LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ENI E GAZPROM RINNOVANO IL CONTRATTO: TUTTO TACE SU UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 2, 2012

Il ritocco dei contratti per le forniture di gas tra il monopolista russo e il colosso italiano, sottaciuto da entrambe le parti, mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica del BelPaese. I precedenti poco sereni dei rapporti tra Mosca e il Cane a Sei Zampe, e i risvolti in Europa, non lasciano varietà di interpretazioni, sopratutto se considerati assieme alla situazione della Grecia

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico, ENI

Chiaro il compromesso, ignoti i risultati, e molti i dubbi su un’operazione da cui dipende la sicurezza nazionale dell’Italia. Nella serata di giovedì, Primo di Marzo, il monopolista energetico russo, Gazprom, ha diffuso una nota con cui ha dichiarato di avere raggiunto un’intesa per il rinnovo del contratto per le forniture di gas con il colosso italiano ENI, senza, tuttavia, fornire alcun dettaglio.

Secondo il comunicato, riportato dalle più autorevoli agenzie, tra cui la Interfax, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, e l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, si sono incontrati presso la sede di Mosca del monopolista russo per affrontare una questione che la parte italiana ha sollevato meno di una settimana prima.

Resasi conto della forte dipendenza che lega l’Italia alla Russia durante il rigido inverno appena trascorso – allora, in seguito ai tagli dell’invio di gas operati da Mosca, il Cane a Sei Zampe non è riuscito a compensare le forniture del Cremlino con quelle da Norvegia e Algeria – l’ENI ha chiesto a Gazprom la revisione delle clausole contrattuali che, finora, hanno obbligato il colosso di San Donato ad acquistare 108,8 milioni di metri cubi di gas al giorno ad un prezzo superiore a quello di mercato – che ad oggi ammonta a 415 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Se Gazprom non ha diffuso alcun dettaglio sul nuovo contratto – fonti russe hanno ipotizzato che alcun comunicato sarà emesso fino al termine delle elezioni presidenziali russe di Domenica, 4 Marzo – anche l’ENI mantiene bocche cucite su un contratto da cui dipende non solo il costo della bolletta applicata a ciascun contribuente del BelPaese, ma sopratutto l’indipendenza energetica italiana. Certo è che i precedenti non sono incoraggianti, così come le previsioni per il futuro.

L’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea dopo la Germania per quantità di gas importato dalla Russia: Paese al quale il Cane a Sei Zampe, per ottenere sconti sulle tariffe applicate al colosso italiano, in passato è stato costretto a sensibili concessioni – sempre comunicate con ritardo, quando non addirittura sottaciute.

Nel Novembre 2006, Gazprom ha concesso a ENI la fornitura diretta di 3 Miliardi di Metri cubi di oro blu fino al 2035 in cambio della cessione da parte del colosso di San Donato di compartecipazioni in progetti ubicati in diverse aree del pianeta. Nel 2009, l’ENI ha richiesto, e ottenuto, un ribasso delle tariffe a 40 Dollari per mille metri cubi, ma nel 2011 Gazprom ha innalzato la quantità di gas inviato in Italia a 108,8 milioni di metri cubi: senza, tuttavia, calmierare il costo dell’oro blu per l’acquirente italiano.

A preoccupare non è solamente lo storico dei rapporti tra ENI e Gazprom – in cui la parte italiana, fortemente dipendente da Mosca, ha giocato un ruolo subalterno – ma l’atteggiamento che il monopolista russo ha assunto nei confronti degli altri partner europei.

Per soddisfare le richieste di sconto sui contratti, e, nel contempo, per mantenere l’egemonia energetica nel Vecchio Continente anche dopo lo sfruttamento totale delle proprie riserve energetiche, Gazprom ha concesso un ribasso della bolletta alle principali compagnie dell’Unione Europea – tra cui la tedesca Wingas, la francese Suez-Gaz de France, la slovacca SPP, l’austriaca Econgas e la slovena Plinovodi – in cambio del possesso totale o parziale dei gasdotti nazionali di Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

L’operazione di revisione contrattuale con ENI è stata contestualizzata dal monopolista russo nel medesimo ambito di quelle finalizzate con le altre compagnie europee e, stando all’assenza di comunicati ufficiali da parte del colosso di San Donato, non è da escludere che l’Italia sia stata costretta a concessioni simili a quelle tedesche, francesi, slovene, austriache e slovacche pur di ottenere il richiesto sconto.

Del resto, riguardo alla cessione parziale o totale del controllo delle condutture italiane nulla è stato dichiarato nemmeno nel corso della corrente operazione di scorporo da ENI di Snam Rete Gas: ente deputato alla gestione di un sistema infrastrutturale del BelPaese che, dal rinnovo contrattuale con Gazprom, potrebbe appartenere più alla Russia che a Roma.

Inoltre, con il controllo non solo del gas, ma anche delle infrastrutture per mezzo delle quali l’Italia importa l’oro blu dalla Russia – dall’Ucraina, che per ottener anch’essa un ribasso delle tariffe presto sarà costretta a cedere il proprio sistema infrastrutturale energetico al Cremlino, Mosca invia il gas al Tarvisio attraverso i gasdotti di Slovacchia, Slovenia, e Austria – è ancor più evidente lo stretto margine di autonomia con cui l’ENI ha potuto affrontare le trattative con Gazprom.

La crisi in Grecia e le ripercussioni per l’Italia

A intricare la situazione è lo sviluppo della questione della Grecia. Per risolvere la drammatica situazione economica che attanaglia il Paese, Atene ha deciso di privatizzare il proprio colosso energetico DEPA e l’ente deputato alla gestione dei gasdotti nazionali DESFA, nei quali il governo greco intende mantenere non più del 34% delle azioni.

Come comunicato dall’ufficio stampa della stessa Gazprom, il boccone ellenico è finito nell’obiettivo di Mosca, al punto che a poche ore dalla comunicazione della svendita energetica, il vice-capo del monopolista russo, Aleksander Medevedev, ha intrattenuto colloqui urgenti con emissari del governo greco. Secondo fonti ben informate, la Grecia a breve potrebbe cedere alla Russia l’intera quota degli enti energetici messi sul mercato in cambio di un’offerta, nemmeno troppo faraonica, a cui Atene non può rinunciare.

Sul piano geopolitico, quest’operazione avrebbe conseguenze catastrofiche, sopratutto per l’Italia: con il controllo della Russia sui gasdotti ellenici, al BelPaese sarebbe preclusa la via di approvvigionamento meridionale, da cui la Commissione Europea sta cercando di importare, proprio in Puglia, oro blu acquistato dal centro-Asia, senza transitare per il territorio russo – e, così, dipendere dal diktat energetico di Mosca.

Accerchiati da nord e da sud – e privi delle risorse dalla Libia: su cui un tempo l’ENI poteva contare per controbilanciare il monopolio della Russia – l’indipendenza energetica dell’Italia è compromessa e, con essa, è messa a serio repentaglio la sicurezza nazionale del nostro Paese.

Per questa ragione, se non altro per garantire ai cittadini il diritto di sapere qual’è la reale condizione geopolitica dello Stato in cui vivono, sarebbe opportuno da parte del Cane a Sei Zampe un minimo di chiarezza su un’operazione da cui, senza mezzi termini, dipende la situazione dell’Italia: destinata a essere o un soggetto sovrano dell’Unione Europea, o, come sembra essere sempre più probabile, un vassallo della Russia imperiale e monopolista in un Vecchio Continente sempre più eurasiatico.

Matteo Cazzulani

Advertisements

ENI E GAZPROM RINNOVANO I CONTRATTI. TUTTO TACE SU UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 2, 2012

Il ritocco dei contratti per le forniture di gas tra il monopolista russo e il colosso italiano, sottaciuto da entrambe le parti, mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica del BelPaese. I precedenti poco sereni dei rapporti tra Mosca e il Cane a Sei Zampe, e i risvolti in Europa, non lasciano varietà di interpretazioni, sopratutto se considerati assieme alla situazione della Grecia

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico, ENI

Chiaro il compromesso, ignoti i risultati, e molti i dubbi su un’operazione da cui dipende la sicurezza nazionale dell’Italia. Nella serata di giovedì, Primo di Marzo, il monopolista energetico russo, Gazprom, ha diffuso una nota con cui ha dichiarato di avere raggiunto un’intesa per il rinnovo del contratto per le forniture di gas con il colosso italiano ENI, senza, tuttavia, fornire alcun dettaglio.

Secondo il comunicato, riportato dalle più autorevoli agenzie, tra cui la Interfax, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, e l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, si sono incontrati presso la sede di Mosca del monopolista russo per affrontare una questione che la parte italiana ha sollevato meno di una settimana prima.

Resasi conto della forte dipendenza che lega l’Italia alla Russia durante il rigido inverno appena trascorso – allora, in seguito ai tagli dell’invio di gas operati da Mosca, il Cane a Sei Zampe non è riuscito a compensare le forniture del Cremlino con quelle da Norvegia e Algeria – l’ENI ha chiesto a Gazprom la revisione delle clausole contrattuali che, finora, hanno obbligato il colosso di San Donato ad acquistare 108,8 milioni di metri cubi di gas al giorno ad un prezzo superiore a quello di mercato – che ad oggi ammonta a 415 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Se Gazprom non ha diffuso alcun dettaglio sul nuovo contratto – fonti russe hanno ipotizzato che alcun comunicato sarà emesso fino al termine delle elezioni presidenziali russe di Domenica, 4 Marzo – anche l’ENI mantiene bocche cucite su un contratto da cui dipende non solo il costo della bolletta applicata a ciascun contribuente del BelPaese, ma sopratutto l’indipendenza energetica italiana. Certo è che i precedenti non sono incoraggianti, così come le previsioni per il futuro.

L’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea dopo la Germania per quantità di gas importato dalla Russia: Paese al quale il Cane a Sei Zampe, per ottenere sconti sulle tariffe applicate al colosso italiano, in passato è stato costretto a sensibili concessioni – sempre comunicate con ritardo, quando non addirittura sottaciute.

Nel Novembre 2006, Gazprom ha concesso a ENI la fornitura diretta di 3 Miliardi di Metri cubi di oro blu fino al 2035 in cambio della cessione da parte del colosso di San Donato di compartecipazioni in progetti ubicati in diverse aree del pianeta. Nel 2009, l’ENI ha richiesto, e ottenuto, un ribasso delle tariffe a 40 Dollari per mille metri cubi, ma nel 2011 Gazprom ha innalzato la quantità di gas inviato in Italia a 108,8 milioni di metri cubi: senza, tuttavia, calmierare il costo dell’oro blu per l’acquirente italiano.

A preoccupare non è solamente lo storico dei rapporti tra ENI e Gazprom – in cui la parte italiana, fortemente dipendente da Mosca, ha giocato un ruolo subalterno – ma l’atteggiamento che il monopolista russo ha assunto nei confronti degli altri partner europei.

Per soddisfare le richieste di sconto sui contratti, e, nel contempo, per mantenere l’egemonia energetica nel Vecchio Continente anche dopo lo sfruttamento totale delle proprie riserve energetiche, Gazprom ha concesso un ribasso della bolletta alle principali compagnie dell’Unione Europea – tra cui la tedesca Wingas, la francese Suez-Gaz de France, la slovacca SPP, l’austriaca Econgas e la slovena Plinovodi – in cambio del possesso totale o parziale dei gasdotti nazionali di Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

L’operazione di revisione contrattuale con ENI è stata contestualizzata dal monopolista russo nel medesimo ambito di quelle finalizzate con le altre compagnie europee e, stando all’assenza di comunicati ufficiali da parte del colosso di San Donato, non è da escludere che l’Italia sia stata costretta a concessioni simili a quelle tedesche, francesi, slovene, austriache e slovacche pur di ottenere il richiesto sconto.

Del resto, riguardo alla cessione parziale o totale del controllo delle condutture italiane nulla è stato dichiarato nemmeno nel corso della corrente operazione di scorporo da ENI di Snam Rete Gas: ente deputato alla gestione di un sistema infrastrutturale del BelPaese che, dal rinnovo contrattuale con Gazprom, potrebbe appartenere più alla Russia che a Roma.

Inoltre, con il controllo non solo del gas, ma anche delle infrastrutture per mezzo delle quali l’Italia importa l’oro blu dalla Russia – dall’Ucraina, che per ottener anch’essa un ribasso delle tariffe presto sarà costretta a cedere il proprio sistema infrastrutturale energetico al Cremlino, Mosca invia il gas al Tarvisio attraverso i gasdotti di Slovacchia, Slovenia, e Austria – è ancor più evidente lo stretto margine di autonomia con cui l’ENI ha potuto affrontare le trattative con Gazprom.

La crisi in Grecia e le ripercussioni per l’Italia

A intricare la situazione è lo sviluppo della questione della Grecia. Per risolvere la drammatica situazione economica che attanaglia il Paese, Atene ha deciso di privatizzare il proprio colosso energetico DEPA e l’ente deputato alla gestione dei gasdotti nazionali DESFA, nei quali il governo greco intende mantenere non più del 34% delle azioni.

Come comunicato dall’ufficio stampa della stessa Gazprom, il boccone ellenico è finito nell’obiettivo di Mosca, al punto che a poche ore dalla comunicazione della svendita energetica, il vice-capo del monopolista russo, Aleksander Medevedev, ha intrattenuto colloqui urgenti con emissari del governo greco. Secondo fonti ben informate, la Grecia a breve potrebbe cedere alla Russia l’intera quota degli enti energetici messi sul mercato in cambio di un’offerta, nemmeno troppo faraonica, a cui Atene non può rinunciare.

Sul piano geopolitico, quest’operazione avrebbe conseguenze catastrofiche, sopratutto per l’Italia: con il controllo della Russia sui gasdotti ellenici, al BelPaese sarebbe preclusa la via di approvvigionamento meridionale, da cui la Commissione Europea sta cercando di importare, proprio in Puglia, oro blu acquistato dal centro-Asia, senza transitare per il territorio russo – e, così, dipendere dal diktat energetico di Mosca.

Accerchiati da nord e da sud – e privi delle risorse dalla Libia: su cui un tempo l’ENI poteva contare per controbilanciare il monopolio della Russia – l’indipendenza energetica dell’Italia è compromessa e, con essa, è messa a serio repentaglio la sicurezza nazionale del nostro Paese.

Per questa ragione, se non altro per garantire ai cittadini il diritto di sapere qual’è la reale condizione geopolitica dello Stato in cui vivono, sarebbe opportuno da parte del Cane a Sei Zampe un minimo di chiarezza su un’operazione da cui, senza mezzi termini, dipende la situazione dell’Italia: destinata a essere o un soggetto sovrano dell’Unione Europea, o, come sembra essere sempre più probabile, un vassallo della Russia imperiale e monopolista in un Vecchio Continente sempre più eurasiatico.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’ITALIA FUORI DAL PIANO DI INDIPENDENZA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 22, 2012

Il consorzio Shakh Deniz esclude il gasdotto sostenuto dal governo italiano dall’itinerario di cui l’Azerbajdzhan si avvarrà per l’invio dell’oro blu centro-asiatico in Europa. L’isolamento energetico di Roma rende il Belpaese sempre più dipendente dalla Russia monopolista, e mette a serio repentaglio il nostro interesse nazionale

Il tragitto della TAP e del Nabucco

Se mai il gas dal centro Asia sarà trasportato in Italia, a gestire il traffico saranno svizzeri, norvegesi e tedeschi. Questa è la decisione presa dal consorzio incaricato della gestione del giacimento Shakh Deniz: una delle riserve di gas naturale più ricca al Mondo, per questo individuata dall’Unione Europea come serbatoio da cui attingere oro blu per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Come riportato dall’autorevole Trend, il gasdotto TAP – Trans Adriatic Pipeline, compartecipato dalle compagnie elvetica EGL, dalla norvegese STATOIL, e dalla tedesca E.On – è stato designato come unica via su cui il consorzio azero intende puntare per il trasporto del proprio gas in Europa meridionale.

Questa scelta rappresenta una sconfitta per l’Italia e per la Grecia, i cui governi hanno attivamente sostenuto l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI: candidato alternativo alla TAP, compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, greca DESFA, ed italiana Edison.

Maggiori dettagli sul perché di tale scelta non sono stati resi noti, ma alcuni esperti hanno evidenziato come il consorzio azero abbia ritenuto più sicuro un gasdotto prevalentemente terrestre, con capacità di trasporto superiore rispetto ad una conduttura interamente sottomarina: a discapito delle pressioni politiche di Roma e Atene.

Infatti, la TAP è progettata per il trasporto del gas dalla Grecia a Brindisi passando per l’Albania, mentre l’ITGI collega il Mare Egeo allo Ionio fino ad Otranto.

Tuttavia, la presenza italiana nella corsa all’approvvigionamento diretto al Centro-Asia potrebbe subire ulteriori limitazioni, in quanto la decisione definitiva del consorzio Shakh Deniz riguarderà la scelta tra un “tragitto meridionale” – rappresentato dalla TAP – ed uno “settentrionale” servito dal gasdotto Nabucco: infrastruttura compartecipata dalle compagnie bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL ed austriaca OMV.

Se, come probabile, gli azeri punteranno sul secondo progetto, l’oro blu importato dal Bacino del Caspio sarà convogliato dalla Turchia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria: il nostro Paese perderebbe così una preziosa opportunità per diversificare le proprie forniture di gas, per le quali oggi l’Italia è fortemente legata alla Russia.

L’importanza per l’Europa dell’Azerbajdzhan e delle sue risorse naturali è nata dalla politica energetica della Commissione Barroso, che, per scalfire il monopolio di Mosca nella compravendita di gas nel Vecchio Continente, ha stretto accordi con Baku per l’importazione di oro blu centroasiatico.

Per il trasporto di questo carburante in Europa dal Gasdotto Transanatolico – TANAP: infrastruttura deputata al trasporto del gas dal Mar Caspio allo stretto del Bosforo, compartecipata dalle compagnie azera SOCAR, turca BOTAS, olandese Shell e britannica British Petroleum, e sostenuta dai governi di Baku e Ankara – è scoppiata una vera e propria gara tra diverse condutture: espressioni di differenti interessi, tra i quali il consorzio Shakh Deniz è stato costretto ad una scelta lunga ed accurata.

L’Europa litiga, la Russia vince

L’assenza di una proposta unica europea, e il proliferare dei gasdotti, rischia però di rallentare irreversibilmente l’inizio dell’invio di gas centro-asiatico in Europa, e favorire la politica energetica della Russia, la quale, intenzionata com’è a mantenere la propria egemonia sull’Unione Europea, sta percorrendo con successo due diverse strade.

Per affossare il patto tra Bruxelles e Baku, il monopolista statale russo, Gazprom, ha progettato la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino ideato per trasportare il proprio gas dalla Russia meridionale in Europa attraverso il fondale del Mar Nero e, successivamente, due tronchi che, dalla Grecia, serviranno verso sud la Puglia, e verso nord i Balcani e la Pianura Padana.

Compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro, il Southstream ricopre un tragitto speculare a quello progettato dalla Commissione Barroso per importare il gas dall’Azerbajdzhan.

Inoltre, consapevole di non essere in grado di soddisfare la richiesta di gas – sempre più alta da parte degli acquirenti Occidentali – la Russia ha puntato sull’acquisizione totale o parziale dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Europea, e in tale direzione ha già raggiunto accordi con Germania, Francia, Austria, Slovenia e Slovacchia.

La quasi certa prossima cessione a Mosca del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – a cui Kyiv sarà presto costretta in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas – permetterà al Cremlino il controllo diretto dei gasdotti tramite i quali l’Italia importa l’oro blu necessario per sostenere la propria economia.

Per questa ragione, la diminuzione dell’importanza del BelPaese nella politica della Commissione Barroso, e, più in generale, il fallimento della strategia di Bruxelles e Baku, da cui dipende la realizzazione degli obiettivi della Russia, costituisce un serio colpo all’indipendenza energetica italiana, e, in misura ben maggiore rispetto alla crisi dell’Euro, mette a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale.

Matteo Cazzulani

Forum Internazionale di Davos: economia ed energia i temi principali

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on January 28, 2012

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

La tradizionale kermesse elvetica dominata dalla crisi dell’euro, su cui esponenti europei ed americani e Leader UE hanno espresso ottimismo e proposte considerevoli. Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, solleva la questione energetica, e nicchia sul caso di Julija Tymoshenko: Anima dell’Opposizione Democratica incarcerata per avere siglato accordi per il gas onerosi per l’Ucraina, ma necessari per evitare all’Unione Europea un inverno al freddo.

Ottimismo e doppie interpretazioni hanno caratterizzato la sessione di venerdì, 27 Gennaio, del Forum Economico internazionale di Davos: una kermesse importante, non solo per la cadenza annuale con cui leader politici e big della finanza mondiale si riuniscono nella cittadina elvetica, ma, sopratutto, per le problematiche di stretta attualità emerse come topic principale dei dibattiti.

A dominare e stata la crisi dell’Euro. Secondo quanto dichiarato dal Capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, l’unico mezzo per salvare la moneta unica del Vecchio Continente e la concessione di maggiori poteri al FMI che, ad oggi, non possiede gli strumenti necessari per salvare, in caso di ulteriore peggioramento della situazione, Spagna e Italia.

Accorato e stato l’appello lanciato dal Commissario Europeo all’Economia, Olli Rehn, che ha illustrato come l’uscita dalla crisi in Europa sia possibile solo con il coinvolgimento degli Stati Uniti d’America. Una solidarietà nordatlantica condivisa dal Segretario al Tesoro USA, Timothy Geithner: presente al Forum Economico in rappresentanza di Washington. 

Largo spazio sulla crisi dell’Euro e stato riservato anche ai singoli Presidenti e Premier dell’Unione Europea. Di rilievo l’intervento del Capo di Governo danese, Helle Thorning-Schmidt, che ha evidenziato come, oggi, l’economia abbia relegato al di fuori dei suoi confini la generazione dei 25enni: incapaci di trovare un lavoro fisso dopo avere finito gli studi. Secondo la premier della Danimarca – presidente di turno dell’UE – compito primario per l’Unione dovrebbe essere dunque la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ottimismo, invece, da parte del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha illustrato come la Polonia – che ha ceduto a Copenaghen la guida dell’Unione Europea – sia stata in grado di sollevarsi da condizioni economiche ben peggiori di quelle odierne. Secondo Komorowski, la costruzione di un’economia di mercato mediante terapie shock e provvedimenti coraggiosi sono esperienze della storia polacca che, oggi, potrebbero essere prese ad esempio dall’Unione Europea tutta per battere la crisi dell’Euro. 

Continua il regresso della democrazia in Ucraina

Altro tema emerso nei colloqui e l’energia. A sollevarlo e stato il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che, nel corso del pranzo-conferenza organizzato dal businessman Viktor Pinchuk, si e lamentato per l’alto prezzo che il suo Paese e costretto a pagare alla Russia per il gas. 

Un aspetto scottante, che ha sollevato automaticamente il caso di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, oggi Leader dell’Opposizione Democratica, incarcerata, dopo un processo politico, per avere accettato nel 2009 le tariffe contestate a pranzo da Janukovych. Tuttavia, il si della Tymoshenko al diktat dell’allora suo collega russo, Vladimir Putin, ha consentito all’Ucraina di evitare l’interruzione delle forniture di oro blu da Mosca, e, all’Unione Europea, di passare un inverno al freddo.

Durante il dibattito pubblico, con la presenza del Capo di Stato Emerito polacco, Aleksander Kwasniewski – l’unico Leader occidentale ad aver incontrato Janukovych – il Presidente ucraino ha dichiarato che adotterà ogni mezzo in suo potere per liberare la Leader dell’Opposizione Democratica. Poco più tardi, tuttavia, interpellato dai giornalisti, Janukovych ha sottolineato come ad occuparsi del caso Tymoshenko debba essere il Parlamento, e non il Presidente.

Una frase che lascia ancora molte nubi sulla detenzione della carismatica Leader dell’opposizione ucraina: nota in Occidente per lo più per per avere guidato il processo democratico del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, ma meno per avere tutelato la sicurezza energetica dell’Unione Europea nel 2009. 

Giovedì, 26 Gennaio, Janukovych ha firmato un decreto che esautora il Parlamento della competenza su questioni di carattere internazionale, tra cui, dopo la straordinaria mobilitazione mondiale in condanna della detenzione politica della Tymoshenko, e facile inserire il caso della Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PUTIN E BARROSO LITIGANO IN DIRETTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 26, 2011

Il Premier russo ed il Presidente della Commissione Europea si scontrano in conferenza stampa sulla liberalizzazione dei gasdotti UE. La cronistoria dei dissapori illustrata dal Financial Times

Il premier russo, Vladimir Putin

Il Terzo Pacchetto provoca la discussione live. Differentemente dalle apparenze, ad essere coinvolta non è una celebre trasdmisione televisiva, ma il ben più importante summit UE-Russia di giovedì, 26 Febbraio.

