LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE RISPONDE A MERKEL, HOLLANDE E MONTI: “PIU’ COESIONE IN EUROPA PER BATTERE LA CRISI”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 23, 2012

I Primi Ministri del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – adottano a Praga una posizione comune per contrastare l’emarginazione dei Paesi non-Euro dai processi decisionali UE, supportata da Germania e Francia nel concomitante vertice di Roma. Alleanza anche per il rafforzamento delle strutture difensive e per il sostegno alla politica energetica della Commissione Europea

Il Premier polacco, Donald Tusk

Coesione, difesa ed energia sono stati i principali punti su cui si è sviluppato il vertice del quartetto di Vysehrad di venerdì, 22 Giugno. Riuniti a Praga per il passaggio di consegne dalla presidenza ceca a quella polacca, i Primi Ministri di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia hanno messo a punto le linee guida che, per il prossimo anno, saranno adottate dal Gruppo che riunisce i quattro Paesi più importanti dell’Europa Centrale.

Al centro dei lavori è stata posta l’importanza del mantenimento di una politica di coesione da parte dell’Unione Europea. Nello specifico, i quattro Capi di Governo hanno invitato i colleghi UE a mettere da parte gli interessi personali per adottare misure di ampio respiro atte ad avviare una politica monetaria ed economica capace di dare risposte unitarie alla crisi in Europa.

Inoltre, con una lettera indirizzata ai colleghi UE, i Primi Ministri del quartetto di Vysehrad hanno richiesto di allargare la partecipazione ai vertici dedicati al futuro dell’economia dell’Unione Europea anche a quei Paesi, come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, che non hanno ancora adottato la moneta unica europea.

I Paesi dell’Europa Centrale hanno quindi deciso di assumere una posizione comune durante i lavori per la stesura del bilancio UE 2014-2020, in occasione del quale il Gruppo di Vysehrad richiederà maggiore collegialità per considerare durante la stesura del budget comunitario delle ragioni e delle problematiche legate a tutti gli Stati dell’Unione: non solo a quelli di eurolandia.

La posizione risoluta dei quattro Paesi dell’Europa Centrale – oggi economicamente più sani rispetto a molti altri Stati del resto del Continente a rischio default – è una risposta ben chiara a Germania e Francia, che, invece, sostengono la necessità di escludere dai processi decisionali dell’UE quei Paesi che non hanno aderito all’Euro.

L’atteggiamento dell’asse Berlino-Parigi è stato evidente nel vertice di Roma, durante il quale – in contemporanea con il summit di Praga – il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il Presidente francese, Francois Hollande, il Primo Ministro italiano, Mario Monti, e il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, si sono riuniti per varare una posizione comune dei principali Paesi di eurolandia da adottare durante il prossimo vertice UE.

Sostegno alla politica energetica della Commissione Europea

Oltre alla politica monetaria, il quartetto di Vysehrad ha affrontato il tema della difesa. Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha illustrato come la presidenza di Varsavia sarà caratterizzata dall’implementazione della smart defence: la messa in comune delle forze militari e delle strutture difensive di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia.

“Vogliamo prestare più attenzione alla politica di difesa – ha dichiarato Tusk durante la conferenza stampa di chiusura – riteniamo il progetto ambizioso, ed utile per rafforzare le strutture comuni all’interno del continente europeo”.

Largo spazio è stato dedicato anche alla questione energetica, in merito alla quale il gruppo di Vysehrad ha assunto una posizione in sostengo dei progetti varati dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas e greggio dalla Russia monopolista.

Come dichiarato dal Primo Ministro ceco, Petr Necas, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia sostengono i progetti di sviluppo del nucleare, la costruzione di nuove infrastrutture per l’importazione di gas e greggio da fornitori alternativi a Mosca, e la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Quest’infrastruttura ha lo scopo di unire i gasdotti degli Stati ubicati tra il Mar Baltico e il Mare Adriatico per mettere in circolazione in Europa gas importato da Qatar, Norvegia ed Iraq presso i rigassificatori di Swinoujscie – Polonia Occidentale – e quello di Krk in Croazia.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA CROLLA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on April 24, 2012

Il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto dell’assenza dei numeri necessari per l’approvazione delle misure di austerità previste dalla coalizione, dopo la fuoriuscita del partito centrista Affari Pubblici e una partecipata manifestazione organizzata dai sindacati. Possibili elezioni anticipate con esiti tutt’altro che certi

Il premier ceco, Petr Necas

Non ha resistito ai dissidi interni alla già instabile maggioranza, che si sono accompagnati alle partecipate proteste di piazza cavalcate dall’opposizione. Nella giornata di lunedì, 23 Aprile, il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto della crisi del suo governo, dopo che la formazione centrista Affari Pubblici ha abbandonato la Coalizione di centrodestra che da due anni governa il Paese.

A generare il dissidio è stata la richiesta da parte di Affari Pubblici di un rimpasto nella squadra di Governo – composta dal conservatore Partito Democratico Civico del Premier Necas e dal moderato TOP 09, guidato dal Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg – che ha portato la piccola forza politica centrista a uscire dalla maggioranza con le dimissioni simboliche della Vicepresidente del Parlamento, Katerzyna Klasnova.

A nulla è servito il tentativo da parte di uno dei Leader della piccola formazione centrista, la Vicepremier, Karolina Peak, di abbandonare Affari Pubblici per creare un proprio raggruppamento parlamentare in grado di salvare la maggioranza. Ad esso, nella giornata di lunedì, 23 Aprile, hanno aderito solo 9 Deputati: troppo pochi per garantire la superiorità numerica a una coalizione a cui spetta l’approvazione di un bilancio delicato.

Proprio l’economia, parimenti alla vicina Slovacchia e ad altre democrazie europee i cui Capi di Governo stanno pagando caro per le proprie scelte in merito a consensi elettorali, è stata il tallone d’Achille della maggioranza di Necas. Nella giornata di Domenica, 22 Aprile, i sindacati hanno organizzato una partecipata manifestazione nella centrale Piazza San Venceslao contro le misure fiscali di austerità del governo, a cui hanno partecipato circa cento mila persone.

Preso atto della situazione, Necas ha escluso il varo di un governo di minoranza e, pur riconoscendo ancora validi i principi che hanno portato finora alla collaborazione tra i partner di maggioranza, ha ventilato l’ipotesi di elezioni anticipate se la situazione, come probabile, non migliorerà.

Tra coalizioni allargate e un duopolio rosso

Secondo le previsioni dei principali analisti del Paese, la consultazione elettorale potrebbe portare al governo i socialdemocratici, ma senza una decisa maggioranza che consentirebbe loro di governare in solitaria. Per questa ragione, in molti non escludono la possibilità di alleanze bipartisan tra i socialdemocratici e TOP 09, oppure addirittura di una Grosse Koalition con il Partito Democratico Civico.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Dnes, il Segretario dei socialisti, Bohuslav Sobotka, ha escluso ogni possibile alleanza con forze appartenenti al campo di centro-destra, il che, se le elezioni anticipate termineranno secondo i pronostici, ha reso attuabile una coalizione decisamente spostata a sinistra con l’ingresso dei comunisti.

Inoltre, a complicare il quadro politico della Repubblica Ceca è la fissazione della data delle Prime elezioni presidenziali: necessarie da quando, lo scorso Dicembre, sono state approvate delle modifiche alla Costituzione che hanno consegnato all’elettorato popolare la designazione del Capo dello Stato, finora prerogativa esclusiva del Parlamento.

In un’ottica di austerità, alcuni tra gli esponenti del campo conservatore hanno ventilato l’ipotesi di accorpare la consultazione presidenziale con quella parlamentare anticipata, ma i socialisti si sono dichiarati contrari a tale eventualità.

Matteo Cazzulani

GAZPROM CAMBIA LE CONDIZIONI PER LA VENDITA DI GAS ALL’UNIONE EUROPEA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 11, 2012

Il monopolista russo del gas taglia i ricavi ma mantiene alti i guadagni sull’oro blu esportato ai Paesi dell’Europa, che così saranno costretti ad acquistare carburante a un prezzo alto rispetto a quello medio di mercato. Le conseguenze sul piano giudiziario nel ricorso con la Polonia per le tariffe energetiche

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Niente sconti, ma solo una minore di quantità di gas venduta. Questa è la nuova strategia che ha adottato il monopolista russo del gas, Gazprom, per quanto riguarda le esportazioni di oro blu in Europa preventivate per il prossimo anno.

Secondo quanto dichiarato dal giornale russo Vedomosti, Gazprom ha pianificato una diminuzione della quantità di gas da inviare nel Vecchio Continente in seguito al proliferare di richieste di sconti sulle tariffe inoltrate dal 2010 dalle maggiori compagnie energetiche europee.

Questa manovra è stata presentata come un passo attuato per consentire il prolungamento dei contratti con Paesi colpiti dalla forte crisi economica mediante la concessione di ribassi sulle bollette pari al 10%, ma in realtà rappresenta un calcolo preciso attuato dal monopolista russo per mantenere alti i guadagni.

Come ha illustrato il Vice-Presidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, il monopolista russo ha preferito diminuire la quota di gas esportato anziché agire sul taglio del suo prezzo: così, pur abbassando i ricavi, Mosca potrà mantenere un considerevole guadagno sul carburante fornito agli enti europei.

“Vista la situazione dei mercati del Vecchio Continente ci siamo trovati dinnanzi a due scelte – ha dichiarato Medvedev – esportare 154 miliardi di metri cubi di gas all’anno a un prezzo scontato, oppure esportarne solo 150 a un costo più alto. Abbiamo scelto questa seconda opzione”.

Per Gazprom si tratta del terzo abbassamento della previsione di esportazione di gas preventivata dal momento della stesura del bilancio preventivo della Federazione Russa, nel quale inizialmente è stata fissata la vendita all’Europa di 164 miliardi di metri cubi di gas ad un prezzo medio di 442 Dollari per mille metri cubi.

In seguito alle difficoltà registrate da parte di alcuni enti europei per onorare i contratti a causa della crisi dell’Euro, la quota è stata abbassata a 154 miliardi di metri cubi annui, per un prezzo medio di 415 Dollari per mille metri cubi. Come dichiarato da Medvedev, l’ulteriore abbassamento della quantità di gas esportato non sarà seguita da alcun ritocco delle tariffe.

Oltre che un calcolo economico, la manovra rappresenta anche una mossa strategica in chiave contrattualistica, dal momento in cui, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, essa potrebbe favorire Mosca nella risoluzione del ricorso esposto all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma da parte del colosso energetico polacco PGNiG contro Gazprom per il mancato abbassamento delle tariffe, che invece è stato concesso dai russi alle altre compagnie europee.

Evidenziando come questa condotta sia dettata da una natura politica volta a penalizzare un Paese osteggiato dal Cremlino, i polacchi hanno dichiarato di pagare le tariffe per il gas russo più alte di tutta Europa: circa 500 Dollari per Mille metri cubi. La diminuzione della quantità di gas esportato da Mosca potrebbe portare a una riconsiderazione della spesa imposta a PGNiG, e, così, risolvere automaticamente il ricorso.

L’alternativa azera alla dipendenza energetica dalla Russia

Le decisioni di Gazprom in merito a ritocchi contrattuali hanno ripercussioni considerevoli sulla situazione economica europea, in quanto il Vecchio Continente resta fortemente dipendente dal gas importato dalla Russia senza potere contare su fonti di approvvigionamento alternative. Una soluzione tuttavia è costituita dall’Azerbajdzhan, che ha varato un piano di aumento delle esportazioni del carburante estratto nel proprio territorio per cercare di acquisire quote considerevoli presso il mercato dell’Unione Europea, con cui sono già stati firmati dei pre-contratti.

Per diminuire la dipendenza dell’Europa dalla Russia, UE ed Azebajdzhan hanno progettato anche un piano per importare il gas centro-asiatico nel Vecchio Continente senza transitare per il territorio russo, che consiste nella costruzione di un’apposita rete di gasdotti: il Corridoio Meridionale.

Il primo tratto di questa iniziativa è il Gasdotto Transanatolico – TANAP – compartecipato dalle compagnie energetiche turca BOTAS, britannica British Petroleum, olandese Shell, e dall’azera SOCAR, che, come è stato evidenziato durante la presentazione ufficiale di martedì, 10 Aprile, a Baku, avrà la capacità di trasportare 60 Miliardi di metri cubi annui.

Matteo Cazzulani

RADOSLAW SIKORSKI DETTA LA NUOVA POLITICA ESTERA POLACCA

Posted in Polonia by matteocazzulani on April 1, 2012

Più integrazione nelle strutture dell’Unione Europea, rafforzamento del ruolo della Polonia nel varo di una politica comune di difesa e nella prosecuzione del Partenariato Orientale, e rapporti privilegiati con la Germania sono i principi a cui il Ministro degli Esteri ha dichiarato che si ispirerà l’attività di Varsavia sul piano internazionale. Il pieno sostegno della maggioranza cristianodemocratico-contadina, quello parziale dell’opposizione di sinistra, e la contrarietà della minoranza conservatrice

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Il federalismo come chiave per lo sviluppo e per il rafforzamento dell’Europa. Questa è la ricetta proposta dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, nel suo exposé di giovedì, 29 Marzo, durante il quale ha illustrato le linee guida della politica della Polonia in campo internazionale a pochi mesi dalla conclusione della presidenza di turno dell’Unione Europea.

Proprio Bruxelles è stata al centro dell’attenzione di Sikorski, che ha illustrato come solo un processo di decisa integrazione sul piano fiscale, economico e politico possa garantire al Vecchio Continente il superamento di una crisi senza precedenti nella storia.

Secondo il Capo della Diplomazia polacca, l’UE deve sommare le competenze del Capo del Consiglio Europeo a quelle del Presidente della Commissione Europea, rendere questa carica elettiva, e introdurre liste continentali, e non più nazionali, in occasione delle prossime votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Molta Europa è stata presente anche per quanto riguarda la politica estera della Polonia sensu stricto, che, secondo Sikorski, deve costruire l’intero della sua azione nell’ambito dell’UE, senza mai prescindere da essa.

Come da lui evidenziato, principale partner in seno all’Unione Europea della Polonia è la Germania, con cui esiste una comunanza di vedute e uno stretto legame tra i due Presidenti: il neoeletto Capo di Stato tedesco, Joachim Gauck, ha deciso di compiere la sua prima visita ufficiale a Berlino, così come, a sua volta, ha fatto il suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, nel 2010.

Tra le altre priorità di Varsavia, figurano l’impegno per mantenere la Polonia all’intero della sfera decisionale dell’UE – senza permettere che, in seguito alla firma del Patto Fiscale, essa diventi mero appannaggio di Germania e Francia – il rafforzamento della politica comune di difesa e del partenariato con i Paesi dell’Europa Orientale, e, nell’ambito di quest’ultimo progetto, la diffusione in Ucraina, Bielorussia e Georgia degli standard europei in ambito economico e democratico.

Le reazioni del Parlamento all’exposé del Ministro

A condividere il discorso del Ministro degli Esteri è stata la maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, e anche l’opposizione di sinistra, formata dal radicaleggiante Movimento di Palikot e dai socialdemocratici dell’SLD.

Tuttavia, il Capo di questi ultimi, Leszek Miller, ha evidenziato come il piano espresso dal Ministro degli Esteri rischi di essere inattuabile fino a quando la Polonia non assumerà l’euro. Secondo l’ex-Premier socialdemocratico, Varsavia ha poco potere di coinvolgimento verso i partner europei nei settori illustrati da Sikorski, sopratutto dopo i continui veti della Gran Bretagna alla politica comune di difesa, e alla mancata partecipazione di contingenti polacchi alle operazioni militari in Libia.

Critiche, invece, sono state espresse dall’opposizione di destra, composta dai conservatori di Polonia Solidale e Diritto e Giustizia. Secondo l’esponente di quest’ultima forza politica, Krzysztof Szczerski, la Polonia deve giocare un ruolo più attivo, anche al di fuori dell’UE, nell’Europa Orientale e nel Caucaso, dove occorre sostenere con forza le ambizioni europee della Georgia, spesso poco considerate proprio da Germania e Francia.

Inoltre, il politico conservatore ha illustrato come, in ambito europeo, occorra una ridefinizione della politica estera comune con la creazione di quattro circoli di appartenenza – Occidentale, Settentrionale, Meridionale e Balcanico, e Orientale – in cui Varsavia, a cui deve essere riconosciuta piena leadership sulle questioni legate a Ucraina, Moldova e Bielorussia, potrà attuare un ruolo predominante a Bruxelles.

Matteo Cazzulani