LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

AUSCHWITZ NON È POLACCA. COSI COME LA POLONIA NON È EUROPA ORIENTALE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 21, 2013

Protesta dell’Ambasciatore della Polonia in Italia, Wojciek Ponkiewski, per la denominazione di Auschwitz come ‘campo di concentramento polacco’ su alcuni media italiani. L’imprecisione, realizzata da capaci colleghi giornalisti in buona fede, testimonia però la scarsa conoscenza dell’Europa Centrale nel BelPaese.

Un aggettivo può compromettere le relazioni tra due Paesi dell’Unione Europea, e testimoniare un grado di conoscenza dell’Europa ancora legato a stereotipi del secolo scorso. Nella giornata di Domenica, 20 Ottobre, l’Ambasciata della Polonia in Italia ha esposto una protesta ufficiale per l’utilizzo da parte dell’agenzia ANSA della definizione di Auschwitz come ‘Lager polacco’.

Il lancio in questione, come riporta l’agenzia polacca PAP, riguarda la visita ad Auschwitz del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, assieme ad un gruppo di giovani e a Sami Modiano, definito come ‘sopravvissuto dal lager polacco di Auschwitz’.

Pronta è stata la protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore polacco in Italia, Wojciek Ponikiewski, che ha ritenuto necessario l’intervento dopo che, in altre occasioni, la stampa italiana, tra cui, sempre secondo la PAP, il Corriere della Sera, la Repubblica e il bollettino della Comunità Ebraica di Roma, ha definito Auschwitz un campo di concentramento polacco.

Realizzato dai nazisti, e non dai polacchi, dopo l’occupazione Hitleriana della Polonia nel 1941 in una zona dove già esistevano caserme, Auschwitz è servito per la detenzione di prigionieri politici fino al 1942, quando, dopo la Conferenza di Wannsee, viene decisa l’eliminazione fisica degli ebrei e delle razze ritenute ‘inferiori’ dalla barbarie nazista.

Auschwitz, ampliato con la realizzazione di Birkenau, a sua volta suddiviso in altri sottocampi, diventa così uno dei centri di morte, tra cui Dachau, Treblinka, Mathausen, Sobibor, Belzec e KL Lublin -altrimenti noto come Majdanek- in cui i nazisti hanno sterminato fino al 1944 sei milioni di ebrei, ed anche rom, omosessuali, partigiani, testimoni di Geova ed altri prigionieri politici.

La protesta dell’Ambasciatore della Polonia nei confronti dei mezzi di informazione italiani è supportata dai fatti, che testimoniano come Auschwitz sia un campo di concentramento nazista realizzato in territorio polacco, che, per correttezza storica, andrebbe definito come ‘lager nazista realizzato nella Polonia occupata da Hitler’.

Ad essere imprecisa, però, potrebbe essere la destinazione della protesta, che rischia di colpire colleghi giornalisti e direttori di testate che si sono attenuti al loro dovere di cronaca avvalendosi, in totale buona fede, degli strumenti che la scuola italiana ha loro fornito.

Una cultura vecchia e ‘poco europea’

Il vero obiettivo della protesta dovrebbe essere invece la cultura italiana in se, che, per quanto riguarda l’Europa, ragiona ancora con stereotipi propri del secolo scorso, in cui tutto ciò che si trova ad est di Trieste è definito, erroneamente, ‘Europa Orientale’: come se ancora permanesse la Cortina di Ferro.

La realtà è ben altra. Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Paesi Baltici e Balcani rappresentano, anche solo da un punto di vista geografico, il centro di un’Europa che ha avuto proprio nella storia polacca, ceca, slovacca ed ungherese la realizzazione di capitoli importanti della storia degli Stati UE.

Tra queste pagine, opportuno citare l’impero carolingio, quello asburgico, la Repubblica delle Due Nazioni, i feroci scontri durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e la lotta non violenta per la libertà dalla dittatura sovietica.

Per comprendere l’Europa come de facto è, ed iniziare a considerare anche Ucraina, Bielorussia, Moldova e Georgia come la parte orientale dell’Europa, occorre una rivoluzione culturale in un Paese stanco, ma potenzialmente ricco di cervelli come il nostro.

In questo, non aiuta la ‘vecchia’ mentalità, né le pur sempre necessarie poche pubblicazioni accademiche -che, in quanto tali, vengono lette solo da studenti interessati, senza raggiungere il grande pubblico.

Tuttavia, l’Italia può contare sul contatto diretto con le popolazioni dell’Europa centrale presenti nel nostro territorio, e sui molti italiani che, per motivi di studio e lavoro, ed anche coniugali, vivono e capiscono l’Europa Centrale.

Tutte queste persone testimoniano come, per certi versi, sopratutto in campo energetico e di politica estera, Polonia, Lituania, Romania, Lettonia ed Estonia siano Paesi da cui l’Italia ha solo da imparare.

Non è dunque con i giornalisti italiani, figli di una cultura antiquata loro malgrado, che bisogna prendersela per un aggettivo utilizzato in maniera inappropriata ma in buona fede, anche se l’Ambasciatore della Polonia bene ha fatto ad intervenire per tutelare la reputazione di una grande nazione europea.

È invece con un paziente processo di integrazione già in atto, e con una promozione dell’Europa Centrale storico-politico-culturale chiara ed immediata, che non eccede nella pedanteria, che si costruisce davvero l’Europa unita e coesa.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA SEMPRE PIÙ INTERESSATA ALLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2013

L’Amministratore Delegato di Edison, Bruno Lescoeur, si è detto intenzionato ad importare gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America. Altre compagnie energetiche, e la politica, iniziano ad apprezzare lo shale statunitense

Un riposizionamento della politica energetica italiana sta per avvenire grazie ad alcune aperture sia da parte della politica che da parte delle compagnie energetiche. Nella giornata di martedì, 6 Agosto, l’Amministratore Delegato della compagnia energetica Edison, Bruno Lescoeur, ha dichiarato interesse per l’importazione dello shale gas in Italia.

Come riportato in un’intervista al Corriere della Sera, Lescoeur ha illustrato come Edison possieda già azioni per lo sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America, e stia valutando la possibilità di veicolare gas non convenzionale nella regione mediterranea.

La posizione di Lescoeur ricalca quella dell’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, che, nel Maggio 2012, ha supportato la necessita di aprire la mercato dello shale statunitense per assicurare all’Italia forniture di gas sicure ed economiche.

Supporto al disegno di importazione dello shale è stato espresso anche dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che ha sostenuto la necessita per l’Italia di realizzare al più presto i rigassificatori necessari per importare gas non convenzionale dagli USA.

Voci in sostegno dell’importazione dello shale statunitense in Italia sono state sono state sollevate anche da parte di alcuni Europarlamentari Italiani, come Oreste Rossi -che ha supportato la necessità di ricercare giacimenti di shale in Italia- e Patrizia Toia -che ha evidenziato l’importanza dello shale USA come fonte per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per l’Italia.

Ad oggi, l’Italia è dipendente dal gas naturale inviato via gasdotti da Russia ed Algeria, e solo in piccola parte dal Nord Europa.

Se non prolungato in Europa Nord Occidentale, la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- potrà consentire all’Italia anche oro blu dall’Azerbaijan.

I lati positivi del gas non convenzionale

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica e, in Europa, solo in Gran Bretagna.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno incrementato notevolmente la produzione interna di gas, ed hanno avviato l’esportazione di gas in Gran Bretagna ed India.

Gli USA hanno anche firmato pre-contratti per rifornire di oro blu non convenzionale Corea del Sud, Singapore e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse ad importare shale da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è utile anche per combattere il Global Warming e le emissioni inquinanti che stanno provocando mutamenti climatici in tutto il Mondo.

Matteo Cazzulani