LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

OPPOSITORE UCRAINO ARRESTATO IN ITALIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2012

A Frosinone la polizia italiana ha arrestato Arsen Avakov, Segretario della federazione regionale di Kharkiv di Bat’kivshchyna – il principale Partito del campo arancione – in nome di un mandato di arresto internazionale emanato dalle Autorità di Kyiv. L’ennesimo arresto politico, dopo quelli esemplari dei due Leader della Rivoluzione Arancione del 2004, Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko, e l’appello all’Italia a concedere l’asilo politico, e a seguire l’esempio della Repubblica Ceca nei confronti dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e del marito della Tymoshenko, Oleksandr

Il segretario regionale di Kharkiv di Bat'kivshchyna, Arsen Avakov

Segretario della federazione della Oblast’ di Kharkiv del Partito Bat’kivshchyna, ex-Presidente della Regione, e candidato, sempre per conto del principale soggetto politico dell’Opposizione Democratica, nelle elezioni comunali della Capitale dell’Ucraina sovietica sconfitto dopo una riconsiderazione dei conteggi che, inizialmente, lo hanno visto vittorioso. Questo è l’identikit di Arsen Avakov, esponente del campo arancione ucraino che, martedì, 27 Marzo, è stato arrestato in Italia, a Frosinone, sulla base di un mandato internazionale per abuso d’ufficio nel corso del periodo speso al governo della Oblast’ di Kharkiv e sottrazione al bilancio statale dei ricavi della vendita di una cinquantina di ettari di terreni demaniali.

La polizia locale di Frosinone ha comunicato di avere arrestato Avakov dopo un controllo di routine in pieno centro e, una volta emerso il mandato di cattura internazionale, non ha potuto fare altro che trattenere il politico ucraino, e sottoporre il suo procedimento alla Corte d’Appello di Roma.

Una volta ottenuta la conferma della notizia, subito è scattata la corsa alla documentazione: con il Ministero degli Interni intento a richiedere con urgenza l’estradizione del politico, e i suoi colleghi di Partito pronti a invitare l’Italia a non compiere un passo che, a loro avviso, consegnerebbe l’ennesima vittima di un processo politicamente motivato nelle mani di un regime autoritario.

Secondo quanto riportato dall’esponente del Dicastero degli Interni, Jurij Bojchenko, le carte richieste sono già state preparate da tempo: è da dopo l’apertura dei procedimenti a suo carico, il 26 Gennaio, che Avakov è stato inserito tra i latitanti ricercati dalla polizia ucraina.

“Così come gli altri detenuti politici, Avakov è processato per via di un articolo del Codice Penale che risale all’epoca sovietica, per mezzo del quale qualsiasi persona può essere incarcerata per il non precisato reato di abuso d’ufficio – ha dichiarato al 5 Kanal l’esponente di Bat’kivshchyna, Volodymyr Bondarenko – è tra le personalità più attive del principale soggetto politico di opposizione. Per questa ragione, abbiamo chiesto alle autorità italiane di non consegnarlo alla magistratura ucraina”.

L’appello a Monti: non contribuire al regresso della democrazia in Ucraina!

L’arresto di un esponente dell’Opposizione Democratica nel nostro Paese pone l’Italia dinnanzi ad un’enorme scelta di responsabilità, in quanto la consegna di Avakov alle autorità di Kyiv significherebbe la matematica condanna dell’ennesimo politico del campo arancione sulle Rive del Dnipro. A dimostrare questa amara certezza è il trattamento subito da una decina di suoi colleghi, tra cui la Leader di Bat’kivshchyna, e dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Costoro sono stati condannati a una lunga reclusione, a cui sono stati aggiunti diversi anni di obbligo di astensione dalla vita politica, dopo un processo celebrato nel pieno dell’irregolarità: con gli imputati già preventivamente incarcerati, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a supporto dell’accusa montate ad hoc.

Un esempio che l’Italia potrebbe fare proprio potrebbe essere quello della Repubblica Ceca, che ha concesso l’asilo politico a due altri esponenti di spicco del campo arancione, costretti all’esilio per sfuggire agli arresti politici: l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito di Julija Tymoshenko, Oleksandr Tymoshenko.

L’Opposizione Democratica ucraina ha ritenuto responsabile dell’ondata di processi politici il Presidente, Viktor Janukovych, il quale, secondo essa, avrebbe organizzato una campagna mirata all’eliminazione dei principali suoi competitor sull’onda di un sentimento di vendetta personale.

La reclusione di Julija Tymoshenko e di Jurij Lucenko, e, più in generale, il trattamento riservato agli esponenti del campo arancione da parte delle Autorità ucraine – di cui Avakov non è che l’ennesima vittima – è stato criticato a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Canada, Australia, Federazione Russa, Nuova Zelanda, Freedom House, ed Amnesty International.

Matteo Cazzulani

FESTA DELLA DONNA 2012: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 8, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina inserita nella lista dei candidati all’assegnazione del Prestigioso Premio. Ad oggi, l’Anima della Rivoluzione Arancione è detenuta in isolamento per ragioni politiche, nonostante la mobilitazione internazionale a favore della sua liberazione e le gravi condizioni di salute, che la costringono alla permanenza a letto.

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Nell’8 Marzo di Julija Tymoshenko non ci saranno né mimose, né auguri da parte di marito e amici, e nemmeno spogliarelli. Solo il freddo della detenzione in isolamento in un carcere di periferia, e un forte mal di schiena che costringe la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina a giacere sul letto della sua cella: dove è sorvegliata 24 ore su 24 per mezzo di una telecamera puntata dritto sulla sua figura.

Per questa e altre ragioni, un gruppo di letterati, scrittori, politici, giornalisti e comuni cittadini hanno raccolto adesioni per presentare la candidatura di Julija Tymoshenko al conferimento del Premio Nobel per la Pace. Depositata il 15 Febbraio, la nomination della Leader dell’Opposizione Democratica è stata confermata dal Comitato Organizzatore già il 26 Febbraio.

Tra le motivazioni a supporto della candidatura della Tymoshenko vi è “il suo ruolo attivo nella Rivoluzione Arancione del 2004, nella democratizzazione e nell’occidentalizzazione di un Paese appartenuto all’Unione Sovietica, e il riconoscimento della Leader dell’Opposizione Democratica come vittima di una vendetta politica da parte di un governo autoritario”.

La situazione di questa carismatica donna, nota in Occidente per la bionda treccia e per avere guidato in Ucraina nel 2004 il processo democratico passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”, ha il sapore della beffa politica e, nel contempo, dell’amarezza legata al regresso della democrazia a Kyiv: sempre più evidente da quando al potere si è instaurato l’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Scesa in politica nel 1998 dopo un passato da top-manager alla guida del colosso energetico JEESU – su cui permangono ancora molte nubi – la Tymoshenko ha dapprima guidato le proteste contro l’ex-Presidente, Leonid Kuchma – accusato di avere favorito la corruzione, repressione del dissenso, e violenze su giornalisti indipendenti – poi, in seguito alla vittoria degli arancioni di Viktor Jushchenko alle elezioni presidenziali, dal 2005 ha guidato tre dei quattro governi democratici che si sono succeduti fino al 2010.

Da Primo Ministro, la carismatica Leader è riuscita a rafforzare le strutture della democrazia ucraina, garantire la libertà di stampa, sostenere le legittime ambizioni euro-atlantiche dell’Ucraina, tenere testa alle politiche imperialiste della Russia monopolista, e condurre una decisa lotta alla corruzione con lo slogan “Banditi in galera!”.

Il coraggio dimostrato alla guida del Paese – che ha costretto molti tra gli oligarchi dalla dubbia pulizia a fare i conti con la giustizia – è stato riconosciuto come la vera causa dell’arresto della Tymoshenko. La stessa Leader dell’Opposizione Democratica ha evidenziato come l’accanimento giudiziario sul suo conto non sia altro che una vendetta politica del Presidente Janukovych sulla sua principale rivale: una posizione su cui anche la Comunità Internazionale ha presto concordato.

L’arresto – seguito ad un processo celebrato al di fuori della regolarità – è stato criticato a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti, ONU, OSCE, Amnesty International, ed altri enti internazionali indipendenti, i quali hanno invitato il Capo dello Stato ucraino ad arrestare un’ondata repressiva che, oltre alla Tymoshenko, ha portato all’arresto del suo ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, a processi politici a carico di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, e all’esilio politico in Repubblica Ceca sia dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, che del marito dell’ex-Primo Ministro, Oleksandr Tymoshenko.

Dinnanzi alla mancata collaborazione di Janukovych, l’Unione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – e la comunità occidentale ha isolato il Presidente ucraino durante i vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera.

Domenica, 4 Marzo, i Ministri degli Esteri dei cinque paesi UE più sensibili alle aspirazioni euroatlantiche dell’Ucraina – Polonia, Svezia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Germania – sono stati autori di una lettera pubblicata sul New York Times in cui hanno individuato nella condotta autoritaria di Janukovych la causa unica del raffreddamento delle relazioni euro-ucraine.

Il giorno successivo, a criticare il regresso democratico in Ucraina sono stati i Paesi del quartetto di Vysegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – gli Stati Baltici – Lituania, Estonia e Lettonia – e la Danimarca Presidente di turno UE. Al termine di un summit dedicato all’Ucraina, Janukovych è stato invitato da una dichiarazione congiunta dei partecipanti al vertice a liberare la Tymoshenko e gli altri detenuti politici, e garantire loro la partecipazione a libere elezioni.

Oltre all’ambito politico, a mobilitarsi è stato anche il mondo della cultura. In un’intervista a Radio Liberty, mercoledì, 7 Marzo, il dissidente polacco Adam Michnik – uno degli esponenti più attivi di Solidarnosc: il sindacato libero polacco di opposizione al regime sovietico – ha ritenuto la condotta di Janukovych un errore che, presto o tardi, il Presidente ucraino pagherà a caro prezzo.

Se la Tymoshenko riuscirà à ad avere la meglio su altri 228 candidati al Nobel – tra cui l’ex-Presidente USA Bill Clinton, l’ex-Cancelliere tedesco, Helmut Kohl, il Presidente tunisino Monsif Marzouki, e la televisione araba Al-Jazeera – non è facile da preventivare, ma la consegna del Nobel per la Pace a una donna, che ancora nel 2012 è detenuta per ragioni politiche, ed è privata dell’assistenza medica necessaria – per altro in un Paese europeo per cultura e tradizioni come l’Ucraina – sarebbe un gesto di alta maturità democratica da parte della Comunità Internazionale.

Una paladina dell’indipendenza energetica europea vittima dell’autoritarismo post-sovietico

Per convincersi di questo, i membri della Commissione del Nobel – che in passato hanno consegnato il Premio con un po’ di leggerezza, come nel caso di Barack Obama: Presidente USA, premiato nel 2009 a soli pochi mesi dall’insediamento alla Casa Bianca – possono rifarsi non solo alle motivazioni espresse nella lettere a sostegno della candidatura, ma ai fatti reali che hanno portato all’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica e, nel contempo, alla scrittura di una delle pagine più buie della storia ucraina.

La Tymoshenko è stata condannata a 7 anni di carcere in isolamento presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti onerosi onerosi per il bilancio statale. In realtà, dovendo porre rimedio al taglio delle forniture di gas operato dalla Russia per destabilizzare la sua leadership, l’ex-Primo Ministro è stata costretta ad accettare le condizioni contrattuali imposte da Mosca pur di garantire un inverno al caldo al suo Paese, mantenere il controllo di Kyiv sula rete dei gasdotti nazionali, e ripristinare l’afflusso di oro blu russo in Unione Europea.

Per questa motivazione, la Tymoshenko è stata imputata in un processo svoltosi in maniera palesemente irregolare, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, la Leader dell’Opposizione Democratica detenuta in carcere già prima del verdetto, e prove a sostegno dell’accusa fabbricate ad hoc – addirittura datate il 31 di Aprile.

Dopo la condanna in Primo Grado – inflittale l’11 Ottobre 2011, poi confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre – alla Tymoshenko è stato sentenziato un secondo arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini in cui l’ex-Premier è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU.

Quest’ultimo verdetto è stato sentenziato l’8 Dicembre, dopo un processo lampo celebrato nella cella della Leader dell’Opposizione Democratica: con giudice e Pubblica Accusa seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko è stata – ed è ancora – costretta a giacere per via di un malessere trascurato di continuo dalle Autorità carcerarie.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO VISITATA DAI MEDICI INDIPENDENTI: E’ GIALLO SULLE SUE CONDIZIONI DI SALUTE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 16, 2012

Secondo indiscrezioni da fonti ben informate, la Leader dell’Opposizione Democratica soffrirebbe di ernia al disco, e, per questo, necessiterebbe un’operazione e cure mediche urgenti al di fuori del penitenziario in cui è reclusa in isolamento. Secondo la difesa dell’ex-Primo Ministro, gli esperti tedeschi e canadesi sono stati intralciati nella loro attività. Le Autorità carcerarie negano, ma impediscono alla figlia Jevhenija di raggiungere la madre nella cella.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Julija Tymoshenko ha un’ernia al disco e, per questo, necessita un’operazione e cure mediche al di fuori del colonia penale Kachanivs’kyj di Kharkiv in cui è reclusa in isolamento. Questa è la notizia, pubblicata nella tarda serata di mercoledì, 15 Febbraio, con cui l’autorevole Ukrajins’ka Pravda avrebbe svelato i risultati parziali delle visite mediche approntate alla Leader dell’Opposizione Democratica da un’équipe di medici tedeschi e canadesi.

L’indiscrezione, per ora, non ha trovato conferme: la squadra di esperti dalla Germania si è limitata a lasciare il referto delle analisi in una busta chiusa, dotata di sigillo, apribile solo dalla paziente. I canadesi, ancora presi dalle proprie visite alla Tymoshenko, non hanno rivelato alcunché, mentre le Autorità carcerarie si sono subito affrettate nell’evidenziare come la diagnosi del pool tedesco non discosti di molto da quella formulata dagli esperti ucraini.

A rendere ancor più intricata la situazione è il retroscena della visita dell’équipe internazionale, il cui intervento – richiesto a più riprese dalla Leader dell’Opposizione Democratica – è stato approvato dal Presidente, Viktor Janukovych, solo in seguito all’ennesima presa di posizione di Consiglio d’Europa, Unione Europea, Stati Uniti d’America e principali ONG internazionali Indipendenti.

Giunti in Ucraina lunedì, 13 Febbraio, i medici sono stati trattenuti a lungo alla frontiera, e, per quasi una giornata, privati delle attrezzature mediche per controlli supplementari. Una volta arrivati a Kharkiv, martedì, 14 Febbraio, i dottori tedeschi hanno potuto iniziare le analisi alla Tymoshenko solo nella tarda serata, ultimando la prima sessione nel cuore della notte.

L’indomani, mercoledì, 15 Febbraio, stando alle informazioni delle Autorità carcerarie, gli esperti canadesi sono stati trattenuti dalle 12 alle 17:30 in attesa del consenso della Tymoshenko per la presa visione dei risultati dei colleghi tedeschi.

Tuttavia, secondo l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Serhij Vlasenko, i dottori del Canada sarebbero stati impossibilitati ad accedere nella cella della Tymoshenko poiché, come invece preteso dal rappresentante della colonia penale che si è aggregato alla missione internazionale, non avrebbero accettato di informare preventivamente le Autorità ucraine circa l’esito delle loro analisi: de facto, scavalcando la paziente e i suoi parenti, a cui spetta il diritto di prelazione.

Dopo l’esilio politico in Repubblica Ceca del marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, è Jevhenija l’unico famigliare presente in Ucraina che, per legge, può venire a conoscenza del referto insieme con il paziente. Ciò malgrado, come evidenziato sempre da Vlasenko, costei è stata impossibilitata persino a entrare nel territorio del penitenziario: costretta ad attendere notizie nell’atrio dell’ingresso.

Lo scopo della missione internazionale è quello di appurare le reali condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica e, sopratutto, chiarire la motivazione del forte mal di schiena che le rende impossibile la deambulazione e la permanenza in posizione eretta per più di un quarto d’ora. Finora, l’ex-Primo Ministro ha rifiutato l’assistenza delle autorità carcerarie per mancanza di fiducia, e, a più riprese, si è appellata invano al diritto di essere visitata da propri medici di fiducia.

Julija Tymoshenko è la vittima più esemplare di un’ondata di repressione politica che ha colpito anche un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn: in asilo politico a Praga assieme ad Oleksandr Tymoshenko.

Eliminare l’Anima della democrazia ucraina – e il garante della sicurezza energetica europea

In particolare, l’ex-Primo Ministro – nota per la bionda treccia e per avere guidato nel 2004 il processo democratico in Ucraina passato alla storia come “Rivoluzione Arancione” – l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi ritenuti onerosi per le casse statali: tuttavia necessari per ripristinare l’invio di gas a Kyiv e all’Unione Europea precedentemente interrotto dalla Russia con lo scopo politico di destabilizzare la situazione politica interna all’Ucraina.

Maturata in seguito a un processo dalla dubbia regolarità – con la Tymoshenko detenuta in carcere in forma cautelativa dal 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a sostengo delle imputazioni montate ad hoc dalla Pubblica Accusa: addirittura datate il 31 Aprile – la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Prima di allora, l’8 Dicembre, alla Leader dell’Opposizione Democratica – già detenuta – è stato sentenziato un secondo arresto per via cautelativa, ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU: il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

La seduta del processo-lampo è stata celebrata ai limiti del macabro: con giudice e Pubblica Accusa nella cella dell’imputata, seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko era costretta a giacere per via del mal di schiena già al tempo molto forte.

Il trattamento riservato alla Leader dell’Opposizione Democratica ha comportato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuta a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera – e, più in generale, l’isolamento internazionale del Presidente Janukovych: riconosciuto responsabile dell’ondata di repressione politica dalla Tymoshenko e dagli altri esponenti del campo arancione e, per questo, evitato dai principali Capi di Stato e di Governo in ogni occasione pubblica.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: CONTESTAZIONE STORICA A VIKTOR JANUKOVYCH IN PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 8, 2012

Il Presidente ucraino costretto alla lettura del discorso di apertura della nuova sessione della Rada da una rumorosa dimostrazione di dissenso dell’Opposizione Democratica in sostegno della liberazione della sua Leader, Julija Tymoshenko. Inoltre, il campo arancione richiede lo stop alle repressioni politiche e alla svolta autocratica del Capo di Stato, e minaccia l’apertura della procedura di Impeachment. Anche l’Europa scarica le Autorità ucraine

Una protesta così non si è mai registrata in ventun anni di Ucraina Indipendente. Nella giornata di martedì, 7 Febbraio, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, è stato impossibilitato, da una contestazione rumorosa e risoluta dell’Opposizione Democratica, a pronunciare il proprio discorso dedicato all’inaugurazione della sesta sessione della decima legislatura del Parlamento ucraino.

Sui banchi del campo arancione è stata esposta una gigantografia della sua Leader, Julija Tymoshenko: continuamente agitata dai Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – i Partiti dell’Opposizione Democratica – assieme all’esclamazione duratura dello slogan “Libertà a Julija”.

Il misto di rumore e colore ha costretto il Presidente Janukovych, tra il perplesso e lo spazientito, a una pausa di diversi minuti prima di iniziare la lettura del discorso di apertura della seduta: esposto con il costante sottofondo della protesta del campo arancione.

“Il consenso alla mia Amministrazione non è mai stato così alto nella storia del nostro Paese – ha dichiarato Janukovych – il che ci consente di metterci al lavoro per la revisione dell’assetto costituzionale dello Stato. Invito l’Opposizione a tornare a un atteggiamento costruttivo in Parlamento, a collaborare per la stesura di una nuova Costituzione, e ad abbandonare ogni forma di protesta. Il potere non si sovverte con la piazza: questo sia chiaro”.

“Quella di oggi è stata una protesta esemplare: mai nulla di così plateale è stato registrato in ventun anni di lavoro della Rada dell’Ucraina Indipendente nei confronti di un Presidente arrivato appena al secondo anno di mandato – ha dichiarato l’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk: il quale, come primo atto della nuova sessione del Parlamento, ha depositato una richiesta di impeachment nei confronti di Janukovych – il Capo di Stato deve trarne una lezione, e capire che non si è trattato di un cartellino rosso, ma di un vero e proprio segnale che il limite è stato superato”.

Alle dichiarazioni di Jacenjuk ha risposto il Deputato del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone del Paese, a cui, oltre a Janukovych, appartengono il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – Jaroslav Sukhyj, secondo cui Janukovych avrebbe dimostrato di non essere un dittatore scegliendo di pronunciare il discorso nonostante una protesta dell’Opposizione Democratica definita come lesiva degli interessi dello stesso campo arancione.

A fargli eco è lo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn: dopo avere invitato all’ordine i Deputati dell’Opposizione Democratica a più riprese – sempre invano – l’alleato di governo di Janukovych ha evidenziato come la manifestazione interna al Parlamento possa dare il pretesto alla maggioranza – composta da Partija Rehioniv , Blocco di Lytvyn e comunisti – per rigettare ogni iniziativa atta alla decriminalizzazione degli articoli del Codice Penale ucraino secondo i quali la Tymoshenko è stata condannata.

Lecito sottolineare come lo scopo della protesta dell’Opposizione Democratica sia, in primis, la liberazione di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di reclusione in isolamento in una colonia penale periferica per avere siglato accordi energetici onerosi per l’Ucraina nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Inoltre, il campo arancione richiede la sospensione della repressione politica su altri esponenti del dissenso – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento dal 26 Dicembre 2010, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn e il marito della Tymoshenko, Oleksandr: entrambi costretti all’esilio politico in Repubblica Ceca – e l’arresto dei lavori per la revisione della Costituzione, che Janukovych intende riscrivere per conferire al Presidente ancor più poteri di quelli già ampiamente posseduti a discapito del Parlamento.

L’Ambasciatore UE: Janukovych è un Presidente discreditato in Occidente

Parallelamente alla protesta in Parlamento, a condannare l’operato di Janukovych è stato anche l’Ambasciatore dell’Unione Europea in Ucraina, José Manuel Pintu Teixeira. In una conferenza stampa, il Diplomatico portoghese ha evidenziato come il Presidente ucraino abbia perso ogni credito non solo da parte degli esponenti della politica UE, ma anche dai big della finanza del Vecchio Continente: scoraggiati nell’investire nel mercato interno di Kyiv a causa delle troppe insicurezze legate al regresso della democrazia sulle Rive del Dnipro.

“Sono un Ambasciatore, e non un politico, ma da quattro anni vivo a Kyiv, e conosco bene la realtà locale – ha dichiarato Teixeira – la gente non ha fiducia in una magistratura percepita come non-indipendente dal potere politico. In due anni di Amministrazione Janukovych, l’Europa ha ricevuto dalle Autorità ucraine molte promesse riguardanti l’adattamento del sistema costituzionale, politico, e giudiziario a quello europeo: nessuna di esse è mai stata mantenuta”.

Come illustrato dall’Ambasciatore UE, una dimostrazione delle buone intenzioni da parte delle Autorità ucraine è la liberazione della Tymoshenko, di Lucenko e degli altri prigionieri politici, a cui va garantita la partecipazione ad elezioni parlamentari libere: svolte nel pieno rispetto dei parametri europei.

Con una battuta, Teixeira, infine, ha evidenziato come le chiavi per l’ingresso ucraino in Europa si trovino nella cella di Julija Tymoshenko: nella lontana colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv. Chiaro riferimento è alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Bruxelles garantirebbe a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera, la cui firma è stata congelata, il 19 Dicembre 2011, proprio a causa delle repressioni politiche a carico degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

IN PIAZZA PER JULIJA TYMOSHENKO: PALADINA DELL’INDIPENDENZA ENERGETICA ITALIANA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on February 3, 2012

La recente crisi energetica tra Italia e Russia pone in primo piano la sicurezza del Belpaese: strettamente legata ai mutamenti politici nell’Europa Centro-Orientale. Il perché manifestare per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina significa difendere l’interesse nazionale italiano

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Le sbarre delle prigioni ucraine e i gasdotti della rete energetica italiana hanno molto più in comune che il solo materiale inossidabile con cui sono stati fabbricati. Nella giornata di giovedì, 2 Febbraio, Snam Rete Gas – ente incaricato della gestione del sistema infrastrutturale energetico italiano, di recente separato dalla colosso nazionale ENI – ha registrato un calo del 13% delle forniture di gas provenienti dalla Russia.

Nello specifico, a fronte del fabbisogno di 108,3 milioni di metri cubi di oro blu – certificato da un contratto con il monopolista russo, Gazprom – l’Italia, dal Primo di Febbraio, ne ha ottenuti solamente 95,7: per garantire il riscaldamento a industrie, scuole, edifici pubblici e privati, Snam Rete gas ha dovuto ricorrere ai siti di stoccaggio, che, secondo le stime, potrebbero garantire al Belpaese un’autonomia energetica per soli 30 giorni.

Dal canto suo, la Russia ha incolpato l’Ucraina. Come dichiarato da Capo del monopolista russo, Aleksandr Medvedev, dinnanzi all’ondata di gelo che ha colpito il Vecchio Continente, Gazprom avrebbe persino aumentato la quantità di gas inviata per rispettare i parametri contrattuali con gli acquirenti dell’Europa Occidentale. Dei 180 miliardi di metri cubi inoltrati verso l’Unione Europea, ben 60 sarebbero stati trattenuti dall’Ucraina: in piena violazione degli accordi stretti tra Mosca e Kyiv.

Tuttavia, il colosso energetico ucraino, Naftohaz, ha confermato il rispetto degli obblighi contrattuali nei confronti di Russia ed Europa, negato ogni furto dell’oro blu destinato ai Paesi occidentali del Vecchio Continente, e precisato di avere fronteggiato l’ondata di freddo attingendo dai propri siti di stoccaggio.

Sulla base della storia recente, è difficile credere sia ai russi che agli ucraini. Come noto, Gazprom è un’arma politica con cui il Cremlino mantiene a se dipendenti i Paesi che più contano nell’Unione Europea – Francia, Germania e, malgrado la crisi economica, anche l’Italia – divide il Vecchio Continente, e rende impossibile l’attuazione della comune politica energetica UE: già progettata dalla Commissione Barroso, con il sostegno dei Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Paesi Baltici, Ungheria, e Romania.

L’Ucraina, invece, è un Paese sempre più autoritario, isolato a livello internazionale, e condannato alla sottomissione alla Russia. Dalla presa del potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, a Kyiv ha avuto luogo una violenta repressione dell’Opposizione Democratica: con arresti, processi, interrogatori ed esili forzati di più di una decina di esponenti di spicco del campo arancione. Tra essi, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, suo marito, Oleksandr Tymoshenko – costretto all’esilio in Repubblica Ceca – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – dietro le sbarre dal 26 Dicembre 2010: prima ancora che un verdetto lo abbia incolpato per abuso d’ufficio – e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – anch’egli in asilo politico a Praga.

In particolare, il caso di Julija Tymoshenko è strettamente legato alla questione energetica italiana. La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata a sette anni di isolamento – più tre di interdizione dalla vita politica – per avere firmato gli accordi per le forniture di gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Al tempo, nel Gennaio 2009 – in un’inverno particolarmente rigido – Mosca chiuse nuovamente i rubinetti per destabilizzare la situazione politica interna all’Ucraina, e mettere in difficoltà la maggioranza “arancione” filo-europea.

Pressata dalla richiesta di riscaldamento da parte del suo popolo, e dalle sollecitazioni dell’Unione Europea – che richiesero a Kyiv un gesto di maturità nei confronti di Bruxelles – la Tymoshenko accettò contratti onerosi pur di garantire un inverno al caldo agli gli ucraini, e continuità nelle forniture di gas agli acquirenti europei – i quali, nel frattempo, avevano registrato perdite sensibili, sopratutto in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Austria, Slovenia e, per l’appunto, Italia.

Ripreso il potere, ed imbavagliato il dissenso, il Presidente Janukovych ha riaperto il negoziato con Gazprom per ottenere un ribasso delle tariffario, in cambio del quale, tuttavia, Mosca ha richiesto una precisa condizione: la cessione totale, o parziale, della gestione dei gasdotti ucraini.

Secondo i più autorevoli analisti, presto Kyiv sarà costretta a soddisfare gli appetiti di Gazprom, anche perché Janukovych non può più contare sull’appoggio dell’Unione Europea. Il processo-farsa, l’arresto politico, ed il trattamento disumano riservato alla Tymoshenko ha comportato, il 19 Dicembre 2011, il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Svizzera, Norvegia, ed Islanda.

Isolata dall’Occidente, e collocata in un’area geopolitica in cui adottare una politica di equidistanza da Bruxelles e Mosca è impossibile, l’Ucraina di Janukovych presto cadrà sotto la sfera d’influenza della Russia: intenzionata a ricompattare l’ex-Unione Sovietica nell’ambito dell’Unione Eurasiatica per riconquistare il rango di superpotenza mondiale.

Tale scenario avrebbe conseguenze devastanti non solo per l’economia di Kyiv – completamente sottomessa alla Russia, anche a livello politico – ma sopratutto per la sicurezza energetica dei Paesi dell’Unione Europea: il venir meno di un Paese di transito, che garantisce l’afflusso di gas dal territorio russo alle nostre case, ed il suo totale controllo da parte dello Stato fornitore, accresce a dismisura la dipendenza dell’Europa dalla Russia, e mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi del Vecchio Continente in caso di situazioni di estrema emergenza: naturale, climatica o politica.

Chi ignora la situazione di Julija Tymoshenko lede alla sicurezza nazionale italiana

Julija Tymoshenko – conosciuta in Occidente per la bionda treccia, e per avere guidato il processo democratico in Ucraina del 2004 noto come “Rivoluzione Arancione” – con il suo operato da Primo Ministro ha tutelato, in maniera più o meno disinteressata, la sicurezza energetica dell’Unione Europea, ed evitato al Vecchio Continente il deficit di gas in un inverno particolarmente rigido. Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata alla reclusione in isolamento in un carcere periferico: lontano dal centro della politica e dall’affetto dei famigliari.

Sebbene l’anima della Rivoluzione Arancione non possa vantare un passato immacolato – sopratutto tenendo conto che l’Ucraina è un Paese dalla corruzione diffusa ad ogni livello – la repressione di cui è stata vittima la ha resa in Ucraina martire della lotta per la democrazia, e in Unione Europea – e quindi in Italia – una paladina dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente.

Firmando gli accordi del Gennaio 2009, la Tymoshenko ha coraggiosamente salvaguardato l’autonomia energetica del suo Paese, scongiurato la cessione del sistema infrastrutturale ucraino nelle mani della Russia, e, de facto, mantenuto in Europa Orientale un baluardo all’espansione di Gazprom in Europa.

Da tempo, il monopolista russo ambisce al controllo non solo della compravendita di gas, ma anche alla gestione dei sitemi infrastrutturali del Vecchio Continente. Accordi in tale direzione sono stati firmati con Germania, Francia e Slovenia: la gestione delle condutture dell’Ucraina – che Janukovych non ha la forza di impedire – diventa dunque un passo indispensabile per unificare i sistemi infrastrutturali di Mosca con quelli di Berlino, Parigi, Lubiana e, un domani, anche di Roma.

Preso atto di tutto questo, non è affatto una provocazione definire la Tymoshenko “alfiere della sicurezza energetica italiana”, oltre che, ovviamente, vittima di una repressione politica inaccettabile nell’Europa del Ventunesimo secolo.

Un’occasione per esprimere vicinanza alla Leader dell’Opposizione Democratica, sostenere l’indipendenza dell’Italia dalla politica gasata anti-europea del Cremlino, e condannare la violazione della democrazia a Kyiv, è il presidio organizzato, a Milano, dall’Associazione “Radicali Senza Fissa Dimora”.

Con lo slogan “Tymoshenko libera, Ucraina Democratica!”, la cittadinanza è chiamata a riunirsi, insieme con la diaspora ucraina in Italia, alle 15:30, in Piazza Cordusio: sotto la bandiera ucraina issata in occasione della campagna promozionale dell’EXPO 2015.

Matteo Cazzulani

L’APPELLO DELL’EX-MINISTRO DI JULIJA TYMOSHENKO: “I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI COLLABORINO CON L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2012

Bohdan Danylyshyn, Ministro dell’Economia del secondo governo arancione, oggi in asilo politico in Repubblica Ceca, risponde alle critiche espresse, sulle pagine di “Lombardi nel Mondo”, dal Parlamentare Europeo socialdemocratico Hannes Swoboda in merito alla condotta  del presidente ucraino, Viktor Janukovych

l'ex-Ministro dell'Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn

Dopo le critiche, la collaborazione organica per la democrazia in Ucraina. Questo l’appello, in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal Parlamentare Europeo Hannes Swoboda a “Lombardi Nel Mondo”, lanciato da Bohdan Danylyshyn: ex-Ministro dell’Economia del secondo governo Tymoshenko rifugiato politico in Repubblica Ceca.

Come riportato dall’autorevole agenzia UNIAN, Danylyshyn ha proposto ai deputati socialisti e democratici del Parlamento Europeo il varo di una collaborazione con il Partito SocialDemocratico Ucraino guidato dalla giovane politica Natalija Korolevs’ka: membro del Blocco di Julija Tymoshenko.

“Credo che alla Korolevs’ka sia utile la firma di un memorandum d’intesa con l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei: gruppo a cui appartiene il Presidente del Parlamento Europeo – ha dichiarato Danylyshyn – Così sarebbe possibile informare appieno i Parlamentari di Strasburgo sul reale stato della democrazia in Ucraina”.

Secondo l’ex-Ministro, la battaglia per la libertà di Julija Tymoshenko è una questione europea che prescinde dalle appartenenze partitiche e nazionali. Come illustrato, i principali partiti ucraini che sostengono la Leader dell’Opposizione Democratica già intrattengono strette relazioni con diversi soggetti politici dell’emiciclo di Strasburgo.

“Bat’kivshchyna [il Partito di Julija Tymoshenko, M.C.] è membro associato del Partito Popolare Europeo, ed il Front Zmin [la forza politica dell’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, M.C.] ha iniziato a collaborare con i LiberalDemocratici. Hannes Swoboda ha detto chiaramente che in Ucraina non c’è democrazia – ha continuato – e non escludo che prossimamente anche altri esponenti SocialDemocratici contesteranno il Presidente ucraina, Viktor Janukovych”.

Nell’Ottobre del 2010, L’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE – ha stretto un rapporto do collaborazione con il Partija Rehioniv: la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Tra gli obiettivi della partnership figurano il sostegno all’integrazione europea dell’Ucraina, lo sviluppo della democrazia e della libertà di stampa sulle Rive del Dnipro, ed il rafforzamento della divisione dei poteri e dello stato di diritto.

Come evidenziato a “Lombardi Nel Mondo” dall’esponente APSDE, Hannes Swoboda, i presupposti per tale collaborazione sono stati infranti. Dall’insediamento dell’Amministrazione Janukovych, in Ucraina hanno avuto luogo arresti, processi, ed interrogatori a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, oltre a Danylyshyn – che ha ottenuto asilo politico in Repubblica Ceca – la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale periferica dopo un processo condotto in maniera sommaria e parziale: la Tymoshenko è stata incarcerata preventivamente nonostante le precarie condizioni di salute, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e le prove a sostegno delle accuse fabbricate ad hoc ed in maniera irregolare – addirittura datate il 31 Aprile.

Inoltre, l’involuzione democratica ha riguardato a Kyiv anche stampa ed integrazione europea. Secondo le stime delle principali ONG – Freedom House, Reporter sans Frontières – le continue pressioni su giornalisti e media indipendenti hanno declassato l’Ucraina da paese libero a Stato quasi illiberale.

Il 19 Dicembre 2011, il mancato rispetto della democrazia sulle Rive del Dnipro ha reso impossibile da parte europea la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi riservato ad Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Matteo Cazzulani

Bohdan Danylyshyn (nato il 6 Giugno 1965 a Cerkovna, presso Ivano-Frankivs’k), economista, professore all’Accademia delle Scienze Ucraine (NAN), Ministro dell’Economia dal 2007 al 2010.

Nel 1982 termina l’Istituto Pedagogico di Ternopil’, e si specializza in economia dello sfruttamento delle risorse naturali.

Il 18 Giugno 2007 è nominato dal Premier, Julija Tymoshenko, Ministro dell’Economia, carica ricoperta fino all’11 Marzo 2010.

L’11 Agosto 2010 la Procura Generale apre su di lui un fascicolo per abuso d’ufficio e gestione fraudolenta delle finanze statali durante la compravendita di azioni dell’aeroporto Boryspil’ di Kyiv. Su Danylyshyn è emanato un mandato internazionale, ed è inserito nella lista dei ricercati dell’Interpol.

Il 19 Ottobre 2010 viene arrestato dalla polizia ceca a Praga. Il 13 Gennaio ottiene l’asilo politico dalla Repubblica Ceca su decreto del Ministero degli Esteri, ed è rimesso in libertà il giorno successivo.

Nel Maggio 2011 fonda l’Associazione Internazionale Ukrajins’ka-Jevropejs’ka Perspektyva, attiva nel sostengo dell’integrazione europea dell’Ucraina.

PER JULIJA TYMOSHENKO UN PARTITO TRANSNAZIONALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2012

Il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, in asilo politico in Repubblica Ceca, internazionalizza Bat’kivshchyna, con lo scopo di salvare la moglie – in pericolo di vita – e sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sul regresso democratico in Ucraina. Chieste sanzioni per il Presidente, Viktor Janukovych, e le principali Autorità

La milicija rimuove un adesivo in sostegno a Julija Tymoshenko sul blindato su cui e costretta a viaggiare COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una “Patria” internazionale per salvare Julija Tymoshenko e la democrazia in Ucraina. Questa la motivazione che, nel Dicembre 2011, ha portato il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, a chiedere asilo politico in Repubblica Ceca.

Ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico il 6 Gennaio 2012, a Praga il consorte della Tymoshenko ha reso noto di avere registrato l’Organizzazione Internazionale Bat’kivshchyna: versione transnazionale del Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – che tradotto dall’ucraino significa “Patria” – privato del suo vertice da quando la Tymoshenko è reclusa in isolamento, lontano dalla Capitale.

Come dichiarato dallo stesso Oleksandr Tymoshenko a Radio Liberty, Bat’kivshchyna internazionale ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sul regresso democratico in Ucraina, stabilire contatti maggiormente diretti con la stampa europea, e coordinare dall’estero la formazione di uno schieramento politico in grado di scalzare dal potere il Presidente, Viktor Janukovych.

Il Capo di Stato ucraino, concordemente con diversi pareri espressi da insigni personalità di tutto il Mondo libero, è ritenuto il principale responsabile dell’ondata di processi ed arresti politici a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, oltre alla Tymoshenko, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento dal 26 Dicembre 2010, senza che un verdetto lo abbia condannato per abuso d’ufficio.

“Sono venuto in Repubblica Ceca per chiedere al Mondo intero di liberare Julija Tymoshenko dal carcere e dalla tortura impostale dal regime – ha dichiarato il marito della leader dell’Opposizione Democratica – invito i Leader mondiali a capire che a Janukovych non serve una Tymoshenko viva”.

Una denuncia seria, con cui Oleksandr Tymoshenko ha giustificato l’asilo politico in Repubblica Ceca: Paese ritenuto coerentemente a favore alla lotta del dissenso contro l’autocrazia in ogni parte del Mondo. Da un anno, a Praga è attivo anche l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn: altra vittima della repressione di Janukovych, costretto alla fuga nel Paese centro-europeo.

“Le carceri sono piene di prigionieri politici – ha continuato il marito della Leader dell’Opposizione Democratica – mentre Janukovych, Firtash, L’ovochkyn, Khoroshkovs’kyj e Kuzmin [rispettivamente il Presidente, il suo principale sponsor, il Capo della sua Amministrazione, il Direttore dei Sevizi Segreti, ed il Vice-Procuratore Generale] schiavizzano il popolo ucraino. Chiedo alla Comunità Internazionale sanzioni per queste persone – ha concluso – responsabili della repressione politica. Julija Tymoshenko è stata condannata per avere salvato l’Europa dalla carenza di gas nel Gennaio 2009”.

Una dura detenzione

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas russo del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Maturata in seguito ad un processo farsa – con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove irregolari, addirittura datate il 31 Aprile – la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello il 23 Dicembre.

Inoltre, l’8 Dicembre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato decretato un secondo arresto perché ritenuta elemento potenzialmente pericoloso per il proseguo del procedimento in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

Il processo-lampo è avvento in un’atmosfera macabra: con giudici e pubblica accusa seduti nella cella attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è stata costretta da un forte mal di schiena, trascurato dalle Autorità penitenziarie.

Seppur obbligata da ben due arresti alla reclusione nel carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv, il 30 Dicembre la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj, a Kharkiv: allontanata da politica e famiglia in occasione del Capodanno – Festività solenne, che in Ucraina ha la medesima importanza del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

Per il marito di Julija Tymoshenko asilo politico in Repubblica Ceca

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on January 7, 2012

Oleksandr Tymoshenko ottiene lo status di rifugiato da Praga: in prima fila nel proteggere chi fugge dal regime di Kyiv. Reazioni alterne alla decisione del consorte della Leader dell’Opposizione Democratica tra chi lo accusa di ignavia e chi ne interpreta la decisione come conseguenza della repressione politica in Ucraina. 

Privata della libertà, poi della dignità umana, e adesso anche di parte della famiglia. Nella giornata di venerdì, 6 Gennaio, Oleksandr Tymoshenko, il marito da cui la Leader dell’Opposizione Democratica ha preso il cognome, ha ottenuto asilo politico in Repubblica Ceca, dove da circa un mese già si e stabilito. 

La notizia della richiesta dello status di rifugiato e stata lanciata nella mattinata dal giornale ceco Pravo: subito confermata dal Ministero degli Esteri di Praga. In serata, il Ministero degli Interni – a cui per legge spetta la decisione –  ha reso ufficiale il riconoscimento dell’asilo politico ad Oleksandr Tymoshenko.

Una notizia tanto clamorosa quanto inaspettata: il consorte della Lady di Ferro ucraina non ha mai ricoperto cariche politiche, non e sotto indagine, e, secondo diverse indiscrezioni, da tempo sarebbe separato dalla moglie, che, tuttavia, sostiene pubblicamente.

Oleksandr e stato membro della squadra dei difensori di Julija Tymoshenko nel processo farsa con cui l’ex-Primo Ministro e stata condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio durante ,e trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Diverse le voci che lo accusano di aver abbandonato la barca in tempesta per rifugiarsi a tutelare i propri interessi nel porto ceco, dove Oleksandr Tymoshenko gestisce la compagnia International Industrial Projects. 

Invece, chi fa quadrato attorno al consorte dell’ex-Primo Ministro e Bat’kivshchyna: il Partito della Leader dell’Opposizione Democratica ha interpretato la decisione come necessaria per fuggire ad un clima di repressione che, oltre ad esponenti di spicco, presto potrebbe abbattersi anche sui relativi famigliari.

Contro il regime di Kyiv

Certa resta solo la posizione della Repubblica Ceca: ligia alle tradizioni di libertà e democrazia che porta Praga, memore dell’insegnamento di Vaclav Havel, a tutelare diversi esponenti del dissenso in fuga da dittature di vecchia e nuova formazione. 

Già nel Gennaio 2010 asilo politico e stato concesso al Ministro dell’Economia del secondo governo Tymoshenko, Bohdan Danylyshyn: accusato dalle Autorità di Kyiv di gestione fraudolenta del bilancio statale. 

Nessun commento da parte ucraina, sopratutto dal Presidente, Viktor Janukovych: ritenuto dal campo arancione il vero responsabile dell’ondata di repressione politica che, oltre alla Tymoshenko e Danylyshyn, ha colpito altri espone ti di spicco dell’Opposizione Democratica, come l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento ancor prima che un verdetto lo abbia condannato per abuso d’ufficio.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, e reclusa nella colonia penale femminile Kachaniv’skyj di Kharkiv dove deve scontare sette anni di prigionia in isolamento – in condizioni disumane – per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. 

Inoltre, un secondo arresto – commutatole alla fine di un processo macabro, celebrato con giudice e Pubblica Accusa seduti attorno al letto da cui la Leader dell’Opposizione Democratica non riesce ad alzarsi per via di un forte mal di schiena – la costringe alla reclusione cautelativa fino alla fine del procedimento in cui e accusata di evasione fiscale durante la presidenza del colosso energetico JEESU, presieduto fino alla discesa in campo del 1998, di cui Vice-Capo e stato proprio il marito Oleksandr.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO NON PUO’ NEMMENO CONVOCARE PROPRI TESTIMONI: CONTINUA LA FARSA IN UN PAESE ALL’ORLO DI UNA NUOVA GUERRA DEL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 3, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica privata della possibilità di chiamare a testimonianza propri ex-collaboratori. L’Ucraina sull’orlo di una nuova crisi energetica, con la Russia che pone la liquidazione del colosso energetico nazionale, Naftohaz, come condicio sine qua non per la revisione dei contratti. La Procura prepara nuovi processi a carico di altri esponenti dell’Opposizione Democratica

La Leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko

Dopo la richiesta di liberazione, di necessarie visite mediche, e l’inserimento agli atti di prove schiaccianti, adesso anche i testé. Nella giornata di venerdì, 2 Settembre, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha negato alla difesa della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, la convocazione di una lista di testimoni che, dinnanzi al ripetuto diniego del PM di includere agli atti studi ed articoli di notevole rilevanza, avrebbero potuto confermare l’innocenza dell’ex-Primo Ministro.

Tra essi, dirigenti della compagnia energetica statale Naftohaz, un importante dirigente della Ernst and Young, ed il titolari di Dicastero dell’ultimo governo arancione ancora non chiamati a testimoniare, i quali, tra il 19 ed il 21 Gennaio 2009, hanno preso parte alle concitate riunioni convocate per visionare gli accordi per il gas, che Julija Tymoshenko avrebbe firmato di sua iniziativa con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: secondo l’accusa, infrangendo il regolamento, ma a parere della difesa – e della maggior parte dei testimoni già ascoltati – in linea con le prerogative che consentono al Capo del Governo la presa di decisioni senza il consulto del Consiglio dei Ministri in situazioni di particolare emergenza.

Tra Russia ed Ucraina una nuova Guerra del Gas

Emergenza energetica che, malgrado l’orientamento filo-russo dell’amministrazione di Viktor Janukovych – ritenuto il vero organizzatore dei processi a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti del campo arancione – si sta ripresentando, rischiando di riportare il Paese ad una nuova guerra del gas con la Federazione Russa. Peraltro, senza avvicinare Kyiv a Bruxelles: sempre più indignata dinnanzi ad una repressione politica che rischia seriamente di compromettere la firma dell’Accordo di Assciazione UE-Ucraina, ed il varo della Zona di Libero Scambio ad esso collegato. Già giovedì, Primo di Settembre, il Primo Ministro, Mykola Azarov, ha dichiarato che l’Ucraina intende diminuire il consumo di gas russo – compensato da fonti alternative, come il carbone – e rivedere i contratti in vigore con Mosca, la quale, indignata, ha risposto che l’unica possibilità di rinegoziazione dipende dalla fusione di Naftohaz con il monopolista russo, Gazprom, in un nuovo soggetto energetico che, operante nel solo mercato ucraino – e posseduto a maggioranza dai russi – rileverebbe il controllo non solo della compravendita di oro blu, ma sopratutto la gestione del sistema infrastrutturale energetico di Kyiv. Un ultimatum secco, a cui Azarov ha risposto picche, ma che, invece, ha spinto Janukovych a cercare un incontro d’urgenza con il collega russo, Dmitrij Medvedev, per affrontare la questione, senza, tuttavia, ottenere udienza.

“Con la Russia è difficile accordarsi – ha dichiarato all’autorevole UNIAN l’esperto di questioni energetiche, Vadym Karas’ov – non ci è riuscito l’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, con una politica filo europea, e nemmeno l’attuale, Viktor Janukovych, la cui concezione plurivettoriale sta provocando comunque un nuovo conflitto con Mosca, dannoso per ambo le parti. L’unica in grado di trovare un accordo con la Russia, e mantenere invariato il cammino verso l’Europa, è stata Julija Tymoshenko – ha continuato – con degli accordi purtroppo onerosi”.

Contratti per cui la Leader dell’Opposizione Democratica è vittima di un processo sempre più iniquo ed autoritario: sempre venerdì, 2 Settembre, dall’aula è stato espulso a forza il Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Andrij Shkil’, “colpevole” di avere espresso il proprio dissenso dinnanzi alla conduzione arbitraria del procedimento di Kirejev, totalmente improntata a favore dell’accusa. Ma la repressione ai danni del campo arancione non sembra finire qui.

Come dichiarato nella notte dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, la Procura Generale avrebbe preparato 25 capi d’accusa a carico di altrettanti esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, che, probabilmente, presto saranno citati a giudizio. Tra essi, l’ex-collaboratrice di Julija Tymoshenko, Tetjana Sljuz, l’ex-Vice-Ministro delle Emergenze, Viktor Varanchuk, e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, attualmente in esilio politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

L’ex-Ministro ucraino in esilio in esclusiva per il Legno Storto e La Voce Arancione: “L’Europa non abbia paura ad integrare l’Ucraina per salvarla dall’autoritarismo politico”

Posted in Repubblica Ceca, Ukraina by matteocazzulani on August 4, 2011

Esclusiva intervista con Bohdan Danylyshyn, ex-Titolare dell’Economia nel terzo governo di Julija Tymoshenko, costretto all’Asilo in Repubblica Ceca per sfuggire alla repressione politica. Storie dell’emigrazione ucraina a Praga, oggi appieno integrata nel tessuto del Paese.

Al riparo da un processo politico, costretto all’esilio nel cuore dell’Europa, laddove una considerevole diaspora cerca la via per Bruxelles. Bohdan Danylyshyn non e il protagonista di una storia di altri tempi in continenti lontani, ma una realtà europea, a cavallo tra Ucraina e Repubblica Ceca.

Ex-Ministro dell’Economia nel terzo governo arancione di Julija Tymoshenko, Danylyshyn figura tra la decina di esponenti dell’Opposizione Democratica repressi dalle Autorità ucraine. Tra indagati, interrogati, processati, ed arrestati, l’ex-titolare dell’Economia e pero l’unico ad essersela cavata, grazie ad un Asilo Politico ottenuto, lo scorso Gennaio, dalla Repubblica Ceca, dove ora dirige la Ukrajins’ko-Jevropejs’ka Perspektyva: una ONG impegnata non solo nel rafforzamento della cultura patria, ma, sopratutto, nel costante monitoraggio della situazione politica ucraina, con conseguente inoltro da Praga di aggiornamenti ad un’audience dislocata in tutto il Continente.

“Occorre un’Integrazione reciproca tra Ucraina ed Unione Europea – evidenzia come priorità per il futuro del suo Paese – Bruxelles non ha nulla da temere nell’aprire le porte a Kyiv: non arriverà nessuna orda di immigrati, come sostiene qualcuno, ma all’Ue si presenterebbe la possibilità di disporre di un enorme potenziale industriale ed energetico, che la renderebbe ancora più competitiva a livello mondiale”.

Idee chiare, quelle di Danylyshyn, così come la road map che propone per un avvicinamento all’UE che ritiene indispensabile anche per salvare la democrazia in Ucraina: ieri faticosamente conquistata in seguito alla Rivoluzione Arancione, ma, oggi, in via di estinzione sotto l’attuale amministrazione di Viktor Janukovych, come, peraltro, certificato dalle maggiori ONG internazionali indipendenti.

“La priorità e il varo della Zona di Libero Scambio – spiega – perché fa gola agli stessi oligarchi sponsor di Janukovych, che vedono l’abbattimento delle barriere doganali ad ovest come un grande business, e che di tornare alla subalternità economica alla Russia non ne vogliono sapere. In un secondo momento – continua – e necessaria la ratifica dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e l’abbattimento del regime dei visti, per consentire agli ucraini la libera circolazione in area Schengen”.

La rivalità tra l’Unione Europea e la Russia e il punto fermo del pensiero dell’ex-Ministro, che evidenzia come Mosca stia attuando una forte pressione per inglobare Kyiv nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Un procedimento inattuabile per Danylyshyn, poiché l’Ucraina e membro WTO, e l’uscita dal club dell’economia mondiale sarebbe un suicidio finanziario che nemmeno Janukovych commetterebbe.

L’ingresso nell’Organizzazione Modiale del Commercio, dunque, uno dei successi dei governi del campo arancione, la cui Leader, la carismatica ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e oggi sotto processo in condizioni discutibili: senza avvocato difensore, e con poco tempo per l’esame delle imputazioni.

“Lo scopo delle Autorità e quello di escludere il principale competitor dalla competizione elettorale – dichiara l’ex-Titolare dell’Economia – Viktor Janukovych teme Julija Tymoshenko, e sa che in caso di nuovo confronto elettorale, dopo quello del Febbraio 2010, otterrebbe una sconfitta. Non so se l’ex-Primo Ministro sara arrestata – continua – ma di sicuro posso affermare che non e responsabile di quello per cui e accusata [gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, n.d.a.] Posso anche assicurare – conclude – che e sempre meno colpevole lei di un Capo di Stato come Janukovych, che in gioventu in carcere ci e già finito per due volte”.

Passato, presente, e futuro in Europa

Bohdan Danylyshyn non e solo preparato sulla politica di oggi, ma presta attenzione anche al lato culturale, in cui, a dispetto di quanto potrebbe suggerire la sua estrazione di economista, dimostra notevole preparazione. Ad esempio, spiega come Praga sia stata una scelta non casuale, in virtù non solo dei buoni rapporti con un governo ceco pronto a difendere le aspirazioni europee e gli interessi di Kyiv, ma anche di una storica amicizia, che dura sin dalla stretta collaborazione nel periodo interbellico tra i Primi Presidenti dell’Ucraina e della Cecoslovacchia, Mykhajlo Hrushevs’kyj e Tomas Masaryk.

“Da allora e iniziato un forte afflusso di ucraini – evidenzia Marija Havryljuk, colaboratrice dell’ex-Mimistro, e Direttrice della scuola settimanale del sabato per gli ucraini – sopratutto esponenti dell’intellighenzia, in fuga dal ritorno dei sovietici nel 1921. Altri intellettuali, sempre per sottrarsi ai russi, sono arrivati a Praga con la seconda ondata, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Diversamente – continua ad illustrare – le persone della terza e quarta ondata, rispettivamente negli anni 80 e nel 2000, sono perlopiù muratori e badanti, economicamente più poveri, e, per ovvie questioni di tempo, culturalmente meno attivi”.

Ciò nonostante, i circa 2 mila ucraini sono ben integrati, e non solo nella Capitale: associazioni culturali, scuole di danza, ONG per il mantenimento della memoria storica e la promozione dell’Ucraina sono in tutto più di trenta, senza contare l’importante Ucrainistica di Brno – la seconda città ceca – e le cattedre nelle università di Praga ed Olomuc. Solo nella Capitale poi, di monumenti a Shevchenko – Taras, il Poeta Nazionale – ce ne sono addirittura due: una statua a Mala Strana, ed una targa vicino a Piazza Venceslao, dove e stata stampata la prima copia non censurata del Kobzar – la raccolta delle sue poesie, sublime documento della letteratura del Romanticismo europeo.

Inoltre, nel Paese sono regolarmente stampate tre iniziative editoriali in lingua: l’Ukrajins’kyj Zhurnal, la Ukrajins’ka Hazeta, e Porohy. Quest’ultima in particolare riveste il ruolo più culturale e sociale, e non solo con gli articoli pubblicati ogni settimana sulle proprie pagine.

“Il nostro scopo e la messa in contatto di tutte le realtà ucraine dell’emigrazione – spiega Bohdan Rajcinec’, giovane Vice-Redattore – la politica la mettiamo in secondo piano, a noi interessa la solidarietà tra i nostri connazionali, per superare i problemi di tutti i giorni”.

Tra essi, Rajcinec’ individua la recente legislazione del governo ceco in materia di Immigrazione: ora, senza un lavoro garantito e certificato, e l’assicurazione medica prepagata per due anni, in Republica Ceca non si può stare. Risultato, il numero degli ucraini nel Paese e in consistente calo, con molti rimpatri, e pochi nuovi ingressi.

“Non contesto il Governo – evidenzia il giovane Vice-Redattore – dal suo punto di vista gestire la ventina di minoranze non e facile. Certo, la manovra non e edificante, così come la Commissione per gli Affari delle Diaspore, priva di reali poteri. Ma, tutto sommato, i finanziamenti per le iniziative non sono stati ridotti – ammette – e possiamo continuare ad operare”.

“Praga e una città accogliente, sempre qualcosa da fare, sempre dove correre – evidenzia Pani Olena, domestica sulla cinquantina – persino la
Domenica, quando, dopo la Messa greco-cattolica delle 10, nella chiesa di San Clemente [Svaty Klimenty, non lontana dall’Orologio Astronomico, n.d.a.], tutta la comunità si ritrova per il pranzo: un’occasione per passare del tempo insieme, senza la fretta imposta dal lavoro”.

Dalle parole di Pani Olena, non solo la contentezza di tornare nella natia Ciscarpazia – che le permette di affrontare la pioggia alla stazione dei pullman di Zelivskeho – ma anche la speranza per il futuro: affinché quel bus Praga-Kyiv – uno dei tre giornalieri – non si debba più fermare per ore alla frontiera, e, un domani, consenta a suoi due figli – Sasha e Roman – di raggiungerla senza problemi in Repubblica Ceca.

Ovviamente, il tutto e possibile solo in un’Europa più matura, e consapevole della necessita di integrare un’Ucraina che, piaccia o meno ai sostenitori della realpolitik gasata, e già parte imprescindibile della sua realtà. Sopratutto qui a Praga, nel cuore di un Vecchio Continente chiamato a nuove prove di responsabilità per la sua prosperità.

Matteo Cazzulani

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