LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS AZERO IN GRECIA: TAP E DESFA FIRMANO UN ACCORDO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 19, 2013

Il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico ha concordato con la compagnia DESFA la forte distribuzione del gas dell’Azerbaijan nel sistema infrastrutturale energetico nazionale greco. Atene trae vantaggio dal transito sul suo territorio della TAP

Una lezione che l’Italia farebbe bene ad imitare per evitare di perdere una ghiotta occasione per diversificare le fonti di approvvigionamento di energia. Nella giornata di giovedì, 18 Luglio, il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e la compagnia greca DESFA, incaricata della gestione del sistema infrastrutturale energetico della Grecia, hanno firmato un accordo di collaborazione.

Come riportato da Pipelines International, il patto prevede l’integrazione della TAP con il sistema di trasporto del gas della Grecia, per permettere un’agevole diffusione nel territorio greco dell’oro blu dell’Azerbaijan veicolato in Europa dal Gasdotto Trans Adriatico.

Come riportato da una nota, la TAP ritiene l’accordo di collaborazione necessario per stringere partnership anche con altri Paesi dei Balcani, che possono essere interessati a rifornimenti di gas dell’Azerbaijan per diversificare le proprie fonti di oro blu nazionali.

Lo scorso 28 Giugno, il Gasdotto Trans Adriatico, concepito per veicolare 10 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania, ha vinto l’appalto per il trasporto del gas azero in Europa.

La TAP è compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, da quella tedesca E.On e dalla belga Fluxys, mentre il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR, e la compagnia francese Total hanno un’opzione sul 50% della conduttura.

Dall’Albania, la TAP rifornirà di 5 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno anche la Croazia attraverso Montenegro e Bosnia Erzegovina attraverso la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP, compartecipata dalla compagnia bosniaca BH-Gas e dalla croata Plinacro.

La lezione greca per la politica italiana

Con il patto tra la DESFA e la TAP, la Grecia, attraverso cui il Gasdotto Trans Adriatico veicola il gas dell’Azerbaijan verso Albania e Italia, ha così assunto una politica che mira a tutelare lo status di Paese di Transito ed assicurare continui e stabili approvvigionamenti.

La medesima tattica potrebbe, e dovrebbe, essere assunta dall’Italia, qualora, come probabile, la TAP sarà prolungata verso Svizzera, Germania, Belgio e Olanda per rifornire di gas azero l’Europa Nord-Occidentale.

Tuttavia, l’Italia sembra poco interessata a giocare una partita da cui dipende molto dell’immagine del BelPaese in campo energetico ed estero, per altro di recente già compromessa dagli scandali con il Kazakhstan.

Con il pieno sfruttamento del gas dall’Azerbaijan, l’Italia diversificherebbe gli approvvigionamenti energetici dalla forte dipendenza che, ad oggi, lega l’economia italiana alle importazioni di carburante da Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

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LA TAP SI RAFFORZA IN GRECIA E GEORGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 4, 2013

Il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- estende la partnership con la compagnia greca DESFA, di recente acquisita dal colosso azero SOCAR. L’accordo implementa la distribuzione del gas dell’Azerbaijan nei Balcani

Grecia e Georgia consolidano un’infrastruttura importante per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas dell’Europa. Nella giornata di mercoledì, 3 Luglio, il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- ha firmato un accordo di partnership con la compagnia greca DESFA, incaricata del controllo del Sistema di Trasporto del Gas di Atene.

Nello specifico, l’accordo prevede la cooperazione tra il consorzio TAP e la DESFA per quanto riguarda la realizzazione del tratto greco del Gasdotto Trans Adriatico: un tratto di 550 Chilometri dalla città di Kipoi, ubicata al confine con la Turchia, a Dipotamia, città nei pressi dell’Albania.

L’accordo è stato senza dubbio favorito dalla recente acquisizione della DESFA da parte del colosso energetico azero SOCAR: una delle compagnie più importanti all’interno del consorzio della TAP.

Come riportato in una nota dal Direttore Commerciale della TAP, Lutz Landwehr, la collaborazione con la DESFA permette non solo il radicamento del Gasdotto Trans Adriatico in Grecia, ma anche la sua espansione nei Balcani Occidentali ed Orientali.

La TAP è progettata per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia, a San Foca, nel Salento, dalla Grecia attraverso l’Albania.

Lungo questo tratto, dalla TAP è prevista la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas in Croazia dall’Albania attraverso Montenegro e Bosnia Erzegovina.

Dalla Grecia, la realizzazione dell’Interconnettore Grecia Bulgaria -BGI- consente il trasporto del gas azero anche in territorio Bulgaro.

Infine, dall’Italia il gas azero potrà essere veicolato in Svizzera, Francia, Germania, Belgio e Gran Bretagna grazie alla presenza tra i compartecipanti della TAP della compagnia tedesca E.On, della svizzera AXPO, della belga Fluxys e del colosso britannico British Petroleum -oltre che del colosso norvegese Statoil, di quello azero SOCAR e della compagnia francese Total.

Lo scorso 28 Giugno, la TAP, supportata politicamente dai Governi di Italia, Svizzera, Grecia ed Albania, è stata selezionata come unico gasdotto attraverso il quale veicolare il gas azero in Europa.

La decisione è stata presa da parte del consorzio incaricato della gestione del giacimento dell’Azerbaijan Shakh Deniz II, composto da Statoil, SOCAR, British Petroleum e Total.

La Georgia aumenta la quantità di gas trasportata in Europa

Come riportato dall’autorevole Trend, sempre mercoledì, 3 Luglio, il consorzio Shakh Deniz ha concordato con il Premier georgiano, Bidzina Ivanishvili, investimenti di 2 Miliardi di Dollari per ampliare il Gasdotto del Caucaso del Sud, attraverso cui il gas dall’Azerbaijan è trasportato in Turchia tramite tutto il territorio della Georgia.

Lungo il territorio turco, l’oro blu azero è trasportato in Unione Europea attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- realizzato su sostegno dei Governi di Azerbaijan e Turchia.

La TANAP, supportata politicamente da Commissione Europea, Turchia ed Azerbaijan, è compartecipata dalla SOCAR e dalle compagnie turche BOTAS e TPAO.

Matteo Cazzulani

GAS: LA SOCAR RILEVA LA DESFA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 23, 2013

Il colosso energetico azero rileva il controllo della compagnia greca gestore del sistema di distribuzione del gas ellenico. Sempre più accesa la contesa tra TAP e Nabucco.

Un passo in Grecia con lo sguardo in Bulgaria per garantire la sicurezza energetica all’Unione Europea. Nella giornata di sabato, 22 Giugno, il colosso nazionale azero SOCAR ha raggiunto un accordo per l’acquisto della compagnia greca DESFA, incaricata della gestione del sistema di distribuzione del gas in terreno ellenico.

Come riportato da Natural Gas Europe, la SOCAR si è accordata per acquisire il possesso parziale della DESFA dal Fondo della Repubblica Ellenica di Sviluppo, mentre il restante 35% delle azioni dell’ente incaricato della distribuzione del gas in Grecia Sara ceduto da Atene in seguito ad un’asta pubblica.

L’acquisizione della DESFA da impulso alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico è un progetto concorrente al Nabucco, conduttura progettata per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale via Romania, Ungheria e Bulgaria.

Proprio la Bulgaria e il Nabucco sono al centro degli interessi energetici di Unione Europea ed Azerbaijan, in quanto la SOCAR ha espresso l’intenzione di rifornire del proprio gas il gasdotto dalla verdiana denominazione e, tramite le condutture bulgare, anche la Grecia.

Particolare importanza è ricoperta dall’Interconnettore Grecia Bulgaria -IGB- concepito per veicolare gas dal territorio bulgaro a quello greco nel caso il Nabucco sia preferito alla TAP.

Il Nabucco e la TAP, gasdotti supportati dalla Commissione Europea, sono le due condutture candidate al trasporto del gas azero in Unione Europea tra le quali la SOCAR deve presto compiere una scelta.

La corsa alla DEPA ancora aperta

Decisiva per la realizzazione di Nabucco e TAP è anche la corsa per il controllo della compagnia nazionale DEPA, che il Governo greco ha messo all’asta per reperire le risorse necessarie a rispettare gli impegni finanziari presi con l’Unione Europea.

Dopo l’uscita dalla scalata del monopolista nazionale russo Gazprom, che è intenzionato a bloccare TAP e Nabucco per non perdere la posizione egemonica nel mercato del gas dell’UE, la SOCAR è favorita anche per l’acquisizione della compagnia nazionale greca.

Il possesso della DEPA da parte della SOCAR incentiva la realizzazione delle infrastrutture progettate dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti energetici UE con l’importazione diretta di gas azero.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA E USA SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 20, 2013

Il monopolista russo del gas Gazprom presenta offerte faraoniche per ottenere il controllo delle compagnie nazionali energetiche greche DEPA e DESFA, e lamenta l’intervento degli Stati Uniti d’America a sostegno della corsa del colosso azero SOCAR. L’UE invita Atene a fare cassa per rispettare il piano di rientro in campo economico.

A quanto pare, la Guerra Fredda in Europa non è ancora finita, e si fa sempre più acuta nella regione del Vecchio Continente più fortemente colpita dalla crisi economica.

Come riportato dal Natural Gas Europe nella giornata di martedì, 19 Febbraio, Russia e Stati Uniti d’America stanno combattendo una battaglia su diversi fronti per controllare le compagnie energetiche nazionali greche DEPA e DESFA, che il Governo di Atene ha deciso di privatizzare per reperire risorse necessarie ad arginare il deficit dello Stato.

Molto agguerrita è la Russia, che con il monopolista statale russo, Gazprom -ente controllato dal Cremlino- ha offerto alla Grecia lauti investimenti nel sistema infrastrutturale energetico locale e uno sconto sulle forniture di gas che, ad oggi, coprono il 54,10% del fabbisogno nazionale complessivo greco.

Inoltre, Mosca ha esercitato pressioni diplomatiche su Atene affinché l’offerta presentata da Gazprom e dalla compagnia Sintez-Negusneft sia valutata con particolare attenzione, ed ha lamentato un simile coinvolgimento da parte degli Stati Uniti d’America.

La lamentela dei russi è stata confermata da un esponente del Governo greco che, mantenendo l’anonimato, sempre al Natural Gas Europe ha confermato l’attività del Dipartimento di Stato USA nell’illustrare ad Atene le serie conseguenze geopolitiche che deriverebbero dalla cessione del settore energetico della Grecia alla Russia.

A differenza dei russi, nessuna compagnia USA si è presentata all’asta per l’acquisizione della DEPA e della DESFA: Washington ha così lasciato il ruolo di principale competitor di Gazprom al colosso dell’Azerbaijan SOCAR.

Neutrale, e un poco cinica, è invece la posizione dell’Unione Europea, che al posto di prendere una posizione a favore di una delle parti, o di avanzare una propria proposta, si è limitata ad incentivare una rapida chiusura della partita per portare in cassa il quanto più denaro possibile.

A influenzare il comportamento UE sono sopratutto Germania e Austria, i cui Governi puntano molto sulla riuscita del salvataggio economico della Grecia per ottenere una nuova maggioranza nelle Elezioni Federali, in programma nel 2013.

La scalata sulla Grecia cruciale per la concorrenza tra Southstream e TAP

Dalla battaglia per le compagnie energetiche greche dipende la realizzazione di infrastrutture che possono aumentare, o diminuire, la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia, dalle cui forniture l’UE è oggi legata per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Se a vincere sarà Gazprom, la Grecia finirà per partecipare al Southstream: gasdotto concepito da Mosca dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Se a ottenere il controllo del settore energetico greco sarà la SOCAR, la Grecia vedrà confermata la sua compartecipazione al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia tramite l’Albania.

La TAP è uno dei gasdotti progettati dalla Comunità Europea, e sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria.

Se realizzato, il Gasdotto Trans Adriatico incrementerà il peso dell’Italia -e della Grecia- in Europa, e permetterà anche la creazione di nuovi posti di lavoro in due Paesi fortemente colpiti dalla crisi.

Matteo Cazzulani

GAS: MAXIOFFERTA DI GAZPROM PER LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 21, 2013

Il monopolista statale russo del gas propone 1,9 Miliardi di Euro per l’acquisizione della compagnia nazionale DEPA, mentre il gruppo Sintez punta al controllo della DESFA, ente deputato al controllo dei gasdotti di Atene. Obama contrario all’espansione energetica della Russia in Unione Europea 

Il sistema infrastrutturale energetico della Grecia

Il sistema infrastrutturale energetico della Grecia

Anche a causa della crisi la Grecia resta una pedina fondamentale per lo scacchiere geopolitico europeo. Nella giornata di Domenica, 20 Gennaio, il giornale greco Imersiya ha pubblicato la notizia dell’offerta di 1,9 Miliardi di Euro da  parte del monopolista statale russo del gas, Gazprom, per l’acquisizione della compagnia nazionale energetica greca DEPA.

La faraonica somma proposta da Gazprom – che è controllata direttamente dal Cremlino – è stata resa possibile grazie alla scelta dei vertici del monopolista russo di puntare unicamente al controllo della DEPA, senza considerare la compagnia DESFA – che è deputata al controllo dei gasdotti della Grecia – nell’ambito dell’asta indetta dal Governo greco per dismettere i gioielli del settore energetico di Atene.

La legge del’Unione Europea vieta ad un ente il controllo congiunto sia della compravendita del gas che il controllo delle infrastrutture utilizzate per il trasporto dell’oro blu.

Gazprom, che è già stato accusato da Bruxelles nel Settembre 2012 per concorrenza sleale nei Paesi del’Europa Centro-Orientale, ha così evitato di infrangere nuovamente la legge UE, e, nel contempo, ha potuto mettere sul tavolo delle trattative per l’acquisizione della DEPA un’offerta senza eguali.

A confermare il vantaggio del monopolista statale russo del gas nell’acquisizione della compagnia nazionale greca è anche il Financial Times, che ha riportato come a contendere a Gazprom la scalata alla DEPA sia in primis la Negusneft: compagnia appartenente al gruppo Sintez che, nonostante le leggi UE, ha presentato un’offerta per l’acquisizione sia della DEPA che della DESFA.

Preoccupazione per la possibile acquisizione da parte della Russia dell’intero sistema energetico della Grecia è stato espresso dagli Stati Uniti d’America. Come riportato dalla Imersiya, Washington ha invitato Atene a non incrementare la dipendenza energetica da Gazprom, da cui l’economia del Paese già dipende per l’80% del fabbisogno energetico complessivo.

Differente è stata la reazione dell’Unione Europea. Se da un lato Bruxelles non vede con favore l’operazione della Russia, dall’altro nessuna compagnia di Paesi UE ha preso parte alla scalata per la DEPA e la DESFA, de facto lasciando alle compagnie russe pista libera nell’acquisizione dei gioielli energetici di Atene.

Per arginare la crisi economica che sta colpendo la Grecia con particolare forza, il Governo greco ha deciso di mettere all’asta le compagnie energetiche nazionali DEPA e DESFA. A rendere l’affare appetibile è sopratutto la posizione geografica della Grecia, ed i progetti energetici in cui Atene è coinvolta.

L’offensiva della Russia contraria all’interesse nazionale dell’Italia

Da un lato, la DEPA ha avviato consultazioni con Israele e Cipro per avviare il trasporto del gas proveniente dai giacimenti Tamar e Leviathan, ubicati nelle acque territoriali del Mediterraneo Orientale.

La Grecia è inoltre coinvolta nella realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico: conduttura progettata per veicolare 21 Miliardi di metri di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dalle regioni orientali della Grecia attraverso il territorio albanese fino in Italia.

La TAP, che è sostenuta dai Governi di Italia, Grecia ed Albania, è inserita nel progetto varato dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dalle importazioni dalla Russia, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno complessivo dell’UE.

Il Gasdotto Trans Adriatico risponde anche all’interesse nazionale dell’Italia. Se realizzata, la TAP renderà il nostro Paese l’hub in Europa del gas dell’Azerbaijan, diversificherà gli approvvigionamenti di gas per industrie e utenti privati – con un sensibile decremento del costo della bolletta – e favorirà la creazione di posti di lavoro in un momento di grave crisi economica e sociale.

A mettere in forse la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico è la vittoria dei russi nella scalata alle compagnie energetiche della Grecia. La Russia, che punta a mantenere il quasi monopolio delle forniture di gas all’UE, è contraria ad ogni progetto varato da Bruxelles per diversificare le forniture di oro blu dirette in Europa.

Il controllo della DEPA e della DESFA da parte di Gazprom e Sintez rappresenterebbe dunque il tramonto di un progetto energetico, la TAP, fondamentale per l’interesse dell’UE e di quello nazionale dell’Italia.

A nutrire interesse per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico è anche l’Azerbaijan, che vede nell’UE un mercato importante ove collocare il proprio gas. Per questa ragione, anche il colosso energetico azero SOCAR ha preso parte alla messa all’asta da parte di Atene dei gioielli energetici della Grecia.

Come riportato da Natural Gas Europe, la SOCAR ha proposto un’offerta per acquisire il controllo della DESFA e, così, mantenere il controllo del sistema infrastrutturale energetico della Grecia, mettendo in sicurezza la realizzazione della TAP dall’offensiva economica e politica della Russia.

Matteo Cazzulani

CAMBIANO GLI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 6, 2012

Il sostegno della Turchia al Gasdotto Transanatolico, e il supporto delle compagnie Shell e British Petroleum al Gasdotto Europeo del Sud Est, costringono il Nabucco, progettato dall’Unione Europea, ad un sensibile ridimensionamento. Le differenti infrastrutture chiamate in causa nella corsa UE all’eldorado energetico azero, e i tentativi della Russia di impedire tale disegno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP)

Turchia, Italia e Ucraina, con Unione Europea e Russia dietro le quinte: questi sono gli attori principali destinati a influenzare la realizzazione di un’infrastruttura per consentire a Bruxelles lo sfruttamento dei giacimenti di gas della regione del Mar Caspio. Un’operazione da tempo supportata dalla Commissione Barroso, la quale, dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto di oro blu dal giacimento Shakh-Deniz, ha preventivato la realizzazione di un fascio di gasdotti in cui rientrano interessi nazionali, geopolitici ed energetici di diversa natura e provenienza che, ad oggi, hanno impedito a Bruxelles l’elaborazione un progetto unico.

Chiave di svolta è stata, il 27 Dicembre 2011, la decisione da parte della Turchia di sostenere il Gasdotto Transanatolico (TANAP). L’infrastruttura, progettata lungo tutta la penisola anatolica per trasportare gas dall’Azerbajdzhan al Bosforo, è sostenuta non solo da un accordo politico tra Ankara e Baku, ma anche da un consorzio compartecipato delle compagnie nazionali di Turchia e Azerbajdzhan, BOTAS e SOCAR, dell’olandese Shell, e della britannica British Petroleum.

Secondo i piani di questo consorzio, il gasdotto Transanatolico dovrebbe rappresentare il primo tratto del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP): una lunga infrastruttura che consentirà il trasporto dell’oro blu di provenienza azera ai Paesi centrali e occidentali del Vecchio Continente tramite lo sfruttamento di una delle due infrastrutture già esistenti.

La prima è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI), posseduto dal consorzio Poseidon, in cui rientrano la BOTAS, la compagnia greca DESFA, e l’italiana Edison. Questo gasdotto collega la penisola anatolica ad Otranto, passando per la Grecia e i Mari Egeo e Ionio. Come ammesso dal suo Presidente, Elio Ruggeri, l’infrastruttura vanta modeste dimensioni, ma può contare sull’appoggio politico dell’Azerbajdzhan: confermato, lo scorso 2 Febbraio, dall’incontro tra i vertici della SOCAR e il vice-Ministro allo sviluppo economico italiano, Claudio de Vincenti.

Insidia al’ITGI è la Trans-Adriatic Pipeline (TAP) che è compartecipata dalla compagnia elvetica EGL, dalla norvegese Statoil, e dalla tedesca E.On. Questo gasdotto collega la Grecia a Brindisi passando per l’Albania e, come dichiarato dal suo Direttore delle Relazioni Internazionali, Michael Hoffman, può garantire il trasporto di una quantità di gas superiore a quella attuale in caso di accordo con il consorzio Transanatolico.

L’ultima parola spetta all’Azebajdzhan, che, al momento della firma dei pre-contratti con la Commissione Europea, ha promesso di decidere in tempi brevi su quale itinerario energetico puntare per onorare i propri obblighi di Paese fornitore. Tuttavia, a complicare questa scelta è la presenza di altri due progetti alternativi al Gasdotto Europeo del Sud-Est.

Il primo è il Nabucco: gasdotto progettato lungo i Balcani per raggiungere i giacimenti azeri senza transitare per il territorio della Russia: dalle cui forniture l’UE già dipende quasi in toto. Riconosciuto progetto di primaria importanza per Bruxelles, il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia – e consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania e Ungheria – ed economicamente dalle compagnie energetiche bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL e austriaca OMW.

Dato inizialmente per favorito, il Nabucco ha perso prestigio in seguito alla fuoriuscita della BOTAS e della SOCAR – che hanno sostenuto il Gasdotto Transanatolico – e ai ripensamenti della compagnia tedesca RWE, il cui Presidente, Stefan Judisch – preso atto che la decisione dei governi turco e azero ha complicato la situazione – ha proposto un ridimensionamento del progetto ad una sorta di Nabucco Occidentale: da considerare come il prolungamento in territorio europeo del Gasdotto Transanatolico alternativo a ITGI e TAP.

La Russia cerca di bloccare l’indipendenza energetica dell’Unione Europea

Finora, il Nabucco non ha ancora adottato contromosse. Come dichiarato dal suo Presidente, Kristian Dolezan, il consorzio continua a ritenere la Turchia un partner privilegiato, malgrado il sostegno concesso da Ankara al Gasdotto Trasnanatolico e, ancor prima, all’accordo con la Russia per il transito nelle acque territoriali turche del Southstream.

Questa infrastruttura è l’ultimo attore della guerra dei gasdotti nell’Europa Centro-Orientale e Meridionale. Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream rappresenta il tentativo da parte del Cremlino di impedire all’Unione Europea la corsa all’eldorado azero. L’accesso diretto di Bruxelles ai giacimenti del Mar Caspio comporterebbe non solo un brusco ridimensionamento della dipendenza energetica dell’UE da Mosca, ma metterebbe anche in crisi i piani di egemonia della Russia sul Vecchio Continente, che, come dimostrato dai recenti eventi, il Cremlino intende realizzare con l’arma del gas e dei gasdotti.

Cruciale per la realizzazione del Southstream è la situazione in Ucraina, poiché è da tempo che Mosca ambisce al controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino: passo fondamentale per collegare i gasdotti russi a quelli di Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia e Italia, ossia i Paesi con cui il monopolista russo, Gazprom, ha già firmato accordi e pre-accordi per la gestione totale o parziale delle condutture nazionali.

Oggi, l’indipendenza dei gasdotti dell’Ucraina è garantita dai contratti firmati tra Kyiv e Mosca nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko – attualmente, in seguito a un’opera di repressione politica, detenuta in isolamento proprio per avere firmato quegli accordi – ma presto il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, sarà costretto a cedere alle richieste del Cremlino: isolato com’è sia sul piano internazionale – per via della sua condotta autoritaria – sia su quello energetico.

Difatti, il Southstream è concepito anche per bypassare – e minacciare – l’Ucraina, rifornendo gli acquirenti del Mediterraneo occidentale per mezzo di un percorso alternativo a quello dipendente dai gasdotti ucraini: dal fondale del Mar Nero, il Gasdotto Ortodosso raggiungerà la Grecia, da dove una diramazione sarà orientata verso l’Italia meridionale, e, un’altra, verso Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia, e Pianura Padana.

Il Southstream è un progetto costoso, che la Russia stessa preferirebbe non realizzare per non impiegare troppe risorse finanziare. Tuttavia, in questo progetto Mosca è supportata da una cordata molto influente sul piano economico: oltre a Gazprom, quote di partecipazione del Southstream sono possedute dal colosso energetico italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro.

Sul piano politico, il Gasdotto Ortodosso è sostenuto attivamente non solo dalla Russia, ma anche dai governi di Francia e Germania, i quali, in diverse occasioni, hanno sostenuto apertamente gli interessi energetici di Mosca in sede europea: a prescindere dal palese contrasto con l’interesse generale di Bruxelles nel diversificare le fonti dal quasi unico fornitore russo e, de facto, dalla messa a serio repentaglio della sicurezza energetica dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA LITUANIA DA IL BENSERVITO A GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 31, 2011

Vilna fissa per il 31 Ottobre 2014 l’esclusione del monopolista russo dal proprio sistema infrastrutturale energetico, forte di una legislazione UE che vieta ad enti non-europei il possesso dei gasdotti del Vecchio Continente. Azerbajdzhan e Turchia trovano l’accordo per le forniture di oro blu all’Europa, ma la Grecia alza la competizione interna al Corridoio Meridionale

Il ministro dell'energia lituano, Arvidas Sekmokas

Una vera e propria cacciata da casa propria in nome dell’Europa e della difesa degli interessi continentali. Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, il governo lituano ha fissato per il 31 Ottobre 2014 il termine entro cui il monopolista russo, Gazprom, deve abbandonare ogni azione della compagnia statale Lietuvos Dujos.

La decisione è stata presa in seguito a trattative tra le Autorità lituane ed esponenti della compagnia tedesca, E.On Ruhrgas – alla quale appartiene il 38,9% della Lietuvos Dujos – a cui non ha partecipato alcun rappresentante di Gazprom, proprietaria del 37,1% dell’ente nazionale lituano che, oltre alla compravendita di gas per la Lituania, è responsabile della gestione delle infrastrutture energetiche del Paese. Un boccone appetitoso per il monopolista russo che, coadiuvato dall’alleato tedesco, ha de facto controllato la Lietuvos Dujos fino ad oggi, ponendone alla presidenza il suo Vice-Capo, Valerij Golubjev: più volte accusato dal governo lituano di condotta antinazionale in quanto responsabile di un’oneroso tariffario ancor oggi applicato da Mosca a Vilna.

A cambiare le carte in tavola il varo, nel 2009, da parte della Commissione Europea, del Terzo Pacchetto Energetico: una legge che stabilisce la liberalizzazione del mercato del gas, vieta la gestione in regime di monopolio dei gasdotti del Vecchio Continente – sopratutto ad enti non-UE – ed impone la messa in comunicazione delle condutture di gas e nafta dei 27 Paesi dell’Unione con l’intento di creare un unico sistema infrastrutturale. Manna dal cielo per la Lituania che, legittimata dalla legislazione di Bruxelles, ha potuto iniziare una manovra per ristabilire la propria indipendenza energetica, allentando la presenza dei russi nel proprio mercato.

Da un lato, Vilna ha programmato la costruzione di una serie di rigassificatori, in sintonia con gli altri Paesi Baltici e con la Polonia – impegnati in simile iniziative, con il medesimo scopo di diminuire la dipendenza da Mosca – dall’altro, ha programmato il riassorbimento forzato della Lietuvos Dujos, il suo scorporo in due compagnie – incaricate rispettivamente della gestione dei gasdotti e della compravendita di gas – e l’immediata vendita delle loro quote all’azionariato lituano ed europeo. Artefice di tale politica è stato il Ministro dell’Energia, Arvidas Sekmokas, deciso nell’applicare fino in fondo la legge UE, anche a costo di mozioni di sfiducia – proposte dall’opposizione socialdemocratica, vicina ai russi, ma respinte dalla maggioranza conservator-liberale a cui appartiene – e ricorsi all’Arbitrato Internazionale.

Atene Cavallo di Troia di Mosca

Una svolta per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea è arrivata anche dal fronte meridionale. Mercoledì, 26 Ottobre, Azerbajdzhan e Turchia hanno firmato un accordo per il transito nella penisola anatolica di 10 Miliardi di metri cubi annui di gas dal giacimento azero di Shakh Deniz verso il Vecchio Continente, pronto a riceverlo per mezzo del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti sul fondale del Mediterraneo, progettata per evitare l’importazione di oro blu attraverso il territorio della Russia e, con esso, il ricatto energetico di Mosca.

La principale conduttura di tale sistema di gasdotti dovrebbe essere il Nabucco, concepito dalla Commissione Europea, sostenuto politicamente dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – ed economicamente dalle compagnie nazionali di Austria, Romania, Turchia, Azerbajdzhan, e Bulgaria. Tuttavia, di recente si è rafforzata la candidatura dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia: gasdotto compartecipato dalla compagnia italiana Edison, dalla statale turca Botas, e dalla greca DESFA, la quale – maggiore sponsor del progetto – ha offerto al consorzio per la gestione di Shakh Deniz l’ampliamento della portata dell’ITGI a 24 Miliardi di metri cubi annui dagli attuali 10.

La manovra greca è stata accolta con sospetto da parte di diversi esperti, in quanto non solo proveniente da un Paese in piena crisi economica, ma, sopratutto, stretto alleato di Gazprom nella costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, sul fondale del Mar Nero, progettato dal monopolista russo – in collaborazione con l’italiana ENI, le tedesche Wintershall ed RWE, la francese EDF, la greca DESFA, e le compagnie nazionali macedone, serba, e slovena – per contrastare la politica di indipendenza energetica della Commissione Europea, ed aggirare Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Stati Baltici, e Romania – a cui si aggiungono Moldova ed Ucraina. La candidatura dell’ITGI in alternativa al Nabucco non solo innalzerebbe la posta da offrire a Baku per l’ottenimento delle forniture, ma garantirebbe tempo a Mosca per realizzare il Gasdotto Ortodosso – com’è chiamato il Southstream – prima che l’UE riesca a garantirsi l’Indipendenza da Mosca com la conduttura di verdiana denominazione.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AZERBAJDZHAN E TURCHIA NELLA POLITICA ENERGETICA DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2011

Baku trova l’accordo con Ankara per l’invio di oro blu in UE. Continua la corsa al gasdotto più comodo per la Commissione Barroso

I percorsi di Nabucco e Southstream

Un passo in avanti nella politica energetica UE. Nella giornata di martedì, 7 Giugno, l’Azerbajdzhan ha comunicato di avere raggiunto un accordo con la Turchia per il transito del gas diretto nel Vecchio Continente.

Un tassello fondamentale per l’Unione Europea, che ha puntato molto sull’oro blu azero per la propria politica energetica. Nello specifico, la Commissione Barroso, impegnata nell’allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas russo, ha individuato nei giacimenti di Baku l’adeguata alternativa.

Ora, da definire resta la strada che trasporterà l’oro blu azero in territorio UE. Il progetto più papabile è il Nabucco: gasdotto concepito sul fondale del mediterraneo dalle compagnie energetiche azera, romena, austriaca, bulgara, e turca, e supportato politicamente dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Ungheria, e Romania.

Il secondo progetto è l’inter connettore ITGI – Turchia-Grecia Italia – supportato economicamente dall’italiana EDISON, dalla greca DESFA, dalla Bulgarian Energy Holding, e politicamente dal governo Turco. Ultima alternativa, la TAP – Trans Adriatic Pipeline – compartecipato dalla norvegese Statoil, dalla tedesca E.On, dall’elvetica EGL, e preferito da Croazia, Bosnia-Erzegovina, ed Albania.

La minaccia russa

Tutte queste infrastrutture sono una risposta al Southstream: gasdotto sul fondale del Mar Nero concepito dal monopolista russo, Gazprom, per bypassare Paesi politicamente ostili, come Moldova, Ucraina, e Romania.

Oltre ai russi, a compartecipare al progetto sono il colosso italiano ENI, le compagnie tedesche RWE e Wintershall, quella francese EDF, e quelle statali di Macedonia, Slovenia, Serbia, e Grecia.

Matteo Cazzulani