LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RINUNCIA A DIFESA E RICORSO IN CASSAZIONE: “LA MIA CONDANNA GIA SCRITTA DAL PRESIDENTE JANUKOVYCH”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina denuncia la politicizzazione dei processi a suo carico, e ricorre alla Corte Europea per i Diritti Umani. Oltre a Serhij Vlasenko, ingaggiato l’avvocato della vedova Gongadze

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Se in Ucraina non c’è giustizia, meglio puntare solo sull’Europa. Giovedì, 22 Dicembre, la difesa della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko ha deciso di boicottare le prossime sedute dei processi a carico dell’ex-Primo Ministro, rinunciato al ricorso in cassazione, e ritenuto la Corte Europea per i Diritti Umani l’unico tribunale in cui cercare giustizia.

Secondo quanto dichiarato dall’avvocato Serhij Vlasenko, la scelta è stata presa dalla stessa Tymoshenko che, con una lettera scritta di proprio pugno dalla cella del carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj – dove è detenuta dallo scorso 5 Agosto: ancor prima che un verdetto ne certificasse la colpevolezza – ha contestato i giudici per la loro parzialità nella conduzione dei procedimenti, ed accusato il Presidente, Viktor Janukovych, di essere il regista di una repressione politica volta all’eliminazione della sua principale oppositrice.

“Guardando dalla mia cella al terribile spettacolo in cui si sono tramutati i processi a mio carico rinuncio alla partecipazione ed al ricorso in cassazione contro le vergognose decisioni delle Corti di primo e secondo grado – ha scritto la Leader dell’Opposizione Democratica – L’Amministrazione Janukovych ha annichilito l’indipendenza della magistratura. Credo che la Corte Europea per i Diritti Umani saprà riconoscere e valutare le assurdità di quelli che le Autorità di Kyiv chiamano processi”.

Già designata la squadra di legali che difenderà la Leader dell’Opposizione Democratica in Europa. Oltre a Vlasenko – l’avvocato di fiducia – è stata ingaggiata Valentyna Telychenko, già difensore della vedova di Georgij Gongadze: giornalista di opposizione alla presidenza autoritaria di Leonid Kuchma – poi spazzata dalla Rivoluzione Arancione, guidata, nel 2004, proprio dalla Tymoshenko – barbaramente assassinato il 16 Novembre del 2000 nelle campagne alle porte di Kyiv e, oggi, simbolo di una libertà di stampa che Janukovych è tornato a reprimere, dopo la parentesi felice legata all’Amministrazione del suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Lo scorso 10 Agosto, l’istanza di ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani è stata presentata contro la politicizzazione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’illegalità della sua detenzione preventiva – prima della formulazione di un verdetto – la condotta irregolare dei giudici – rei di avere ripetutamente violato la Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo – e le condizioni disumane in cui l’imputata è costretta a vivere nel Carcere di massima sicurezza.

Successivamente, la Corte ha inserito agli atti le risoluzioni di USA e Parlamento Europeo di condanna della repressione politica in atto in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica: tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e la Leader dello schieramento arancione, Julija Tymoshenko.

La Corte ucraina procede anche senza l’arringa

Lecito ricordare che l’ex-Primo Ministro è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto è stato formulato dopo un processo farsa, costruito su prove irregolari – addirittura datate il 31 Aprile – e sistematica violazione dei diritti della difesa: privata persino della possibilità di convocare propri testimoni.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta per sospetta evasione fiscale durante la guida del colosso energetico JEESU – controllato prima della discesa in campo del 1998. La sentenza è stata pronunciata lo scorso 8 Dicembre, dopo un’udienza lampo nella cella della Tymoshenko, con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto dell’imputata.

Come dichiarato a più riprese dai suoi difensori, l’ex-Primo Ministro rischia la paralisi, ed è costretta alla permanenza in posizione supina da un forte mal di schiena, che le condizioni igienico-sanitarie della prigione, e la condotta della Autorità carcerarie – contrarie alla concessione del permesso di ingresso ai medici di fiducia della Leader dell’Opposizione Democratica – non consentono di curare.

Anche i ricorsi alle due condanne sono stati condotti in linea con le irregolarità registratesi nel primo grado: le richieste della difesa per il ripristino della fase degli interrogatori, la liberazione dell’imputata, e la garanzia di assistenza medica per la Tymoshenko sono state sistematicamente respinte scena valide motivazioni. Dinnanzi alla rinuncia alla presenza alle sedute, la Corte d’Appello ha deciso la continuazione del procedimento anche senza la difesa.

Matteo Cazzulani