LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CONTINUA L’EFFETTO PUTIN: OBAMA AVVIA IL CAMBIAMENTO DELLA GEOPOLITICA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2014

L’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America aumenta le esportazioni di oro blu per contrastare il predominio della Russia nel settore dell’energia mondiale dopo l’annessione militare della Crimea. La Polonia supporta la realizzazione di un’Unione Energetica che comprende anche l’Ucraina.

Un aiuto da Oltreoceano che sa tanto di nuovo Piano Marshall. Nella giornata di lunedì, 24 Marzo, l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha dato il via libera all’esportazione di 22,65 milioni di metri cubi di gas liquefatto dall’Oregon come primo passo per la messa a disposizione dei giacimenti USA di shale -oro blu estratto da rocce argillose poste a basa profondità- per decrementare la supremazia della Russia di Putin nel campo dell’energia.

La decisione, che è una delle sanzioni adottate contro l’annessione armata della Crimea -un fatto che ha violato accordi internazionali che garantivano l’inviolabilità dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito ucraino- segue le dichiarazioni rilasciate dal Segretario USA all’Energia, Ernest Moniz, che, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha evidenziato come l’Amministrazione Obama stia considerando l’aumento della vendita di LNG dalla Louisiana, da cui la compagnia Cheniere già esporta gas liquefatto in Gran Bretagna dal 2012.

Il Segretario Moniz ha recepito la necessità per gli USA di avvalersi degli enormi giacimenti di shale sul suo territorio per dare un aiuto concreto all’Europa a diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia di Putin -che spesso si avvale delle risorse energetiche come mezzo di coercizione geopolitica a danno di Paesi terzi, anche appartenenti all’Unione Europea- e, per questo, ha evidenziato come l’Amministrazione Presidenziale di Obama stia implementando anche la realizzazione di nuovi rigassificatori entro il 2018 per incrementare l’esportazione di LNG.

Oltre agli USA, attività sul piano energetico è stata adottata anche dalla Polonia, il cui premier, Donald Tusk, ha dichiarato la necessità di implementare la realizzazione di un’Unione Energetica che comprenda non solo i Paesi dell’Unione Europea, ma anche l’Ucraina.

Come dichiarato da Tusk, il progetto serve per assicurare rifornimenti di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia, che, come dichiarato dal Premier Robert Fico, ha già dato il suo via libera per rifornire di oro blu il territorio ucraino.

Tusk ha anche dichiarato che l’Unione Energetica è un progetto necessario anche per veicolare gas importato da fonti diversificate tra tutti gli Stati membri UE per diminuire la quantità di carburante, e sopratutto la dipendenza, che alcuni Paesi dell’Unione, tra cui la Polonia e il resto dei Paesi dell’Europa Centrale, soffrono dalla Russia di Putin.

ENI avvia contatti con la Libia

Chi, forse, si è accorto della necessità di diversificare le forniture di gas dalla Russia sembra essere anche l’ENI, che, rappresentata dall’Amministratore Delegato Paolo Scaroni, sempre lunedì, 24 Marzo, ha avviato contatti con il Premier della Libia, Abdullah Al Thanay, come riportato dall’autorevole Reuters.

Il venir meno delle importazioni di gas dalla Libia dopo il mutamento politico a Tripoli del 2011 ha fatto si che la quota di gas russo importata dall’Italia salisse fino a quasi il 40%: una situazione che ha portato il nostro Paese ad essere fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Ad aggravare la situazione di dipendenza dell’Italia dalla Russia è anche il progetto Southstream: gasdotto, frutto di un accordo tra Putin e Berlusconi, che veicolerebbe 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo a quello italiano attraverso i Balcani e che, così, ci renderebbe ancor più dipendenti dalle risorse di oro blu del Cremlino.

Proprio per arginare questa situazione di emergenza, l’Italia ha approvato in Parlamento la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, concepita per veicolare in Salento dalla Grecia attraverso l’Albania un minimo di 10 Miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan.

La TAP, che rende l’Italia l’hub nell’UE del gas azero, e così incrementa la posizione del nostro Paese in ambito europeo, è stata fortemente sostenuta dal Partito Democratico, che assieme a Nuovo Centro Destra, Forza Italia, Scelta Civica e Socialisti ha votato a favore del progetto, ed ha posto in minoranza l’opposizione di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra-Ecologia-Libertà.

Matteo Cazzulani

LA GRAN BRETAGNA DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2013

La compagnia Centrica firma un contratto per l’importazione di 3 Milioni di Tonnellate di gas naturale liquefatto dal Qatar, dopo l’avvio dell’importazione di shale dagli Stati Uniti d’America. Lo sfruttamento di gas non convenzionale sul territorio britannico e il prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico le altre vie per la diversificazione.

Non solo su diritti, welfare e stile di vita politico: la Gran Bretagna sta dando al resto dell’Europa una vera e propria lezione anche sulla diversificazione delle forniture di gas. Nella giornata di mercoledì, 6 Novembre, la compagnia energetica britannica Centrica ha annunciato la firma di un accordo per l’importazione di 3 Milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto dal Qatar.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia britannico, Michael Fallon, la misura è necessaria per mantenere la sicurezza energetica di un Paese che, ad oggi, soffre il vertiginoso decremento dei giacimenti di gas nel Mar del Nord e di quelli norvegesi, da cui, finora, ha dipeso.

Per porre rimedio al venir meno del gas dal Mare del Nord e dalla Norvegia, il Governo britannico ha approvato dapprima l’importazione di LNG dal Qatar, poi, come primo Stato nell’Unione Europea, ha avviato la ricezione costante di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

L’accordo con gli USA, fissato da un contratto tra la Centrica e la compagnia statunitense Cheniere, consente alla Gran Bretagna l’importazione di gas a buon mercato, che gli Stati Uniti d’America, per via dell’alta disponibilità di shale sul proprio territorio, vendono a basso costo.

La Gran Bretagna ha anche autorizzato lo sfruttamento dello shale sul proprio territorio, forte di uno studio dell’Ente Geologico Britannico -BGS- che attesta le risorse di gas non convenzionale nell’Inghilterra centrale a 1300 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Secondo alcune ben fondate indiscrezioni, la Gran Bretagna sta valutando anche l’ipotesi di importare gas dall’Azerbaijan attraverso il prolungamento in Nord Europa del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, che veicola 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Un no a Putin

LNG dal Qatar e shale dagli USA hanno consentito alla Gran Bretagna di evitare l’accordo con la Russia per il prolungamento del Nordstream: gasdotto che veicola gas naturale dal territorio russo a quello tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico.

Realizzato nel 2012, il Nordstream è stato progettato per bypassare Paesi UE avversati politicamente dalla Russia, come Polonia e Stati Baltici, che, ora, sono costretti ad importare il gas russo da ovest anziché da est.

In un primo momento, anche la Gran Bretagna ha espresso interesse al prolungamento del Nordstream, ma il funzionamento non ottimale di questo gasdotto, e la non convenienza ad incrementare la dipendenza energetica da un Paese, la Russia, che mantiene il monopolio della compravendita di gas in una buona parte dell’Europa, ha portato il Governo britannico ad abbandonare il progetto.

Differente è la posizione di altri Stati UE, che in materia di diversificazione sono ancora molto indietro, come la Germania -che, dopo la rinuncia al nucleare, ha incrementato la quantità di gas importata dalla Russia- e la Francia -che mantiene comvintamente il nucleare, al punto da vietare lo sfruttamento dello shale in territorio francese.

Un esempio per il Governo italiano

L’Italia, che in seguito ai contratti personalistici firmati sotto i Governi Berlusconi con Putin, Gheddafi ed altri dittatori del pianeta dipende fortemente dal gas naturale importato da Russia, Libia ed Algeria, ha l’occasione di imitare la Gran Bretagna con la realizzazione della TAP -che è stata supportata dai Governi Letta e, prima ancora, Monti- e dei rigassificatori.

L’ipotesi di riavviare la realizzazione di rigassificatori su larga scala per permettere anche in Italia l’importazione di più gas liquefatto dal Qatar e di shale a basso costo dagli USA, è stata avanzata dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato e dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni.

Parere contrario alla costruzione di terminali LNG è manifestata da frange ambientaliste, che basano la loro protesta su ragioni di carattere ecologico, spesso ignorando che l’incremento dell’uso del gas -anche e soprattutto dello shale USA- consente la riduzione delle emissioni inquinanti.

Matteo Cazzulani

GRAN BRETAGNA: LO SHALE DIVIDE PARTNER DI GOVERNO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2013

L’avvio dello sfruttamento del giacimento nel West Sussex provoca una protesta con arresti ed uno scontro interno al secondo partito della coalizione di Governo. Lo shale importante per la sicurezza energetica britannica e dell’Unione Europea

La sicurezza energetica rischia di comportare serie conseguenze alla tenuta del Governo. Nella giornata di venerdì, 2 Agosto, la compagnia energetica britannica Cuadrilla ha avviato lo sfruttamento del giacimento di gas shale Balcombe, situato nel West Sussex.

Come riportato dalla BBC, le operazioni sono inserite nel contesto dello sfruttamento dei giacimenti britannici di gas non convenzionale, che il Governo ha approvato per garantire alla Gran Bretagna la sicurezza energetica.

Nonostante l’importanza per l’interesse nazionale britannico legata allo sfruttamento dello shale, una protesta, culminata con una trentina di arresti, ha accompagnato l’avvio delle operazioni.

Contrasti sono stati generati anche all’interno dei LiberalDemocratici, che, assieme ai conservatori -favorevoli allo shale- governano in Gran Bretagna in un esecutivo di coalizione.

Il Segretario all’Energia, Ed Davey, ha sostenuto l’avvio dello sfruttamento dello shale in Gran Bretagna, mentre il Presidente dei LiberalDemocratici, Tim Farron, ha avanzato perplessità di carattere ambientale, sismico, idrogeologico ed industriale.

La Gran Bretagna è uno dei Paesi dell’Unione Europea più avanti nello sfruttamento del gas shale, assieme a Polonia, Romania, Lituania e Danimarca.

Secondo rilevazioni dell’Ente Geologico Britannico -BGS- la Gran Bretagna possiede una riserva interna di 1300 Trilioni di Piedi Cubi di shale che, se sfruttato, permetteranno all’economia britannica di compensare la diminuzione delle forniture di gas naturale provenienti dai giacimenti del Mare del Nord e dalla Norvegia.

La compagnia britannica Centrica ha avviato le importazioni di shale dalla compagnia statunitense Cheniere, portando la Gran Bretagna, con il sostegno del Governo, ad essere il primo Stato UE ad importare gas non convenzionale dagli USA.

Una fonte di energia per la sicurezza energetica e la lotta al Surriscaldamento Globale

Lo shale è un gas estratto in rocce argillose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli USA hanno incrementato notevolmente la produzione di gas, e si stanno imponendo come il primo Paese esportatore al mondo di oro blu.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è necessario anche per combattere il Global Warming e il surriscaldamento globale.

Matteo Cazzulani

SHALE: POLONIA E GRAN BRETAGNA ANCORA AVANTI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 15, 2013

Il Governo polacco redige nuove regole per incentivare lo sfruttamento di gas non convenzionale nel suo territorio. La compagnia britannica Centrica si rafforza nel settore nazionale dello Shale

In Europa si rafforza il percorso di sfruttamento dello Shale per l’indipendenza energetica dei Paesi dell’Unione Europea. Nella giornata di giovedì, 13 Giugno, il Governo polacco ha redatto la versione finale della nuova regolamentazione per lo sfruttamento di gas non convenzionale nei giacimenti ubicati in Polonia.

La nuova regola prevede l’istituzione dell’Operatore Nazionale dell’Energia Minerale -NOKE- un ente statale che comparteciperà nello sfruttamento dello Shale in Polonia come socio di minoranza.

Nello specifico, la NOKE avrà quote proporzionate alla quantità di gas non convenzionale prodotto da ogni giacimento, ma la sua compartecipazione non supererà il 5% per ogni giacimento.

Oltre alla creazione della NOKE, il Governo ha fissato al 40% il tetto massimo per la tassazione sullo sfruttamento dello Shale in Polonia.

Le manovre sono giustificate dalla volontà del Governo di incentivare la ricerca di Shale in Polonia, dopo che diverse compagnie, come la statunitense ExxonMobil, la Talisman Energy, e la Marathon Oil hanno abbandonato la ricerca di gas non convenzionale nei giacimenti polacchi.

Ad oggi, la ricerca di Shale in Polonia è continuata dal colosso USA Chevron e dalla compagnia britannica San Leon.

Secondo il rapporto EIA, divulgato di recente, la Polonia possiede il più alto potenziale di Shale in Europa, pari a 148 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale.

Un altro Paese UE premiato dal Rapporto EIA, e attivo nel settore dello Shale, è la Gran Bretagna dove, sempre giovedì, 13 Giugno, la compagnia britannica Centrica, leader nel settore del gas non convenzionale, ha rilevato il 25% del giacimento Bowland dalla compagnia connazionale Cuadrilla.

Secondo le stime, il giacimento contiene 200 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale, ma lo studio prevede un incremento della previsione.

Sul piano strategico, l’accordo implementa i lavori per lo sfruttamento di Shale in Gran Bretagna, utile per garantire la sicurezza energetica ad un Paese che vede le proprie riserve di gas naturale in costante diminuzione.

La Gran Bretagna, è stata il primo Paese UE ad avviare le importazioni di Shale dagli Stati Uniti d’America, grazie ad un accordo tra la Centrica e la compagnia USA Cheniere.

Avanti anche gli ucraini

Un altro Paese, che non appartiene all’UE, attivo nell’ambito dello Shale è l’Ucraina, che, venerdì, 14 Giugno, ha avviato le procedure per la firma di nuovi accordi con le compagnie USA ExxonMobil e Chevron per lo sfruttamento di gas non convenzionale ucraino.

Gli accordi riguardano i giacimenti di Olekssa, ricco di 1,5 Trilioni di metri cubi di Shale, e quello di Skifska, ubicato nel Mar Nero.

Lo sfruttamento di Shale in Ucraina è ritenuto una priorità strategica per diminuire la dipendenza del Paese dalle forniture di gas naturale della Russia, da cui l’economia ucraina dipende per il 99% del fabbisogno nazionale complessivo.

Lo Shale è un gas non convenzionale estratto da terreni argillosi posti a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Lo sfruttamento dello Shale ha permesso agli USA di aumentare la produzione di gas, e di iniziare ad affermarsi come Paese esportatore di gas liquefatto nel mercato mondiale energetico, sopratutto in Asia.

Contraria allo sfruttamento di Shale è la Russia, Paese che si serve del gas naturale per realizzare scopi di natura geopolitica, che vede nel gas non convenzionale una minaccia per il mantenimento dell’egemonia nel mercato UE.

Matteo Cazzulani

GAS: IN GRAN BRETAGNA È DERBY SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2013

La compagnia britannica Centrica punta a rilevare quote nei giacimenti di gas non convenzionale della Cuadrilla. In Francia si accende il dibattito sullo Shale nonostante la moratoria posta dal Presidente Hollande

Nella Vecchia Europa c’è chi lo Shale lo considera una fonte di approvvigionamento energetico necessaria, e chi, invece, ancora lo avversa. Nella giornata di venerdì, 7 Giugno, la compagnia britannica Centrica ha avviato trattative con l’altra importante compagnia della Gran Bretagna, Cuadrilla, per l’acquisto di compartecipazioni nel giacimento di Shale Bowland.

L’intenzione della Centrica è quella di insidiare il monopolio nel settore dello Shale in Gran Bretagna della Cuadrilla, compagnia leader nello sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale britannici, che ad oggi controlla il giacimento di 200 Trilioni di metri cubi di gas.

Nello specifico, la Centrica, dopo avere ottenuto il permesso di importare Shale dagli Stati Uniti d’America, punta ora ad aumentare la sua presenza anche nel mercato energetico interno britannico, oltre che nell’import-export in Gran Bretagna dagli USA.

La concorrenza tra la Cuadrilla e la Centrica conferma l’impegno di Londra nel gas Shale, avviato nel Gennaio 2013 con la decisione del Primo Ministro, David Cameron, di eliminare una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale britannici.

Dopo il permesso affidato alla Cuadrilla dal Primo Ministro Cameron, nel Marzo 2013 la Centrica a firmato un accordo con la compagnia USA Cheniere per l’importazione di Shale statunitense.

Con il decremento delle forniture di gas naturale domestiche e dalla Norvegia, la Gran Bretagna ha optato per l’importazione di shale dagli USA per diversificare gli approvvigionamenti di energia.

La scelta dello Shale statunitense ha permesso alla Gran Bretagna di evitare il prolungamento alle coste inglesi del Nord Stream: gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la quantità di gas russo esportato da Mosca in Europa.

Se la concorrenza interna in Gran Bretagna tra Centrica e Cuadrilla porta ad incrementare lo sfruttamento di Shale, in Francia la discussione è ancora ferma tra favorevoli e contrari.

Sempre venerdì, 7 Giugno, il Presidente della Commissione per lo Sviluppo Sostenibile dell’Assemblea Generale francese, Jean Paul Chanteguet, ha ritenuto necessario avviare lo sfruttamento di Shale in Francia.

Secondo Chanteguet, l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale consente alla Francia di aumentare i posti di lavoro, e di risolvere così una crisi economica che ora colpisce fortemente anche la Francia.

Contrario si è invece detto il Ministro dell’Ecologia, Delphine Batho, che ha reiterato l’opposizione categorica allo sfruttamento di Shale esposta dal Presidente francese, Francois Hollande, con l’imposizione di una moratoria.

L’Europa divisa sul gas non convenzionale

In Europa, imprimatur allo sfruttamento dei giacimenti di Shale è stato dato, oltre che dalla Gran Bretagna, anche da Polonia, Romania, Lituania, Austria, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Olanda, mentre Spagna e Italia hanno espresso interesse per l’importazione di gas non convenzionale dagli USA.

Moratoria sullo sfruttamento di Shale è stata posta, oltre che dalla Francia, anche da Repubblica Ceca, Bulgaria, Belgio e dalla Regione spagnola della Cantabria, mentre la Germania ha mantenuto una posizione di neutralità.

Con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, gli USA hanno incrementato a dismisura la produzione interna di gas, ed hanno iniziato a progettare l’esportazione di LNG sopratutto in Asia.

Oltre all’India, che ha firmato accordi per l’importazione di Shale statunitense, Corea del Sud, Singapore e Taiwan hanno siglato pre-accordi per il gas non convenzionale USA.

Contraria allo sfruttamento dello Shale è la Russia, che vede nel gas non convenzionale statunitense una minaccia per il mantenimento dell’egemonia di Mosca sul mercato energetico europeo.

Lo Shale è un gas non convenzionale estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Secondo le stime, giacimenti di Shale sono presenti in USA, e, in cospicue quantità, in Europa in Polonia, Francia, Germania e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

SHALE: TRA USA ED INDIA SI RAFFORZA IL LEGAME ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 8, 2013

Il colosso statale indiano GAIL firma un accordo per il trasporto di gas non convenzionale liquefatto dagli Stati Uniti d’America. L’India si rafforza nel mercato energetico asiatico.

Importare gas dagli Stati Uniti d’America per diventare una potenza nella politica energetica asiatica. Nella giornata di venerdì, 7 Giugno, il colosso statale indiano GAIL e la Shipping of Corporation India hanno firmato un accordo per il trasporto di 5,8 Milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno dagli USA.

Come riportato dal The Hindu, il gas importato in India sarà acquistato dal giacimento di Shale Sabin Pass, in Lousiana, e Sara rigassificato in Maryland presso il terminale LNG di Cove Point.

L’accordo tra la GAIL e la Shipping of Corporation India è figlio di due precedenti contratti che hanno preparato l’avvio delle importazioni di gas statunitense.

Un accordo con la compagnia USA Cheniere ha garantito alla GAIL l’acquisto di 3,5 Milioni di tonnellate metriche dal giacimento Sabin Pass dal 2017, per 20 anni.

Un contratto con la compagnia Dominion ha inoltre garantito alla GAIL l’utilizzo delle strutture del terminale di Cove Point per rigassificare lo Shale importato dalla Louisiana.

Con la firma del contratto, l’India si afferma come il primo acquirente di shale statunitense nel mercato asiatico.

Come riportato dal Indian Express, l’intenzione del Governo indiano è quella di avvalersi dello Shale statunitense per soddisfare la crescente domanda interna.

Inoltre, lo Shale dagli USA consente all’India di utilizzare il gas liquefatto importato dal Qatar per incrementare le forniture dirette in Pakistan.

Come riportato dal Indian Express, l’India ha programmato la realizzazione di un gasdotto per rifornire di 1,5 Milioni di Tonnellate di gas all’anno il Pakistan, ad oggi in preda ad una seria crisi energetica.

Lo shale statunitense in Asia ed Europa

Con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, gli Stati Uniti d’America hanno incrementato la produzione interna di gas, passando da Paese importatore a Stato esportatore.

Oltre che dall’India, pre-contratti per l’acquisto di Shale USA sono stati firmati in Asia da Corea del Sud, Taiwan e Singapore, mentre in Europa interesse per il gas non convenzionale liquefatto statunitense è stato espresso da Gran Bretagna, Polonia, Spagna, Italia e Germania.

Lo Shale è un gas non convenzionale estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Contraria allo sfruttamento dello Shale è la Russia, che vede nel gas non convenzionale statunitense una minaccia per il mantenimento dell’egemonia sul mercato dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

IN GRAN BRETAGNA PIÙ GAS DAGLI USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 12, 2013

Londra firma un pre-accordo per l’importazione di LNG dal Texas. Si rafforza la partnership energetica statunitense-britannica dopo il primo accordo per l’importazione di shale del Marzo 2013

Se gran parte dell’Europa, sopratutto l’Italia, guarda ancora solo alla Russia per soddisfare il fabbisogno di gas come nel secolo passato, c’è chi invece con lungimiranza guarda alle forniture di oro blu statunitense.

Nella giornata di venerdì, 10 Maggio, la Gran Bretagna ha firmato un accordo per l’importazione di gas liquefatto dagli USA con i colossi energetici ExxonMobil e Qatar Petroleum.

Nello specifico, l’accordo prevede l’avvio dell’esportazione di LNG dal rigassificatore di Golden Pass, in Texas, un’infrastruttura gestita dalla compagnia Golden Pass Product, compartecipata da ExxonMobil e Qatar Petroleum.

Come riportato dal Financial Times, la Gran Bretagna riceverà le forniture di gas liquefatto presso il terminale South Hook, in Galles.

In principio, questa infrastruttura è stata concepita per importare LNG proveniente dal Qatar, ma il recente incremento nello sfruttamento dell’oro blu in USA ha spinto la Gran Bretagna a guardare con più interesse al mercato statunitense.

L’avvio delle esportazioni di gas liquefatto in Gran Bretagna richiede l’approvazione del Dipartimento all’Energia USA, ma la firma del pre-accordo rafforza le relazioni tra Washington e Londra sul piano energetico.

Nel Marzo 2013, le compagnie britanniche Centrica e British Gas, con il sostegno del Governo di Londra, hanno avviato con la compagnia USA Cheniere l’importazione di gas shale dagli Stati Uniti d’America, ponendo la Gran Bretagna tra i primi Paesi al Mondo a ricevere oro blu non convenzionale statunitense.

La Rivoluzione Shale renderà gli Stati Uniti protagonisti nel Mondo

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, gli USA hanno firmato pre-accordi anche con India, Singapore, Corea del Sud e Taiwan, ed hanno de facto rafforzato la loro posizione in Asia.

Secondo le stime EIA, le esportazioni di shale renderanno gli USA il primo esportatore di gas al Mondo nel 2018.

Nel frattempo, per creare un proprio mercato energetico, gli USA hanno avviato l’esportazione di carbone, con lo scopo di sostituire il carburante nero con lo shale non appena il Dipartimento all’Energia ne avrà autorizzata l’esportazione ai Paesi che non hanno un accordo di libero scambio con il Governo statunitense.

Matteo Cazzulani

GAS: SPAGNA E COREA DEL SUD VOGLIONO PIÙ SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 8, 2013

La compagnia spagnola Gas Natural Fenosa anticipa le forniture di LNG dagli Stati Uniti d’America. La Corea del Sud sviluppa una partnership con l’Amministrazione statunitense per lo sfruttamento di gas non convenzionale

Dinnanzi al certo futuro ruolo da protagonista degli USA, c’è chi fin da oggi programma una politica energetica di stretta collaborazione con Washington.

Nella giornata di mercoledì, 7 Maggio, la compagnia spagnola Gas Natural Fenosa ha anticipato l’importazione di gas dagli USA di un anno rispetto al previsto.

La compagnia spagnola, responsabile della distribuzione del gas nel mercato iberico, ha concordato l’acquisto di 5 Miliardi all’anno di LNG dalla compagnia USA Cheniere per 20 anni a partire dal 2016, anziché dal 2017 come inizialmente programmato.

La Cheniere, basata in Texas, estrae il gas riservato alla compagnia spagnola dai giacimenti della Louisiana, e lo scorso Marzo ha avviato l’invio di Shale liquefatto in Gran Bretagna.

Inoltre, la compagnia texana ha stretto accordi con le inglesi Centrica e British Gas per l’invio di gas non convenzionale anche in India con un contratto firmato con il colosso GAIL, ed in Corea del Sud per mezzo di accordi con la compagnia KOGAS.

USA e Corea del Sud insieme per lo shale

Proprio la Corea del Sud ha stretto un accordo con gli USA per il varo di un programma congiunto per lo sfruttamento dello shale gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo, raggiunto sempre mercoledì, 7 Maggio, è stato ratificato dall’esponente del Dipartimento di Stato USA, Daniel Poneman -incaricato di rappresentare il Segretario di Stato, John Kerry, impegnato in una visita ufficiale in Russia- e dal Capo di Stato coreano Park Geun-hye.

Nello specifico, l’accordo prevede la cooperazione tra il settore pubblico e quello privato per lo studio e l’avvio dello sfruttamento di oro blu nei giacimenti USA, e la ricerca, e il possibile uso, di quello nel territorio della Corea del Sud.

Matteo Cazzulani

GAS: GRAN BRETAGNA E ROMANIA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 5, 2013

Londra da il via libera all’incremento del numero delle compagnie coinvolte nella ricerca di gas shale. Bucarest approva lo sfruttamento di oro blu non convenzionale in una Regione

Gran Bretagna e Romania avanzano su un tema importante per la sicurezza energetica europea. Nella giornata di venerdì, 3 Maggio, il Gruppo degli Operatori Onshore della Gran Bretagna ha comunicato l’intenzione da parte di sei compagnie di avviare la ricerca e lo sfruttamento di gas shale.

Come riportato dalla Reuters, le compagnie -IGas, Dart Energy, Egdon Resources, Reach Exploration, Europa Oil and Gas, e Aurora Petroleum- intendono aggiungersi alla Cuadrilla, finora l’unica autorizzata a sfruttare gas non convenzionale in Gran Bretagna.

Secondo rilevazioni dell’Ente Geologico Britannico, la Gran Bretagna contiene una riserva di 1,800 Trillioni di piedi cubi di gas shale, situati per lo più nel Nord dell’Inghilterra, in Galles, e nel centro della Scozia.

Per Londra, lo shale gas rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento alternativa di oro blu dai giacimenti del Mar Nero, in via di esaurimento.

Per questa ragione, la Gran Bretagna è l’unico Paese che, ad oggi, importa gas shale liquefatto dagli USA, con un accordo stretto tra la compagnia Centrica e la Cheniere nel Marzo 2013.

Sostegno allo shale è stato dato anche dalla Romania, che ha permesso l’avvio della ricerca di gas non convenzionale nella Regione di Dobrogea.

Come dichiarato dal Ministro dell’Ambiente, Rovana Plumb, il Governo ha autorizzato l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale, grazie all’aiuto di tecnologia statunitense.

La Romania, Paese leader in Europa in quanto a diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia, ha sostenuto lo sfruttamento dello shale concedendo un pre-accordo alla compagnia USA Chevron, impegnata nella ricerca di gas non convenzionale in Europa anche in Polonia e Lituania.

Una soluzione per la sicurezza energetica

Oltre a Gran Bretagna, Romania, Polonia e Lituania, sostegno allo shale in UE è stato dato da Slovacchia, Portogallo, Paesi Bassi, Irlanda, Germania, Estonia e Lettonia.

Dopo un’iniziale moratoria, Francia e Bulgaria hanno considerato la possibilità di ricercare shale nel proprio territorio.

Gli USA, grazie all’avvio dello sfruttamento dello shale, hanno incrementato le esportazioni, rafforzando la posizione di Washington sopratutto nel mercato dell’Asia, in particolare in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

Lo shale è un gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nord America.

Proteste contro lo shale sono forti in Europa da parte di gruppi ambientalisti, preoccupati per l’impatto ambientale ed idrogeologico provocato dallo sfruttamento del gas non convenzionale.

Secondo indiscrezioni, le proteste contro lo shale sono fomentate dalla Russia, preoccupata di perdere il monopolio nel mercato del gas europeo.

Matteo Cazzulani

SICUREZZA ENERGETICA UE: GLI USA PRONTI A GARANTIRE CONSISTENTI FORNITURE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 8, 2012

Gli Stati uniti d’America pronti ad esportare in Europa 62 Miliardi di metri cubi di LNG derivati dallo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale. Se accorpata con il progetto varato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente nel Vecchio Continente oro blu dall’Azerbaijan, la proposta statunitense può contribuire ulteriormente alla diversificazione degli approvvigionamenti di Bruxelles

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

LNG americano assieme al gas azero per ridurre la dipendenza europea dall’oro blu russo. Come riportato all’autorevole Natural Gas Europe, l’avvio negli Stati Uniti dello sfruttamento di gas shale – oro blu estratto in giacimenti di profondità inferiore rispetto a quelli in cui è presente il gas naturale – permette all’Unione Europea di contare su una fonte di approvvigionamento importante per diversificare le proprie forniture da quelle di Russia e Africa del Nord.

Con l’avvio dello sfruttamento del giacimento di gas non convenzionale di Sabine Pass, ubicato in Luisiana, nei pressi della costa statunitense del Golfo del Messico, la compagnia USA Cheniere è in grado di esportare nel Vecchio Continente 16 Milioni di tonnellate di oro blu liquefatto dal 2016.

Inoltre, secondo un progetto del Dipartimento dell’Energia di Washington, volto ad aumentare le esportazioni dello shale liquefatto, la quantità di gas venduta all’Europa è destinata a raggiungere i 62 miliardi di metri cubi entro il 2020.

Per via della loro cospicuità, i rifornimenti da oltreoceano costituiscono un elemento importante per la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas approntato dalla Commissione Europea per garantire la sicurezza energetica del Vecchio Continente.

Oltre ad una massiccia adozione di rigassificatori per importare LNG da USA, Qatar e Norvegia, Bruxelles ha avviato la pianificazione del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti concepiti per trasportare direttamente in Europa gas proveniente dall’Azerbaijan e dal Turkmenistan.

Tra le infrastrutture atte a veicolare l’oro blu dal Bacino del Mar Caspio all’Europa sono stati progettati il Nabucco – conduttura concepita dalla Turchia all’Austria attraverso Romania e Ungheria, supportata economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MOL e dalla tedesca RWE, e sostenuta politicamente da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – e il Gasdotto Transadriatico – TAP, dal confine greco-turco alla Puglia, sostenuto economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia elvetica EGL e dalla tedesca E.On, supportato politicamente dai Governi di Italia, Grecia e Albania.

A porre un interrogativo sulla proposta americana è la crescente domanda di energia da parte dell’Asia, che potrebbe spingere gli Stati Uniti a destinare gran parte del loro export di gas liquefatto ai Paesi del continente asiatico, tra cui l’India – con cui Washington ha stretto relazioni importanti – e la Cina, che ancora non riesce a definire con la Russia il tariffario per le forniture di oro blu naturale.

Sul piano delle forniture dall’Azerbaijan, il contributo che il gas centro-asiatico può dare al mercato europeo è fissato ad un massimo di 16 Miliardi di metri cubi: molto importante – sopratutto considerata la crescente domanda interna dell’UE – ma non abbastanza per incidere in maniera profonda sul bilancio interno dell’Unione Europea, che all’anno consuma 508 miliardi di metri cubi di gas circa.

Nonostante le criticità, l’importazione di LNG dagli Stati Uniti e il trasporto diretto di gas naturale dall’Azerbaijan rappresentano comunque una soluzione utile all’Europa per diminuire sensibilmente la dipendenza dalle importazioni russe e nordafricane che, come rivelatosi in più occasioni, sono spesso instabili e politicamente connotate.

Il conflitto tra Russia ed Europa

Per impedire il rafforzamento politico dell’Europa, la Russia ha concesso sconti in cambio di contratti a lungo termine con i Paesi dell’Ovest del Vecchio Continente – Germania e Francia in primis – ed ha lasciato alti i tariffari imposti agli Stati dell’Europa Centrale.

De facto, Mosca ha diviso al suo interno il Vecchio Continente, polarizzando ad occidente Governi fedeli al Cremlino grazie ai rapporti privilegiati sul piano energetico e, ad oriente, Paesi penalizzati per il sostegno prestato ai progetti di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

Inoltre, per evitare la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea, il monopolista del gas russo, Gazprom – posseduto per metà dal Cremlino – ha avviato, in partnership con il colosso italiano ENI, e le compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire di oro blu proveniente dalla Russia direttamente l’Europa Sud-Occidentale, bypassando Paesi politicamente osteggiati da Mosca come Romania, Polonia, Moldova e Ucraina.

Dinnanzi alla politica della Russia, nel Settembre 2012 la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale nei confronti di Gazprom per condotta anticoncorrenziale in Europa Centrale.

Come dichiarato da Bruxelles, il monopolista russo ha infranto i principi del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce la liberalizzazione del mercato interno del gas, impone lo scorporo tra il controllo della compravendita di oro blu e la gestione dei gasdotti, e vieta ad enti extraeuropei il controllo dei sistemi infrastrutturali degli Stati del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani