LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani

GAZPROM NON È PIU INTERESSATO ALLA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 11, 2013

Il monopolista statale russo lascia la scalata alla compagnia nazionale energetica greca. La decisione garantisce la realizzazione dei piani per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas dell’Unione Europea.

Un’operazione abbandonata o una decisione tattica da cui dipende l’indipendenza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 10 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha abbandonato la corsa per il possesso della compagnia nazionale energetica greca DEPA.

La decisione, che secondo una nota è stata assunta per evitare rischi, pone a serio rischio la realizzazione del progetto di svendita dei gioielli dell’industria nazionale progettato da Atene per rispettare la promessa fatta alla Trojka -Banca Centrale Europea, FMI e Unione Europea- per recuperare 2,6 Miliardi di Euro per risollevare la situazione economica del Paese.

Pur di mantenere Gazprom nella scalata, il Governo greco ha abbassato la percentuale di deposito richiesta, ed ha promesso il disimpegno del monopolista russo dall’operazione in caso di fuoriuscita della Grecia dall’Euro.

In cambio, Gazprom ha promesso la ristrutturazione del sistema infrastrutturale greco, e, secondo fonti ben accreditate, ha posto come condicio sine qua non la realizzazione del settore meridionale del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste meridionali russe, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, mentre un ramo meridionale è stato pianificato dalla Grecia all’Italia.

Se realizzato, il Southstream blocca la costruzione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti -Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico TAP- progettato dall’Unione Europea per veicolare gas dall’Azerbaijan, e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

In particolare, infrastruttura interessata per quanto riguarda la Grecia è la TAP, progettata per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dal confine greco-turco attraverso l’Albania, percorrendo il tracciato meridionale preventivato dal Southstream.

La rinuncia di Gazprom alla scalata alla DEPA segna da un lato un punto a favore per la realizzazione del Corridoio Meridionale, ma, dall’altro, può essere letta come una mossa tattica per ottenere dalla Grecia più concessioni in ambito geopolitico.

Per Vilna, Mosca è una minaccia geopolitica

A sottolineare la pericolosità della Russia è un rapporto del Dipartimento della Sicurezza dello Stato lituano, che ha ritenuto Gazprom la principale minaccia alla sicurezza nazionale della Lituania.

Secondo il Rapporto, la Russia si avvale dell’energia per mantenere il controllo geopolitico dei Paesi Baltici, e per questo è intenzionata a disturbare in ogni modo la diversificazione delle forniture che sta per essere approntata dalla Lituania.

Oltre alla realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare LNG da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America, la Lituania, che dipende al 99% dal gas della Russia, ha deciso di integrare i gasdotti nazionali con il sistema infrastrutturale energetico europeo, come suggerito dalla Legge UE.

Matteo Cazzulani

L’AZERBAIJAN SOSTIENE IL TRASPORTO DEL GAS DEL TURKMENISTAN IN UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 6, 2013

Il Ministro dell’Energia azero, Natik Aliyev, sostiene la necessita di veicolare il gas turkmeno in UE. L’Albania da l’approvazione alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico

Un contributo considerevole per la diversificazione delle forniture di energia dell’Europa. Nella giornata di giovedì, 4 Aprile, l’Azerbaijan ha sostenuto la necessità di trasportare gas dal Turkmenistan in Europa attraverso le condutture realizzate in territorio azero.

Come riportato dall’autorevole Trend, il Ministro dell’Energia dell’Azerbaijan, Natik Aliyev, ha dichiarato che le trattative per collegare il Gasdotto Trans Caspico con il Corridoio Meridionale UE -entrambi progetti in fase di realizzazione- sono ad un buon punto.

Nel Settembre 2011, la Commissione Europea ha dato via libera ai negoziati con Azerbaijan e Turkmenistan per l’acquisto, ed il trasporto, di gas azero e turkmeno in Europa attraverso un gasdotto sul fondale del Mar Caspio -il Gasdotto Trans Caspico- ed un fascio di condutture progettato fino in Austria dalla Georgia attraverso Turchia, Bulgaria, Romania ed Ungheria -il Corridoio Meridionale.

Parere contrario al Gasdotto Trans Caspico è stato espresso dalla Russia, che intende mantenere la propria egemonia sulle forniture di gas dell’Europa -ad oggi dipendente dagli approvvigionamenti del Cremlino per il 40% del proprio fabbisogno continentale complessivo.

A dare impulso alla realizzazione del Corridoio Meridionale, sempre giovedì, 4 Aprile, e stato il Governo albanese, che ha approvato in via definitiva l’Accordo di Ospitalità Governativo del Gasdotto Trans Adriatico -TAP, una delle infrastrutture del Corridoio Meridionale.

Questa infrastruttura, compartecipata dal colosso energetico norvegese Statoil, dalla compagnia tedesca E.On, e dalla svizzera AXPO, e sostenuto politicamente dal Governo italiano, albanese, svizzero e greco, è progettata per veicolare il gas dell’Azerbaijan in Italia dalla Grecia attraverso l’Albania.

Nello specifico, il documento ratificato dal Governo albanese impegna il consorzio incaricato della realizzazione della TAP a sviluppare la produzione industriale locale, a incentivare la realizzazione di strade e infrastrutture, ed a favorire nuove opportunità di occupazione.

La TAP favorisce anche l’Italia

La realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico è strategica anche per l’Italia, che grazie alla TAP può diventare l’hub europeo della distribuzione del gas dell’Azerbaijan, rafforzando così il suo peso politico in seno all’UE.

Inoltre, il Gasdotto Trans Adriatico permette la creazione di posti di lavoro in un periodo di crisi sociale ed economica particolarmente profondo.

Matteo Cazzulani

LA LIBIA TAGLIA IL GAS E AUMENTA LA DIPENDENZA DELL’ITALIA DALLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on March 4, 2013

L’interruzione provocata da scontri armati nei pressi del complesso libico di Mellitah. L’instabilità del Nordafrica favorisce la realizzazione dei piani di Mosca nella geopolitica energetica italiana ed europea 

La dipendenza energetica dell'Italia sulla carta

La dipendenza energetica dell’Italia sulla carta

Il Greenstream resta a secco, e l’Italia è sempre più energicamente vulnerabile. Nella giornata di Domenica, 3 Marzo, la Libia ha interrotto le forniture di gas dirette in Italia per mezzo del gasdotto Greenstream: conduttura dalla portata di 8 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno che unisce il compresso di Mellitah a Gela, in Sicilia.

A riportare la notizia è stato il Vicecapo della compagnia libica NOC, che ha individuato nelle lotte armate tra fazioni locali nei pressi di Mellitah la ragione del blocco dell’invio di gas attraverso il Greenstream.

Non è la prima volta che l’Italia -che importa dalla Libia il 10% circa del fabbisogno nazionale di gas- riscontra problemi in ambito energetico con i Paesi del Nordafrica.

Nel 2011, dopo lo scoppio dell’insurrezione contro Muhammar Gheddafi, le Autorità libiche hanno sospeso le esportazioni di gas e greggio fino alla metà dello stesso anno, quando il Governo post-insurrezionale ha ammesso il ritorno delle compagnie internazionali e, nel contempo, ha rinnovato l’invio di carburante verso l’estero.

Nel Gennaio 2013, l’Italia ha registrato l’interruzione delle forniture anche da parte dell’Algeria -che soddisfa il 35,5% del fabbisogno nazionale di gas nostro Paese- in seguito all’assalto armato di un commando terrorista alla stazione di Ain Amenas.

Il più importante complesso energetico algerino, da cui proviene l’oro blu che alimenta il Gasdotto Trans Mediterraneo -conduttura che veicola 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Algeria all’Italia attraverso la Tunisia- ad oggi è stato liberato, ma ha ripristinato la sua attività solo per il 35% della sua capacità complessiva.

L’interruzione delle forniture di gas da Libia e Algeria spinge il nostro Paese a ricorrere, anche solo temporaneamente, ad importazioni supplementari dalla Russia: il secondo fornitore di oro blu nel mercato italiano, da cui il Belpaese dipende per il 30% del fabbisogno nazionale.

Il crescente ruolo di Mosca come forniture sicuro di gas rende l’Italia fortemente vulnerabile da una fonte di approvvigionamento di oro blu unica, che in Europa si avvale dell’energia per realizzare scopi di natura politica.

Nel 2012, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo direttamente alla Germania, aumentare la dipendenza dell’Unione Europea agli approvvigionamenti di Mosca, ed isolare nel contempo i Paesi Europa Centro-Orientale.

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha inoltre concesso sconti sulle tariffe per il gas a Germania, Francia, Belgio e Repubblica Ceca per ottenere in seno all’UE l’appoggio politico delle Cancellerie più importanti del Vecchio Continente.

Di pari passo, Gazprom ha mantenuto alta la bolletta per l’oro blu esportato in Polonia, Paesi Baltici e in altri Stati dell’UE centro-orientale, ed è finito sotto osservazione da parte della Commissione Europea, che, nel Settembre 2012, ha aperto a carico dell’ente energetico controllato dal Cremlino un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale.

Infine, la Russia ha progettato il Southstream: gasdotto concepito per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Lo scopo del Southstream, oltre che aumentare la dipendenza dell’Europa del gas della Russia, è quello di bloccare la politica energetica della Commissione Europea che, con il sostegno politico dei Paesi UE dell’Europa Centro Orientale, mira a diminuire la dipendenza da Mosca mediante la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Nello specifico, Bruxelles ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito per veicolare in Europa 30 miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan. Inoltre, la Commissione Europea ha stimolato la realizzazione di rigassificatori in diverse aree del Vecchio Continente per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

L’importanza della TAP e dell’Europa per l’interesse nazionale dell’Italia

Il progetto di diversificazione delle forniture di gas approntato dall’Unione Europea rappresenta una possibilità anche per la messa in sicurezza delle fonti di approvvigionamento dell’Italia.

In particolare, l’Italia è coinvolta in uno dei progetti del Corridoio Meridionale, il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura progettata per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia in Italia, nel Salento, attraverso l’Albania.

Supportata economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera Axpo, e da quella tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, che si sono impegnati a realizzare l’infrastruttura con la firma di accordi ufficiali.

21 Miliardi di metri cubi di gas non bastano per mettere in sicurezza gli approvvigionamenti di gas per il nostro Paese, né tantomeno per l’UE, ma permettono di diminuire la dipendenza dell’Italia da Paesi militarmente instabili come Libia e Algeria, e da Stati che si avvalgono dell’energia in ambito geopolitico come la Russia.

E’ quindi opportuno che il nuovo Governo italiano, a prescindere dal suo colore politico, continui a sostenere il piano di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea, sostenendo con vigore la realizzazione della TAP per salvaguardare l’interesse nazionale.

Oltre che implementare la diversificazione delle forniture di gas, il Gasdotto Trans Adriatico rende l’Italia l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, rafforza la posizione del nostro Paese in seno all’UE, e contribuisce alla creazione di posti di lavoro in un periodo di particolare crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani

BULGARIA: CADE IL GOVERNO MODERATO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 21, 2013

L’incremento della bolletta per l’energia, e le proteste di piazza alla base della decisione del Premier bulgaro, Boyko Borysov. Ancora aperta la competizione elettorale in un Paese cruciale per gli equilibri energetici in Europa

Un crollo di consenso vertiginoso che mette a repentaglio la politica energetica europea. Nella giornata di mercoledì, 20 Febbraio, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, ha annunciato le dimissioni del Governo, che Sara sostituito da un esecutivo di transizione -in cui Borysov ha dichiarato che non parteciperà- fino alle prossime elezioni anticipate.

A motivare il gesto del Premier sono state le proteste di piazza, che in pochi giorni hanno assunto un tratto drammatico e violento, con un morto ed un ferito, e decine di contusi per via delle cariche della polizia.

A scatenare la protesta, oltre ad uno scandalo di corruzione intorno alla Commissione Statale per la regolazione delle imposte, è stato l’aumento della bolletta per l’energia imposta alla popolazione: una misura che il Governo moderato ha ritenuto necessaria per affrontare la crisi economica.

Per cercare di calmare la protesta, il Premier Borysov ha incolpato del rincaro la compagnia ceca CEZ -incaricata della distribuzione dell’energia nelle case- rischiando una crisi diplomatica con la Repubblica Ceca.

Sul piano politico, il Partito moderato di Borysov, il GERB, è in calo di consensi, ma resta per poco in testa rispetto al Partito Socialista Bulgaro, che propone un taglio delle tasse accompagnato da misure in sostegno della finanza pubblica.

In campo energetico, si chiude l’esperienza di un Governo che è riuscito a mantenere la Bulgaria sia tra i Paesi che sostengono la politica energetica dell’Unione Europea -volta a diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia- sia tra i più stretti partner del Cremlino.

Nel 2010, il Premier Borysov ha rinunciato alla costruzione dell’oleodotto Burgas-Alexandrupolis, progettato in partnership con alcune compagnie russe per veicolare greggio dalla Russia alla Grecia, ed ha avviato la realizzazione di gasdotti per collegare la Bulgaria -dipendente dagli approvvigionamenti di Mosca per il 100% del suo fabbisogno nazionale- ai sistemi infrastrutturali energetici di Turchia, Serbia e Romania, come previsto dalla legge UE.

Inoltre, Borysov ha sostenuto la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Austria 30 miliardi di metri cubi di gas estratto in Azerbaijan dalla Turchia attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria.

Nel 2012, il Premier bulgaro ha tuttavia cambiato fronte, ed ha dato l’imprimatur alla costruzione del Southstream: conduttura progettata dalla Russia di Putin per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Slovenia e Italia, e, così, aumentare la dipendenza dell’UE dagli approvvigionamenti di oro blu di Mosca.

Le dimissioni che ostacolano l’UE

Le dimissioni del Premier, e la nomina di un Governo vacante incaricato solo dell’ordinaria amministrazione, potrebbe comportare un rallentamento alla realizzazione del Nabucco, che ha nella Bulgaria uno dei Paesi di transito più importante.

Viceversa, Sofia ha già firmato con la Russia il via libera definitivo per la realizzazione del Southstream, ed ha de facto concesso a Putin un considerevole vantaggio sulle politiche energetiche della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA E USA SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 20, 2013

Il monopolista russo del gas Gazprom presenta offerte faraoniche per ottenere il controllo delle compagnie nazionali energetiche greche DEPA e DESFA, e lamenta l’intervento degli Stati Uniti d’America a sostegno della corsa del colosso azero SOCAR. L’UE invita Atene a fare cassa per rispettare il piano di rientro in campo economico.

A quanto pare, la Guerra Fredda in Europa non è ancora finita, e si fa sempre più acuta nella regione del Vecchio Continente più fortemente colpita dalla crisi economica.

Come riportato dal Natural Gas Europe nella giornata di martedì, 19 Febbraio, Russia e Stati Uniti d’America stanno combattendo una battaglia su diversi fronti per controllare le compagnie energetiche nazionali greche DEPA e DESFA, che il Governo di Atene ha deciso di privatizzare per reperire risorse necessarie ad arginare il deficit dello Stato.

Molto agguerrita è la Russia, che con il monopolista statale russo, Gazprom -ente controllato dal Cremlino- ha offerto alla Grecia lauti investimenti nel sistema infrastrutturale energetico locale e uno sconto sulle forniture di gas che, ad oggi, coprono il 54,10% del fabbisogno nazionale complessivo greco.

Inoltre, Mosca ha esercitato pressioni diplomatiche su Atene affinché l’offerta presentata da Gazprom e dalla compagnia Sintez-Negusneft sia valutata con particolare attenzione, ed ha lamentato un simile coinvolgimento da parte degli Stati Uniti d’America.

La lamentela dei russi è stata confermata da un esponente del Governo greco che, mantenendo l’anonimato, sempre al Natural Gas Europe ha confermato l’attività del Dipartimento di Stato USA nell’illustrare ad Atene le serie conseguenze geopolitiche che deriverebbero dalla cessione del settore energetico della Grecia alla Russia.

A differenza dei russi, nessuna compagnia USA si è presentata all’asta per l’acquisizione della DEPA e della DESFA: Washington ha così lasciato il ruolo di principale competitor di Gazprom al colosso dell’Azerbaijan SOCAR.

Neutrale, e un poco cinica, è invece la posizione dell’Unione Europea, che al posto di prendere una posizione a favore di una delle parti, o di avanzare una propria proposta, si è limitata ad incentivare una rapida chiusura della partita per portare in cassa il quanto più denaro possibile.

A influenzare il comportamento UE sono sopratutto Germania e Austria, i cui Governi puntano molto sulla riuscita del salvataggio economico della Grecia per ottenere una nuova maggioranza nelle Elezioni Federali, in programma nel 2013.

La scalata sulla Grecia cruciale per la concorrenza tra Southstream e TAP

Dalla battaglia per le compagnie energetiche greche dipende la realizzazione di infrastrutture che possono aumentare, o diminuire, la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia, dalle cui forniture l’UE è oggi legata per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Se a vincere sarà Gazprom, la Grecia finirà per partecipare al Southstream: gasdotto concepito da Mosca dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Se a ottenere il controllo del settore energetico greco sarà la SOCAR, la Grecia vedrà confermata la sua compartecipazione al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia tramite l’Albania.

La TAP è uno dei gasdotti progettati dalla Comunità Europea, e sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria.

Se realizzato, il Gasdotto Trans Adriatico incrementerà il peso dell’Italia -e della Grecia- in Europa, e permetterà anche la creazione di nuovi posti di lavoro in due Paesi fortemente colpiti dalla crisi.

Matteo Cazzulani

GAS: LA TAP PROGETTO DI INTERESSE NAZIONALE IN ALBANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 26, 2012

Il Governo albanese supporta il Gasdotto Trans Adriatico come priorità per l’indipendenza energetica della nazione. Il gasdotto farà dell’Italia l’hub in Europa del gas dell’Azerbaijan 

L'itinerario della TAP

L’itinerario della TAP

La trasparenza e la consultazione con i territori è una strategia che paga. Nella giornata di mercoledì, 25 Dicembre, l’Albania ha concesso lo status di progetto di interesse nazionale al Gasdotto Trans Adriatico – TAP.

Come riportato dall’autorevole Trend, la decisione è stata presa di persona dal Primo Ministro albanese, Sali Berisha, dopo che il consorzio deputato alla costruzione della TAP ha terminato consultazioni con le comunità dei territori in cui è prevista la costruzione della sezione di 209 chilometri del gasdotto.

Soddisfazione è stata espressa dal Direttore Generale della TAP, Kjetl Tungland, che ha sottolineato come il consorzio deputato alla costruzione del gasdotto lavorerà fianco a fianco con le Autorità di Tirana affinché il progetto possa garantire al più presto la sicurezza energetica dell’Albania.

Il pieno sostegno politico dell’Albania alla TAP è da considerarsi come estremamente positivo anche per l’Italia, in quanto il Gasdotto Trans Adriatico è progettato per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal confine tra Grecia e Turchia, attraverso il territorio albanese, fino in Puglia.

Con la realizzazione della TAP, compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera Axpo, e dalla tedesca E.On, l’Italia diventerà l’hub di distribuzione dell’oro blu di Azerbaijan in Europa, rafforzerà la sua posizione politica in seno all’Unione Europea, e creerà posti di lavoro in un momento di crisi occupazionale ed economica.

Chi ha compreso l’importanza della TAP è stato il Governo tecnico di Mario Monti. Nel Settembre 2012, il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, con la firma di un documento ufficiale, ha concesso al Gasdotto Trans Adriatico il sostegno politico dell’Italia.

Sul piano economico, interesse a rilevare quote della TAP è stato espresso anche dalla seconda compagnia energetica italiana, Enel.

Sostenitrice della TAP è anche la Grecia, che il 19 Dicembre ha avviato le procedure per la firma dell’Accordo Governativo per la realizzazione dell’infrastruttura.

Un gasdotto per l’indipendenza energetica dell’UE

La TAP rientra nel Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti sostenuto dalla Commissione Europea per veicolare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan e limitare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture della Russia, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Oltre all’Enel, anche il colosso britannico British Petroleum ha espresso interesse a rilevare importanti quote nel progetto.

Inoltre, la TAP ha siglato un accordo di cooperazione con il consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento di Azerbaijan Shakh Deniz – compartecipato dal colosso azero SOCAR, British Petroleum, Statoil, dalla compagnia francese Total, dalla turca TPAO, e dalla russo-italiana LukAgip – da cui è previsto il rifornimento di gas per il funzionamento del Gasdotto Trans Adriatico.

Matteo Cazzulani

POLONIA: IL GAS SHALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 16, 2012

Durante il suo secondo expose dopo la riconferma alla guida del Governo, il Premier polacco, Donald Tusk, ha individuato nell’oro blu non convenzionale una possibile soluzione per preservare l’economia di Varsavia dal trend al ribasso del resto dell’UE. Il colosso francese Total interessato all’operazione.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il gas non convenzionale come soluzione per battere una crisi senza precedenti. Nella giornata di venerdì, 12 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha dichiarato l’intenzione del Governo da lui guidato di investire 10 Miliardi di Euro nel settore del gas.

Come riportato dalla radio pubblica polacca Polskie Radio, Tusk ha sottolineato l’importanza ricoperta dal settore energetico per lo sviluppo e il sostentamento dell’economica polacca, ed ha dichiarato la volontà di sostenere i lavori per l’individuazione, e il successivo sfruttamento, di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è una tipologia di oro blu naturale intrappolato nelle rocce poco porose situate ad alta profondità che richiede tecniche di trivellazione più sofisticate rispetto a quelle tradizionali.

Secondo studi recenti, la Polonia conserverebbe nel suo sottosuolo la riserva più consistente di gas shale di tutta l’Europa. Se sfruttata, essa consentirebbe a Varsavia di soddisfare il fabbisogno interno dell’Unione Europea, e di imporsi su scala mondiale come Paese esportatore di energia.

“Lo shale rappresenta una priorità strategica per la sicurezza dei polacchi – ha dichiarato Tusk durante il secondo expose pronunciato dopo la riconferma alla guida del Governo del 2011 – per questo, il Parlamento deve trovare una posizione condivisa, e non lasciare che l’iniziativa sullo scisto sia mero appannaggio del Gabinetto dei Ministri”.

In Polonia, i lavori per l’individuazione di giacimenti di gas non convenzionale sono già stati avviati da tempo dalle compagnie statali PGNiG e Orlen. Esse hanno iniziato nel Voivodato di Lublino e in Pomerania le trivellazioni orizzontali – necessarie per verificare la presenza dello shale – mentre altri enti polacchi, come Tauron, Lotos e KGHM, hanno confermato il cofinanziamento delle ricerche fino al 2016.

Partecipazione ai lavori per lo studio della presenza di giacimenti shale in Polonia è stata confermata anche dalla francese Total.

In un’intervista alla Bloomberg, l’Amministratore Delegato dell’ente transalpino, Christophe De Margerie, ha evidenziato la volontà della Total di continuare le operazioni già avviate, nonostante gli scarsi risultati finora ottenuti nelle trivellazioni operate in territorio polacco su permesso del Governo nazionale.

“Il potenziale della Polonia è indubbio – ha dichiarato De Margerie – ma la sua vera entità resta un’incognita. Succede sempre quando si tratta di gas non convenzionale”.

Differente è la posizione assunta da colosso statunitense ExxonMobil, che, dopo alcune trivellazioni, condotte in partnership con la Total, ha abbandonato il progetto per via dei risultati poco incoraggianti finora ottenuti.

Anche all’ENI interessa il gas non convenzionale in Europa Centro-Orientale

La ricerca di giacimenti di shale in Europa è contrastata dalla Russia, che vede nella presenza di gas non convenzionale in Polonia una minaccia per il mantenimento dell’egemonia del monopolista del gas russo, Gazprom, nel campo delle forniture di oro blu al Vecchio Continente.

Tuttavia, concreto interesse per lo scisto è stato espresso da uno dei principali partner di Gazprom nel Mondo, il colosso italiano ENI. Nella giornata di giovedì, 4 ottobre, il Cane a Sei Zampe ha rilevato dalla compagnia ucraina Cardogan Petroleum alcune licenze per le trivellazioni nella Regione di Leopoli.

Come riportato dall’autorevole Natural Gas Europe, con l’acquisto delle quote di maggioranza nella joint venture Westgasinvest – compartecipata da ENI e dalle compagnie ucraine Cardogan Petroleum e Nadra Ukrainy – il colosso energetico italiano si è assicurato l’esclusiva sugli studi in un serbatoio dalle enormi potenzialità.

Secondo gli studi, il Bacino di Leopoli, situato nell’Ucraina Occidentale, rappresenta la continuazione di quello presente nel sottosuolo del Voivodato di Lublino, ubicato in Polonia Sud-Orientale.

Matteo Cazzulani

BANCHE E GAS: SI INTENSIFICA LA POLITICA MEDITERRANEA DELLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2012

Mosca rafforza i legami economici con Cipro, e si pone in prima fila per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti energetici individuati nel Mediterraneo Orientale. I rischi dell’attività del Cremlino per l’indipendenza e la sicurezza dell’Unione Europea

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Un serbatoio di energia da conquistare per mantenere l’egemonia politica nel continente europeo. E’ questa la motivazione che ha spinto la Russia ad intensificare la sua presenza nel Mare Nostrum, in particolare a Cipro e nei Balcani.

Con l’isola del Mediterraneo orientale, Mosca gode di relazioni privilegiate basate su stetti rapporti di carattere economico e politico, suggellate da un prestito di 2,5 Miliardi di Euro a basso interesse concesso a Nicosia per affrontare le difficoltà della crisi per il 2012. A questa richiesta, la Russia potrebbe concordare l’erogazione di un ulteriore prestito di 5 Miliardi di Euro che il governo cipriota ha richiesto a Mosca per ricapitalizzare il proprio sistema bancario, coinvolto nella crisi del sistema bancario della Grecia.

Il rafforzamento del ruolo della Russia come partner di Cipro, e la presenza di ingenti capitali russi a sostegno dell’economia dell’isola del Mediterraneo Orientaleha allarmato l’Unione Europea: diversi sono i politici a Bruxelles convinti che la stretta vicinanza tra Mosca e il governo cipriota possa comportare risvolti politici di notevole importanza, sopratutto perché Nicosia, nel secondo semestre del 2012, detiene la presidenza di turno dell’UE.

Oltre che sul piano economico e politico la questione cipriota si gioca anche sul piano energetico. Di recente, nel Mediterraneo orientale sono stati scoperti dalla compagnia statunitense Noble Energy e dall’israeliana Delek Group, ricchi giacimenti di gas pari a 16 milioni di miliardi di metri cubi.

Se sfruttati, questi serbatoi ubicati nel fondale delle acque territoriali di Cipro, Israele, e Libano potrebbero soddisfare il fabbisogno energetico europeo, e diminuire la forte dipendenza che, ad oggi, lega l’UE alle forniture della Russia.

“E’ una scoperta importante che apre molte possibilità nella politica energetica – ha dichiarato all’agenzia Platts il Ministro degli Esteri cipriota, Erato Kozakou-Marcoullis – Cipro, Israele ed Egitto possono diventare tra i più importanti fornitori di gas nel Mondo, così come Australia e Canada”.

Pronta è stata la risposta della Russia, che ha approntato le prime mosse per disinnescare la minaccia al mantenimento della propria egemonia sulle forniture di gas all’Unione Europea. Secondo quanto riportato dall’autorevole Natural Gas Energy, indiscrezioni avrebbero confermato il raggiungimento di un accordo tra Nicosia e Mosca per l’affidamento ai russi delle licenze per lo sfruttamento della parte cipriota del ricco giacimento nel Mediterraneo.

Inoltre, le due principali compagnie energetiche della Russia hanno avviato iniziative finalizzate alla partecipazione di Mosca nei consorzi incaricati di gestire l’estrazione di gas dalle riserve sottomarine del Mare Nostrum. Il monopolista russo, Gazprom, ha avviato consultazioni con la Noble Energy e la Delek Group per la creazione di una joint venture incaricata di amministrare la parte israeliana della riserva di oro blu.

La compagnia Novatek ha invece ufficializzato la sua partecipazione al concorso per lo sfruttamento dei giacimenti indetto dal Governo di Cipro, e si è candidata per giocare un ruolo determinante anche nella costruzione del rigassificatore che, in seguito alla scoperta del giacimento mediterraneo, Nicosia ha preventivato.

Il Southstream e la presenza russa nei Balcani

La politica energetica mediterranea della Russia è collegata alla questione del Southstream: un gasdotto concepito da Mosca sul fondale del Mar Nero per rifornire direttamente di oro blu russo i Paesi dell’Europa Occidentale, ed impedire i piani di diversificazione delle forniture energetiche approntati dalla Commissione Europea per accedere ai giacimenti centro-asiatici in Azerbajdzhan e Turkmenistan.

Nel corso delle trattative per la costruzione del Gasdotto Ortodosso – com’è stato ribattezzato il Southstream – la Russia ha compattato attorno al suo disegno energetico una coalizione di Stati che dal Mediterraneo si è prolungata a nord lungo la penisola Balcanica.

Tra i sostenitori del Southstream figurano Grecia, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia, senza contare l’Italia, il cui colosso energetico nazionale, ENI, è assieme alla tedesca Wintershall e alla francese EDF tra i principali finanziatori del gasdotto posseduto al 50% da Gazprom.

Oltre che di impedire a Bruxelles la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, il Southstream ha lo scopo di dividere l’Unione Europea per penalizzare i Paesi dell’Europa Centrale che, per via della loro storia e della vocazione economica fortemente liberale, si oppongono ai piani egemonici di Mosca.

Come rilevato da uno studio della compagnia East European Gas Analysis, il transito di gas dalla Russia alla Slovacchia – il primo Paese dell’Unione Europea a ricevere l’oro blu russo attraverso il gasdotto terrestre che attraversa l’Ucraina – nel periodo Gennaio-Luglio 2012 è diminuito sensibilmente a 26,4 miliardi di metri cubi, rispetto ai 40 Miliardi di metri cubi del medesimo periodo del 2011.

La motivazione del calo è dovuta alla decisione di Gazprom di avvalersi di condutture alternative per soddisfare la richiesta di oro blu degli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Sempre secondo lo studio, la costruzione del Southstream porterebbe il transito di gas attraverso il territorio slovacco pari a zero, e lascerebbe a secco di rifornimenti alcuni Paesi dell’Unione Europea, con implicazioni politiche di forte impatto sul mantenimento dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente e della sicurezza nazionale da parte dei singoli Stati UE.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA AL VOTO: LA SORPRESA SLOVENA, LA CONFERMA CROATA, LA FURBIZIA RUSSA

Posted in Balcani, Russia by matteocazzulani on July 1, 2012

Colpo di scena in Slovenia, con i progressisti davanti ai moderati. Conferma della annunciata vittoria del centrosinistra in Croazia. Ancora repressioni nella Russia di Putin

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Il gusto della democrazia ed il cinismo della repressione. Questo lo scenario politico di Domenica, 4 Dicembre, giorno in cui si è votato contemporaneamente per il rinnovo dei Parlamenti in Slovenia, Croazia, e Russia. Tre scenari differenti, dominati da emozioni, colpi di scena, ma manche brutali conferme.

Sorpresa per il risultato sloveno, dove ad avere la meglio è stata Slovenia Positiva: partito di centro-sinistra fondato da poco dal sindaco di Lubiana, Zoran Jankovic, popolare non solo come guida storica della capitale – rieletto nel 2010 dopo la prima investura nel 2006 – ma anche per avere guidato la catena di supermercati Mercator. Sarà lui, con il 29,6% dei consensi, ad avere la responsabilità di tenere fuori la Slovenia da una crisi dell’Euro che, dopo Grecia, Spagna, Italia, ed Irlanda, rischia di colpire l’unico Stato Balcanico ad avere adottato la divisa unica.

Nulla da fare per il moderato Partito Democratico Sloveno – SDS – dell’ex-Premier Janez Jansa, dato per favorito ma fermo al 26%, e nemmeno per la forza socialdemocratica del Capo del Governo uscente, Borut Pahor, terzo con il 10,7%.

Nihil novi per la Croazia, dove la vittoria preannunciata dell’opposizione di centro-sinistra ha avuto conferma: un risultato storico, dal momento in cui la Kukuruda – coalizione progressista, così chiamata dal nome del ristorante presso Rijeka in cui è stata fondata, guidata dal Partito Socialdemocratico della Croazia – SDP – di Zoran Milanovic – ha interrotto il lungo governo della conservatrice Comunità Democratica Croata – HDZ – dell’ex-Premier, Jadranki Kosor: al potere dall’indipendenza del Paese del 1991, ultimamente incapace di scacciare l’incubo bancarotta. Dunque, enormi responsabilità sulle spalle del 45enne Milanovic, anche perché la Croazia è in dirittura d’arrivo nel lungo cammino per l’ingresso nell’Unione Europea, che sarà finalizzato il prossimo 9 Dicembre.

La bufala russa

Amare notizie, invece, per la Russia. I media occidentali hanno salutato la perdita della maggioranza assoluta da parte di Russia Unita – il Partito del potere del tandem Putin-Medvedev – come un segnale di risveglio democratico in un Paese cronicamente affetto da elezioni falsate e riduzione violenta al silenzio del dissenso. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui a vincere la consultazione sono stati solo partiti-satelliti del Cremlino – i Liberal-Democratici di Zhirinovs’kij, quarti con l’11,42%, i socialdemocratici di Russia Giusta, terzi con il 12,8% – oppure opposizioni vere, tollerate in quanto sostenute da una fascia minoritaria della popolazione, come i comunisti di Zjuganov, secondi con il 19,8%. Niente da fare per la vera opposizione di Jabloko, Partito liberale e filo-europeo, guarda caso non in grado di abbattere il quorum necessario per ottenere seggi alla Duma.

In aggiunta, le solite repressioni: una manifestazione del movimento di opposizione Altra Russia è stato contrastato dall’intervento violento della milicija, con la solida coda di una decina di arresti. Inoltre, i siti di Radio Ekho Moskvy e della ONG Golos – nota per l’impegno a democraticizzare la Federazione Russa – sono stati oscurati fin dalla mattinata, quando le urne stavano giusto per essere aperte nella regione di Mosca.

Matteo Cazzulani