LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

A VLADIMIR PUTIN IL NOBEL PER LA PACE CINESE

Posted in Russia by matteocazzulani on November 18, 2011

Il Primo Ministro russo insignito del Premio Confucio per l’opposizione alla guerra in Libia, ma la tensione tra Mosca e Pechino sale vertiginosamente, sopratutto in Tadzikistan. Il precedente del Quadriga e l’asse con la Germania dello zar del gas per prendere il controllo sull’Unione Europea 

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Tutti lo temono, e tutti lo premiano. Nella giornata di lunedì, 14 Novembre, il Primo Ministro russo, e prossimo presidente per il terzo mandato non consecutivo, Vladimir Putin, è stato insignito del Confucio per la Pace: la versione cinese del Nobel che Pechino ha deciso di istituire nel 2008, in risposta al conferimento dell’onorificenza occidentale al dissidente Lui Xiaobo: attivista dei diritti umani e della democrazia in Cina.

Secondo quanto comunicato dal Comitato Organizzatore – composto da una giuria di Professori delle Università di Pechino e Qingua, riconosciuta dallo Stato – Putin è stato preferito all’ex-Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, ed al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la sua contrarietà alla guerra in Libia dello scorso mese di Aprile: una decisione davvero singolare dal momento in cui, secondo diversi politologi, l’intervento contro il regime di Gheddafi – iniziato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, tradizionale alleato di Mosca – avrebbe giocato a favore della Russia che, tornata coltivare ambizioni da superpotenza mondiale, sarebbe intervenuta per contrastare l’espansione della Cina nel continente africano, mantenendo il controllo – sopratutto energetico – sulla parte settentrionale.

Congetture o meno, la rivalità tra Mosca e Pechino per il primato mondiale è un dato di fatto, come dimostrato dalla recente crisi con il Tadzikistan: Paese dell’ex-Unione Sovietica che da tempo sta cercando di liberarsi dell’influenza della Russia per orientare la propria politica estera in direzione della Cina, con cui sono stati siglati importanti accordi commerciali.

Lo scorso marzo, due piloti militari russi di ritorno dalle operazioni in Afghanistan – in cui Mosca sta cooperando con la NATO – atterrati senza permesso in territorio tadziko, sono stati arrestati per aver infranto la sovranità territoriale di Dushanbe, ma solo lo scorso novembre il Cremlino ha sollevato la questione, rifacendosi con l’espulsione di centinaia di immigrati, e con l’avvio di un embargo sulle importazioni dal Tadzikistan: la medesima ritorsione attuata contro la Rivoluzione delle Rose georgiana, e l’imprimatur polacco alla dislocazione degli elementi dello Scudo Antimissilistico USA in territorio UE,che, rispettivamente nel 2003 e 2006, ha portato al blocco dell’importazione di vini da Tbilisi e carni da Varsavia.

Tuttavia, la strana abitudine di conferire premi internazionali a personalità dal dubbio merito è una caratteristica anche europea. Sempre Putin, lo scorso mese di Luglio è stato scelto per il conferimento del Quadriga: riconoscimento per il dialogo internazionale conferito dal Parlamento tedesco ad eminenti personalità politiche attive nel rispetto dei diritti umani e della democrazia, quali Mikhail Gorbachev, Viktor Jushchenko, e José Manuel Barroso. Allora, una protesta succinta di politici ed intellettuali guidata dall’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel – anch’egli insignito del Quadriga – ed una campagna di informazione dei media ha convinto il Comitato Organizzatore a tornare sui propri passi, e revocare la concessione della statuetta allo zar del gas che, proprio il giorno precedente, aveva ottenuto la creazione di joint-venture con il colosso energetico tedesco RWE per lo sfruttamento di giacimenti di Oro blu e carbone in Germania.

La Merkel pedina di Mosca

Secondo diversi politologi, la premiazione di Pechino – che non ragiona secondo le categorie occidentali – sarebbe un chiaro messaggio per invitare Mosca a desistere dal contrastare l’espansione economica cinese nel continente africano. Quella di Berlino, invece, l’ennesimo atto di sudditanza da parte di un’Europa Occidentale sempre più assetata di gas, e, per questo, succube di un Cremlino che con l’arma energetica, e la costruzione di impensabili gasdotti sottomarini, ha ammanettato l’Europa.

Un divide et impera per impedire il varo di una politica energetica comune dell’Unione Europea, e scavalcare i Paesi della parte centro-orientale del Continente che, memori della dominazione sovietica, sono con la Gran Bretagna i soli davvero consapevoli della reale pericolosità che il rinato imperialismo russo – continuum dello zarismo e dell’URSS – rappresenta per un’Europa sempre più debole e destinata ad un ruolo marginale nell’economia mondiale.

A conferma, il comportamento dello stesso Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che – durante la cerimonia del varo del NordStrem: gasdotto sul fondale del Mar Baltico che collega direttamente Russia e Germania, e bypassa Paesi UE invisi a Mosca come Polonia e Stati Baltici – su richiesta del Cremlino ha invitato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, a rivedere il Terzo Pacchetto Energetico: legge comunitaria che vieta la gestione di gasdotti e reti elettriche dell’Unione in condizione di monopolio, sopratutto da parte di enti extra-europei, come il monopolista statale russo, Gazprom.

Matteo Cazzulani

TRA POLONIA E RUSSIA E DI NUOVO GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 9, 2011

Il colosso polacco PGNiG ricorre all’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista russo Gazprom per il mancato ritocco al ribasso di tariffe onerose per l’oro blu, che obbligano Varsavia ad un prezzo più alto di quello applicato da Mosca agli acquirenti occidentali. Una cerimonia ufficiale con la presenza delle alte Autorità apre il Nordstream, gasdotto con cui il Cremlino divide l’Europa

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

L’apertura delle ostilità – seppur per ora circoscritte alle carte bollate – era solo questione di tempo. Nella giornata di lunedì, 7 Gennaio, il colosso energetico polacco, PGNiG, ha esposto ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista russo, Gazprom, accusato di imporre tariffe troppo elevate che, al di fuori di ogni logica di mercato, costringono Varsavia a pagare il gas di Mosca a prezzi notevolmente superiori rispetto a quelli applicati a Berlino, Parigi, e Roma.

Una situazione paradossale, che, in realtà, nasconde il preciso obiettivo di Mosca di utilizzare l’arma energetica per dividere il Vecchio Continente, concedendo sconti con contratti a lungo termine a compagnie alleate – la tedesca E.On e la greca DEPA – altresì mantenendo alta la bolletta per Polonia e Lituania: quest’ultima di recente costretta ad appellarsi alla legge UE per estromettere i russi dal controllo dei gasdotti di Vilna.

Nello specifico, Varsavia si è appellata ad una clausola degli accordi che consente il ricorso a vie legali in caso di mancato raggiungimento di una mediazione dopo sei mesi dalla richiesta di revisione delle tariffe, che PGNiG ha presentato lo scorso 5 Maggio. Da allora, ogni vertice della parte polacca con gli esponenti di Gazprom è stato vano, e, così, la tanto temuta apertura delle ostilità si è rivelata l’unica soluzione necessaria per abbassare i costi delle forniture russe da cui Varsavia dipende per più del 70%.

Un dato non di poco conto che già in passato ha pesato sui rapporti di forza tra i due Paesi: dopo la stipula del contratto nel 1996, Gazprom ha unilateralmente imposto un aumento delle tariffe nel 2006, che PGNiG – senza fornitori alternativi – è stata costretta ad accettare per evitare uno scenario ucraino, rimanendo al gelo ed impedendo l’afflusso dell’oro blu di Mosca al resto dei Paesi UE. Nel Novembre 2010, i due governi hanno riaperto le trattative, e varato un accordo che, a tariffe più convenienti, ha obbligato Varsavia all’acquisto di gas, il cui costo è stato uniformato non a quello del mercato, ma a quello della nafta: un errore fatale, che la Polonia ha pagato caro con l’aumento del prezzo del greggio in seguito alla crisi libica.

 

Secondo quanto riportato dall’autorevole agenzia PAP, la parte polacca ha richiesto all’Arbitrato non solo il ritocco al ribasso dei prezzi di almeno il 10%, ma, sopratutto, la revisione del metodo di calcolo delle tariffe, non più legato ai costi di mercato della benzina. Sulle reali possibilità di vittoria della Polonia – Paese presidente di turno dell’Unione Europea – sono in molti a sperare, sopratutto in seno alla Commissione Barroso, che in Varsavia ha trovato un solido alleato nella creazione di una politica energetica UE quanto più indipendente dalle forniture russe.

Tuttavia, diversi esperti hanno sottolineato come il problema vero riguardi la rinegoziazione dei contratti a cui, in caso di esito positivo del ricorso, PGNiG sarà chiamata. Come evidenziato dall’ex-Presidente del colosso energetico polacco, Andrzej Lipko, Varsavia non può più contare sullo status di Paese-intermediario per il trasporto di gas verso l’Occidente europeo: una condizione che, in qualche modo, rendeva la Russia a sua volta dipendente dalla Polonia per rifornire i clienti geograficamente più lontani.

A mutare le carte in tavola – in favore di Mosca – è stata la costruzione del Nordstream, il gasdotto sul fondale del Mar Baltico che rifornisce di gas russo la Germania bypassando Paesi Baltici e Polonia: un’infrastruttura dal chiaro intento politico, che Gazprom – coadiuvata nella realizzazione della conduttura dalle compagnie tedesche E.On, francese Suez-Gaz de France, ed olandese Gasunie – non ha mai nascosto. Dunque, a pesare come un macigno sul futuro energetico della Polonia è un monumento al divide et impera che la Russia ha sapientemente saputo costruire per mantenere il Vecchio Continente dipendente dal gas – e, di conseguenza, dal diktat politico – del Cremlino.

Ironia della sorte, la cerimonia di avvio del Nordstream è avvenuta il giorno successivo al ricorso PGNiG. Ad essa, hanno presenziato il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il Primo Ministro francese, Jean-Jacques Fillon, ed il Premier olandese, Mark Rutte, tutti riuniti nella tedesca Lubmin: una località non casuale, poiché è da qui che il NordStream confluisce nel sistema OPAL, deputato al trasporto del gas russo in Repubblica Ceca, dove sarà smistato al resto degli acquirenti del Vecchio Continente – tra cui, probabilmente, anche la Polonia.

L’Europa divisa dipende dal Cremlino

Varsavia e la Commissione Europea hanno elaborato il varo di una rete di gasdotti per importare gas centro asiatico in UE senza transitare dalla Russia. Nel contempo, Polonia, Paesi Baltici, Spagna e Gran Bretagna hanno iniziato i lavori per la costruzione di rigassificatori in cui ricevere oro blu da Qatar, Norvegia, ed Irak: progetti ed infrastrutture che, tuttavia, richiedono tempo ed investimenti che un’Europa in forte crisi non può permettersi.

Sommando a tale situazione la crescente dipendenza dal gas – sopratutto di Germania ed Italia, che hanno rinunciato al nucleare – è difficile concepire un Vecchio Continente energicamente autonomo, e non costretto a dipendere da un unico fornitore, sempre più politicamente ed economicamente influente in un’Unione Europea cronicamente divisa ed incapace di parlare con una voce sola.

Matteo Cazzulani

Gazprom in Libia ed Italia. Grazie a ENI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 4, 2011

Il monopolista russo rileva dal colosso italiano meta delle partecipazioni nell’estrazione in Libia, e punta al mercato interno di Roma. Malgrado ciò, l’Unione Europea continua nella politica energetica comune.

Un’affare grosso come un elefante per la conquista del Nord Africa e di un pezzo dell’Europa. Nella giornata di Domenica, 19 Settembre, l’autorevole agenzia Ukrainian Energy ha diffuso la notizia dell’avvenuta firma dell’accordo con cui il colosso italiano ENI ha venduto al monopolista russo, Gazprom, la meta delle azioni del progetto Elephant: varato per l’estrazione di nafta in Libia dall’omonimo giacimento nella parte settentrionale del Paese.

Un vero e proprio affare per Mosca, dal momento in cui la partecipazione al secondo consorzio per quantità di benzina estratta a Tripoli – il 33% del totale del Paese africano – Sara acquistata con un notevole sconto, dovuto al danneggiamento dei mezzi di estrazione a seguito della recente guerra al regime di Gheddafi, che a Mosca stimano non più di 150 Milioni di Dollari.

Dunque, per Gazprom un primo, concreto passo nel Mediterraneo che, tra crisi economiche e cosiddette rivoluzioni democratiche, cambia. Ma non l’unico. Secondo quanto riportato dalla Reuters, il monopolista russo starebbe trattando l’acquisto dell’altra meta della compagnia italiana Promgas, finora posseduta al 50% sempre da ENI, con cui la luna di miele energetica sta portando pesanti conseguenze politiche a livello nazionale ed europeo.

Lecito ricordare la recente sigla dell’accordo per la costruzione del Southstream, gasdotto sottomarino – concepito dai russi per aggirare Paesi europei invisi, come Romania, Polonia, Moldova, ed Ucraina – avversato dalla UE, che, con estrema fatica, sta adottando vie alternative al rifornimento dal solo esportatore di Mosca.

Europa avanti sulla Russia di Putin

Tra i progetti in cantiere, il gasdotto Nabucco, che, transitante per il Mediterraneo, ha lo scopo di trasportare oro blu in Europa acquistato da Azerbajdzhan e Turkmenistan, con cui le trattative sono in stato avanzato.

Secondo il parere di diversi esperti, il gasdotto europeo, concepito per bypassare territorio e ricatto energetico russi, sarebbe maggiormente conveniente rispetto al Southstream che, nel corso della presentazione ufficiale, a cui ha partecipato il Primo Ministro russo, Vladimir Putin – per rimarcare la natura politica del gasdotto – ha deluso le attese a causa dei consistenti costi.

Matteo Cazzulani

Difesa comune europea: la nuova CED si chiama Weimar

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 8, 2011

Polonia, Germania, e Francia ufficializzano il primo nocciolo di una forza militare europea comune, incentivate dalla Presidenza di turno di Varsavia, e dopo la rottura NATO-Russia sullo Scudo Spaziale.

Se Obama dorme e la NATO esita a difendere l’occidente ci pensa Varsavia con Berlino e Parigi. Nella giornata di martedì, 5 Luglio, a Bruxelles e stata ufficializzato il Gruppo Militare di Weimar: un contingente europeo di 1700 unita polacche, tedesche, e francesi, che costituiscono il nocciolo di un’armata comune del Vecchio Continente, da utilizzare in operazioni di peacekeeping e, sopratutto, per la tutela di stabilita ed interessi – solo difensivi – europei.

Sui dettagli – ancora da limare entro il 2013, quando il Trattato sara implementato – già e noto che il comando spetterà alla Polonia, alla Germania la logistica, mentre la Francia fornirà il supporto medico.

“Siamo pronti a partecipare ad ogni azione bellica – ha dichiarato il Rappresentante di Varsavia presso la Nato, il Generale, Janusz Bojarski – in cui l’UE può dare il proprio aiuto”.

A caricare il Gruppo di Weimar di importanza, la recente spaccatura tra NATO e Russia all’ultimo vertice di Sochi, in cui, su Libia e Scudo Spaziale, il
Cremlino ha fortemente criticato l’Alleanza Atlantica per il presunto tentativo di escluderlo dalla cooperazione.

Accuse smentite dal Segretario Generale, Anders Fog Rasmussen, che ha riaperto a Mosca nella realizzazione del sistema di difesa missilistico in Europa.

Quella del Leader NATO e un’apertura politica, atta a mitigare una frattura evidente: di recente, il Presidente USA, Barack Obama, ha ripresentato la possibilità di dislocare intercettori in Polonia ed in Romania per la sicurezza del Mondo occidentale.

In aggiunta, il Ministro della Difesa della Polonia – Presidente di turno UE – Bohdan Klich, ha negato la partecipazione russa allo Scudo Spaziale, in quanto spetta ai soli membri NATO la difesa del proprio territorio.

Forse non a caso, tali dichiarazioni sono state pronunciate nel corso del vertice “Come assicurare la difesa dell’Europa senza gli USA”.

Matteo Cazzulani

GLI USA CONTRO POLONIA E GERMANIA SULLA LIBIA

Posted in NATO by matteocazzulani on June 11, 2011

Il Ministro della Difesa americano, Robert Gates, critica Varsavia e Berlino per il mancato coinvolgimento nelle operazioni contro Gheddafi. Risposta polacca di appoggio politico e disimpegno

Il presidente USA, Barack Obama

Adesso Obama se la prende anche con Tusk e la Merkel. Nella giornata di giovedì, 9 Giugno, durante la riunione a porte chiuse della NATO, il Ministro della Difesa USA Robert Gates ha criticato Polonia e Germania per il mancato coinvolgimento nelle operazioni militari in Libia.

Una vera e propria distribuzione dei voti, secondo l’indiscrezione, riportata dall’autorevole Financial Times, poiché il politico statunitense ha ripreso anche Spagna, Turchia, ed Olanda per lo scarso contributo militare alla missione, in toto condotta solamente da USA, Canada, e da stati di minore estensione e spessore militare come Belgio, Norvegia, e Danimarca.

Varsavia si giustifica

Pronta la risposta del Ministro della Difesa polacco, Bogdan Klich, che ha ribadito a Washington come Varsavia sia impegnata da dieci anni nelle operazioni militari in Afghanistan. Ciò nonostante, ha confermato pieno appoggio politico alla missione in Libia, con possibilità di una successiva partecipazione in operazioni di costruzione delle democrazia e peacekeeping.

Iniziate lo scorso Marzo da un’iniziativa di Francia, Inghilterra, ed USA, le operazioni militari in Libia riguardano azioni aeree in difesa dell’opposizione al dittatore libico, Muhammar Gheddafi. Dopo alcune settimane, il controllo della missione è stato affidato alla NATO.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: RUSSIA E CINA FUORI DALLA LIBIA DEGLI INSORTI

Posted in Guerra del gas, Mondo Arabo by matteocazzulani on April 8, 2011

Mosca e Pechino escluse dalla politica energetica libica del dopo regime. Tripoli verso contratti con Francia, Italia, e Gran Bretagna

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Italia e Francia sì, Russia e Cina no. Chiaro il messaggio dell’ex-Ministro dell’Energia libico, Omar Fati Ben Shatwan. Il quale, mercoledì, 7 Aprile, ha evidenziato la politica energetica che, una volta al potere, l’opposizione libica intende adottare.

Penalizzati il monopolista russo del gas, Gazprom, il colosso tataro del greggio, Tatnafta, e le compagnie cinesi, con cui Tripoli romperà i contratti in essere. Motivazione, il mancato appoggio ricevuto da Mosca e Pechino, altresì a favore del dittatore Muammar Gheddafi.

Rubinetti di nafta aperti, invece, per Parigi, Londra, e Roma, in prima fila nel sostenere gli insorti. Musica per le orecchie delle compagnie Suez-Gaz de France, British Petroleum, ed ENI, che già intravedono la possibilità di nuovi, vantaggiosi contratti.

La fine di un idillio energetico

A confermare le parole del politico, riportate dall’autorevole RBK, la stessa Gazprom, che ha rinunciato a commissioni e progetti a Tripoli. Tra essi, oltre al 48% delle concessioni C96 e C97, anche il rilevamento del 50% dell’infrastruttura Elephant dall’ENI. Stretto in Febbraio, ma rinviato a data da definirsi alla vigilia dei bombardamenti.

I rapporti tra la Libia di Gheddafi e la Russia di Vladimir Putin sono stati ottimali. Nel 2005, Tatnafta ha investito in Libia 260 Milioni di Dollari per lo sfruttamento del sito Gadamis. Nel 2006, ha ottenuto l’imprimatur per quello di Syrta.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: SULLA LEADERSHIP RUSSA LA ZAVORRA CINESE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 27, 2011

Secondo il politologo russo, Andrej Piontovskij, guerra in Libia e terremoto in Giappone hanno rotto gli equilibri mondiali in favore di Mosca. Che, tuttavia, non riuscirà a ripresentarsi come leader mondiale, se non nel breve tempo

Il premier russo, Vladimir Putin

Una politica di corto respiro, che graverà sull’Europa. Questo il parere espresso a Radio Liberty dallo stimato politologo russo, Andrej Piontkovskij. Secondo l’esperto in materia energetica, i recenti fatti di mondo arabo ed Asia giocherebbero a favore dell’economia russia, rafforzandone il ruolo di serbatoio energetico del Mondo.

Piontkovskij pone l’accento sulle recenti dichiarazioni anti-occidentali del primo Ministro, Vladimir Putin, e del programmato aumento dell’estrazione di gas e materie prime, per un’Europa sempre più assetata di energia, e dipendente dall’unico fornitore moscovita.

Una situazione che, secondo il politologo russo, potrebbe sì riportare la Russia ai fasti del 2007, con un’economia ai livelli pre-crisi, ma per un limitato lasso di tempo. A provocarne il collasso, l’impossibilità di soddisfare la crescente domanda proveniente dalla Cina, con cui Mosca ha siglato importanti accordi. Che, oramai, la legano indissolubilmente a Pechino, oltre che a Bruxelles.

“Torneremo al Periodo del 2006-2007 — ha evidenziato a Radio Liberty — ed alla propaganda della Russia come Grande Potenza energetica. E’ un bene per un breve periodo, ma non a lungo”.

Tariffe più care per Bruxelles

Fatto sta che i bombardamenti in Libia, ed il disastro del Fukushima I, hanno messo in ginocchio l’economia mondiale, causato un’incremento delle materie energetiche, e, nel Vecchio Continente, rotto quel già precario equilibrio energetico dato da un ventaglio, nemmeno troppo esteso, di diversi fornitori.

Non a caso, la Russia non solo ha aumentato le esportazioni di Gas in Europa — pagate a caro prezzo — ma invitato compagnie mondiali, anche giapponesi, ad investire sui propri giacimenti in Siberia di oro blu, nafta, e carbone.

Matteo Cazzulani

CRISI LIBICA: OBAMA CONTESTATO

Posted in USA by matteocazzulani on March 21, 2011

Presidente democratico sotto il fuoco incrociato di sinistra democratica e repubblicani. Il Leader GOP, John Boehner, lo invita a riferire in Parlamento, come richiesto da prassi. Il Segretario alla Difesa, Robert Gates, auspica un maggiore coinvolgimento di Francia, Gran Bretagna, e NATO

Il presidente USA, Barack Obama

Anche con la Libia, Obama scontenta tutti. A testimonianza della goffaggine dei democratici in politica estera, lo scontro politico interno, scoppiato Domenica, 20 Marzo. Giusto all’indomani dell’inizio delle operazioni Franco-Britannico-Canadesi, a cui Washington ha aderito.

Prime proteste, quasi a sorpresa, dalla sinistra pacifista dei democratici. Il Deputato dell’Ohio, Dennis Kuchnich, ha contestato l’intervento bellico, e ricordato al suo collega di Partito la possibilità di ricorrere all’impeachment.

Le prerogative, secondo il rappresentante democratico al Congresso, sarebbero le medesime con cui, nel 2003, fu sempre lui a minacciare il precedente Capo di Stato, George Bush, a seguito dell’intervento in Irak.

Obama come Bush, sembrerebbe. Ma non è così. A spiegare la differenza, lo Speaker del Congresso, John Boehner, anch’egli critico con il Presidente.

Secondo il Leader repubblicano, prima di un intervento armato, in qualsiasi regione del pianeta, e con qualsiasi ruolo, il Capo di Stato ha l’obbligo di riferire in Parlamento. Ergo, al popolo americano.

“Obama — ha dichiarato — ha obblighi e responsabilità. E’ anche il capo delle forze armate — ha continuato, come riportato dall’autorevole Reuters — ci spieghi che cosa faremo in Libia”.

Incerti scenari

Spiegazione in parte fornita dal Segretario alla Difesa, Robert Gates. Il quale, poco prima di partire per la Russia, ha messo in chiaro che quello USA è un ruolo secondario. Inoltre, ha auspicato il comando della NATO sull’operazione — o, in alternativa, di un gabinetto franco-inglese — ed espresso incertezza per gli scenari in Libia.

“Probabile la divisione del Paese in un Occidente filo-Gheddafi, ed in un Oriente in mano agli insorti. Ma stiamo ancora discutendo”.

Affermazioni che hanno scatenato la polemica tra gli ambienti più conservatori del GOP. Il Senatore Lindsey Graham ha lamentato lo scarso impegno del suo Paese nella coalizione anti-Gheddafi.

Un dittatore, come lo ha definito il repubblicano, la cui eliminazione deve esere in cima all’operazione Odissea all’Alba.

Matteo Cazzulani

CRISI LIBICA: EUROPA CENTRO-ORIENTALE DIVISA DINNANZI ALL’ATTACCO MILITARE

Posted in NATO, Unione Europea by matteocazzulani on March 20, 2011

Russia categoricamente contraria. Ucraina e Polonia divise. Da Repubblica Ceca, Slovacchia, e Stati Baltici appoggio politico, senza intervento, all’inizativa promossa da Nicolas Sarkozy

La mappa degli attacchi. FOTO SME.SK

Uno scenario lontano, osservato e temuto. E questo l’atteggiamento dell’Europa Centro-Orientale dinnanzi all’attacco franco-anglo-americano-canaese alla Libia di Muhammar Gheddafi.

La rivolta contro il dittatore è percepita, dai media e dai politici, come l’ennesima insurrezione contro un tiranno, nata da una protesta pacifica. Sulla scia delle dimostrazioni non violente che, passate alla storia come Rivoluzioni Colorate, hanno deposto autocrazie nell’Europa Centro-Orientale — di eredità sovietica — ed in Libano.

Ma c’è di più. L’intervento militare occidentale, e, in particolare, la partecipazione degli USA, è vista come un ritorno alla politica coraggiosa da parte degli Stati Uniti. Basata sulla difesa di Democrazia e Diritti Umani nel Mondo, piuttosto che sul volemose bene, senza se e senza ma, con cui Obama ha discreditato l’immagine della più grande democrazia del pianeta.

Sulla base di tali considerazioni, il mondo politico dell’Europa Centro-Orientale si è separato in una Babele di posizioni. Categoricamente contraria all’intervento militare, la Russia. Già a poche ore dall’inizio dei bombardamenti, sabato 19 Marzo, una nota di Mosca ha espresso dispiacere per l’iniziativa bellica.

La Federazione Russa, assieme a Brasile, Cina, Germania, ed India, non ha appoggiato la risoluzione ONU circa l’introduzione di una no-fly zone sulla Libia, proposta da Francia, Gran Bretagna, e Stati Uniti.

Più incerta l’Ucraina. Il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, ha espresso supporto alla risoluzione ONU. Ma solo dopo un lungo, ed imbarazzante, silenzio. Anticipato dalla dichiarazione secondo cui sarebbe stato meglio per Kyiv non intromettersi nelle questioni interne libiche.

Maggiormente decisa l’Opposizione Democratica, che per voce dell’ex-capo della Diplomazia, Borys Tarasjuk, ha condannato Ghedaffi come un dittatore, ed invitato il Presidente, Viktor Janukovych, a revocargli l’ordine Bohdan Khmel’nyc’kyj, di cui il Capo di Stato libico è stato insignito nel 2008.

Spaccata anche la Polonia. Il Premier ed Presidente, Donald Tusk e Bronislaw Komorowski, hanno appogiato la risoluzione ONU, ma negato la partecipazione alle operazioni militari. Varsavia, come da essi spiegato, preferisce limitarsi ad un ruolo saggio e responsabile, garantendo assistenza logistica, e piena partecipazioni ad operazioni di carattere umanitario.

Una equilibrismo politico che non è piaciuto all’opposizione. Il leader di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, ha accolto con soddisfazione l’iniziativa bellica, evidenziando l’impossibilità di fare di Bengasi una nuova Srebrenica.

Europa centrale compatta pro intervento

Concorde all’intervento anche la Repubblica Ceca. Il Primo Ministro, Petr Necas, ha evidenziato come Praga non prenderà parte alle operazioni militari in quanto non invitata, e, militarmente, non attrezzata per azioni belliche nell’areale Mediterraneo.

Come rettificato dal Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg, quello contro Gheddafi non è un attacco NATO, ma un’iniziativa di una coalizione, creata, ad hoc, dalla Francia.

Medesima opinione di appoggio politico, ma di non-partecipazione, causa invito non pervenuto, anche da parte di Lituania, Estonia, Lettonia, Norvegia, Danimarca.

Supporto anche da parte della Slovacchia, che ha subordinato l’intervento delle proprie forze armate ad una decisione ONU. La Premier, Iveta Radicova, ha definito l’avvallo dato all’operazione bellica come una delle decisioni più pesanti della propria vita, ma necessaria.

Allargando lo sguardo all’Europa, tra collaboratori all’iniziativa militare di Francia, Gran Bretagna, USA e Canada figurano Italia, e Spagna, che hanno messo a disposizione le proprie basi per gli attacchi alle postazioni libiche.

Il fronte degli scettici, capitanato dalla Germania, è composto da Malta, Austria, e Svezia.

Matteo Cazzulani

Crisi Libica: Anche USA e Gran Bretagna in azione.

Posted in Mondo Arabo by matteocazzulani on March 19, 2011

Aerei britannici e navi statunitensi a supporto dell’operazione francese contro il tiranno di Tripoli.

Quando non si rischia, Obama si sveglia. E notizia dell’ora di cena – libica – l’ingresso ufficiale USA nell’azione militare contro la Libia.

Come riportato da France 24, missili cruise sarebbero stati lanciati da navi militari di Washington contro le milizie in difesa del dittatore libico, Muhamar Gheddafi.

L’iniziativa statunitense segue l’azione francese, che ha colpito alcuni obiettivi dell’esercito di Tripoli.

Concordemente con quanto promesso, gli Stati Uniti prendono parte all’attacco solo con forze marittime. Non con contingenti terrestri.

Secondo fonti del Pentagono, simile posizione sarebbe stata assunta da Gran Bretagna, impegnata in operazioni aviarie assieme alla Francia.

La quale ha promosso l’inizio delle operazioni contro Tripoli.

Coinvolta anche l’Italia, che ha messo a disposizione sette basi ai velivoli alleati.

Appoggio politico e stato concesso da Lega Araba, Quatar, Bahrein, Lituania, Olanda, Danimarca, Polonia, e Norvegia.

La guerra alla Libia e stata aperta dal Capo di Stato francese, Nicolas Sarkozy, in seguito alle continue violenze perpetrate da Gheddafi a Bengasi, nei confronti dei dissidenti.

Il Capo di Stato Transalpino ha riunito attorno a se Paesi UE e Nato, in una coalizione varata, ad hoc, per risolvere la questione di Tripoli.

L’appoggio ONU, l’opposizione del Cremlino

Il giorno precedente – venerdì, 18 Marzo, Francia, Gran Bretagna ed Usa hanno presentato una mozione di condanna del regime di Gheddafi, con la creazione di una no-fly zone.

Astenuti, solo Russia, Brasile, Cina, India e Germania.

In una conferenza stampa, il Pentagono ha confermato la partecipazione di Washington solamente in accordo alla strategia pianificata.

I primi attacchi, aero-navali, hanno l’obiettivo di annullare la difesa contraerea libica. Una delle più evolute del
Mondo arabo.

Matteo Cazzulani