LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina, Georgia e Moldova: Obama e l’Europa puntano all’energia per invitare Putin a rispettare la pace e la democrazia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 17, 2014

I provvedimenti statunitensi colpiscono colossi energetici russi come la Rosneft, la Novatek e la Gazprombank. Il Congresso USA favorevole al riconoscimento a Ucraina, Georgia e Moldova dello status di Paese alleato

Da oltreoceano nomi concreti, mentre in Europa buone intenzioni senza dettagli, tutti ancora da decidere. Nella giornata di mercoledì, 16 Luglio, gli Stati Uniti d’America hanno applicato il terzo round di sanzioni economiche nei confronti della Russia, dopo che Mosca ha ripetutamente provocato militarmente l’Ucraina, nonostante la tregua offerta dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Le sanzioni USA colpiscono la Russia sopratutto per quanto riguarda il settore energetico ed industriale. Tra gli enti colpiti vi sono infatti la banca del monopolista statale russo del gas Gazprom, la Gazprombank, il monopolista statale del greggio Rosneft, le compagnie energetiche Novatek e Feodosiyske -quest’ultima basata in Crimea- la banca Vnyeshekombank, ed altri enti minori attivi nel settore edile, in quello di trasporti e in quello delle armi, come il colosso Kalashnikov, la Izhmash, la Bazalt, la Uralvagonzavod e la Priboroduvaniye.

Oltre agli enti giuridici, le sanzioni USA sono state applicate anche a personalità politiche, come il Vice Speaker della Duma, Sergey Nyevyerov, l’Assistente del Presidente russo Vladimir Putin, Igor Shchegolev, il Ministro per gli Affari di Crimea Oleg Savelyev, e il Primo Ministro dell’autoproclamata Repubblica russa del Donbas Aleksandr Borodar.

Oltre alle sanzioni, che, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, si sono rivelate necessarie dopo che la Russia ha rifiutato la risoluzione diplomatica del conflitto con Kyiv, un passo importante approntato dagli Stati Uniti è la concessione dello status di Paese alleato all’Ucraina, alla Georgia e alla Moldova.

L’iniziativa, approvata dal Congresso in seconda lettura sempre mercoledì, 16 Luglio, è una misura necessaria per prevenire ulteriori aggressioni militari da parte della Russia a Ucraina, Georgia e Moldova: Paesi sovrani ed indipendenti che per il loro desiderio di avvicinarsi alla comunità occidentale Euroatlantica hanno subito ritorsioni di carattere militare ed economico da parte di Mosca.

Inoltre, il progetto votato al Congresso, che deve ancora essere approvato in lettura definitiva, consente l’aumento delle esportazioni di gas liquefatto statunitense a Ucraina, Georgia e Moldova: una misura che, assieme al rafforzamento dei programmi di sostegno logistico ed economico USAID ed OPIC, validi anche per lo sfruttamento dei giacimenti energetici locali, serve a garantire la sicurezza energetica di questi tre Paesi europei per storia, cultura e tradizioni.

L’UE rifiuta l’ampliamento dell’OPAL voluto da Gazprom

Di seguito agli USA, anche l’Unione Europea ha approntato sanzioni nei confronti della Russia per il mancato rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Come stabilito dalla riunione del Consiglio Europeo di mercoledì, 16 Luglio, l’Europa ha dato mandato alla Banca Europea per gli Investimenti e alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo di non finanziare progetti in partnership con Mosca.

Tuttavia, più che le sanzioni, a proposito delle quali l’UE non ha ancora indicato i soggetti concreti dell’economia russa che saranno interessati, a rappresentare un colpo concreto agli interessi della Russia è la decisione della Commissione Europea di rigettare l’ampliamento del gasdotto OPAL, come invece richiesto da Gazprom.

L’OPAL è un gasdotto progettato in territorio tedesco per veicolare in Repubblica Ceca il gas russo proveniente dal Nordstream: infrastruttura realizzata da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per inviare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania e, così, bypassare Paesi UE invisi a Mosca, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La Commissione Europea, per rigettare l’ampliamento dell’OPAL, si è rifatta al Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta la gestione dei gasdotti europei da parte degli stessi enti che controllano anche la compravendita del gas trasportato dall’infrastruttura considerata.

Gazprom sta cercando in tutti i modi di infrangere la legislazione europea per evitare che il Terzo Pacchetto Energetico impossibiliti il rafforzamento dell’influenza russa nel mercato UE dell’Energia, nella quale la Russia è già ben presente grazie a solide partnership tra il suo monopolista statale del gas ed alcune delle principali compagnie europee del settore.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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APPROVATE LEGGI LIBERTICIDE: L’UCRAINA È UFFICIALMENTE UNA DITTATURA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 17, 2014

Il Parlamento ucraino, senza una votazione vera e propria, approva la reclusione per chi manifesta senza permesso e chi viaggia in caroselli formati da più di cinque auto, la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, e la definizione delle Associazioni di volontariato civile e sociale che ottengono finanziamenti dall’Estero come “agenti di Paesi Stranieri”. Approvato un bilancio che rende Kyiv sempre più dipendente dalla Russia di Putin

Dall’essere simile alla Bielorussia di Lukashenka all’imitare in tutto e per tutto il modello di dittatura della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 16 Gennaio, il Parlamento ucraino -la Rada- ha approvato un pacchetto di misure urgenti che limitano la libertà di manifestazione, di stampa, di associazione e di riunione.

Il provvedimento, registrato con il numero 3879, già firmato -quindi reso esecutivo- dal Presidente, Viktor Yanukovych, impone la detenzione per chi manifesta senza permesso delle autorità, vieta agli autisti di viaggiare in caroselli composti da più di cinque auto e di sostare presso case ed abitazioni private.

Le misure prevedono anche l’obbligo da parte delle Associazioni che ottengono fondi dall’Estero -persino per quelle impegnate nel volontariato civile e sociale- di dichiararsi come “Organizzazioni che svolgono funzione di Agente di uno Stato straniero”, ed impone la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, che, ora, saranno associate ad un preciso documento in un determinato registro.

Le misure sono state approvate ad hoc per criminalizzare le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, che hanno luogo in tendopoli installate nelle piazze delle principali città ucraine dallo scorso 21 Novembre.

In particolare, le misure contro gli autisti impediscono l’organizzazione di proteste presso la Dimora privata del Presidente: una villa lussuosa, costruita con i soldi pubblici, situata a qualche Chilometro dalla capitale.

L’approvazione del pacchetto di misure restrittive è stato approvato dal Parlamento su alzata di mano, e non su voto elettronico, come da prassi per provvedimenti del genere, per via dell’ostruzionismo dell’opposizione, che ha fatto mancare a più riprese il numero legale.

Oltre che con la votazione sul modello putiniano -presso la Duma russa la presa d’atto dei provvedimenti avviene molto spesso senza la conta di quanti effettivamente hanno espresso voto favorevole- l’ostruzionismo dell’opposizione è stato infranto dalle aggressioni fisiche che hanno ridotto un parlamentare dell’opposizione con la testa insanguinata.

Pronta è stata la condanna da parte dell’Ambasciatore UE a Kyiv, Jan Tombinski, che ha sottolineato come i provvedimenti, se non sono approvati secondo le procedure, pongano in serio dubbio la natura democratica dell’Ucraina.

Critiche sono pervenute anche dal Ministro degli Esteri svedese Karl Bild, dal Capo della diplomazia polacca Radoslaw Sikorski, e dal Titolare del Dicastero degli Esteri lituano, Linas Linkevicius.

Più forti sono state le posizioni degli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, ha ritenuto inammissibili misure che limitano la democrazia e la Libertà, e la modalità con cui esse sono state approvate.

Le misure restrittive sono state accompagnate anche dall’approvazione del Bilancio preventivo, che il Parlamento ha deliberato senza alcuna discussione sempre su votazione “facilitata” dalla sola alzata di mano.

Il Budget è basato unicamente sul prestito di 15 Miliardi di Dollari che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso all’Ucraina dopo che Yanukovych ha rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

Oggi Kyiv, domani la democrazia e la libertà in Europa

Con la nuova manovra, l’Ucraina diventa de facto dipendente dalla Russia sia sul piano morale -le leggi restrittive approvate dalla Rada ricordano molto quelle liberticide imposte da Putin- che su quello economico, dal momento in cui, tra tre mesi, Kyiv sarà chiamata a rinegoziare gli accordi per l’acquisto di gas da Mosca che la Federazione Russa ha concesso a Yanukovych sempre in cambio della rinuncia all’integrazione con l’UE.

Tale passo, che costringerà l’Ucraina a cedere ingenti parti di sovranità politica alla Russia, favorisce l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per ristabilire un nuovo Impero Russo nello spazio ex-sovietico che, come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, ha lo scopo di estromettere ed annichilire l’UE.

L’Europa sta così perdendo una battaglia importante: un fatto da cui potrebbe essere messa a serio repentaglio la tenuta dell’UE stessa, poiché è solo grazie all’inglobamento dell’Ucraina nella sua sfera di influenza che la Russia può ritornare ad avere ambizioni imperiali.

È quindi interesse strategico dell’Europa il mantenimento di un’Ucraina indipendente, sovrana, democratica ed europea che, oltre a salvaguardare l’UE, agevoli una democratizzazione della Russia, in vista anche di un suo possibile coinvolgimento in relazioni strette con l’UE basate sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

USA VS RUSSIA: TRA OBAMA E PUTIN UNA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 27, 2012

Il Presidente Statunitense condiziona le relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca al rispetto dei diritti umani nella Federazione Russa. La questione del gas alla base della rottura tra la Casa Bianca e il Cremlino.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Il presidente russo, Vladimir Putin

L’Obama promotore del dialogo con la Russia di Putin, spesso in maniera ostinata, che finora l’Europa ha conosciuto alla fine potrebbe non rivelarsi poi così accomodante con Mosca. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il periodo dell’Avvento ha comportato un sensibile peggioramento delle relazioni tra USA e Russia.

Il contrasto tra Washington e Mosca è stato provocato dalla decisione del Presidente USA, Barack Obama, di firmare l’emendamento Jackson-Vanik: un atto politico che subordina le relazioni diplomatiche e commerciali tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa al rispetto dei diritti umani in Russia.

A rendere particolarmente dura la posizione di Obama è la clausola che prevede il congelamento dei beni in territorio USA e il divieto di ingresso negli Stati Uniti d’America per le personalità russe riconosciute colpevoli di mancato rispetto dei diritti fondamentali del cittadino.

L’atto firmato dal Presidente democratico, che è stato spesso accusato dalla minoranza repubblicana di essere troppo morbido nei confronti della Russia dell’autoritario Presidente Vladimir Putin e di altre democrature come l’Iran di Ahmadinejad e la Corea del Nord, è la conseguenza di una serie di provvedimenti ostili agli Stati Uniti d’America approvati di recente dalla Russia.

La Camera Bassa della Duma ha approvato il congelamento dei beni dei cittadini statunitensi ritenuti colpevoli di mancato rispetto dei diritti dei russi.

Un’altra misura fortemente nazionalistica è stata la decisione del Parlamento russo, confermata dal Presidente Putin, di espellere dalla Federazione Russa le Organizzazioni Non Governative statunitensi che ricevono sovvenzioni e aiuti dagli USA, tra cui la USAID: ente impegnato nello sviluppo della democrazia in diverse aree del Mondo.

Alla base del braccio di ferro tra Obama e Putin vi è una ragione di carattere energetico: con l’avvio dello sfruttamento dello shale – gas ubicato a basse profondità estraibile mediante sofisticate e sicure tecniche di fracking attuate finora solo in Nordamerica – gli USA hanno incrementato esponenzialmente le esportazioni di gas, arrivando ad insidiare il monopolio delle esportazioni di oro blu finora detenuto dalla Russia.

La nuova guerra fredda del gas si è fatta particolarmente evidente in Asia: regione del Mondo in cui l’Amministrazione democratica di Obama si è quasi unicamente concentrata – a differenza di quella repubblicana di George W. Bush, che ha preferito concentrarsi in Europa e Caucaso.

Washington ha rafforzato i legami energetici con l’India, aprendo alla gestione diretta dello sfruttamento di giacimenti shale statunitensi per i principali enti indiani ed aumentando l’esportazione di gas a Nuova Delhi.

Inoltre, gli USA hanno firmato contratti importanti per l’esportazione di gas in Corea del Sud e Singapore, aprendo anche a trattative con Cina e Giappone.

Dinnanzi all’espansione degli USA, la Russia ha risposto accelerando la costruzione dell’oleodotto Siberia Occidentale-Oceano Pacifico, con cui Cina e Giappone aumentano la dipendenza energetica dalle forniture russe.

Inoltre, Mosca ha rafforzato le relazioni energetiche con il Giappone, programmando l’avvio delle esportazioni di gas liquefatto in terra nipponica in cambio della compartecipazione dell’ente giapponese Itachi al Southstream: gasdotto avviato in Europa dal monopolista russo Gazprom per aumentare la dipendenza energetica alla Russia dell’Unione Europea – ad oggi legata al Cremlino per il 40% del fabbisogno complessivo continentale.

L’Europa sede della guerra fredda del gas tra USA e Russia

Proprio l’Europa potrebbe rivelarsi il nuovo campo di battaglia della guerra fredda del gas tra USA e Russia.

L’Amministrazione Presidenziale democratica, concordemente con la minoranza parlamentare repubblicana, ha sostenuto la necessità di avviare l’esportazione di shale liquefatto anche in Europa, con lo scopo di battere la concorrenza dei russi nel mercato europeo, e di consentire all’Unione Europea di diversificare le forniture di gas con approvvigionamenti sicuri e convenienti.

La battaglia in Europa si prospetta quantomai aspra, a causa della frammentazione del Vecchio Continente in stati ideologicamente filo-russi e Paesi convinti della reale necessità di diversificare gli approvvigionamenti di gas per l’UE.

La Russia può contare sul supporto di Francia e Germania, a cui ha concesso sconti sulle forniture di gas in cambio del sostegno politico ai piani energetici di Mosca in sede UE.

Il Cremlino si avvale del gas per realizzare una politica di divide et impera, e mantenere la propria egemonia energetica e politica in Europa.

Oltre alla costruzione di gasdotti che aumentano la dipendenza dell’UE da Mosca – come il Nordstream e il già citato Southstream – il Cremlino da un lato ha concesso sconti ai Paesi dell’Europa occidentale in cambio della loro fedeltà politica, dall’altro ha tenuto alte le tariffe per gli Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Polonia, Lituania, Romania ed Ungheria – costrette a pagare a Mosca prezzi altissimi per il gas – sono tra i principali sostenitori della politica di diversificazione delle forniture di gas progettata dalla Commissione Europea per importare oro blu naturale direttamente dall’Azerbaijan mediante la costruzione di nuovi gasdotti – il Nabucco e la TAP – e gas liquefatto mediante la realizzazione di un massiccio numero di rigassificatori.

Polonia, Lituania e Romania, insieme con Germania e Gran Bretagna, sono tra i Paesi che hanno avviato in Europa la ricerca di gas shale, convinte che l’esempio statunitense possa costituire la chiave di volta per una nuova stagione della politica energetica internazionale.

Matteo Cazzulani

IVANISHVILI ALLA PRIMA: IMPEACHMENT PER SAAKASHVILI, BUONI RAPPORTI CON UE, NATO E RUSSIA

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 3, 2012

Il Leader della formazione vincitrice delle Elezioni Parlamentari georgiane, Sogno Georgiano, invita il Capo dello Stato a dimettersi prima che la nuova maggioranza avvii provvedimenti atti al suo sollevamento. In politica estera, il paperone di Tbilisi promette relazioni privilegiate con Bruxelles, Mosca e Azerbaijan 

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

La classe politica che ha reso la Georgia una democrazia europea sarà azzerata, e Tbilisi passerà dall’essere un attore mondiale al diventare un player regionale. Nella giornata di martedì, 2 Ottobre, il leader dell’Opposizione georgiana Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili, ha presentato le prime linee-guida del suo operato dopo avere vinto le Elezioni Parlamentari del giorno precedente.

Il primo atto promesso da Ivanishvili, che ancora non ha sciolto le riserve sul nome del Premier, né su quello dello Speaker del Parlamento – alla guida dell’Assemblea Legislativa potrebbe essere eletto l’ex-calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze: capolista di Sogno Georgiano – è l’avvio di una procedura di impeachment nei confronti del suo rivale, il Presidente Mikheil Saakashvili.

Secondo quanto dichiarato dal leader di Sogno Georgiano, il Capo dello Stato, in carica fino al 2013 – e pronto, come dichiarato ufficialmente, a nominare un Esecutivo proposto da Ivanishvili – ha chiaramente ricevuto una dimostrazione di sfiducia nelle urne dal suo popolo e, per questa ragione, sarà compito della nuova maggioranza invitare il Presidente ad abbandonare il suo posto prima della scadenza anticipata del suo mandato.

Senza lasciare spazio nemmeno alla rielezione di Ministri dell’attuale esecutivo, Ivanishvili ha inoltre assicurato un cambiamento moderato della Georgia in politica estera.

Da attore mondiale – come ha cercato di rendere il suo Paese Saakashvili grazie ai rapporti diretti con gli USA, l’Europa ed altre importanti realtà della geopolitica del pianeta – Tbilisi diventerà un player regionale che mira sempre all’integrazione con UE e NATO, ma presta attenzione anche ai rapporti coi vicini dell’area caucasica, a partire da Russia ed Azerbaijan.

In aggiunta, il Leader di Sogno Georgiano ha dichiarato la volontà di riportare sotto il controllo di Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud, strappate a Tbilisi dalla Russia nell’Agosto 2008 in seguito ad un’aggressione militare che, come riportato dall’autorevole Trend, Ivanishvili ha ritenuto essere stata preparata da Mosca da circa 200 anni.

Varie sono state le reazioni della Comunità Internazionale alle prime parole di Ivanishvili. L’Ambasciatore USA a Tbilisi, Richard Norland, si è complimentato con i georgiani per la dimostrazione di democrazia data con lo svolgimento di elezioni regolari, e ha dichiarato l’intenzione di Washington di mantenere i buoni rapporti con la Georgia finora mantenuti da Saakashvili.

Soddisfazione per la vittoria di Sogno Georgiano è stata espressa dalla Russia, che per voce del Presidente della Commissione per le relazioni con i Paesi CSI, Leonid Slutsky, ha sottolineato l’occasione che ha ora Ivanishvili per migliorare un rapporto tra Tbilisi e Mosca definito come totalmente ostile.

Per questa ragione, il politico russo ha invitato il Leader della nuova maggioranza ad opporsi strenuamente a Saakashvili.

Critiche sono state sollevate dal Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfried Martens, che, dopo essersi complimentato con Saakashvili per aver reso la Georgia una democrazia europea, ha giudicato l’invito espresso da Ivanishvili alle sue dimissioni un atto di offesa dei principi democratici che hanno permesso all’opposizione di ottenere la maggioranza del Parlamento.

“L’invito [di Ivanishvili alle dimissioni di Saakashvili, n.d.a.] è totalmente inaccettabile, ed è un attacco diretto alla democrazia ed allo Stato di Diritto – riporta la nota PPE – Mi aspetto che quei politici europei che tanto si sono affrettati a congratularsi con Ivanishvili lo invitino ad un immediato dietrofront”.

I due protagonisti della politica georgiana

Uomo più ricco di Georgia – 146 nel rating Forbes – con un passato di business tra Russia e Francia – di cui possiede la cittadinanza – Ivanishvili ha vinto le Elezioni Parlamentari georgiane di Domenica, Primo di Ottobre, con il 53% dei voti. Il Partito del presidente Saakashvili, il Movimento Nazionale Unito, è invece rimasto fermo al 41%.

Saakashvili ha amministrato il Paese per otto anni, dal 2003, anno in cui egli stesso ha guidato il processo democratico nonviolento georgiano, passato alla storia come Rivoluzione Delle Rose.

Tra i risultati ottenuti dal Presidente: l’ammodernamento del sistema economico, giuridico e democratico della Georgia, che da repubblica post-sovietica è diventata rapidamente uno Stato candidato alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

A provocare la caduta dei consensi nei confronti di Saakashvili – ampiamente sostenuto dal suo popolo anche durante l’aggressione militare della Russia dell’Agosto 2008 – è stato uno scandalo legato a violenze perpetrate nelle carceri da parte delle forze di polizia, scoppiato in maniera misteriosa a pochi giorni dal voto, ma capace di discreditare agli occhi degli elettori il Governo uscente.

Matteo Cazzulani

La Russia torna in piazza contro Putin

Posted in Russia by matteocazzulani on September 16, 2012

20 Mila manifestanti, appartenenti alle opposizioni liberali, di estrema sinistra e della destra nazionalista, a Mosca hanno preso parte alla “Marcia Dei Milioni”. Critiche all’assenza di democrazia sono state sollevate dal Parlamento Europeo con una risoluzione votata ad ampia maggioranza.

Due sono le Russie che in questi giorni sono fortemente contestate a livello di piazza ed istituzionale: quella politicamente autoritaria e quella energergeticamente monopolista. Nella giornata di sabato, 15 Settembre, a Mosca in 20 Mila militanti delle opposizioni russe – dalla sinistra estrema ai liberali fino ai conservatori ultranazionalisti – sono scesi in piazza per manifestare contro il regime che, a loro opinione, e stato instaurato in Russia dal Presidente, Vladimir Putin, di cui sono state chieste le immediate dimissioni.

La “marcia dei milioni”, com’e stata ribattezzata la dimostrazione, si e svolta presso Piazza Sakharov, ed e culminata con un comizio dei principali leader politici che hanno invitato la folla ad attivarsi per costruire una Russia davvero libera e democratica. Inoltre, i manifestanti hanno chiesto pubblicamente la liberazione delle Pussy Riot: cantanti rock condannate a diversi anni di reclusione per avere manifestato contro Putin in una Chiesa.

Ben più strutturata di quella delle opposizioni russe e stata la critica espressa alle Autorità russe dal Parlamento Europeo, che nella giornata di giovedì, 13 Settembre, ha varato una risoluzione con cui ha contestato non solo la detenzione delle Pussy Riot, ma anche la recente estromissione dalla Duma del deputato di Opposizione Gennadiy Gudkov: giudicata un atto di repressione della libertà politica.

Nella giornata di venerdì, 14 Settembre, il Deputato della Duma Gennadiy Gudkov, del gruppo di opposizione “Russia Giusta”, noto per avere preso parte alle partecipate manifestazioni antiputiniane del Dicembre 2011, e stato privato del mandato di Parlamentare.

Gudkov, di professione avvocato, e stato dimesso da un voto del Parlamento dopo essere stato accusato di esercitare attività imprenditoriale durante l’esercizio del suo mandato. La legge russa prevede il divieto di lavorare nel contempo come politico e come imprenditore, ma l’interessato ha negato le accuse, ed ha accusato le Autorità di mancato rispetto della libertà di espressione.

Nella risoluzione, l’Emiciclo di Strasburgo ha inoltre contestato l’uso politico della magistratura per incarcerare i dissidenti, ed ha invitato Mosca al rispetto dei principi della democrazia, dei diritti umani e della libertà di stampa per poter mantenere nel futuro rapporti stabili e fruttuosi con l’Unione Europea.

Il gas oltre alla democrazia

La posizione del Parlamento Europeo nei confronti della Russia di Putin non e la sola iniziativa critica presa da Bruxelles. Come noto, da una settimana la Commissione Europea ha denunciato la politica energetica di Mosca, con la quale la Russia intende mantenere il proprio monopolio economico – e quindi rafforzare la sua influenza anche a livello politico – nel Vecchio Continente.

Nello specifico, Bruxelles ha aperto un’inchiesta ufficiale nei confronti del monopolista russo, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – per condotta anticoncorrenziale nei mercati dell’Unione Europea. Inoltre, la Russia e stata criticata per continuare ad ostacolare il piano di diversificazione delle forniture di gas messo a punto dalla Commissione Europea.

Mediante la costruzione del Southstream – gasdotto progettato da Gazprom per rifornire di gas russo l’Europa Sud-Occidentale – Mosca sta impedendo la realizzazione del Nabucco: conduttura sostenuta dalla Commissione Europea e dai Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – concepita per trasportate direttamente in Europa oro blu proveniente dall’Azerbajdzhan.

All’iniziativa di Bruxelles – avviata dopo un’attenta presa visione dei contratti firmati da Gazprom con le compagnie energetiche dell’Europa Centrale, a cui per ragioni politiche e stato imposto un prezzo per il gas più alto rispetto a quello concordato con i Paesi dell’Occidente del Vecchio Continente – la Russia ha reagito accusando la Commissione Europea di essere schiava degli Stati non appartenenti alla zona euro, ed e stata apostrofata come “ladra” dal Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA AL VOTO: LA SORPRESA SLOVENA, LA CONFERMA CROATA, LA FURBIZIA RUSSA

Posted in Balcani, Russia by matteocazzulani on July 1, 2012

Colpo di scena in Slovenia, con i progressisti davanti ai moderati. Conferma della annunciata vittoria del centrosinistra in Croazia. Ancora repressioni nella Russia di Putin

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Il gusto della democrazia ed il cinismo della repressione. Questo lo scenario politico di Domenica, 4 Dicembre, giorno in cui si è votato contemporaneamente per il rinnovo dei Parlamenti in Slovenia, Croazia, e Russia. Tre scenari differenti, dominati da emozioni, colpi di scena, ma manche brutali conferme.

Sorpresa per il risultato sloveno, dove ad avere la meglio è stata Slovenia Positiva: partito di centro-sinistra fondato da poco dal sindaco di Lubiana, Zoran Jankovic, popolare non solo come guida storica della capitale – rieletto nel 2010 dopo la prima investura nel 2006 – ma anche per avere guidato la catena di supermercati Mercator. Sarà lui, con il 29,6% dei consensi, ad avere la responsabilità di tenere fuori la Slovenia da una crisi dell’Euro che, dopo Grecia, Spagna, Italia, ed Irlanda, rischia di colpire l’unico Stato Balcanico ad avere adottato la divisa unica.

Nulla da fare per il moderato Partito Democratico Sloveno – SDS – dell’ex-Premier Janez Jansa, dato per favorito ma fermo al 26%, e nemmeno per la forza socialdemocratica del Capo del Governo uscente, Borut Pahor, terzo con il 10,7%.

Nihil novi per la Croazia, dove la vittoria preannunciata dell’opposizione di centro-sinistra ha avuto conferma: un risultato storico, dal momento in cui la Kukuruda – coalizione progressista, così chiamata dal nome del ristorante presso Rijeka in cui è stata fondata, guidata dal Partito Socialdemocratico della Croazia – SDP – di Zoran Milanovic – ha interrotto il lungo governo della conservatrice Comunità Democratica Croata – HDZ – dell’ex-Premier, Jadranki Kosor: al potere dall’indipendenza del Paese del 1991, ultimamente incapace di scacciare l’incubo bancarotta. Dunque, enormi responsabilità sulle spalle del 45enne Milanovic, anche perché la Croazia è in dirittura d’arrivo nel lungo cammino per l’ingresso nell’Unione Europea, che sarà finalizzato il prossimo 9 Dicembre.

La bufala russa

Amare notizie, invece, per la Russia. I media occidentali hanno salutato la perdita della maggioranza assoluta da parte di Russia Unita – il Partito del potere del tandem Putin-Medvedev – come un segnale di risveglio democratico in un Paese cronicamente affetto da elezioni falsate e riduzione violenta al silenzio del dissenso. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui a vincere la consultazione sono stati solo partiti-satelliti del Cremlino – i Liberal-Democratici di Zhirinovs’kij, quarti con l’11,42%, i socialdemocratici di Russia Giusta, terzi con il 12,8% – oppure opposizioni vere, tollerate in quanto sostenute da una fascia minoritaria della popolazione, come i comunisti di Zjuganov, secondi con il 19,8%. Niente da fare per la vera opposizione di Jabloko, Partito liberale e filo-europeo, guarda caso non in grado di abbattere il quorum necessario per ottenere seggi alla Duma.

In aggiunta, le solite repressioni: una manifestazione del movimento di opposizione Altra Russia è stato contrastato dall’intervento violento della milicija, con la solida coda di una decina di arresti. Inoltre, i siti di Radio Ekho Moskvy e della ONG Golos – nota per l’impegno a democraticizzare la Federazione Russa – sono stati oscurati fin dalla mattinata, quando le urne stavano giusto per essere aperte nella regione di Mosca.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MENO CARBURANTE PER IL NORDSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 2, 2012

Rinviato lo sfruttamento di un giacimento nel Mare di Barents necessario all’aumento della portata dell’infrastruttura sottomarina del monopolista russo, Gazprom. L’UE attiva nella ricerca di fonti alternative alla Russia mediante l’importazione di gas liquido e nell’unificazione dei gasdotti dell’Unione  

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Niente tregua nella contesa dei gasdotti da cui dipende l’equilibro energetico europeo, nemmeno a Capodanno. Nella giornata di sabato, 31 Dicembre, il monopolista russo, Gazprom, non è riuscito a convincere le compagnie norvegese e francese, Statoil e Total, ad avviare lo sfruttamento del giacimento di Shtokman, nel Mare di Barents.

Ufficialmente, i partner di Gazprom avrebbero sollevato obiezioni di carattere ambientale, ma, come rilevato da alcune indiscrezioni, la questione sarebbe puramente economica: Statoil e Total sono contrarie alle accise del 30% imposte dal governo russo sull’oro blu dello Shtokman e, in aggiunta, da tempo richiedono a Mosca maggiori investimenti nell’area.

Fresca di rinnovo, la Duma, ha calendarizzato la questione nelle prossime sedute, ma l’ennesimo posticipo dello sfruttamento del giacimento rappresenta un duro colpo alle ambizioni energetiche della Russia, in quanto serbatoio di Oro Blu del Barents è fondamentale per l’alimentazione dei gasdotti con cui il Cremlino esporta oro blu in grandi quantità agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Tra essi, il Nordstream: infrastruttura sul fondale del Mar Baltico che collega direttamente la Russia alla Germania, concepita da Gazprom – in collaborazione con le compagnie tedesche E.On, e Wintershall, la francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie – per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Polonia e Stati Baltici.

Lungo 1224 chilometri, il gasdotto settentrionale – con cui la Russia realizza la politica del divide et impera gasato in Europa – è stato avviato l’8 Novembre 2011: per il 2012, Gazprom ne ha progettato un importante ampliamento, tuttavia, oggi in forse a causa dall’impasse sullo sfruttamento dello Shtokman. Finora, nessun commento né da parte del monopolista russo, né dei partner europei occidentali, che, avendo puntato forte sul Nordstream, hanno assoggettato la propria politica energetica a quella del Cremlino.

Verso una comune politica energetica dell’UE

Altresì, chi alza la testa è l’Unione Europea, attiva nella diversificazione delle forniture di gas per il Vecchio Continente e nel varo di una comune politica energetica UE. Nella giornata di Domenica, Primo di Gennaio, Bruxelles ha erogato 50 Milioni di Euro per la costruzione del gasdotto Swinoujscie-Stettino: infrastruttura fondamentale per il trasporto dell’oro blu rigasificato nel terminale polacco sul Baltico verso Germania e resto dell’Europa Centrale.

Seppur ostacolata dalla condotta delle singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale – favorevoli ad intese bilaterali con Gazprom, anche a discapito dell’interesse generale dell’UE – Bruxelles, per diminuire la considerevole dipendenza dal gas della Russia – ad oggi circa l’80% – sta favorendo la costruzione di terminali marittimi come quello di Swinoujscie, la stipula di contratti con nuovi fornitori per l’acquisto di gas liquido – assieme a Polonia e Paesi Baltici, la Commissione Europea sta stringendo accordi con Qatar, Norvegia ed Irak – e la messa in comunicazione di tutti i gasdotti dei Paesi dell’Unione in un sistema di corridoi deputati ad assicurare oro blu in ogni angolo del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA L’ENNESIMA MANIFESTAZIONE ANTIPUTINIANA. MA LA REPRESSIONE CONTINUA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 25, 2011

Circa 30 Mila dimostranti a Mosca protestano contro i brogli elettorali che hanno garantito al Partito del Potere la maggioranza quasi assoluta in Parlamento, ed invitano a votare contro Putin alle prossime Elezioni Presidenziali. Repressioni ed arresti a San Pietroburgo ed in provincia. Fermi anche in Ucraina

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Se Putin non fosse ortodosso avrebbe buoni motivi per digerire a fatica il panettone. Nella giornata di sabato, 24 Dicembre, a Mosca ha avuto luogo la seconda imponente manifestazione delle opposizioni alla Verticale del Potere: capaci di riempire il Prospekt Sakharov con una folla oceanica.

Secondo gli organizzatori, i dimostranti sarebbero stati cento mila, mentre per le Autorità non si può parlare di più di 30 Mila persone. Ciononostante, l’affluenza è stata ben superiore alla precedente manifestazione di massa del 10 Dicembre, a cui, in Piazza Bolotnaja, hanno partecipato in 20 Mila: numeri da capogiro se si considera il clima di terrore finora imposto dalle autorità russe, che malvolentieri hanno tollerato ogni espressione di dissenso, sia pubblica che privata.

Ai sostenitori dei movimenti di opposizione Solidarnost’ – di orientamento democratico – ed Altra Russia – liberalprogressista – si sono aggiunti militanti di ogni colore, dall’estrema destra alla sinistra, e persino privati cittadini: uniti nel protestare contro i brogli elettorali che, lo scorso 4 Dicembre, hanno garantito la maggioranza quasi assoluta alla Duma al Partito del Potere, Russia Unita.

Dopo i discorsi dal palco dei principali Leader del dissenso politico al Cremlino – il vice-capo di Solidarnost’, Boris Nemcov, l’ex-Ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il campione di scacchi, Garri Kasparov, il blogger Aleksej Naval’nyj, la nota teleconduttrice, Ksenija Sobchak, e l’ultimo Presidente URSS, Mikhail Gorbachev – i manifestanti hanno richiesto una commissione d’inchiesta neutrale per appurare l’effettiva regolarità del voto del 4 Dicembre, ed invitato ogni cittadino russo a partecipare alle Elezioni Parlamentari del prossimo 4 Marzo per votare un candidato qualsiasi al di fuori dell’esponente della verticale del potere, l’attuale Premier, Vladimir Putin.

Janukovych poliziotto di Putin

Oltre a quella di Mosca – che gli organizzatori hanno promesso di replicare nei prossimi mesi – simili manifestazioni si sono svolte in centri di provincia, dove, all’oscuro delle telecamere dei principali network internazionali, si sono registrati arresti e repressioni da parte delle Autorità. A San Pietroburgo, tra i 1500 dimostranti la polizia ha fermato alcuni “provocatori”, mentre a Barnaul ad essere arrestati sono stati i quattro organizzatori della manifestazione locale, a cui hanno partecipato circa 400 persone.

In linea con il regime di Mosca è anche quello di Kyiv, dove il Presidente, Viktor Janukovych, continua a dare prove della svolta autoritaria adottata dalla sua Amministrazione: già responsabile di arresti e processi politici a carico di una decina tra giornalisti indipendenti ed esponenti dell’Opposizione Democratica. La manifestazione in solidarietà agli oppositori russi della Coalizione dei Partecipanti della Rivoluzione Arancione, sul centrale Khreshchatyk, è stata repressa dalla polizia con cinque arresti.

Ufficialmente, la simpatica dimostrazione – organizzata su una giostra – è stata interrotta con la forza per disturbo della quiete pubblica, ma è difficile escludere che, anche sulle Rive del Dnipro, il minimo dissenso inizi davvero a dare fastidio, sopratutto in seguito al congelamento dei rapporti con l’Unione Europea: turbata dinnanzi al rapido regresso della democrazia in Ucraina, con cui Janukovych sta isolando sempre più il suo Paese a livello internazionale.

Un segnale preoccupante, che dimostra come – a differenza di quanto abilmente tollerato a Mosca dalle Autorità: intenzionate a presentarsi al Mondo come realmente democratiche – il puntinismo sia ancora vivo e ben radicato non solo nella sterminata provincia russa, ma anche in Paesi europei, una volta parte dell’Unione Sovietica.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

Elezioni Parlamentari Russe: una bufala “democratica”

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

I media occidentali evidenziano con enfasi il crollo del partito del potere. Liste civetta conniventi con l’asse Putin-Medvedev le uniche ad entrare nella Duma, con arresti di oppositori, e repressioni sui media indipendenti

La menzogna e servita, con il tacito assenso di un occidente impaurito ed ingannato. Il risultato delle elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, e stato accolto come passo in avanti verso la democrazia da parte di una Russia palesemente autocratica, e tradizionalmente avvezza a consultazioni elettorali manipolate senza troppi mascheramenti.

In effetti, i risultati sono storici, dal momento in cui Russia Unita, il partito del potere del tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e domani certamente Presidente e Premier – ha registrato un crollo vertiginoso dei consensi: passando dal 68% al 46,0. Una maggioranza assoluta non più posseduta solo nella forma, dal momento in cui, nella sostanza, le elezioni sono state un grande bluff.

Difficile ritenere opposizione gli altri partiti entrati alla Duma: il Partito Liberal-Democratico di Zhirinovskij , quarto con il 13,2% dei voti, e apertamente sciovinista ed in linea con le politiche imperialiste con cui Putin e Medvedev si sono presentati. La sedicente socialdemocratica Russia Giusta, terza con il 14,1% dei voti, e una cozzagli a elettorale, secondo molti esperti autorevoli creata ad hoc dal Cremlino per dare una parvenza di democrazia.

Il medesimo atteggiamento tenuto dalla verticale del potere per i comunisti di Zjuganov: secondi con il 21,0%, presentati alla stampa mondiale come prova tangibile di un pluralismo partitico difficile da credere. Guarda caso fuori dal Parlamento sono rimasti i Deputati di Jabloko: unica forza di opposizione, chiaramente liberale e filo europea.

Repressioni ed arresti a corredo del “successo” dello zar del gas

Per ora, le organizzazioni non governative impegnate nell’osservazione delle consultazioni non si sono espresse, ma restano alcuni precisi segnali. In primis, le notizie della stampa russa ed internazionale: tutte allineate nell’esaltare i progressi della democrazia russa. In secondo luogo, i fatti sapientemente sottaciuti da chi ha interesse nel presentare lo zar del gas come alfiere della democrazia.

Sin dalla mattinata i siti di radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos – impegnata nel rispetto della democrazia – sono stati oscurati. Nella serata, presso piazza Triumfal’naja, più di una decina di militanti del movimento di opposizione Altra Russia sono stati arrestati: rei di avere manifestato il proprio dissenso alle elezioni-farsa organizzate da un regime che, legittimato dalle ennesime manipolazioni, e santificato da un’Occidente addormentato, resta una minaccia per l’Europa tutta.

Matteo Cazzulani