LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI: JURIJ LUCENKO E’ UN DETENUTO POLITICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 4, 2012

Il Tribunale di Strasburgo riconosce l’irregolarità del trattamento subito da una delle guide della Rivoluzione Arancione, ed obbliga lo Stato ucraino a risarcire i danni morali. Il Presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovych, esclude l’Unione Europea dagli obiettivi di politica estera di Kyiv, e avvicina il suo Paese alla Russia. La Rada approva la legge che sminuisce il ruolo della lingua nazionale, mettendo a serio repentaglio l’indipendenza dello Stato

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Una vittoria di Pirro che serve solo al morale degli arancioni, ma non ad impedire la deriva autocratica di un Paese che, in maniera chiara, punta verso Mosca e non più verso Bruxelles. Nella giornata di martedì, 3 Luglio, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto illegale l’arresto e la detenzione in isolamento dell’ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e ha obbligato lo stato ucraino a risarcire 15 Mila Euro di danni morali.

Nello specifico, il Tribunale di Strasburgo ha ritenuto il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a uno dei personaggi di spicco dell’Opposizione Democratica in contrasto con alcuni punti fondamentali della Convenzione Europea per i Diritti Umani: l’Articolo 5, che prevede il diritto alla difesa e all’incolumità personale, e l’Articolo 18, che sostiene la non-limitazione dei diritti dell’imputato in qualsiasi processo.

Altresì, il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’uso della magistratura per scopi politici attuato dalle Autorità ucraine. Secondo la sentenza, Lucenko è stato processato ed incarcerato con il preciso scopo di eliminare uno dei più carismatici esponenti dell’Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari.

Il verdetto della Corte di Strasburgo non obbliga le Autorità ucraine a liberare Lucenko, ma, a detta dello stesso ex-Ministro, getta le basi per prossimi ricorsi contro i principali esponenti della Procuratura Generale, che l’Opposizione Democratica ritiene essere gli esecutori di una repressione politica voluta del presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Infatti, Lucenko è uno dei dieci dissidenti arrestati dalla salita al potere dell’attuale Capo di Stato, tra cui figura il nome eccellente dell’anima della Rivoluzione Arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko. Lucenko, che durante i Governi arancioni ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, e si è distinto per un’aspra lotta alla corruzione finalizzata ad adattare l’Ucraina agli standard europei, è stato arrestato il 26 Dicembre 2010 sotto la propria abitazione davanti a moglie e figli, al ritorno dalla passeggiata con il cane.

Dopo un processo in cui tutti i testimoni hanno scagionato Lucenko dalle accuse di abuso d’ufficio e di innalzamento irregolare dei vitalizi ad alcuni suoi collaboratori, l’ex-Ministro arancionestato condannato a quattro anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica.

Janukovych porta Kyiv verso Mosca

Il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani non ha spinto l’entourage del Presidente Janukovych a prendere provvedimenti per ripristinare il cammino dell’Ucraina verso l’Europa. Al contrario, il Capo di Stato ucraino ha adottato misure significative che avvicinano Kyiv alla Russia, e che lasciano presagire l’intenzione di portare il Paese nella zona di influenza economica, culturale e politica di Mosca.

Sempre martedì, 3 Luglio, in un messaggio al Parlamento sulle priorità di politica estera dell’Ucraina, il Presidente Janukovych ha escluso l’Unione Europea, e ha inserito al primo posto la Russia, seguita al terzo posto dalla Cina, e al secondo dagli Stati Uniti d’America.

Il disegno di avvicinamento a Mosca ha subito visto una realizzazione concreta. Nella medesima giornata, il Parlamento ucraino ha approvato in definitiva la legge che promuove a lingue di Stato il russo ed altri idiomi parlati da esigue minoranze linguistiche. Il provvedimento indebolisce notevolmente l’ucraino, che fin dall’ottenimento dell’Indipendenza ha garantito all’Ucraina l’unità territoriale e lo sviluppo di una cultura nazionale che le politiche repressive dell’Unione Sovietica e dell’Impero zarista hanno impossibilitato con l’uso della forza per circa tre secoli.

L’approvazione del provvedimento è avvenuta in maniera irregolare, grazie a un blitz del Vice-Speaker, il comunista Adam Martynjuk, che ha messo ai voti il disegno di legge a sorpresa, senza che esso fosse anticipato da alcun dibattito. Successivamente, le forze di polizia hanno represso con la violenza la pacifica dimostrazione organizzata dai partiti dell’Opposizione Democratica e dalle ONG filo-europee e patriottiche contro l’indebolimento della lingua ucraina.

Come documentato dall’Autorevole Ukrajins’ka Pravda, la polizia si è avvalsa persino di gas lacrimogeni per indurre i manifestanti a disperdersi e a sciogliere il presidio nonviolento organizzato presso l’Ukrajins’kyj Dim: il palazzo dove l’indomani è atteso il discorso annuale alla nazione del Presidente Janukovych.

In segno di protesta per l’approvazione del provvedimento controverso, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn e il suo vice, Mykola Tomenko, hanno rassegnato del loro dimissioni.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO: ACCOLTE LE RICHIESTE DELL’ACCUSA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 27, 2012

Sia la Corte di Cassazione che quella di Primo Grado rinviano l’esame dei procedimenti giudiziari a causa dell’assenza della Leader dell’Opposizione Democratica, nonostante le raccomandazioni dei medici curanti. Le proteste della Difesa, che decide di ricorrere alla Corte Europea per i Diritti Umani

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo per gli accordi del gas

Non è bastata la presenza degli inviati speciali dell’Unione Europea per garantire lo svolgimento di un iter processuale regolare e veloce. Nella giornata di martedì, 26 Giugno, la Corte di Cassazione ha deciso di rinviare la seduta sul ricorso esposto dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, contro la sentenza con cui, l’11 Ottobre 2011, è stata condannata a sette anni di detenzione in regime di isolamento per la firma, durante l’ultimo anno del suo premieranno, nel Gennaio 2009, di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Nonostante una lettera in cui l’imputata ha richiesto esplicitamente di continuare il processo anche in sua assenza, e il referto dei medici tedeschi incaricati di curare la Leader dell’Opposizione Democratica, che hanno confermato l’impossibilità per l’imputata di recarsi in tribunale a causa di una grave ernia al disco, il Giudice, Stanislav Mishchenko, ha disposto un’indagine per appurare le reali condizioni di salute della Tymoshenko.

Critica la reazione dell’Avvocato Difensore, Serhij Vlasenko, che ha evidenziato come la presenza della sua assistita non sia obbligatoria: la Cassazione analizza infatti la maniera in cui è stato svolto il processo in primo grado, e non è un nuovo esame delle imputazioni che hanno portato alla condanna.

“Julija Tymoshenko ha inviato ben due dichiarazioni con cui ha richiesto di analizzare gli atti in sua assenza – ha dichiarato Vlasenko – il Giudice non sa riconoscere la differenza tra il primo grado e la Cassazione. Avevamo persino avvertito di questa differenza la Corte prima della seduta”.

A motivazione del rinvio, Vlasenko ha individuato la volontà da parte del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, di impedire il ricorso della Tymoshenko alla Corte Europea dei Diritti Umani. Ciò nonostante, l’Avvocato è intenzionato a esporre ricorso alla Corte di Strasburgo, nonostante l’intero iter giudiziario presso le Corti ucraine non si sia ancora concluso.

“L’imputata si trova in una struttura medica – ha risposto il Procuratore Oksana Drohobyc’ka, della Pubblica Accusa – Abbiamo richiesto alla Corte il rinvio per dare la possibilità all’imputata di espletare appieno il suo diritto a presenziare al processo. E’ quindi importante attendere i risultati delle analisi mediche sulle condizioni di salute”.

Il medesimo scenario è andato in scena il giorno precedente, quando il Tribunale di Kharkiv, per le medesime ragioni della Corte di Cassazione, ha rinviato la seduta del processo di primo grado in cui la Tymoshenko è imputata per evasione fiscale durante la presidenza del colosso energetico JEESU, alla metà degli anni Novanta.

Il Giudice, Kostjantyn Sadovs’kyj, ha accolto la richiesta dell’esponente della Pubblica Accusa, il Procuratore Viktor Lobach, di appurare se veramente la Leader dell’Opposizione Democratica è impossibilitata a presenziare alle sedute del processo, nonostante il parere dei medici, e la richiesta firmata di proprio pugno dalla Tymoshenko.

Particolare durante la seduta del processo di lunedì, 25 Giugno, è stato l’allestimento della zona riservata all’imputata nella sala del Tribunale: al posto della canonica gabbia è stato infatti installato un salotto con divano, tappeti, piante, televisori al plasma e persino un quadretto contenente la foto di Julija Tymoshenko.

Nuove imputazioni a carico della Leader dell’Opposizione Democratica

Sul perché dell’installazione, da parte delle Autorità bocche cucite, ma nulla esclude che si sia trattato di un’iniziativa a scopo propagandistico per dimostrare la buona volontà dei Giudici ucraini dinnanzi agli occhi dell’ex-Capo di Stato polacco, Aleksander Kwasniewski, e dell’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Pat Cox: inviati dall’UE a supervisionare l’andamento del procedimento.

Il socialdemocratico polacco e il liberale irlandese, che nella serata di Domenica, 24 Giugno, hanno incontrato per un’ora e mezza la Tymoshenko, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione eccetto un apprezzamento per il coraggio e la tenacia con cui la Leader dell’Opposizione Democratica sta affrontando la situazione.

Il continuo rinvio dei processi in cui la Tymoshenko è imputata non è solamente dovuto alla volontà di impedire il ricorso degli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica alla corte di Strasburgo.

Infatti, le Autorità giudiziarie possono approfittare solo della presenza fisica della Tymoshenko in aula per aprire ufficialmente sul suo conto altri capi d’accusa che, secondo indiscrezioni nemmeno troppo nascoste, la Procuratura Generale già ha preparato sul conto dell’eroina della Rivoluzione Arancione.

Tra esse, ci sarebbe anche l’accusa di omicidio del Deputato Jevhen Shcherban, avvenuta nel Novembre 1996 nell’aeroporto di Donec’k. La difesa della Tymoshenko ha tuttavia già evidenziato come l’imputazione sia l’ennesimo comando imposto dal presidente Janukovych. Secondo Vlasenko, è il Capo di Stato ucraino l’unico ad avere ottenuto vantaggio dall’assassinio per la propria carriera politica.

Matteo Cazzulani

JURIJ LUCENKO: AL VIA IL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 18, 2012

L’esponente dell’Opposizione Democratica ucraina ha esposto ricorso presso il Tribunale UE contro l’arresto a suo carico inflittogli dalle Autorità ucraine nell’ambito di un’ondata di processi politici che, oltre a lui, ha colpito un’altra decina di personalità di spicco del campo arancione. Peggiorano le condizioni di salute di Julija Tymoshenko

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Lussemburgo, Svezia, Repubblica Ceca, Irlanda, Germania, Francia, Slovenia e addirittura il piccolo Lichtenstein. Questi sono i Paesi di provenienza del collegio dei magistrati che, nella giornata di martedì, 17 Aprile, ha avviato l’analisi presso la Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo del ricorso presentato dall’oppositore ucraino Jurij Lucenko.

Il politico, noto per avere guidato il Ministero degli Interni tra il 2005 e il 2009, e per essere stato uno dei Leader del processo democratico ucraino del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, si è rivolto alla Corte Europea per contestare la condanna a quattro anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, che gli è tata sentenziata il 27 Febbraio 2011.

