LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Slovacchia ed Ungheria pronte al transito inverso di gas in Ucraina. Grazie a Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 11, 2014

Il Premier slovacco, Robert Fico, inizia le procedure per permettere il trasporto di gas in territorio ucraino attraverso i gasdotti di Bratislava senza infrangere i contratti in essere con la Russia. Il Ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, evidenzia come Budapest sia già pronta a veicolare oro blu dalla Germania a Kyiv per affrontare una crisi geopolitica urgente

Un’Europa più protagonista per una politica energetica che sappia rafforzare la Democrazia e i Diritti Umani in quei Paesi dove forte è l’uso del gas per scopi imperialistici è militaristi. Nella giornata di giovedì, 10 Aprile, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la volontà di indagare in merito alla possibilità di permettere il transito di gas dalla Germania all’Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato da Fico, e confermato dalla compagnia slovacca Eustream, la decisione di rifornire di oro blu europeo il territorio ucraino, necessaria dopo che l’Ucraina ha sospeso l’importazione di gas dalla Russia, pone però la Slovacchia dinnanzi al rischio di infrangere i contratti in essere con il monopolista russo del gas Gazprom per veicolare il carburante di Mosca in Europa Occidentale.

Per questa ragione, il Premier slovacco ha invitato ad aprire un tavolo di discussione, finalizzato all’avvio di forniture di gas russo venduto dalla compagnia tedesca RWE all’Ucraina attraverso i gasdotti slovacchi, a cui partecipano Unione Europea, Russia e Stati Uniti d’America.

Proprio gli USA hanno un ruolo importante nella vicenda, dal momento in cui è stato proprio sulla base di un invito del Vicepresidente USA, Joe Biden, che il Premier Fico ha sciolto le riserve in merito alla necessità di rifornire di gas da occidente l’Ucraina e, così, risolvere una grave crisi geopolitica alle porte dell’UE.

Chi, a differenza della Slovacchia, non ha particolari problemi contrattuali è l’Ungheria che, come dichiarato dal Ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, durante un incontro con il Vicecapo della Diplomazia ucraina, Danilo Lubkivsky, è pronta a rifornire l’Ucraina di 16,9 milioni di metri cubi di gas al giorno.

Oltre alla promessa di impegno sul lato energetico, confermata dalla compagnia ungherese FGSZ, incaricata della gestione dei gasdotti magiari, il Ministro Martonyi ha anche contestato l’attività militare della Russia in Ucraina, come l’annessione armata della Crimea e l’incitamento di rivolte separatiste nell’est del Paese, come illegale e volta alla destabilizzazione politica di Kyiv.

Condanna per l’atteggiamento della Russia è stata espressa anche dalla Portavoce del Dipartimento di Stato USA, Jen Psaki, che ha contestato la decisione di Mosca di incrementare il prezzo del gas imposto a Kyiv da 268 a 485 Dollari per mille metri cubi di oro blu come strumento di pressione geopolitica, ed ha promesso aiuti, anche finanziari, per garantire la sicurezza energetica e la ristrutturazione del sistema infrastrutturale ucraino.

I Paesi Bassi sospendono la collaborazione energetica con la Russia

Condanna per l’atteggiamento belligerante della Russia in Ucraina è stato dimostrato anche dai Paesi Bassi che, in segno di protesta per l’annessione militare della Crimea e per la concentrazione di reparti dell’esercito russo ai confini orientali ucraini, ha revocato un’importante missione commerciale a Mosca per l’incremento delle importazioni del gas del Cremlino in territorio olandese.

La decisione, comunicata dal Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, è stata presa sulla base della revisione dei rapporti con la Russia dell’UE, nonostante, nel breve periodo, l’interruzione delle importazioni di carburante russo rallenti il progetto dei Paesi Bassi di diventare il principale hub del gas in Europa attraverso lo sfruttamento intensivo del gasdotto Nordstream.

Questo gasdotto, realizzato nel 2012 su volere di Putin per veicolare in Germania, Olanda, Belgio, Francia e Repubblica Ceca 55 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno per bypassare Paesi dell’UE come Lituania, Lettonia, Estonia e Polonia -e, così, dividere l’Europa al suo interno- per i Paesi Bassi avrebbe dovuto compensare il decremento da 80 Miliardi di metri cubi a 67,4 dello sfruttamento di oro blu presso il giacimento di Groningen, deciso dal Governo olandese sulla base di timori di natura sismologica.

L’atteggiamento di Ungheria e Paesi Bassi vanno verso il rafforzamento di un’iniziativa di politica energetica comune europea che, tuttavia, dovrebbe essere coordinata dall’UE più che dai singoli Stati.

I dubbi dimostrati dalla Slovacchia per paura di ripercussioni contrattuali da parte della Russia dimostrano infatti come il varo di una politica energetica comune dell’UE sia necessario ora più che mai per permettere all’Europa di assumere un ruolo rispettato e rispettabile in ambito internazionale.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DAI NUMERI TUTTE LE BUGIE DI PUTIN SUL REFERENDUM DI CRIMEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 17, 2014

Secondo i dati, il 95% degli aventi diritto ha votato in favore all’annessione della Crimea alla Russia, ma senza la partecipazione dei tatari e degli ucraini non si sarebbe mai potuto raggiungere l’83% di affluenza tanto sbandierato dagli organizzatori. La consultazione si è svolta sotto il controllo delle sole forze armate di Mosca.

Nella scorrettezza del referendum c’è anche la menzogna dell’affluenza ed i brogli elettorali nel plebiscito che, con il 95% dei consensi, Domenica, 16 Marzo, ha visto la Crimea votare a favore dell’annessione alla Federazione Russa.

Il referendum, che si è svolto sotto il controllo -velato ma non troppo- delle forze armate russe di occupazione della Crimea, è stato partecipato dall’83% degli aventi diritto, pari a 1,25 milioni di cittadini: non si tratta delle percentuali staliniane che si sarebbero volute raggiungere, ma nemmeno di un dato veritiero e verosimile.

Secondo le statistiche ufficiali, in Ucraina vivono 2 Milioni di persone, di cui il 58% di etnia russa, il 24% ucraini, il 12% tatari, e il restante 6% di altre nazionalità, tra cui quella italiana, che è concentrata sopratutto nella città di Kerch. In dati assoluti, gli aventi diritto al referendum di Crimea sono stati 1,5 milioni, di cui 900 Mila russi, 400 Mila ucraini e 200 Mila tatari.

Come dichiarato dai leader della comunità tatara di Crimea, i tatari hanno boicottato il referendum in segno di contrarietà all’annessione della Crimea alla Russia. Lo stesso comportamento è stato mantenuto dagli ucraini, che hanno disertato un voto riconosciuto come irregolare sia dal Governo dell’Ucraina, che da Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU e dal resto della comunità internazionale.

Simili preoccupazioni sono state fatte proprie dalla comunità italiana di Kerch, che ha espresso timore per il venir meno dell’esistenza della Repubblica Autonoma di Crimea inserita nello stato ucraino: un’entità regionale, che ha ricevuto da Kyiv un’ampia autonomia grazie alla quale è sempre stata garantita una convivenza pacifica tra le varie etnie in essa presenti.

Sottraendo i 400 Mila ucraini e i 200 Mila tatari dall’affluenza alle urne, si evince che al voto si sono recati solo i 900 Mila russi, che non costituiscono affatto l’1,25 milione di elettori votanti che, secondo i dati ufficiali, avrebbe preso parte al referendum appoggiato politicamente da Putin per legittimare il passaggio della Crimea dall’Ucraina alla Russia.

Pertanto, è possibile dedurre tramite la semplice matematica -che non è il forte del sottoscritto, ma che torna utile pur di addurre l’ennesima dimostrazione dell’irregolarità di un’operazione geopolitica che vede la Russia infrangere l’indipendenza territoriale di un Paese sovrano come l’Ucraina- che al voto non si sia recato l’83% della popolazione della Crimea, bensì semmai forse solo l’83% dei russi: la sola etnia ad avere preso parte alla consultazione referendaria.

Preso atto della dimensione numerica, è tuttavia quasi impossibile addurre prove che testimoniano brogli ed irregolarità, dal momento in cui alla consultazione non hanno presenziato osservatori internazionali incaricati dall’OSCE di monitorare il referendum.

Gli amici di Putin a garantire la presunta regolarità del referendum

Tra i pochi testimonial occidentali di eccezione -per così dire- che hanno partecipato alla consultazione elettorale come osservatori spontanei ci sono due personalità note nel panorama politico e musicale italiano.

Il primo è il Parlamentare Europeo di Forza Italia Fabrizio Bertot, che, presente tutta la giornata a Simferopoli, la capitale della Crimea, ha dichiarato a Il Giornale con toni trionfalistici di non avere carpito né brogli, né la presenza militare dei russi, fatta eccezione di qualche carro armato ubicato nei pressi delle sezioni elettorali.

Un altro italiano che ha espresso toni ancor più trionfalistici nei confronti del referendum di Crimea è l’ex-cantante dei Pooh Riccardo Fogli, che per festeggiare la vittoria dei sostenitori dell’annessione della penisola ucraina alla Russia si è esibito in un concerto, pattugliato sempre dalle forze armate russe, durante il quale ha invitato alla pace ed ha osannato la presunta grandezza di Mosca.

Oltre che irresponsabile, imbarazzante, ed anche vergognoso, come ha commentato con una nota il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo, Hannes Swoboda, la condotta di Bertot e Fogli è stata un pieno tradimento della posizione assunta ufficialmente dal Governo italiano che, così come quello degli altri Paesi UE e degli USA, ha ritenuto illegittimo il referendum in Crimea.

UE ed USA hanno anche sottolineato come l’annessione della Crimea alla Russia sia un atto in violazione degli Accordi Internazionali a garanzia dell’indipendenza dell’Ucraina, come il Trattato di Budapest del 1994, che, in cambio della cessione dell’arsenale nucleare ucraino, ha garantito l’inviolabilità dei confini di Kyiv da parte di Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia.

Con il referendum, Putin ha ora compiuto l’annessione di un territorio dell’Ucraina che potrebbe non saziare l’appetito espansionistico di Mosca: mezzi militari russi hanno già avviato la penetrazione a nord della Crimea verso la Tauride, mentre ai confini orientali ucraini forze armate russe si stanno preparando a possibili azioni.

A testimoniare l’atteggiamento aggressivo di una Russia che sembra non volersi fermare alla Crimea è anche il dispiegamento di forze aeree russe in Bielorussia e nell’Oceano Artico, e le esercitazioni urgenti dell’esercito della Russia attuate nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, dove, secondo fonti attendibili i russi avrebbero persino già da tempo dislocato missili Iskander pronti a colpire importanti città europee come Berlino e Varsavia.

Matteo Cazzulani