Il Premier russo, Vladimir Putin, ha accusato il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, di penalizzare il monopolista del gas di Mosca, Gazprom, con l’approvazione del Terzo Pacchetto UE, che impone la liberalizzazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Continentale.

Una decisione che non è piaciuta a Gazprom. Che, proprio sul possesso dei tubi, punta tutta la sua politica energetica, per mantenere a sé legato il Vecchio Continente.

“Siamo ottimi acquirenti — gli ha risposto Barroso — e paghiamo anche caro. Il Terzo Pacchetto ci consentirà di risparmiare — ha continuato — e — ha concluso — di continuare ad onorare le bollette con puntualità”.

Differentemente da copione — che, in conferenza stampa, impone l’accantonamento di una questione, una volta espressi ambo i Leader — ha contiuato a criticare il provvedimento, sottolineando come, a suo avviso, il possesso dei gasdotti di Gazprom, con o senza altri partner, sia garanzia di costi contenuti.

“Troveremo un accordo soddisfacente — ha replicato il Presidente della Commissione — ma il Terzo Pacchetto è approvato. E la liberalizzazione dei mercati è una priorità per Bruxelles”.

Un’odio storico

Quello di Bruxelles, non sarebbe che l’ultimo di una serie di scontri tra i due leader. A rivelarlo, l’autorevole Financial Times. Che, sulla base di documenti Wikileaks, ha riportato come Putin consideri Barroso avvocato dei Paesi dell’Europa ex-Sovietica. Nonché, garante di un’Unione Continentale, diametralmente in contrasto con la straegia del divide et impera, attuata da Mosca in campo energetico.

Sempre secondo il Financial Times, nel 2009 Barroso non avrebbe avuto dubbi [a ragione, n.d.a.] nell’individuare nella Russia il colpevole della terza crisi del gas con l’Ucraina.

Un anno prima, il Presidente della Commissione UE avrebbe comunicato a Putin la volontà di interrompere l’acquisto di gas russo, se Mosca non avesse arestato l’aggressione alla Georgia.

Il primo episodio, nel 2006, quando il Politico del Partito Popolare Europeo ha difeso la Lituania nella guerra di tariffe con la Federazione Russa. Poco disposta ad accettarne l’integrazione nell’Unione Europea di due anni prima.

Lecito ricordare che, negli ultimi mesi, Barroso ha stretto accordi energetici con Azerbajdzhan e Turkmenistan, ed incentivato la costruzione di un sistema di gasdotti per evitare la Federazione Russa, ed alleggerire la dipendenza da gas e nafta del Cremlino.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: UCRAINA E RUSSIA SI CONTENDONO LA POLONIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2011

Kyiv progetta l’aumento delle espotazioni di oro blu a Varsavia, ed insidia l’egemonia di Mosca nel Paese UE

I simboli di Gazprom e Naftohaz. FOTO JAMESTOWN.ORG

Naftohaz lancia l’offensiva a Gazprom sul fronte polacco. Come riportato dall’autorevole Kommersant” Ukrajina, il Governo ucraino è intenzionato non solo a rinnovare le forniture di gas alla Polonia, ma anche ad aumentarle, e strappare a Gazprom il primato nel mercato del Paese UE.

300 milioni di metri cubi annui, espandibili fino a 3 miliardi, che la compagnia statale ucraina, Naftohaz, sarebbe pronta a garantire a quella polacca, PGNiG. Per un guadagno, non inferiore ai 300 Dollari per Mille metri cubi.

A consentire la manovra, l’aumento delle importazioni di oro blu russo, concordata nel recente rinnovo contrattuale. E la modifica di una legge, che obbliga Kyiv ad utilizzare il proprio gas per il fabbisogno interno.

Una condizione che, lo scorso Primo di Gennaio, ha costretto Naftohaz all’interuzione delle forniture a Varsavia. Anche perché una clausola contratturale con il monopolista russo, Gazprom, vieta la vendita dell’oro blu in surplus, precedentemente acquistato da Mosca.

Pronta la reazione dei russi, che hanno chiesto agli ucraini di aumentare le esportazioni di gas a Varsavia a non più di 1,5 miliardi di metri cubi annui.

Ad oggi, la Polonia dipende all’89% dall’oro di blu di Mosca. Pagato, come prevedibile, molto caro.

Baku la chiave di svolta

A garantire possibilità di successo del piano ucraino, il gas azero, che Naftohaz importa in forma liquida, via mare.

Secondo quanto ipotizzato dal Presidente della Commissione Energia della Rada, Oleksandr Hudyma, esso potrebbe essere destinato in toto alle esportazioni in Polonia.

