LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: DALLA RUSSIA NIENTE SANZIONI SE L’UCRAINA DICE NO ALL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 18, 2013

Il monopolista statale russo del gas Gazprom rinuncia all’imposizione di sanzioni e al pagamento immediato del debito da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz. Le trattative tra Mosca e Kyiv contestualizzate in quelle per la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica

Tutto come preventivato da Putin: il gas blocca l’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato il ripristino dell’importazione del carburante russo in Ucraina secondo le quantità contrattuali da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz.

La nota di Gazprom ha seguito due vertici politici tra i Presidenti di Russia ed Ucraina, Vladimir Putin e Viktor Yanukovych, e tra i due Premier, Dmitriy Medvedev e Mykola Azarov, in cui Mosca e Kyiv sarebbero giunte ad un accordo per risolvere un’impasse energetica iniziata giovedì, 14 Novembre.

Allora, come reazione alla minaccia di sanzioni da parte di Gazprom in caso di mancato pagamento immediato del debito per le forniture precedenti, il colosso Naftohaz ha interrotto l’importazione del ‘Gas Tecnico’ necessario per rendere possibile il trasporto dell’oro blu dalla Russia in Unione Europea: una decisione che ha portato Mosca a ventilare una possibile interruzione duratura delle forniture di carburante all’UE durante tutto l’inverno.

Sulla risoluzione della crisi energetica è stata emanata solo una nota da parte del Premier russo Medvedev, con cui si riconosce che, nonostante la tregua temporanea, le trattative tra Russia ed Ucraina riprendono nel corso del vertice della Comunità degli Stati Indipendenti: un’associazione di Stati dello spazio ex-sovietico coordinata da Mosca.

Sull’aspetto economico non è stato rivelato alcun dettaglio, se non un’indiscrezione del giornale russo Kommersant” che ha riportato come la Russia avrebbe accordato il posticipo a data da destinarsi del pagamento del debito contratto da Naftohaz per le forniture pregresse, pari a circa 2 Miliardi di Dollari

La contestualizzazione delle trattative per il gas nell’ambito della CSI evidenzia la ratio politica dell’accordo tra Ucraina e Russia: le minacce di Gazprom a Naftohaz hanno infatti preceduto di poco la possibile firma dell’Accordo di Associazione con l’UE da parte di Kyiv.

Questo documento, che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE, è contrastato da Mosca, che vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per imporre l’egemonia della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

Come ventilato da diversi esperti, la Russia avrebbe evitato all’Ucraina l’imposizione di sanzioni, ed il pagamento immediato del debito pregresso, in cambio della rinuncia da parte di Yanukovych alla firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e l’UE.

Una sconfitta per l’UE

Questa situazione penalizza fortemente l’UE, che, in caso di mancata integrazione economica dell’Ucraina, perde una possibilità di rafforzare la propria posizione nel mercato di un Mondo sempre più globalizzato.

Se poi l’Ucraina dovesse optare per l’integrazione nell’Unione Doganale Eurasiatica di Putin, la situazione per l’UE sarebbe ancora più critica.

Infatti, o scopo del progetto di integrazione sovranazionale nell’ex-URSS è infatti dettato dalla volontà della Russia di interrompere il processo di allargamento e di integrazione interna dell’Unione per escludere l’Europa dalla competizione mondiale.

Matteo Cazzulani

ALLARGAMENTO UE: MOLDOVA E TURCHIA SUPERANO L’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2012

La Commissione Europea concede a Chisinau il secondo step nel processo di integrazione, mentre i Ministri degli Esteri dei principali Paesi Europei firmano una lettera in sostegno alle aspirazioni europee di Ankara. La Russia esercita pressioni su Kyiv per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio nello spazio post-sovietico

Il primo ministro moldavo, Vlad Filat

Al via il secondo step per l’integrazione in Europa della Moldova. Questa è la decisione presa dalla Commissione Europea nella giornata di giovedì, 28 Giugno, a conclusione dell’incontro tra il Commissario UE agli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, e il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat.

Come riportato dalla Malmstroem, Chisinau ha dimostrato un notevole progresso nella strada di avvicinamento agli standard europei, ed è sempre più vicina al completamento del processo di integrazione nell’UE.

L’Unione Europea ha dunque firmato un accordo che prevede la semplificazione della concessione dei visti a lungo termine per industriali, studenti e presidenti di ONG, l’aumento delle categorie di persone esentate dal pagamento dei visti Schengen, e l’eliminazione dell’obbligo del visto per chi possiede un passaporto biometrico e diplomatico.

Un altro Paese che avanza nel processo di avvicinamento all’Europa è la Turchia. Sempre giovedì, 28 Giugno, i Ministri degli Esteri della maggior parte dei Paesi UE – Germania, Polonia, Gran Bretagna, Ungheria, Italia, Bulgaria, Svezia, Lettonia, Estonia, Lituania, Spagna, Slovacchia, Slovenia, Romania, Portogallo, e Finlandia – con una lettera hanno lodato il ruolo ricoperto negli ultimi tempi da Ankara per la diffusione della democrazia in Medio Oriente e il contenimento dell’aggressività di alcuni regimi dittatoriali, come quello della Siria.

Oltre ad avere riconosciuto la capacità della Turchia di saper riformare il proprio sistema militare e giudiziario in senso occidentale, i firmatari della lettera hanno tuttavia invitato Ankara a migliorare la situazione legata ai diritti alle donne e alla tutela delle minoranze, su cui, secondo il documento, il Governo turco deve ancora avvicinarsi ai parametri di Bruxelles.

La Russia si riprende l’Ucraina

Il Paese che invece si sta allontanando dall’Europa è l’Ucraina. Nella giornata di mercoledì, 27 Giugno, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, si è recato in visita ufficiale a Kyiv per incontrare il suo collega, Viktor Janukovych, e il Primo Ministro ucraino Mykola Azarov.

Durante il vertice, Medvedev ha invitato Janukovych a ratificare al più presto il varo della Zona di Libero Scambio nella Comunità di Stati Indipendenti: un processo di integrazione economico fortemente voluto da Mosca per rinsaldare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, i due Presidenti hanno firmato alcuni contratti per la collaborazione russo-ucraina nel settore dell’aviazione e dell’ingegneria spaziale, e, durante le dichiarazioni ufficiali, hanno riservato poca importanza al conflitto tra Mosca e Kyiv per la revisione delle tariffe del gas, su cui l’Ucraina richiede da tempo uno sconto.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH SCEGLIE LA RUSSIA: TRA UCRAINA ED EUROPA RELAZIONI INTERROTTE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 21, 2012

In seguito al vertice della Comunità Economica Eurasiatica, Kyiv rinuncia all’applicazione di misure protezionistiche in caso di ritorsioni da parte di Mosca per la mancata partecipazione ai processi di integrazione sovranazionale voluti dal Cremlino per sancire la propria egemonia sull’ex-Unione Sovietica. Inoltre, il Presidente ucraino promette al suo collega, Vladimir Putin, il varo della Zona di Libero Scambio CSI in contemporanea nei Parlamenti dei due Paesi, e il riconoscimento del russo come lingua ufficiale dello Stato da lui rappresentato

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dalla Comunità Economica all’Unione politica. E’ questo lo scopo ufficializzato a Mosca, martedì, 20 Marzo, nel corso del vertice della Comunità Economica Eurasiatica: una federazione economica, gestita e controllata dalla Russia, dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica, a cui appartengono anche Tadzhikistan, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Bielorussia, e, come Stati osservatori, Ucraina, Moldova, e Armenia.

Come sottolineato dal Presidente uscente della Russia, Dmitrij Medvedev, l’evoluzione dalla Comunità Economica all’Unione Eurasiatica è un processo politico oramai avviato: destinato ad unire i Paesi dell’area ex-URSS in una nuova entità statale dotata di indubbio peso sul piano internazionale. Inoltre, il Capo di Stato russo ha invitato le realtà coinvolte a partecipare a tutte le tappe del progetto di integrazione voluto da Mosca, pena la complicazione delle relazioni commerciali col Cremlino.

Diretto destinatario del monito di Mevedev è stata l’Ucraina, che finora ha mantenuto lo status di Paese osservatore, e ha avanzato la propria candidatura alla Comunità Economica Eurasiatica solo previo mantenimento di una cospicua autonomia. Dinnanzi ai primi passi della CEE di Mosca – inizialmente composta da Russia, Kazakhstan e Bielorussia – Kyiv ha proposto la propria compartecipazione solo secondo la formula 3+1, e ha confermato di non volere un pieno coinvolgimento anche dopo il successivo ingresso di Kyrgyzstan e Tadzikistan.

Tuttavia, la posizione risoluta dell’Ucraina si è notevolmente ammorbidita, come dimostrato dalla dichiarazione del Vice-Premier ucraino, Valerij Khoroshkovs’kyj, il quale, durante il vertice, ha dichiarato la volontà di rinunciare all’applicazione delle misure protezionistiche varate da Kyiv in caso di ritorsioni commerciali da parte di Mosca.

Durante un incontro bilaterale, il neo-rieletto Presidente russo, Vladimir Putin, ha convinto il Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, a ratificare in contemporanea l’accordo per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un altro progetto di integrazione economica pianificato dal Cremlino, simile alla Comunità Eurasiatica, progettato per abbattere le frontiere tra i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti – a cui appartiene quasi la totalità dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica -, stabilire principi di sussidiarietà, e istituire un solo regolamento per un’area su cui Mosca vuole esercitare la propria egemonia.

L’avvicinamento dell’Ucraina ai progetti egemonici della Russia, confermato dall’intenzione di Janukovych di rendere il russo lingua ufficiale dello Stato ucraino, ha conseguenze di notevole importanza per gli equilibri geopolitici del Vecchio Continente: da un lato, consente a Mosca il consolidamento della sua egemonia sull’ex-URSS, e, dall’altro, certifica la fine di ogni possibile integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

Anche Repubblica Ceca e Polonia ammettono la chiusura delle relazioni con Kyiv

In un’intervista all’autorevole Den’, l’Ambasciatore in territorio ucraino della Repubblica Ceca, Ivan Pocuch, ha evidenziato come il persistere a Kyiv di arresti politici, pressioni sull’Opposizione arancione, e casi di mancato rispetto della libertà di stampa abbiano provocato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo storico accordo ha previsto una parziale integrazione ucraina nell’Unione Europea, e il varo di una Zona di Libero Scambio tra Kyiv a Bruxelles, ma le trattative per il suo avvio – iniziate nel 2008: con l’Ucraina ancora guidata dagli arancioni – si sono interrotte, nel dicembre 2011, in seguito agli arresti politici della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri avversari politici di Janukovych.

Anche il Parlamentare Europeo Marek Siwiec, noto per avere sempre supportato la firma dell’Accordo di Associazione nonostante la condotta autoritaria del Presidente Janukovych, ha ammesso che la detenzione della Tymoshenko, e il regresso della democrazia ucraina, è destinato a mantenere Kyiv lontano da Bruxelles per molto tempo.

Come riportato sul suo blog ufficiale, l’esponente socialdemocratico polacco ha individuato la conduzione di Elezioni Parlamentari regolari come unica condizione per riaprire il discorso in merito all’avvicinamento dell’Ucraina all’UE, ma, nel contempo, ha riconosciuto l’esistenza di forti pressioni politiche da parte di Mosca che potrebbero inglobare una volta per tutte Kyiv nell’Unione Eurasiatica.

Matteo Cazzulani