Come illustrato da Valentyna Telychenko, l’avvocato difensore dell’ex-Ministro degli Interni, le Autorità giudiziarie ucraine sono accusate di avere manipolato le norme processuali per discreditare ed escludere dalla vita politica del Paese un esponente di spicco dell’Opposizione Democratica che, una volta costretto al carcere, per legge non può guidare alcun partito per le prossime elezioni parlamentari.

Contrario il parere delle Autorità ucraine, che hanno sottolineato come il procedimento a carico di Lucenko non abbia infranto alcuna delle norme della Convenzione per i Diritti Umani. Secondo la rappresentante di Kyiv, Valerija Lutkovs’ka, in merito al politico arancione sussistono le condizioni per l’arresto, e lo status di guida di uno dei principali soggetti partitici in Ucraina non consente all’esponente dell’Opposizione Democratica alcuna forma di immunità.

Ascoltate le parti, la giuria si è riunita in camera di consiglio a porte chiuse, e, sopratutto tenendo conto delle precarie condizioni di salute di Lucenko, ha promesso l’emanazione di un verdetto in tempi brevi. Ciò nonostante, è difficile che il parere della Corte Europea per i Diritti Umani possa modificare la sentenza del Tribunale ucraino, né modificare una tendenza autoritaria che, negli ultimi due anni, ha portato a Kyiv all’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui, oltre a Lucenko, anche la sua Leader, Julija Tymoshenko.

Peggiorano le condizioni di salute di Julija Tymoshenko

Proprio riguardo all’ex-Primo Ministro, nella giornata di sabato, 14 Aprile, un pool di medici tedesco – che nel mese di Febbraio ha già visitato la Tymoshenko in carcere assieme ad un’équipe di dottori canadesi – ha riscontrato un peggioramento dello stato di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, ed ha escluso la possibilità che ella possa prendere parte in prima persona alle sedute dei processi che ancora si stanno celebrando a suo carico.

L’11 Ottobre 2011, Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato. Il Verdetto, confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre, è maturato dopo un processo celebrato in maniera irregolare: con l’imputata detenuta preventivamente in carcere, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove a sostegno dell’accusa montate ad hoc – addirittura datate il 31 Aprile.

Condanne al trattamento subito da Julija Tymoshenko – per il quale la Leader dell’Opposizione Democratica ha ritenuto responsabile direttamente il Presidente, Viktor Janukovych, sono state espresse da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Consiglio d’Europa, Canada, Australia, e dalle principali ONG internazionali indipendenti come Freedom House ed Amnesty International.

Preso atto della mancata imparzialità della magistratura ucraina, anche gli avvocati di Julija Tymoshenko, similmente a quelli di Jurij Lucenko, hanno deciso di esporre ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo per ottenere giustizia presso le istituzioni dell’UE.

Matteo Cazzulani

Su Katyn verdetto controverso della Corte Europea dei Diritti Umani

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on April 17, 2012

Il Tribunale di Strasburgo ha riconosciuto il massacro del fiore dell’intellighenzia polacca per mano dei russi del 1940 come una strage di guerra, ma ha ammesso l’impossibilita di procedere nelle indagini per la mancata collaborazione di Mosca. Secondo le vittime e una dimostrazione della debolezza politica del Vecchio Continente, mentre le Autorità di Varsavia esprimono cauto ottimismo

C’è chi esprime soddisfazione e chi grida vendetta per una giustizia non resa. Nella giornata di lunedì, 16 Aprile, la Corte Europea per il Diritti Umani di Strasburgo ha ritenuto il massacro di Katyn una strage di guerra operata dai russi con il preciso scopo di eliminare l’elite militare e intellettuale polacca, ma nel contempo ha riconosciuto l’impossibilita a procedere a un giudizio definitivo per via dell’assenza di prove.

La sentenza, frutto di un ricorso presentato nel 2009 da 15 tra i famigliari delle 20 Mila vittime del genocidio del fiore dell’intellighenzia della Seconda Repubblica Polacca, operato dall’NKVD nel 1940 su preciso ordine di Stalin, ha toccato un delle pagine più nere della storia europea, nonché un punto dolente nelle relazioni polacco-russe su cui Mosca non ha fatto sufficiente chiarezza.

I russi nel 2004 hanno deciso di congelare le proprie indagini a riguardo, che sono state condotte dal 1998, mentre nel corso dell’iter processuale della Corte di Strasburgo, presieduta da quattro giudici – di nazionalità ucraina slovacca, ceca e russa – si sono rifiutati di presentare la documentazione richiesta perché sottoposta a segreto di Stato.

Un parere in chiaroscuro e stato espresso dal Ministro della Giustizia polacco, Jaroslaw Gowin, che da un lato ha illustrato come la Corte Europea per i Diritti Umani abbia riconosciuto il massacro di Katyn come una strage di guerra, ma nel contempo ha commentato la decisione di arrestare le indagini come la dimostrazione del forte peso che la Russia esercita sulla giustizia di Strasburgo.

L’amarezza della parte offesa

Parere contrario e stato espresso dal Capo della Federazione delle Vittime di Katyn, Izabella Dariusz Skopska, che ha sottolineato come la Corte Europea abbia dimostrato la debolezza delle strutture della democrazia dell’UE, ed ha dichiarato la volontà di continuare a lottare per la giustizia.

Infine, un parere favorevole, seppur cauto, e stato espresso dal Parlamentare Europeo, Pawel Zalewski, che ha illustrato come la Corte Europea per i Diritti Umani si sia fatta portatrice delle principali richieste espresse dalla Polonia, ma ha anche riconosciuto come punto di rammarico la mancata collaborazione della Russia a un’indagine che avrebbe dovuto porre fine su una pagina della storia che resta ancora aperta.

Matteo Cazzulani

PROCESSO A JURIJ LUCENKO: AVANTI TUTTA SENZA I TESTIMONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2012

Una trentina di teste in attesa di deporre è stata ignorata dal giudice, Serhij Vovk, che ha preferito leggere deposizioni scritte in conferma della colpevolezza dell’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni. La protesta dell’esponente dell’Opposizione Democratica e dei suoi legali non serve a fermare un iter processuale destinato alla chiusura in tempi brevi

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

21 memorie scritte in un’ora e mezza di sessione pomeridiana. Questa la modalità con cui è stata condotta l’udienza di martedì, 24 Gennaio, del Processo a Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni ed esponente di spicco dell’Opposizione Democratica ucraina.

Al rientro dalla pausa pranzo, il giudice, Serhij Vovk, ha rinunciato all’audizione di una trentina di testimoni, da giorni in attesa di deporre. Di costoro, tuttavia, sono state accolte delle memorie scritte.

“Non convocare i testimoni è un’irregolarità. Lei sa benissimo che i teste finora interrogati hanno negato le accuse sollevate a mio carico – ha protestato Lucenko dalla gabbia nella quale è costretto ad assistere alle sedute: ancor prima che un verdetto ne abbia accertato la presunta colpevolezza – le persone in attesa di deporre hanno aspettato fino ad adesso, mentre altre si sono dovute recare al lavoro”.

“Sono state raccolte le generalità dei testimoni, e le loro testimonianze scritte. Il giudice ha tutto il diritto di accluderle agli atti senza la presenza fisica degli autori. Punto” ha risposto freddamente Vovk, iniziando una lettura delle deposizioni scritte veloce e confusa, in cui l’unica frase ricorrente, e ben scandita, ha riguardato l’ammissione della colpevolezza del politico dell’Opposizione Democratica.

A nulla è servita la protesta degli avvocati difensori di Lucenko: intenti nel convincere il Pubblico Ministero a convocare nuovamente i testimoni in una seduta supplementare.

“Vostro Onore, esiste una risoluzione della Corte Europea dei Diritti Umani che certifica la mancata audizione dei testimoni come reato – ha dichiarato l’avvocato Ihor Fomin – Tenga conto che la difesa è una parte in causa del processo”.

Secondo quanto rilevato da diversi esperti, negli ultimi giorni il processo Lucenko ha subito una notevole accelerata: chiaramente mirata alla chiusura del procedimento in tempi brevi, contrariamente alla condotta finora adottata dal PM.

Il secondo processo politico a Kyiv

L’ex-Ministro degli Interni è accusato di incremento della paga e concessione illecita di abitazioni statali al proprio autista, Leonid Prystupljuk, gestione fraudolenta del bilancio statale nell’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, e chiusura anticipata delle indagini sull’autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk: proprietario della casa in cui, alla vigilia della Rivoluzione Arancione, è stato avvelenato l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Il 26 Dicembre 2010, al rientro dalla passeggiata con il cane, Lucenko è stato prelevato da una squadra speciale di polizia, e recluso nel Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv.

Al pari della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione, l’ex-Ministro degli Interni è stato sottoposto immediatamente ad un processo politico costruito su prove irregolari, e condotto in maniera parziale: con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti.

Nel caso di Lucenko, degli 83 testimoni finora ascoltati solo tre hanno riconosciuto l’ex-Ministro degli Interni colpevole, mentre la restante ottantina ha categoricamente negato la sussistenza delle imputazioni.

Avvocati e sostenitori politici dell’esponente dell’Opposizione Democratica addossano la responsabilità dell’ondata di repressione politica al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Appelli e risoluzioni per la liberazione di Lucenko sono stati emanati da Stati Uniti, Unione Europea, ONU, OSCE, NATO e principali ONG internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

GUERRA RUSSO-GEORGIANA: L’ONU RIGETTA TBILISI

Posted in Georgia by matteocazzulani on April 4, 2011

Solo 6 giudici su 16 a sostegno delle ragioni georgiane sulle responsabilità russe in Abkhazijaed Ossezia del Sud. Il Presidente, Mikheil Saakashvili, verso un nuovo ricorso

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

Anche il Palazzo di Vetro chiude le porte alla Georgia. Nella giornata di venerdì, Primo di Aprile, la Corte Internazionale ONU ha respinto l’accusa alla Russia di aver compiuto pulizie etniche in Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Un procedimento iniziato dal Presidente, Mikheil Saakashvili, nell’Agosto 2008, all’indomani dell’aggressione militare subita da Mosca.

Secondo Tbilisi, i russi sarebbero responsabili dell’uccisione di mille georgiani, e del trasferimento di altri 300 mila nell’ambito di una campagna ad hoc condotta, per venti anni, nelle due regioni settentrionali della Georgia. Note poi, come separatiste.

Un’accusa respinta da Mosca. La quale, in risposta, ha accusato Tbilisi di essere la vera responsabile dell’inizio delle ostilità del 2008. Teoria sposata appieno dall’Unione Europea, allora guidata dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy.

La Georgia continua

Delusione da parte dei georgiani, mitigata solo in parte dal vivo supporto loro dato da 6 giudici su 16, apertamente favorevoli alle ragioni di Tbilisi.

Come riportato da molti esperti, la sconfitta giudiziaria sarebbe motivata dalla richiesta troppo alta. Anziché accusare la Russia di pulizia etnica, sarebbe stato più prudente invitare la Comunità Internazionale a riflettere sull’effettiva responsabilità di Mosca in un conflitto che, da molte parti, è stato avvertito come una dimostrazione di forza di un rinato impero nei confronti di un’ex-colonia.

Ciò nonostante, la Georgia ha reso noto l’intenzione di ricorrere in appello alla Corte ONU. Accanto a tale procedimento, quello privato di numerosi georgiani al Tribunale Europeo di Strasburgo per il Rispetto dei Diritti Umani.

Matteo Cazzulani