LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: GIORNO DELLA FRATELLANZA SENZA UNITA’

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 22, 2011

Tutto il Paese celebra l’anniversario dell’Unione tra la Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare Ucraina Occidentale. Janukovych loda la stabilità. La Tymoshenko, democrazia ed Europa

 

Bandiere ucraine dinnanzi al monumento al Poeta Nazionale, Taras Shevchenko

Ancora divisioni nella giornata dell’Unità. Sabato, 22 Gennaio, il 92esimo anniversario della fusione tra la Repubblica Popolare Ucraina, e la Repubblica Popolare Ucraina Occidentale.

 

Così, il 22 Gennaio 1919, l’Ucraina ha ottenuto finalmente un suo Stato. Un raggio di luce, subito offuscato dai 70 anni successivi di dominazione russa, tedesca e polacca.

 

La ricorrenza, Festa Nazionale dal 1999, con il nome di Giorno della Fratellanza, è stata onorata sopratutto nella Capitale. Purtroppo, all’insegna della divisione politica.

 

Come da tradizione, il Presidente, Viktor Janukovych, ha posto una corona di fiori ai piedi delle statue a Taras Shevchenko – il Poeta Nazionale ucraino – e Mykhajlo Hrushchevs’kyj – il primo Capo di Stato.

 

Nel pomeriggio, l’importante manifestazione dell’Opposizione Democratica, organizzata presso la Lavra Sofijs’ka. Laddove la dichiarazione di unione tra le due repubbliche è stata annunciata.

 

Ad organizzarla, il Comitato di Difesa dell’Ucraina, i partiti Bat’kivshchyna, Svoboda, Narodna Samooborona, Reformy i Porjadok, Jevropejs’ka Partija Ukrajiny, Ukrajins’ka Narodna Partija, il Congresso dei Patrioti Ucraini, la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kyiv, quella Greco-Cattolica, e diverse Associazioni.

 

Moltissimi i partecipanti, più di tre mila, nonostante i fermi operati dalla polizia a molti pullman, provenienti da Leopoli, Odessa, e Dnipropetrovs’k.

 

E le minacce dell’uso della forza, preventivato dal Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov.

 

Nella mattinata, nella Ploshcha Kontraktova, meeting di altre forze patriottiche: Za Ukrajinu, il Partito Repubblicano Sobor, ed il Front Zmin, dell’ex speaker, Arsenij Jacenjuk.

 

I discorsi dei leader

 

Differenti anche le interpretazioni della ricorrenza. Viktor Janukovych ha attaccato il campo arancione, accusato di strumentalizzare un evento per scopi propagandistici.

 

Inoltre, il Capo di Stato ha sottolineato come la vera unità stia nella stabilità economica e politica, raggiunta dal governo del Primo Ministro, Mykola Azarov, da lui instaurato.

 

Proiettato al futuro, il messaggio della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, che ha evidenziato la fratellanza di tutti gli ucraini, a prescindere dalle differenze regionali.

 

Una risorsa, secondo l’anima della Rivoluzione Arancione, che deve dare la forza agli ucraini per guardare all’Europa. E superare la difficile contemporaneità, fatta di regresso della democrazia, arresti politici e pressioni sui media indipendenti.

 

Un’ondata di ottimismo. Utile, oltre che agli ucraini, anche al Belpaese.

 

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: ALTA LA TENSIONE IN VISTA DEL GIORNO DELLA FRATELLANZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 21, 2011

Patrioti ed Opposizione Democratica chiamano gli ucraini in una delle piazze principali della storia del Paese. Le Autorità valutano l’uso della forza. Giallo ad Uzhhorod

Il vice leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

“Non aspettate che altri risolvano i vostri problemi. Affrontateli ora, insieme agli altri come voi, finché possibile”.

Questo l’invito con cui, sulla sua pagina Facebook, il Vice Leader di Bat’kivshchyna, Oleksandr Turchynov, ha chiamato gli ucraini a commemorare, in piazza, il Giorno della Fratellanza.

L’esponente del principale partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, ha ripreso l’appello della sua Leader, Julija Tymoshenko, a lottare per l’Indipendenza politico-culturale dell’Ucraina, in un periodo di riavvicinamento a Mosca.

Ricordando come, dopo quel 22 Gennaio 1919, in cui fù proclamata l’unione tra Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale, la successiva libera riunione sul Majdan è avvenuta dopo 70 anni.

Un lungo intervallo, durante il quale l’Ucraina è sparita dalla geografia politica, dominata da potenze straniere — russi, polacchi e tedeschi.

Una ricorrenza sentita, dunque. Che, inevitabilmente, ha innalzato la tensione politica. Il Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, ha ipotizzato l’uso della forza, per controllare lo svolgimento del presidio delle forze patriottiche dinnanzi alla Lavra Sofijs’ka.

Pronta la reazione degli organizzatori, che hanno confermato sia la natura non violenta della dimostrazione, che il tentativo, da parte delle Autorità, di vietare la partecipazione ad una delle commemorazioni pubbliche più importanti.

Il Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Anatolij Semynoha, ha denunciato la pressione mentale delle autorità. Il Coordinatore del Comitato pr la Difesa dell’Ucraina, Mykhajlo Ratushnyj, ha invitato il Ministro ad un confronto vis-à-vis.

Invito accolto dal suo vice, Viktor Ratushnjak, che ha negato le affermazioni di Mohyl’ov, comunque assente.

Attesa ad Uzhhorod

Oltre che nella capitale, la tensione è alta anche in altre parti del Paese. Esemplare la vicenda di Uzhhorod, dove l’indiscrezione in merito al divieto di celebrere il Giorno della Fratellanza presso il monumento a Taras Shevchenko — il Poeta Nazionale Ucraino — ha causato un maremoto politico nel Capoluogo della Transcarpazia.

Gli organizzatori locali, giovedì, 20 Gennaio, hanno accusato le autorità cittadine di condotta ucrainofoba, in linea con quella del Ministro degli Interni. Ed espresso delusione, per la mancata reazione della maggioranza in Consiglio Comunale, composta da forze dell’Opposizione Democratica.

Nella serata, dietrofront del Sindaco, Viktor Pohorjelov. Il quale, non solo ha confermato la dimostrazione nel luogo tradizionale, ma ha anche ribadito la sua presenza, per la canonica posa della corona di fiori ai piedi della statua.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JANUKOVYCH FIRMA CODICE FISCALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2010

Il Presidente ucraino definisce legittima l’evacuazione forzata dei dimostranti sul Majdan. I manifestanti continuano la protesta. L’Opposizione Democratica denuncia l’oppressione.

La logica conclusione della protesta si è consumata. Nella giornata di venerdì, 3 dicembre, Viktor Janukovych ha firmato il Codice Fiscale. Nella mattinata, i 10 mila imprenditori e lavoratori, accampati sulla piazza principale della capitale, sono stati evacuati, con la forza, dalla polizia. Rimossa la tendopoli, 10 gli arrestati.

Il tutto, l’indomani della frettolosa votazione alla Rada del testo revisionato dal Presidente, senza nemmeno le dichiarazioni di voto dei gruppi parlamentari.

“Tutto si è svolto con regolarità – ha commentato un ironico Janukovych – ora i cittadini possono godersi un albero di Natale [pronunciato dopo una lunga pausa, forse motivata dalla non ottimale padronanza della lingua, n.d.a.] in un clima di gioia e stabilità politica”.

La protesta non si arresta

Secca la risposta dei manifestanti, per nulla intenzionati ad arrendersi. Il coordinatore generale della protesta, Oleksandr Danyljuk, ha rilanciato, invitando a proseguire le azioni con una manifestazione nazionale, il prossimo lunedì, 6 dicembre.

Ad essa, sono stati invitati non solo imprenditori e lavoratori, ma anche privati cittadini, e forze politiche, intenzionate a difendere la democrazia ucraina.

Ferma la reazione dell’Opposizione Democratica. L’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ha dichiarato che, prima o poi, il Codice Fiscale sarà rimpiazzato da un documento, che non leda gli interessi di un ceto, cruciale per la ripresa dell’economia del Paese.

“La rimozione della tendopoli – ha affermato la Lady di Ferro ucraina – è un insulto alla società ed alla democrazia, attuato in maniera premeditata ed ingenua. Bat’kivshchyna [il partito di Julija Tymoshenko, n.d.a.] elaborerà con gli imprenditori un progetto alternativo. Non lesivo di un ceto, cruciale per la ripresa dell’economia del Paese”.

Un invito a ritornare sul Majdan Nezalezhnosti, per continuare la protesta, è arrivato anche dal Comitato di Difesa dell’Ucraina: coalizione di partiti del campo democratico – tra gli altri, Bat’kivshchyna, Front Zmin, Narodnyj Rukh, Hromadjans’ka Pozycija, e Narodna Samooborona – uniti nel tutelare l’indipendenza politica, culturale, e linguistica del Paese.

Nell’appello, sottoscritto dal Leader del CDU, lo storico dissidente in epoca sovietica, Dmytro Pavlychko, sono state richiamate tutte le forze politiche, le personalità di cultura, intelligenza, e scienza ad unirsi alle dimostrazioni, fino al raggiungimento degli obiettivi prestabiliti: cancellazione del Codice Fiscale, dimissioni del governo, e scioglimento del Parlamento.

Lecito ricordare che il provvedimento incrementa la pressione fiscale su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio della sua attività, ed il divieto di riunione per i sindacati.

Approvato dalla maggioranza alla Rada, a ritmo di forza, senza possibilità per l’Opposizione Democratica di apportare emendamenti, ha provocato la mobilitazione di 10 mila persone, giunte nella piazza principale della capitale da tutte le province del Paese.

Dinnanzi a tali numeri, Janukovych ha rinviato il documento al Parlamento per l’approvazione definitiva, con alcuni suoi cambiamenti di facciata.

Matteo Cazzulani

UCRAINA, RIAPRONO I LAVORI ALLA RADA. E’ SUBITO BAGARRE. CRONACA DELLA GIORNATA.

Posted in Sessioni Rada by matteocazzulani on September 11, 2010

FOTO UNIAN.Un’Opposizione Democratica, sempre più divisa, protesta dentro e fuori il parlamento contro la politica fiscale del governo. Respinti quattro emendamenti. La Tymoshenko invita al voto amministrativo per sfiduciare Janukovych. Pavlychko: “frammentati non si vince”.

Sessione nuova, vecchie diatribe. La campanella di inizio anno è suonata anche per la politica ucraina. Martedi, 7 settembre, esattamente una settimana dopo quella che ha richiamato nelle scuole del Paese allievi e scolari. I quali, di sicuro, hanno celebrato il ritorno tra i banchi in maniera meno spumeggiante di quanto fatto dai parlamentari, autori di una giornata surreale, politicamente agitata e, purtroppo, tragicomica.

Tutto ha inizio alle ore 9 locali, con l’inaugurazione ufficiale della nuova sessione, la settima: fino al 14 gennaio, dieci settimane di riunioni plenarie, cinque di lavori nelle commissioni, quattro di campagna elettorale per le consultazioni locali, e dieci ore di question time. Un’occasione solenne, a cui, oltre ai 399 deputati registrati, hanno presenziato il presidente, Viktor Janukovych, l’intero Consiglio dei Ministri, il Capo della Corte Suprema, Vasyl’ Onopenko, quello del Tribunale Amministrativo, Oleksandr Pasenjuk, ed i direttori della Banca Nazionale Ucraina, del Comitato Nazionale Antitrust, del Consiglio Superiore di Giustizia e del Fondo del Demanio.

Fin dalla mattina, i parlamentari del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Capo dello Stato, premier ed il resto dei titolari dei dicasteri – hanno circondato la tribuna centrale, per evitare che i lavori, come preannunciato, venissero bloccati dall’Opposizione, sui cui scranni sono stati issati otto striscioni contro l’operato del governo in materia fiscale ed energetica, e, sopratutto, di condanna della decisione di innalzare le imposte per gas e servizi comunali. “Prezzi instabili, innalzamento dell’età pensionabile, incremento delle tasse sono genocidio fiscale per gli Ucraini”, il loro contenuto. “Ucraina senza la gente” un altro, scimmiottando lo slogan elettorale con cui le elezioni presidenziali sono state vinte da Janukovych.

Ed è stato proprio il Capo dello Stato ad aprire i lavori. Lo ha fatto con un discorso pacato, equilibrato, persino superpartes, con cui ha invitato il parlamento ad approvare leggi per il bene del Paese, ed espresso la speranza che tutti i deputati, di maggioranza e di opposizione, siano autori di un lavoro costruttivo.

“La gente – ha dichiarato dalla sua postazione, alla sinistra dello speaker – si aspetta provvedimenti utili per il bene delle regioni del Paese. Da parte mia, non ci saranno discriminazioni. Tutti i parlamentari sono uguali, per me l’appartenenzaalla coalizione [maggioranza, n.d.a.] o all’opposizione non ha importanza. Bisogna lavorare insieme”.

Anche il Presidente del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, ha fatto proprio lo spirito di concordia. Annunciato l’ordine del giorno, con la messa ai voti di nuovo codice fiscale e moratorie all’innalzamento delle tasse, proposte dall’Opposizione, ha dichiarato la propria soddisfazione dinnanzi all’esito della riunione dei capigruppo. In cui, precedentemente, in cambio dell’inserimento nell’odg dei propri emendamenti, gli esponenti del Blocco Tymoshenko e di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona hanno rinunciato al blocco dei lavori.

Una pax fragile, difficilmente raggiunta, e prontamente rotta. Ad aprire il fuoco, il primo ministro, Mykola Azarov, che con un discorso al vetriolo ha colto l’occasione per accusare l’Opposizione di destabilizzare il Paese, e gettato sul precedente governo Tymoshenko l’intera responsabilità della crisi finanziaria in cui versa l’Ucraina.

“La così detta opposizione – ha tuonato – ha lasciato debiti astronomici, e continua a destabilizzare il Paese. Dovrebbe vergognarsi di aver sfiorato la bancarotta, e di avere trascinato lo Stato al marasma. Ciò nonostante, il governo continuerà a lavorare per la stabilità economica e politica”.

Parole pesanti, sopratutto se pronunciate da un primo ministro. Per giunta, in un’occasione ufficiale. I deputati dell’Opposizione si sono recati verso la tribuna per bloccare i lavori, e, come effettuato da Oleh Ljashko, del Blocco Tymoshenko, denunciare al microfono l’ennesima intimidazione verbale del Partija Rehioniv ai danni di esponenti del BJuT. Pronta la reazione dei parlamentari della maggioranza, a loro volta accorsi verso il centro dell’aula. E’ bagarre, e Lytvyn è costretto al time-out. Ma non c’è pace.

Terminata la pausa, viene votata la cancellazione del vecchio Codice fiscale. Una procedura necessaria per approvare quello nuovo, elaborato dal Partija Rehioniv. Successivamente all’incremento della bolletta del gas per la popolazione del 50%, deciso arbitrariamene lo scorso primo di agosto, la nuova versione prevede un incremento delle tasse sui beni immobili, e sulle attività della piccola e media impresa. 251 i favorevoli: maggioranza compatta – Partija Rehioniv, Blocco Lytvyn e comunisti.

Il vice speaker, Mykola Tomenko, del Blocco Tymoshenko, ha preso parola e accusato la maggioranza di nuocere alla ripresa economica, in quanto il codice annullato garantiva agevolazioni fiscali per la piccola imprenditoria, indispensabili per la ripresa del Paese. E, purtroppo, eliminate dal nuovo documento. Ancora bagarre. Lytvyn, dopo aver posticipato la votazione sul nuovo Codice Fiscale nelle prossime sedute, ha convocato l’ennesima pausa.

Ancora una ripresa, ennesima votazione. E nuova baruffa. Questa volta, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’annullamento delle moratorie all’innalzamento del costo del gas e dei servizi comunali. Presentate, in quattro mozioni distinte, da Opposizione e comunisti. Ad avere maggiore successo, la Kompartija, con 200 voti a favore della sua proposta su 421. A sostegno di quella del Blocco Tymoshenko, presentata da Oleh Ljashko, invece, 176. Due voti in meno, 174, per quelle di Nasha Ukrajina, presentate da Jurij Karmazin e Roman Zvarych. Un’operazione irregolare, a cui non tutti i deputati della maggioranza hanno preso parte fisicamente. Per questa ragione, Ljashko ne ha richiesto la ripetizione.

Al nuovo stop è seguita l’ennesima vittoria della maggioranza, con la concessione del permesso al consiglio comunale di Kyiv di indire un referendum per l’eliminazione dei consigli territoriali interni alla città. Un’idea del sindaco della capitale, Leonid Chernovec’kyj, per aumentare il proprio controllo su un territorio – come confermato dagli ultimi sondaggi – a lui diventato politicamente ostico. Doveroso sottolineare che nelle ultime presidenziali Chernovec’kyj ha supportato Janukovych, al punto da non spargere il sale per le strade ghiacciate della capitale, e, così, disincentivare il voto in favore di Julija Tymoshenko. Per questa ragione, il Partija Rehioniv ha suppotato la richiesta, presentandola alla Rada. Ancora una volta, la maggioranza è compatta: 245 i favorevoli.

Questa volta, nessuna bagarre. Anche perché la vera mobilitazione è fuori dall’edificio della Rada, dove il Comitato per la Difesa dell’Ucraina ha chiamato a raccolta la popolazione per protestare contro il rincaro delle imposte del gas e dei servizi comunali, decisi dal governo nonostante da Mosca sia stato ottenuto uno sconto sul prezzo di importazione dell’oro blu. Lecito ricordare, a caro prezzo politico e militare: Kyiv ha dovuto rinnovare la permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042, ed accettare la fusione di gioielli dell’economia nazionale con monopolisti russi nel campo dell’energia atomica, idroelettrica e della costruzione di aerei civili.

Secondo fonti ufficiali, al presidio sono accorsi in 10 mila. Non solo militanti di Bat’kivshchyna – il partito di Julija Tymoshenko – e di Svoboda, ma anche privati cittadini, indignati dalla politica della verticale del potere Janukovych-Azarov. A poca distanza, 2 mila sostenitori del Partija Rehioniv. Come dimostrato da interviste rilasciate al 5 Kanal, solo i più anziani di essi si sono dimostrati consapevoli del perché delle loro ragioni. I più giovani, invece – studenti sfaccendati o disoccupati delle regioni orientali del Paese – hanno ammesso di essere stati invogliati dalla prospettiva di una gita nella capitale, con vitto garantito.

Dal palco della mobilitazione dell’Opposizione Democratica, la leader, Julija Tymoshenko, ha invitato tutti gli ucraini a concretizzare la propria scontentezza recandosi alle urne il prossimo 31 ottobre, per punire il Partija Rehioniv alle prossime elezioni comunali. Inoltre, ha dichiarato la volontà di proseguire in sede parlamentare la battaglia per l’abolizione dell’incremento delle tasse ai danni della popolazione e della piccola e media impresa. Infine, ha richiesto ufficialmente le dimissioni del Capo dei Servizi segreti, Valerji Khoroshovs’kyj, e del ministro dell’istruzione, Dmytro Tabachnyk. Accusati, il primo, di uso politico di milicija e magistratura. E, il secondo, di ucrainofobia.

“Richiederemo costantemente le dimissioni di Tabachnyk – ha dichiarato la Lady di Ferro ucraina – autore di una politica antiucraina. Ricordiamo di quando, contrario all’Indipendenza, ha bruciato la nostra bandiera nazionale. Richederemo anche quelle di Khoroshovs’kyj – ha continuato. Il Partija Rehioniv necessita di una investitura da parte degli ucraini. Qualora il prossimo 31 ottobre vincessero le elezioni locali, si sentirebbero legittimati a continuare nella loro politica, lesiva degli interessi nazionali. Per questo – ha affermato – invito tutti voi a recarvi alle urne. Le amministrative- ha concluso – sono la nostra prima difesa”.

Prima difesa a cui ha chiamato anche il leader di Narodna Samooborona, l’ex ministro degli Interni, Jurij Lucenko, che ha invitato tutti coloro che hanno l’Ucraina nel cuore a sostenere Bat’kivshchyna – il partito della Tymoshenko – per lanciare un forte segnale a Janukovych. Di segno oposto, invece, il pensiero del coordinatore del Comitato per la Difesa dell’Ucraina, Dmytro Pavlychko. L’oppositore di vecchio corso, attivo già sotto il regime sovietico, ha ipotizzato una sconfitta dell’Opposizione alle prossime consultazioni, dal momento in cui, allo stato attuale, essa è divisa da dissidi intestini.

“Dove sono Jacenjuk, Kyrylenko e Hrycenko – ha esclamato, riferendosi ad altri leader di spicco dell’Opposizione a Janukovych – Se non capiamo che dobbiamo restare uniti, queste elezioni sono perse. Dobbiamo unirci, per il bene del nostro Paese. La nostra forza è il Majdan. Lì, nel 2004, abbiamo dimostrato [con la rivoluzione arancione, n.d.a.] che possiamo vincere. Ma solamente se combattiamo insieme, uniti”.

Parole sagge, dettate dall’esperienza di chi, nella sua storia, di battaglie per l’Ucraina e la libertà ne ha combattute molte. Forse, anche per questo, persino profetiche. Difatti, nella serata, l’ennesimo strappo. Con una nota, Svoboda ha espresso indignazione per l’assenza, sul palco della manifestazione, del proprio leader, Oleh Tjahnybok, e della presidente della regione di Ternopil’, Oleksija Kajdy, e promesso ripercussioni politiche. Sebbene a rappresentare la forza politica ci fosse Irina Farion, lo strappo è stato consumato. E, purtroppo, l’Opposzione Democratica è ancora più frammentata.

Una divisione che indebolisce. Sempre nella serata, l’ennesima tegola, che chiude una giornata campale della politica ucraina. Il vice capo di Bat’kivshchyna, consigliere di Julija Tymoshenko, Oleksandr Turchynov, è stato convocato dai servizi segreti per un interrogatorio. A comunicarlo, una nota del Blocco Tymoshenko. Che, oltre a porre l’accento sulla mancata trasmissione delle ragioni della convocazione dell’ex vice premier, ha espresso forte preoccupazione per quella che ritiene l’ennesima operazione giudiziaria contro un esponente dell’entourage della Lady di Ferro ucraina.

“Ricordiamo – riportala nota del BJuT – che in prigione sono finiti già l’ex vice capo di Naftohaz [il colosso ucraino del gas, n.d.a.] Ihor Didenko, l’ex capo del controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex minostro degli esteri, Bohdan Danylyshyn”.

Matteo Cazzulani