LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Elezioni in Gran Bretagna: tifo Cameron

Posted in Editoriale, Gran Bretagna by matteocazzulani on May 6, 2015

La vittoria del Partito Conservatore Tory consente il rafforzamento della Comunità Trans Atlantica ed un’evoluzione dell’Unione Europa atta a garantire la sicurezza del Vecchio Continente. Le posizioni del Primo Ministro britannico uscente su NATO e Russia, e il suo rapporto di amicizia con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, le chiavi per una politica europea davvero lungimirante

Non solo consultazioni elettorali cruciali per uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea, le Elezioni Generali della Gran Bretagna di mercoledì, 8 Maggio, possono rappresentare un punto di svolta per il futuro della Comunità Trans Atlantica. Secondo le principali rilevazioni sociologiche, le Elezioni britanniche dovrebbero concludersi con una vittoria di misura del Partito Conservatore Tory guidato Primo Ministro uscente, David Cameron.

La vittoria di Cameron, che dal 2010 governa la Gran Bretagna in coalizione con i LiberalDemocratici, rappresenta il risultato ottimale per intensificare il percorso di rafforzamento della Comunità Trans Atlantica e, più nello specifico, di riforma di un’Unione Europea che fa sempre più fatica a contare sul piano internazionale.

Cameron, infatti, è uno dei pochi leader politici europei che ha ben compreso come solo con uno stretto legame con gli Stati Uniti d’America l’Unione Europea possa finalmente evolversi in quella potenza mondiale tanto sognata dai vari federalisti ed europeisti convinti.

Concordemente con questa visione, il Primo Ministro britannico, che in caso di riconferma alla guida del Governo ha promesso un referendum sull’opportunità o meno per Londra di rimanere in un’Unione Europea ad oggi troppo germano e franco centrica, si è speso a più riprese per il rafforzamento della NATO per garantire la sicurezza nazionale di tutti i Paesi dell’UE.

L’idea di Cameron è una valida alternativa al fantomatico esercito unico europeo che tanto il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, quanto l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Federica Mogherini hanno tanto ventilato.

Questo progetto è stato concepito senza considerare che un duplicato della NATO, peraltro senza la partecipazione di Stati Uniti e Canada, sarebbe un’iniziativa inutile, costosa e controproducente per difendere l’Europa, e più in generale la Comunità Trans Atlantica, dall’aggressione della Russia di Putin e dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL.

Inoltre, Cameron, assieme al Premier italiano, Matteo Renzi, è stato l’unico Capo di Governo di un Paese membro dell’Unione Europea ad essere riuscito a mantenere un contatto diretto, ed una collaborazione proficua, con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Il rapporto con Obama, suggellato dalle dichiarazioni di amicizia che, in più occasioni, il Presidente degli Stati Uniti ha rivolto a Cameron pubblicamente, è un punto a favore considerevole per Cameron, sopratutto se si tiene conto di come l’Amministrazione Presidenziale USA abbia dimostrato un sostanziale disimpegno, quando non un moderato disinteresse, rispetto alle questioni legate all’Unione Europea.

In aggiunta, Cameron, assieme ai Premier di Danimarca, Polonia, Lettonia, Estonia e Romania ed alla Presidente della Lituania, è stato uno dei pochi leader dell’Unione Europea ad avere assunto una posizione risoluta nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, in seguito all’aggressione militare russa all’Ucraina.

Cameron, che a più riprese ha lamentato provocazioni militari nei cieli della Gran Bretagna da parte di velivoli dell’esercito russo, è stato inoltre tra gli unici leader della Comunità Trans Atlantica, assieme ad Obama ed al Premier polacco, Ewa Kopacz, ad autorizzare l’invio di contingenti dell’esercito in Ucraina per addestrare le forze armate ucraine a difendere i propri confini dal più forte ed equipaggiato esercito della Russia.

Infine, Cameron ha anche implementato il legame tra Europa e Stati Uniti sul piano energetico, varando, come unico leader dell’Unione Europea, un contratto per l’importazione del gas shale statunitense a partire dal 2018.

Questo accordo, oltre che ad incrementare il ruolo degli Stati Uniti come Paese esportatore di gas nel mercato mondiale, dimostra come lo shale statunitense sia una valida alternativa al gas naturale russo, da cui l’Unione Europea dipende ancora troppo fortemente.

Essere più atlantisti per un’Europa davvero potenza mondiale

La politica attuata da Cameron, e più in generale dai Tory, fa della vittoria dei conservatori nelle Elezioni Generali britanniche il risultato su cui l’Europa tutta dovrebbe sperare.

Non sono, infatti, le ricette nazionaliste dello UKIP di Nigel Farage -Partito dalle venature xenofobe peraltro sul libro paga di Putin, come dimostrato da diversi media internazionali- quello di cui l’Europa ha bisogno.

Allo stesso tempo, non è nemmeno la posizione sull’Unione Europea espressa dal Partito Laburista di Ed Milliband, troppo morbida nei confronti di Germania e Francia, a servire all’UE per contare davvero nel Mondo.

Come sostiene Cameron, in Europa occorre essere maggiormente lungimiranti per garantire Democrazia, Libertà, Pace e Prosperità sia ai Paesi membri dell’Unione Europea che ai suoi alleati.

Dunque, occorre essere meno carolingi e più atlantisti: comprendere che non è la retorica franco-tedesca, bensì un saldo legame con gli Stati Uniti, la soluzione per un’Unione Europea davvero forte e protagonista nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro-Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

La Voce Arancione riprende: informazione, passione, onestà

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 19, 2015

Dopo uno stop di qualche mese, questo blog riprende, con qualche novità, la sua attività secondo uno stile improntato sull’onestà intellettuale e sul semplice fare informazione. Un particolare ringraziamento alle diverse centinaia di attestazioni di affetto e simpatia pervenute in questi mesi.

Le tante email, le telefonate, i messaggi su Twitter e Facebook, e persino qualche pacca sulla spalla. Non è bastato rifletterci molto dopo diverse centinaia di attestazioni di stima e di inviti a riprendere quello che, negli ultimi mesi, è stato temporaneamente sospeso. 

La Voce Arancione,  Blog che dal Settembre 2010 informa l’opinione pubblica italiana in merito a tematiche legate all’Europa Centro-Orientale, alla geopolitica energetica ed ai rapporti Trans Atlantici, riprende la sua attività con una certa regolarità, seppur con modalità e tempistiche differenti rispetto a quanto avvenuto finora.

Oltre che per le manifestazioni di affetto, alle quali è ancora difficile dare una risposta personale per via dell’alta quantità numerica, la decisione di riprendere l’attività de La Voce Arancione è legata a fattori molteplici. 

In primis, in un’era in cui la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea, se non l’esistenza dell’Unione Europea stessa, è messa a serio repentaglio da minacce globali come l’ISIL e la Russia di Putin, una fonte di informazione concentrata sul fronte orientale -l’Europa Centro-Orientale per intenderci- è fondamentale per tenere informata l’opinione pubblica italiana, tradizionalmente aliena a quanto avviene nella regione per via della scarsa preparazione culturale e della quasi assente obiettività dei principali media.

In secondo luogo, il processo di finalizzazione della ratifica del Partenariato Economico ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- e, più in generale, le farraginose trattative per il rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti sul piano politico, culturale e militare, richiede un’attenzione adeguata. Sempre in Italia, i principali media trattano dell’argomento poco e male, spesso sottolineando gli svantaggi piuttosto che la reale importanza di compattare la Comunità Trans Atlantica per tutelare i valori dell’Occidente dai coltelli dell’ISIL e dai carri armati di Putin.

In terzo luogo, si ritiene necessaria l’esistenza di una Voce in lingua italiana che garantisca informazione e commenti su tematiche globali di stretta attualità attingendo da fonti originali, e non, come invece la maggior parte dei media italiani tende a fare, raccontando, ad esempio, quanto accade in Europa Centro-Orientale avvalendosi prevalentemente di fonti di informazione dalla Russia. 

Così come in passato, per fare Informazione con Passione ed Onestà, La Voce Arancione ritorna a lavorare a pieno ritmo in maniera intellettualmente onesta, con rispetto per chi pensa e scrive diversamente, ma senza alcun timore nei confronti di chi, spesso in malafede, bolla come “fascista” chi, in Italia, osa assumere un punto di vista atlantista, filo occidentale e critico nei confronti della Russia di Putin.

Tuttavia, a cambiare nel nuovo corso de La Voce Arancione è il più stretto legame con l’attività pubblicistica dell’autore: laddove il solo articolo informativo potrebbe non bastare, si farà ricorso ad analisi più dettagliate per offrire ai lettori una chiave di lettura approfondita -ovviamente secondo il modesto punto di vista dell’autore.

A cambiare nella nuova attività de La Voce Arancione sarà anche la tempistica, in quanto gli articoli e le analisi saranno pubblicate con cadenza maggiormente dilatata: non più una volta al giorno, ma ogni qual volta che una notizia degna di interesse ha luogo.

Così come in passato, La Voce Arancione lavorerà in tandem con la sua versione internazionale The Orange Voice ed in collaborazione con alcuni siti di informazione amici presso i quali i post di questo blog vengono spesso pubblicati –Guerra Ucraina, Welfare Network, Lombardi Nel Mondo, LS Blog e altri.

Infine, si permetta nuovamente una nota di gratitudine a tutti coloro che, con i loro messaggi ed attestati di stima, hanno dimostrato attaccamento, simpatia ed affetto a questo blog, ed hanno chiesto all’autore di andare avanti nel suo impegno di informare, commentare e fare riflettere.

È sopratutto grazie a costoro -ancor più che grazie ai commenti dei troll filorussi che, con cadenza quasi giornaliera, accusano La Voce Arancione di essere un organi di informazione della CIA- che si è deciso di non mollare e di andare avanti in nome della Democrazia e della Libertà: i principi dell’Occidente che La Voce Arancione sposa e condivide appieno.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

USA e Gran Bretagna rispondono a Putin in Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2015

Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, definisce i ribelli pro-russi un progetto militare per realizzare gli scopi geopolitici della Russia. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, invia un contingente militare per addestrare ed assistere l’esercito ucraino

Philadelphia – La Gran Bretagna c’è, gli Stati Uniti quasi. Nella giornata di martedì, 24 Febbraio, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha dichiarato che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha mentito sul coinvolgimento della Russia nelle forniture di armamenti ai cosiddetti ribelli pro-russi che hanno occupato le regioni dell’Ucraina orientale.

Kerry, durante un’audizione presso la Commissione Relazioni Estere del Senato, ha ritenuto l’attivismo dei russi in Ucraina la causa dell’uccisione di più di 5 Mila persone, ed ha definito i cosiddetti ribelli pro-russi come uno strumento della Russia per realizzare scopi di natura geopolitica.

Kerry, dopo avere sottolineato come, presso l’Amministrazione Presidenziale USA, un piano per inasprire le sanzioni economiche alla Russia sia ancora attuale qualora Putin dovesse continuare con la sua politica aggressiva nei confronti dell’Ucraina, ha infine dichiarato che la decisione se armare o meno l’esercito ucraino spetta al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Chi, invece, ha preso l’iniziativa per arrestare l’aggressione militare della Russia all’Occidente è la Gran Bretagna. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha infatti disposto l’ invio in Ucraina di personale militare per fornire all’esercito dell’Ucraina addestramento e sostegno di carattere logistico, tecnico e medico.

Cameron, sempre nella giornata di martedì, 24 Febbraio, ha dichiarato che il Governo britannico non intende ancora rifornire l’esercito ucraino di armamenti, anche se l’adozione di questa misura non è esclusa nel caso in cui la Russia dovesse continuare a provocare l’Occidente.

Infine, Cameron ha evidenziato che la decisione di inviare personale militare in Ucraina è dovuta alla necessità di dare un chiaro segnale da parte dell’Occidente, prima che Putin, dopo l’Ucraina, e dopo ancora della Georgia, possa attaccare anche la Moldova e i Paesi Baltici, membri sia della NATO che dell’Unione Europea.

Gentiloni rischia di fare un assist alla Russia

La posizione di Kerry, ed ancor più quella di Cameron, rappresenta la giusta reazione che la Comunità Trans Atlantica è chiamata a prendere per porre fine non solo all’aggressione militare di Putin all’Ucraina, ma anche alle ripetute provocazioni effettuate dall’esercito russo nei confronti di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca e, per l’appunto, Gran Bretagna.

Inoltre, la posizione di Cameron serve a bilanciare, e a colmare, l’inefficienza dimostrata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Presidente francese, Francois Hollande, che nei confronti di Putin hanno ostinatamente voluto sempre mantenere la via del dialogo, senza, tuttavia, ottenere alcun allentamento dell’avanzata militare russa in Europa.

La posizione di Kerry e Cameron è utile anche per affrontare la presenza di stretti alleati di Putin in seno all’Unione Europea, come il Premier ungherese, Viktor Orban, il Premier greco, Alexis Tsipras, il Presidente ceco, Milos Zeman, e il Premier slovacco, Robert Fico.

Oltre agli amici della Russia, anche altri Paesi dell’Unione Europea stanno commettendo gravi errori sulla questione ucraina, come dimostrato dalla proposta del Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, di coinvolgere Putin nella lotta contro l’ISIL permettendo lo stazionamento di navi militari russe nel Mediterraneo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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