LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA NATO SI PREPARA A PROTEGGERE L’EUROPA DA PUTIN

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 15, 2014

Dopo l’occupazione della Crimea da parte di 60 Mila uomini dell’esercito russo, e le esercitazioni militari di Mosca a Kaliningrad, l’Alleanza Atlantica disloca 15 aerei militari dalla base militare di Aviano a quella di Lask, in Polonia, ed invia sette velivoli in Lituania. Anche la flotta militare statunitense nel Mar Nero allertata in caso di escalation della situazione in Ucraina

Se la Russia non rispetta la diplomazia e rafforza la sua presenza militare in Ucraina, allora tutta l’Europa è in serio pericolo. Questa è la ragione che, nella giornata di venerdì, 14 Marzo, ha portato la NATO ad incrementare la difesa dei confini orientali dell’Unione Europea.

Come riportato da diversi media polacchi, l’Alleanza Atlantica ha provveduto a trasferire sei F-16 Falcon dalla base militare italiana di Aviano a quella polacca di Lask, nei pressi di Lodz, dove già stazionano 10 agenti dell’aviazione degli Stati Uniti d’America, mentre altri 6 aerei militari con 150 uomini, più un altro stormo di tre C-130 con un centinaio di soldati, sono attesi in Polonia a partire dalla prossima settimana.

I velivoli coinvolti nell’operazione, che hanno a lungo stazionato in Corea del Sud, ed hanno preso parte alle operazioni di pace in Irak, nei Balcani ed in Afganistan, saranno presto accompagnati anche da sei F-15C Eagle e da un aereo di categoria KC-135, che la NATO ha dato mandato di trasferire in Lituania sempre nei prossimi giorni.

Secondo la versione ufficiale, i mezzi fanno parte di esercitazioni di routine da tempo pianificate, come il pattugliamento del Mar Baltico, ma non è da sottovalutare la coincidenza con le recenti richieste inviate alla NATO da parte di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania per rafforzare le strutture difensive nazionali, come previsto dall’Articolo 4 dell’Alleanza Atlantica -che prevede l’obbligo per la NATO di rafforzare la difesa militare dei Paesi membri in caso di presunta minaccia.

A motivare la domanda di intervento all’Alleanza Atlantica dei cinque Paesi UE è stata l’occupazione della Crimea -Repubblica dello Stato ucraino che gode un’ampia autonomia politica e linguistica- da parte di un contingente di 60 Mila uomini dell’esercito russo.

A questo fatto -una vera e propria dimostrazione di forza del Presidente russo Putin nei confronti dell’Occidente che ha portato Mosca a violare accordi internazionali che garantiscono l’integrità territoriale dell’Ucraina- sono seguite esercitazioni di sbarchi effettuate dalle forze armate della Federazione Russa nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

Le esercitazioni dei russi a Kaliningrad e il rafforzamento della presenza militare di Mosca in Crimea hanno portato non solo i Paesi dell’Europa centrale a lanciare l’allarme, ma hanno anche mosso gli Stati Uniti d’America a dislocare oggetti militari navali al largo delle coste ucraine per garantire, in caso di aggressione armata della Russia all’Ucraina, un’adeguata difesa militare ai Paesi UE che confinano con Kyiv.

Come riportato da fonti attendibili, nella giornata di sabato, 15 Marzo, l’incrociatore George Bush, che ospita un contingente di 6 Mila soldati, 90 aerei militari e un elicottero, ha ricevuto l’ordine di permanere nell’est del Mar Nero, dove si trova per esercitazioni da tempo programmate.

In aggiunta, anche altre navi USA sono state interessate di recente da spostamenti urgenti: i cacciatorpedinieri Truxtun e Philippine Sea sono stati dislocati rispettivamente nel porto di Costanza, in Romania, e in quello di Aksas, in Turchia, mentre il cacciatorpediniere Roosevelt è arrivato a Spalato, in Croazia, ed è pronto per salpare per il Mar Nero.

Donetsk e Kharkiv nel mirino di Mosca dopo la Crimea

A dare forza al dispiegamento di forze NATO per ragioni difensive sono le parole pronunciate dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, che, venerdì, 14 Marzo, ha dichiarato che l’annessione forzata della Crimea da parte della Federazione Russa, su cui il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina si è espresso sotto il controllo dell’esercito di Mosca, è una violazione degli accordi internazionali.

Nello specifico, Rasmussen ha evidenziato come la NATO riterrà illegittimo il risultato del referendum che i Parlamentari della Crimea, sempre su incentivo armato dell’esercito russo, hanno organizzato per dare una mascherata legittimazione popolare alla secessione da Kyiv della penisola ucraina.

Oltre alla Crimea, a preoccupare la NATO sono state anche le mire espansionistiche che Putin ha dimostrato di serbare nei confronti di altre regioni dell’Ucraina, come quelle di Donetsk e di Kharkiv, dove, tra giovedì 13 e venerdì 14 Marzo, huligan russi arrivati dalla Russia hanno provocato scontri, con tanto di morti e feriti, durante le pacifiche manifestazioni organizzate nelle due città più importanti dell’est dell’Ucraina contro l’occupazione russa della Crimea.

Lecito ricordare che, oltre alla NATO, anche Commissione Europea, Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Consiglio d’Europa, Congresso USA ed ONU hanno condannato le azioni militari della Russia in Crimea come una violazione degli accordi internazionali firmati a garanzia dell’inviolabilità della sovranità territoriale di Stati autonomi ed indipendenti come l’Ucraina.

Nello specifico, la Comunità Internazionale ha contestato a Putin l’infrazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione del suo intero arsenale bellico nucleare, ha ottenuto il rispetto della sua sovranità territoriale da parte di Russia, USA e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

Advertisements

Romania: l’impeachment al Presidente divide l’Europa (e rallenta il programma di indipendenza energetica UE)

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 10, 2012

La Corte Costituzionale costretta ad accettare la sfiducia al Capo dello Stato, Traian Basescu, voluta dalla coalizione social-liberale del Premier, Victor Ponta. Le posizioni in seno all’Unione Europea e le preoccupazioni da parte degli Stati Uniti d’America

C’e chi la considera una difesa della divisione dei poteri, mentre altri la ritengono una sovversione dei principi della democrazia e un tentativo di colpo di Stato. La questione dell’impeachment nei confronti del Presidente romeno, Traian Basescu, ha diviso il mondo politico della Romania e dell’Unione Europea, e rischia di comportare serie conseguenze alla situazione interna di un Paese UE.

Nella giornata di lunedì, 9 Luglio, la Corte Costituzionale della Romania ha accettato la risoluzione del Parlamento di venerdì, 6 Luglio, con la quale il Capo dello Stato e stato sollevato dalla maggioranza di centrosinistra dai suoi poteri, ed e stato avviato nei suoi confronti la procedura di impeachment che costringerà i cittadini romeni a recarsi alle urne per confermare o meno la fiducia a Basescu in un referendum nazionale.

Secondo un documento di venti punti redatto dalla coalizione socialista-liberale, il Presidente avrebbe abusato dei suoi poteri in occasione della messa a punto del piano di stabilita finanziaria nel 2010. Come dichiarato dal Premier, il socialista Victor Ponta, il Capo dello Stato si sarebbe intromesso nei lavori della magistratura, ed avrebbe così infranto due delle prerogative del sistema democratico.

Pronta e stata la risposta di Basescu, che ha accusato Ponta di voler distogliere l’attenzione dei media attorno agli scandali che hanno colpito lo schieramento socialista-liberale e la stessa figura del Premier. Ponta e infatti accusato di avere copiato la sua Tesi di Laurea: un reato che in altri Paesi dell’UE come Germania e Irlanda ha comportato le immediate dimissioni dell’autore del plagio.

Preoccupazione dinnanzi al caso romeno e stata espressa in sede UE, con la Commissione Europea in prima fila a contestare il Decreto Legge emanato dal governo Ponta con il quale la Corte Costituzionale Romena e stata impossibilitata a rigettare il voto del Parlamento. Inoltre, il Consiglio d’Europa si e rivolto alla Commissione di Venezia per esprimere un parere sulla condotta di Ponta.

A difesa del premier romeno si e schierato il Presidente dell’Europarlamento, il socialdemocratico Martin Schulz, che ha dichiarato di non rilevare alcuna infrazione dei principi democratici nel comportamento del Governo.

Differente e l’opinione del Parlamentare Europeo popolare Elmar Brok, che ha sottolineato come in Romania sia in atto un quasi golpe finalizzato a eliminare dalla vita politica il Capo dello Stato per ragioni legate alla diversa appartenenza politica rispetto alla maggioranza in Parlamento.

Turbamento e stato espresso anche dagli Stati Uniti d’America. La portavoce della sezione per la Politica Estera USA, Victoria Nuland, ha invitato Bucarest a rispettare i principi della democrazia e della divisione dei poteri, e a risolvere al più presto un’impasse politica che ingessa l’attivita di un Paese dall’importanza strategica nello scacchiere dell’Europa Centrale e del Mar Nero.

La questione energetica dietro l’impeachment al Capo di Stato romeno

Oltre che per ragioni politiche, il contrasto tra Basescu e Ponta riguarda anche questioni di natura energetica. Il Capo dello Stato, favorevole ai progetti della Commissione Europea di diversificazione delle forniture di gas, e determinato a diminuire la forte dipendenza del suo Paese dalle forniture della Russia, ha varato un piano per lo sfruttamento dei giacimenti di oro blu nelle acque territoriali romene del Mar Nero.

Inoltre, Basescu ha avviato consultazioni con la vicina Bulgaria per la messa in comune dei gasdotti dei due Paesi – come previsto dalle clausole del Terzo Pacchetto Energetico UE – e ha dato il via libera alle indagini di verifica della presenza sul terrotorio nazionale di riserve di gas Shale.

Appena salito al potere, nel Maggio del 2012, Ponta ha cavalcato l’onda ecologista, ed ha posto una moratoria sui lavori per l’individuazione dei giacimenti di gas shale. Inoltre, il premier socialista ha rallentato l’erogazione dei finanziamenti per l’individuazione delle riserve di oro blu nel Mar Nero, lasciando così il Paese ancora fortemente dipendente dai rifornimenti di Mosca, e lontano dalla realizzazione delle clausole previste dalle leggi dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani