LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Parigi. Obama e Hollande rinsaldano la storica alleanza tra USA e Francia

Posted in Francia, USA by matteocazzulani on November 18, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti e il suo collega francese riavviano una cooperazione tra Washington e Parigi sempre presente nella storia, seppur con alti e bassi. Dalle età d’oro delle Amministrazioni Roosevelt e Truman e delle Presidenze Sarkozy e Mitterand alle epoche buie di Chiraq e De Gaulle.



Philadelphia – Una stretta collaborazione tra le due intelligence e un sostegno politico e militare sicuro e determinato sono le promesse che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto al Presidente della Francia, Francois Hollande, all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi per mano dell’ISIL, lo Stato Islamico che, ora, Washington e Parigi si pongono l’obiettivo di attaccare con ancora più intensità che nel recente passato.

Infatti, Stati Uniti e Francia sono stati i Paesi che più di tutti si sono adoperati nel contenimento dell’ISIL a partire dal 19 Settembre 2014, quando Hollande ha dichiarato la partecipazione dell’esercito francese ai bombardamenti delle postazioni ISIL in Iraq e Siria, una posizione descritta da Obama come un passo che rinsalda la storica alleanza tra i due Paesi.

In effetti, l’alleanza militare tra USA e Francia è un elemento stabile nel corso della storia, sopratutto di quella recente quando l’ex-Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha riportato Parigi nella NATO nel 2008 ed ha visto gli Stati Uniti al suo fianco come solido alleato nei bombardamenti in Libia, che hanno portato alla fine del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011.

Tuttavia, prima dell’era Sarkozy i rapporti tra Stati Uniti e Francia non hanno visto una continuità a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, quando Washington, alleata di Parigi contro il nazismo, ha concesso dapprima un consistente sostegno militare durante l’Amministrazione di Frederick Delano Roosevelt, poi, sotto l’Amministrazione Truman, un lauto prestito in danaro nell’ambito del Piano Marshall, gesto a cui corrispose l’ingresso della Francia nella NATO.

Sotto l’Amministrazione Eisenhower, le relazioni tra USA e Francia peggiorarono a causa dell’opposizione statunitense alla guerra in Indocina e all’attacco di Francia, Gran Bretagna ed Israele all’Egitto nell’ambito della crisi dello Stretto di Suez nel 1956, una data che segna l’avvio di due politiche separate in Medio Oriente da parte, rispettivamente, di Stati Uniti e Francia.

Durante l’Amministrazione Kennedy, le relazioni tra USA e Francia migliorarono solo in parte, dopo che il Presidente USA scelse Parigi come prima meta di una missione estera, rimanendo tuttavia contrario al piano di riarmo nucleare progettato dal Presidente francese, Charles De Gaulle.

Proprio De Gaulle è l’artefice del peggioramento delle relazioni tra USA e Francia, in quanto, dopo la critica alla guerra del Vietnam, il Presidente francese tolse Parigi dalla NATO, ed avviò una politica estera basata sulla creazione di un “terzo polo” della geopolitica mondiale alternativo a Stati Uniti ed Unione Sovietica, con particolare appeal in Africa e nel Mondo Arabo.

De Gaulle si avvalse anche della Comunità Economica Europea come strumento di bilanciamento della politica statunitense in Occidente e, seppur involontariamente, fomentò i sentimenti anti-americani sia in Francia che in altri Paesi della CEE. Di conseguenza, la condotta anti-americana di De Gaulle portò gli Stati Uniti a stabilire relazioni privilegiate con Gran Bretagna, Germania ed Italia, sopratutto durante l’Amministrazione Nixon.

Durante l’Amministrazione Reagan, gli Stati Uniti cercarono invano di desistere la Francia dall’incrementare le importazioni di gas dall’Unione Sovietica, e videro l’opposizione del Presidente francese Giscard d’Estaing all’operazione El Dorado Canyon in Libia nei confronti di Gheddafi. 

I rapporti tra USA e Francia tornano ad un buon livello con la Presidenza Mitterand, che, nel 1991, supporta l’Amministrazione USA di George H. W. Bush in occasione della Guerra del Golfo ponendo, per la prima volta nella storia, reparti dell’esercito francese sotto il comando di quello statunitense.

I rapporti tra USA e Francia subiscono tuttavia una battuta d’arresto con la Presidenza Chiraq, che, assieme a Germania e Russia, si oppone fermamente alla Seconda Guerra in Iraq nel 2003 voluta dall’Amministrazione USA di George W. Bush.

Insieme, non sempre, per la Libertà

Per analizzare adeguatamente le relazioni tra Stati Uniti e Francia è tuttavia opportuno ricordare gli inizi dell’alleanza statunitense-francese, avviata fin dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, quando il Marchese De Lafayette reclutò volontari per combattere accanto alle colonie americane contro la Gran Bretagna.

Il primo Presidente USA George Washington riconobbe il Governo sorto dalla Rivoluzione Francese pur mantenendo la neutralità degli USA, mentre i rapporti tra l’Amministrazione Adams e il Ministro degli Esteri Tailleyrand peggiorarono dopo la richiesta da parte di Parigi di una tangente per assicurare un accordo tra i due Governi.

Sotto l’Amministrazione Jefferson, gli Stati Uniti d’America ottennero da Napoleone la vendita della Louisiana, ma videro la Francia intervenire nell’ambito della Guerra di Secessione a fianco dei Confederati del sud sotto l’epoca di Napoleone III. 

Con la guerra Franco-Prussiana e il varo di una nuova Repubblica, i rapporti tra USA e Francia videro una delle epoche più floride, come testimoniato dalla costruzione della Statua della Libertà in segno di amicizia tra Washington e Parigi.

Sotto la Presidenza Roosevelt, gli USA si opposero alle ambizioni della Germania in Marocco, sostenendo la posizione francese anche durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, il Primo Ministro francese Clemenceau ebbe frizioni con il Presidente USA, Woodrow Wilson, in merito al ruolo della Germania postbellica.  Tuttavia, le relazioni tra USA e Francia subirono un ulteriore, seppur cauto miglioramento durante il periodo interbellico.

Verso la Finis Europae 

La disamina delle relazioni tra Stati Uniti e Francia è opportuna per chiarire la base della coalizione che, oggi, combatte l’ISIL. Un’alleanza tra due Paesi che, seppur con punti di vista differenti, hanno sostenuto fin dall’inizio i principi di Democrazia, Libertà, ed uguaglianza a fondamento della cultura occidentale.

È per questo che, come testimoniato dall’autorevole Wall Street Journal, l’allargamento dell’alleanza anti-ISIL alla Russia, Paese in cui notoriamente i diritti umani non sono rispettati, rappresenta un errore storico che mette a serio repentaglio l’essenza dell’essere europei e, più in generale, l’esistenza stessa dell’Unione Europea.

Il conto che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe presentare all’Occidente per il sostegno di Mosca contro l’ISIL potrebbe infatti essere molto salato, ossia il pieno controllo della Russia sull’Ucraina e il ripristino dell’egemonia del Cremlino sull’Europa Centro Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Transatlantici e dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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NASCE L’UNIONE EURASIATICA. L’EUROPA SEMPRE PIU IN PERICOLO

Posted in Russia by matteocazzulani on November 21, 2011

Russia, Bielorussia, e Kazakhstan danno il via alla Comunità Economica Eurasiatica: primo passo di un percorso che, improntato in toto a quello svolto dal Vecchio Continente, punta al varo dell’Unione politica tra i Paesi dell’ex-URSS. La minaccia per l’Europa di un progetto che potrebbe escluderla dalla leadership mondiale

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Prima ti copio, poi ti distruggo. Questa la filosofia dell’Unione Eurasiatica, progetto di integrazione sovranazionale tra Russia, Bielorussia, e Kazakhstan presentato venerdì, 17 Novembre, dai presidenti dei tre Paesi, Dmitrij Medvedev, Aljaksandar Lukashenka, e Nursultan Nazarbaev.

Un percorso ambizioso, voluto, diretto e pilotato da Mosca, che agli orecchi degli europei suona come una storia già nota: i tre Capi di Stato hanno firmato un protocollo per la creazione di una Comunità Economica Eurasiatica, a cui spetterà il compito di redigere la Dichiarazione per l’Integrazione Euroasiatica, su cui fondare la vera e propria Unione entro il 2015.

Un piano che ricalca in tutto e per tutto quello dell’Unione Europea, a cui il progetto di integrazione vuole assomigliare non solo nella sigla – UE, Jevrazijskij Sojuz in russo: tale quale Jevropejskij Sojuz – ma anche nelle istituzioni. Dal Gennaio 2012, una Commissione Eurasiatica, composta dai Vicepremier dei Paesi membri, si occuperà della messa a punto delle competenze che gli Stati dovranno cedere all’Unione, e sarà affiancata dal Collegio Eurasiatico: organo esecutivo, competente in materia di bilancio e sussidi ad agricoltura ed industria.

Secondo il Protocollo, scopo della Comunità è quello di abbattere tariffe e barriere doganali tra Russia, Bielorussia, e Kazakhstan in vista dell’integrazione politica a cui hanno diritto d’accesso tutti i Paesi appartenenti, un tempo nemmeno troppo lontano, all’Unione Sovietica. Dunque, davvero difficile non vedere un’imitazione dei processi che, nel Secondo Dopoguerra, hanno portato alla creazione di un’Unione Europea, retta oggi da Consiglio e Commissione, a cui hanno diritto d’accesso tutti i Paesi europei.

“Siamo molto meglio dell’Unione Europea, in quanto russi, bielorussi e kazaki si conoscono già – ha dichiarato Medvedev – hanno simili economie, e comune appartenenza all’Unione Sovietica. L’Europa, al contrario, ha integrato economie diverse tra loro, facendo ricadere il prezzo dei nuovi ingressi su una moneta unica oggi in forte crisi – ha continuato – noi, invece, non compreremo a scatola chiusa – ha continuato – ed il nostro progetto sarà migliore di quello del Vecchio Continente, a cui però non nascondiamo di esserci ispirati”.

Tuttavia, nelle parole del Capo di Stato russo ci sono alcune inesattezze. In primis, quella eurasiatica non è una fotocopia della CEE, dal momento in cui nessun Paese della Comunità Economica Europea ha imposto agli altri il proprio Codice Doganale e mantenuto il totale controllo delle finanze comuni, come, invece, fatto finora dalla Russia. In secondo luogo, il progetto europeo ha rappresentato un superamento della storia, con l’ingresso nella Comunità Occidentale di Paesi travagliati da mezzo secolo di dominio comunista – e, ancor prima, secoli di dominio zarista – dalla cui pianificazione economica hanno saputo evolvere in tempi record, abbracciando il libero mercato, seppur non senza evidenti difficoltà.

Al contrario, L’Unione Eurasiatica è un tentativo di ripristinare un passato nefasto per l’Europa, con il dichiarato scopo di eliminare dalla scena internazionale un’UE – Unione Europea, si intende – giudicata il primo concorrente da annichilire per riottenere lo status di superpotenza mondiale, e permettere all’orso russo di competere con le tigri asiatiche ed i puma brasiliani in Mondo sempre più globalizzato, dove anche l’aquilotto USA è costipato, intontito dalla politica di corto respiro di Barack Obama – che sul piano estero ha portato la più grande democrazia del pianeta alla ricerca della trattativa con i peggiori dittatori della terra, con conseguente riarmo nucleare di Iran e Corea del Nord e, per l’appunto, ritorno sulla scena mondiale di una Russia imperiale.

Nel frattempo, i tentativi di ricostituzione dell’Unione Sovietica procedono a ritmi forzati. Appena eletto, il Presidente della Commissione Economica Eurasiatica, il russo Viktor Khristenko, ha dichiarato che il primo obiettivo del suo mandato è l’allargamento a Kyrgyzstan e Tadzikistan – con cui, forse non a caso, la Russia ha innalzato la tensione con l’imposizione di un embargo e l’espulsione di cittadini tadziki – con uno sguardo sempre fisso ad Ucraina e Moldova: Paesi dell’Europa Orientale, che l’Unione Europea fatica ad integrare con la concessione dello status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera, e Norvegia. L’ingresso di Kyiv e Chisinau significherebbe il trionfo dell’Eurasia e, con essa, la morte dell’Europa che, con la sua parte orientale, perderebbe ogni speranza di tornare leader dell’economia mondiale e, forse, persino di esistere.

L’Europa apre alla Georgia

Peccato che a capirlo siano in pochi. Non il tandem dei sorrisi meschini Merkel-Sarkozy, che, anzi, continuano a supportare la politica energetica del divide et impera, con cui Mosca sta distruggendo l’Europa. Bensì la Polonia che, memore di cosa sia stata davvero l’URSS, ha varato un programma di governo di tagli ed austerità in cui, non a caso, le uniche voci a risentire di un incremento sono state difesa ed integrazione europea. Inoltre, Varsavia è attiva più di tutti per convincere Bruxelles alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, malgrado l’evidente deficit di democrazia sulle rive del Dnipro dopo arresti e processi a carico di oppositori politici e giornalisti indipendenti.

Sulla medesima linea anche il Parlamento Europeo che, dopo avere invitato la Commissione alla ratifica dell’accordo con Kyiv, ha approvato una simile risoluzione anche per quanto riguarda la Georgia: Stato dalle legittime ambizioni occidentali da premiare per le riforme approntate in ambito economico. Nel documento, l’emiciclo di Strasburgo ha riconosciuto anche il pieno rispetto dell’integrità territoriale di Tbilisi, a cui appartengono le regioni di Abkhazija ed Ossezia del Sud, strappate dalla Russia dopo l’aggressione militare dell’Agosto 2008.

Forse, parole vane che, tuttavia, si spera possano davvero contrastare la determinazione con cui Mosca sta, nemmeno troppo lentamente, ricostituendo il suo impero.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO SPIEGA I VANTAGGI DELLA ZONA DI LIBERO SCAMBIO CON L’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina favorevole un avvicinamento all’Unione Europea per garantire lo sviluppo e l’Indipendenza di Kyiv. Mosca preme sul gas

La leader dellOpposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lo sviluppo ed il futuro da una parte. Dall’altra, gas e pragmatismo. Queste le due prospettive che ben sintetizzano la situazione politica attuale a Kyiv. A rappresentarle, due posizioni, emerse sabato, 16 Aprile.

In favore della Zona di Libero Mercato con Bruxelles la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. La quale, in una nota, riportata dall’autorevole UNIAN, ha definito l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka come la perdita degli interessi nazionali, dell’autonomia economica del Paese, ed avvio della sottomissione politica al Cremlino.

Infatti, è la Russia il vero soggetto egemone di una sorta di CEE euroasiatica. In cui, oltre a mancare un organismo decisionale aperto, Mosca conta per il 57%, Astana per il 21,5%, e Minsk per il 21,5%.

Molti, invece, i pro della Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea. In primis, la maggiore collegialità, e la possibilità di ricorrere all’Arbitrato Internazionale, su decisioni che penalizzano un determinato Paese.

In aggiunta, l’ingresso nel progetto russo comporterebbe l’isolamento internazionale, con l’espulsione dell’Ucraina dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Uno dei maggiori risultati dei governi arancioni. Molti dei quali, guidati da Julija Tymoshenko.

Inoltre, con Bruxelles è possibile negoziare clausole ad hoc per rispettare le caratteristiche del mercato interno ucraino. E non, come invece preventivato nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, l’imposizione a diversi Stati di un unico modello centralizzato, disattento delle specificità locali.

Dunque, una Zona di Libero Mercato con l’UE che non minaccia affatto l’Ucraina. Concorde con l’anima della Rivoluzione Arancione, il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che diverse volte ha individuato nell’UE una priorità.

A non vederla alla stessa maniera, il Presidente, Viktor Janukovych, favorevole ad un’Integrazione federata nell’Unione Doganale Euroasiatica. Una clausola 3+1. La quale, secondo i suoi piani, consentirebbe a Kyiv di associarsi a Mosca, senza chiudere con Bruxelles. Tuttavia, l’incompatibilità tra i due progetti è stata evidenziata sia dall’Unione Europea, che dalla Federazione Russa.

L’oro blu di Mosca

Ed è proprio dal Ministro dello Sviluppo Economico della Russia, Andrej Klepach, che è arrivata la risposta alle tesi della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Il politico ha garantito prezzi inferiori per il gas, qualora Kyiv dovesse optare per l’Unione Doganale di Mosca.

Sempre secondo Klepach, nella CEE euroasiatica vige un particolare sistema di tariffe, che, scindendo il costo dell’oro blu importato da quello per il trasporto, garantirebbe ai partner di Mosca una bolletta meno cara di quella odierna.

Lecito ricordare che promesse di sconto sul gas già sono state esternate. Invano. Non ultima, quella legata agli Accordi di Kharkiv. Con cui, lo scorso anno, Janukovych ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in territorio ucraino, fino al 2042. In cambio della promessa di un decremento del 30% del gas, mai realizzato.

Al contrario, lo scorso Primo di Agosto, la tariffa per l’oro blu alla popolazione è aumentata repentinamente del 50%.

Matteo Cazzulani

VLADIMIR PUTIN PUNTA ALL’EURASISMO

Posted in Russia by matteocazzulani on January 6, 2011

In un articolo al giornale Izvestija, il Primo Ministro russo, candidato alla terza presidenza, espone il proprio disegno in politica estera, improntato su una restaurazione dell’Unione Sovietica in chiave economica. La pressione di Mosca gia forte in Europa, dove non si parla nemmeno del caso di Julija Tymoshenko grazie alla complicita della sinistra europea

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Una nuova Unione, di sovietica memoria, al ritorno della conquista dell’Europa, con la sinistra del Vecchio Continente pronta a dar manforte al nuovo aiuto fraterno di Mosca: oggi, non piu sotto la veste di carrarmati, ma con quella piu attraente di potenza economica. Il piano politico di Vladimir Putin e ora chiaro, dal momento in cui a pubblicarlo sara l’autorevole giorale Izvestija: uno dei canali ufficiali del Cremlino.

Secondo il pensiero dell’attuale Primo Ministro, ricandidatosi ad una certa terza presidenza lo scorso sabato, 24 Settembre, i Paesi della Cominita degli Stati Indipendenti devono al piu presto unire le forze in campo economico, abbattere le frontiere, e creare una Zona di Libero Scambio sul modello della CEE e dell’Unione Europea: con cui, nel giro di pochi anni, iniziare trattative per un’Associazione.

„Gia nel 2003 abbiamo proposto ai nostri partner europei un’armonica area comune da Lisbona a Vladivostok – riporta l’articolo, dal titolo L’Unuione Euroasiatica e un progetto Aperto – in un progetto che interessa la Grande Europa secondo i principi del libero mercato”.

Secondo Putin, l’idea, dibatutta di continuo in campo internazionale, non deve ripetere il passato sovietico, ma proporre un nuovo modello di coorperazione, in grado di portare i Paesi dell’ex-URSS a livelli competitivi nell arena internazionale, sopratutto contro Cina e Stati Uniti. Per questa ragione, il Leader russo si e appellato a chi oggi e restio alla piena integrazione nelle strutture proposte da Mosca – in primis, l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, a cui Ucraina, Armenia ed Azerbajdzhan ancora tentennano ad aderire – a non temere i piani del Cremlino, orientati all’amicizia ed all’interesse comune.

Seppur ancora relegato nelle tipografie – l’articolo uscira per certo mercoledi, come riportato da diverse agenzie russe ed ucraine, riuscite ad ottenere l’esclusiva del lancio – il piano della politica estera del Putin ter non solo e molto verosimile, ma ha gia fatto sentire il proprio peso in campo internazionale.

Al Consiglio d’Europa decide gia Mosca

Nella giornata di lunedi, 3 Ottobre, presso l’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa e stato ascoltato il ministro degli esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, che, nel suo discorso sullo stato del Paese, ha parlato di lotta alla corruzione e politica interna, senza riferimenti, ne condanne, all’arresto della leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, il processo politico al cui carico e emerso solo dopo le domande della maggioranza dei consiglieri: tutti, turbati, appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Un episodio pericoloso per uno Stato – l’Ucraina – in cui la democrazia, e, con essa, la prospettiva di integrazione nell’UE, sono sempre piu a rischio, dietro al quale si nasconde lo zampino di Mosca: la proposta di un dibattito ufficiale per intero incentrato sul caso Tymoshenko dopo il discorso del Ministro e stato proposto dgli esponenti del Partito Popolare Europeo, ma respinto da socialisti, sinistra, ed intera delegazione russa.

“E una decisione che abbiamo preso per non creare pressioni sui giudici – ha evidenziato il Capo della delegazione della Russia, Kostantin Kosachov – per questo e mancata la maggioranza dei due terzi necessaria per inserire la proposta del centrodestra nell’o.d.g.”.

Matteo Cazzulani