LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

MINISTRO DEGLI ESTERI GEORGIANO: LA RUSSIA E’ UN IMPERO, IL CAUCASO E’ IN PERICOLO

Posted in Georgia by matteocazzulani on June 25, 2012

In un’intervista allo Dzerkalo Tyzhnja, il Capo della Diplomazia della Georgia, Grygol Vashadze, sottolinea l’inasprirsi della velleità espansionistiche di Mosca, e lancia un allarme affinché non si riaprano conflitti tra il Cremlino e gli Stati dell’ex-Unione Sovietica. Tbilisi resta attaccata all’avvicinamento nella NATO e al mantenimento della democrazia sullo scenario politico interno

Il ministro degli esteri georgiano, Grigol Vashadze

La Russia è ancora una potenza imperiale intenzionata all’espansione geopolitica e l’indipendenza nazionale dei Paesi del Caucaso è in serio pericolo, oggi più che mai. Questo è il messaggio lanciato in un’intervista rilasciata allo Dzerkalo Tyzhnja da parte del Ministro degli Esteri georgiano, Grygol Vashadze.

Interpellato da una delle più autorevoli testate ucraine, il Capo della Diplomazia georgiana ha sottolineato quanto sia concreto il rischio collegato alla possibile riapertura delle ostilità militari nel Caucaso. Secondo Vashadze, la Russia continua a considerare questa regione come appartenente alla propria sfera di influenza, e non ammette in essa la presenza di stati sovrani capaci di approntare una politica estera autonoma dalle linee-guida volute da Mosca.

Inoltre, il Ministro degli Esteri georgiano ha evidenziato come, ad oggi, il rischio di un nuovo attacco militare della Russia nei confronti della Georgia sia altamente probabile: il Cremlino sarebbe pronto ad attaccare Tbilisi per fornire una convincente dimostrazione non solo nei confronti dei georgiani, ma anche degli altri popoli del Caucaso restii ad assecondare le tendenze imperiali di Mosca.

Secondo Vashadze, questa politica aggressiva sarebbe anche utile alla Russia per bloccare il processo di allargamento della NATO a Paesi ex-URSS che oggi si sono decisi a perseguire nella loro politica estera il vettore euro-atlantico.

Infine, Vashadze ha sottolineato come il conflitto russo-georgiano rappresenti un contrasto tra l’autoritarismo e la democrazia: secondo il Ministro, la Russia non potrà mai sviluppare un regime differente dalla verticale del potere, mentre la Georgia, seppur con alcune difficoltà, continua a lavorare duramente per mantenere la divisione dei poteri, la libera partecipazione delle differenti forze partitiche alla vita politica del Paese, e il rispetto della libertà di stampa.

“La motivazione della condotta imperiale della Russia è dettata dal fatto che il Cremlino è intenzionato a rinnovare l’Unione Sovietica – ha dichiarato Vashadze – E’ un obiettivo ben fissato, che a Mosca è chiaro a tutti gli apparati di Governo”.

“I russi sono persone abituate a terrene fede alla parola data – ha continuato il Ministro degli Esteri georgiano – Quando essi parlano della costituzione dell’Unione Eurasiatica si riferiscono espressamente al ripristino dell’URSS, in particolare sul piano militare e politico”.

Nell’intervista, Vashadze ha illustrato come la situazione attuale nel Caucaso ricordi di molto quella dell’estate del 2008, quando la Russia ha infranto la sovranità territoriale georgiana per occupare le regioni di Abkhazia e Ossezia del Sud, storicamente ed etnicamente appartenenti alla Georgia.

“Prima dell’azione militare russa verso la Georgia, Mosca ha approntato le esercitazioni militari denominate Caucaso 2008 – ha dichiarato Vashadze – Quest’anno la Russia ha programmato esercitazioni militari su larga scala a pochi chilometri dai nostri confini denominate Caucaso 2012. Questo evento collima anche con le nostre [georgiane, n.d.a.] elezioni parlamentari”.

L’importanza della Georgia per l’indipendenza energetica europea

Nonostante la pressione della Russia, il Capo della Diplomazia georgiana ha dichiarato che Tbilisi non intende rinunciare né allo sviluppo della democrazia, né al percorso di integrazione nella NATO e nell’Unione Europea.

Come sottolineato da Vashadze, Tbilisi è intenzionata a reintegrare le regioni occupate dalla Russia e a continuare la stretta collaborazione con l’Alleanza Atlantica per mezzo di iniziative nonviolente, basate sui principi del Diritto Internazionale e di quello di autodeterminazione del popolo georgiano.

“E’ una scelta sovrana del nostro Paese e dei suoi cittadini – ha evidenziato il Ministro degli Esteri – la piena integrazione di Tbilisi nella NATO è fondamentale per rinsaldare la democrazia, e portare nel più breve tempo possibile la Georgia alla pari con le strutture Occidentali sul piano del libero mercato”.

Infine, Vashadze ha illustrato l’importanza ricoperta dalla Georgia sul piano energetico, sopratutto in vista della realizzazione dei progetti di indipendenza energetica approntati dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca.

Il Capo della Diplomazia georgiana ha infatti evidenziato come Tbilisi rappresenti uno dei principali promotori della realizzazione del progetto AGRI: un consorzio di Paesi creato per consentire all’Unione Europea rifornimenti sicuri di gas e greggio provenienti dal Mar Caspio e dall’Asia Centrale.

“Il progetto AGRI è un disegno a basso costo, utile non solo per la Gerogia, ma anche per quei Paesi in cerca di fonti alternative di oro blu e oro nero da quelle russe – ha dichiarato Vashadze – Per adesso, del consorzio fanno parte solo Romania e Ungheria, ma spero che altri Paesi appartenenti all’Unione Europea entrino a far parte di questa coalizione per l’indipendenza energetica europea”.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: PERCHE’ E’ IMPORTANTE NON CEDERE I GASDOTTI DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2012

Per reagire al monopolio della Russia sulla compravendita di gas, l’Ucraina ipotizza l’importazione di oro blu dalla Germania e lo sfruttamento in senso inverso delle proprie condutture. Il precedente della Polonia rende difficile la realizzazione del progetto, e l’egemonia del monopolista russo, Gazprom, sul Vecchio Continente, adesso forte anche nella Danimarca presidente di turno UE, mette a serio repentaglio l’indipendenza politica e la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, con l’Italia in primo luogo

La rete dei gasdotti tra Russia, Ucraina e Polonia

Invertire il flusso dei gasdotti per ribaltare gli equilibri nelle trattative per il gas. Questa sarebbe la tattica approntata dall’Ucraina per cercare di ottenere uno sconto sulle tariffe per l’acquisto dell’oro blu dalla Russia, riportata dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja nell’edizione di Domenica, 11 Marzo.

Secondo la ben informata fonte, il colosso energetico nazionale di Kyiv, Naftohaz, avrebbe ipotizzato lo sfruttamento dei propri gasdotti, che finora hanno trasportato il gas dalla Russia ai Paesi dell’Europa Occidentale, in senso inverso, ossia da ovest verso est. Ad avvalorare l’idea, sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnja, sarebbe la stipula di un pre-accordo tra l’Ucraina e la compagnia tedesca RWE per l’importazione di oro blu dalla Germania.

Il progetto sulla carta appare sensato e realizzabile, sopratutto se mirato al rafforzamento della posizione contrattuale dell’Ucraina nei confronti della Russia. Tuttavia, come dimostra la situazione europea sul piano energetico, per la sua completa realizzazione potrebbe non bastare il solo accordo con RWE per l’acquisto del gas.

In cambio della concessione di uno sconto sulle forniture di oro blu, Mosca sta cercando di ottenere dall’Ucraina la cessione della gestione totale o parziale della rete dei gasdotti di Kyiv al monopolista energetico russo, Gazprom. Inoltre, la Russia da circa un anno ha attuato una campagna di rinnovo dei contratti con i maggiori enti europei, ai quali, in cambio del ritocco al ribasso delle tariffe, ha imposto opzioni sul controllo delle infrastrutture di diversi Paesi UE.

Finora, oltre che in Francia, i russi sono riusciti a realizzare questo piano in Germania, Slovacchia, Austria, e Slovenia: ossia in quei Paesi da cui il gas venduto dai tedeschi deve transitare per raggiungere l’Ucraina che, così, si troverebbe sempre a dover dipendere dal monopolista russo. Inoltre, la Russia ha avviato l’espansione contrattuale anche in Danimarca: Presidente di turno dell’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Domenica, 11 Marzo, Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con la compagnia danese Dong Energy: leader nel settore dell’energia eolica, presente in diversi progetti energetici, oltre che a Copenaghen, anche in Svezia, Gran Bretagna, e Olanda. A margine dell’accordo, il Capo del monopolista russo, Aleksej Miller, ha sottolineato che il Cremlino è interessato alla partnership non solo con enti deputati alla compravendita di gas naturale, ma anche con compagnie impegnate nell’elaborazione di altre forme di energia, tra cui l’elettrico e l’eolico.

A testimoniare quanto è importante controllare i gasdotti, e rendere poco attuabile il piano dell’Ucraina, è il recente precedente polacco. Costretta a pagare la bolletta più alta per l’importazione del gas russo rispetto agli Paesi dell’UE, anche la Polonia ha deciso di acquistare oro blu dalla Germania e di trasportarlo nel proprio territorio per mezzo dello sfruttamento inverso del gasdotto Jamal-Europa.

Tuttavia, la compagnia EuRoPolGaz, padrona della conduttura e direttamente controllata da Gazprom, ha vanificato la convenienza dell’operazione con l’imposizione ai polacchi di una tassa di transito che ha vanificato la convenienza dell’affare con i tedeschi.

La situazione dell’Italia

Come dimostrato dai casi polacco e ucraino, per controllare la compravendita di gas nel Vecchio Continente spesso non basta mantenere il possesso delle materie prime, ma è utile anche la gestire le infrastrutture deputate al loro trasporto. Questa situazione interessa in primo luogo il nostro Paese, il quale, fortemente dipendente com’è dal gas russo, riceve l’oro blu acquistato da Mosca proprio attraverso l’itinerario slovacco-sloveno-austriaco.

Quando, per forzare le trattative con l’Ucraina per ottenere da Kyiv la cessione dei suoi gasdotti nazionali, la Russia, lo scorso Febbraio, ha tagliato l’invio di gas verso l’Europa Occidentale – per Mosca il controllo delle condutture ucraine è un passo fondamentale per collegare le proprie condutture a quelle già gestite in Slovacchia – l’Italia, a dispetto di quanto si è creduto, non è riuscita a compensare il deficit del carburante di Gazprom con le importazioni dall’Algeria.

Un rimedio alla totale dipendenza dell’Europa da un unico fornitore – situazione che mette a serio repentaglio non solo l’indipendenza politica, ma anche la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, con l’Italia in prima fila – sarebbe il piano di indipendenza energetica concepito dalla Commissione Barroso per importare gas dal Bacino del Mar Caspio con infrastrutture che non sono controllate da Gazprom.

Pur avendo già raggiunto accordi con Azerbajdzhan, Turkmenistan, Georgia e Turchia per l’acquisto e il trasporto di oro blu dal Centro-Asia, il progetto UE è contrastato da Germania e Francia, le quali, all’interesse generale di Bruxelles, preferiscono condurre una politica energetica autonoma, e assecondare la Russia monopolista con la sua politica di divide et impera, mirato a mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente.

In questo, anche l’Italia ha le sue responsabilità, in quanto, nonostante la forte dipendenza dall’unico fornitore russo, il colosso nazionale ENI è il principale partner di Gazprom nella realizzazione del Southstream: un gasdotto progettato sul fondale del Mar Nero per rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e la nostra Penisola, che ha lo scopo di neutralizzare la corsa dell’Unione Europea alle risorse del Centro-Asia e, così, impedire a Bruxelles la diversificazione le proprie forniture di gas naturale.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA EUROPEA SEMPRE PIU A RISCHIO: BLOCCATO L’OLEODOTTO ODESSA-BRODY-DANZICA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 30, 2012

Congelato il prolungamento della conduttura che avrebbe garantito l’importazione diretta di nafta centro-asiatica in territorio europeo e diminuito la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Gli sviluppi del progetto come chiave per comprendere i rapporti tra l’UE e l’Ucraina, e l’importanza di quest’ultima per la sicurezza nazionale degli Stati Vecchio Continente

Il percorso del progetto Odessa-Brody-Plock-Danzica

Politica ed energia sono legate a stretto filo: il raffreddamento delle relazioni con i Paesi dell’Europa Orientale – dettato dalla loro involuzione democratica – può comportare il congelamento di piani indispensabili per la sicurezza dell’Unione Europea. Questo teorema geopolitico sta tutto nell’oleodotto Odessa-Brody: infrastruttura deputata all’invio di nafta dal terminale marittimo di Odessa, sul Mar Nero, fino al centro dell’Ucraina e, da qui, verso il territorio UE.

A rendere ancor più importante questo oleodotto è stato il suo prolungamento fino a Danzica: progettato per consentire l’afflusso diretto di greggio di provenienza centro-asiatica direttamente nel Vecchio Continente, e, in questo modo, diminuire la forte dipendenza che – così come per il gas – lega l’Europa alla Russia.

Il piano, non senza difficoltà, nel 2011 è stato inserito tra le priorità dell’Unione Europea grazie allo sforzo della Presidenza di turno della Polonia, il cui Premier, Donald Tusk – convinto dell’importanza strategica di una conduttura destinata a diversificare le forniture energetiche del Vecchio Continente – è riuscito anche a stanziare 120 Milioni di Euro dal budget UE per l’avvio dei lavori.

A vanificare tale slancio sono state le relazioni con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Incassato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione con l’UE il 19 Dicembre 2001 – a causa dell’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – il Capo di Stato di Kyiv si è progressivamente allontanato da Bruxelles.

A certificare tale raffreddamento è stata l’ultima dichiarazione del Premier ucraino, Mykola Azarov, il quale, sabato, 28 Gennaio, ha comunicato il blocco dei lavori per il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica, incolpando la Polonia.

“Abbiamo proposto tale progetto diverse volte ai polacchi, ma ci hanno risposto che l’infrastruttura non rientra nei loro interessi” ha riportato le parole del Capo del Governo ucraino l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja.

Tra le parole di Azarov e i fatti di Tusk resta una palese differenza di lettura su un progetto di cruciale importanza sia per l’Ucraina che per l’Unione Europea. Quest’ultima in particolare si trova ora impossibilitata a sfruttare il canale di importazione di nafta dal Centro-Asia: indispensabile per diminuire la quantità di greggio finora acquistata, a caro prezzo, da Russia e Paesi arabi.

Un oleodotto complicato

L’Odessa-Brody-Danzica è una esemplificazione dei rapporti tra l’Ucraina e la Polonia – e, con essa, l’Unione Europea: mai del tutto decollati dall’ottenimento dell’Indipendenza da parte di Kyiv, nel 1991. Rappresentano eccezioni rare parentesi: come i cinque anni seguenti al processo democratico ucraino, passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Plock – città nei pressi di Varsavia – concepito per trasportare nafta acquistata da Turkmenistan, Azerbajdzhan e Kazakhstan direttamente in Polonia attraverso il territorio dell’Ucraina, viene preventivato nel 2001 dai Premier polacco e ucraino di quell’anno, Jerzy Buzek – fino a pochi giorni or sono Presidente del Parlamento Europeo – e Viktor Jushchenko – futuro Presidente ucraino, eletto in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Due anni più tardi, su iniziativa dei due Presidenti, Aleksander Kwasniewski e Leonid Kuchma, viene firmata con la Commissione Europea una dichiarazione di sostegno politico al progetto energetico. Inoltre, viene registrata la Sarmatia: compagnia energetica polacco-ucraina, compartecipata da enti azeri, turkmeni e georgiani, incaricata non solo di realizzare il prolungamento della conduttura fino a Danzica e ai Paesi Baltici, ma anche di garantire le forniture di greggio secondo un complicato tragitto terra-mare. Dal Bacino del Caspio, la nafta sarebbe dovuta essere trasportata via terra in Georgia, da dove, caricata su navi, avrebbe raggiunto Odessa e, quindi, il territorio polacco.

Tuttavia, nel 2004 i rapporti tra Polonia ed Ucraina peggiorano in seguito alla fallita scalata del colosso ucraino ISD all’ambito complesso metallurgico Huta Czestochowa. Per ripicca, su direttiva di Kuchma, il Premier ucraino, Viktor Janukovych – l’attuale Presidente – inverte lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da nord verso sud per trasportare nafta di provenienza russa verso il Mar Nero, ed esportarla via mare a mercati alternativi a quello polacco.

Il prolungamento dell’Odessa-Brody nel territorio dell’Unione Europea riprende attualità in seguito alla Rivoluzione Arancione. Nel 2005, i Presidenti Lech Kaczynski e Viktor Jushchenko varano un nuovo progetto per collegare con un unico oleodotto il Mar Nero al Mar Baltico: da Odessa a Danzica.

Sostenuto dall’Europa Centrale – oltre che da Polonia ed Ucraina, anche da Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – il progetto entra nuovamente in crisi nell’agosto 2008, quando l’aggressione militare della Russia alla Georgia danneggia gravemente l’oleodotto tra il Mar Caspio e il Mar Nero: tratta da cui passa l’intera importazione di greggio centro-asiatico a Tbilisi.

Al conflitto armato russo-georgiano, in Ucraina si somma la crisi politica interna al campo arancione: la rivalità tra Jushchenko e il Primo Ministro, Julija Tymoshenko – vera e propria Leader spirituale della Rivoluzione Arancione – blocca ogni decisione sia a livello politico che energetico: tra cui, per l’appunto, l’Odessa-Brody-Danzica.

Una nuova svolta si registra nel 2010, quando il neoeletto Presidente ucraino, Viktor Janukovych – contrariamente a quanto fatto sei anni prima da Capo del Governo – ripristina lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da sud a nord per trasportare nafta venezuelana verso la Bielorussia.

L’intenzione del Capo di Stato ucraino è la realizzazione di una politica di neutralità energetica sia dall’Europa che dalla Russia, ma il ripristino del senso d’utilizzo originario dell’Odessa-Brody convince il nuovo Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ed il Premier, Donald Tusk, ad intavolare trattative per il ripristino del prolungamento della conduttura fino a Danzica, ed inserire il progetto tra le priorità strategiche dell’Unione Europea.

Tuttavia, le relazioni tra Bruxelles e Kyiv si fanno sempre più aspre a causa del processo politico alla Tymoshenko – divenuta Leader dell’Opposizione Democratica ucraina – fino a rompersi definitivamente dopo l’arresto della Lady di Ferro ucraina: come dimostra il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina. Gli sforzi profusi dalla Polonia risultano vani, e l’Ucraina si trova sempre più isolata a livello internazionale: totalmente in balia della Russia, sopratutto sul piano energetico.

Alla luce di tutto questo, occorre evidenziare quanto la condotta illiberale del Presidente Janukovych sia gravosa per la sicurezza energetica dell’Unione Europea, che, in assenza delle repressioni agli esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica a Kyiv, avrebbe potuto contare su un’Ucraina garante delle forniture di greggio alternative a quelle russe.

Matteo Cazzulani

PRIMA IL BASTONE, POI LA CAROTA AVVELENATA PER JULIJA TYMOSHENKO: ECCO COME POTREBBE FINIRE IL PROCESSO FARSA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 9, 2011

Le autorita ucraine pensano alla decriminalizzazione dell’articolo per cui e incrimanata – e reclusa – la Leader dell’Opposizione Democratica: possibilitata, cosi, alla partecipazione alle prossime elezioni – come richiesto dall’Unione Europea – seppur moralmente colpevole. La contrarieta della sua Forza Politica ad una manovra del Presidente, Viktor Janukovych, mirata all’incremento del suo rating a livello internazionale, dove anche la Grecia non supporta l’Ucraina

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Prima la condanna, poi la decrimilizzazione. Questa sarebbe la soluzione che l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Janukovych avrebbe ipotecato per la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: in isolamento dallo scorso 5 Agosto, prima ancora che a condannarla sia stato un verdetto in un processo palesemente politico, che vede l’ex-Primo Ministro imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas nel Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Capi privi di fondamento, negati persino dai testimoni convocati dall’accusa – 40 contro i solo 2 ammessi per conto della Difesa – che hanno preoccupato ulteriormente l’Europa: pronta a mettere in discussione la sigla dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina dinnanzi alle repressioni non solo della Leader dell’Opposizione Democratica, ma anche di un’altra decina di esponenti del campo arancione similmente trattati, come l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Una situazione scomoda, che le Autorita avrebbero pensato di risolvere con la decrimilizzazione dell’articolo del Codice Penale – il 365 –  per cui Julija Tymoshenko e finita  addirittura in galera: un passaggio tecnico, da approntare per via parlamentare, ma su iniziativa presidenziale, una volta annunciata la condanna in sede gidiziaria.

„Vogliono incolpare la Tymoshenko sul piano morale, ma non su quello legale – ha evidenziato, a Radio Liberty, Andrij Shkil’, Deputato nazionale di Bat’kivshchyna, la Forza Politica della Leader dell’Opposizione Democratica – e permetterle cosi la partecipazione alle prossime elezioni, seppur ancora sostanzialmente colpevole dinnanzi alla legge”.

Un abile gioco, confermato, da una fonte governativa, all’autorevole Dzerkalo Tyzhnja: prima la condanna, poi la decriminalizzazione su decreto di Janukovych, giusto in tempo per la sua prossima visita a Bruxelles, dove il Capo di Stato ucraino sarebbe pronto a mostrarsi come garante di una giustizia, altresi assente nel Paese.

Tuttavia, a cadere nel tranello della via tecnica per la liberazione di Julija Tymoshenko sono stati i suoi alleati di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, che, nella giornata di mercoledi, 5 Ottobre, hanno presentato un emendamento per la modifica dell’articolo 365, respinto dalla maggioranza compatta – composta da comunisti, Narodna Partija, e Partija Rehioniv: la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – e dalla stessa Bat’kivshchyna.

„Siamo contrari ad ogni decriminalizzazione, poiche Julija Tymoshenko e innocente – ha dichiarato, sempre a Radio Liberty, il Capogruppo, Ivan Kyrylenko –  la sua liberazione previa modifica del Codice Penale significherebbe ammettere la sua responsabilita per qualcosa che non ha commesso”.

Lecito ricordare che per Julija Tymoshenko l’Accusa ha chiesto 7 anni di galera, piu 3 di interdizione alla vita politica, ed il pagamento di una multa. Nel corso dei dibattiti, la Difesa ha dimostato la falsificazione di numerosi documenti, registrati agli atti come presunte prove della colpevolezza dell’ex-Premier, alcuni di essi addirittura datati il 31 Aprile. Per volere del giovane giudice, Rodion Kirejev, la sentenza sara annunciata senza la presenza di Rappresentanti Diplomatici ne politici, ma solo di non specificati giornalisti ufficialmente accreditati.

Contrari a quello che e stato valutato come un processo politico si sono dichiarati Unione Europea, Consiglio d’Europa, USA, NATO, principali Diplomazie del Mondo Libero occidentale, maggiori ONG indipendenti internazionali – tra cui l’autorevole Freedom House, e numerose petizioni di letterati, politologi, Professori e giornalisti – simile a quella lanciata da Il Legno Storto, acncora aperta all’adesione di tutti.

Anche la Grecia scarica Janukovych

Nel corso del summit del Partenariato Orientale di Varsavia, la Polonia ha mantenuto la porta aperta all’Ucraina, ma ha avvertito Kyiv che la repressione politica complica il tradizionale supporto polacco alle aspirazioni euroatlantiche ucraine. Infine, nella giornata di mercoledi, 5, Ottobre, il Presidente, Viktor Janukovych ha incassato il no all’UE persino dalla Grecia in pieno default. Come riportato dall’Ambasciatore di Kyiv, Atene non ha alcuna intenzione di supportare l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, in quanto non ancora matura sul piano politico.

Matteo Cazzulani

SALVARE JULIJA TYMOSHENKO E L’ASSOCIAZIONE UE DELL’UCRAINA: LA POLONIA SFIDA RUSSIA E RESTO D’EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 11, 2011

Il Presidente ucraino, Bronislaw Komorowski, discute con le autorità di Bruxelles circa il futuro dell’Ucraina, con lo scopo di tenere vivi i negoziati per l’integrazione di Kyiv, ed interrompere la repressione politica ai danni di un’Opposizione Democratica che ora sembra preferire la linea dura. Unione Europea divisa tra l’asse franco-tedesco, in favore di una punizione per il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, e la strategia a lungo raggio dell’Europa Centrale 

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Prima il Ministro degli Esteri ed il Presidente Emerito, poi quello attuale, e, più tardi, anche il Premier. E’ totale la mobilitazione della politica polacca per risolvere la questione dell’Ucraina, con cui l’Unione Europea sta valutando la possibilità di sospendere la firma dell’Accordo di Associazione, in seguito all’arresto politico di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: entrambi, vittime di processi dalla dubbia imparzialità, basati su accuse prive di prove.

Nella giornata di sabato, 10 Settembre, il Capo di Stato polacco, Bronislaw Komorowski, si è recato a Bruxelles per tranquillizzare il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, sulla soluzione della questione Tymoshenko nel più breve tempo possibile. Secondo l’autorevole UNIAN, Komorowski avrebbe relazionato circa l’incontro avuto con il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, in cui il Presidente polacco ha evidenziato come la repressione politica renda difficile alla Polonia continuare a sostenere l’integrazione europea dell’Ucraina, ed illustrato come sia opportuna una spiegazione ufficiale da parte delle autorità di Kyiv dei processi ai danni di esponenti del campo arancione.

Come riportato dall’ufficio stampa di Komorowski, sempre per discutere della questione ucraina, è in programma con Van Rompuy anche una visita del Primo Ministro polacco, Donald Tusk: l’ennesima iniziativa diplomatica di Varsavia, dopo quella che, su mandato UE, ha portato l’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski, a Kyiv per un incontro-lampo con Janukovych e, giovedì, 8 Settembre, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, comunicare che malgrado libertà e democrazia siano diritti da rispettare se si vuole stringere una membership con Bruxelles, Varsavia – presidente di turno UE – supporta la richiesta della stessa Tymoshenko di non interrompere le trattative con l’Ucraina.

L’Opposizione Democratica cambia fronte

Una posizione che, tuttavia, sembrerebbe essere mutata proprio tra i coordinatori dell’Opposizione Democratica. Secondo quanto riportato da un’analisi dell’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, Oleksandr Turchynov e Hryhorij Nemyr’ja, i vice-Capi di Bat’kivshchyna – il partito di Julija Tymoshenko – sarebbero intenzionati a chiedere all’Unione Europea la sospensione dei negoziati in caso di condanna dell’ex-primo Ministro, allineandosi, così, alla posizione franco-tedesca che, in un’UE come sempre divisa, supporta la linea dura nei confronti di Janukovych: un semi-dittatore da trattare alla stregua del suo collega bielorusso, Aljaksandar Lukashenka.

Dall’altra parte della barricata, i Paesi dell’Europa Centro-Orientale che, capitanati dalla Polonia, invitano ad evitare una rottura delle trattative con l’Ucraina: un episodio che, a livello geopolitico, significherebbe il fallimento del Partenariato Orientale, e la riconsegna a Mosca di Paesi che, da un lato – per storia, cultura e tradizione – hanno pieno diritto di appartenenza all’UE, e, dall’altro, vanno supportati nel mantenimento della propria indipendenza e libertà, condizioni imprescindibili per la prosperità dell’Unione tutta.

A tale pro, sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnja, Bruxelles starebbe considerando la firma parziale dell’Accordo di Associazione, congelandone la parte politica, ma ammettendo quella economica. Una prospettiva che, secondo diversi esperti, favorirebbe solamente il Presidente ucraino, libero di giovare del mercato UE – ambito dagli oligarchi suoi sponsor – e di reprimere le opposizioni, senza che l’Unione Europea abbia avuto la forza di difendere quelli che davvero sono i valori fondanti di un Occidente sempre più in crisi di identità.

Matteo Cazzulani

MISURE ANTI-DUMPING E SPY-STORY: DALLA CEE EUROASIATICA PORTA IN FACCIA A JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 19, 2011

La Commissione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka non analizza nemmeno la domanda d’ingresso di Kyiv, in crisi diplomatica con Minsk. L’UE rallenta l’integrazione ucraina senza il rispetto delle libertà

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Rimproverata dall’Europa, snobbata dall’Eurasia: certo per l’Ucraina di Janukovych sono tempi diplomaticamente duri. Nella giornata di sabato, 15 Luglio, la Commissione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka non ha nemmeno affrontato la richiesta di adesione dell’Ucraina, presentata lo scorso 8 Luglio, secondo la formula 3+1, che consente a Kyiv un impegno meno vincolante nella CEE eurasiatica, rispetto a quello di Mosca, Minsk, ed Astana.

Come riportato da fonti ufficiali, la proposta, firmata di proprio pugno dal Presidente, Viktor Janukovych, non sarebbe nemmeno uscita dal cassetto di Vladimir Putin, Primo Ministro di una Russia vera leader dell’Unione Doganale post-sovietica, che proprio negli scorsi giorni ha innalzato le misure doganali protettive verso i migliori prodotti dell’industria ucraina, in ultimo, quelli veterinari.

Ma a complicare i rapporti dell’Ucraina con paesi della CEE euroasiatica è anche la diplomazia. Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, l’espulsione di due diplomatici bielorussi da Kyiv dello scorso maggio sarebbe stata motivata dall’accusa di spionaggio: un fatto grave, che, oltre alla simile risposta da parte di Minsk, ha posto in discussione la reale natura delle relazioni tra i due Paesi europei dell’ex-URSS, a quanto pare, tutt altro che idilliaca, malgrado quanto presentato dalla stampa occidentale. Secondo la testata ucraina, tra gli 007 del Mondo ex-sovietico esisterebbe un patto di non belligeranza, che Bielorussia e Russia, nei confronti dell’Ucraina, non starebbero rispettando.

Niente Europa senza libertà

Dunque, per Janukovych si prospetta un isolamento in ambito internazionale, da cui difficilmente l’opzione occidentale potrebbe salvarlo. L’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, e la creazione della Zona di Libero Scambio ad esso collegata, sono in forse per via delle continue pressioni su giornalisti e media, e dei processi politici con cui sono colpiti esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, come la sua Leader, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Contro quello che è stato definito un regresso della democrazia in Ucraina, che allontana Kyiv da ogni possibile forma di integrazione euroatlantica, si sono detti Consiglio d’Europa, ONU, USA, PPE, Parlamento Europeo.

Matteo Cazzulani

TRA UCRAINA E BIELORUSSIA E GUERRA DIPLOMATICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 16, 2011

Kyiv e Minsk allontanano a vicenda attaché diplomatici, sul medesimo modello di quanto accaduto con Praga. Con l’Ucraina, Unione Europea e Polonia tengono la porta aperta, malgrado i processi politici, e le violazioni dei diritti civili 

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Altro che stabilità, l’Europa Centro-Orientale è un campo minato, almeno dal punto di vista diplomatico. A ricordarlo, l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, settimanale ucraino che ha riportato la notizia dell’allontanamento di due attaché militari del corpo Ucraino in Bielorussia, in seguito all’espulsione di un’omologa carica di Kyiv.

Un conflitto silenzioso come è stato ribattezzato, nato dal mancato invito alle commemorazioni della strage di Chernobyl’ da parte del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, al collega bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, nemmeno troppo a sorpresa, ha reagito duramente, attaccando il Capo di Stato di Kyiv a male parole.

La difficile situazione diplomatica non riguarda solo Paesi dell’ex-URSS, ma anche dell’Unione Europea: lo scorso 13 Maggio, simile episodio, con medesime cifre, è avvenuto tra Ucraina e Repubblica Ceca, con l’espulsione di due attaché di Praga accusati di spionaggio, a cui il paese centro-europeo ha risposto con l’allontanamento di un esponente del corpo di Kyiv.

Le aperture europee e polacche

Chi, invece, con Janukovych cerca di mantenere buoni rapporti è l’Unione Europea, che, come confermato dal Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, punta alla firma dell’Accordo di Associazione, ed alla creazione della Zona di Libero Scambio entro la fine dell’anno. Tuttavia, come ribadito dal portoghese, a frenare tale iter possono essere le violazioni dei diritti umani e civili ricomparse in Ucraina proprio con la salita al potere dell’attuale Capo di Stato.

In particolare, Barroso si è riferito alle pressioni sulla stampa indipendente, ed ai a processi politici a danno di esponenti dell’Opposizione Democratica, segno di un sistema giudiziario non indipendente che in Unione Europea non sono ammissibili.

Concorde con il pensiero di Barroso, anche l’Ambasciatore polacco a Kyiv, Henryk Litwin, il quale, tuttavia, ha mantenuto la porta aperta, illustrando come la Polonia continuerà ad appoggiare l’integrazione ucraina nell’UE, nonostante gli intoppi di carattere politico.

“Per l’Ucraina – ha dichiarato Litwin – la Polonia è più che un avvocato. L’appoggio delle aspirazioni europee di Kyiv – ha continuato – è parte fondante della politica estera di Varsavia. Siamo convinti – ha concluso – che il popolo ucraino ha diritto alla membership UE”.

Parole precise, che, come evidenziato dall’Ambasciatore, seguono a fatti concreti: su iniziativa polacca è stato creato un tavolo interministeriale per la semplificazione delle circolazioni di merci e mezzi tra l’UE ed i Paesi del Partenariato Orientale, con lo scopo di redarre un progetto definitivo, da sottoporre a Bruxelles per la ratifica definitiva.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JANUKOVYCH EMULA LA BULGARIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2011

Per il Dzerkalo Tyzhnja, il Presidente ucraino avrebbe ordinato l’apertura di un procedimento giudiziario sugli accordi energetici tra Julija Tymoshenko e Vladimir Putin del 2009, per ottenere vantaggi dalla Russia. Ed imbavagliare un’Opposizione Democratica, già fortemente repressa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Una strategia fine. Questo il parere avanzato, sabato, 15 Aprile, dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja.

Per ottenere un nuovo contratto per le forniture di gas, e consolidare la propria egemonia politica, il Presidente ucraino avrebbe ordinato l’apertura di un procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

In particolare, l’anima della Rivloluzione Arancione è accusata di abuso d’ufficio in occasione della firma degli accordi per l’oro blu stretti con il suo collega russo, Vladimir Putin. L’ex-Primo Ministro avrebbe agito senza il mandato del Consiglio dei Ministri. Come, invece, preventivato da una Costituzione, oggi non più in vigore.

Sul fronte estero, la testata ha evidenziato le similitudini con l’atteggiamento della Bulgaria. La quale, a sua volta, non ha esitato a stracciare precedenti accordi con la Russia, sempre sull’oro blu, per stringerne di nuovi, maggiormente vantaggiosi.

A sostegno, le dichiarazioni della Procura Generale, circa la possibilità di cancellare i patti con cui, il 19 Gennaio 2009, Julija Tymoshenko ha concordato l’acquisto di gas a prezzi europei.

Una scelta onerosa, ma necessaria per garantire agli ucraini un inverno finalmente al caldo – dopo anni di guerre del gas – ed eliminare l’altrettanto oberante clausola Prendi o Paga, che ha obbligato Kyiv a pagare comunque un tetto minimo di oro blu, a prescindere dal suo effettivo utilizzo.

Gli ex-Ministri negano le accuse alla Leader

Tuttavia, l’anima della Rivoluzione Arancione è stata accusata. L’imputazione, sintetizzata in due pagine e mezza, le è stata resa nota lo scorso mercoledì, 13 Aprile. A negarle, gli stessi colleghi ex-Ministri, che hanno confermato il loro imprimatur alla Lady di Ferro ucraina.

Ma a testimoniare contro la Leader dell’Opposizione Democratica è stato Oleh Dubyna. L’ex-Capo della compagnia energetica statale, Naftohaz, A sua volta accusato, sempre per abuso d’ufficio, nello stesso atto.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko è accusata anche di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

Rea, per così dire, di avere provveduto al pagamento delle pensioni ed al miglioramento della sanità – peraltro in un periodo di crisi – la Leader dell’Opposizione Democratica è confinata in Patria. Impossibilitata, per ben due volte, a prendere parte a Bruxelles al meeting del Partito Popolare Europeo, a cui appartiene.

Un mancato rispetto di una libertà politica, contro cui hanno protestato, oltre allo stesso PPE, anche Consiglio d’Europa, USA, il Presidente del’Europarlamento, Jerzy Buzek, ed ONG internazionali attive nel rispetto della democrazia.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA RUSSIA CHIEDE A KYIV LA RINUNCIA AL DAL WTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 10, 2011

La partecipazione ucraina all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka servirebbe a Mosca per aggirare il veto georgiano nei negoziati con l’Organizzazione Mondiale del Commercio

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Unione Doganale euroasiatica per entrare nel WTO. Questo il piano della Federazione Russa, nascosto dietro alla richiesta avanzata all’Ucraina di rinunciare all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ed al pressing soffocante su Kyiv, per la sua adesione alla CEE russo-bielorusso-kazaka – ma targata Mosca.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, il Vice-Premier della Russia, Igor’ Shuvalov, avrebbe espressamente invitato l’Ucraina ad uscire dal WTO. Una proposta per nulla disinteressata, dal momento in cui non solo l’appartenenza all’Organizzazione Mondiale del Commercio rende impossibile quella all’Unione Doganale. Ma, quest’ultima, può essere l’arma con cui Mosca intende guadagnarsi il tanto ambito ingresso nel WTO.

Ne è certo il Capo della Delegazione parlamentare ucraina per il dialogo con UE e Russia, Valerij P’jatnic’kyj. Secondo cui, in cambio di seppur cospicui vantaggi in ambito economico – solo iniziali – l’Unione Doganale, a guida russa, verrebbe utilizzata da Mosca per aumentare il proprio peso politico nelle contrattazioni per l’adesione al WTO. E, così, superare il veto georgiano, che ancora la rende impossibile.

Politica ucraina divisa tra UD ed UE

Nel corso del discorso al Parlamento, dopo un anno di amministrazione, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha rafforzato la strada verso l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, secondo la formula 3+1 – che consente limitata autonomia all’Ucraina.

Contrari a tale scenario, alcuni ambiti della maggioranza filopresidenziale, tra cui il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko. E, ovviamente, l’Opposizione Democratica.

La sua Leader, Julija Tymoshenko, anima della Rivoluzione Arancione, ed ex-Primo Ministro, ha evidenziato come l’ingresso nella CEE di Mosca sia una totale rottura con l’Occidente.

Durante l’ultima puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – l’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, ha illustrato come in politica estera il Paese debba sì commerciare con la Russia. Ma mantenere l’Unione Europea come obiettivo primario, per una maggiore prosperità economica e politica.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: NABUCCO FAVORITO PER CORRIDOIO MERIDIONALE UE. SOUTHSTREAM ALLARGA LA SCHIERA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 21, 2011

Bruxelles preferisce il gasdotto verdiano per la diversificazione delle importazioni di oro blu. Con Gazprom, anche i tedeschi della Wintershall. Suez-Gaz de France aumenta la quota nel Gasdotto Ortodosso

I percorsi di Southstream e Nabucco

Il matrimonio s’ha da fare. Chiara la posizione della Commissione Europea, in merito alla strategia energetica da adottare per la diversificazione delle forniture. Più categorica, di quanto precedentemente riportato.

Bruxelles non solo avrebbe caldeggiato la fusione tra Nabucco ed Interconnettore Turchia-Grecia-Italia — ITGI — ma l’avrebbe persino ordinata. A comunicarlo, l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, sulla base di fonti della compania norvegese Statoil, anch’essa favorevole alla soluzione della Commissione.

Accordatosi per l’importazione di gas azero e turkmeno, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha elaborato un piano — il Corridoio Meridionale — per unificare tutti i gasdotti, pianificati per saltare il territorio russo. Da cui l’UE dipende fortemente.

Inizialmente, Bruxelles ha ipotizzato la realizzazione dell’ITGI, più conveniente. E, in secondo luogo, il suo ampliamento verso l’Austria, secondo i piani del Nabucco.

Dunque, sarà il gasdotto di verdiana denominazione l’asse principale su cui si svilupperà il Corridoio Meridionale. Compartecipato dalla turca Botas, dalla romena Transgaz, dalla tedesca RWE, dall’ungherese MOL, dalla bulgara BEH, e dall’austriaca OMV, con il supporto politico dei Paesi AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria — costa 10 miliardi di Dollari.

Mosca fa acquisti

Le contromosse della concorrenza non si sono fatte attendere. Su fonti Gazprom, anche la compagnia tedesca Wintershall starebbe per entrare nel Southstream.

A confermarlo, il Capo del monopolista russo, Aleksej Miller, soddisfatto anche della decisione della francese Suez-Gaz de France di aumentare la propria partecipazione nel progetto, rilevandone il 10% dall’italiana ENI.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, l’infrastruttura è progettata per rifornire il Vechio Continente di oro blu russo, aggirando Paesi inaffidabili, agli occhi del Cremlino, come Moldova, Ucraina, e Romania.

Ideato da Gazprom ed ENI, è compartecipato non solo da Suez Gaz-de France, e dalla tedesca RWE, ma anche dalle compagnie statali bulgara, greca, macedone, serba, austriaca, e slovena — alcune delle quali con un piede in due scarpe, in quanto presenti anche nel Nabucco.

Lungo circa 900 chilometri, costa attorno ai 15,5 miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani