LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Mentre Putin provoca la NATO in Turchia Obama guarda al Pacifico

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on October 6, 2015

Velivoli di categoria SU-30 e SU-24 dell’aviazione russa violano lo spazio aereo turco. Condanna della NATO all’accaduto e all’intervento militare della Russia in Siria a sostegno del regime di Assad



Varsavia – Se non sono gli inizi di una nuova Guerra Mondiale -un conflitto che Papa Francesco ha definito come frammentato in diversi scenari in diverse aree del Mondo- poco ci manca. Nella giornata di sabato, 3 Ottobre, e Domenica, 4 Ottobre, velivoli militari russi di categoria SU-30 e SU-24 hanno violato lo spazio aereo della Turchia nei pressi della regione di Hatay, ai confini con la Siria.

I velivoli russi, intercettati e scortati fino al confine da aerei dell’esercito turco, sono impegnati nelle operazioni di guerra che la Russia ha avviato in Siria contro l’opposizione al regime del dittatore siriano, Bashar Al Assad, e, solo nominalmente, contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL.

Pronta è stata la risposta della Turchia, il cui Ministero degli Affari Esteri ha richiesto, ed ottenuto, una riunione urgente della NATO che, con una nota ufficiale, ha definito l’atteggiamento dell’aviazione militare russa come “irresponsabile”, ed ha invitato la Russia a chiarire immediatamente l’accaduto.

Inoltre, la NATO ha condannato i bombardamenti effettuati dall’esercito russo nelle città di Hama, Homs e Idlib, roccaforti dell’opposizione al regime di Assad che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha sempre dichiarato di sostenere apertamente.

La violazione dello spazio aereo della Turchia rappresenta una vera e propria provocazione della Russia alla NATO, che ben rende l’idea delle reali intenzioni che hanno mosso Putin ad intervenire in Siria, ossia una prova di forza con l’Occidente.

Da molto tempo, l’aviazione militare russa sta ripetutamente violando lo spazio aereo di Paesi NATO e dell’Unione Europea, come Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Gran Bretagna, con azioni simili a quelle attuate in Turchia.

Inoltre, l’entrata della Russia nel conflitto siriano ha reso palese la nascita di un’alleanza tra Putin, l’Iran e l’organizzazione terroristica libanese Hetzbollah per sostenere il regime di Assad in Siria.

D’altro canto, gli Stati Uniti d’America hanno creato una coalizione composta da Gran Bretagna, Francia, Germania, Qatar, Turchia e Arabia Saudita che, dal Settembre 2014, è impegnata a bombardare le postazioni ISIL in Siria e Iraq, senza colpire l’opposizione al regime di Assad.

Da parte sua, la Turchia sta attuando bombardamenti mirati non tanto all’ISIL, ma sopratutto ai militari curdi che, sostenuti dagli Stati Uniti e dall’Occidente, stanno coraggiosamente resistendo all’avanzata dell’ISIL nella regione.

Nel quadro occorre aggiungere anche Israele, l’unica democrazia della regione che, dinnanzi allo scarso impegno militare dell’Occidente nella questione siriana, ha concordato con la Russia zone di azione per evitare scontri tra velivoli russi ed israeliani.

Obama conclude la Partnership Trans Pacifica

Oltre che dalla preoccupazione di Israele, la scarsa attenzione degli USA nella regione è stata dimostrata con la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo per l’abbattimento delle barriere doganali raggiunto, sempre nella giornata di lunedì, 5 Ottobre, tra gli USA e altri 12 Paesi della regione del Pacifico, quali Canada, Australia, Cile, Perù, Nuova Zelanda, Vietnam, Filippine, Giappone, Messico, Brunei, Malesia e Singapore.

Il TPP, un successo politico del Presidente statunitense, Barack Obama, che interessa il 40% dell’economia mondiale, segna il definitivo cambio di fronte della diplomazia USA, ora orientata verso la regione dell’Asia/Pacifico e non più verso l’Europa e il Medio Oriente.

Infatti, il TPP, che deve essere ora ratificato dal Congresso statunitense e dai Parlamenti nazionali dei Paesi interessati, è stato anticipato da accordi militari tra gli USA, Corea del Sud e Giappone, che hanno stabilito garanzie di difesa ai sudcoreani e consentito all’esercito nipponico di potere intervenire in difesa degli Stati Uniti in caso di aggressione da parte di Cina o Corea del Nord.

Con gli USA impegnati quasi interamente nell’Asia/Pacifico, Putin ha ora campo libero per rendere la Russia un attore principale della geopolitica in Medio Oriente e in Europa, dove la sicurezza militare dell’Unione Europea è, senza una NATO forte a trazione statunitense, a serio repentaglio.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Trans Atlantici

@MatteoCazzulani

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Ucraina: Tusk e Merkel ancora moderatamente duri con Putin

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on April 28, 2015

Durante il vertice UE-Ucraina ed il summit intergovernativo tra Polonia e Germania il Presidente del Consiglio Europeo ed il Cancelliere tedesco sostengono la necessità di mantenere le sanzioni alla Russia. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, richiede aiuto finanziario, politico ed umanitario e la liberalizzazione dei visti

Kyiv chiama, Varsavia risponde, e forse anche Berlino. Nella giornata di martedì, 27 Aprile, a Kyiv, durante il vertice Unione Europea-Ucraina, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha invitato la Russia a mantenere gli impegni presi per garantire la pace nelle regioni orientali ucraine, nelle mani di miliziani pro-russi da oramai più di un anno.

Tusk, che prima del summit ha reso omaggio alle vittime della Rivoluzione della Dignità -il movimento democratico ucraino che, tra il Novembre 2013 e il Febbraio 2014, ha portato alla caduta del regime autoritario di Viktor Yanukovych- ha sottolineato come ogni armamento russo debba essere evacuato dal territorio dell’Ucraina, così come stabilito dagli Accordi di Minsk.

D’altro canto, Tusk, come riportato da una nota ufficiale, ha ricordato al Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, e al Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, la necessità di approntare riforme urgenti per riformare le finanze del Paese e combattere la corruzione, al fine di adattare gli standard economici, sociali e politici di Kyiv a quelli dell’Unione Europea.

Da parte sua, il Presidente Poroshenko ha richiesto all’Unione Europea assistenza a livello politico, finanziario ed umanitario, ed ha ribadito che l’Ucraina punta ad ottenere dall’UE la liberalizzazione del regime dei visti per consentire ai cittadini ucraini di viaggiare liberamente nell’area Schengen.

In linea con le posizioni di Tusk sono risultate quelle espresse dal Premier polacco, Ewa Kopacz, durante il summit intergovernativo tra Polonia e Germania, avvenuto, a Varsavia, in contemporanea con il vertice di Kyiv.

La Kopacz, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha ritenuto inappropriata l’idea di allentare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia dopo l’aggressione militare all’Ucraina, così come invece proposto da Paesi alleati di Mosca in seno all’UE, come Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia ed Italia.

Pronta è stata la riposta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha giudicato necessario mantenere in vigore le sanzioni alla Russia fino alla completa realizzazione delle clausole dell’Accordo di Pace di Minsk.

Inoltre, la Merkel si è detta convinta che le sanzioni alla Russia si manterranno per molti mesi, dal momento in cui il completo rispetto delle clausole dell’Accordo di Minsk richiede molto tempo.

Il Formato Ginevra meglio del Formato Normandia

I vertici di Kyiv e Varsavia hanno dimostrato come l’Europa stia riuscendo a mantenere una posizione risoluta sulla questione Ucraina nei confronti della Russia, nonostante i Paesi filorussi ritengano che, in fondo, il Presidente russo, Vladimir Putin, vada perdonato per la sua condotta aggressiva in territorio ucraino, in piena violazione degli accordi internazionali.

Tuttavia, la posizione, seppur unitaria, dell’Unione Europea resta pur sempre troppo debole, dal momento in cui le sanzioni si stanno rivelando non sufficienti per arrestare l’aggressività di Putin, sopratutto preso atto del recente concentramento delle truppe russe nei pressi della città ucraina di Mariupol.

Da un lato, l’Unione Europea dovrebbe fare propria la richiesta del Congresso degli Stati Uniti che, in maniera bipartisan, ha invitato il Presidente statunitense, Barack Obama, a rifornire l’esercito ucraino di armamenti, così da consentire all’Ucraina la possibilità di difendere i propri confini da un esercito, quello della Russia, tecnicamente e tatticamente superiore.

Dall’altro, l’Unione Europea deve premere per il superamento del Formato Normandia: un gruppo di contatto, che finora ha portato all’approvazione degli Accordi di Minsk, composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia.

In alternativa, l’Unione Europea deve supportare la discussione delle trattative secondo il Formato di Ginevra, che, oltre a quelle di Ucraina e Russia, prevede la partecipazione anche di Stati Uniti ed Unione Europea.

Infine, l’Unione Europea deve rafforzare la presenza della NATO in Europa Centrale, così da dimostrare a Putin che ogni forma di aggressione militare a Paesi dell’Alleanza Atlantica può portare ad un conflitto aperto con un Occidente che non teme il confronto quando si tratta di difendere Democrazia e Libertà nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

Obama incorona Tusk principale interlocutore europeo degli USA

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on March 11, 2015

Il Presidente statunitense favorevole ad una posizione risoluta di Stati Uniti ed Unione Europea nei confronti della Russia. L’incontro con il Presidente del Consiglio Europeo è un segnale di disapprovazione della linea morbida adottata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Presidente francese, Francois Hollande.

Il bastone e la carota per cercare di fermare l’aggressione della Russia all’Ucraina e, possibilmente, all’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 9 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha ricevuto alla Casa Bianca il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

Durante l’ incontro, Obama, dopo avere dichiarato l’intenzione di implementare le trattative per la finalizzazione dell’accordo di Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- ha espresso la necessità che Stati Uniti ed Unione Europea collaborino per fare fronte all’aggressione militare russa, e per garantire la sovranità territoriale dell’Ucraina. 

Il Presidente statunitense ha poi invitato l’Occidente a mantenere le sanzioni economiche applicate alla Russia dopo l’occupazione delle regioni orientali dell’Ucraina e della Crimea, ed ha invitato Stati Uniti ed Unione Europea a monitorare il comportamento dell’esercito russo in territorio ucraino.

Da parte sua, Tusk, che ha scelto Washington come prima visita ufficiale all’estero da Presidente del Consiglio Europeo, ha lamentato non solo l’aggressione militare della Russia nei confronti dei Paesi confinanti con l’Unione Europea, ma ha anche sottolineato come Mosca si avvalga massicciamente della propaganda per disunire l’Occidente.

Inoltre, il Presidente del Consiglio Europeo ha accolto l’invito di Obama affinché Stati Uniti ed Unione Europea collaborino sia sulla pronta finalizzazione del TTIP che sulla questione ucraina, ed ha illustrato la necessità di una stretta partnership tra l’Amministrazione Presidenziale statunitense e l’Europa anche per quanto riguarda la lotta al terrorismo islamico in Libia.

Oltre alla mera comunione di vedute tra Obama e Tusk, l’incontro tra il Presidente statunitense ed il Presidente del Consiglio Europeo rappresenta un chiaro segnale lanciato dall’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America ai leader europei in merito alla necessità di una politica più coraggiosa nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Non a caso, Obama, durante l’incontro con Tusk, ha chiaramente contestato l’inefficacia della linea morbida adottata nei confronti della Russia da parte del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Presidente francese, Francois Hollande, che si sono sempre opposti alla possibilità di fornire armi all’esercito ucraino apertamente sostenuta dall’Amministrazione Presidenziale statunitense, dal Congresso USA, e da alcuni Paesi dell’Unione Europea come Gran Bretagna e Polonia.

Come riportato dall’autorevole Economist, Tusk, ex-Premier della Polonia che ben conosce l’atteggiamento della Russia in ambito internazionale, è visto da Obama come uno degli esponenti politici su cui l’Amministrazione Presidenziale statunitense può contare in Europa per mantenere alta l’attenzione dinnanzi alla crescente aggressività militare di Mosca.

Un altro leader europeo su cui Obama può contare per mantenere l’unità dell’Occidente dinnanzi all’aggressione militare della Russia è il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il cui Ministro degli Esteri, Philip Hammond, ha lamentato pubblicamente più di cento violazioni dello spazio aereo britannico da parte di velivoli militari russi durante il 2014.

Come pronta riposta alle continue provocazioni militari da parte di Putin, che oltre alla Gran Bretagna interessano anche altri Paesi NATO, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, Hammond ha rafforzato lo stato di allerta dei Servizi Segreti britannici.

Inoltre, come poi attuato anche dalla Polonia, la Gran Bretagna ha disposto l’invio di personale militare in Ucraina per addestrare l’esercito ucraino ed aiutare le forze armate di Kyiv a controbilanciare la superiorità tecnica e militare della Russia.

Il dilemma Renzi

Oltre alla linea troppo morbida manifestata da Merkel e Hollande, influenzati dai legami economici, culturali ed energetici che la Russia ha abilmente saputo tessere con Berlino e Parigi sin durante l’epoca sovietica, a motivare il rafforzamento dell’intesa tra Obama e Tusk è anche la recente visita a Mosca del Premier italiano, Matteo Renzi.

Con il suo incontro bilaterale con il Presidente russo, e sopratutto con la proposta di un coinvolgimento della marina militare russa nel Mediterraneo per contrastare l’ISIL in Libia, Renzi ha de facto interrotto l’isolamento politico di Putin che i leader Occidentali hanno attuato come risposta alla violazione della sovranità territoriale ucraina da parte della Russia, una mossa che Obama non sembra avere gradito.

Tuttavia, tenendo conto dei buoni legami che uniscono Obama e Renzi oramai da diversi anni, non è da escludere che la visita del Premier italiano a Mosca possa essere stata una sorta di investitura che l’ex-Sindaco di Firenze ha ottenuto dal Presidente statunitense per mantenere una sorta di dialogo aperto con Putin onde evitare la diffusione del conflitto all’interno dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani / Analista di Tematiche Trans Atlantiche / Twitter @MatteoCazzulani

Netanyahu incrementa il gap con Obama sull’Iran

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on March 4, 2015

Il Premier israeliano critica il Presidente statunitense per la politica troppo morbida nei confronti del regime di Teheran durante un discorso al Congresso degli Stati Uniti. I repubblicani sostengono Netanyahu, mentre i democratici difendono l’iniziativa di Obama.

Non è bastato abbassare i toni all’inizio di un discorso di 40 minuti circa, interrotto da più di 20 standing ovation, per evitare al Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di rendere ancora più profonda la divergenza politica con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Netanyahu, durante un discorso pronunciato presso il Congresso USA a Camere riunite, nella giornata di martedì, 3 Marzo, ha messo in guardia circa l’inefficacia di un accordo che gli Stati Uniti e l’Occidente stanno negoziando con l’Iran per limitare la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Netanyahu, senza svelare i dettagli dell’accordo che il Presidente Obama sta negoziando con l’Iran, ha ritenuto che i negoziati non garantiscono la rinuncia da parte di Teheran ai progetti di arricchimento dell’uranio.

In particolare, Netanyahu ha contestato la proposta di Obama di varare un accordo che vieta la proliferazione nucleare dell’Iran per dieci anni, un lasso di tempo che, secondo il Premier israeliano, non serve ad eliminare una volta per tutte la minaccia che Teheran rappresenta per la sicurezza nazionale di Israele.

Pronta è stata la risposta di Obama, che ha sempre sostenuto l’approccio morbido nei confronti dell’Iran come mezzo di successo per persuadere Teheran ad arrestare la proliferazione nucleare.

In una nota immediatamente successiva al discorso di Netanyahu, il Presidente statunitense ha dichiarato di non riscontrare alcuna proposta alternativa da parte del Premier israeliano.

Obama, un democratico, ha inoltre contestato la decisione della maggioranza repubblicana del Congresso di invitare Netanyahu a tenere un discorso alla vigilia della conclusione dei negoziati con l’Iran, ed ha sottolineato come la politica estera sia una stretta competenza dell’Amministrazione Presidenziale.

Reazione positiva al discorso di Netanyahu è stata espressa dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che similmente a molti suoi colleghi repubblicani ha ritenuto le parole del Premier israeliano chiare ed aderenti alla realtà nel descrivere la minaccia che l’Iran rappresenta per la sicurezza globale.

Opposto, invece, è stato il commento della Capogruppo dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, che, come riportato da Politico, ha ritenuto le critiche di Netanyahu ai negoziati intavolati da Obama un insulto alla capacità degli Stati Uniti di contrastare la proliferazione nucleare su scala globale.

Nelle scorse settimane, la questione iraniana ha coinvolto anche il Senato, dove una maggioranza bipartisan si è detta favorevole all’inasprimento delle sanzioni già imposte dagli USA all’Iran.

Ciò nonostante, sia Obama che il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, un conservatore come Netanyahu, hanno invitato i senatori statunitensi a non innalzare la tensione per permettere agli USA e all’Occidente la finalizzazione dei negoziati con il regime di Teheran.

Alle Elezioni Parlamentari israeliane probabile un ribaltone

La querelle originatasi negli Stati Uniti per via del discorso di Netanyahu al Congresso è legata al rapporto controverso tra il Premier israeliano ed Obama, tra cui non vi è mai stato un buon feeling.

Durante la campagna elettorale per le Presidenziali statunitensi del 2012, Netanyahu, nemmeno troppo velatamente, ha sostenuto la corsa dell’avversario di Obama, il candidato repubblicano Mitt Romney.

Obama, da parte sua, non ha mai fatto mistero di preferire per Israele una leadership diversa rispetto a quella di Netanyahu per via delle posizioni troppo conservatrici espresse dal Premier israeliano sopratutto in materia di politica estera.

Oltre a dividere lo spettro politico statunitense, con i repubblicani apertamente a sostegno del discorso del Premier israeliano e i democratici scettici sulla posizione del leader di Israele apertamente in contrasto con il Presidente Obama, Netanyahu ha anche giocato una carta pesante in vista delle imminenti Elezioni Parlamentari israeliane.

Secondo i più recenti sondaggi, il Likud, il partito conservatore di Netanyahu, è superato di una manciata di punti dall’Unione Sionista, la coalizione di centro-sinistra composta dal Partito Laburista e dalla forza politica di centrosinistra Hatnuah.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Ash Carter confermato Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on February 14, 2015

Un’ampia maggioranza al Senato conferma la nomina del tecnico vicino ai democratici voluto dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Capo del Pentagono. Professionalità ed indipendenza le qualità apprezzate anche dai repubblicani

Philadelphia – Un politico molto tecnico a Capo del Pentagono in un periodo in cui l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America ha ripreso un ruolo attivo in politica internazionale. Nella giornata di giovedì, 12 Febbraio, il Senato degli Stati Uniti ha approvato la nomina di Ash Carter a Segretario alla Difesa, dopo che, nella giornata martedì, 10 Febbraio, la Commissione Servizi Armati ne ha raccomandato l’approvazione all’unanimità.

La nomina di Carter, un tecnico politicamente vicino al Partito Democratico, ha ottenuto una maggioranza schiacciante di 93 Senatori, contro soli 5 contrari appartenenti all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano, che non hanno accettato il candidato proposto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, alla guida del Pentagono.

Già Vice Segretario alla Difesa durante la guida del Pentagono di Leon Panetta -il secondo Segretario alla Difesa dell’Amministrazione Obama- e Top Buyer del Dipartimento della Difesa sotto l’Amministrazione di Bill Clinton, Carter è stato apprezzato per la sua profonda conoscenza dell’apparato interno al Dipartimento, oltre che per la sua capacità di lettura delle tematiche legate a sicurezza e difesa originate dalla sua lunga esperienza.

Come riportato dal Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il voto favorevole a Carter del Partito Repubblicano è legato alla richiesta che il nuovo Segretario alla Difesa sia capace di incidere nelle decisioni di Obama in materia di difesa e sicurezza nazionale.

Claire McCaskill, esponente democratica presso la Commissione Servizi Armati del Senato, ha dichiarato che Carter è la persona giusta per ricoprire un ruolo in un settore, quello del Pentagono, chiamato a decisioni importanti in un periodo di rinnovato coinvolgimento in politica estera da parte dell’Amministrazione Obama.

Come riportato dall’autorevole Politico, il consenso bipartisan al nuovo Segretario alla Difesa è stato dimostrato dal clima nel quale l’audizione di Carter è avvenuta presso la Commissione Servizi Armati del Senato, durante la quale il candidato Segretario ha dimostrato di possedere una visione di politica estera e di difesa chiara ed autonoma.

Il predecessore di Carter, Chuck Hagel, un repubblicano vicino alle posizioni di Obama su questioni importanti come Iraq, Iran e Israele, ha invece dovuto passare un esame molto più attento da parte del Senato, che ha approvato la sua nomina con un’esigua maggioranza di 58 senatori contro 41 dopo diversi giorni di ostruzionismo da parte di esponenti dello stesso Partito Repubblicano.

Il nuovo Segretario subito al lavoro su bilancio ed Ucraina

Confermata la sua nomina, Carter, il quarto Segretario alla Difesa nominato da Obama, dopo il democratico Panetta e i repubblicani Hagel e Robert Gates, è ora chiamato ad assumere fin da subito il controllo del Dipartimento alla Difesa sia sul piano finanziario che politico.

Da un lato, il nuovo Segretario alla Difesa deve redigere e presentare il nuovo bilancio del Pentagono, cercando di evitare i tagli che l’Amministrazione Obama ha più volte ventilato.

Carter dovrà inoltre prodigarsi per l’acquisto degli armamenti necessari per rafforzare le strutture militari dell’esercito statunitense, chiamato sia ai raid mirati contro l’ISIL che alla difesa degli Stati Uniti in un’epoca di insicurezza globale legata al terrorismo.

Infine, come riportato dalla Reuters, il nuovo Segretario alla Difesa dovrà fare sentire la sua voce presso l’Amministrazione in merito a questioni di alta importanza, come il sostegno militare all’Ucraina e il posticipo del ritiro dell’esercito USA dall’Afghanistan, su cui Carter, a differenza di Obama, è apertamente a favore.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama chiede al Congresso un’autorizzazione leggera per continuare ad attaccare l’ISIL

Posted in USA by matteocazzulani on February 12, 2015

Il Presidente statunitense chiede un ok temporaneo per continuare gli attacchi mirati allo Stato Islamico e l’addestramento delle truppe irachene, ma senza alcun ingaggio via terra. Repubblicani e democratici tendenzialmente favorevoli, anche se non mancano i perplessi

Philadelphia – Equilibrio e flessibilità sono le parole d’ordine della richiesta di Autorizzazione di Uso della Forza Militare contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha presentato al Congresso nella giornata di mercoledì, 11 Febbraio.

Durante una conferenza stampa di presentazione della richiesta, Obama ha sottolineato la necessità di approvare il documento presso il Congresso per dare forza agli Stati Uniti nell’ambito dell’azione di opposizione all’ISIL che l’aviazione e l’esercito di terra statunitense stanno già compiendo, per mezzo di bombardamenti mirati ed addestramento delle truppe irachene, sulla base di un decreto esecutivo del Presidente.

La richiesta, un documento molto moderato, prevede la continuazione dei bombardamenti mirati e delle operazioni di addestramento delle truppe di terra irachene che l’esercito degli Stati Uniti sta già realizzando in collaborazione con gli altri 60 Paesi della colazione mondiale anti-ISIL.

Nello specifico, la richiesta di Obama non prevede alcun ingaggio da parte delle truppe di terra, ad eccezione di operazioni di salvataggio di personale statunitense e di assistenza logistica ad azioni compiute dagli alleati impegnati sul territorio.

Inoltre, la richiesta comprende una clausola che obbliga il Congresso a riesaminare il rinnovo dell’Autorizzazione non appena il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America si sarà insediato dopo la scadenza del mandato di Obama alla Casa Bianca.

La presentazione della richiesta al Congresso è stata decisa dal Presidente Obama dopo l’uccisione dell’ennesimo ostaggio statunitense da parte dell’ISIL, che ha già barbaramente ammazzato altri prigionieri di diversa nazionalità.

Tuttavia, la richiesta di Obama potrebbe non avere approvazione facile al Congresso, dal momento in cui lo scetticismo non manca sia tra i repubblicani che tra i democratici.

Lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, pur assicurando il voto favorevole dei repubblicani, ha dichiarato la propria perplessità in merito alla possibilità che la strategia di Obama, così come annunciata, possa portare al risultato prefissato.

Alcuni democratici liberali hanno invece criticato la strategia di Obama perché essa prevede il coinvolgimento delle truppe di terra, nonostante la filosofia generale del provvedimento sia stata improntata sul disimpegno dell’esercito USA sul piano terrestre.

Il Canada a fianco degli Stati Uniti

La mossa di Obama ha trovato la pronta risposta del Canada, uno degli alleati più stretti della coalizione anti-ISIL, che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha valutato l’ipotesi di prolungare la permanenza dell’esercito canadese in Iraq per proseguire le operazioni di training delle forze armate irachene.

Come riportato dal Ministro della Difesa del Governo conservatore canadese, Jason Kenney, il prolungamento del mandato non coincide tuttavia con l’autorizzazione all’ingaggio militare via terra, che il Canada, così come gli Stati Uniti, non intende avallare.

Come pronta risposta, l’opposizione del Nuovo Partito Democratico, forza partitica di orientamento socialdemocratico, ha contestato il Premier canadese, Stephen Harper, per avere esposto le truppe di terra canadesi a ripetuti incontri armati con le forze dell’ISIL.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Obama concede l’ultima chance alla Merkel con Putin

Posted in USA by matteocazzulani on February 10, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti supporta l’iniziativa diplomatica del Cancelliere tedesco ma lascia aperta la possibilità di rifornire di armi l’esercito ucraino. Cresce il sostegno del Congresso e degli Adviser di Obama al sostegno militare all’Ucraina

Philadelphia – Passi ancora la linea morbida, quella delle pacche sulle spalle e del timore reverenziale nei confronti del Presidente della Russia, Vladimir Putin, ma se la via diplomatica non dovesse arrestare l’aggressione militare Russia in Ucraina occorrerà cambiare verso, e la Germania si accollerà tutta la responsabilità del fallimento.

Questo è il messaggio lanciato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, durante un vertice bilaterale presso la Casa Bianca, nella giornata di lunedì, 9 Febbraio.

Pur di non rompere l’unità dell’Occidente, Obama ha dichiarato di sostenere l’iniziativa diplomatica che la Merkel ed il Presidente francese, Francois Hollande, hanno intrapreso nei confronti di Putin, nonostante ogni tentativo di mediazione con la Russia non abbia portato ad alcun miglioramento della situazione in Ucraina, dove miliziani pro-russi armati da Mosca stanno occupando le regioni dell’est ucraino.

Per questa ragione, il Presidente statunitense non ha escluso l’ipotesi di autorizzare l’invio di armi all’Ucraina per permettere agli ucraini di difendersi e di garantire l’inviolabilità dei confini nazionali, una conditio sine qua non che sia Obama che la Merkel hanno indicato come necessaria per il mantenimento della pace in Europa.

Tuttavia, la Merkel ha manifestato un’opinione differente da quella di Obama nel rifiutare categoricamente ogni invio di armi all’Ucraina, in quanto, secondo il Cancelliere tedesco, il gesto incrementerebbe l’ostilità di Putin.

Seppur evidente, la frattura tra Obama e la Merkel sull’atteggiamento da mantenere nei confronti di Putin è stata mitigata dallo stesso Presidente statunitense, che, come dimostrato dal suo sguardo durante la conferenza stampa, ha dato alla Germania l’ultima chance di perseguire una via diplomatica con la Russia in cui sempre meno personalità hanno oramai fiducia negli Stati Uniti.

Oltre ad una nutrita pattuglia di adviser personali del Presidente, anche Ash Carter, il candidato Segretario alla Difesa scelto da Obama, ha dichiarato di essere favorevole ad inviare armi agli ucraini per colmare il gap con l’esercito russo.

Come riportato dalla Reuters, la posizione di Obama, che finora ha dimostrato riluttanza nei confronti di ogni possibile invio di armi sia in Ucraina che in Siria, è motivata da una mozione, approvata dal Congresso lo scorso Dicembre in maniera bipartisan, che autorizza il Presidente degli Stati Uniti ad inviare equipaggiamenti militari all’esercito ucraino.

Obama ha firmato il provvedimento, ma ne ha sospeso l’esecuzione in attesa di risvolti positivi da parte di Putin che, tuttavia, non si sono verificati.

Finita la luna di miele con la Russia

Anche per questa ragione, Obama, nel National Security Strategy, un documento che enuncia le priorità del Presidente in materia di sicurezza, ha definito la Russia come un Paese che rappresenta un potenziale pericolo internazionale.

Come riportato da Politico, nella versione precedente del documento, emanata nel 2010, il Presidente statunitense ha invece ritenuto la Russia essere un potenziale partner.

La posizione di Obama, un democratico liberale che ha oramai perso fiducia nei confronti di Putin, è stata criticata dai repubblicani, che, per voce del Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, John McCain, hanno contestato la mancata volontà di autorizzate l’invio di armi in Ucraina.

McCain, durante la conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, ha criticato la decisione di Obama di inviare agli ucraini solamente mezzi non offensivi e generi di conforto che, tuttavia, nulla possono contro le armi dell’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Ash Carter prende le distanze da Obama

Posted in USA by matteocazzulani on February 5, 2015

Il candidato Segretario alla Difesa in disaccordo con il Presidente degli Stati Uniti su Ucraina, Afghanistan e Guantanamo. Nonostante le divergenze, la nomina di Carter non sembra essere a repentaglio

Philadelphia – Indipendente ed autonomo a sorpresa. Così è apparso il candidato Segretario alla Difesa, Ash Carter, durante l’audizione di conferma presso la Commissione Servizi Armati del Senato degli Stati Uniti, nella giornata di mercoledì, 4 Febbraio.

Carter, un esponente del Partito Democratico che ha già servito come Vice Segretario alla Difesa, è stato scelto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, come successore di Chuck Hagel, l’attuale Segretario alla Difesa, di orientamento repubblicano, che ha rassegnato le dimissioni per divergenze di vedute con il Obama.

Per via del precedente di Hagel, Carter avrebbe dovuto essere una personalità pienamente allineata alle posizioni di Obama in politica estera e di difesa. Tuttavia, durante la sua audizione, Carter si è distanziato dalle decisioni prese dall’Amministrazione Presidenziale su importanti scenari globali.

In primis, Carter si è detto favorevole a rifornire di armamenti anche letali l’Ucraina per aiutare Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare da parte della Russia.

Proprio il giorno precedente, martedì, 3 Febbraio, Ben Rhodes, il Vice Consigliere di Obama per la Difesa, ha dichiarato che l’Amministrazione Presidenziale non intende concedere alcun aiuto armato all’Ucraina.

Sull’Afghanistan, Carter ha ventilato l’ipotesi di congelare il ritiro dell’esercito statunitense per consentire la messa in sicurezza del Paese, mentre Obama ha dichiarato la volontà di completare l’evacuazione del territorio afghano da parte dei soldati USA entro la fine del suo mandato.

Per quanto riguarda la base di Guantanamo, Carter si è detto contrario al rilascio di prigionieri ritenuti pericolosi per la sicurezza degli Stati Uniti, mentre Obama ha dichiarato di intendere procedere con la chiusura del campo di prigionia cubano.

Le differenze tra Carter e Obama non pregiudicano la scelta che il Presidente ha riposto sull’ex-Vice Segretario, dal momento in cui Carter, se confermato, sarebbe il quarto Segretario alla Difesa nominato dall’Amministrazione Obama, dopo Hagel, il democratico Leon Panetta e il repubblicano Robert Gates.

Inoltre, Obama ha sempre dimostrato di limitare l’ambito decisionale sulle questioni inerenti alla politica di difesa ad un cerchio ristretto di personalità a lui legate, tra cui la Consigliera del Presidente per la politica di difesa, Susan Rice.

Favorevole, con critiche, la risposta della Commissione

La scarsa importanza finora prestata al Segretario alla Difesa da parte di Obama è stata un’obiezione sollevata dal Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain, un repubblicano tradizionalmente critico della politica estera e di difesa dell’Amministrazione Presidenziale democratica, che, dopo avere apprezzato l’Exposé di Carter, ha dubitato sull’effettiva possibilità per Carter di modificare le decisioni del Presidente.

Pronta, come riportato dall’autorevole Politico, è stata la risposta del Senatore Joe Manchin, un centrista democratico che ha ricordato che Carter, da Segretario alla Difesa, sarà chiamato a lavorare insieme all’Amministrazione Presidenziale, e non in opposizione ad essa.

Nel dibattito sulla politica estera e di difesa è entrato anche l’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, uno dei candidati alle Elezioni Primarie repubblicane.

Come riportato dalla Reuters, Bush ha evidenziato come gli Stati Uniti debbano ripristinare il rapporto di fiducia nei confronti degli alleati dell’Europa Centro-Orientale e di Israele.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama aumenta la spesa per la difesa

Posted in USA by matteocazzulani on February 3, 2015

Il Presidente statunitense incrementa a 534 Miliardi di Dollari le uscite per garantire la sicurezza. Posizionamento dell’esercito degli Stati Uniti in Asia/Pacifico, guerra all’ISIL e rafforzamento della presenza NATO in Europa le priorità della politica di Difesa

Philadelphia – Tante minacce, molti Dollari per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati. Nella giornata di lunedì, 2 Febbraio, il Presidente statunitense, Barack Obama, ha reso noto l’intenzione di incrementare il bilancio federale per la difesa fino a 534 miliardi di Dollari, una cifra che eccede il tetto massimo di 499 Miliardi pre-fissato per il nuovo anno fiscale.

Come riportato dalla Reuters, l’Amministrazione Obama ha argomentato la sua decisione con la necessità di garantire il buon funzionamento dell’esercito degli Stati Uniti in un periodo di minacce globali e mutamenti geopolitici.

Gran parte del bilancio per la difesa, infatti, sarà stanziata per il riposizionamento dell’esercito degli Stati Uniti d’America nell’Asia/Pacifico, una regione centrale negli equilibri economici e geopolitici globali, in cui gli Stati Uniti si stanno impegnando per contrastare l’ascesa della Cina.

Ad esempio, una consistente quota di danaro sarà destinata all’acquisto di sottomarini di categoria P-8, apparecchi di nuova generazione capaci di contrastare obiettivi ubicati a molti chilometri di distanza.

Altri 5,3 Miliardi di Dollari saranno erogati per le operazioni militari contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- di cui 1,3 Miliardi saranno erogati per appoggiare l’opposizione siriana.

Per rassicurare gli alleati NATO dell’Europa Centro-Orientale, Obama ha poi deciso di stanziare 789 Milioni di Dollari per garantire la presenza militare di reparti militari dell’Alleanza Atlantica in Paesi dell’Unione Europea la cui sicurezza nazionale è messa a serio repentaglio dall’aggressività militare della Russia.

La proposta di bilancio di Obama, un democratico liberale che ha sempre anteposto la diplomazia all’uso delle armi, caratterizza un aumento della spesa pubblica che potrebbe incontrare il sostegno della maggioranza repubblicana al Congresso.

Tradizionalmente, i repubblicani si sono sempre dichiarati contrari ad ogni aumento di bilancio proposto dall’Amministrazione Obama, in particolare per quanto riguarda educazione e sanità, ma non hanno assunto una posizione pregiudizialmente contraria ad un incremento dei fondi destinati all’esercito.

Si ravvivano le primarie repubblicane dopo l’uscita di Romney

Una risposta alla proposta di bilancio di Obama potrebbe arrivare presto dai candidati alle Primarie repubblicane, una corsa che si è semplificata dopo la decisione dell’ex-Governatore del Massachusetts, Mitt Romney, di non prendere parte alla consultazione.

Come riportato dall’autorevole Politico, Romney, con un messaggio telefonico durante una conferenza di suoi sostenitori, nella giornata di venerdì, 30 Gennaio, ha dichiarato la sua rinuncia nonostante le rilevazioni lo diano al medesimo livello di Hillary Clinton, l’ex-Segretario di Stato che, con tutta probabilità, sarà il candidato dei democratici alle prossime Elezioni Presidenziali.

La rinuncia alla corsa alle Elezioni Presidenziali di Romney, che è già stato candidato del Partito Repubblicano nelle Elezioni Presidenziali del 2012, vinte da Obama, lascia campo libero all’ex-Governatore della Florida, il moderato Jeb Bush, e al Governatore del New Jersey, il centrista Chris Christie.

Altri candidati che, dopo la rinuncia di Romney, potrebbero convincersi alla discesa in campo nelle primarie repubblicane sono l’ex-Governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, il Senatore della Florida, Marco Rubio, e il Governatore del Kentucky, Scott Walker.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: il Senato approva il Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 30, 2015

Una maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici approva la realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti. Il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, invita alla firma del provvedimento il Presidente statunitense, Barack Obama, che invece ventila l’ipotesi di veto

Philadelphia – 3 settimane per una mozione e più di 40 emendamenti da esaminare è quanto il Senato degli Stati Uniti d’America ha impegnato per giungere all’approvazione della realizzazione del Keystone XL, oleodotto progettato dal colosso energetico Trans Canada per veicolare 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, al Texas attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri e Louisiana.

Come riportato da Politico, nella giornata di giovedì, 29 Gennaio, 62 senatori, tra repubblicani e centristi democratici, hanno votato a favore del provvedimento, contro 36 democratici liberali fortemente contrari alla realizzazione del Keystone XL.

L’approvazione della mozione, avvenuta dopo che, nella giornata di lunedì, 26 Gennaio, la maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici ha mancato i numeri per approvare il documento, porta ora la realizzazione del Keystone XL direttamente sulla scrivania del Presidente Barack Obama, un democratico liberale che ha già fatto sapere di essere orientato a porre il veto sul provvedimento.

Tuttavia, un gruppo ristretto di senatori sta valutando l’ipotesi di rinviare il provvedimento così come emendato al Senato alla Camera dei Rappresentanti, dove una mozione sulla realizzazione del Keystone XL è stata approvata ad ampia maggioranza.

Subito dopo l’approvazione, il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ha invitato il Presidente Obama ad accettare il voto del Senato per realizzare un’infrastruttura necessaria per creare posti di lavoro ed incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Reuterse, l’Amministrazione Obama, che in passato ha dubitato circa la reale capacità del Keystone XL di creare nuovi posti di lavoro, ha ritenuto necessario lasciare l’ultima parola sull’approvazione dell’oleodotto al Dipartimento di Stato, che ancora si deve pronunciare in merito alla fattibilità dell’opera.

Un oleodotto che divide

Come ritenuto dai sostenitori dell’iniziativa -repubblicani e centristi democratici- la realizzazione del Keystone XL non solo permetterebbe la realizzazione di nuovi posti di lavoro e l’incremento della sicurezza energetica degli Stati Uniti, ma rinsalderebbe le relazioni tra USA e Canada in uno scenario globale in cui la Comunità Trans Atlantica necessita di unità e coesione, sopratutto sul piano energetico.

I contrari al gasdotto -democratici liberali ed ambientalisti- contestano invece il fatto che il Keystone XL provocherebbe l’incremento dello sfruttamento del greggio in un’era in cui gli Stati Uniti d’America si sono impegnati a contrastare il surriscaldamento globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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