LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: il Presidente Poroshenko e il Premier Yatsenyuk corrono separati alle Elezioni

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 13, 2014

Il Blocco Poroshenko del Presidente e il Fronte Popolare del Premier Yatsenyuk si accordano solo su candidature armonizzate in 10 collegi su 225. La competizione delle Elezioni Parlamentari Anticipate sempre più polarizzata, con UDAR di Vitaly Klichko che confluisce nel Blocco e le più importanti personalità del Partito Batkivshchyna di Yulia Tymoshenko che passano tra le fila del Fronte

Un’alleanza leggera, e non la lista unica come richiesto dai partecipanti della Rivoluzione della Dignità, la protesta pacifica che sul Maidan di Kyiv ha portato alla caduta dell’Amministrazione autoritaria dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych. Nella giornata di venerdì, 12 Settembre, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier, Arseniy Yatsenyuk, non sono riusciti a trovare l’accordo per la costituzione di una lista comune per le Elezioni Parlamentari anticipate.

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya, la riunione, durata fino alle quattro del mattino, non ha portato che la promessa da parte del Blocco Poroshenko -coalizione di Partiti a sostegno del Presidente ucraino- di non presentare propri candidati in 10 collegi su 225 per non intralciare il Fronte Popolare: il Partito appena formato dal Presidente Yatsenyuk.

A impedire l’accordo per una lista comune sarebbero state le richieste dello stesso Yatsenyuk, che oltre alla posizione di capolista e la sua conferma a Capo del Governo, avrebbe chiesto l’1/3 dei posti per esponenti del Fronte Popolare e la garanzia di riconferma a Speaker del Parlamento per Oleksandr Turchynov.

Il mancato accordo tra Poroshenko e Yatsenyuk lascia intravedere una competizione molto serrata, nella quale il Blocco del Presidente e il Fronte del Premier si contenderanno il consenso dei sostenitori delle proteste pacifiche del Maidan, che, tuttavia, hanno chiesto unità al campo democratico per fronteggiare l’aggressione militare della Russia.

Nella competizione elettorale, il Blocco Poroshenko parte nettamente favorito non solo per il largo consenso riscosso dal Presidente, ma sopratutto per l’accordo di unione raggiunto con il Partito UDAR, come riportato dall’agenzia Ukrayinski Novyny.

UDAR, forza politica di orientamento moderato, ha disposto di confluire nella lista del Presidente sulla base di un accordo tra Poroshenko e il suo leader, il Sindaco di Kyiv Vitaly Klichko, così da rafforzare la realizzazione del programma del Capo dello Stato, che prevede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina e la presentazione della domanda di ingresso nell’Unione Europea e nella NATO.

Sull’altro lato della barricata, il Fronte Popolare si presenta con una rosa di nomi pesanti, pronti a rastrellare voti tra i sostenitori del Maidan che durante le proteste contro l’Amministrazione Yanukovych prima, e in occasione dell’aggressione militare russa poi, hanno preso parte attiva alla causa della democrazia e della libertà in Ucraina, mettendo a repentaglio anche la propria vita.

Oltre alla parte politica, composta dal Premier Yatsenyuk, dallo Speaker Turchynov, dal Ministro degli Interni Arsen Avakov, dall’ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa Andriy Parubiy, ad entrare nel Fronte Popolare è stata anche Tetyana Chornovol: la giornalista attivista del Maidan barbaramente picchiata la notte di Natale del 2013.

Come riportato dall’autorevole televisione Hromadske TV, a ingrossare le fila del Fronte Popolare, e a calamitare il consenso dei delusi dalla politica difensiva del Presidente Poroshenko, è anche la presenza di Comandanti e militari dei reparti dell’esercito regolare impegnati a difendere l’Ucraina dall’invasione russa: i battaglioni Azov, Dnipro, Zoloti Vorota, Chernihiv e Mirotvorets, e lo squadrone Artemivsky.

La Tymoshenko corre sola

Oltre alla corsa separata tra il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare, a inasprire la divisione nel campo democratico ucraino è la corsa separata di Batkivshchyna, il Partito di orientamento social-popolar-democratico dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Nonostante il carisma della Tymoshenko, capace ancora di attrarre consensi grazie alla sua battaglia in sostegno dell’ingresso immediato dell’Ucraina nella NATO, Batkivshchyna appare fortemente indebolita dalla fuoriuscita delle personalità che hanno creato il Fronte Popolare, a partire dal Premier Yatsenyuk e dallo Speaker Turchynov: lo storico braccio destro dell’ex-Premier ucraina.

La nascita del Fronte Popolare, e il suo mancato accordo con il Blocco Poroshenko, porta anche ad una vera e propria rivoluzione nei sondaggi che, finora, hanno visto la coalizione del Presidente capeggiare quasi senza rivali.

Secondo il più recente sondaggio del Centro Internazionale di Sociologia di Kyiv, il Blocco Poroshenko -composto dal Partito del Presidente Solidarnist, di orientamento centrista, e da UDAR- otterrebbe il 34% dei voti, seguito dal Partito Radicale Ucraino di Oleh Lyashko con il 20,1% dei consensi, dalla moderata-conservatrice Hromadyanska Pozytsya con il 10,5%, e da Batkivshchyna con il 10,1%.

Ad entrare in Parlamento, sempre secondo questo sondaggio, sarebbero anche l’ultraconservatrice Svoboda con il 7% e il Blocco delle Forze Unite -composto dal Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych, dalla forza politica Ukrayina Upered, dal Partito dello Sviluppo d’Ucraina, dal Partito Socialista d’Ucraina, e dai comunisti.

Tuttavia, nella rilevazione manca la stima del peso politico che il Fronte Popolare, forte di una squadra composta da nomi di tutto rispetto, potrebbe fare pesare per contendere la leadership al Blocco Poroshenko e limitare ancor più il consenso di Batkivshchyna.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Klichko si allea con Poroshenko alle Elezioni Parlamentari

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 3, 2014

Il Partito moderato UDAR del Sindaco di Kyiv si allea con la coalizione elettorale del Presidente ucraino per tenere fede ai patti stretti già durante le elezioni dello scorso Maggio. Il Blocco Poroshenko invitato nel PPE

Il Sindaco di Kyiv corre con il Presidente anche alle Elezioni Parlamentari anticipate: tutto come previsto, così come già è stato del resto per le Presidenziali dello scorso Maggio.

Nella giornata di lunedì, Primo di Settembre, il Partito di ispirazione moderata UDAR del Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko, ha dichiarato di aderire al Blocco Poroshenko: lista di orientamento centrista che punta a riunire tutte le forze del campo democratico ucraino per dare un forte sostegno in Parlamento alla realizzazione del programma con cui il Presidente, Petro Poroshenko, è stato eletto dal 54% degli ucraini lo scorso 25 Maggio.

Nello specifico, Poroshenko ha promesso il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina, messa oggi a repentaglio dall’aggressione militare della Russia di Putin, e la presentazione della domanda di adesione all’Unione Europea prima della fine del suo mandato.

L’impegno europeista del Presidente ha già portato non solo alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, ma anche all’invito ufficiale del Blocco Poroshenko nel Partito Popolare Europeo: forza politica del centrodestra dell’UE di cui, per quanto riguarda l’Ucraina, già fanno parte Batkivshchyna e UDAR.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la decisione di UDAR di aderire al Blocco del Presidente è in linea con il memorandum di collaborazione politica firmato lo scorso Marzo tra Klichko e Poroshenko per unire le forze durante campagna elettorale, e consentire così a entrambi i politici la vittoria rispettivamente nelle elezioni amministrative di Kyiv e a quelle per la nomina a Capo dello Stato.

“Con il Blocco Poroshenko stiamo ancora discutendo la modalità di collaborazione, ma si tratta solo di tecnicismi: siamo convinti della necessità di collaborare con il blocco del Presidente” ha dichiarato il Capogruppo di UDAR in Parlamento, Vitaly Kovalchuk.

Oltre ad UDAR, vicini al Blocco Poroshenko sono dati per certi anche il Premier, Arseniy Yatsenyuk, lo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, e l’ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, Andriy Parubiy, che, come confermato dalla stampa ucraina, hanno rotto quasi definitivamente con Batkivshchyna: il Partito di orientamento social-popolare-democratico guidato dall’ex-Premier, Yulia Tymoshenko.

A motivare la decisione di Yatsenyuk, Turchynov e Parubiy, manifestata lo soccorso 27 Agosto con l’uscita anticipata dalla sala durante il congresso di Batkivshchyna, è stata sia la decisione della Segreteria del Partito di lasciare le redini del Partito alla Tymoshenko, che la scelta di stabilire le alleanze dopo le Elezioni Parlamentari.

“Abbiamo persino proposto di candidare Yatsenyuk di nuovo alla guida del Governo. Yatsenyuk, Turchynov e Parubiy non hanno presentato alcuna richiesta ufficiale di lasciare il Partito” ha dichiarato il Vicecapo di Batkivshchyna, Andriy Kozhemyakin, per cercare di spegnere le polemiche.

Nonostante le rassicurazioni molto politiche di Kozhemyakin, la Tymoshenko non ha perso tempo, ed ha rilanciato l’attività politica di Batkivshchyna concentrando le proposte programmatiche in tre punti: indizione di un referendum per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, ratifica immediata dell’Accordo di Associazione in Parlamento, dichiarazione dello Stato di Guerra nelle regioni invase dall’esercito russo.

Votazioni difficili nelle zone di guerra

Proprio le zone in cui è in corso la guerra hanno portato la Commissione Elettorale Centrale ad invitare il Parlamento ad approvare misure straordinarie a tutela della sicurezza degli elettori delle regioni di Donetsk e Luhansk, e ha permesso agli sfollati di votare nei collegi elettorali delle città in cui essi sono fuggiti.

Inoltre, come riportato da Dzerkalo Tyzhnya, la Commissione ha concesso la possibilità ai cittadini della Crimea di votare presso le sezioni elettorali delle regioni adiacenti secondo le liste presentate in quei collegi.

Le Elezioni Parlamentari anticipate si svolgeranno il 26 Ottobre secondo un sistema misto: metà dei deputati sarà eletta in base a liste nazionali, mentre l’altra metà sarà scelta in collegi uninominali.

Secondo i più recenti sondaggi, l’alleanza tra Blocco Poroshenko e UDAR consentirebbe a Poroshenko e Klichko di vincere le elezioni, in quanto la forza del Presidente otterrebbe il 20,3% dei consensi, mentre quella del Sindaco di Kyiv il 9% dei voti.

A seguire, si classificherebbero il Partito Radicale ucraino di Oleh Lyashko con il 20,5% dei consensi, Batkivshchyna con il 15% dei voti, e la moderata Hromadyanska Pozytsya con il 10%.

A chiudere sarebbero la progressista Sylna Ukrayina e l’ultraconservatrice Svoboda, entrambe con il 5% dei consensi.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni in Ucraina: il Presidente Poroshenko presenta una propria lista

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 28, 2014

Il Capo dello Stato ucraino invita gli elettori a sostenere il Blocco Poroshenko per consentirgli la realizzazione in tempi brevi del programma elettorale con cui egli ha trionfato nelle Elezioni Presidenziali dello scorso Maggio. L’ex-Premier Yulia Tymoshenko divorzia con il Premier Yatsenyuk, lo Speaker della Rada Turchynov e il Ministro degli Interni Avakov, che escono da Batkivshchyna.

Da Partito della solidarietà a grande coalizione nazionale a sostegno della figura del Presidente. Nella giornata di mercoledì, 27 Agosto, il Partito ucraino Solidarnist, forza di orientamento centrista fondata e guidata dal Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha cambiato nome in Blocco Poroshenko.

La decisione, che come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya è stata presa per acclamazione dal congresso di Solidarnist, è stata annunciata dal neoeletto capo del Blocco, Yuri Lutsenko: una figura storica della politica ucraina che, oltre ad essere stato Ministro degli Interni sotto differenti Governi, è uno dei più noti detenuti politici dell’era dell’ex-Presidente, l’autoritario filorusso Viktor Yanukovych.

A motivare il cambio del nome di Solidarnist è stato lo stesso Presidente Poroshenko, che, in un intervento dinanzi ai delegati del Congresso del suo Partito, ha evidenziato la necessità di dare vita ad una forza politica che sia realmente impegnata nel sostenere la realizzazione del programma con cui il Capo dello Stato è stato eletto alla guida dell’Ucraina nelle Elezioni Presidenziali dello scorso 25 Maggio.

Oltre alla necessità di dare una mano ad un Presidente che, ad oggi, non può contare su una solida maggioranza in Parlamento, la nascita del Blocco Poroshenko è anche una strategia di marketing elettorale tesa a raggruppare tutte le forze del campo democratico sotto un’unica lista guidata dal Presidente.

La nascita del Blocco Poroshenko, al quale Lutsenko ha escluso la partecipazione dell’ex-Presidente, Viktor Yushchenko -accusato di avere tradito gli ideali democratici grazie ai quali egli stesso è stato eletto nel 2004, a seguito della “Rivoluzione Arancione”- è stata rivolta in primis al Partito di ispirazione moderata UDAR del Sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, che ha attivamente collaborato con il Presidente per garantire la sua vittoria alle scorse Elezioni Presidenziali.

L’efficacia dell’operazione politica del Blocco Poroshenko ha avuto subito ripercussioni presso il Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna dell’ex-Premier, nonché principale detenuta politica dell’era Yanukovych, Yulia Tymoshenko.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Batkivshchyna, riunita a congresso quasi in contemporanea con Solidarnist, ha registrato la fuoriuscita di importati personalità del Partito, come quella del Premier, Arseniy Yatsenyuk, dello Speaker della Rada -nonché tradizionale braccio destro della Tymoshenko- Oleksandr Turchynov, e del Ministro degli Interni, Arsen Avakov.

Come riportato da Avakov sul suo account Twitter, il divorzio dalla Tymoshenko -politicamente importante per quanto riguarda il Premier Yatsenyuk, storicamente drammatico per quanto riguarda lo Speaker Turchynov- è motivato dal dissenso sulla linea proposta dalla Segreteria Nazionale di Batkivshchyna.

la Segreteria del Partito della Tymoshenko ha chiesto la ri-candidatura di Yatsenyuk a Premier, la ri-elezione di Lady Yu -com’è denominata la Tymoshenko- a capo di Batkivshchyna, e il mantenimento della forza politica social-popolare-democratica all’opposizione del Presidente Poroshenko.

Il dissenso interno a Batkivshchyna conferma le voci in merito al passaggio del Premier Yatsenyuk alla corte del Presidente Poroshenko, che avrebbe offerto all’attuale Capo del Governo la guida della lista del suo Blocco e, in seguito, la riconferma alla guida dell’Esecutivo.

A motivare la scelta di Yatsenyuk, Turchynov e Avakov di abbandonare il loro storico Partito, a cui devono la loro crescita e l’affermazione politica, sono anche i recenti sondaggi, che danno Blocco Poroshenko molto più in alto rispetto che a Batkivshchyna.

Il nuovo Blocco è già quasi il più votato

Secondo una rilevazione sociologica dello scorso 15 Luglio, il Blocco Poroshenko sarebbe infatti la seconda forza ad entrare in Parlamento con il 20,3% dei consensi, davanti a Batkivshchyna -terza con il 15% dei voti- alla moderata Hromadyanska Pozytsya -quarta con il 10%- a UDAR -quinta con il 9%- all’ultraconservatrice Svoboda e alla progressista Sylna Ukrayina -appaiate entrambe al 5%.

A superare il Blocco Poroshenko, con il 20,5%, sarebbe, sempre secondo i sondaggi, il Partito Radicale di Ucraina del Parlamentare Oleh Lyashko: un fuoriuscito di Batkivshchyna che punta ad ottenere il voto dell’elettorato definibile come populista che finora si è orientato sul Partito della Tymoshenko.

Numeri alla mano, il Presidente è privo della possibilità di formare una coalizione a lui fedele, che sia composta dal Blocco Poroshenko, da UDAR e dalla Hromadyanska Pozytsya.

Lo scopo della coalizione pro-Poroshenko è quello di isolare in un sol colpo il Partito della Tymoshenko da un lato e, dall’altro, l’ultraconservatrice Svoboda, con cui il Presidente Poroshenko non ha mai avuto buoni rapporti.

Per innalzare il rating del suo Partito, Poroshenko ha fatto appello all’unità di tutte le forze democratiche, affinché esse possano trovare un accordo per la realizzazione di liste unitarie.

Dati alla mano, la partecipazione delle forze democratiche in una sola lista è destinata ad incrementare sensibilmente il consenso dell’elettorato alla lista di Poroshenko.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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La Germania vende parte della RWE a Putin e mette a repentaglio l’Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 26, 2014

Il Governo tedesco da il suo ok alla vendita della compagnia RWE Dea al fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman, nota personalità vicina al Presidente russo. Verdi e CDU contestano la SPD per avere autorizzato un’operazione che mette a repentaglio la sicurezza energetica sia di Berlino che di Kyiv

Una transazione di 5,1 miliardi di euro per una compagnia da cui dipende molto degli equilibri energetici in Europa Centro-Orientale. Nella giornata di venerdì, 22 Agosto, il Governo tedesco ha approvato la cessione della RWE Dea: una controllata del colosso energetico RWE, che secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Economia della Germania sarà acquisita dal fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman.

Come riportato dall’agenzia PAP, la RWE Dea si occupa della commercializzazione del gas non solo in Germania, ma anche in Gran Bretagna, Norvegia ed Egitto: una vasta presenza in diverse aree del Mondo che fa si che la compagnia tedesca ricopra un ruolo fondamentale nel sistema di compagnie controllate dalla RWE.

A conferire ancora più importanza alla RWE Dea è l’importanza che il settore del gas avrà in Germania per via della decisione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di rinunciare al nucleare dopo il disastro di Fukushima, nel 2010.

La vendita della RWE Dea, che è stata accettata dalla RWE per ridurre i debiti societari, ha tuttavia sollevato un vespaio di polemiche per via della sua acquisizione da parte di uno degli uomini più ricchi di un Paese, la Russia, a cui l’Unione Europea ha applicato sanzioni economiche per protestare contro l’aggressione militare all’Ucraina.

A motivare le critiche alla vendita della RWE Dea, avanzate dai Verdi tedeschi e da alcuni esponenti della cristiano democratica CDU -che è pure il Partito di Governo del Cancelliere Merkel- è anche lo stretto legame che sussiste tra il fondo LetterOne e il Presidente russo, Vladimir Putin.

Questo fatto ha avanzato il sospetto che la cessione al fondo russo della RWE Dea sia avvenuto in violazione delle sanzioni UE e, sopratutto, possa mettere a repentaglio la sicurezza energetica della Germania, visto l’effettivo rafforzamento della presenza di capitali della Russia nel mercato tedesco dell’energia.

Pronta è stata la risposta del Ministero dell’Economia tedesco, attorno a quale ha fatto quadrato la SPD -la forza politica socialdemocratica che appartiene alla coalizione di Governo con la CDU- che ha assicurato di avere ricevuto il via libera dell’UE all’operazione.

Il Ministero dell’Economia, guidato dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel -che è anche il Segretario della SPD- ha inoltre argomentato la regolarità della vendita della RWE Dea sostenendo che il fondo LetterOne è registrato in Lussemburgo: uno Stato UE che non è soggetto alle sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia.

Oltre che per il mercato dell’energia tedesco, la cessione della RWE Dea, che funge da preludio ad una vera e propria scalata dei russi alla RWE, ha ripercussioni anche per la sicurezza energetica dell’Ucraina, che per diminuire la dipendenza dal gas della Russia ha avviato l’importazione di oro blu russo proveniente dalla Germania, fornito attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia e Ungheria.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, l’importazione del gas russo da ovest, commercializzato a prezzi convenienti dalla RWE, è destinato a ricoprire il 50% del fabbisogno di gas dell’Ucraina.

In caso di pieno possesso dei russi della RWE, o anche solo della presenza di una cospicua fetta di capitale russo nella compagnia tedesca, l’Ucraina si troverebbe sempre a dovere dipendere dalla Russia, che si avvale del gas come strumento di coercizione geopolitica per fagocitare Kyiv nell’orbita di Mosca.

Anche l’Ucraina punta sui rigassificatori

A confermare i timori legati al possibile, e probabile, incremento della presenza dei russi in Germania sono le parole dello Speaker della Rada ucraina, Oleksandr Turchynov, che, come riportato dalla radio Golos Stolitsi ha proposto di accelerare la costruzione del rigassificatore di Odessa.

Questa infrastruttura, bloccata sotto l’Amministrazione dell’ex-Presidente ucraino, l’autoritario filo-russo Viktor Yanukovych, permetterebbe in Ucraina l’importazione di gas liquefatto da Norvegia, Egitto, Qatar e Stati Uniti d’America.

Grazie alla realizzazione dei rigassificatori, Polonia e Lituania, seguendo una direttiva UE in materia di diversificazione delle forniture di gas, hanno intenzione di avvalersi del gas liquefatto da Qatar e Norvegia per incrementare la sicurezza energetica da possibili ricatti geopolitici e contrattuali da parte dei russi.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Premier Yatsenyuk vicino al Partito del Presidente Poroshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 20, 2014

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnyna, il Premier ucraino starebbe trattando per guidare la lista del Capo dello Stato alle prossime Elezioni Parlamentari. Le frizioni tra Batkivshchyna e Solidarnist sulla ratifica dell’Accordo di Associazione, e le aperture al voto immediato dello Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, sembrano confermare l’esistenza dell’operazione

Dal Partito dell’ex-Premier che ha guidato la ‘Rivoluzione Arancione’ nel 2004 al blocco elettorale del Presidente eletto ad ampia maggioranza dopo la ‘Rivoluzione della Dignità’ del 2014. Questa porterebbe essere la parabola politica del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che secondo quanto riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya sta trattando per formare una lista comune con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, in vista delle prossime Elezioni Parlamentari.

Nello specifico, il Premier Yatsenyuk, chiamato al difficile compito di governare il Paese durante una guerra, e una profonda crisi economica, avrebbe accettato la sua presenza nelle liste elettorali di Solidarnist -la forza politica di centro del Presidente Poroshenko- qualora il Parlamento ucraino non dovesse riuscire a cambiare l’attuale legge elettorale, che prevede la ripartizione dei seggi secondo un sistema misto al 50% proporzionale e al 50% maggioritario con collegi uninominali.

Se confermata, l’indiscrezione comporterebbe un vero e proprio scossone nella politica ucraina, in quanto Yatsenyuk è ad oggi esponente di primo piano del Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna: la forza politica dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, che proprio Yatsenyuk ha guidato durante la detenzione politica dell’anima della Rivoluzione Arancione tra il 2011 e il 2014.

Sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnya, Yatsenyuk non sarebbe il solo ad essere attratto dalle sirene elettorali di Poroshenko: pronti a seguire il Premier, e a confluire tra le fila di Solidarnist, sarebbero sia altri politici di Batkivshchyna, che molti esponenti di UDAR.

Questo Partito di ispirazione moderata, guidato e fondato dal Sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, ha fatto parte, con Batkivshchyna e gli ultraconservatori di Svoboda, della coalizione di maggioranza Scelta Europea, che ha reso possibile il varo del Governo Yatsenyuk.

Inoltre, UDAR ha sostenuto pienamente l’elezione alla Presidenza del Paese di Poroshenko in cambio dell’appoggio dell’attuale Presidente alla corsa di Klichko a Sindaco della Capitale.

Prove delle operazioni politiche in corso in Ucraina sono legate alle frizioni tra Batkivshchyna e l’Amministrazione Presidenziale, originate dall’accusa che il Deputato Borys Tarasyuk -esponente di Batkivshchyna- ha mosso a Poroshenko in merito alla mancata programmazione della ratifica in Parlamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

“Il Parlamento sarà parte attiva nella stesura del Programma Nazionale per l’Implementazione dell’Accordo di Associazione, che sarà discusso alla Rada nel breve termine” riporta, in risposta alle polemiche di Tarasyuk, una nota dell’Amministrazione Presidenziale.

Un altro elemento che ha dato da pensare a numerosi commentatori in Ucraina in merito alla reale opportunità che Yatsenyuk possa prendere parte al medesimo blocco elettorale di Poroshenko è legato alle dichiarazioni dello Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, in favore di Elezioni Parlamentari immediate con il sistema elettorale attuale.

Questa circostanza, oltre a favorire la partecipazione di Yatsenyuk al blocco elettorale di Poroshenko, permette a Turchynov, che è esponente di spicco di Batkivshchyna, di mantenere un ruolo di primo piano nel Partito accanto all’ex-Premier Tymoshenko, senza dovere rivalizzare con il Capo del Governo all’interno della medesima forza politica.

Il Presidente ucraino contro Svoboda

Secondo alcune rivelazioni sociologiche riportate dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Poroshenko gode oggi del sostegno di più del 30% dei cittadini ucraini: la medesima percentuale che Solidarnist otterrebbe in caso di Elezioni Parlamentari anticipate davanti al Partito Radicale ucraino e a Batkivshchyna, fermi entrambi al 20%.

Forte di questo sostegno, Poroshenko ha potuto sollevare dalla carica di Presidente della Regione di Leopoli, Iryna Sekh, che è anche parlamentare di Svoboda e Segretaria regionale del Partito ultraconservatore.

Il dimissionamento della Sekh testimonia l’inesistenza di un’alleanza politica tra Poroshenko e Svoboda, e certifica l’insussistenza di alcun rapporto di connivenza tra il Presidente ucraino e la forza ultraconservatrice, come invece riportato a più riprese dalla propaganda della Russia.

È infatti obiettivo del Cremlino presentare il fronte democratico filo occidentale attualmente al potere in Ucraina come una Coalizione condizionata, e de facto guidata, da Svoboda e Pravy Sektor.

Tuttavia, come dimostrato dal risultato delle ultime Elezioni Presidenziali vinte da Poroshenko, nelle quali Svoboda e Pravy Sektor hanno sostenuto proprie candidature, queste due forze estremiste possono contare solo su meno del 2% dei consensi degli ucraini.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Ucraina: approvata la riforma del sistema infrastrutturale energetico in salsa UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2014

Il Parlamento ucraino da l’imprimatur alla liberalizzazione del controllo dei gasdotti del Paese con la partecipazione di compagnie europee e nordamericane. La Legge approvata con i voti dell’ex-coalizione ‘Scelta Europea’

Una Legge la cui approvazione integra l’Ucraina in Europa. Nella giornata di giovedì, 14 Agosto, il Parlamento ucraino ha approvato la Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico dell’Ucraina in senso europeo: un provvedimento che armonizza la legislazione di Kyiv sull’energia ai regolamenti della Comunità Energetica Europea, che comprende, oltre ai 28 Paesi dell’Unione Europea, e alla stessa Ucraina, anche Moldova, Serbia, Albania, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Come riportato dal sito ufficiale della Rada, a permettere l’approvazione della Legge, votata in seconda e definitiva lettura, sono stati i voti del Partito di ispirazione social-popolare-democratica Batkivshchyna, a cui appartiene il Premier, Arseniy Yatsenyuk, del moderato UDAR -la forza partitica fondata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Queste tre forze politiche, dopo la destituzione del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych in seguito alla pacifica ‘Rivoluzione della Dignità’ sul Maydan, hanno dato vita alla coalizione ‘Scelta Europea’, scioltasi dopo la decisione di UDAR e Svoboda di lasciare da sola Batkivshchyna a sostenere il Governo Yatsenyuk.

Tra i favorevoli alla Legge vi sono stati anche deputati indipendenti e quelli del gruppo Sviluppo Economico -composto da transfughi dall’establishment dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych- mentre, tra le fila dell’opposizione, i filorussi del Partito delle Regioni si sono astenuti, ed i parlamentari comunisti hanno votato contro.

Come riportato dal Dzerkalo Tyzhnya, la Legge prevede la cessione alla compagnia Ukrtranshaz del ramo della gestione della rete dei gasdotti ucraini da parte del colosso nazionale energetico Naftohaz, che d’ora in poi si occuperà solo della compravendita del gas.

A sua volta, la Ukrtranshaz sarà divisa in due compagnie, che saranno privatizzate anche grazie all’intervento di enti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Difatti, sia la Mahystralni Hazoprovody Ukrayiny, che si occuperà della gestione dei gasdotti ucraini, che la Pidzemni Hazovi Skhovishchya, dedicata alla gestione dei centri di stoccaggio, saranno possedute per il 51% dal Governo ucraino, mentre il 49% sarà dato in concessione a compagnie statunitensi ed europee.

L’approvazione della legge è dunque importante non solo perché integra il sistema ucraino con quello europeo, ma sopratutto perché concede la possibilità a compagnie UE di gestire il sistema dei gasdotti da cui, ad oggi, transita più del 90% del gas che l’Europa importa dalla Russia.

Le compagnie UE ed USA che intenderanno compartecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, come previsto da un emendamento al testo già approvato in prima lettura, dovranno tuttavia sottoporre all’avvallo del Parlamento adeguata documentazione in merito alla loro natura azionaria.

Questa misura, fortemente voluta da UDAR e Svoboda, poi accettata anche da Batkivshchyna, consente al Parlamento di controllare, ed evitare, che la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino non finisca nelle mani di una compagnia energetica russa registrata in UE.

Kyiv vuole evitare il Southstream

A motivare questo timore è infatti il continuo ricatto a cui l’Ucraina è costretta dalla Russia, che intende rilevare il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino per privare Kyiv della possibilità di riscuotere i diritti sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio.

Per eliminare l’Ucraina dal traffico del gas in Europa, la Russia ha anche progettato la realizzazione del Southstream: un gasdotto, concepito fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, che incrementa la dipendenza dell’UE da Mosca.

“L’approvazione della legge è un chiaro segnale di appartenenza all’Europa che oggi l’Ucraina ha dato -ha dichiarato, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, il Premier Yatsenyuk, a margine della votazione- Occorre ora fare fronte comune per la sicurezza energetica dell’Europa, e per evitare la realizzazione del Southstream”.

Oltre all’approvazione della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo, l’Ucraina ha ottenuto l’aiuto di Slovacchia, Polonia e Germania a decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

La compagnia slovacca Eustream ha dichiarato di avviare la sperimentazione dell’invio di gas russo in Ucraina da ovest, attraverso l’utilizzo in senso invertito, del gasdotto Vojany-Uzhhorod.

In aggiunta, la compagnia tedesca RWE si è detta intenzionata ad incrementare di 8,8 milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas che già invia in Ucraina da ovest, attraverso i gasdotti ubicati in territorio polacco.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH PREPARA LO STATO DI GUERRA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 1, 2014

L’ex-Ministro degli Interni, Vitaly Zakharchenko, ha richiesto al Presidente ucraino di ampliare la dotazione degli armamenti per la polizia di Regime Berkut. Il Capo di Stato ucraino pronto alla svolta autoritaria per paura di perdere il controllo dei suoi uomini.

Lanciarazzi e armamenti a Kyiv oggi come a Beslan nel 2004. Questo è lo scenario che si starebbe preparando in Ucraina, dove, nella giornata di venerdì, 31 Gennaio, le Autorità stanno valutando sempre più seriamente l’eventualità di introdurre nel Paese lo Stato di Guerra.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnia, il Ministro degli Interni, Vitaly Zakharchenko, prima di rassegnare le dimissioni, ha inviato al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, la richiesta formale per dotare le forze speciali di polizia Berkut di armamenti eccezionali per porre fine alle manifestazioni per la democrazia e la Libertà contro il Regime dittatoriale del Presidente, che durano dal 21 Novembre scorso.

Nello specifico, Zakharchenko, che si trova in cima alla lista delle persone a cui Stati Uniti d’America e Canada hanno imposto sanzioni personali in seguito all’uccisione di almeno sette persone tra i manifestanti e a più di cento feriti, ha richiesto a Yanukovych la possibilità di utilizzare armamenti Trmel: potenti lanciarazzi utilizzati dall’esercito russo in Cecenia, sopratutto durante l’attacco alla scuola di Beslan.

A confermare la richiesta di armamenti supplementari dell’ex-Ministro, che secondo indiscrezioni dovrebbe essere nominato da Yanukovych a Capo del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, è una lettera inviata giovedì, 30 Gennaio, dalle Forze Armate ucraine al Presidente “per permettere azioni straordinarie per stabilizzare la situazione nel Paese”.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, la nota, sottoscritta dal Ministro della Difesa, Pavel Lebedev, descrive gli oppositori come “pericolosi per il mantenimento dell’ordine pubblico e dell’integrità della nazione” e, quindi, ritiene necessario l’uso delle armi per riportare l’ordine a Kyiv.

Del resto, gli armamenti per la polizia sono già stati ampliati dall’ultimo Decreto emanato dall’ex-Premier, Mykola Azarov, che, il 22 Gennaio scorso, ha permesso l’uso di una vasta gamma di granate, di gas urticanti e lacrimogeni, il lancio di proiettili ad altezza d’uomo, e l’utilizzo di idranti a temperature sotto zero.

Le prese di posizione di Zakharchenko e del Ministero della Difesa ucraino ventilano l’ipotesi di utilizzo della forza da parte del Presidente Yanukovych, che dopo avere costretto i Deputati del suo Partito delle Regioni a votare in favore di un Progetto di Legge che garantisce un’amnistia per gli oppositori incarcerati condizionata allo sgombero da l’arte dei Manifestanti degli Uffici Pubblici occupati per protesta -una presa di posizione che ha infranto gli accordi negoziati con i dimostranti pochi giorni prima- è fuggito in ospedale, ufficialmente per un’infiammazione respiratoria.

Come rilevato dall’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, con la fuga in ospedale e la visita al Parlamento per obbligare i suoi Deputati al voto, Yanukovych ha dimostrato di temere di perdere potere su quei reparti, come i Parlamentari e l’esercito, che finora gli hanno garantito il mantenimento del potere.

Azarov fugge in Austria

Un’altra figura del Regime ad avere optato per la fuga è l’ex-Premier Azarov, che, dopo essere stato dimissionato, si è trasferito in Austria, presso la residenza dovei il figlio ha una sua attività.

Come riportato dal giornale austriaco Kronen Zeitung, la scelta di Azarov è alquanto curiosa ed incoerente, in quanto proprio l’ex-Premier, uno dei più acerrimi oppositori dell’integrazione europea dell’Ucraina, ha più volte descritto l’Europa come “la Patria di deviazione culturali come il riconoscimento dell’omosessualità”.

Nello specifico, Azarov ha presentato l’Unione Europea come “una comunità di estrema sinistra” che, nell’ambito della forma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina -un documento che prevedeva la sola integrazione economica dell’economia Ucraina nel mercato unico UE- intendeva imporre la legalizzazione delle coppie omosessuali anche a Kyiv.

La Kronen Zeitung ha fatto sapere di avere fornito agli attivisti per i diritti degli omosessuali l’indirizzo dell’attività del figlio di Azarov per organizzare proteste e sit-in.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA SEMPRE PIÙ DIVISA SU EUROPA, DEMOCRAZIA E DIRITTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 16, 2013

100 Mila manifestanti sostengono l’Associazione con l’Unione Europea, mentre l’Opposizione denuncia brogli nelle Elezioni Suppletive. Durante un meeting organizzato in sostegno del Presidente, Viktor Yanukovych, il Premier, Mykola Azarov, attacca l’UE sui diritti alle coppie omosessuali

In Ucraina ci sono due fazioni distinte: una maggioranza modernizzatrice che guarda all’Europa come Comunità di Valori -Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso, ed una minoranza al Governo conservatrice, che vuole finire inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica della Russia di Putin per mantenere vive usanze dei secoli passati.

Nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, più di 100 Mila hanno manifestato a Kyiv, nella centralissima Maydan Nezalezhnosti, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea durante un concerto del gruppo Okean Elzy che ha illuminato la piazza principale della capitale ucraina.

Oltre all’evento musicale pacifico, forte è stata la condanna delle opposizioni, che hanno denunciato brogli durante i concomitanti spogli delle Elezioni Suppletive, nelle quali, secondo diverse fonti, i tre Partiti di minoranza Batkivshchyna, UDAR e Svoboda sarebbero stati vittime di falsificazioni simili a quelle delle Elezioni Parlamentari del 2012.

Allora, come certificato dagli osservatori internazionali indipendenti, il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha attuato falsificazioni su larga scala, come la compravendita dei voti in cambio di denaro e derrate alimentari, caroselli di autobus che conducono a votare le persone in più seggi per tutta la giornata, minacce e pressioni da parte di provocatori presso le urne con il beneplacito della polizia locale.

Come dichiarato dai manifestanti, che nonostante ripetute cariche della polizia dimostrano sotto bandiere ucraine ed europee dal 21 Novembre, dopo che il Presidente Yanukovych non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -Documento che avrebbe integrato l’economia Ucraina nel mercato unico europeo- l’integrazione in Europa è vista come la possibilità di porre fine nel Paese non solo ai brogli elettorali, ma anche agli arresti di oppositori politici e pressioni sulla stampa indipendente, che hanno luogo dalla salita al potere del Capo dello Stato nel 2010.

L’altra faccia dell’Ucraina è quella che, prima del meeting dei 100 Mila per l’integrazione europea, si è radunata, quasi per ironia, in piazza Europa per dire no all’Associazione con l’UE e supportare l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e contrastare l’Europa unita sul piano economico e geopolitico.

Dal palco della manifestazione, partecipata da un centinaio di persone, trasportati dalle regioni orientali del Paese a pagamento, come riportato dall’Autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il Premier, Mykola Azarov, ha descritto l’Europa come un’entità pronta ad imporre all’Ucraina la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, contrari alla morale del clero ortodosso del Patriarcato di Mosca, al quale i militanti del Partito delle Regioni sono fedeli.

L’UE apre, ma Yanukovych da la colpa delle repressioni ad altri

Oltre all’Ucraina, a polarizzarsi è anche la politica internazionale, con l’UE e gli Stati Uniti d’America che, con due mozioni bipartisan approvate rispettivamente dal Parlamento Europeo e dal Senato USA, hanno condannato le violenze su manifestanti, giornalisti e politici dell’opposizione attuate dalla polizia di regime, senza però chiudere la porta all’integrazione economica di Kyiv in Europa.

Alle critiche dell’Occidente, pronta è stata la reazione del Presidente Yanukovych, che ha fatto ricadere la colpa sul Vicesegretario del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Volodymyr Sikovych, sul Capo delle forze speciali di polizia di Kyiv, Valery Koriaka, e sul Sindaco della Capitale, Oleksandr Popov: dimissionati senza possibilità di reintegro.

Nel contempo, Yanukovych ha confermato la non volontà di formare l’Accordo di Associazione con l’UE, poiché le garanzie finanziarie offerte dall’Unione sono, a suo dire, troppo poco per compensare le ritorsioni commerciali applicate sull’economia ucraina dalla Russia di Putin.

La Russia si riarma

Oltre che con l’arma del commercio, la Russia, che senza inglobare l’Ucraina non può portare a compimento la restaurazione dell’impero russo nell’ex-URSS, si avvale anche delle pressioni militari sull’UE.

Come riportato dalla tedesca Bildt sulla base di foto da satellite, Putin ha dislocato batterie di missili Iskander-M nell’Enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania: una location che permetterebbe in poco tempo di colpire le città polacche, lituane, lettoni, estoni, svedesi ed anche Berlino.

La mossa, più volte annunciata, dimostra come, anche sull’Ucraina, la Russia intenda giocare con l’UE una partita decisiva per stabilire chi tra l’Europa e Mosca avrà la meglio nei prossimi anni nello spazio economico della nostro continente.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH COME LUKASHENKA: L’UCRAINA FUORI DALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2013

Il Presidente ucraino relegato assieme ai rappresentanti del Dittatore bielorusso durante il Vertice del Partenariato Orientale dell’Unione Europea di Vilna, durante il quale Kyiv non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE. Yanukovych scaricato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz

Peggio di così non poteva andare per un Presidente isolato paragonato palesemente a un dittatore. Nella giornata di venerdì, 29 Novembre, l’Ucraina non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero dell’Unione Europea che, secondo programma, avrebbe dovuto essere firmato a chiusura del Summit del Partenariato Orientale europeo di Vilna.

Pessima è stata la figura del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che, nonostante abbia voluto interrompere di sua spontanea volontà le trattative per la firma dell’Accordo con l’UE, ha comunque partecipato al Vertice di Vilna dove, come riportato dalla Ukrayinska Pravda, non è stato considerato dai colleghi, ed è stato confinato nel tavolo dei lavori accanto agli esponenti della Bielorussia del dittatore Alyaksandr Lukashenka.

Gli unici colloqui avuti dal Presidente ucraino sono stati durante la cena di gala di giovedì, 28 Novembre, quando, rivolgendosi al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha lamentato pressione da parte della Russia, ed ha ribadito la richiesta di un’alta somma di denaro come compensazione dei danni che, secondo lui, la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE avrebbe portato a Kyiv in seguito al peggioramento delle relazioni con Mosca.

L’UE, tuttavia, ha compiuto ingenti sforzi anche durante il Vertice di Vilna, come il tentativo da parte del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, sempre durante la cena, di convincere Yanukovych a firmare l’accordo, oppure le ennesime aperture alla possibilità di un sostegno economico da parte dell’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski, Inviato Speciale in Ucraina del Parlamento Europeo.

Proprio il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che si è sempre battuto per tenere aperta la porta all’Ucraina, ha però scaricato Yanukovych, esprimendo, come riportato da Dzerkalo Tyzhnya, il desiderio di firmare l’Accordo di Associazione con Kyiv con un nuovo Presidente ed una nuova classe politica ucraina.

L’insuccesso di Yanukovych è dimostrato anche dalla mancata firma di un documento alternativo all’Accordo di Associazione, che i vertici UE avevano preparato per mantenere comunque la porta aperta ai lavori con l’Ucraina.

Come riportato da Radio Liberty, il documento cancellava ogni riferimento alla Russia, che, invece, Yanukovych ha voluto coinvolgere a tutti i costi per stabilire i dettagli dell’Accordo di Associazione, ottenendo la pronta risposta dei vertici UE, secondo cui l’Europa non bilancia la sua politica estera in base alla volontà di Paesi terzi.

Importante anche citare le aperture di carattere ideologico che l’UE ha fatto all’Ucraina, come la concessione della possibilità di posticipare la risoluzione dei casi di violazione della democrazia e dei Diritti Umani in Ucraina -come il caso della Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, arrestata per ragioni politiche dal 2011- pur di facilitare a Yanukovych la firma dell’Accordo di Associazione.

Manifestazione a Milano per l’Ucraina in Europa sabato pomeriggio

Con la mancata firma dell’Accordo di Associazione, che invece è stato ultimato da Moldova e Georgia -che così sono ora più vicine all’UE rispetto a Kyiv- l’Ucraina si trova isolata e, giocoforza, potrà diventare facile preda dell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia di Putin per ricreare nello spazio ex-sovietico un nuovo impero che, come dichiarato più volte dallo stesso Presidente russo, intende indebolire l’Unione Europea

Per l’UE, la mancata integrazione di un Paese ricco di potenziale agricolo, industriale ed umano, di un mercato ove collocare i beni prodotti dalle industrie europee, oggi in crisi, e di uno Stato attraverso cui transitano i gasdotti che trasportano la maggior parte del gas che l’Europa importa dalla Russia, rappresenta una sconfitta diplomatica che mette a serio repentaglio la sicurezza economica del Continente europeo.

Proteste sono state già organizzate dagli ucraini che, da giovedì 21 Novembre, in decine di migliaia stanno già protestando nelle principali piazze ucraine sotto le bandiere dell’UE contro la decisione del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE.

In Italia, un presidio è stato programmato a Milano per sabato 30 Novembre, alle ore 15, in via Dante angolo piazza Castello, a cui parteciperanno tutte le persone, di qualsiasi nazionalità, che sostengono le aspirazioni europee del popolo ucraino.

Matteo Cazzulani