LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

RADOSLAW SIKORSKI PROPONE UN’EUROPA PIU’ UNITA PER BATTERE LA CRISI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 7, 2012

Il Ministro degli Esteri polacco invita l’UE a rafforzare la politica di coesione, e dichiara il varo di un fronte comune tra i Paesi del Gruppo di Vysehrad durante i negoziati per il varo del bilancio comunitario per il periodo 2014-2020. Il Capo della Diplomazia ungherese, Janos Martonyi, contrario alla divisione dell’Unione tra Stati di differente peso politico in base alla moneta adottata

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Nell’Unione Europea di oggi ci vuole più Delors e meno De Gaulle. Questa è la ricetta per lo sviluppo dell’UE proposta dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, a Budapest, durante la tappa conclusiva del suo tour presso le capitali dei Paesi appartenenti al Quartetto di Vysehrad.

Secondo Sikorski, l’Europa deve fare proprio l’insegnamento del politico francese Jacques Delors e rafforzare le proprie istituzioni comunitarie, sopratutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale. Al contrario, Bruxelles non deve cedere alla tentazione di privilegiare gli interessi dei singoli Paesi per creare un’Europa delle Nazioni, come invece proposto da un altro politico transalpino, l’ex-Presidente della Francia, Charles De Gaulle.

“Restando insieme potremo costituire un gruppo comune invincibile – ha dichiarato Sikorski, come riportato da Gazeta Wyborcza – rappresentiamo milioni di europei che non hanno abbandonato l’idea di Europa, e che sono determinati affinché l’UE diventi un progetto coronato da successo”.

La teoria del Ministro degli Esteri polacco è stata esposta durante un discorso in cui i Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – hanno dichiarato la costituzione di un fronte comune per la stesura del budget dell’Unione Europea 2014-2020.

In particolare, Sikorski ha illustrato come il Quartetto di Vysehrad intenda battersi in seno all’UE per il mantenimento della politica di coesione, e ha evidenziato l’importanza ricoperta in passato dai fondi comunitari per il rafforzamento delle economie polacca, ungherese, ceca e slovacca.

Inoltre, il Ministro degli Esteri polacco ha dichiarato il sostegno da parte del Gruppo di Vysehrad all’istituzione di imposte sulle transazioni finanziarie, e ha sottolineato come il bilancio comunitario non possa basarsi unicamente sulle entrate dei singoli Paesi dell’Unione Europea.

“Venti anni fa siamo stati visti come qualcosa di estraneo – ha evidenziato Sikorski – siamo stati avvertiti come Paesi stranieri ricchi solo di cognomi difficili da pronunciare, il cui ingresso nell’UE avrebbe generato più problemi che vantaggi. Invece, siamo al posto giusto al momento giusto, e abbiamo fornito un importante aiuto in diverse occasioni, attingendo dalla nostra esperienza”.

L’esperienza a cui ha fatto riferimento il Ministro degli Esteri polacco è quella storica: i Paesi del Gruppo di Vysehrad, così come il resto dell’Europa Centrale, hanno vissuto sulla loro pelle sia il nazismo che il comunismo, e sono riusciti a sopravvivere alle due grandi barbarie del ventesimo secolo.

Per questa ragione, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – che in totale registrano un introito economico di 260 Milioni di Dollari, e che presso il Consiglio Europeo possiedono la medesima quantità di voti di quelli di Germania e Francia – credono in un’Unione Europea forte, aperta e solidale, governata secondo i metodi della collegialità.

Da Vysehrad un no all’Europa dalle due velocità

Concorde con il Ministro degli Esteri polacco si è detto il suo collega ungherese, Janos Martonyi, che ha evidenziato come l’UE non debba dividere i Paesi membri in differenti classi di appartenenza a seconda delle loro politiche monetarie.

Il riferimento del Capo della Diplomazia magiara è alle ultime posizioni assunte durante la stesura del nuovo patto fiscale da Germania e Francia, che hanno escluso dall’ambito decisionale dell’UE gli Stati che, come i membri del Quartetto di Vysehrad – ad eccezione della Slovacchia – ancora non hanno adottato la moneta unica.

Matteo Cazzulani

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MARTIN SCHULZ: CHI E’ IL NUOVO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 18, 2012

Il capogruppo socialdemocratico eletto alla guida dell’emiciclo di Strasburgo. Il passato del tedesco, noto in Italia per il battibecco con Berlusconi, e le misure a cui è chiamato a dare adeguata risposta

Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz

“Putin ha il gas, e noi in Germania ne abbiamo bisogno: con buona pace della Polonia e dell’Europa Centrale”. Questa è una dichiarazione rilasciata al sottoscritto da Martin Schulz: nuovo Presidente del Parlamento Europeo, eletto alla guida dell’emiciclo di Strasburgo martedì, 17 Gennaio.

Ad incoronare il politico SPD è stata una larga maggioranza – 387 consensi su 670 – frutto di un accordo tra i due principali raggruppamenti politici: l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – finora guidata dal politico tedesco – ed il Partito Popolare Europeo – a cui appartiene l’uscente polacco, Jerzy Buzek.

Nato nel 1955 a Hehlrath, Schulz ha lavorato nel settore dell’editoria e, di pari passo, ha compiuto una fulminea carriera politica nella SPD: arrivando, dal 1987 al 1998, a ricoprire la carica di Sindaco di Wurselen. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo, dove viene nominato rispettivamente Presidente in quota socialista della Commissione per i Diritti Umani, Capogruppo della SPD a Strasburgo e, infine, Leader dei socialisti europei.

Noto in Italia per il celebre battibecco con Silvio Berlusconi – si prese del “Kapò” dopo avere attaccato il politico italiano per i suoi guai con la giustizia – deve la sua fama in Europa alle posizioni molto spostate a sinistra, ai toni duri riservati agli avversari politici, e ad un orientamento in politica estera in linea con quello dell’ex-cancelliere tedesco, Gerard Schroder.

Il Capo del Governo tedesco emerito è stato freddo con gli USA, ardente sostenitore dell’alleanza energetica tra la Germania e la Russia, e, oggi, è dipendente stipendiato dal monopolista russo, Gazprom: da cui è stato assunto per volere diretto del Primo Ministro di Mosca, Vladimir Putin.

Un giudizio sulla linea della presidenza Schulz dopo un solo giorno è, ovviamente, impossibile. Meglio evidenziare l’eredità che il tedesco raccoglie, e le sfide a cui è chiamato sin da oggi.

Il suo predecessore, Jerzy Buzek – primo esponente dell’Europa dell’ex-Blocco sovietico a ricoprire un ruolo così importante in sede UE – ha rappresentato dappertutto il Parlamento Europeo – recandosi di persona in tutti i suoi Paesi, eccetto la Slovenia – si è battuto per l’approvazione del Trattato di Lisbona, ha sostenuto l’approvazione di misure anti-crisi straordinarie e l’aumento del budget comunitario.

In politica estera ha difeso con vigore il Partenariato Orientale: consapevole che un’Europa non allargata ai suoi Paesi orientali – Ucraina, Moldova e Georgia – non può ritenersi totalmente compiuta e sicura.

Inoltre, Buzek è riuscito nella non facile impresa di convincere i partner occidentali che i polacchi non sono fastidiosi compagni di viaggio russofobi, ma cittadini europei segnati da un passato infausto, fatto di spartizioni, dominazioni straniere – sopratutto russe e tedesche – e sperimentazione della crudeltà di entrambi i totalitarismi del Ventesimo secolo: comunismo e nazismo.

Tanto da fare per il nuovo Presidente

Queste le premesse da cui Schulz dovrebbe fare tesoro per guidare il Parlamento Europeo in un’epoca di incertezza, instabilità e pericoli. In primis, da risolvere è la crisi dell’Euro, con il relativo varo di misure di carattere legislativo per ridare forza alla moneta unica dell’UE. Tuttavia, nel contempo ci si deve curare anche della politica estera, su cui l’emiciclo di Strasburgo ha considerevoli poteri.

Il fronte su cui agire non è quello delle cosiddette “primavere arabe”, ma l’ Est del Vecchio Continente: dove la democrazia è sempre più in pericolo. In Ucraina, gli esponenti dell’Opposizione Democratica al Presidente Viktor Janukovych sono incarcerati e perseguitati in maniera sempre più simile alla Bielorussia di Aljaksandr Lukashenka, in cui ogni forma di dissenso è repressa con la forza.

La Moldova è alle prese con un’impasse politica, e la Georgia si avvicina a nuove elezioni con i soldati russi ancora dislocati sul proprio territorio – Abkhazija ed Ossezia del Sud. Il tutto, con una Russia che, presto amministrata dal terzo mandato presidenziale di Putin, ha integrato economicamente – e presto anche politicamente – l’ex-Unione Sovietica, ed è pronta a surclassare l’Europa sul piano internazionale per tornare superpotenza mondiale.

Un quadro non idilliaco, a cui Bruxelles può porre rimedio solo con una politica energetica indipendente da Mosca, con il maggiore coinvolgimento nelle strutture decisionali dell’UE dei Paesi dell’Europa Centrale e con l’integrazione di Kyiv, Chisinau e Tbilisi: la direzione opposta di quella illustrata dallo Schulz del passato.

Si perché la citazione esposta in apertura risale alla primavera del 2009: intervenuto in un’iniziativa pubblica sulle politiche europee alla Camera del Lavoro di Milano – dove parlò molto poco di Europa e quasi solamente di Italia – l’allora capogruppo socialista all’emiciclo di Strasburgo fu costretto a rispondere alle domande del pubblico – non previste dagli organizzatori – tra cui la richiesta di un commento sulla politica energetica della Russia di Putin.

Allora, con la costruzione di un gasdotto sottomarino lungo il Baltico – il Nordstream – Mosca aveva in cantiere di bypassare per motivi politici i Paesi dell’Europa Centrale, e rifornire di gas direttamente la Germania: de facto, dividendo l’Europa con il consenso dei tedeschi, a discapito di Polonia, Stati baltici e di tutti i proclami per la coesione europea.

Recuperare una citazione del passato per commentare il presente non è casuale, sopratutto perché la situazione di oggi non è così diversa: se si vuole, è persino peggiorata. Il Nordstream è stato costruito ed è attivo, ed i tentativi di varare una politica energetica dell’Unione Europea indipendente da Mosca da parte della Commissione Barroso sono puntualmente contrastati – su esplicito invito del Cremlino – da Francia e Germania.

Tanto lavoro per Schulz, che, dopo i ringraziamenti di rito, nel discorso di insediamento ha promesso di battersi per il rispetto dell’istituzione da lui presieduta, e per dare nuovo entusiasmo al sogno europeo.

Matteo Cazzulani

VERITA SU STALIN ED HITLER: L’ INTEGRAZIONE UE PASSA ANCHE DALLA STORIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 28, 2011

L’iniziativa del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi presa per educare le nuove generazioni europee su un passato di sangue e violenza non adeguatamente trattato nemmeno nel presente. Il ruolo del Gruppo di Vysehrad e della presidenza polacca, particolarmente impegnata al futuro di un continente sempre più vecchio e relegato ai margini del Mondo globalizzato

Campagna di divulgazione dei crimini del comunismo a Leopoli, Ucraina

Non servirà a battere la crisi, e nemmeno a risolvere la cronica mancanza di una politica estera, di difesa, ed energetica comune, ma almeno permetterà ad un Vecchio Continente chiarezza sul proprio passato, ed un futuro maggiormente responsabile. Nella giornata di Sabato, 15 Ottobre, è stata varata la creazione del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi, una struttura per il coordinamento del lavoro di storici UE, finalizzato a ricerca, documentazione, e produzione di materiale riguardo al comunismo ed al nazismo: due grandi barbarie che, non ancora adeguatamente investigate – sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale – nel secolo scorso hanno trasformato il continente in una fabbrica di morte.

Nello specifico, il Centro si occuperà di dialogare con le nuove generazioni di studenti che, nati dopo il crollo del Muro di Berlino, rischiano di smarrire la reale percezione della gravità di fatti come gulag, purghe, olocausto, shoah, holodomor ed altri crimini contro l’umanità perpetrati da sanguinari dittatori quali Stalin ed Hitler. Come illustrato nella conferenza stampa di presentazione del progetto, il Centro – che avrà sede a Praga, nel cuore dell’Europa, con una filiale a Bruxelles, la Capitale politica – ha lo scopo di rendere giustizia ai milioni di europei vittime di inaudite violenze per differente appartenenza politica, religiosa e nazionale: la cui reale portata non va né dimenticata, né ridimensionata.

A livello politico, a dare una scossa all’iniziativa europea è stato il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – che, avendo sperimentato sulla propria pelle ambo i totalitarismi fino ad una ventina di anni or sono, hanno deciso di mettere il proprio passato al servizio del futuro di una generazione europea che, nel bene o nel male, è destinata un giorno a prendere le redini del Vecchio Continente.

“E’ sulla storia delle nostre generazioni che si costruisce il futuro – ha illustrato il Primo Ministro ceco, Petr Necas – per questo l’iniziativa è di fondamentale importanza”.

Ancora un successo per Varsavia

Dunque, un’iniziativa per l’integrazione europea fortemente voluta anche dalla singola Polonia: presidente di turno UE che, non senza difficoltà, sta sfruttando il primo semestre di guida della sua storia per rafforzare le strutture comunitarie, e dare a Bruxelles una comune visione in settori chiave come l’Estero, l’Energia, e la Difesa. Se nei primi due casi un qualche minimo successo è stato raggiunto – si ricordi l’avvio dei negoziati per Accordi di Associazione con l’UE per Moldova e Georgia, e la collaborazione con la Commissione Barroso per diminuire la dipendenza dal gas russo – nel secondo, Varsavia non è riuscita a battere la cronica divisione che caratterizza il Vecchio Continente fin dalla sua nascita. Ma non si è data per vinta.

Respinta l’idea di evolvere ad esercito europeo il Gruppo di Weimar – alleanza di coordinamento degli sforzi militari tra Polonia, Francia, e Germania – a causa del veto di una Gran Bretagna maggiormente attenta a non sminuire il ruolo della NATO, il governo polacco si è rivolto proprio a Vysehrad per concepire una comune forza di intervento in crisi internazionali con la partecipazione di Georgia ed Ucraina, da allargare in primis agli Stati Baltici e, successivamente, all’Europa Occidentale.

Un programma che, se attuato, potrebbe finalmente dimostrare quanto la tanto vituperata in Occidente Nuova Europa sia molto più filo europea di molti altri Paesi. Magari, riuscendo a convincere francesi, tedeschi, ed inglesi, che dinnanzi alle crisi economiche ed umanitarie di oggi – default nel sud UE e ritorno delle velleità imperiali della Russia di Putin – l’unico modo per mantenere il continente competitivo sia l’allargamento ad est, e l’unità di azione: sopratutto in quei settori in cui singoli colossi energetici antepongono il proprio interesse a quello generale.

Matteo Cazzulani

ANCHE LA SLOVACCHIA EQUIPARA COMUNISMO E NAZISMO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on July 24, 2011

Bratislava vicina al riconoscimento della parità tra la barbarie sovietica e quella nazifascista, già riconosciuta in Polonia, Lituania, Ungheria, e Repubblica Ceca. Praga innalza l’indennità ai reduci del regime

Campagna di divulgazione dei crimini del comunismo a Leopoli, Ucraina

Sempre più i Paesi che, nel cuore dell’Europa, riescono a fare i conti con il proprio passato in maniera equilibrata e responsabile. Nella giornata di giovedì, 21 Luglio, la Slovacchia ha registrato in Parlamento un progetto di legge per equiparare il reato di apologia del comunismo con quello del nazismo, mediante l’introduzione di pene uguali, nel tempo e nella sostanza, per chi, pubblicamente, giustifica sia i crimini sovietici, che quelli del nazionalsocialismo.

Un provvedimento necessario per la memoria di quelle 70 mila persone che, secondo l’Istituto della Memoria Nazionale di Bratislava, sono state vittime di esecuzioni, rastrellamenti, o detenzione politica perpetrate dal regime comunista a Seconda Guerra Mondiale terminata. “Per il nostro futuro è necessario insegnare che la democrazia è sempre in pericolo, e che occorre restare costantemente vigili” ha evidenziato, a Radio Liberty, il Presidente dell’Istituto, Anton Srgolec.

Tuttavia, nonostante l’importanza, l’approvazione di tale legge è stata travagliata, e trascinata a lungo nel tempo a causa dell’ostruzionismo dei partiti di una sinistra che, nel 2002, sono arrivati persino ad affossarla, mediante il veto dell’allora Presidente, Rudolf Schuster. Ripreso nel 2010 dal Leader del Partito Civico Conservatore, Peter Zajac, il progetto è stato rivisto, emendato, e riproposto in Parlamento da una maggioranza moderata che, sotto la supervisione del Ministro della Giustizia, Lucia Zitnanska – dell’Unione Democratico-Cristiana Slovacca, il principale Partito di governo – lo ha sostenuto fino in fondo, inserendolo tra le priorità della coalizione.

La Repubblica Ceca istituisce la “Terza Resistenza”

A provvedimento approvato, la Slovacchia si aggiungerà ad altri Paesi dell’Europa Centrale che, devastati dai peggiori totalitarismi del secolo scorso, hanno equiparato comunismo e nazismo sul piano legale, giuridico, e penale. Tra essi, Polonia, Lituania, Ungheria, e Repubblica Ceca. Proprio per quanto riguarda Praga, il Senato ha approvato in definitiva l’istituzionalizzazione della “Terza Resistenza”: riconoscimento a chi, tra il 1948 ed il 1989, ha combattuto il regime comunista cecoslovacco con l’arma della non violenza e del dissenso pacifico.

La legge ceca già ha riabilitato le vittime del comunismo, e concesso loro lo status di veterani militari, ma questo nuovo provvedimento concede una pensione integrativa di 11 Mila Corone che permette ad ogni reduce un tenore di vita decoroso. Approvata lo scorso 21 Luglio da 44 senatori su 81 – favorevole la maggioranza di centro-destra, contrari i comunisti – per entrare in vigore la legge attende la firma del Presidente, Vaclav Klaus, che, secondo indiscrezioni, potrebbe approvarla con una cerimonia solenne, in occasione del Giorno della Lotta per la Democrazia e la Libertà.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: NOBEL PER LA PACE BOICOTTATO DA JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 7, 2010



Nessun rappresentante ucraino alla premiazione di Liu Xiaobo. Assenti, tra gli altri, anche russi, venezuelani, iraniani, cubani, sauditi e colombiani

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Oltre che Mosca, la politica estera di Janukovych la decide anche Pechino. Nella giornata di martedì, 7 dicembre, il Comitato per l’assegnazione dei Nobel ha reso noto quali Paesi non saranno presenti alla premiazione del dissidente cinese Liu Xiaobo.

Oltre a Russia ed Ucraina, ad obbedire al diktat cinese di boicottare la cerimonia in onore dell’attivista per i diritti umani, anche Kazakhstan, Pakistan, Venezuela, Arabia Saudita, Filippine, Egitto, Sudan, Cuba, Marocco, Colombia, Iran, Irak, Serbia, Afghanistan, Vietnam e Filippine. Una lista di Paesi davvero responsabili, nella maggior parte dei quali — piaccia o meno — democrazia e diritti del cittadino sono concetti ben lungi dall’essere contemplati.

Tutta un’altra storia rispetto ad un Paese che, a seguito della Rivoluzione Arancione, sotto i governi di Julija Tymoshenko e l’amministrazione di Viktor Jushchenko, è riuscito a chiudere con elezioni falsate, pressioni su opposizioni e media indipendenti, e violenze su giornalisti non allineati con le Autorità.

Una decisione clamorosa

Il Premio Nobel per la Pace 2010, il dissidente cinese, Liu Xiaobo

Eppure, all’entourage del Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, non è mancato né il cinismo, né il volgarmente definito aggrapparsi sugli specchi. Alla diffusione della notizia, la vice capo dell’Amministrazione Presidenziale, Hanna Herman, ha giustificato l’assenza dell’Ucraina con l’indisponibilità dell’intero corpo diplomatico, convocato a Kyiv per il Consiglio degli Ambasciatori.

A tenere la linea, anche il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko. Il quale, nel corso della conferenza stampa con il suo collega estone, Urmas Paet, ha aggiunto che, di norma, alla cerimonia partecipano solo gli ambasciori degli Stati che hanno ottenuto il Nobel.

“L’Estonia non è stata premiata — gli ha risposto Paet — ciò nonostante, Tallin sarà presente con un suo rappresentante”.

Dissidente cinese, Liu Xiaobo è stato insignito del Nobel per la Pace 2010 per la sua coraggiosa attività in difesa dei Diritti Umani, in un Paese ancora governato da un autocrazia comunista. La consegna del Premio, a cui all’oppositore Pechino ha vietato la partecipazione, è prevista ad Oslo, il prossimo venerdì.

Forse, dinnanzi all’assenza di un rappresentante ucraino, un Occidente, sempre più assetato di gas russo, ed imbevuto del volemose bene obamiano, senza se e senza ma, si renderà conto del regresso democratico in atto sulle rive del Dnipro.

Di cui, duole constatarlo, sono in parte responsabili anche i benpensanti del Vecchio Continente, miopi dinnanzi all’Ucraina. E, spesso, imprigionati in quelle categorie veterocomuniste, che in Cina si chiamano legge.

Matteo Cazzulani

EURO 2012: ECCO I NOMI DELLE MASCOTTE DI UN EUROPEO ORAMAI PRIVO DELLA VERA RATIO

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on December 4, 2010

Slavko e Slawek l’immagine di Euro 2012. Competizione divenuta insensata

La presentazione delle mascotte, Slavko e Slawek. FOTO UEFA.COM

Le varianti ucraina e polacca della parola Gloria. Questi i nomi delle mascotte del campionato europeo di calcio del 2012. Due simpatici calciatori, abbigliati con le divise delle nazionali dei due Paesi che ospiteranno la rassegna UEFA. Numero 20 per il biancorosso polacco. Il 12 per il gialloblù ucraino.

Il battesimo, avvenuto nella giornata di sabato, 4 dicembre, ha chiuso una partecipata votazione, avvenuta, via internet, sul sito ufficiale dell’UE del calcio, e nei fast-food polacchi ed ucraini della catena Mc Donalds, sponsor della manifestazione.

Con il 56% dei voti, l’accoppiata Slavko-Slawek ha superato la proposta Strimko-Shemka, seconda con l’11% dei consensi, e Ladko-Klemek, preferita dal 5% dei votanti.

Un Europeo senza l’Europa

Il logo dell'europeo 2012. FOTO UEFA.COM

Dinnanzi a tale esito, lecita una riflessione. La gloria dell’Europeo di calcio stava nella motivazione della sua ubicazione. In due Paesi, per anni divisi da odi ed incomprensioni, finalmente superati, in nome di una comune storia. E, sopratutto, della condivisa aspirazione europea. Raggiunta, per la Polonia. Non per l’Ucraina.

Difatti, l’assegnazione della rassegna alle patrie di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale ucraino, uno dei più grandi del romanticismo europeo — e Mickiewicz — il vate della letteratura polacca — è stata un’occasione per agevolare l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea. Scopo ben esemplificato dalla tinta del pallone sul logo, in ricordo di quella Rivoluzione Arancione, con cui gli ucraini hanno dimostrato di preferire Bruxelles a Mosca.

Purtroppo, da allora molto è cambiato. Non solo la politica UE, assetata di gas, e per questo sempre più attenta a non irritare la Federazione Russa. Ma anche le relazioni tra i due Paesi ospitanti.

Lontano ricordo le posizioni del Capo di Stato polacco, Aleksander Kwasniewski, che, dinnanzi alla protesta colorata e non violenta del Majdan, promette al futuro collega ucraino, Viktor Jushchenko, di essere suo avvocato in Occidente. Nemmeno più le tavole rotonde tra i governi di Jaroslaw Kaczynski e Julija Tymoshenko, per rafforzare una collaborazione continua, atta ad un riavvicinamento economico, culturale, e spirituale tra Kyiv e Varsavia.

Oggi, i nuovi Presidenti, Bronislaw Komorowski e Viktor Janukovych, con i rispettivi Premier, Donald Tusk e Mykola Azarov, sembrano avere abandonato ogni possibile forma di dialogo, non legato strettamente all’ambito economico e finanziario. Un nausenante pragmatismo, permeato di un ipocrito volemose bene senza se e senza ma, di origine obamiana, che non rende giustizia alla tradizione storica di due popoli europei.

Entrambi, a lungo sudditi del dominio russo. E vittime dei peggiori totalitarsmi del ventesimo secolo. Il comunismo ed il nazismo.

Matteo Cazzulani