LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Giustizia in Ucraina: radiato Kireyev, il “carnefice” di Yulia Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, radia dall’Albo nazionale dei magistrati il giudice che ha condotto il processo alla leader del dissenso democratico al regime di Viktor Yanukovych. Il caso Tymoshenko ritenuto violazione dei Diritti Umani da ONU, OSCE, Europa e Corte Europea dei Diritti Umani



Varsavia – Giustizia è stata fatta, ma troppa acqua, assieme a sangue, odio e guerre, è passata sotto i ponti di un Paese, l’Ucraina, perennemente in bilico tra democrazia e autoritarismo. Nella giornata di martedì, 19 Gennaio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha radiato dall’Albo nazionale dei magistrati Rodion Kiryeyev, il giudice che ha presieduto il processo a Yulia Tymoshenko, la leader del dissenso al regime di Viktor Yanukovych.

Come stabilito dal Decreto del Presidente Poroshenko, il giudice Kiryeyev è reo sia di avere arrestato preventivamente la Tymoshenko senza motivo, che di avere condotto un processo nel quale i diritti e la dignità dell’imputata sono stati ripetutamente violati, così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani con una sentenza del 2013.

Nello specifico, il Decreto presidenziale ha contestato il giudice Kiryeyev anche per avere negato alla Tymoshenko i trattamenti sanitari dei quali l’ex-Premier aveva urgente necessità, affetta com’era, durante e dopo il processo, da una forte ernia al disco, peggiorata a causa delle precarie condizioni nelle quali è stata detenuta. 

Con la radiazione di Kiryeyev si chiude una pagina nera della storia europea. Il processo Tymoshenko ha infatti segnato la più evidente delle repressioni politiche attuate dal regime del Presidente Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

In quest’epoca buia, Yanukovych si è reso autore di ripetuti casi di giustizia selettiva, arresti politici, repressione della stampa libera, esautorazione dei poteri del Parlamento, elezioni falsate ed esclusione di partiti del campo democratico dalla competizione elettorale.

In particolare, il processo Tymoshenko, accusata di abuso d’ufficio per avere accettato prezzi onerosi per l’importazione del gas russo nel Gennaio 2009 -un tariffario che la stessa Tymoshenko, allora Premier, è stata costretta ad accettare pur di rinnovare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo filo europeo in Ucraina – è stato costruito su capi d’accusa di natura politica che sarebbero dovuti essere valutati con un voto popolare, e non da una Corte dalla dubbia imparzialità.

L’intero processo Tymoshenko è stato condotto alla luce di ripetute violazioni dei diritti della difesa, privata dapprima della possibilità di chiamare a testimoniare propri tester -all’accusa fu invece accordata la convocazione di ben 22 testimoni- e, successivamente, della possibilità di addurre documentazioni scritte a discarico delle accuse dei Pubblici Ministeri che, invece, hanno visto accluse agli atti prove irregolari, alcune delle quali datate persino il 31 Aprile.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata preventivamente il 5 Agosto 2011, dopo poche sedute dall’inizio della fase degli interrogatori -nella quale la Tymoshenko ha saputo sistematicamente confutare le teorie esposte dai testimoni dell’accusa- e molto prima dell’emanazione della condanna definitiva, avvenuta l’11 Ottobre 2011.

A parere della difesa, come dimostrato a più riprese dalla stessa Tymoshenko durante il processo, l’ex-Premier è stata vittima di un’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo, che si è inserita nella trattativa tra Ucraina e Russia per incrementare il prezzo finale che Kyiv avrebbe dovuto pagare per rinnovare le forniture di gas.

Yanukovych e Pshonka ancora impuniti

A rendere palese la ragione politica del processo Tymoshenko è il fatto che la RosUkrEnergo era posseduta da oligarchi politicamente vicini al Presidente Yanukovych e al suo predecessore Viktor Yushchenko, il candidato alla presidenza dei militanti di quella Rivoluzione Arancione della quale, alla fine, è stata la Tymoshenko, e non Yushchenko, a diventare la vera erede. 

Oltre al pronunciamento della Corte Europea dei Diritti Umani, e a tutte le Istituzioni Europee, il processo Tymoshenko è stato contestato da ONU, OSCE e dalle altre principali organizzazioni internazionali indipendenti, assieme ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Occidente.

Alla fine, la Tymoshenko, che durante la detenzione preventiva in isolamento in un carcere di massima sicurezza di Kharkiv si è vista ripetutamente negare assistenza medico-sanitaria, ha riottenuto la libertà il 22 Ottobre 2014, a poche ore dalla caduta del regime Yanukovych. 

Successivamente, la Tymoshenko ha ripreso un ruolo centrale nella vita politica del suo Paese.

Il giudice Kiryeyev non è l’unico responsabile del processo-farsa Tymoshenko a non avere pagato a lungo per la sua condotta. 

L’ex-Procuratore Generale, Viktor Pshonka, e Yanukovych sono riparati in Russia, lasciando in Ucraina solo i propri ritratti travestiti da divinità latine nella lussuosa residenza presidenziale di Mezhyhirya -ed un Paese ridotto al lastrico, isolato dal resto del Mondo come la Bielorussia di Lukashenka.

Per quanto ritarda Kiryeyev, fonti ben informate lo danno riparato in Crimea, che la Russia ha annesso militarmente pochi giorni dopo la cauda di Yanukovych, con tanto di macchina di lusso e villa, molto probabilmente acquistate grazie ad un lauto pagamento da parte dell’Amministrazione Yanukovych.

Infine, a non “pagare” -moralmente si intende- è anche chi, tra i tanti, trattando di Europa Centro-Orientale ed Ucraina non ha prestato la giusta copertura al caso Tymoshenko, e anzi, ha ritenuto che il regresso democratico attuato da Yanukovych fosse un fenomeno irrilevante.

Matteo Cazzulani

@MatteoCazzulani


Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro Orientale, è stato l’unico giornalista italiano ad avere seguito tutte le sedute del processo a Yulia Tymoshenko. Sulla questione, Cazzulani ha pubblicato il libro “Ucraina, gas e manette. Il processo a Yulia Tymoshenko”, Youcanprint editore. 


LA TYMOSHENKO ACCETTA CURE MEDICHE IN GERMANIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 5, 2013

Gli inviati speciali del Parlamento Europeo, Pat Cox ed Aleksander Kwasniewski, hanno chiesto al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, il trasferimento urgente della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina per ragioni umanitarie. Forse vicino lo sblocco dell’impasse sull’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Non sarà del tutto libera, ma almeno potrà curarsi in strutture mediche dignitose, secondo gli standard occidentali. Nella giornata di venerdì, 4 Ottobre, la Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, ha accettato il trasferimento dalla colonia penale di Kharkiv in Germania per ricevere cure mediche urgenti.

Come riportato dall’Avvocato della Leader del dissenso ucraino, Serhiy Vlasenko, la richiesta di trasferimento per ragioni umanitarie e sanitarie è stata inoltrata al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dagli inviati speciali del Parlamento Europeo, l’ex-Premier irlandese Pat Cox e l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski.

Come dichiarato con una lettera presentata da Vlasenko ai media, la Tymoshenko, ex-Premier dei Governi filo-occidentali e democratici costituiti dal 2004, dopo la pacifica Rivoluzione Arancione, ha accettato le cure in Germania solo per agevolare la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

La firma di questo documento, che integra Kyiv nel mercato unico europeo, è stata congelata dalla Commissione Europea per via del mancato rispetto dei Diritti Umani da parte delle Autorità ucraine.

La Tymoshenko è stata condannata a 7 Anni di reclusione dopo un processo politico per la firma di accordi sconvenienti per il gas con la Russia nel 2011, e da allora è detenuta in condizioni disumane in una colonia penale periferica.

Come ritenuto dalla Comunità Internazionale, la Tymoshenko è una delle dieci vittime di prosecuzione selettiva da parte dell’Amministrazione del Presidente Yanukovych.

Con una risoluzione ad hoc, la Corte Europea per i Diritti Umani lo scorso Aprile ha ritenuto la Tymoshenko prigioniera politica, ed ha richiesto a Yanukovych l’immediata sua scarcerazione.

Le contromosse del Presidente ucraino

Da parte sua, il Capo di Stato non ha dato alcun segnale in merito all’accettazione della proposta UE, ma ha sollevato dalla carica di Viceprocuratore Generale il principale accusatore della Tymoshenko, Renat Kuzmin.

Il nuovo Vicecapo del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale è stato colui che ha sollevato nei confronti della Tymoshenko l’accusa di omicidio del Deputato Shcherban.

Da questo fatto, che è avvenuto nel 1996, in realtà a giovare è stato il Presidente Yanukovych, che, ora, ha tutto l’interesse a far ricadere sulla già condannata Leader dell’Opposizione la responsabilità per una pagina oscura del suo passato.

Oltre che col dimissionamento di Kuzmin, Yanukovych ha anche lanciato segnali all’Unione Europea e all’Occidente tramite l’implementazione dello sfruttamento dello shale, grazie al quale l’Ucraina, che secondo le stime EIA possiede una capienza di 128 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale, mira a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Lo scorso Gennaio, la compagnia olandese Shell ha firmato un contratto di 10 Miliardi di Dollari per la ricerca dello shale in Ucraina, mentre, sempre venerdì, 4 Ottobre, il colosso statunitense Chevron ha ottenuto l’imprimatur per lo sfruttamento di gas non convenzionale in Galizia, nella parte occidentale del Paese.

Coinvolta nello shale ucraino è anche il colosso italiano ENI, che ha raggiunto un accordo per l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale in Volinia.

Matteo Cazzulani

GLI USA SEMPRE AL FIANCO DI YULIA TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 11, 2013

Il Segretario di Stato USA, John Kerry, ricorda al Ministro degli Esteri ucraino, Leonid Kozhara, la necessita per Kyiv di evolvere in una moderna democrazia europea. La Leader dell’Opposizione Ucraina accusata pure di omicidio

Fare dell’Ucraina una moderna democrazia europea, liberare Yulia Tymoshenko dalla detenzione politica, e porre fine alle repressioni selettive. E chiara la posizione degli Stati Uniti d’America nei confronti dell’Ucraina, come ribadito dal Segretario di Stato USA, John Kerry, all’inizio di un incontro con il Ministro degli Esteri ucraino, Leonid Kozhara.

Kerry ha invitato l’Ucraina a rispettare gli standard richiesti dall’Unione Europea per la firma dell’Accordo di Associazione, ergo il rispetto dei principi di democrazia, pluralismo partitico, e rispetto della libertà di stampa, parola, espressione.

Inoltre, Kerry ha illustrato la necessita di liberare Yulia Tymoshenko: ex Primo Ministro e Leader dell’Opposizione Arancione costretta da due condanne ad un totale di 10 anni di carcere più quattro di interdizione dalla vita politica.

La Tymoshenko, guida del processo democratico non violento del 2004 che, noto come Rivoluzione Arancione, ha garantito all’Ucraina cinque anni di democrazia secondo gli standard occidentali, è stata condannata dopo processi ritenuti dalla Comunità Internazionale irregolari e ingiusti.

Il parere è stato di recente supportato anche dalla Corte Europea dei Diritti Umani, che ha sentenziato la reclusione della Tymoshenko come violazione dei Diritti Umani, ed ha invitato le Autorità ucraine a liberare la detenuta politica.

Nonostante ciò, la Leader dell’Opposizione ucraina resta in carcere in precarie condizioni di salute, ed è stata persino accusata dell’omicidio del Deputato Yevhen Shcherban nel 1996.

L’episodio, avvenuto a Donetsk, ha in realtà garantito l’ascesa politica dell’attuale Presidente, Viktor Yanukovych, che, con l’accusa alla Tymoshenko, intende ora chiudere una pagina oscura del suo passato facendo ricadere la responsabilità sulla Leader dell’Opposizione.

Il rischio globale derivato dal caso di Yulia

A causa delle sentenze politiche, avviate dalla salita al potere del Presidente Yanukovych, l’Ucraina ha visto congelare la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che garantisce l’integrazione economica di Kyiv in Europa.

La mancata firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina spinge Kyiv tra le braccia della Russia, che ha offerto alle Autorità ucraine l’ingresso nell’Unione Doganale.

Questo progetto di integrazione sovranazionale, a cui appartengono Bielorussia e Kazakhstan, è concepito dalla Russia per ripristinare l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Con l’ingresso dell’Ucraina nella sfera di influenza del Cremlino, la Russia ha la possibilità di ritornare ad essere un impero, e, così, può costituire una minaccia per lo sviluppo della democrazia ed il rispetto dei Diritti Umani nel Mondo.

Matteo Cazzulani

YULIA TYMOSHENKO PERSEGUITATA POLITICA. IL VERDETTO DELL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 30, 2013

La Corte Europea per I Diritti Umani definisce il processo alla leader dell’Opposizone Democratica ucraina una violazione dei diritti umani. Gli arancioni esultano, mentre tace l’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Un processo motivato che ha costituito una violazione dei diritti umani. Questa e la sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea per i Diriti Umani di Strasburgo che, martedi, 30 Aprile, si e espressa sul caso di Yulia Tymoshenko.

La Corte ha definito l’arresto dell’ex Primo Ministro ucraino una violazione dei diritti umani politicamente motivata e, cosi, ha de facto condannato la condotta del Presidenteucraino, Viktor Yanukovych, considerato il mandante dell’incarceramento della Tymoshenko e di un’altra decina d esponnti dell’Opposizione Democratica.

Felice la reazione dello shcieramento democratico in Ucraina, che ha richiestio al Presidente Yanukovych l’immediata scarcerazione della Tymoshenko. La figlia dell’ex-Primo Ministro, Yevhenia Tymoshenko, ha sottolineato come la madre sia in precarie condizioni di salute, e per questo necessiti di essere liberata immediatamente.

Bocche chiuse presso lo schieramento del Presidente, assente dalla Capitale, Kyiv, per una vacanza: un comportamento giustificato con la necessita di visionare meglio il testo della risoluzione.

Ma Yulia resta in carcere

Yulia Tymoshenko e stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni e mezzo di carcere, piu tre di interndiziona dala vita politica, dopo un processo irregolare, in cui la difesa e stata privata dei suoi diritti, e l’imputata e stata rinchiusa in carcere in misura preventiva dal 5 Agosto 2011, a meno di un mese dall’inizio del processo.

L’accusa mossa a carico della Tymoshenko e stato abuso d’ufficio per avere firmato da Primo Ministro, accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, grazie ai quali l’Ucraina ha ripristinato, a caro prezzo, il fluso di gas verso l’Unione Europea che la Russia aveva preventivamente tagliato per destabilizzare il Governo ucraino “filooccidentale”.

La Tymoshenko ha poi subito un secondo arresto per gestione fraudolenta del colosso energetico YEESU, guidato prima della sua discesa in politica nel 1998.

Inolte, la Tymoshenko e stata accusata per l’omicidio del Deputato Yevhen Shcherba, avvenuto nel 1996 nell’aeroporto di Donetsk. Dal fatto a trarre beneficio e stato tuttavia il Presidente Yanukovych, che ha approfittato dell’uscita di scena di Shcherban per ascendere politicamente.

Il Mondo compatto attorno all Leader arancione

Condanna per il trattamento risercvato a Yulia Tymoshenko e stata espressa da Unione Europea, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, OSCE, Consiglio d’Europa, Australia, Russa, Canada, Brasile, Vaticano, dal Dalai Lama, e da tutte le ONG Internazionali Indipendenti.

Nel 2004, la Tymoshenko e stata la guidadella Rivoluzione Arancione: processo democratico non violento che ha portato l’Ucraina a diventare, prima della salita al potere di Yanukovych, una moderna democrazia occidentale basata sulla divisione dei poteri e sul rispetto della Liberta di Stampa.

 

Matteo Cazzulani

Yuri Lutsenko verso la condanna sicura nel secondo processo

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 11, 2012

Durante l’ultima parola concessagli dalla Corte, l’ex-Ministro degli Interni attacca l Presidente Yanukovych e la mafia che, secondo lui, governa l’Ucraina. La Pubblica Accusa chiede per l’esponente dell’Opposizione Democratica – già condannato a quattro anni di galera da un precedente procedimento – due anni e mezzo di reclusione.

La malavita ucraina e il Presidente del Paese, Viktor Yanukovych, sono stati gli oggetti a cui si e riferito l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko, durante l’ultima parola concessagli dalla Corte nel processo a cui e sottoposto per avvelenamento dell’ex-Presidente, Viktor Yushchenko. Nella giornata di venerdì, 10 Agosto, il secondo processo a carico di uno degli esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica e giunto alle battute finali, e l’imputato e stato invitato a rilasciare l’ultima testimonianza prima dell’emanazione del verdetto

Lutsenko ha approfittato della parola concessagli per attaccare le autorità giudiziarie e politiche del Paese. L’ex-Ministro degli Interni ha ritenuto l’Ucraina un Paese governato dalla mafia, e ha dipinto il Presidente Yanukovych come il mandante di una repressione politica che ha colpito anche la Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko.

Inoltre, Lutsenko ha sostenuto di essere dinnanzi ad una condanna sicura, ha dichiarato di essere pronto al carcere dopo essere stato privato di ogni diritto durante il processo, e ha dedicato le ultime frasi del suo intervento per invitare gli ucraini a ribellarsi pacificamente al Capo di Stato autoritario con il sostegno all’Opposizione Democratica Unita alle prossime Elezioni Parlamentari.

“Non ho dubbi sulla sentenza della Corte, per questo dedico il mio intervento ai cittadini ucraini – ha esordito Lutsenko – Dopo due anni e mezzo di Amministrazione di Yanukovych possiamo affermare che l’Ucraina e un Paese in cui governa la mafia, e i gangster occupano i posti di potere. Sono in prigione da 594 giorni, ma non mi perdo d’animo. Il Presidente ci ha privato di ogni diritto, ma possiamo esprimere ancora una forte protesta votando in massa per l’Opposizione Unita e, così, dare un colpo alla mafia”.

L’intervento di Lutsenko e stato accolto tra gli applausi dai presenti in aula, prima che la giudice, Hanna Medushevska, ha chiuso la seduta per riaggiornarla al momento dell’esposizione del verdetto.

L’Avvocato di Lutsenko ha dichiarato l’assenza di prove a sostegno delle imputazioni mosse a suo carico, mentre la moglie dell’ex-Ministro degli Interni, Iryna Lutsenko, non ha nascosto il suo scetticismo in merito alla natura del verdetto che, sicuramente, condannerà il suo compagno di vita ad ulteriori anni di galera che si aggiungeranno ai 4,5 sentenziati in un precedente processo – parimenti irregolare – celebrato per abuso d’ufficio.

La Pubblica Accusa ha sostenuto la correttezza del proprio operato, e, sulla base delle imputazioni, ha chiesto alla Corte di condannare il politico arancione alla detenzione per due anni e mezzo con l’imposizione del pagamento delle spese processuali.

L’Europa sostiene il Ministro arancione

Yuri Lutsenko e stato arrestato il 26 Dicembre 2010 davanti a moglie e figli con un blitz delle forze di polizia, mentre l’esponente dell’Opposizione Democratica stava rientrando dalla passeggiata con il cane. Nel primo processo, avviato per abuso d’ufficio, tutti i testimoni hanno confermato la piena innocenza di Lutsenko, ma la Corte ha ritenuto il politico arancione colpevole, e lo ha lasciato dietro le sbarre per scontare una pena pluriennale.

Successivamente, Lutsenko e stato incriminato per compartecipazione all’avvelenamento dell’ex-Presidente, Viktor Yushchenko, eletto nel 2004 in seguito alla Rivoluzione Arancione che proprio il politico dell’Opposizione Democratica ha guidato.

Lutsenko e noto ed apprezzato in Patria ed in Europa per avere guidato il Ministero degli Interni durante i governi arancioni di Yulia Tymoshenko, ed avere eseguito le direttive della Lady di Ferro ucraina miranti ad eliminare la corruzione e punire severamente i grandi oligarchi del Paese – che finanziano l’attività politica del Presidente Yanukovych – per riciclaggio di danaro e off-shore operato con risorse pubbliche.

Dinnanzi alle motivazioni palesemente politiche dei processi mossi a carico di Lutsenko, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto il procedimento mosso a carico del politico dell’Opposizione Democratica politicamente motivato, e, per questo, ha severamente criticato le Autorità ucraine.

Matteo Cazzulani

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IN UCRAINA GIORNALISTI IN PIAZZA PER LA TUTELA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2012

Una partecipata manifestazione è stata organizzata dalle principali testate giornalistiche dopo che il portale Levyj Bereg è stato citato a giudizio per la pubblicazione di intercettazioni “bollenti” di un Deputato del Partito del Presidente, Viktor Janukovych. Repressioni da parte delle Autorità politiche lamentate anche da altri media indipendenti.

 

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

La Procuratura Generale, l’Ufficio delle Entrate, i Servizi Segreti e pratiche di nepotismo politico sono le armi di cui, in Ucraina, l’Amministrazione Presidenziale si serve per limitare la libertà di stampa. A lanciare l’allarme è stato il Caporedattore del portale Levyj Bereg, Andrij Janic’kyj, nel corso di una manifestazione che i giornalisti di numerose testate ucraine hanno organizzato a Kyiv, nella giornata di giovedì, 19 Luglio, presso la sede della Procuratura Generale.

Janic’kyj ha lamentato pressioni da parte delle Autorità politiche e della polizia nei confronti del portale da lui diretto, apprezzato in Ucraina per l’obiettività e la puntualità con cui fornisce ogni giorno una costante informazione. Il Levyj Bereg è stato inoltre querelato dalla Procuratura Generale per avere pubblicato alcune intercettazioni telefoniche “bollenti” di un parlamentare del Partija Rehioniv: il Partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Come sottolineato dal caporedattore del Levyj Bereg, la pressione delle Autorità ucraine è strettamente legata con la campagna elettorale per le imminenti Elezioni Parlamentari. Infatti, il Partija Rehioniv è in calo vertiginoso di consensi, e Janukovych è pronto ad evitare con tutti i mezzi una sconfitta della sua forza politica, che avrebbe il significato di un voto di sfiducia nei confronti del suo operato come Capo dello Stato.

In passato, altri media sono finiti nel mirino delle Autorità ucraine. Giovedì, 12 Luglio, la redazione del canale TVi è stata perquisita dalle forze di polizia, e l’Ufficio delle Entrate ha aperto a suo carico un procedimento giudiziario per malversazione finanziaria, che potrebbe comportare la definitiva chiusura di una delle poche emittenti indipendenti ed ucrainofone.

Sempre a riguardo del piccolo schermo, a passarsela male è anche il 5 Kanal. Noto per essere stata l’emittente che ha seguito l’evolversi della Rivoluzione Arancione, il “canale delle notizie oneste” – com’è altrimenti noto il 5 Kanal – è stato privato di alcune delle frequenze nell’autunno 2010, a pochi mesi dalla salita al potere di Janukovych. A beneficiare del parziale oscuramento del 5 Kanal sono state le televisioni possedute da alcuni degli oligarchi dell’est del Paese che sponsorizzano il Partija Rehioniv e l’attività politica del Presidente ucraino.

Infine, preoccupante è la situazione del portale di informazione Ukrajins’ka Pravda. Fondata dal coraggioso giornalista Georgij Gongadze – barbaramente ucciso nel 2000, probabilmente con la complicità delle Autorità politiche del tempo – la Ukrajins’ka Pravda ha condotto un prezioso lavoro di inchiesta in merito all’utilizzo di denaro pubblico da parte di Janukovych per la costruzione di una lussuosa villa a Mezhihirja, non lontano da Kyiv, e di una pista di atterraggio per il suo elicottero privato a Kaniv, presso il luoghi natii del Poeta Nazionale ucraino Taras Shevchenko.

Lo scomodo lavoro della Ukrajins’ka Pravda è costato caro: la redazione è ripetutamente controllata dai Servizi Segreti, mentre il noto giornalista Mustafa Nayem – l’autore dell’indagine sulle ville e gli elicotteri del Presidente – è stato minacciato in maniera velata dallo stesso Janukovych durante una conferenza stampa pubblica.

Nuove accuse per Jurij Lucenko

Oltre ai media, il regresso democratico ucraino interessa anche l’ambito politico, con una decina degli esponenti dell’Opposizione Democratica detenuti in carcere e sottoposti a procedimenti giudiziari dalla dubbia regolarità.

Nella giornata di venerdì, 20 Luglio, la Procuratura Generale ha mutato le accuse mosse a carico dell’ex-Ministro egli Interni dei governi arancioni, Jurij Lucenko, dopo che il politico dell’Opposizione Democratica, secondo quanto riferito da tutti i testimoni convocati in aula, è risultato innocente.

Lucenko, che durante la conduzione del Ministero degli Interni si è distinto per la lotta alla corruzione, è sottoposto a un lungo processo per il presunto pagamento di tangenti al suo autista, e dal 26 Dicembre 2011 è detenuto in misura preventiva in carcere in condizioni al limite della sopportazione umana: nonostante a suo carico non sia stato emesso alcun verdetto di colpevolezza.

Con la riformulazione dei capi di imputazione, Lucenko è accusato di incuranza professionale, e, secondo il Codice Penale ucraino, rischia dai due ai tre anni.

Critica è anche la situazione della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko: detenuta dal 5 Agosto 2011 per scontare una condanna a sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Secondo quanto dichiarato dal suo avvocato difensore, la Tymoshenko – nota in Occidente per la bionda treccia e per avere guidato il processo democratico nel 2004 passato alla storia come Rivoluzione Arancione – è stata colpita da una seria malattia dermatologica, che ha complicato le già gravi condizioni di salute dell’ex-Primo Ministro. La Tymoshenko è infatti affetta da un’ernia al disco, curata con molto ritardo da parte delle Autorità Giudiziarie.

Il legale della Leader dell’Opposizione Democratica ha inoltre accusato le Autorità giudiziarie di rallentare volutamente l’esame del ricorso in Cassazione presentato contro la condanna subita per impedire all’eroina della Rivoluzione Arancione l’appello alla Corte Europea dei Diritti Umani e, così, nuocere ulteriormente alla già discreditata immagine internazionale di Janukovych.

Il Presidente ucraino è stato ripreso in più occasioni da Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, OSCE, Canada, Australia e ONU per il trattamento illiberale riservato ai media e ai politici dell’Opposizione Democratica. Dinnanzi al reiterarsi della condotta autoritaria, l’UE ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina: un documento con cui Bruxelles avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea, oggi goduto da Svizzera, Norvegia ed Islanda.

Matteo Cazzulani

LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI: JURIJ LUCENKO E’ UN DETENUTO POLITICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 4, 2012

Il Tribunale di Strasburgo riconosce l’irregolarità del trattamento subito da una delle guide della Rivoluzione Arancione, ed obbliga lo Stato ucraino a risarcire i danni morali. Il Presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovych, esclude l’Unione Europea dagli obiettivi di politica estera di Kyiv, e avvicina il suo Paese alla Russia. La Rada approva la legge che sminuisce il ruolo della lingua nazionale, mettendo a serio repentaglio l’indipendenza dello Stato

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Una vittoria di Pirro che serve solo al morale degli arancioni, ma non ad impedire la deriva autocratica di un Paese che, in maniera chiara, punta verso Mosca e non più verso Bruxelles. Nella giornata di martedì, 3 Luglio, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto illegale l’arresto e la detenzione in isolamento dell’ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e ha obbligato lo stato ucraino a risarcire 15 Mila Euro di danni morali.

Nello specifico, il Tribunale di Strasburgo ha ritenuto il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a uno dei personaggi di spicco dell’Opposizione Democratica in contrasto con alcuni punti fondamentali della Convenzione Europea per i Diritti Umani: l’Articolo 5, che prevede il diritto alla difesa e all’incolumità personale, e l’Articolo 18, che sostiene la non-limitazione dei diritti dell’imputato in qualsiasi processo.

Altresì, il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’uso della magistratura per scopi politici attuato dalle Autorità ucraine. Secondo la sentenza, Lucenko è stato processato ed incarcerato con il preciso scopo di eliminare uno dei più carismatici esponenti dell’Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari.

Il verdetto della Corte di Strasburgo non obbliga le Autorità ucraine a liberare Lucenko, ma, a detta dello stesso ex-Ministro, getta le basi per prossimi ricorsi contro i principali esponenti della Procuratura Generale, che l’Opposizione Democratica ritiene essere gli esecutori di una repressione politica voluta del presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Infatti, Lucenko è uno dei dieci dissidenti arrestati dalla salita al potere dell’attuale Capo di Stato, tra cui figura il nome eccellente dell’anima della Rivoluzione Arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko. Lucenko, che durante i Governi arancioni ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, e si è distinto per un’aspra lotta alla corruzione finalizzata ad adattare l’Ucraina agli standard europei, è stato arrestato il 26 Dicembre 2010 sotto la propria abitazione davanti a moglie e figli, al ritorno dalla passeggiata con il cane.

Dopo un processo in cui tutti i testimoni hanno scagionato Lucenko dalle accuse di abuso d’ufficio e di innalzamento irregolare dei vitalizi ad alcuni suoi collaboratori, l’ex-Ministro arancionestato condannato a quattro anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica.

Janukovych porta Kyiv verso Mosca

Il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani non ha spinto l’entourage del Presidente Janukovych a prendere provvedimenti per ripristinare il cammino dell’Ucraina verso l’Europa. Al contrario, il Capo di Stato ucraino ha adottato misure significative che avvicinano Kyiv alla Russia, e che lasciano presagire l’intenzione di portare il Paese nella zona di influenza economica, culturale e politica di Mosca.

Sempre martedì, 3 Luglio, in un messaggio al Parlamento sulle priorità di politica estera dell’Ucraina, il Presidente Janukovych ha escluso l’Unione Europea, e ha inserito al primo posto la Russia, seguita al terzo posto dalla Cina, e al secondo dagli Stati Uniti d’America.

Il disegno di avvicinamento a Mosca ha subito visto una realizzazione concreta. Nella medesima giornata, il Parlamento ucraino ha approvato in definitiva la legge che promuove a lingue di Stato il russo ed altri idiomi parlati da esigue minoranze linguistiche. Il provvedimento indebolisce notevolmente l’ucraino, che fin dall’ottenimento dell’Indipendenza ha garantito all’Ucraina l’unità territoriale e lo sviluppo di una cultura nazionale che le politiche repressive dell’Unione Sovietica e dell’Impero zarista hanno impossibilitato con l’uso della forza per circa tre secoli.

L’approvazione del provvedimento è avvenuta in maniera irregolare, grazie a un blitz del Vice-Speaker, il comunista Adam Martynjuk, che ha messo ai voti il disegno di legge a sorpresa, senza che esso fosse anticipato da alcun dibattito. Successivamente, le forze di polizia hanno represso con la violenza la pacifica dimostrazione organizzata dai partiti dell’Opposizione Democratica e dalle ONG filo-europee e patriottiche contro l’indebolimento della lingua ucraina.

Come documentato dall’Autorevole Ukrajins’ka Pravda, la polizia si è avvalsa persino di gas lacrimogeni per indurre i manifestanti a disperdersi e a sciogliere il presidio nonviolento organizzato presso l’Ukrajins’kyj Dim: il palazzo dove l’indomani è atteso il discorso annuale alla nazione del Presidente Janukovych.

In segno di protesta per l’approvazione del provvedimento controverso, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn e il suo vice, Mykola Tomenko, hanno rassegnato del loro dimissioni.

Matteo Cazzulani

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI A JANUKOVYCH: “CURATE JULIJA TYMOSHENKO FUORI DELLA COLONIA PENALE”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 17, 2012

L’organo afferente al Consiglio d’Europa invita il Presidente ucraino a curare la Leader dell’Opposizione Democratica al di fuori del carcere in cui è detenuta per eseguire le prescrizioni del pool di medici tedesco-canadesi, ma le Autorità ignorano la sentenza e organizzano una visita al penitenziario per alcuni media preventivamente individuati. Le critiche ai processi politici di Parlamento Europeo, Commissione Europea e OSCE, e la reazione del governo ucraino

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Vernice fresca, colori cangianti, e detenuti contenti di cucire babbucce per espiare le proprie colpe. Così è apparsa al Mondo intero la colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv nella quale, dal 30 Dicembre del 2011 è detenuta la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko.

Nel corso di un escursione organizzata apposta per alcune testate nazionali e internazionali, preventivamente selezionate dalle Autorità Carcerarie, venerdì, 16 Marzo, la stampa ha potuto documentare come gli standard di vita all’interno della prigione siano in linea con quelli occidentali.

“Le attrezzature mediche che vi mostriamo sono di ultima generazione – ha dichiarato ai giornalisti il Vice-Capo della Prefettura di Kharkiv, Ihor Shurma – le abbiamo acquistate sopratutto per curare la signora Tymoshenko. Appena costei darà il suo consenso, potrà ricevere un trattamento medico adeguato senza uscire dalla prigione”.

Nonostante l’organizzazione minuziosa dell’open day della colonia penale, per i giornalisti le Autorità non hanno previsto alcun incontro né con la detenuta, e nemmeno con il suo Avvocato. Secondo la versione ufficiale, la Tymoshenko sarebbe stata impegnata nella presa visione dei capi di imputazione che la vedono coinvolta in uno dei dieci processi a suo carico.

“E’ una pura menzogna: sono stato rinchiuso in una cella con la forza, e non ho potuto uscire fino alla fine della gita nella Colonia Penale – ha dichiarato Serhij Vlasenko, il legale difensore della Tymoshenko, poco dopo l’uscita della stampa – avrete sicuramente sentito urti ad una porta, ero io che cercavo di liberarmi. E’ stato un vero e proprio caso di detenzione immotivata”.

A diffidare della presentazione della Colonia Penale Kachanivs’kyj organizzata dalle Autorità non sono solo i militanti dell’Opposizione Democratica e le diverse organizzazioni internazionali impegnate nella difesa dei diritti umani, ma anche alte istituzioni europee: sempre più turbate da un caso che, alla violazione della democrazia, coniuga una vera e propria emergenza sanitaria.

Sempre venerdì, 16 Marzo, il Tribunale Europeo per i Diritti Umani ha emanato una sentenza in cui obbliga il governo ucraino a garantire a Julija Tymoshenko cure mediche in un ospedale al di fuori della struttura carceraria, come prescritto dal pool di medici tedesco-canadese che, solo dopo tre mesi di ripetute richieste da parte della Comunità Internazionale, ha potuto visitare la Leader dell’Opposizione Democratica nella sua cella.

“Il Tribunale Europeo per i Diritti Umani raccomanda al governo ucraino, in base all’articolo 39 del suo regolamento, di garantire alla signora Tymoshenko cure mediche in strutture adeguate” riporta la sentenza che, essendo stata emessa da un organo afferente al Consiglio d’Europa, obbliga al suo rispetto, e alla sua immediata realizzazione, tutti i Paesi membri, tra cui l’Ucraina.

Ciò nonostante, le Autorità ucraine hanno dichiarato di non volere attenersi alla risoluzione della magistratura europea che, dal loro punto di vista, rappresenta un tentativo di intrusione negli affari interni di un Paese indipendente. Come dichiarato dal Ministro della Giustizia, Oleksandr Lavrynovych, il Consiglio d’Europa non ha alcun diritto di imporre alcuna decisione a Kyiv, in particolare per quanto riguarda il trattamento di una detenuta condannata da una corte ucraina.

Oltre al verdetto della Corte Europea per i Diritti Umani, il Capo-Delegazione del Parlamento Europeo per i rapporti tra UE e Ucraina, Pawel Kowal, a nome di tutti i gruppi dell’emiciclo di Strasburgo, si è appellato alla Procura Generale per ottenere un incontro con Julija Tymoshenko, al fine di appurare di persona le reali condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina.

“Ho sempre lavorato per migliorare i rapporti tra l’Ucraina e Bruxelles – ha dichiarato l’esponente polacco – ma qui è in gioco una personalità di ampio spessore che ha collaborato con il Parlamento Europeo. E’ necessario un incontro con Julija Tymoshenko, ve lo chiedo anche in nome dei valori cristiani che uniscono l’umanità intera”

All’appello di Kowal si è aggiunta anche una dichiarazione del Commissario Europeo all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che ha invitato le Autorità ucraine a permettere alla Tymoshenko e agli altri detenuti politici, la partecipazione alle prossime elezioni parlamentari.

Inoltre, ha ricordato come proprio l’ondata di arresti di esponenti di spicco dell’opposizione Democratica sia stata la causa, il 19 Dicembre 2011, del congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera.

Nella giornata di mercoledì, 14 Marzo, in un’intervista al giornale tedesco Die Welt, il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, si è detto perplesso dinnanzi all’impasse nelle trattative per la conclusione delle trattative per l’Accordo di Associazione, e ha giustificato l’arresto della Tymoshenko con la necessità di punire il suo predecessore decisioni contrarie all’interesse nazionale.

“Non ci sono né dubbi né insicurezze sulla democrazia in Ucraina – ha sottolineato Azarov – l’Opposizione Democratica ha propri organi di stampa, ed è libera di manifestare le proprie idee. Ci sono altri Paesi con il medesimo livello di libertà di quello che si respira a Kyiv, dove nessuno viene incarcerato per criticare le Autorità.

“La scorsa settimana le Autorità Carcerarie hanno vietato un incontro con la Tymoshenko a due parlamentari svedesi. Questo ennesimo rifiuto non fa che innalzare la nostra apprensione per le condizioni sanitarie dell’ex-Primo Ministro ucraino” ha dichiarato la Vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, Walburga Habsbourg Douglas.

Un processo politico

L’11 Ottobre 2011, Julija Tymoshenko, nota in Occidente per la bionda treccia e per avere guidato il processo democratico in Ucraina nel 2004 noto come Rivoluzione Arancione, è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato.

Maturata dopo un processo dalla dubbia imparzialità, con la Tymoshenko detenuta preventivamente in carcere dal 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove ad hoc fabbricate dall’accusa in maniera irregolare – alcune delle quali datate persino il 31 Aprile – la sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Prima di allora, l’8 Dicembre, alla Tymoshenko – detenuta in isolamento – è stato sentenziato un ulteriore arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo processo in cui è imputata per evasione fiscale.

Il verdetto in merito a questa seconda detenzione è stato emanato al termine di un processo-lampo celebrato ai limiti del macabro: con giudice e Pubblica Accusa seduti intorno al letto in cui la Tymoshenko è stata costretta a giacere per via di un’infiammazione respiratoria trascurata dalla Autorità Carcerarie.

Numerose sono state le condanne pronunciate dalla Comunità Internazionale circa il trattamento subito dalla Tymoshenko, per il quale è stato ritenuto responsabile il Presidente, Viktor Janukovych: principale personalità politica del Paese assieme all’ex-Primo Ministro, che dalla sua salita al potere, nel Febbraio 2010, ha scatenato una campagna di repressione politica con arresti, processi e costrizioni all’esilio a carico di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA A FAVORE DI JULIJA TYMOSHENKO E DELLA DEMOCRAZIA IN UCRAINA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 27, 2012

Il Consiglio d’Europa chiede l’immediata liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica e degli altri esponenti del campo arancione vittime della repressione politica in atto sulle Rive del Dnipro, non escludendo il ricorso a sanzioni. Il Presidente, Viktor Janukovych contestato anche dalla presidenza di turno dell’UE danese e dall’Ambasciatore francese per i Diritti Umani.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Liberare immediatamente Julija Tymoshenko e gli altri detenuti politici in Ucraina. Questo il messaggio espresso dal Consiglio d’Europa nella tarda serata di giovedì, 26 Gennaio, con una mozione votata da una robusta maggioranza: favorevoli 69 deputati, contrari 8, astenuti 14.

Una posizione severa e risoluta, con cui l’organismo europeo ha ritenuto le autorità ucraine responsabili di un regresso democratico che, nell’ultimo anno e mezzo, ha portato ad arresti, processi, ed esili forzati di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica. Tra essi, la carismatica Leader, Julija Tymoshenko: nota per avere guidato il processo democratico in Ucraina nel 2004 passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Nello specifico, i Deputati del Consiglio d’Europa hanno richiesto al Presidente Janukovych l’adozione di ogni misura necessaria dal punto di vista legale per rimettere immediatamente in libertà i Leader politici del campo arancione, e consentire loro la partecipazione alle prossime elezioni parlamentari.

“L’Assemblea [del Consiglio d’Europa, M.C. ] ritiene esagerata l’applicazione degli articoli 364 e 365 per condannare Leader politici alla fine del loro mandato – riporta il documento – Questo infrange la sovranità del diritto, ed è inaccettabile. Il Consiglio d’Europa invita il governo ucraino a cancellare le imputazioni mosse sugli esponenti politici dell’opposizione. La valutazione dell’operato dei politici e dei loro atti è prerogativa del parlamento e, quindi, degli elettori, ma non dei tribunali”.

La mozione evidenzia inoltre come simili preoccupazioni siano già state mosse in passato per le medesime motivazioni, senza che alcuna risposta positiva sia pervenuta dalle Autorità ucraine, né che la situazione sia mutata.

“L’Assemblea presta attenzione con preoccupazione alle notizie circa il peggioramento delle condizioni di salute di Jurij Lucenko e dell’ex-viceministrodella Difesa, Valerij Ivashchenko – continua il documento – che permangono in stato d’arresto e che necessitano di cure mediche. L’Assemblea richiede di liberarli immediatamente, e di chiuderne i relativi processi per motivi umanitari. Inoltre, esprime pari preoccupazione per lo stato di salute della signora Julija Tymoshenko, invita le Autorità a garantirle assistenza sanitaria e, se necessario, la visita di medici internazionali, anche al di fuori del penitenziario”.

Nella mozione, il Consiglio d’Europa ha lanciato anche un preciso appello per la revisione dell’intero assetto della Costituzione ucraina e della legge elettorale secondo le direttive proposte dall’Unione Europea. Infine, dopo avere auspicato il miglioramento delle condizioni sulle Rive del Dnipro – condicio sine qua non per l’integrazione europea del’Ucraina – il documento non ha escluso il varo di sanzioni contro Kyiv se la democrazia non sarà ristabilita.

“Se quanto richiesto non sarà attuato in tempi ragionevoli, sorgeranno serie domande sulla dedizione dell’Ucraina al rispetto della democrazia e dello stato di diritto. L’Assemblea invita il Comitato di Monitoraggio ad osservare con attenzione la situazione, e a proporre ogni forma di azione futura da parte del Consiglio d’Europa, inclusa l’adozione di sanzioni, se le prerogative del documento non saranno realizzate”.

Critiche a Janukovych sono state mosse anche da alti rappresentanti dell’Unione Europea concordi nell’illustrare come i processi politici e le condizioni di detenzione ai limiti dell’accettabile riservate ai prigionieri politici rendano impossibile ogni forma di integrazione dell’Ucraina nell’UE. Il Segretario generale del Ministero degli Esteri della Danimarca, Klaus Grube, ha dichiarato che la presidenza di turno danese si attiverà per il rispetto della democrazia sulle Rive del Dnipro, con particolare attenzione al caso Tymoshenko.

Parallelamente, l’Ambasciatore francese per i Diritti Umani, François Zimere – a cui, la scorsa settimana, è stato vietato un incontro con la Tymoshenko presso il carcere di Kharkiv, dove la Leader dell’Opposizione Democratica è detenuta – ha evidenziato come l’Ucraina di Janukovych non sia affatto pronta per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento storico con cui Bruxelles riconoscerebbe a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Julija Tymoshenko e il suo processo

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato gli accordi per il rinnovo delle forniture di gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Seppur oneroso, il contratto ha evitato l’interruzione dell’invio di oro blu da Mosca all’Occidente, e scongiurato un inverno al freddo per l’Ucraina e per tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Il verdetto è maturato dopo un processo condotto in maniera irregolare e parziale: con la Tymoshenko reclusa in carcere in via cautelativa, la difesa privata dei propri diritti, e prove a supporto delle imputazioni fabbricate ad hoc – addirittura datate il 31 Aprile. In aggiunta, la Leader dell’Opposizione Democratica, già in carcere, ha subito un secondo arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il proseguo del procedimento che la vede imputata per evasione fiscale durante la presidenza del colosso energetico JEESU – guidato prima della discesa in campo del 1998.

Quest’ultima sentenza è stata annunciata al termine di un procedimento ai limiti del macabro: con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko è costretta a giacere a causa di gravi condizioni di salute, trascurate dalle Autorità carcerarie. Tale trattamento ha reso impossibile il varo dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, preventivato per il 19 Dicembre 2011: venendo meno al rispetto della democrazia e dei Diritti Umani, Kyiv ha infranto parametri fondamentali per l’integrazione politica ed economica con Bruxelles.

Ciò nonostante, alla vigilia di Capodanno, l’ex-Primo Ministro è stata deportata nella colonia penale Kachanivs’kyj di Kharkiv: allontanata dalla famiglia e dalla vita politica. Condannata anche dalla Corte d’Appello, la difesa della Tymoshenko ha deciso di ricorrere alla Cassazione ed alla Corte Europea per i Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

PROCESSO A JURIJ LUCENKO: AVANTI TUTTA SENZA I TESTIMONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2012

Una trentina di teste in attesa di deporre è stata ignorata dal giudice, Serhij Vovk, che ha preferito leggere deposizioni scritte in conferma della colpevolezza dell’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni. La protesta dell’esponente dell’Opposizione Democratica e dei suoi legali non serve a fermare un iter processuale destinato alla chiusura in tempi brevi

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

21 memorie scritte in un’ora e mezza di sessione pomeridiana. Questa la modalità con cui è stata condotta l’udienza di martedì, 24 Gennaio, del Processo a Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni ed esponente di spicco dell’Opposizione Democratica ucraina.

Al rientro dalla pausa pranzo, il giudice, Serhij Vovk, ha rinunciato all’audizione di una trentina di testimoni, da giorni in attesa di deporre. Di costoro, tuttavia, sono state accolte delle memorie scritte.

“Non convocare i testimoni è un’irregolarità. Lei sa benissimo che i teste finora interrogati hanno negato le accuse sollevate a mio carico – ha protestato Lucenko dalla gabbia nella quale è costretto ad assistere alle sedute: ancor prima che un verdetto ne abbia accertato la presunta colpevolezza – le persone in attesa di deporre hanno aspettato fino ad adesso, mentre altre si sono dovute recare al lavoro”.

“Sono state raccolte le generalità dei testimoni, e le loro testimonianze scritte. Il giudice ha tutto il diritto di accluderle agli atti senza la presenza fisica degli autori. Punto” ha risposto freddamente Vovk, iniziando una lettura delle deposizioni scritte veloce e confusa, in cui l’unica frase ricorrente, e ben scandita, ha riguardato l’ammissione della colpevolezza del politico dell’Opposizione Democratica.

A nulla è servita la protesta degli avvocati difensori di Lucenko: intenti nel convincere il Pubblico Ministero a convocare nuovamente i testimoni in una seduta supplementare.

“Vostro Onore, esiste una risoluzione della Corte Europea dei Diritti Umani che certifica la mancata audizione dei testimoni come reato – ha dichiarato l’avvocato Ihor Fomin – Tenga conto che la difesa è una parte in causa del processo”.

Secondo quanto rilevato da diversi esperti, negli ultimi giorni il processo Lucenko ha subito una notevole accelerata: chiaramente mirata alla chiusura del procedimento in tempi brevi, contrariamente alla condotta finora adottata dal PM.

Il secondo processo politico a Kyiv

L’ex-Ministro degli Interni è accusato di incremento della paga e concessione illecita di abitazioni statali al proprio autista, Leonid Prystupljuk, gestione fraudolenta del bilancio statale nell’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, e chiusura anticipata delle indagini sull’autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk: proprietario della casa in cui, alla vigilia della Rivoluzione Arancione, è stato avvelenato l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Il 26 Dicembre 2010, al rientro dalla passeggiata con il cane, Lucenko è stato prelevato da una squadra speciale di polizia, e recluso nel Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv.

Al pari della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione, l’ex-Ministro degli Interni è stato sottoposto immediatamente ad un processo politico costruito su prove irregolari, e condotto in maniera parziale: con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti.

Nel caso di Lucenko, degli 83 testimoni finora ascoltati solo tre hanno riconosciuto l’ex-Ministro degli Interni colpevole, mentre la restante ottantina ha categoricamente negato la sussistenza delle imputazioni.

Avvocati e sostenitori politici dell’esponente dell’Opposizione Democratica addossano la responsabilità dell’ondata di repressione politica al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Appelli e risoluzioni per la liberazione di Lucenko sono stati emanati da Stati Uniti, Unione Europea, ONU, OSCE, NATO e principali ONG internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani