LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gli USA avviano le esportazioni di gas in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 14, 2016

Le compagnie degli Stati Uniti Chevron e ConocoPhilips inviano gas e olio shale liquefatto rispettivamente in Gran Bretagna e Italia. L’eliminazione dell’embargo sull’esportazione di energia e la rivoluzione shale statunitense le motivazioni che portano gli USA a diventare uno dei principali esportatori



Varsavia – Una nave cargo di quasi 300 metri è destinata a mutare la geopolitica del gas mondiale. Nella giornata di martedì, 12 Gennaio, la compagnia energetica statunitense Chevron ha avviato il primo trasporto di gas shale liquefatto dagli Stati Uniti verso i mercati esteri.

Nello specifico, la commessa di LNG, in partenza dal rigassificatore di Sabine Pass, in Louisiana, è diretta alla Gran Bretagna in virtù di un accordo stipulato dalla compagnia energetica britannica BG con la Chevron per l’importazione di gas shale dagli Stati Uniti.

Oltre alla spedizione del gas della Chevron, gli Stati Uniti, nella giornata di giovedì, 31 Dicembre, hanno anche avviato la prima commessa all’estero di greggio, questa volta realizzata dalla compagnia ConocoPhilips dalla centrale di Corpus Christi, in Texas, diretta in Sardegna e Sicilia.

Le due storiche esportazioni di LNG e greggio sono state rese possibili dalla rimozione dell’embargo sull’esportazione delle risorse naturali che, di recente, il Congresso statunitense ha approvato con un sostegno bipartisan di repubblicani e democratici e l’imprimatur dell’Amministrazione del Presidente USA, Barack Obama.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha autorizzato l’esportazione di gas e olio da cinque terminali: oltre a Sabine Pass e Corpus Christi, i siti interessati sono Cameron LNG in Louisiana, Freeport LNG in Texas, Cove Point LNG nel Maryland.

Con l’avvio dell’esportazione di energia, gli Stati Uniti intendono avvalersi dell’incremento della produzione interna di gas e olio shale -estratti da rocce argillose situate a bassa profondità con sofisticate tecniche di fracking- per imporsi tra i primi esportatori di energia al Mondo, superando, secondo le stime, la Russia e restando secondi solo a Qatar ed Australia.

Nello specifico, i mercati ai quali gli Stati Uniti hanno rivolto la loro attenzione sono, principalmente, Corea del Sud, Giappone, India, Singapore e Taiwan, alleati strategici nell’area dell’Asia/Pacifico dove l’Amministrazione Obama si sta impegnando a contenere la crescente influenza della Cina.

Tuttavia, un mercato interessante per gli Stati Uniti è anche l’Europa, dove la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per permettere ai Paesi dell’Unione Europea di diversificare le proprie forniture di gas e, così, decrementare la dipendenza energetica da Algeria, Russia e Medio Oriente.

L’Ucraina guarda all’Europa

Se l’Europa, seppur timidamente, guarda agli Stati Uniti, chi guarda all’Europa come fornitore di gas è l’Ucraina che, nella giornata di mercoledì, 13 Gennaio, ha avviato l’importazione di gas dalla Polonia mediante la compagnia Enerhiya Ukrayiny.

L’importazione, della portata di 20 Milioni di metri cubi all’anno, segue l’accordo che la compagnia energetica statale ucraina Naftohaz ha raggiunto proprio con la Polonia per trasportare in Ucraina gas proveniente dal Qatar tramite le infrastrutture polacche sul Mar Baltico.

Inoltre, l’Ucraina, che ha deciso di rinunciare all’importazione del gas dalla Russia come risposta all’annessione illegale russa della Crimea e all’occupazione armata del Donbas da parte dell’esercito di Mosca, ha già avviato l’importazione di gas russo acquistato in Germania, attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Slovacchia ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

GAS: LA POLONIA GUARDA ANCORA ALLA NORVEGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 7, 2013

La compagnia energetica polacca PGNiG preventiva la vendita del gas proveniente dai giacimenti norvegesi nel mercato tedesco e olandese in cambio di risorse energetiche e somme di danaro da reinvestire in progetti miranti alla diminuzione della dipendenza dalla Russia. Varsavia sempre attiva nell’importazione di gas liquefatto dal Qatar e USA.  

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Gas da collocare all’estero per garantire al Paese forniture diversificate di oro blu. Come riportato dal potale di informazione wnp.pl, il colosso energetico polacco PGNiG ha programmato la vendita di gas norvegese in mercati di Paesi UE in cambio di risorse economiche ed energetiche per la Polonia.

Particolare attenzione è stata riservata al giacimento Skarv, ubicato al largo delle coste occidentali della Norvegia, da cui è prevista la produzione di 43 Miliardi di metri cubi di gas.

L’avvio dello sfruttamento del giacimento Skarv, compartecipato dalla PGNiG all’11%, dal colosso norvegese Statoil per il 36,18%, da quello britannico British Petroleum per il 23,84%, e dalla joint-venture tedesco-norvegese E.On E&P Norge AS per il 28,08%, consentirà al colosso energetico polacco di aumentare la produzione di gas dalla Norvegia.

Come dichiarato dal Capo della PGNiG, Grzuna Piotrkowska-Oliwa, dinnanzi agli alti costi che si prefigurano per il trasporto del gas dalla Norvegia alla Polonia, il colosso energetico polacco destinerà il gas dello Skarv esclusivamente alla vendita nei mercati tedeschi e olandesi in cambio di risorse energetiche e pagamenti in denaro da reinvestire nel settore dell’oro blu.

La strategia della PGNiG risponde alla non facile situazione energetica della Polonia. Costretta a pagare prezzi alti per l’importazione di gas naturale dalla Russia – che copre l’89% del fabbisogno polacco – Varsavia ha sostenuto pienamente la politica energetica della Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di rogo blu accedendo ai giacimenti del Bacino del Caspio.

Inoltre, la Polonia ha avviato la costruzione di rigassificatori, come quello di Swinoujscie, in Pomerania, per importare considerevoli quantità di gas liquefatto da Qatar e USA.

La Polonia ha anche ipotizzato l’importazione di gas dalla Germania attraverso lo sfruttamento inverso del Gasdotto Yamal-Europa, per mezzo del quale la Russia ha veicolato gas in Occidente fino alla costruzione del Nordstream: conduttura realizzata da Mosca sul fondale del Mar Baltico per rifornire di gas direttamente il territorio tedesco, bypassando Paesi UE osteggiati dal Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

In ultimo, Varsavia, ha puntato sulla ricerca nel territorio nazionale di giacimenti di gas shale, incoraggiata dalle stime che presentano la Polonia come il primo Paese per possesso di serbatoi di oro blu non convenzionale.

Lo shale è un gas presente in rocce porose ubicate a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

Per effettuare gli studi necessari, il Governo polacco ha concesso licenze ad un pool di compagnie nazionali e statunitensi, tra cui la PGNiG, Tauron, Orlen, Chevron e ConocoPhilips.

Due proposte dei Governi polacchi per diversificare le forniture di gas

Per la Polonia, non è la prima volta che la Norvegia viene considerata una scialuppa di salvataggio energetica. Nel 2006, sotto i Governi conservatori guidati dal Partito Diritto e Giustizia, l’ex-Premier, Jaroslaw Kaczynski, ha ipotizzato l’avvio dell’importazione diretta di gas dalla Norvegia per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia.

Con la salita al potere dei cristiano-democratici della Piattaforma Civica, nel 2007, l’attuale Primo Ministro, Donald Tusk, ha interrotto il progetto norvegese perché troppo costoso, ed ha preferito allineare la politica energetica della Polonia a quella della Commissione Europea, valorizzando la possibilità di importare gas liquefatto da Asia ed Oltreoceano, ed oro blu naturale da Azerbaijan e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

GAS: LA CINA VUOLE LO SHALE

Posted in Cina, Guerra del gas by matteocazzulani on December 30, 2012

Accordo tra il colosso cinese Sinopec è quello USA ConocoPhilips per lo sfruttamento di oro blu non-convenzionale in territorio cinese. Pechino intenzionata a seguire l’esempio di India, Corea del Sud e Singapore.

L'ubicazione dei giacimenti di gas shale in Cina

L’ubicazione dei giacimenti di gas shale in Cina

Se tanta è la sete di gas è bene affidarsi all’esperienza per stringere un’alleanza finalizzata a sviluppare il potenziale energetico nazionale. Nella giornata di martedì, 25 Dicembre, il colosso energetico Sinopec Corporation e quello americano ConocoPhilips hanno firmato un accordo per lo sfruttamento del gas shale in Cina.

Come riportato dall’agenzia Xinhua, i due colossi energetici hanno avviato un programma di studi nella regione di Sichuan e nel blocco di Qijang. Inoltre, la ConocoPhilips aiuterà la Sinopec a sviluppare tecniche di sviluppo e sfruttamento del gas shale.

La decisione della Cina di sfruttare i giacimenti di gas shale ubicati sul suo territorio è legata al crescente fabbisogno di energia che Pechino continua a registrare negli ultimi tempi.

In seguito al mancato accordo con la Russia per l’aumento delle forniture di gas per motivi contrattuali, la Cina ha puntato sull’esportazione di carburante dal Turkmenistan: il quanrto Paese esportatore di gas al mondo, in cui Pechino controlla azioni in diversi giacimenti del Paese.

Gli Stati Uniti d’America rappresentano l’avanguardia nello sfruttamento dello shale. Con l’avvio della commercializzazione del gas non-convenzionale, gli USA hanno aumentato esponenzialmente le esportazioni di oro blu, ed hanno insidiato il primato finora detenuto dalla Russia.

Particolari benefici in Asia dall’incremento delle esportazioni USA è stato registrato da India, Corea de Sud e Singapore, con cui Washington ha firmato contratti per la vendita di gas shale liquefatto.

L’accordo tra la Sinopec e la ConocoPhilips, seppur non ai livelli degli altri Paesi asiatici, permette anche alla Cina di beneficiare dell’esperienza USA nello sfruttamento di gas non convenzionale.

Un’opportunità anche per l’Europa

Noto anche come Gas di Scisto, lo shale è un carburante ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi attuate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo studi, notevole è la presenza di giacimenti shale anche in Europa, dove Polonia, Gran Bretagna, Germania, Lituania e Romania hanno dato avvio a studi per accertare l’effettiva presenza.

Ad ostacolare lo sfruttanti dello shale in Europa, che è stato vietati in Bulgaria e Francia, sono le lobby ecologiste e la Russia, che comprendo il fabbisogno UE per il 40%, èintenzionata a mantenere la propria egemonia energetica, e quindi anche politica, sul Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

Gli USA lasciano l’Africa per puntare sullo shale in patria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 23, 2012

Il colosso energetico ConocoPhilips cede ad enti indonesiani e russi il controllo di giacimenti di greggio nel continente africano per concentrarsi sull’oro blu non convenzionale negli Stati Uniti. La crescita di Washington come Paese esportatore di carburante.

Un notevole disinvestimento dal continente nero per puntare tutto sul gas non convenzionale di casa propria. Nella giornata di lunedì, 18 Dicembre, il colosso energetico USA ConocoPhilips ha venduto tre dei giacimenti di greggio finora controllati in Algeria alla compagnia indonesiana Petramina.

L’operazione, dalla portata di 1,75 milioni di Dollari, rientra in un progetto ben più ampio che, come riportato da Gazeta Wyborcza, ha visto già in passato la vendita di azioni di giacimenti di greggio in Africa da parte di compagnie statunitensi ad enti energetici russi, come la Lukoil, con cui la ConocoPhilips ha stretto un’alleanza strategica.

La ragione del disimpegno USA nel mercato energetico africano e dettata dalla necessita di investire nello sfruttamento di giacimenti di gas shale negli Stati Uniti d’America.

La ConocoPhilips, assieme ad altri colossi USA come ExxonMobil e Chevron, hanno avviato di recente lo sfruttamento di gas non convenzionale in molti degli Stati USA, Texas e Pennsylvania in primis.

Lo shale e un gas presente in rocce porose poste a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno notevolmente aumentato le esportazioni nazionali, insediando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan nella classifica mondiale dei Paesi esportatori di oro blu.

Gli Stati Uniti d’America hanno firmato contratti importanti con Corea del Sud, Singapore ed India per l’esportazione in Asia dello shale liquefatto.

L’Amministrazione democratica del Presidente Barack Obama, e la minoranza repubblicana, hanno anche sostenuto l’avvio delle esportazioni di shale a buon mercato in Europa, per permettere all’UE di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas naturale della Russia.

I norvegesi interessati allo shale USA

A testimoniare il reale potenziale energetico degli Stati Uniti e anche l’impegno del colosso norvegese Statoil che, giovedì 20 Dicembre, ha rilevato il controllo negli USA per 590 Milioni di Dollari del giacimento di gas shale Marcellus.

L’operazione non e l’unica dimostrazione di interesse del colosso norvegese negli Stati Uniti: Statoil già controlla giacimenti di shale in Ohio, Virginia Occidentale, Montana, Texas e Nord Dakota.

Il colosso Norvegese ha inoltre pianificato entro il 2020 l’aumento dello sfruttamento di carburante non convenzionale in Nordamerica fino a 500 Mila barili all’anno.

Matteo Cazzulani

Più Polonia e meno USA per la ricerca di shale in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 10, 2012

Il colosso statunitense ExxonMobil vende le azioni per la ricerca di gas non-convenzionale in Podlasia alla compagnia polacca Orlen. L’importanza dello shale per l’indipendenza energetica UE

Due partite incrociate si fronteggiano per lo sfruttamento dello shale in Europa. Nella giornata di Giovedì, 6 Dicembre, il colosso energetico USA ExoxonMobil ha ceduto le quote di compartecipazione della gestione di due giacimenti di gas shale alla compagnia polacca Orlen.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’acquisto da parte della compagnia polacca del controllo del giacimento, ubicato nella regione della Podlasia, consente alla Orlen di rafforzare il suo ruolo nella ricerca dello shale in Polonia.

Con i suoi dieci giacimenti, la Orlen possiede la maggior parte dei giacimenti polacchi, e rinsalda la cooperazione con la prima compagnia energetica di Polonia, la PGNiG, nella ricerca di gas non convenzionale nel territorio nazionale.

In aggiunta allo scenario polacco, la vendita delle azioni di controllo dei giacimenti shale della Podlasia e dettata anche da una questione inerente al mercato interno USA.

Con la sua dipartita, il colosso ExxonMobil ha lasciato campo libero in Polonia alle compagnie statunitensi Chevron e ConocoPhilips: unici due enti di oltreoceano ammessi dal Governo della Polonia a collaborare con le due compagnie polacche.

Dal canto suo, la ExxonMobil ha puntato a rafforzare la sua presenza in Russia con la firma di accordi per lo sfruttamento di giacimenti di gas e greggio naturale nel fondale dell’Oceano Artico con i monopolisti nazionali russi dell’energia Rosneft e Gazprom.

La Polonia, dipendente per l’89% delle forniture nazionali di gas dalla Russia, ha avviato un piano di diversificazione degli approvvigionamenti di oro blu attraverso la costruzione di rigassificatori per importare LNG da Stati Uniti d’America, Qatar e Norvegia.

Inoltre, Varsavia ha avviato l’individuazione di giacimenti di shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Com lo sfruttamento dello shale, gli USA hanno scavslcato Russia, Iran e Qatar comd primo Paese esportatore di gas al Mondo.

Secondo studi, la Polonia possiede il più grande e capiente giacimento di gas shale in Europa, capace di rendere Varsavia energicamente indipendente.

Matteo Cazzulani

GAS: L’INDIA RAFFORZA LA PARTNERSHIP CON GLI USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 2, 2012

Il colosso indiano ONGC e quello statunitense ConocoPhilips danno il via ad una collaborazione modale per la ricerca dello shale. Nuova Delhi sostiene anche la costruzione di quattro rigassificatori

Il posizionamento energetico dell'India

Il posizionamento energetico dell’India

Gas non convenzionale per una potenza emergente che ha sete di energia. Nella giornata di venerdì, 29 Dicembre, il colosso indiano ONGC ha firmato un accordo con il colosso USA ConocoPhilips per l’individuazione, lo studio e lo sfruttamento di giacimenti di gas non convenzionale in India, Sudamerica e in altre parti del Mondo.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, l’India, per via della composizione geologica del suo sottosuolo, presenta vaste aree in cui è possibile la presenza di gas shale. Per soddisfare la crescente sete di energia, Nuova Delhi ha puntato molto sullo sfruttamento di gas non convenzionale come, per l’appunto, lo shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un tipo di gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking. Ad oggi, lo shale è regolarmente estratto in Nordamerica, ed ha permesso agli Stati Uniti di diventare il primo Paese esportatore di gas al Mondo, scavalcando nel rating mondiale Russia, Iran e Qatar.

Proprio gli Stati Uniti ricoprono un ruolo fondamentale per la politica energetica dell’India. Washington negli ultimi anni ha siglato accordi con Nuova Delhi per la vendita di diversi metri cubi all’anno di gas shale liquefatto.

A testimonianza del successo della cooperazione tra India e Stati Uniti è la notizia diffusa al portale Natural Gas Asia, secondo cui la compagnia indiana ha avviato la costruzione di quattro rigassificatori per aumentare la portata delle importazioni di oro blu.

La Guerra Fredda del Gas in Asia

Oltre che con l’India, gli Stati Uniti d’America hanno stabilito una partnership anche con la Corea del Sud, la cui compagnia energetica E1 si è impegnata ad acquistare 180 Mila tonnellate di gas liquefatto dagli USA.

Differente è il posizionamento del Giappone, che per soddisfare il fabbisogno di gas ha puntato su un ampio ventaglio di fornitori che va dall’Australia al Qatar fino alla Russia.

In cambio della compartecipazione nel Southstream – gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas naturale della Russia – il Giappone ha ottenuto dal Cremlino il prolungamento del gasdotto Siberia Occidentale-Oceano Pacifico fino alla località di Kozmino.

Chi in Asia è in cerca di più energia è anche la Cina, che si è affidata allo sfruttamento dei giacimenti di gas del Turkmenistan – presso i quali Ashgabat ha concesso a compagnie cinesi l’acquisto di un alto numero di azioni azioni – e al trasporto diretto a Pechino dell’oro blu proveniente dal quarto produttore di gas naturale al Mondo.

La scelta del Turkmenistan è stata per la Cina una mossa obbligata dopo che le trattative con la Russia per le forniture di gas si sono arenate per via delle differenti posizioni sull’aspetto contrattuale.

Un segno di distensione è stato dato dal Premier cinese, Wen Jabao, che, come riportato dal Business Times, ha dichiarato di voler riaprire il tavolo delle trattative con Mosca.

Oltre che sugli aspetti tariffari – la Russia non è disposta a concedere a Pechino un prezzo basso – Mosca e Pechino sono divise anche sulla costruzione di un gasdotto deputato al trasporto del gas dal territorio russo a quello cinese.

Matteo Cazzulani

GAS: POLONIA E ROMANIA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 19, 2012

Il colosso nazionale polacco PGNiG dichiara positivo l’esito dello sfruttamento di shale in Pomerania. In Romania un referendum per risolvere una controversia politica tra il Presidente e il Premier.

Il primo ministro polacco, Donald Tusk

La decisione della Polonia e la consultazione popolare della Romania determinano l’avanzamento dello sfruttamento di gas non convenzionale in Europa. Nella giornata di venerdì, 17 Novembre, il colosso energetico polacco PGNiG, ha dichiarato di avere eseguito con successo le prime operazioni di individuazione di gas shale nel giacimento di Opalino, in Pomerania.

Come riportato dal capo della PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’individuazione di gas non convenzionale a 3 mila metri di profondità ipotizza la presenza di shale anche negli altri giacimenti individuati nella regione.

Per il loro sfruttamento, il governo polacco ha concesso diritti di studio alle principali compagnie polacche – PGNiG, Lotos, Orlen, Tauron, KGHM, PGE ed Enea – e ai colossi statunitensi ConocoPhilips e Chevron.

Secondo diverse rilevazioni, la Polonia possiede la più grande riserva di gas shale in Europa in un giacimento esteso nelle sue regioni orientali, tra il sud della Masovia, il voivodato di Lublino e la Ciscarpazia. Inoltre, un altro giacimento è stato individuato in Pomerania, nella Polonia nord-occidentale.

La questione del gas non convenzionale sarà presto affrontata anche in Romania, dove un referendum servirà a porre fine ad una querelle politica tra l’Amministrazione Presidenziale ed il Governo.

Presso la città di Mangallia, dove è stata programmato l’avvio di lavori di individuazione di gas shale, il prossimo 9 Dicembre, in concomitanza con le Elezioni Parlamentari nazionali, si svolgerà un referendum locale per approvare l’avvio delle operazioni.

L’Amministrazione del Presidente Traian Basescu, un moderato che ha adottato una politica energetica basata sulla diversificazione degli approvvigionamenti, ha già concesso al colosso USA Chevron i diritti di studio.

Il Premier Victor Ponta, un socialista che ha cavalcato l’onda verde, ha tuttavia posto una moratoria sullo sfruttamento dello shale, e ha sostenuto il rafforzamento dei rapporti con la Russia.

Lo shale già usato in Nordamerica

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas situato in rocce porose poste ad alta profondità, estraibile con tecniche sofisticate di cracking e drillling orizzontale, ad oggi praticate con successo solo in Nordamerica – al punto che grazie allo shale gli USA diventeranno il primo Paese esportatore di gas al mondo.

Grazie allo sfruttamento dello shale, la Polonia potrebbe diventare totalmente autonoma dalla dipendenza dal gas russo, ed aiutare, assieme alla Romania, in maniera sensibile l’Unione Europea a diminuire il legame dalle forniture energetiche della Russia.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA OTTIENE GLI SCONTI RICHIESTI DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, abbassa il tariffario imposto al colosso polacco PGNiG ai livelli di mercato. Decisivo il ricorso iniziato da Varsavia nei confronti di Mosca presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, e l’indagine ufficiale aperta dalla Commissione Europea nei confronti del Cremlino per condotta anti-concorrenziale.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

La linea dura, a volte, sembra sistemare le questioni più dirimenti, ma attenzione alle contropartite che certe concessioni possono implicare. Nella giornata di lunedì, 5 Novembre, il colosso energetico polacco, PGNiG, ha ottenuto uno sconto per le forniture di gas da parte del monopolista russo, Gazprom.

Secondo quanto riportato dal Capo di PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’accordo è stato trovato nell’ambito del rinegoziato di alcune clausole del Trattato di Yamal, che regola le relazioni energetiche tra Varsavia e Mosca.

In particolare, il colosso polacco ha ottenuto uno sconto per il gas importato dalla Russia – 10,2 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 60% del fabbisogno nazionale – di circa il 10%, ed ha livellato il tariffario per l’acquisto di oro blu ai prezzi di mercato.

Inoltre, come riportato dal portale wnp, il colosso polacco ha ottenuto dal monopolista russo la restituzione della quota versata nelle casse di Gazprom dal 2011 in sovrapprezzo rispetto al tariffario di mercato.

Soddisfazione per l’operazione è stata dichiarata dal Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, che ha sottolineato come le parti abbiano raggiunto un accordo grazie alla volontà condivisa di collaborare nel settore energetico.

La concessione di sconti da parte di Gazprom chiude un contenzioso politico e giudiziario durato circa un anno.

Nel Febbraio del 2012, PGNiG ha esposto ricorso contro il monopolista russo per l’applicazione di un tariffario ingiusto, che ha costretto la Polonia a pagare per il gas russo un prezzo superiore rispetto agli altri Paesi UE, come Germania, Italia e Francia: Stati notoriamente stretti alleati del Cremlino sul piano energetico.

Inoltre, a dare manforte all’azione del colosso polacco è stata l’apertura da parte della Commissione Europea, nel Settembre 2012, di un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale e mancato rispetto delle leggi UE in materia di libera concorrenza e lotta ai monopoli.

Un’immediata conseguenza dalla risistemazione del tariffario sarà in primis avvertita dai cittadini polacchi, che non saranno costretti a far fronte all’incremento della bolletta per il gas previsto per il 2013.

Come dichiarato dal Ministro del Tesoro polacco, Mikolaj Budzianowski, il risparmio all’anno per le casse della Polonia, che si aggira attorno ai 3 Miliardi di Zloty, è dovuto anche alla riduzione del consumo del gas russo prevista per i prossimi mesi: dagli attuali 10 Miliardi di metri cubi all’anno a “soli” 8,5.

Le probabili ripercussioni per la sicurezza energetica europea

Oltre al risvolto economico, la tregua raggiunta tra PGNiG e Gazprom potrebbe provocare ripercussioni sul piano geopolitico. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il monopolista russo, è interessato a compartecipare in progetti comuni con Varsavia, come la costruzione di centrali elettriche alimentate a gas in Polonia, o la creazione di strette partnership in determinati ambiti con PGNiG.

Come sottolineato dal Vicepresidente del colosso polacco, Radoslaw Dudzinski, non è escluso nemmeno un legame tra la concessione di sconti sulle tariffe per il gas e l’ampliamento del gasdotto Yamal-Europa.

Questa conduttura, realizzata dalla Russia negli anni Novanta per trasportare gas in Germania transitando per il territorio della Polonia e della Bielorussia, è tornata in auge dopo i problemi di funzionamento riscontrati dal Nordstream: gasdotto sottomarino costruito nel maggio 2012 dal Cremlino per inviare oro blu russo direttamente in Germania, bypassando stati UE come Polonia e Paesi Baltici.

Oltre che ad un calcolo legato alla politica dei gasdotti della Russia, la concessione di sconti al colosso polacco da parte di Gazprom può essere letta anche come una mossa orientata ad impedire a Varsavia la prosecuzione della costruzione di terminali LNG e, nel contempo, la continuazione dei lavori per l’individuazione e lo sfruttamento di gas non convenzionale nel proprio territorio.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, la Polonia, coerentemente con le direttive della Commissione Europea, ha progettato la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania, per l’importazione di oro blu liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Di pari passo, la Polonia ha rilasciato ad una serie di compagnie nazionali e statunitensi – PGNiG, Lotos, Orlen, Chevron e ConocoPhilips – concessioni per l’individuazione di giacimenti di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, la cui estrazione richiede tecniche sofisticate, ad oggi utilizzate solo in Nordamerica.

Secondo le stime, in Polonia si trova il più capiente giacimento di gas non convenzionale in Europa, che, se sfruttato, consentirebbe all’UE di rinunciare alle importazioni di gas naturale dalla Russia.

Matteo Cazzulani

La Francia divisa sullo shale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 21, 2012

Il Presidente francese, Francois Hollande, contrario ai lavori per lo sfruttamento di gas non convenzionale, sostenuto da una parte consistente del governo socialista, tra cui l’imprenditore Louis Gallos. In Polonia, i colossi ConocoPhilips e Chevron investono nello scisto nel più capiente bacino europeo.

L’indecisione francese e la determinazione polacca sono gli approcci che caratterizzano la ricerca dello shale gas in Europa. Nella giornata di venerdì, 19 Ottobre, il Presidente francese, Francois Hollande, ha dichiarato la sua contrarietà al rapporto dell’imprenditore Louis Gallois, incaricato di guidare la politica degli investimenti del governo socialista transalpino.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, Gallois, ex top manager della compagnia EADS e della ferroviaria SNCF – note per la produzione rispettivamente dell’Airbus e del treno veloce TGV – ha sostenuto ufficialmente la necessita per Parigi di sfruttare i giacimenti nazionali di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale e un tipo di oro blu ubicato in rocce porose di alta profondità, la cui estrazione richiede tecniche sofisticate ad oggi adoperate solo negli Stati Uniti d’America: unico Paese estrattore ed esportatore di oro blu non convenzionale.

Secondo rilevazioni delle principali compagnie specializzate statunitensi, la Francia possiede il secondo giacimento dopo la Polonia in termini di quantità di gas shale in Europa.

Tuttavia, lo scorso Settembre il Presidente Hollande ha messo in mora lo sfruttamento dello shale, de facto provocando una frattura interna al governo socialista con la fazione favorevole all’avvio dello sfruttamento di oro blu non convenzionale che fa capo a Gallois.

Due colossi USA per lo shale in Polonia

Chi invece ha le idee chiare e la Polonia, che ha avviato la ricerca di gas shale nel proprio territorio concedendo diritti a un pool di compagnie nazionali, tra cui il colosso del gas PGNiG, ed alcuni enti stranieri.

Come riportato dal Wall Street Journal, nel progetto sono entrati anche i due colossi USA ConocoPhilips e Chevron CVX. La seconda delle due major americane ha affittato un quartiere generale a Varsavia, mentre la prima ha trasferito in Polonia l’esperto di gas shale Dan Robinson.

La partecipazione dei due enti americani – leader nella compravendita del greggio – nei lavori per lo shale polacco e una risposta alla decisione della ExxonMobil, un’altra major americana che, dopo i primi tentativi poco incoraggianti, ha deciso di abbandonare la Polonia e i piani sullo shale.

Matteo Cazzulani