Aggirando, così, la dipendenza dalle forniture di Gazprom. Da cui pure l’Ucraina dipende fortemente.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: TRA RUSSIA, UCRAINA E POLONIA ANCORA CRISI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 23, 2011

Gazprom, verso un incremento delle tariffe al vicino, chiede a Kyiv la cessione dei suoi gasdotti. Varsavia esige da Naftohaz il ripristino delle forniture di oro blu, interrotte per soddisfare la domanda interna, senza dipendere da Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Modernizzazione solo dopo la cessione. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha dettato le proprie condizioni, per ristrutturare il sistema infrastrutturale energetico ucraino. Mosca aiuterà l’Ucraina, ma solo dopo aver ottenuto la gestione dei suoi gasdotti.

Valutata più di 300 milioni di Dollari, ma tutta da modernizzare, la conduttura principale, l’Urenhoj-Pomary-Uzhhorod, è stata presentata, da Kyiv a Mosca, come la via più sicura, ed economica, per esportare oro blu agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Ai quali, tralaltro, Gazprom ha concesso di recente sconti sulle tariffe. Non così, per l’Ucraina. Come comunicato dal Capo del monopolista, Aleksej Miller, Kyiv già paga un prezzo di favore, che non è escluso possa aumentare.

Nessuna risposta da Naftohaz, senza argomenti per dissuadere i russi dalla costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, con cui Gazprom, in collaborazione con l’italiana ENI, intende rifornire l’Europa Occidentale, bypassando proprio l’Ucraina.

Inoltre, per quanto riguarda le tariffe, Kyiv già ha imposto un vertiginoso aumento della bolletta per la popolazione del 50%, lo scorso Primo di Agosto. E questo, nonostante il Presidente, Viktor Janukovych, abbia ottenuto un ribasso sull’oro blu dal suo collega russo, Dmitrij Medvedev, in cambio del prolungamnto della presenza dell’esercito del Cremlino in Crimea, fino al 2042.

Oro blu per i polacchi

Trattative intricate, che hanno coinvolto anche la Polonia. Dallo scorso Primo di Gennaio, Naftohaz ha interrotto l’erogazione di gas al Paese UE, per soddisfare la crescente domanda interna, attingendo da risorse proprie.

Varsavia ha richiesto l’immediato ripristino del flusso di oro blu. Ed il rispetto del contratto, che la lega a Kyiv fino al 2020.

Siglato nel 2004, l’accordo prevede la fornitura alla compagnia statale polacca PGNiG di 180 milioni di metri cubi di gas all’anno.

Un vero e proprio problema per Naftohaz. Che, per per onorare i patti, non può contare sul surplus derivante dall’oro blu importato da Gazprom. Il contratto con Mosca glielo vieta.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UNIONE EUROPEA SFIDA LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on February 6, 2011

Il Consiglio dei Capi di Stato UE ha approvato un piano per l’indipendenza energetica dal gas russo. Unificazione dei gasdotti, realizzazione di nuovi, ed importazioni centro asiatiche la strategia

I percorsi di Southstream e Nabucco

Frizioni con la Russia all’orizzonte. Ma anche più gas ed occupazione. Sono contrastanti le prospettive scaturite dal vertice dell’Unione Europea di venerdì, 4 Febbraio, in merito alla sicurezza energetica.

Scopo di Bruxelles, concordato nel meeting, la riduzione della dipendenza energetica da Mosca. Il mezzo, l’unificazione dei gasdotti dei 27 Paesi UE in un unico sistema europeo, e l’ampliamento delle collaborazioni già in essere con gli Stati centroasiatici, estrattori di oro blu.

A commento della decisione, il Presidente dell’Unione Europea, German Van Rompuyi, ha illustrato la sua utilità, anche per la ripresa economica, e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Un cammino già avviato

L’Unione Europea può partitre da solide basi. Da un lato, è stato approntato il Corridoio Nord-Sud per unificare i gasdotti dei paesi maggiormente dipendenti dal gas della Russia, quali Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Polonia e Stati Baltici.

Oltre ad essi, è previsto un allargamento all’areale balcanico, con il coinvolgimento di Bosnia-Ercegovina, Kosovo, Macedonia, Serbia, e Croazia. In vista di una successiva, auspicata, integrazione nell’Unione.

Dall’altro, lo scorso Gennaio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, è stato molto attivo nel firmare contratti per la fornitura di oro blu con Turkmenistan ed Azerbajdzhan.

E nel programmare la realizzazione di una vasta rete di gasdotti — il Corridoio Meridionale — per il suo trasporto nel Vecchio Continente, senza transitare per il territorio russo.

Tra essi, il più importante è il Nabucco. Infrastruttura, appoggiata economicamente dal consorzio AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria — concepita sul fondale del Mediterraneo.

Ad essa concorente, il Southstream, gasdotto, progettato monopolista russo, Gazprom, in collaborazione con l’Italiana ENI, la tedesca RWE, la Francese Suez-Gaz de France, e le compagnie statali dei Paesi interessati — Bulgaria, Macedonia, Grecia, Serbia, ed Austria.

Finalità, la sicurezza del rifornimento agli acquirenti europei, saltando Stati ritenuti inaffidabili dal Cremlino, quali Moldova, Romania, ed Ucraina.

Simile piano, per rompere l’unità europea, e penalizzare Paesi invisi, anche a settentrione, con il Nordstream. Infrastruttura, finanziata da Gazprom, RWE, Suez-Gaz de France, dalla tedesca E.On, e dall’olandese Gasunie, finalizzata a bypassare Stati Baltici e Polonia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: TRA RUSSIA ED UCRAINA E’ ANCORA GELO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 30, 2010

Mosca conferma il ruolo minoritario di Kyiv nella fusione Gazprom-Naftohaz. Southstream definito necessario per l’inaffidabilità del vicino

Il premier russo, Vladimir Putin

Viktor Janukovych da fastidio anche a Vladimir Putin. Nella giornata di giovedì, 29 dicembre, il Premier russo ha confermato la fusione delle compagnie statali del gas dei due Paesi, Gazprom e Naftohaz, in un unico supermonopolista.

L’operazione, attuata nel solo mercato ucraino — non in quello russo, né in quello mondiale — prevede la partecipazione di Kyiv come socio minoritario, in un soggetto che, ha garantito Putin, porterà risvolti positivi per ambo le economie.

“E’ una mia idea — ha dichiarato il Premier russo — Seppur socio di minoranza, Naftohaz avrà pieno diritto di partecipazione alla gestione del supermonopolista”.

Una doccia fredda, nel mezzo di un inverno ghiacciato, per il Capo di Stato ucraino, che ha accolto con favore la proposta avanzata da Putin lo scorso maggio, a Sochi, nel corso di un vertice con il suo collega ucraino, Mykola Azarov.

Mosca conferma il Southstream

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ma c’è di più. Gazprom, illustrando i progetti in cantiere, ha confermato la costruzione del Southstream, giustifiandola come risarcimento al danaro perduto durante le precedenti crisi energetiche con l’Ucraina — 2006, 2007, e 2008.

Come illustrato dal rappresentante del monopolista russo, Sergej Kuprijanov, i circa 15 miliardi di euro investiti sono necessari per assiucurare le forniture di oro blu agli acquirenti dell’Europa Occidentale, meglio garantite dalla conduttura in cantiere, piuttosto che dalla rete infrastrutturale ucraina.

Un vero e proprio rosso diretto a Janukovych, che in sede internazionale ha definito il Southstream un progetto politico, contrario agli interessi di Kyiv. In alternativa, il Presidente ucraino ha persino concesso il prolungamnto della permanenza dei soldati russi in Crimea, ed offerto l’ingresso di capitali di Mosca nella gestione dei gasdotti di Kyiv.

Nota anche come Gasdotto Ortodosso, la conuttura collegherà, attraverso il fondale del Mar Nero, il sud della Russia alla Bulgaria. Da qui, un ramo sarà diretto a Grecia ed Italia. Un altro, verso Macedonia, Serbia ed Austria.

Progettata da Gazprom ed ENI, è compatecipata dalle compagnie energetiche statali dei Paesi interessati. Ad essi, si sono aggiunte la tedesca RWE e la francese Suez-Gaz de France. La sua entrata in funzione, prevista per il 2015.

Matteo Cazzulani

VERTICE RUSSIA-UE: MOSCA NEL WTO NEL 2011

Posted in Russia, Unione Europea by matteocazzulani on December 8, 2010

L’Unione Europea avvicina la Federazione Russa all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Freno della Georgia. Il Cremlino assicura invio del gas in Europa

Il capo della Commissione Europea, José Manuel Barroso

Venti anni di trattative starebbero per chiudersi. Nel corso del summit UE-Russia di martedì, 7 dicembre, Bruxelles ha dato via libera all’ingresso di Mosca nell’Organizazione Mondiale del Commercio.

Riuniti nella capitale belga, il capo della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ed il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, hanno siglato accordi che semplificano il processo di avvicinamento della Federazione Russa al WTO, già caldeggiato dall’amministrazione USA di Barack Obama.

“Sono firme importanti — ha commentato Barroso — che distendono i rapporti. L’ingresso della Russia nel WTO è possibile già nel 2011”.

A raffreddare gli entusiasmi, la Georgia, membro dell’Organizzazione, che ha ribadito il proprio veto all’operazione, fino a quando Mosca non rispetterà l’integrità territoriale di Tbilisi, violata durante l’agressione militare dell’agosto 2008.

“Nulla in contrario alla Russia nel WTO — ha dichiarato il rappresentante del Primo Ministro georgiano, Niko Mchedlishvili — ma i soldati russi devono essere richiamati dal nostro territorio”

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Oltre che sul WTO, anche su crisi economica, questone iraniana, e clima le parti hanno trovato punti in comune. Per quanto riguarda il regime dei visti, la cancellazione è vicina, ma non ancora introducibile.

Le rassicurazioni di Mosca sul gas

Infine, la questione energetica. Il Presidente russo ha spiegato di non considerare la tematica sul livello politico, ma su quello unicamente commerciale. Il Cremlino interromperà le forniture di gas all’Unione Europea non per motivazioni diplomatiche, ma solo per il mancato rispetto degli accordi.

“L’unica garanzia — ha illustrato Medvedev — è il rispetto degli accordi. Se ci sono i soldi, allora c’è il carburante”.

 

Matteo Cazzulani