russo, che ha confermato la notizia, ha assicurato che nulla cambierà nelle relazioni sull’asse Mosca-Berlino, considerate in ottimo stato: dinnanzi al rafforzamento di una comune politica energetica dell’Unione Europea voluta dalla Commissione Barroso – orientata alla diversificazione delle forniture, ed alla limitazione della dipendenza energetica dalla Federazione Russa – Gazprom ha ritenuto maggiormente vantaggioso accordarsi direttamente con le singole compagnie dei Paesi UE. Nel caso tedesco, a giovarne è stata RWE, uno dei maggiori concorrenti di E.On.

Il precedente Edison

A lasciare ben sperare la compagnia di Dusseldorf è un precedente tutto italiano: nel 2010, la Edison ha esposto simile ricorso all’Arbitrato contro Promgas – joint venture compartecipata da Gazprom ed ENI – dopo due anni di mancato accordo sulla revisione delle tariffe per l’acquisto del gas, riuscendo, infine, a trovare una soluzione. Ciò nonostante, per E.On la situazione è maggiormente delicata, dal momento in cui alla base della crisi vi sono una serie di altre concause, tra cui simili accordi energetici sbilanciati, stretti anche con compagnie norvegesi.

Come rilevato da diversi analisti, se non sarà raggiunto un compromesso, con un indispensabile responsabile passo indietro dei partner commerciali – Gazprom in primis – a pagare saranno nell’immediato 1800 lavoratori dello stabilimento di Essen: il primo di una lista dei tagli che interessa anche le sedi distaccate di Monaco ed Hannover.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UNIONE EUROPEA VERSO UNA POLITICA COMUNE GRAZIE ALLA POLONIA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on July 16, 2011

Varsavia accelera per la comune strategia comunitaria che, secondo alcune fonti accreditate, potrebbe davvero essere realizzata. L’esempio della Lituania per diversificazione e liberalizzazione delle forniture

Il percorso del Nabucco e del Southstream

Finalmente, forse, ci siamo. Su iniziativa polacca, l’Unione Europea adotterà una comune politica energetica. Così ha dichiarato Marlene Holzner, portavoce del Commissario Europeo all’Energia, Gunter Oettinger, con una nota, subito ripresa dall’autorevole UAEnergy.

Sui dettagli, che saranno comunicati entro la fine della presidenza di turno polacca, ancora poche indiscrezioni, ma già è noto che punti forti del programma saranno diversificazione delle forniture e rispetto del Terzo Pacchetto Energetico UE, che liberalizza il mercato energetico, e vieta ad un unico soggetto il controllo, in regime di monopolio, dei gasdotti europei.

Quella della Holzner è l’ennesima comunicazione di Bruxelles a riguardo, che segue a molte altre, finora poco rispettate. Tuttavia, secondo diversi analisti, questa volta l’Unione Europea sembrerebbe davvero procedere con decisione, come confermato da differenti segnali.

In primis, la ventata di aria fresca impressa alla politica UE dalla presidenza polacca, che ha posto la questione degli approvvigionamenti in cima alla lista degli obiettivi da realizzare durante il semestre di guida dell’Unione Europea.

In secondo luogo, la decisione dell’Unione Europea di allentare la dipendenza dal gas della Russia, da un lato, dichiarandosi disponibile a finanziare la ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – Paese ponte con Mosca – dall’altro, con la costruzione di nuove infrastrutture, alimentate da fornitori centro asiatici.

Tra esse, il Nabucco e, più in generale, il Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti che, per mezzo del Mediterraneo, ha lo scopo di trasportare oro blu azero, senza passare per la Federazione Russa, a sua volta impegnata con singole compagnie statali europee nella realizzazione del Southstream, un simile progetto, però finalizzato all’isolamento di Romania, Ucraina, Polonia, e Moldova.

La liberalizzazione dei gasdotti lituani

In ultimo, lo sviluppo della situazione in Lituania, dove il governo ha avviato una gara per la costruzione di un terminale per l’importazione di gas liquido, a cui già diversi soggetti già hanno aderito. Tra essi, la Cherniere Energy, e la lituana Klaipeda Nafta.

Per Vilna, si tratta di una scelta fondamentale, non solo per abbassare i prezzi delle forniture, ma, sopratutto, poiché è stato proprio il Paese baltico a fronteggiare aspramente il Cremlino per realizzare le direttive del Terzo Pacchetto Energetico.

La compagnia statale, Lietuvos Dujos, che controlla sia la compravendita di oro blu che i gasdotti, appartiene per il 37,1% al monopolista russo, Gazprom, e per il 38,7% alla sua alleata tedesca, E.On Ruhrgas: per assicurare la liberalizzazione delle infrastrutture energetiche, un’apposita legge, approvata dal Sejmas, ha obbligato i russi a rinunciare al controllo dei gasdotti lituani. Inoltre, è stato ipotizzata la statalizzazione della compagnia, al fine di scorporarla, e re-privattizarla.

Matteo Cazzulani