LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Comunità Atlantica e la NATO sotto attacco da Putin: lo dice anche il Financial Times

Posted in NATO by matteocazzulani on September 29, 2014

L’autorevole testata internazionale rileva circa 200 sconfinamenti dell’aviazione russa nello spazio aereo di Unione Europea, Stati Uniti d’America e Canada, un gesto da considerarsi come un vero e proprio affronto. Come riportato dalla Deutsche Welle, la Germania non sarebbe in grado di mantenere le promesse fatte all’Alleanza Atlantica per la difesa dell’Europa Centro-Orientale

Il Financial Times lancia l’allarme, Deutsche Welle e Spiegel rincarano la dose. Nella giornata di giovedì, 25 Settembre, la nota testata internazionale in lingua inglese ha sottolineato come siano oramai circa 300 i casi di violazione dello spazio aereo dell’Unione Europea e della NATO da parte della Russia.

Nello specifico, il Financial Times ha rilevato come la sola Lettonia sia stata coinvolta in 150 tra manovre e sconfinamenti di reparti dell’aviazione miliare russa nei cieli lettoni, mentre la Lituania ha subito 68 violazioni del proprio spazio aereo.

Interessate dalle manovre oltre confine dell’aviazione militare russa sono state anche Estonia, Finlandia e Svezia che, sempre secondo la testata internazionale di lingua inglese, hanno registrato un totale di 11 sconfinamenti di velivoli militari russi, al punto da spingere l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, a lanciare l’allarme lo scorso 17 Settembre.

Oltre ad essere un gesto militare interpretabile come una vera e propria provocazione, gli sconfinamenti dell’aviazione militare della Russia riportati dal Financial Times hanno anche una connotazione politica.

Lo scorso 19 Settembre, in piena campagna elettorale per il referendum sull’Indipendenza della Scozia -che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha fortemente sostenuto- due Tu-95 dell’aviazione militare della Russia sono stati intercettati dalla Royal Air Force nei pressi dello spazio aereo della Gran Bretagna.

Sempre il 17 e il 18 Settembre, alla vigilia della visita in USA e Canada del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, una flotta composta da tre MiG-31 e due Tu-95 russi hanno volato a stretta vicinanza dapprima nei cieli dell’Alaska, e, successivamente, vicino allo spazio aereo canadese.

Le manovre dell’aviazione militare russa riportate dal Financial Times sembrano confermare i timori espressi a più riprese in sede NATO dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in merito alla volontà di Putin di spostare il conflitto armato dall’Ucraina ai Paesi del Baltico.

L’attacco a Estonia, Lettonia e Lituania -Paesi membri dell’UE e della NATO- sarebbe una dichiarazione di guerra diretta all’Europa e alla Comunità Atlantica: un progetto che, come dichiarato in diverse occasioni da esperti del calibro del giornalista britannico Edward Lucas, Putin potrebbe perseguire per ricostruire una Russia imperiale.

Per reagire alla possibile aggressione militare russa, la NATO, nel corso del recente vertice di Newport, in Galles, ha varato la Forza di Reazione Veloce: un’unità armata composta di forze aeree di vari Paesi dell’Alleanza Atlantica, con base in Polonia, impegnata a reagire nell’immediato ad una possibile invasione da parte di Putin.

La Forza di Reazione Veloce è stata varata per rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che ad oggi si sentono non adeguatamente tutelati dalla NATO, ma, come riportato dalla Deutsche Welle, potrebbero non esserci le risorse finanziarie per sostenere economicamente il progetto.

Come riportato dalla testata internazionale tedesca, la Germania, che ha promesso l’invio in Polonia di 60 Eurofighter nell’ambito della Forza di Reazione Veloce, possiede in realtà solamente 42 aerei di questo tipo pronti al volare e ad essere ingaggiati in azioni militari immediate.

Secondo questa rilevazione, la Deutsche Welle ha dimostrato come il Governo tedesco potrebbe avere formulato alla NATO promesse che, nella realtà, la Germania non è in grado di mantenere.

La NATO divisa sulla difesa dell’Europa Centro-Orientale

Oltre alla Germania, non è escluso che anche altri Paesi abbiano promesso sostegno militare ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale senza, tuttavia, potere de facto onorare tale impegno.

Tuttavia, lo scontro in merito alla Forza di Reazione Veloce sembra essere molto acceso anche all’interno della stessa NATO.

Come riportato dallo Spiegel, durante il recente Consiglio Militare di Vilna, il Generale Martin Dempsey -la più alta carica militare USA- e il Comandante Generale della NATO in Europa, Philip Breedlove, avrebbero fortemente discusso sull’argomento.

Secondo quanto riportato dalla testata tedesca, Dempsey avrebbe questionato la capacità della Forza di Reazione Veloce di reagire alle minacce in sole 48 ore.

A sua volta, Breedlove avrebbe invitato il Generale statunitense ad esprimere le sue perplessità al Segretario di Stato USA, John Kerry, e al Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, che, dopo avere esaminato il progetto, hanno dato il loro assenso.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin chiude il gas a Polonia e Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom interrompe le esportazioni a Varsavia per punire l’appoggio dato dal Governo polacco a Kyiv. Con l’interruzione del flusso di gas alla Polonia, la Russia intende lasciare a secco anche il mercato ucraino

Il gas come strumento di pressione geopolitica: è sempre stato così in Europa Centro-Orientale, e così è stato anche mercoledì, 10 Settembre, quando la Russia ha tagliato le forniture di oro blu alla Polonia del 24%.

Come riportato da una nota della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, il taglio delle forniture, registrato nei punti di importazione dalla Russia ai confini con Bielorussia e Ucraina, è stato motivato da ragioni ancora ignote.

Da un lato, la PGNiG ha ritenuto possibili problemi tecnici al sistema di esportazione russo, ma, dall’altro, non ha escluso la ragione politica dell’interruzione del flusso di gas.

Secondo la compagnia energetica, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, intende spingere la Polonia a rivedere sia la sua posizione in merito a sanzioni più dure da applicare a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, sia il sostegno alle strutture militari difensive ucraine che Varsavia ha di recente ventilato.

La chiusura politica dei rubinetti alla Polonia è in linea con un’escalation di provocazioni che Putin ha già attuato nei confronti dei Paesi del Baltico, con il preciso scopo di creare un casus belli che sposti l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina all’Europa Centro-Orientale.

Dopo avere fomentato le proteste della popolazione russofona in Lettonia, ed avere rapito in Estonia e poi rinchiuso in carcere in Russia il funzionario del Servizi Segreti estoni Eston Rahvan, la Russia ha anche ventilato la possibile estradizione dei cittadini lituani che, dopo l’Indipendenza della Lituania, hanno rifiutato di prestare il Servizio di leva nell’Armata Rossa.

Oltre che la Polonia e i Paesi Baltici, il taglio del gas da parte di Putin ha finito anche per interessare l’Ucraina, che per diversificare le forniture energetiche dalla Russia -da cui Kyiv dipende per il 90% circa del suo fabbisogno complessivo- ha avviato l’importazione di oro blu dalla Germania attraverso i gasdotti polacchi.

Come dichiarato all’autorevole PAP da Malgorzata Polkowska, portavoce della compagnia Gaz-Sysyem -l’ente che gestisce i gasdotti polacchi- a causa della riduzione del flusso di gas dalla Russia, le esportazioni di oro blu reso l’Ucraina saranno ridotte da 3,8 milioni di metri cubi al giorno a soli 1,3.

Pronta è stata la risposta di Ihor Prokopiv, Capo della compagnia Ukrtranshaz, deputata alla gestione del sistema dei gasdotti ucraini, che ha sottolineato come la chiusura dei rubinetti alla Polonia sia una manovra adottata dal monopolista statale russo del gas Gazprom per indebolire anche e sopratutto l’Ucraina.

Come riportato dall’agenzia UNIAN, a lanciare l’allarme è stato anche il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha sottolineato come l’operato di Gazprom rischi di lasciare presto l’Ucraina senza il gas necessario per il funzionamento delle industrie del Paese e per i bisogni della popolazione.

Anche la Germania conferma il taglio delle forniture di gas

A conferma dei timori del Ministro Prodan è la riduzione del flusso di gas verso l’Ucraina dall’Ungheria che, sempre mercoledì, 10 Settembre, è decrementato da 16 milioni di metri cubi al giorno a soli 5 a causa della limitazione delle forniture di carburante nel mercato ungherese da parte di Gazprom.

Anche la Slovacchia, da cui l’Ucraina importa una cospicua quantità di gas, ha registrato una diminuzione del flusso di gas in entrata dalla Russia del 10%: una quantità che, tuttavia, come confermato dal Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, non mette a repentaglio l’export di carburante nel mercato ucraino.

Una prova del decremento delle forniture di gas russo in Europa è stata data anche dalla Germania, che, come riportato dallo Spiegel, è stato confermato dalla compagnia energetica tedesca E.On.

Un secco no-comment è stata invece la reazione della RWE, la compagnia tedesca che rivende il gas russo importato in Germania all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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CRIMEA: PUTIN AVANZA COL SUO ESERCITO IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2014

Le forze armate di occupazione russe in Crimea prende il controllo di importanti basi militari e di quasi tutta la flotta militare ucraina. La NATO rafforza ulteriormente la difesa dei confini dell’Europa

Una marina alla deriva e la sicurezza dell’Unione Europea sempre più messa a serio repentaglio. Nella giornata di sabato, 22 Marzo, l’esercito di occupazione russo ha preso il controllo di diverse basi militari ucraine in Crimea, tra cui quella di Belbek: aeroporto delle forze armate dell’Ucraina conquistato dopo un assalto armato a base di spari e granate, che hanno portato anche al ferimento di un giornalista e all’arresto dell’Ufficiale Yuliy Mamchur.

Oltre che via terra, l’offensiva russa ha riguardato anche le forze marittime dell’esercito ucraino che, dopo una giornata di combattimenti, ha perso ben 54 dei suoi 67 vascelli da guerra. In particolare, i russi hanno preso il controllo delle corvette della marina marina militare ucraina Ternopil, Lutsk, Khmelnitsky e Slavutych: quest’ultima arresasi solo dopo un’eroica resistenza.

Come riportato da alcune fonti ben informate, le forze di terra dell’esercito russo hanno iniziato anche la penetrazione nel sud dell’Ucraina verso la città di Kherson, ed anche nelle zone centro-orientali del Paese come Kharkiv e Donetsk, dove il Presidente della Russia, Vladimir Putin, così come fatto in Crimea per giustificare il suo intervento armato, ha avocato a sé il diritto di difendere le popolazioni russofone da presunte discriminazioni -che, tuttavia, lo stato ucraino non ha mai attuato.

All’attivismo militare di Putin, che ha anche detto di volersi occupare dei diritti della popolazione russofona in due Paesi UE come Estonia e Lettonia, pronta è stata la risposta della NATO, che ha dislocato forze armate dell’aviazione francese di categoria Mirage 2000 e Rafal in Polonia e negli Stati Baltici per rafforzare il pattugliamento dei cieli dei confini orientali dell’Europa.

L’operazione, di recente rafforzata dall’invio di velivoli militari degli Stati Uniti d’America di stanza nella base di Aviano in Polonia e di aerei da guerra della Danimarca in Lituania, è stata fortemente voluta dai ministri della Difesa di Francia e Germania, Jean Yves Le Drian e Ursula Von der Leyen, che, come riportato da Der Spiegel, ha sottolineato come sia necessario che la NATO, dinnanzi all’aggressione russa all’Ucraina, lanci un segnale di aperto sostegno ai Paesi dell’Europa Orientale.

Mosca ha provocato un nuovo riarmo

Sulla medesima onda di analisi è anche il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, come dichiarato alla Bild, ha invitato la NATO a prepararsi ad ogni scenario, anche al più bellicoso, ed ha illustrato come la crisi ucraina abbia portato al compattarsi della Troyka di Weimar: collaborazione militare tra Francia, Germania e Polonia orientata alla creazione di una forza comune europea di pronta reazione a situazioni di emergenza sullo scenario internazionale.

Concorde con Sikorski è stato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista alla Welt Am Sontdag, ha evidenziato come l’annessione militare della Crimea alla Russia abbia portato alla violazione del Diritto Internazionale: una situazione che porta a regolare i raporti diplomatici tra Paesi del Mondo non più sulla diplomazia e la politica, ma sulla forza armata ed il riarmo.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani