LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: USA E UE ADOTTANO UNA STRATEGIA COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 7, 2012

Stati Uniti d’America ed Unione Europea contestano la Russia monopolista, e riconoscono Ucraina, Azerbaijan e Turkmenistan come Paesi fondamentali per la diversificazione degli approvvigionamenti di oro blu per l’Europa. L’Italia conferma l’appoggio alla TAP. 

Il Commissario UE all'Energia, Gunther Oettinger

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

La Russia va bene, ma solo se rispetta la libera concorrenza. Nella giornata di giovedì, 6 Dicembre, a Bruxelles, il Consiglio USA-UE, giunto alla sua quarta edizione, ha fortemente condannato il comportamento della Russia in ambito energetico.

Ill Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, hanno ritenuto che le relazioni energetiche tra l’Occidente e la Russia devono basarsi secondo i principi della trasparenza, della correttezza, e della parità.

Come riportato dall’agenzia UPI, i rappresentanti di USA e UE hanno inoltre ribadito come l’Ucraina e il Bacino del Caspio siano due regioni di cruciale importanza per la sicurezza energetica Europea.

Da un lato, Kyiv ha il compito di assicurare il transito della maggior parte del gas naturale che la Russia ad oggi esporta in Unione Europea. Per questa ragione, USA e UE hanno invitato ucraini e russi a stabilire relazioni energetiche basate sulla parità di condizioni.

D’altro canto, i Paesi del Bacino del Caspio rappresentano un importante serbatoio di gas naturale, da cui l’Unione Europea può attingere per diversificare le proprie forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia – che coprono il 40% del fabbisogno totale UE – Washington e Bruxelles hanno sostenuto la necessità di realizzare al più presto il Corridoio Meridionale.

Questo fascio di gasdotti è progettato per veicolare gas proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan direttamente nel Vecchio Continente, senza transitare per il territorio russo, né dipendere da infrastrutture controllate da Mosca.

La dura posizione dell’Occidente nei confronti della Russia è dettata dalla politica energetica di Mosca.

Per mantenere l’egemonia energetica, e quindi politica, sul Vecchio Continente, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha concesso sconti alle compagnie dell’Europa Occidentale in cambio dell’appoggio politico di Germania e Francia alle politiche energetiche della Russia.

In compenso, Gazprom ha imposto prezzi alti per le forniture di gas ai Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – puniti per il loro sostegno al piano di diversificazione delle forniture energetiche varato dalla Commissione Europea.

Le posizioni espresse dal Consiglio USA-UE hanno ottenuto fin da subito reazioni positive. Sulla scia della posizione ufficiale espressa dal Governo Monti, l’Ambasciatore italiano in Azerbaijan, Mario Baldi, ha dichiarato il pieno sostegno del BelPaese alla realizzazione del Corridoio Meridionale.

Come riportato dall’agenzia Trend, Baldi ha evidenziato come l’Italia sia impegnata nella realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico – TAP: infrastruttura del Corridoio Meridionale, compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL e da quella tedesca E.On, progettata per trasportare 21 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Turchia e Grecia fino in Puglia, in provincia di Brindisi, attraverso l’Albania.

Nella medesima giornata, nel corso del Forum Internazionale della Regione del Caspio di Istambul, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale azera, Ali Hasanov, ha evidenziato come Azerbaijan e Turkmenistan possiedano riserve di gas naturale in grado di soddisfare il fabbisogno mondiale per i prossimi 200 anni.

Un ostacolo allo sfruttamento diretto delle riserve di gas naturale del Bacino del Caspio da parte dell’UE è sempre dettato dalla politica energetica della Russia.

Per bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale, ed aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas russo, Mosca ha avviato, proprio il 7 Dicembre 2012, la costruzione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF, è concepito per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Contestato dall’Unione Europea, e dai Paesi dell’Europa Centrale, il Southstream è stato ideato nell’ambito della partnership di ferro tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex Premier italiano, Silvio Berlusconi, ed ha ottenuto l’appoggio dell’ex-Capo di Stato francese, Nicolas Sarkozy, e di quello serbo, il filorusso Tomislav Nikolic.

Obama da una mano all’Europa con lo shale

Oltre che nell’ambito del gas naturale, è opportuno sottolineare come la partnership energetica tra USA e UE si stia rafforzando anche per quanto riguarda il gas shale.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale – gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità – gli USA sono diventati in poco tempo il primo Paese esportatore di oro blu al Mondo.

Dopo avere stretto accordi per l’esportazione di gas liquefatto con India e Corea del Sud, Washington ha guardato all’Unione Europea come mercato ove collocare cospicue porzioni di LNG a prezzi più convenienti rispetto a quelli imposti dalla Russia per il gas naturale.

Cogliendo l’opportunità per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, la Commissione Europea ha invitato i Paesi UE a costruire rigassificatori per importare lo shale statunitense, ed immetterlo nel sistema energetico del Vecchio Continente per abbattere la dipendenza dall’oro blu di Putin.

Matteo Cazzulani

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CRISI ECONOMICA: L’OCCIDENTE RIPARTE DALL’ENERGIA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 1, 2011

Stati Uniti ed Unione Europea uniscono le forze in ambito energetico per rafforzare la propria posizione internazionale. Il White Stream proposto come ennesimo gasdotto per il Corridoio Meridionale UE, il cui Consiglio dei Ministri dell’Energia rafforza lo scambio di informazioni e la messa in comune di strategie tra i Paesi membri. L’incognita del gas Shale come serbatoio per il Vecchio Continente

Il percorso del White Stream

Puntare sul gas per riconquistare un primato mondiale. Questa è la ricetta approvata dall’Occidente martedì, 29 Novembre, nel corso di un Consiglio USA-UE in cui la tinta degli interventi è stata alquanto mesta, condizionata dall’andamento dei mercati e dalla crisi dell’Euro sempre più dilagante.

Come dichiarato dal Presidente americano, Barack Obama, gli Stati Uniti sosterranno ogni manovra lacrime e sangue dell’Europa, ma, presi da una situazione finanziaria altrettanto critica, non interverranno direttamente con alcun prestito di danaro: un appoggio meramente politico che l’UE, rappresentata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e dal Capo del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha accolto con la promessa di un ancor maggiore impegno sul piano delle riforme rispetto a quello profuso finora.

Tuttavia, a segnare un tocco di speranza è stata la piena intesa sul piano energetico, con una dichiarazione congiunta in cui Washington e Bruxelles si sono impegnate in politiche comuni per l’indipendenza energetica dell’Occidente: sia con nuovi contratti e gasdotti da differenti fornitori, che con lo sfruttamento di giacimenti ancora inutilizzati.

“Sosteniamo lo sforzo comune per la messa in sicurezza delle forniture energetiche e la loro diversificazione – riporta il documento – insieme con il maggiore impegno per le questioni legate alle fonti rinnovabili, di nuova generazione, idrauliche, e nucleari – ha continuato la nota – Riconosciamo il ruolo fondamentale che il Consiglio USA-UE ricopre per la conduzione di una comune politica energetica”.

A stupire non è tanto la decisione con cui l’Occidente – in colpevole ritardo – ha finalmente varato intenti comuni sul piano energetico, ma la velocità con cui essa è stata recepita. Dopo sole poche ore dal comunicato, è stata rilanciata la proposta di ampliamento del White Stream: un gasdotto sul fondale del Mar Nero, compartecipato dalla compagnia britannica White Stream Company Limited e dall’americana GUEU Inc, deputato al trasporto di gas dall’Azerbajdzhan alla Romania.

Come evidenziato dal Direttore Esecutivo, Roberto Pirani, l’infrastruttura anglo-americana è degna di essere inserita nel Corridoio Meridionale – progetto con cui l’Unione Europea sta cercando di importare gas centro asiatico senza transitare per una Russia da cui il Vecchio Continente è sempre più dipendente – in quanto consente a Bruxelles di evitare contemporaneamente sia il territorio russo che quello turco. Peraltro, uno scopo condiviso dall’Azerbajdzhan: interessato a diversificare quanto più possibile le proprie esportazioni verso canali e gasdotti differenti, sopratutto in vista dell’incremento delle estrazioni di oro blu dai propri giacimenti, previsto fino a 55 Miliardi di metri cubi annui nel 2025.

Una soluzione tecnica supportata anche da una forte politica comunitaria. Lunedì, 28 Novembre, il Consiglio dei Ministri dell’Energia dell’Unione Europea ha approvato il rafforzamento dello scambio di informazioni tra gli Stati membri in merito a trattative, contratti, ed accordi energetici stretti con Paesi terzi ed enti extraeuropei: una clausola già definita dal Terzo Pacchetto Energetico – legge UE che ha imposto l’unificazione e la liberalizzazione dei sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente – da applicare con maggiore rigore.

“E’ uno straordinario vantaggio, che consente all’Unione Europea di ricevere informazioni sui Paesi fornitori – ha dichiarato il Ministro dell’Energia polacco, Waldemar Pawlak, Presidente della seduta in quanto rappresentante del Paese alla guida di turno dell’UE – e, possibilmente, di coordinare gli sforzi per iniziative condivise dedicate all’ottenimento di contratti sempre più vantaggiosi con il maggior numero possibile di esportatori”.

L’incognita dello Shale

Inoltre, il Consiglio UE dei Ministri dell’Energia ha approvato la continuazione dell’Accordo per la Comunità Energetica Europea anche dopo il 2016 – sua scadenza prefissata – ed invitato Bruxelles a rafforzare le relazioni in materia con Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Moldova, e Bielorussia – Bacino del Caspio e del Mediterraneo meridionale – Azerbajdzhan, Turkmenistan e Nord Africa – Medio Oriente, e Sudafrica. Inoltre, i 27 Titolari di Dicastero hanno espresso interesse per i giacimenti di gas shale – derivato da una roccia mineraria ubicata ad alta profondità – individuati, da diverse rilevazioni, tra Polonia, Slovacchia, e Lituania.

Un vero e proprio serbatoio che, se sfruttato, comprometterebbe l’egemonia della Russia sulle forniture energetiche al Vecchio Continente. Tuttavia, l’operazione resta solo un’ipotesi, e l’Europa resta costretta ad una quasi totale dipendenza da Mosca, lievemente contrastata da gasdotti con Paesi più o meno lontani, e contratti di non facile negoziazione. A vietare le estrazioni in estrema profondità è un’intricata legislazione di divieti giuridici ed ecologici – le più severe in Germania – e l’assenza di adeguate tecnologie, oggi presenti solo in USA e Canada: gli unici al Mondo a beneficiare dello Shale.

Matteo Cazzulani