LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Europa: sul Presidente della Commissione regna ancora l’incertezza

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 31, 2014

Il Consiglio Europeo da mandato al suo Presidente Herman Van Rompuy di nominare il capo della coalizione di maggioranza del Parlamento Europeo. Al nome di Juncker sono accostati quello del Premier popolare finlandese Katainen e di quello socialista danese Thorning Schmidt.

Un gioco di nomine in una maggioranza troppo risicata rischia di non considerare il parere degli elettori per la nomina del Presidente della Commissione Europea. Nella giornata di giovedì, 27 Maggio, il Consiglio Europeo ha dato mandato esplorativo al suo Presidente, il popolare belga Herman Van Rompuy, di individuare un candidato alla Presidenza della Commissione Europea in grado di trovare una maggioranza solida in Parlamento.

Il primo interlocutore di Van Rompuy sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese, candidato Presidente della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo PPE: la forza politica di centro-destra uscita vincitrice dalle Elezioni Europee.

Sulla carta, Juncker ha i numeri per potere governare grazie ad una grande coalizione tra il PPE, che conta su 213 seggi in Parlamento, e il Partito dei Socialisti Europei PSE: la seconda forza politica, con 191 seggi in Parlamento, che, come dichiarato dal suo capogruppo, Hannes Swoboda, sostiene convintamente la nomina a Presidente della Commissione del candidato del Partito uscito vincitore dalle Elezioni.

La grande coalizione tra PPE e PSE -nella quale il candidato Presidente della Commissione del PSE, Martin Schulz, dovrebbe ottenere la carica di Vicepresidente con delega agli Affari Economici e Monetari- sarebbe già fatta se non fosse per l’opposizione alla nomina di Juncker di alcuni capi di Governo, come il Premier britannico conservatore, David Cameron, il Premier ungherese popolare, Viktor Orban, e quello svedese popolare, Frederik Reinfeldt.

L’opposizione di Cameron, Orban e Reinfeldt alla nomina di Juncker ha riaperto il totonomine sul prossimo Presidente della Commissione, che, su ammissione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, potrebbe anche non essere scelto tra i candidati indicati dai Partiti europei durante le ultime Elezioni.

Tra i sostituti di Juncker, circolano i nomi del Premier popolare finlandese, Jyrki Katainen, e di quello socialdemocratico danese, Helle Thorning Schmidt: due nomi che riceverebbero un endorsement più ampio di quello riscosso da Juncker.

Legato al totonomine per la presidenza della Commissione Europea è anche la conformazione della maggioranza al Parlamento Europeo: la Grande coalizione di popolari e socialisti supera di poco il 50%, e per questo è ipotizzabile un suo allargamento all’Alleanza dei Liberali e Democratici ALDE con l’appoggio esterno dei verdi, proprio come ipotizzato da Juncker.

In alternativa alla Grande Coalizione di popolari e socialisti, possibile, seppur solo sulla carta, è anche una maggioranza di destra, composta da PPE, ALDE, dal gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR, e dal gruppo dell’Europa per la Libertà e la Democrazia EFD: formazione euroscettica capitanata dagli ultraconservatori britannici dello UKIP e dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Meno probabile, ma fattibile stando i numeri, resta poi una maggioranza di sinistra composta da PSE, ALDE, Verdi e dal gruppo della Sinistra Europea Unita GUE.

Sicuro, invece, è il posizionamento all’opposizione dell’Alleanza Europea per la Libertà -EAF: gruppo euroscettico, alternativo all’EFD, formato dal Fronte Nazionale di Marie Le Pen e dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Sikorski, D’Alema e Pittella per la comune politica estera UE

Oltre che sul nome del prossimo Presidente della Commisisiome, aperta resta anche la nomination del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea: una posizione per la quale, nella giornata di venerdì, 30 Maggio, il Premier polacco, il popolare Donald Tusk, ha ufficialmente candidato il suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski.

Sikorski, come ha piegato Tusk, ha dimostrato sul campo di meritare la guida della politica estera UE: è stato proprio Sikorski, infatti, a dare un forte contributo alla caduta del regime di Viktor Yanukovych in Ucraina e a favorire l’avvicinamento all’Europa di Georgia e Moldova.

A rendere complicata la nomina di Sikorski è però il possibile insediamento di un candidato popolare alla Presidenza sia della Commissione che del Consiglio Europeo: un fatto che implicherebbe la nomina di un esponente del PSE alla guida della politica estera UE.

Tra i possibili candidati PSE alternativi a Sikorski, circolano i nomi di due italiani, grazie sopratutto all’ottimo risultato elettorale ottenuto in Italia dal Partito Democratico di Matteo Renzi che, assieme al PSD romeno di Victor Ponta, rappresenta la componente più forte all’interno del PSE.

Tra gli italiani in corsa per la guida della Politica Estera comune dell’UE c’è l’ex-Premier, Massimo D’Alema, anche se non è esclusa la nomina del PD Gianni Pittella: Vicepresidente uscente del Parlamento Europeo che, sul piano estero, ben si è mosso sopratutto sulla questione ucraina, sulla comune politica UE per l’immigrazione, sull’avvicinamento all’UE di Albania e Serbia, e sul caso dei Marò italiani detenuti in India.

Sia in caso di nomina di Sikorski che di Pittella, ma per certi versi anche di D’Alema, l’Europa potrebbe contare su due dei principali sostenitori dello sviluppo pacifico della Democrazia e dell’integrità territoriale dell’Ucraina: un risultato che, se ottenuto, potrebbe contribuire alla fine dell’aggressione militare russa in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina e Crimea: Grillo e Berlusconi ascoltino Obama e Pittella anziché la Russia di Putin

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on May 5, 2014

Il Sommo Poeta ci invitava a non curarci di loro, ma a guardare e passare. Vero e giusto, tuttavia certe dichiarazioni illustrano quanto la Patria di Dante sia provinciale e cieca nel comprendere che il comportamento della Russia di Putin in Ucraina è la più grande minaccia alla pace globale dalla fine della Guerra Fredda.

Negli ultimi giorni, le attività di destabilizzazione politica dell’Ucraina da parte di agenti infiltrati dell’esercito russo si sono espanse dalle regioni ucraine orientali fino a quelle meridionali, nella città di Odessa, dove, per ora, la resistenza di Kyiv ha sventato il tentativo delle milizie cosiddette separatiste di prendere il controllo della città.

Il piano di Putin, come confermano tutti i più accreditati Think-Tank, è oramai chiaro: dopo l’annessione militare della Crimea, Mosca intende controllare una lingua di territorio da Donetsk alla Transnistria che isola l’Ucraina dal mare, mettendone in ginocchio l’economia, incrementa la pressione armata sulla Moldova e su Paesi dell’Unione Europea come Romania, Ungheria, Slovacchia e Polonia.

Anche altri Paesi UE sono a rischio, come Estonia, Lettonia e Lituania, dove Putin ha già iniziato a porre i presupposti per scatenare politiche di destabilizzazione, facendo leva sulla volontà di Mosca di tutelare le minoranze russofone che vivono al di fuori della Federazione Russa.

Questa argomentazione già usata nei confronti dell’Ucraina, e prima ancora da Adolf Hitler per giustificare l’Anschluss dell’Austria e l’annessione di Cecoslovacchia e Danzica, che tuttavia è priva di fondamento, dal momento in cui né il Governo ucraino, né quelli UE estone, lettone e lituano, hanno mai discriminato alcun russo.

Malgrado la gravità della politica di Putin, che compatta l’opinione pubblica domestica contro un’Europa presentata come la Patria della perversione, c’è chi in Italia ha giustificato pubblicamente la condotta del Presidente della Federazione Russa, come l’ex-Premier Berlusconi, che, durante la trasmissione In Mezz’Ora, ha sottolineato come Mosca abbia favorito nella penisola ucraina l’autodeterminazione dei popoli.

La posizione di Berlusconi, fatta propria precedentemente dal Capo del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, è stata sostenuta da certa stampa italiana, che ha sistematicamente presentato gli ucraini come nazisti, ha paragonano Kyiv al regime di Assad in Siria, ed ha dipinto i fatti dell’Est Ucraino come la legittima aspirazione di una fetta della popolazione ucraina russofona di fare parte della Russia.

L’annessione armata della Crimea è stata invece una palese violazione del Diritto Internazionale, sopratutto del Memorandum di Budapest, che sanciva l’inviolabilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia all’arsenale nucleare da parte dell’esercito di Kyiv.

Inoltre, riesce difficile considerare un movimento spontaneo di autodeterminazione quello che sta avvenendo in Ucraina orientale, dove i cosiddetti separatisti sono ben armati ed equipaggiati di armamenti di tutto rispetto -missili terra-aria e mitragliatori- che non possono essere stati forniti loro da nessun altro se non dal crescente numero di divisioni dell’esercito russo che, come dimostra il Washington Post, si sono accalcate ai confini ucraini, pronte a sferrare l’attacco definitivo nei confronti di Kyiv.

In Ucraina, i veri fascisti sono chi occupa le sedi delle Amministrazioni Locali bruciando le bandiere ucraine ed europee ed avviando la caccia all’ucraino, e non chi protesta per tre mesi al freddo sul Maydan a Kyiv per ottenere Democrazia e Libertà dal regime pseudofascista di Viktor Yanukovych.

Le prese di posizione di Berlusconi e di certa stampa, che favoriscono l’accettazione da parte dell’opinione pubblica e di una considerevole fetta dell’elettorato della politica estera dei piani neo-imperiali di Putin -noto per la sistematica repressione del dissenso e dei giornalisti indipendenti- dipingono quanto in Italia ci sia una preoccupante disinformazione in merito alle questioni ucraine.

Per risolvere l’impasse, una soluzione potrebbe essere, come ha sottolineato l’Advisor per la politica estera del Presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, l’adozione per l’Ucraina dello status Finlandese: un Paese dell’UE, che non fa parte della NATO e che mantiene buone relazioni con la Russia.

Per l’Ucraina, l’adesione all’UE è impossibile almeno per i prossimi 25 anni: troppe sono le riforme da compiere sia da parte del Governo di Kyiv che da parte dell’Unione Europea, che ancora deve darsi una struttura politica solida, robusta ed unitaria in grado di integrare, oltre a quella ucraina, anche altre economie dell’Europa Orientale, come quella moldava e georgiana.

Un rapido avvicinamento dell’Ucraina all’Europa sul piano commerciale e politico, mediante la firma dell’Accordo di Associazione e l’integrazione anche parziale di Kyiv in alcune delle Istituzioni europee, è possibile e necessario, così come è necessario provvedere al sostegno degli ucraini da parte della NATO nel caso Putin dovesse continuare con la sua politica imperialista.

Come ha dato da intendere lo stesso Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, gli USA sono pronti a creare un fronte comune con l’Europa per la difesa dell’integrità territoriale ucraina, per evitare che l’escalation della politica imperiale di Putin accenda altri focolai di tensione persino in Paesi membri dell’UE.

Questa necessità è innanzitutto geopolitica, dal momento in cui è proprio dall’esistenza di un’Ucraina autonoma ed indipendente che è garantita la sicurezza nazionale dei Paesi UE e, più in generale, la Pace e la Libertà nel continente europeo.

Ecco perché è opportuno che anche in Italia si capisca qual’è la vera natura della crisi ucraina, come già hanno dimostrato alcune personalità di spicco della politica italiana, come il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, il Ministro del Turismo, Dario Franceschini, e l’ex-Premier Massimo D’Alema.

Essi hanno dipinto una posizione attenta e ragionevole: l’Europa deve mantenere con Mosca il dialogo aperto, senza però mai rinunciare ai valori fondanti dell’Europa: Pace, Democrazia, Diritti Umani e Progresso.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centrale ed Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani

Swoboda e D’Alema: il PSE a Bruxelles prende posizione su Ucraina e Russia

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 4, 2014

Nel corso della Renaissance Conference, Il Presidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei sottolinea la necessità di una nuova politica di vicinato per l’Europa Orientale. L’ex-Premier italiano invita l’Unione Europea ad una posizione più risoluta in sostegno dei valori UE nei confronti del Presidente russo Putin

Bruxelles – Una nuova politica di vicinato con i Paesi dell’Europa Orientale per tenere alti i valori fondanti dell’Europa -Democrazia, Libertà e Diritti Umani- senza però rinunciare fino all’ultimo ad un dialogo con la Russia. Questa è la linea emersa venerdì, 3 Aprile, dalla tavola rotonda “Disordine nel vicinato: l’Ucraina, l’UE e il problema russo”, a Bruxelles, durante la Renaissance Conference del Partito Socialista Europeo.

Come evidenziato dal Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, l’Unione Europea necessita di una nuova tattica politica per garantire il diritto all’esistenza di popoli europei come ucraini, moldavi e georgiani, che si trovano oggi a fronteggiare la politica di forza della Russia di Putin.

Swoboda, dopo avere illustrato come l’Europa debba attivarsi per lo sviluppo di una società civile in Ucraina, ha sottolineato come l’UE debba al più presto provvedere a diversificare le forniture di gas per decrementare la dipendenza dalla Russia e, così, limitare le possibilità che Putin si avvalga dell’energia come mezzo di pressione geopolitica.

In particolare, Swoboda ha lamentato la mancata realizzazione del gasdotto Nabucco: un progetto , sostenuto dalla Commissione Europea, concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Austria attraverso Turchia, Romania ed Ungheria, che il Presidente del Gruppo S&D ha ritenuto fondamentale per la diversificazione energetica dell’UE.

Infine, per quanto riguarda l’Ucraina, Swoboda ha sottolineato come la proposta di federalizzazione dello Stato ucraino possa portare ad un inasprimento della tensione tra Mosca e Kyiv destinato a nuocere a russi, ucraini e agli stessi europei.

Risoluta è stata anche la posizione espressa dall’ex-Premier italiano Massimo D’Alema, che ha sottolineato come sia necessario che l’Europa risponda alla Russia per evitare che la Federazione Russa diventi il catalizzatore geopolitico dei Paesi che esprimono un chiaro sentimento anti-occidentale.

D’Alema, che ha invitato l’Europa a difendere in maniera risoluta i diritti su cui è stata fondata -democrazia, diritti umani e libertà- per mantenere la credibilità internazionale, ha anche invitato l’UE a sollevare la questione della Cecenia, dove i russi hanno sterminato donne, bambini e uomini in piena infrazione del diritto internazionale.

L’ex-Premier ha poi evidenziato come la vicenda della Crimea non possa essere paragonata a quella del Kosovo: mentre l’occupazione della penisola ucraina ha portato all’annessione nella Russia di una Regione di un Paese sovrano, l’intervento della NATO nel Paese dei Balcani è stato necessario per porre fine alla violazione dei Diritti Umani sugli albanesi e per garantire l’indipendenza di Pristina dalla Serbia di Milosevic.

Sull’energia, D’Alema ha infine proposto che l’Europa impieghi risorse per garantire l’ibtegrazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE e, così, diminuire la dipendenza dell’Europa dalle forniture della Russia del 20%.

L’Ucraina ha bisogno anche dell’Europa

La posizione degli esponenti del PSE sull’Ucraina è basata sulla considerazione che l’annessione della Crimea da parte di Putin ha cambiato i paradigmi della politica internazionale. Oggi, i rapporti di forza sono regolati dal riarmo militare e non più da accordi commerciali e politici.

Come ho sottolineato nel mio intervento, l’UE ha perso un’occasione per prendere l’iniziativa nella questione ucraina con una voce sola, ma ha lasciato che la situazione del nostro continente -che comprende sia l’Ucraina che l’UE- sia regolata solo da colloqui bilaterali tra Stati Uniti d’America e Russia.

Insieme agli USA, è necessario che l’UE garantisca in Ucraina, e nel resto dell’Europa Orientale, pace, Democrazia, Diritti Umani e progresso, insieme al diritto di esistere di ucraini, moldavi, georgiani e bielorussi: popoli che per ragioni storiche, culturali e linguistiche appartengono a pieno diritto alla grande famiglia europea.

Matteo Cazzulani
Responsabile dei rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo – Partecipante della Renaissance Conference del PSE di Bruxelles

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LA VOCE ARANCIONE ANCORA AL PIT-STOP

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 7, 2011

Da oggi, per un mese circa, è sospeso l’aggiornamento giornaliero sul Mondo ex-Sovietico. Ci scusiamo per il disagio. Ed invitiamo a seguire i contenuti esclusivi che saranno pubblicati su queste pagine

La copertina de La Democrazia Arancione. Storia Politica dell'Ucraina dall'Indipendenza alle Presidenziali 2010. Di Matteo Cazzulani

Nel Paese dei balocchi, dimentico di sé, dei suoi valori, e colpevole di soffocare i propri figli, vivono due categorie di persone. La maggior parte lo fa alla giornata, in passiva attesa della soddisfazione della sera, chiamata Grande Fratello, Champions’ League, Discoteca, sbronza, o Bunga Bunga. 

Un’esigua minoranza, invece, insegue sogni, progetti, ed ideali. Spesso, a costo di depressioni, e grandi sacrifici. Non solo economici, ma anche affettivi e morali. 

Dagli appartenenti al primo gruppo, le persone del secondo sono viste con sospetto, disprezzo, superficialità. Emozioni che tradiscono. E, nel contempo, nascondono un’inesprimibile ammirazione. Forse, anche un pizzico di invidia. 

La Voce Arancione torna ad un regime a singhiozzo. Questa volta, non per un Congedo di Studio – scaltra etichetta per giustificare una vacanza indimenticabile in una Città di cultura, con affetti che costituiscono parte indissolubile del proprio cuore. Ma per fornire ai lettori un servizio diretto, sul campo, esclusivo. 

Per permettere al Redattore di seguire, con coerenza, un Ideale. Recarsi in una terra amata, tanto quanto gli affetti di cui sopra. Ed agire, di prima persona, in favore di una Nazione, per il cui bene ha consacrato la propria professione. 

Per questioni di sicurezza, non sveliamo ora tutti i dettagli. Sappiamo che la Voce Arancione è letta con attenzione non solo da gentili Lettori, interessati agli argomenti di nicchia da essa trattati, ma anche da farabutti. Secondo alcuni, persino dal governo giapponese. 

Ringraziando per l’assidua frequentazione delle nostre pagine, vi rimandiamo alle prossime pubblicazioni. Vi assicuriamo che non ne rimarrete delusi. 

In prima fila per gli Ideali

Chi scrive spende un periodo della propria vita per il bene altrui. Con lo scopo di portare un poco di Speranza a chi ne ha ancor meno di lui. 

Non è un compito facile, soprattutto se si ha l’Onore di rappresentare una Patria che si ama. Nonostante la raccomandazione imperante, il dominio culturale dei comunisti, e la politica estera fatta col gas e con le pacche sulle spalle dei peggiori dittatori del Pianeta, anziché col cuore e con i principi innegoziabili. 

Uno stivale oramai vecchio e consumato. Che, così come il Paese da cui vi scriveremo, per il prossimo mese circa, speriamo trovi presto la forza di rialzarsi. E dire basta alla senocrazia degli imprenditori e dei marinaretti prestati alla politica. Questo sì, senza se e senza ma. 

Matteo Cazzulani