LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: INDIA, CINA E GIAPPONE INTERESSATE ALLA RIVOLUZIONE SHALE IN USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 19, 2013

Le compagnie giapponesi Mitsui e Anadarko investono nel Marcellus, mentre le indiane Indian Oil Corporation e India Oil Limited nei giacimenti di oro blu non convenzionale in Colorado. Il colosso cinese CNOOC punta a Texas, Colorado.

Rupie indiane, ma anche Yen giapponesi e Yuan cinesi per sostenere una rivoluzione geopolitica di portata epocale.

Come riportato dal Washington Times, India, Cina e Giappone sono le nazioni da cui provengono sempre più investimenti nel settore dello Shale gas statunitense.

I più attivi nel settore sono le compagnie energetiche indiane Indian Oil Corporation e India Oil Limited, che nell’Ottobre 2012 hanno rilevato il 30% della compagnia Carrizo Oil and Gas, impegnata nello sfruttamento di Shale in Colorado.

Oltre a forniture di Shale liquefatto, che gli Stati Uniti d’America avvieranno non appena il Dipartimento all’Energia darà il via libera necessario all’esportazione di oro blu in Paesi che non hanno un Accordo di Libero Scambio con gli USA, l’India ha ottenuto anche la cooperazione di enti statunitensi allo sfruttamento di giacimenti di gas non convenzionale indiani.

Attive nel settore dello Shale USA sono anche le compagnie giapponesi Mitsui e Anadarko, che hanno investito 1,4 Miliardi di Dollari nello sfruttamento del giacimento di Shale Marcellus, che si trova tra New York, Pennsylvania ed Ohio.

Ingente è anche il ruolo della Cina. Il colosso cinese CNOOC ha investito circa 5.5 Miliardi di Dollari nel settore dello Shale statunitense, in particolare in Texas, nel giacimento Eagle Ford, ed in Colorado, nel sito Niobrara.

I cinesi sono anche molto attivi anche in Canada, dove la CNOOC ha di recente acquisito quote del terminale energetico di Vancouver e della compagnia canadese Nexen.

La Rivoluzione Shale in Asia e UE

Con l’avvio dello sfruttamento dello Shale gas, gli USA, secondo le stime EIA, diventeranno primo esportatore di oro blu al Mondo nel 2020, con particolare predominanza nel mercato asiatico, dove India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore hanno già firmato pre-accordi per l’importazione di LNG statunitense.

In Europa, la Gran Bretagna ha avviato l’acquisto dello Shale USA, mentre Spagna, Germania e Paesi Bassi hanno avviato pre-accordi per l’importazione di gas non convenzionale liquefatto.

Lo Shale è un gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità media te sofisticate tecniche di fracking orizzontale e verticale, ad oggi operate solo in Nordamerica.

Secondo diversi studi, riserve di Shale sono presenti anche in Asia ed Europa. Per l’Unione Europea, le importazioni di Shale USA permetterebbero la diminuzione della dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

GAS: LA CINA FIRMA UN ACCORDO CON L’AUSTRALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 6, 2013

Il colosso energetico cinese CNOOC firma un accordo per importare 8 Milioni di Tonnellate di gas liquefatto dall’Australia tramite la compagnia britannica British Gas. Si complica la guerra energetica in Asia

Da oggi anche la Cina ha il suo importatore di punta di gas liquefatto. Nella giornata di lunedì, 6 Maggio, il colosso energetico cinese CNOOC ha firmato un contratto per l’acquisto di LNG dall’Australia con la compagnia britannica British Gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo prevede l’importazione in Cina di 8 Milioni di tonnellate di gas liquefatto per un compenso finanziario di circa 2 Miliardi di Dollari USA.

L’operazione consente alla Cina di soddisfare la crescente richiesta interna di energia, che, ad oggi, il Governo cinese non riesce a soddisfare in maniera completa.

Insieme al Giappone, la Cina è il primo importatore di gas liquefatto al mondo.

A differenza di Pechino, Tokyo si è avvalso di contratti diversificati con Australia e sopratutto Russia, da cui il mercato giapponese inizierà ad importare LNG dal 2017.

Gli USA sempre forti in Asia

Importante in Asia è la presenza degli Stati Uniti d’America, che, grazie all’estrazione dello shale gas, stanno consolidando la loro presenza nel mercato asiatico.

Secondo le stime, gli USA eserciteranno una posizione di predominio nel mercato energetico dell’Asia nel 2018, sopratutto in India, Singapore e Corea del Sud.

Matteo Cazzulani

CANADA E USA RAFFORZANO LA PARTNERSHIP ENERGETICA CON TRE OLEODOTTI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 3, 2013

L’Heartland, il Grand Rapids e il Keystone XL sono i tre oleodotti concepiti per aumentare la quantità di greggio esportata dai giacimenti canadesi al mercato statunitense. I progetti possibili dall’implementazione dello sfruttamento dei giacimenti dell’Alberta

Un investimento di 900 Milioni di Dollari per tre infrastrutture necessarie a cementare le relazioni e esegetiche tra Canada e Stati Uniti d’America.

Giovedì, 2 Maggio, il colosso energetico TransCanada ha supportato la necessità di investire un’ingente quantità di denaro per la realizzazione di tre oleodotti finalizzati al trasporto del greggio canadese negli USA.

Il primo dei due progetti è l’Heartland, oleodotto pianificato per veicolare 1,9 Milioni di barili di greggio dai giacimenti dell’Alberta fino alla zona industriale di Edmonton, da cui il carburante raffinato è destinato a raggiungere gli Stati orientali degli USA.

La regione di Edmonton è interessata anche dal Grand Rapids Pipeline, un’infrastruttura concepita per veicolare greggio dai giacimenti di Fort McMurray, nel Nord Est del Paese.

Il terzo dei progetti è l’oleodotto Keystone XL, progettato per veicolare 400 milioni di barili di greggio dai giacimenti canadesi nello Stato dell’Alberta agli USA, fino alle raffinerie del Golfo del Messico.

Come riportato in una nota dal Capo di TransCanada, Alex Pourbaix, gli investimenti sono possibili grazie all’incremento dello sfruttamento di greggio nei giacimenti dell’Alberta finora previsto.

Ottawa guarda alla Cina, Washington allo Shale

La costruzione dei tre oleodotti rafforza il legame energetico tra Canada ed USA, anche se l’obiettivo di Ottawa resta la diversificazione delle esportazioni di greggio dai soli USA.

Come riportato dall’agenzia UPI, il Premier canadese, Stephen Harper, ha rafforzato i legami con la Cina, ha favorito l’acquisizione della compagnia Nexen da parte del colosso cinese CNOOC.

In cambio, Ottawa ha ipotecato l’espansione nel mercato asiatico, che il Canada giudica strategico per il rafforzamento della politica energetica canadese.

Per quanto riguarda gli USA, il legame con il Canada è importante per contenere la dipendenza dal Venezuela.

Inoltre, gli USA stanno vivendo la cosiddetta Rivoluzione Shale, che sta portando Washington ad affermarsi come principale Paese esportatore di gas liquefatto in Asia.

Lo shale è un tipo di gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo Nord America.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli USA hanno avviato il rafforzamento della loro posizione in Asia, sopratutto in India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Matteo Cazzulani

SEMPRE PIÙ VIVA LA GUERRA ENERGETICA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 28, 2013

USA ed India rinsaldano il legame per l’importazione di gas liquefatto. Gli indiani impegnati in una contesa militare con la Cina per il controllo delle importazioni dal Golfo Persico e dall’Africa dell’Est, mentre la Russia vede il Giappone come obiettivo strategico

L’Asia sta passando dall’essere il Continente della crescita esponenziale della popolazione al centro di una contesa energetica mondiale.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, l’India ha firmato il secondo accordo per l’importazione di gas dagli Stati Uniti d’America.

L’accordo, firmato tra il colosso indiano Petronet e la compagnia statunitense United LNG, prevede l’esportazione per vent’anni di 360 Miliardi di metri cubi di gas.

L’oro blu destinato all’India sarà caricato su cargo navali presso il rigassificatore Main Pass Hub, nel Golfo del Messico.

L’accordo per l’esportazione di gas all’India entrerà in vigore non appena il Dipartimento dell’Energia USA dara il via libera all’esportazione di gas ai Paesi che non appartengono alla Zona di Libero Scambio.

La misura sta per essere approvata dopo che gli USA hanno avviato l’estrazione dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking utilizzate solo in Nordamerica.

Con il via libera del Dipartimento dell’Energia, tutti i contratti firmati dagli USA con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia diventeranno effettivi, e Washington diverrà il primo paese esportatore di gas in Asia.

Dal punto di vista indiano, l’accordo tra la Petronet e la United LNG è il secondo contratto firmato tra i due Paesi per l’importazione di gas dagli USA all’India, dopo che un precedente documento ha permesso ad alcune compagnie indiane di avviare lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti di shale statunitensi.

L’importanza per la parte indiana dell’accordo con gli USA è data anche dalla concorrenza in atto tra India e Cina per il controllo delle risorse energetiche del Golfo Persico e dell’Est Africa che, come riportato dall’agenzia UPI, sta sfociando anche sul piano militare.

Per contrastare gli approvvigionamenti indiani di gas dal Qatar, la Cina ha insediato basi militari a Gwadar, tra Pakistan e Iran, in Sri Lanka, in Myanmar, ed in Bangladesh.

Come pronta risposta, per contrastare l’importazione di greggio della Cina sempre dal Golfo Persico e dall’Africa, l’India ha dislocato la sua flotta nelle isole Andabar e Nicobar, per controllare il Golfo del Bengala e lo Stretto di Malacca.

Il patto tra USA ed India, e la presenza della Cina nella contesa, ha messo in allarme la Russia, che teme di perdere la contesa con gli Stati Uniti d’America per il controllo del mercato dell’energia asiatico.

Come riportato dalla Bloomberg, Mosca ha avviato le operazioni per concedere al colosso statale del greggio, Rosneft, la possibilità di esportare gas liquefatto in Asia, su cui finora il monopolio è spettato al monopolista statale del gas, Gazprom.

Il 18 Aprile, la Rosneft ha inoltre firmato un accordo con la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas liquefatto in Giappone.

Come dichiarato dal Governo giapponese, che necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di energia dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima, il rapporto energetico con la Russia è considerato di fondamentale importanza per il Giappone.

Il Canada cementa l’alleanza con la Cina

Oltre a USA e Russia, un altro attore nella Guerra Energetica in Asia è il Canada, che vede il mercato asiatico come uno sbocco per la produzione interna di greggio.

Come dichiarato dal Premier canadese, Stephen Harper, il Canada punta a diversificare le esportazioni di greggio dal solo invio di oro nero agli USA.

Il 17 Aprile, il Premier Harper ha favorito l’avvio di investimenti cinesi in Canada, a partire dall’acquisizione della compagnia Nexen da parte del colosso cinese CNOOC.

Matteo Cazzulani

GAS: L’AUSTRALIA BATTE LA RUSSIA IN ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2012

Il colosso australiano Woodstock si aggiudica il 30% del giacimento Leviathan, e promette esportazioni di oro blu liquefatto in Asia ed Europa. Vinta la concorrenza del monopolista russo, Gazprom, interessato a controllare il serbatoio israeliano per impedire all’UE di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetiche.

I giacimenti israeliani Leviathan e Tamar

I giacimenti israeliani Leviathan e Tamar

Nella guerra del gas, Israele ha compiuto la sua scelta di campo: meglio l’occidentale Australia che la Russia neo-imperiale. Nella giornata di martedì, 4 Dicembre, il colosso energetico australiano Woodstock si è aggiudicato il 30% delle azioni per lo sfruttamento del giacimento Leviathan, ubicato nel Mar Mediterraneo, in acque territoriali israeliane.

Il colosso australiano, a cui spetta il compito di esportare il gas estratto dal Leviathan non solo in Australia, ma anche in Europa, ha battuto la concorrenza del colosso nazionale cinese CNOOC e del monopolista russo del gas, Gazprom.

Per mantenere la propria egemonia in campo energetico in Europa, la Russia è stata da sempre interessata al controllo di un giacimento di oro blu di fondamentale importanza per gli assetti geopolitici della regione e dell’Unione Europea.

Come riporta Gazeta Wyborcza, il Leviathan contiene 481 Miliardi di metri cubi di gas, tanto da coprire il fabbisogno di Israele per un decennio.

La crescente domanda di gas da parte dell’Unione Europea ha spinto Israele, in partnership con Grecia e Cipro, a presentarsi a Bruxelles come una possibile fonte di approvvigionamento alternativa al quasi monopolio della Russia, le cui forniture coprono il 40% del fabbisogno totale UE.

Con la vendita del 30% delle azioni del Leviathan al colosso australiano Woodstock, che gestirà il giacimento in partnership con la compagnia USA Noble Energy, e con le israeliane Delek Drilling, Avner Oil Exploration e Ratio Oil Exploration, Israele ha risolto solo una delle tre contese energetiche a cui è chiamato a fare fronte.

Libano e Palestina ancora questioni irrisolte

Ancora aperto resta infatti il contenzioso con il Libano, che, similmente ad Israele, ha avviato un programma di trivellazione dei fondali delle acque territoriali libanesi per la ricerca giacimenti di gas naturale.

La questione energetica ha riaperto la definizione dei confini tra le acque territoriali libanesi e quelle israeliane, su cui un accordo definivo non è ancora stato trovato.

Come riportato dal Washington Post, Cipro, presidente di turno dell’Unione Europea, ha offerto la propria mediazione affinché le parti raggiungano un accordo pacificamente.

Un altro fornite caldo che Israele si trova ad affrontare è quello palestinese, poiché Tel Aviv è intenzionato a ricercare giacimenti di gas anche al largo della Striscia di Gaza.

Come riportato da Natural Gas Asia, all’inizio di Ottobre il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, grazie alla mediazione dell’Inviato Speciale ONU, Tony Blair, per il riconoscimento alla Palestina di royalties sui giacimenti al largo di Gaza.

La recente escalation di violenze che ha contrassegnato i rapporti israelo-palestinesi ha bloccato l’operazione, che, ad oggi, resta congelata in attesa di una risoluzione ancor lontana dall’essere concordata.

Matteo Cazzulani